mercoledì 28 gennaio 2015

Colpo di frusta!

Da “Club Orlov”. Traduzione di MR

do Dmitri Orlov

Nel corso del 2014 i prezzi che il mondo paga per il petrolio greggio sono precipitati da oltre 125 dollari al barile ai circa 45 di adesso e potrebbero facilmente scendere ulteriormente prima di ricominciare a salire, prima di collassare ancora e risalire ancora. Avete afferrato l'idea. Alla fine, la folle altalena del mercato del petrolio, e quella persino più selvaggia dei mercati finanziari, delle valute e dei rutilanti fallimenti delle società energetiche, poi delle entità che le hanno finanziate, i default nazionali dei paesi che hanno sostenuto queste entità, causeranno a tempo debito il collasso delle economie industriali. E senza un'economia industriale funzionante il petrolio greggio verrà riclassificato come rifiuto tossico. Ma questo è fra due o tre decenni nel futuro.


martedì 27 gennaio 2015

Anguille: un altro dirupo di Seneca

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Aggiungo a questo testo che queste "sandeels" ("cicerelli" in italiano) vengono pescate non per il consumo umano, ma come cibo per l'allevamento di pesci più pregiati, salmoni e cose del genere. L'allevamento viene spesso indicato come la soluzione a tutti i problemi di esaurimento degli stock ittici, ma questi dati fanno vedere come anche qui il problema esiste, viene soltanto spostato di una tacca più in su della catena alimentare (UB)

Di Ugo Bardi





Una volta che si inizia a cercare “dirupi di Seneca” nello sfruttamento di risorse naturali, li si trova in tutta la letteratura scientifica. Ecco la mia ultima scoperta di una curva di produzione in cui il declino è molto più rapido della crescita: le catture delle anguille chiamate "cicerelli". Se non sapete cos'è un cicerello, eccone uno: 


lunedì 26 gennaio 2015

Lo scorrere del tempo

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR


Di Antonio Turiel

Cari lettori,

qualche giorno fa c'è stata una ricorrenza importante per me: sono passati 5 anni dalla mia prima conferenza divulgativa sul Picco del Petrolio. E' stato di fronte al Dipartimento di Oceanografia Fisica dell'Istituto di Scienza del mare, il mio dipartimento nel mio istituto. Quel seminario è stato il culmine di un processo di diversi mesi nei quali, alla fine, mi ero messo a studiare in profondità il problema delle risorse naturali. Ricordo quei mesi  d'estate in cui stavo studiando per preparare il seminario e non riuscivo a credere quello che stavo scoprendo. Dato dopo dato, era sempre più chiaro che c'era una crisi energetica gravissima che stava cominciando a svilupparsi e che non c'erano soluzioni semplici per affrontarla. Che non si sarebbe una sostituzione rapida ed efficace delle vecchie energie fossili da parte di nessuna soluzione di quelle che allora si presumeva l'avrebbero sostituita, che fossero le rinnovabili o il nucleare. Per quanto lontana ed inverosimile mi sembrava tutto quanto, i dati erano lì. Da anni conoscevo (e mi preoccupava) il problema del picco del petrolio, anni in cui di tanto in tanto curiosavo fra le pagine di Crisis Energética e di altri siti web in inglese (Energy Bulletin, The Oil Drum), ma avevo sempre mantenuto una certa distanza, assumendo che il problema del petrolio sarebbe stato risolto da “coloro che sono al comando”. E' stato in quei mesi che ho scoperto che nessuno è al comando o, forse anche peggio, che se non si provava una soluzione è perché non ce n'erano.

Conclusa la mia prima ricerca, essendo giunto a conclusioni che mi sembravano inesorabili, ho passato molti giorni con una sensazione di irrealtà (sensazione che ha iniziato a svanire soltanto, e molto gradualmente, quando ho cominciato a mettere in ordine le mie idee e a plasmarle per iscritto in questo blog), di futilità di tutto quello che aveva occupato il mio tempo fino a quel momento, di paura per i miei cari, di fine della civiltà... Cercavo disperatamente qualche notizia che confutasse tutti i dati che avevo letto e qualche giorno prima della mia conferenza al dipartimento – che ho tenuto con l'aiuto del mio collega Jordi Solé – sono stato ad una conferenza che Pedro Prieto ha casualmente ed opportunamente tenuto presso il Consorci del Far di Barcellona. Avevo ancora una lieve speranza che Pedro, che conoscevo per averlo letto in alcuni suoi articoli su Crisis Energética e di sapevo che era un grande studioso del tema energetico, avrebbe smontato i miei timori  facendo un bel resoconto dei grandi piani di sostituzione che mi erano sfuggiti. Ovviamente, è successo il contrario: Pedro ha confermato uno per uno i miei timori, ponendo l'accento sulle mie stesse conclusioni... Il giorno dopo ho preso la decisione di dedicarmi, perlomeno nel tempo libero, a fare divulgazione su questo tema tanto cruciale.

Cos'è cambiato in cinque anni?

Se potessimo guardare le cose sufficientemente in prospettiva vedremmo che ci sono stati moltissimi cambiamenti e molto radicali, ma facciamo fatica ad accettarlo, perché la nostra mente tende ad aggrapparsi a ciò che ha e non a ciò che può perdere. A livello locale, nel 2009 la disoccupazione in Spagna cominciava ad aumentare con forza, ma agli inizi di quell'anno era ancora al 14%, quasi dieci punti al di sotto di dove si trova ora (e potremmo stare peggio se l'emigrazione non stesse “alleviando” questo problema, anche se a costo di lasciare la Spagna più debole per il futuro). C'è stato un impoverimento generalizzato, una chiara diminuzione del reddito medio: stipendi congelati dei lavoratori pubblici e riduzioni di stipendio massicce attraverso il taglio dei tagli di più precari del settore privato e due terzi degli spagnoli soffrono di carenze in aspetti essenziali (secondo il rapporto FOESSA della Caritas). In questi anni si è parlato diverse volte di una possibile ripresa e dei problemi del debito pubblico. Le impropriamente chiamate “politiche di austerità” si sono trasformate in norma, generando molta disillusione, movimenti di protesta generalizzati (di cui il 15M è stato il loro esponente di punta) ed una rabbia crescente nei confronti della classe politica a delle istituzioni, sempre di più percepite come intrinsecamente corrotte, sempre più insultate perché la maggioranza crede che siano le cause della nostra disgrazia.  In Spagna il sentimento di rabbia cresce, senza che la ripresa promessa (che probabilmente sprofonderà nei prossimi mesi) riesca a calmare gli animi. E questo sta scatenando processi inimmaginabili cinque anni fa. Per esempio, 5 anni fa era impensabile che la Catalogna si separasse dalla Spagna, ora in questa comunità non c'è praticamente altro tema di discussione per le strade, nei giorni che precedono la consultazione, che non è una consultazione ma è una consultazione del 9 di novembre. La Catalogna ha optato di rigenerarsi attraverso il taglio a favore del sano, uscendo dalla povera e insultata Spagna, e lasciare che il resto marcisca. E quel resto ha optato per la propria vita rigenerativa, con uno spiegamento massiccio di elettori verso una nuova forza politica, Podemos, di orientamento progressista e martello dialettico (a volte con tono populista) della “casta politica”. L'irruzione di Podemos provoca sempre più inquietudine e sofferenza nei partiti tradizionali e in alcuni recenti sondaggi Podemos è diventato già la prima forza politica della Spagna per intenzioni di voto.

Ma se apriamo lo zoom e guardiamo l'Europa, ci renderemo conto che la Spagna non sta vivendo un fenomeno isolato. Nella vicina Francia si prevede che un movimento populista, in questo caso di tendenze di destra, potrebbe ottenere la prossima presidenza della repubblica; Italia e Grecia, legate nell'economia ed avendo sofferto, entrambe, di cambiamenti non molto dissimili da un colpo di stato; la Germania, che se la passa meglio ma che vede nuvoloni neri nel suo futuro... Se si guarda il fattore petrolio, siccome la domanda sta crollando in mezzo ad una crisi che non può finire mai, si capisce che la scarsità di energia, e in particolare di petrolio, probabilmente ha molto a che fare con quello che sta succedendo. La Germania è potuta ricorrere al carbone per diminuire il suo declino energetico, utilizzando in quantità la propria lignite, in un viaggio dal breve percorso e dal finale incerto. E tutti hanno dovuto affrontare la caduta, che in alcuni casi (Italia, Spagna e Portogallo) è stata semplicemente brutale.


Immagine da “Energy briefing: Global Crude oil demand & supply”, di Yardeni Research:http://www.yardeni.com/pub/globdemsup.pdf

Allargando di più l'obbiettivo e andando alle porte dell'Europa, possiamo vedere diverse guerre civili in questo momento: Ucraina, Libia, Siria, Egitto, ora l'Iraq... E se guardiamo infine il panorama globale, ci sono numerose fonti di preoccupazione in America Latina, Asia, Africa... Solo un pugno di paesi, che comprendono Stati Uniti e Cina, sono riusciti a venire a capo, con non poche difficoltà, al peggiore di questi danni, anche se in questo stesso momento in lontananza non si intravedono giorni di rose e fiori per questo gruppo eletto di paesi  (guardando per esempio il deterioramento delle prospettive economiche dei due paesi).

Per quanto sia stato drammatico il corso degli eventi durante l'ultimo lustro, non è stato così male come temevamo in molti di noi che ci siamo dedicati alla divulgazione della crisi energetica. Bisogna riconoscere che è emerso un freno imprevisto al crollo della produzione di petrolio, una risorsa che non consideravamo e che spiega la relativa stabilità dell'offerta di petrolio e del suo prezzo (anche se è stato alto) durante gli ultimi 5 anni: l'irruzione del fracking negli Stati Uniti. Grazie all'introduzione di questa tecnica su scala massiccia, prima nella ricerca di gas di scisto e poi per estrarre il molto più interessante e redditizio petrolio leggero di roccia compatta (Light Tight Oil), gli Stati Uniti sono riusciti ad invertire la tendenza al declino della loro produzione di petrolio, che stava già intorno ai 5 milioni di barili al giorno (Mb/g) ed aggiungervi in tempo record 3 Mb/g di LTO e condensati. E il Dipartimento per l'Energia sogna ancora che il prossimo anno gli Stati Uniti potrebbero raggiungere il loro massimo storico di produzione di petrolio greggio del 1970, che è stato di 10 Mb/g.


Nota per coloro che si sentano confusi perché hanno letto che gli stati Uniti superano già l'Arabia saudita nella produzione di petrolio: queste notizie si riferiscono a “tutti gli idrocarburi liquidi” o, come si dice a volte impropriamente,  “tutti i liquidi del petrolio”, il che include anche i biocombustibili  (che non apportano energia netta) e i liquidi del gas naturale (che possono sostituire il petrolio solo parzialmente).

Ma se una cosa non è cambiata negli ultimi 5 anni sono le strategie di negazione sul fatto che possa esistere un problema con l'energia. Continuiamo con le stesse sparate e tecno fantasie: continuiamo a parlare dell'energia nucleare (convenzionale, di quarta generazione, di fusione...) o dell'immenso futuro delle rinnovabili, con notizie ripetute fuori contesto ed esagerate che fanno pensare al lettore disinformato che sia prossima una rivoluzione energetica e che tutti i problemi si risolveranno presto... e siamo qui un lustro dopo, impantanati in problemi sociali ed economici crescenti e alla vigilia di una nuova ondata recessiva che nessuno vuole accettare che sia già qui. L'opzione nucleare ha perso di forza dopo il disastro di Fukushima e il progressivo abbandono del nucleare convenzionale in Europa. D'altra parte, tuttavia, sentiamo ancora canti di sirena che ci promettono di portarci nel paradiso rinnovabile. E' vero che il governo spagnolo, questo e quello precedente, ha boicottato questa alternativa, ma non è meno sicuro che i nuovi sistemi di energia rinnovabile hanno molti limiti, poche volte riconosciuti (a cominciare dal fatto che non è l'elettricità che ci manca, ma quel 79% di energia finale non elettrica che è difficile da elettrificare. E nonostante questo, ogni volta che si parla di energia nei mezzi di comunicazione si insiste sul settore elettrico). L'unica rivoluzione energetica che è stata fatta realmente è quella del fracking ed è stato un costo disumano: con gli Stati Uniti che esportano inflazione nei paesi fornitori, sfruttando giacimenti dal rendimento economico, nonostante questo, più che incerto, incorrendo sempre di più in problemi economici... E tutto per cosa? Per portare alle 127 compagnie produttrici di gas e petrolio più grandi del mondo sull'orlo del fallimento che non si farà attendere a lungo, soprattutto ora che la domanda debole frutto della recessione nascente trascina i prezzi verso il basso. Abbiamo guadagnato qualche anno semplicemente per metterci in una situazione peggiore quando tutto scoppia, perché gli stati si vedranno obbligati a intervenire per salvare un sacco di imprese strategiche per il loro vincolo con l'energia. Ma qui continuano le strategie di negazione (l'ultima consiste nel dire che è l'Arabia saudita che sta aumentando la propria produzione per affossare i prezzi del petrolio e far fuori così il fracking americano, quando in realtà l'Arabia Saudita a settembre ha ridotto la sua produzione per contenere l'attuale emorragia dei prezzi).

Non solo le strategie di negazione della crisi energetica non sono cambiate negli ultimi 5 anni, nonostante i problemi sempre più gravi che ci affliggono. Si continua anche ad accusare noi che avvertiamo dei problemi e del fatto che non ci sono soluzioni facili di essere dei catastrofisti. Forse con maggiore virulenza e violenza verbale, ultimamente, quello sì. E, tuttavia, se nel 2009 avessimo raccontato che saremmo stati come stiamo in questo momento, ci avrebbero presi per pazzi indovini e ci avrebbero denigrati come irrimediabili catastrofisti. E, in realtà, siamo qui, nonostante tanti brindisi al Sole, nonostante tanti annunci fatti in questo lustro (come in tutti i precedenti) sul fatto che l'Eldorado energetico era alla nostra portata. Che contributo hanno dato, che contributo danno, coloro che definiscono la mera descrizione della nostra realtà come “catastrofismo”? Si potrebbe dire niente, ma non è vero. Tutta questa gente che reagisce con aggressività quando si parla della crisi energetica, questa gente che mi scrive adirata e con aria vanagloriosa, con un “Ah” in bocca ogni volta che legge una notizia in un quotidiano di un nuovo progresso che credono definitivo ma che non uscirà mai dal laboratorio o dai test preliminari. Tutta questa gente che crede con la fede del carbonaro nelle stesse stupidaggini e nelle nuove tecno fantasie che abbiamo visto negli ultimi 40 anni e che entro 5 anni verranno sostituite da altre allo stesso tempo uguali e nuove. Tutte queste persone che vanno avanti ingannate e cieche ad una realtà sgradevole, sognando un futuro “pieno di energia” mentre nel mondo reale il consumo energetico della Spagna crolla... tutte queste persone insomma, senza volerlo ovviamente, stanno facendo un danno terribile e stanno mettendo in pericolo il nostro futuro. Poiché il tempo di prendere decisioni, in modo adulto, valutando correttamente la situazione sia che piaccia sia che non piaccia, è adesso. I veri catastrofisti non siamo noi che denunciamo un sistema distruttivo che si sta disintegrando e sta facendo soffrire tanta gente, no. I veri catastrofisti sono coloro che si rifiutano di guardare la realtà in faccia; i veri catastrofisti sono coloro che rifiutano che ci possa essere un cambiamento e preferiscono continuare in questa disgrazia e approfondirla; i veri catastrofisti sono coloro ai quali costa meno immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo e che di fatto credono che le cose si equivalgono quando in realtà non è così, quando in realtà ci può essere un futuro brillante per l'Umanità se decide di smettere di fare l'adolescente (tentando l'impossibile crescita senza limiti in un pianeta finito) e di abbracciare una serena maturità. Accusano noi che parliamo come adulti di essere catastrofisti quando sono loro che ci trascinano verso una catastrofe perfettamente evitabile, semplicemente perché non vogliono immaginare altre possibilità e soprattutto se la sognano.

Sono anche passati 5 anni da quando la missione europea SMOS decollava da una base russa. Era il primo satellite capace di misurare la salinità superficiale dell'oceano dallo spazio. Questo lancio ha comportato un grande cambiamento nella mia vita, poiché la mia attività professionale si è andata progressivamente allineando con la gestione della nostra attività nella missione ed attualmente occupa una buona parte della mia giornata lavorativa. Una nuova realtà, quella della gestione di un gruppo di ricerca, che mi porta a dover viaggiare continuamente adempiendo a impegni e cercando soldi per mantenere in piedi la mia squadra, un gruppo di persone molto capaci e competenti (e, soprattutto, persone buone) che hanno la sfortuna di avere un capo schizofrenico che durante il giorno mantiene una intensa attività "Bautomatica", mentre la sera nei tempi morti degli aeroporti, scrive della fine della società industriale su questo blog.

In questi 5 anni anche la mia vita personale è cambiata molto. Allora avevo una figlia, ora anche un figlio. Durante questo lustro ho perso capelli e vista ma non molto peso, solo un po' quando stavo per morire solo pochi mesi fa. Anche questo terribile evento ha cambiato la mia vita. Non scrivo più all'alba, non mangio più quando capita per rimanere sveglio e cerco di fare una vita più sana, solo un pizzico, solo una mollica. Con più frequenza mi viene da pensare cosa sarà della mia famiglia quando io non ci sarò più. A volte ho il sentore che a lungo andare posso solo mettermi nei guai (come le minacce di morte di un pazzo che ho dovuto sopportare fino a poco più di un anno fa e come le cose che senza dubbio stanno per arrivare in questi tempi turbolenti che già si intuiscono) e che non vale la pena continuare per quel poco o niente che otterremo. Ma mi dico anche, sono ancora vivo.

Cosa succederà nei prossimi 5 anni? Non lo so. E' difficile da sapere. Molte delle strategie della fuga in avanti che sono state intraprese negli ultimi anni sembra che stiano giungendo alla loro fine, senza aver migliorato la situazione globale e in molti casi avendola peggiorata, avendo creato più stress nel sistema e rendendo più probabile una caduta precipitosa e disordinata. 5 anni fa credevo che saremmo stati peggio di quanto stiamo in realtà. Oggi credo che in 5 anni staremo in una situazione francamente nefasta, spero di sbagliarmi. In realtà, dove arriveremo dipende solo da noi. E' sempre stato così.

Saluti.
AMT

domenica 25 gennaio 2015

Gli oceani si stanno scaldando sempre più in fretta

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Il NOAA ha dovuto riportare di nuovo in scala il suo grafico del calore oceanico per includervi il riscaldamento dell'oceano





Dati del contenuto di calore dell'oceano fino ad una profondità di 2.000 metri, dal NOAA.

Di John Abraham

Wow, questo è stato un brutto anno per coloro che negano la realtà e il significato del cambiamento climatico antropogenico. Naturalmente, c'è stata la recente raffica di rapporti sul fatto che le temperature di superficie avevano raggiunto i loro valori più alti mai registrati. Il record del 2014 è stato dichiarato per la prima volta su questo blog a dicembre e i risultati finali sono stati riportati a loro volta qui. Tutto ciò è successo in un anno che i negazionisti ci avevano detto non sarebbe stato molto caldo.

Ma quei negazionisti stanno passando un momento difficile ora mentre cercano una QUALSIASI prova sul pianeta che il cambiamento climatico non stia avvenendo. Il problema è che stanno calciando la palla fuori dai pali.

E proprio di recente è uscita l'informazione forse più importante sul 2014 – quanto si è veramente riscaldata la Terra. Ciò che troviamo è che il riscaldamento è così grande che il NOAA ha dovuto letteralmente rifare i suoi grafici. Lasciate un po' che vi spieghi.

sabato 24 gennaio 2015

Il ruolo dei collassi sociali nei cicli storici (I)

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR


Di Antonio Turiel

Cari lettori,

qualche settimana fa Luis González Reyes ha offerto di pubblicare un estratto del libro “Nella spirale dell'energia”, opera congiunta di Luis e dello scomparso Ramón Fernández Durán. Dato l'interesse di questa opera (che potete acquistare, per esempio, nel sito di Ecologistas en Acción – potete anche leggerne il testo completo qui), mi è sembrata un'idea stupenda. In questo post e nel seguente pubblicheremo estratti di un tema che è sempre più pertinente: il collasso sociale (corrispondono al paragrafo 9.1 del libro. Sono sicuro che sarà di vostro interesse.

Saluti.
AMT

Il ruolo dei collassi sociali nei cicli storici 

[...]

Il ruolo dei collassi nei sistemi complessi

Un sistema complesso potrebbe definirsi come un sistema che ha parti molteplici interconnesse ed organizzate fra loro. Più sono e più diverse sono le connessioni, maggiore è la complessità. Così, le società con più persone interconnesse attraverso reti di comunicazione, di istituzioni e del sistema economico sono più complesse: lo sono anche quelle che hanno gradi più elevati di specializzazione sociale e diversità culturale. I sistemi complessi, la auto-organizzazione, nascono spontaneamente (Johnson, 2003). Si producono “strutture dissipative” che captano energia, e la maggior parte delle volte anche materia, per sostenerne l'ordine. Senza questa captazione continua di energia e materia, non sono in grado di mantenersi (Prigogine, 1993). I sistemi complessi sono a loro volta composti da sistemi complessi multipli in un'organizzazione di tipo frattale. E' ciò che Holling (2001) ha denominato Panarchia. L'essere umano è un sistema complesso che ha altri sottosistemi complessi, come quello digestivo che, a sua volta, è composto da organi e questi da cellule, che sono a loro volta sistemi complessi. A livello superiore, l'essere umano è parte della società, che a sua volta si inscrive nel macro sistema della Terra. In questo modo, ci sono sistemi “superiori” ed “inferiori”. Ognuno dei livelli compie due funzioni. Da una parte dare stabilità al sistema. Per esempio, se un bosco brucia, il clima della regione fornisce le condizioni per la sua rigenerazione e il suolo fornisce i nutrienti. In questo lavoro di stabilizzazione il ruolo dei livelli macro è più importante. La seconda funzione è quella di generare innovazioni per l'adattamento ai continui cambiamenti. Qui sono i livelli inferiori che sono più attivi. In questo modo, i sistemi complessi sono anche sistemi con capacità di adattamento ai cambiamenti.


venerdì 23 gennaio 2015

Ancora Seneca: il collasso dell'industria ittica del Regno Unito

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi



Immagine da un articolo di Thurstan, Brockington e Roberts. Descrive il ciclo dell'industria ittica del Regno Unito, che è collassata a causa della pesca eccessiva alla fine degli anni 70.


I due grafici sopra (da un articolo di Thurstan et al. Del 2010) parlano da soli. Abbiamo qui un esempio dalla vita reale dell'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali, cioè, della tendenza delle persone a distruggere le proprie fonti di ricchezza. Altri esempi classici si possono trovare nell'industria delle balene del 19° secolo e nella pesca al merluzzo canadese.

L'eccessivo sfruttamento delle risorse genera tipicamente la “curva di Hubbert”, il nome dato al ciclo di produzione a forma di campana molto famoso per il caso del petrolio, ma che riguarda tutte le risorse che possono essere sfruttate più velocemente di quanto si possano riformare attraverso processi naturali. Il comportamento può essere spiegato mediante modelli matematici ma, qualitativamente, è il risultato della diminuzione dei profitti causati dalle riserve di risorse decrescenti. Sul lungo periodo, i profitti più bassi scoraggiano gli investimenti e il risultato è un declino generale della produzione. Un caso particolare di questo meccanismo è quando l'industria inizialmente reagisce ai ritorni decrescenti aumentando aggressivamente la quantità di capitale investito. In questo caso, le riserve di risorsa vengono esaurite molto rapidamente e il risultato è un collasso del tasso di produzione. Abbiamo ancora una curva a campana, ma inclinata in avanti. Il rapido declino che avviene dopo il picco è ciò che ho chiamato “Dirupo di Seneca”.

Ci sono diversi esempi storici del dirupo di Seneca. Nel caso della pesca, è particolarmente evidente nel caso della pesca al merluzzo canadese e in quella dello storione del Mar Caspio, ma è evidente anche nel caso dell'industria ittica del Regno Unito. Osservate, nella figura sopra, il declino ripido delle catture dei tardi anni 70, è significativamente più inclinato della crescita della parte sinistra della curva. E' questa l'essenza del meccanismo di Seneca. E possiamo vedere molto bene cosa lo causa: l'inizio del declino della produzione corrisponde ad una rapida crescita degli investimenti. Il risultato è l'aumento di ciò che gli autori del saggio chiamano “potere di pesca” - una stima dell'efficienza e della dimensione della flotta di pescherecci.

I risultati sono stati disastrosi, un esempio da manuale di come “tirare le leve nella direzione sbagliata”, cioè di un caso in cui il tentativo di risolvere un problema lo peggiora considerevolmente. In questo caso, più efficiente era la flotta di pescherecci, più rapidamente la riserva di pesce veniva distrutta. E' il meccanismo classico per cadere dal dirupo di Seneca: più si è efficienti nello sfruttare risorse non rinnovabili (o lentamente rinnovabili), più velocemente le si esaurisce. E più rapidamente si finisce nei guai. 

Questo caso, come gli altri, è un disastro talmente sconcertante che ci si chiede come sia stato possibile. Come è potuto accadere che nessuno all'interno dell'industria ittica o nel governo si sia reso conto di cosa stesse accadendo? Nel loro articolo su questo tema, Thurstan e i suoi colleghi non commentano su questo punto, ma possiamo citare un articolo di Hamilton et al sulla pesca del merluzzo dell'atlantico canadese dove dicono “Alcuni dicono di avere visto il guaio in arrivo, ma si sono sentiti impotenti nel fermarlo”. Questa frase sembra descrivere non solo l'industria ittica, ma la nostra civiltà intera.

.....oppure torniamo tutti a guardare il TG1?





"Effetto Risorse" sta avendo un notevole successo; con una crescita nel numero dei contatti a dir poco impressionante. Siamo oggi consistentemente a oltre 50.000 contatti al mese - e cresciamo ancora. Nelle varie classifiche dei blog, per quanto possano valere, siamo costantemente entro i primi 10-20 fra i blog scientifici italiani. Da notare anche che "Effetto Risorse" fa quasi il doppio dei contatti della sua versione in inglese (resource crisis), nonostante che il potenziale di un blog in inglese sia enormemente superiore.

Sono risultati quasi incredibili per un blog che non ha nessuna promozione professionale, nessun SEO, niente del genere. La cosa più importante, direi e che con il blog stiamo coprendo dei soggetti che quasi nessun altro blog copre; quindi credo che a parte i numeri, la qualità di quelli che ci seguono sia il vero valore dello sforzo che stiamo facendo.

D'altra parte, va anche detto che rimaniamo qualcosa di estemamente marginale nel panorama dell'informazione in Italia. Quindi, ci dovremmo domandare che cosa vogliamo fare di questi numeri e di questi risultati.

Dobbiamo espanderci in un progetto editoriale più articolato e più professionale? E se si, come? (e, soprattutto, con quali risorse finanziarie?)

Oppure, torniamo tutti a guardare il TG1?

Che ne pensate?













giovedì 22 gennaio 2015

‘E' redditizio lasciare che il mondo vada all'inferno'

DaThe Guardian”. Traduzione di MR

Mentre i politici e i capi d'impresa si incontrano a Davos, l'esperto di clima Jørgen Randers sostiene che la democrazia continuerà ad ostacolare l'azione climatica





Aurora boreale ad Uttakleiv, Norvegia. Ad un piano per risolvere il problema climatico non è stato dato il via libera - ogni norvegese dovrebbe pagare 250€ di tasse in più all'anno per la prossima generazione, più o meno. Foto: David Clapp/Getty Images 

Quanto sareste depressi se aveste passato più di 40 anni ad avvertire di un'imminente catastrofe globale solo per essere continuamente ignorati anche se vedete il disastro dispiegarsi? Pensate quindi un attimo a Jørgen Randers, che nel lontano 1972 è stato coautore del lavoro seminale “I Limiti dello Sviluppo” (pdf), che ha sottolineato gli impatti devastanti della crescita esponenziale dell'economia e della popolazione su un pianeta dalle risorse finite. Mentre i politici e i capi d'impresa si incontrano a Davos per cercare di infondere nuova vita alla battaglia globale per affrontare il cambiamento climatico, farebbero bene ad ascoltare la preoccupante prospettiva di Randers. Il professore di strategia climatica alla Norwegian Business School è stato molto vicino a mollare i suoi sforzi per svegliarci rispetto ai nostri modi insostenibili e nel 2004 ha pubblicato un aggiornamento pessimistico del suo rapporto del 1972 mostrando che le previsioni fatte allora risultano essere molto precise. Ciò che non può sopportare è che i politici di tutte le convinzioni non abbiano agito anche mentre le prove del cambiamento climatico si stanno accumulando e di conseguenza ha perso fiducia nel fatto che il processo democratico possa gestire problemi complessi. In un saggio appena pubblicato nella rivista svedese Extrakt, scrive:

E' conveniente posticipare l'azione climatica globale. E' redditizio lasciare che il mondo vada all'inferno. Credo che la tirannia del breve termine prevarrà nei prossimi decenni. Di conseguenza, diversi problemi a lungo termine non saranno risolti, anche se potrebbero essere risolti, anche se causano difficoltà gradualmente in aumento a tutti gli elettori.

Barile a 50 dollari: rischio di recessione per il settore petrolifero

L'articolo che segue è di solo due settimane fa. Ora, i prezzi sono scesi addirittura intorno ai 45 dollari al barile. (UB)
 


DaOil Man”. Traduzione di MR

Di Matthieu Auzanneau

Esistono le gare di fondo. Questa è una gara verso il fondo. I prezzi del petrolio cadono a 50 dollari questa settimana, come mai visto dai giorni successivi alla crisi del 2008. Tanto vertiginosa quanto inaspettata, la caduta del prezzo dell'oro nero ha ormai raggiunto il 55% dall'inizio di giugno.

E' la prova di un ritorno duraturo dell'abbondanza petrolifera? Non corriamo troppo.

Conseguenza del boom del petrolio “di scisto” negli Stati Uniti e della fragilità della crescita economica mondiale, questo contro-shock petrolifero sta per mettere a nudo i re del petrolio. Da Ovest a Est, da Nord a Sud, tutti i produttori petroliferi del mondo, grandi e piccoli, oggigiorno pompano il greggio a rotta di collo al fine di salvaguardare un po' il loro giro d'affari, con la speranza che la concorrenza crepi prima. Di fronte a difficoltà economiche molto gravi, la Russia di Putin, oggi prima produttrice mondiale di oro nero davanti all'Arabia Saudita, ha ampiamente contribuito a rilanciare il giro infernale in questo inizio d'anno, annunciando una produzione record per il mese di dicembre (anche se Mosca l'estate scorsa lasciava intendere che le estrazioni russe dovrebbero diminuire nel 2015, mancanza di investimenti sufficienti...). I prezzi non sono in procinto di tornare a crescere nei prossimi mesi, come prevede la maggior parte degli analisti: la crescita economica rimane debole (eccetto per gli Stati Uniti, dopati fin qui dal gas e dal petrolio “di scisto”) e dei barili in più arrivano sul mercato provenienti dall'Iraq, ma anche dall'Africa Occidentale, dal Brasile, dal Canada e dagli Stati Uniti.

mercoledì 21 gennaio 2015

Un dirupo di Seneca in divenire: gli elefanti africani sull'orlo dell'estinzione

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi





Il grafico sopra è riferito agli effetti della caccia di frodo agli elefanti africani. Proviene da un saggio recente di Wittemyer et al.  

Una volta che si è dato un nome ad un fenomeno e comprese le sue cause, lo si può usare come guida alla comprensione di molte altre cose. Così, il concetto di “dirupo di Seneca” ci racconta che l'eccessivo sfruttamento di risorse naturali porta spesso ad un declino improvviso che, spesso, prende le persone di sorpresa. Nel caso delle risorse biologiche, come la pesca, il declino potrebbe essere così rapido ed incontrollabile da portare all'estinzione o alla quasi estinzione delle specie sfruttate. E' successo, per esempio, con le balene nel XIX secolo e con il merluzzo dell'Atlantico.

Se si tengono in mente questi esempi storici, si possono esaminare altri casi e identificare possibili dirupi di Seneca in corso. Un caso del genere è il commercio d'avorio dalla caccia agli elefanti africani. Se si guardano i grafici sopra (da un articolo recente), si vede che la massa d'avorio sequestrata ha mostrato un aumento considerevole a partire circa dal 2008. Ha raggiunto il picco nel 2011, poi ha declinato. Probabilmente possiamo prendere questi numeri come “proxy” del numero di elefanti africani uccisi – che è visibile anche come linea rossa nel box superiore.

Ciò è molto preoccupante, perché se le uccisioni declinano potrebbe essere proprio perché ci sono meno elefanti ancora da uccidere – proprio come le catture dell'industria ittica tendono a declinare quando le riserve di pesce sono esaurite. Considerando quanto improvvisamente accadano le cose (“Effetto Seneca”), allora potremmo assistere ad una tendenza analoga per gli elefanti africani: cioè, il preludio di un collasso improvviso del loro numero. Considerando che gli elefanti sono grossi e si riproducono lentamente, questo potrebbe davvero portare alla loro estinzione.

Su questo tema, gli autori dell'articolo sembrano a loro volta essere molto preoccupati. Il titolo, di per sé, dice tutto: “La caccia illegale per l'avorio porta un declino globale degli elefanti africani”. Nel testo possiamo leggere, fra le altre cose, che:

La popolazione [di elefanti africani] è stata soggetta a tassi insostenibili di uccisioni illegali fra il 2009 e il 2012, salendo da una media dello 0,6%; (SF = 0.4%) fra il 1998 e il 2008 ad un massimo del 8% nel 2011 (Fig. 1). Le uccisioni illegali annuali di elefanti fra la popolazione Sambury (1988-2008) con una stima aggregata del 20,8% degli elefanti conosciuti uccisi illegalmente durante un periodo di 4 anni...  tassi di uccisioni illegali  sono state fortemente correlate ai prezzi dell'avorio al mercato nero nell'ecosistema di Sambury... In conseguenza di queste uccisioni illegali, la popolazione soffre attualmente della presenza di pochi maschi in giovane età, rrapporti sessuali fortemente diminuiti  e distruzione sociale sotto forma di alcune famiglie collassate e di aumento del numero di orfani (elefanti immaturi senza un genitore).

Perderemo per sempre gli elefanti? Ora non possiamo dirlo con certezza, ma quando sarà chiaro che sta avvenendo, probabilmente sarà troppo tardi per farci qualcosa. Non suona familiare?

Dove sono finiti tutti i nostri sogni? La morte della letteratura occidentale

DaResource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi




Il romanzo di Vladimir Dudintsev "Non di solo pane” è stato pubblicato nel 1956 (*). E' stato un grande successo nell'Unione Sovietica con la sua critica dei modi sovietici stagnati ed inefficienti. Insieme ad altri autori russi, come Vasily Grossman e Aleksandr Solzhenitsyn, Dudintsev è stato parte di un'ondata di scrittori che hanno cercato di usare la letteratura per cambiare la società. Quel tipo di approccio sembra essere sfiorito, sia nei paesi dell'ex Unione Sovietica, sia in occidente. 


Ad un certo punto, fra il secondo e il terzo secolo D.C., la letteratura Latina dell'Impero Romano è morta. Non che le persone abbiano smesso di scrivere, al contrario, il tardo Impero Romano d'Occidente ha visto una piccola rinascita della Letteratura Latina, soltanto che non sembra che avessero più niente di interessante da dire. 


Se consideriamo i tempi d'oro dell'Impero, intorno al primo secolo A.C., è probabile che molti di noi siano in grado pensare ad almeno qualche nome di letterati di quel tempo: poeti come Virgilio ed Orazio, filosofi come Seneca, storici come Tacito. Ma se ci spostiamo agli ultimi secoli dell'Impero d'Occidente, è probabile di non essere in grado di pensare a nessun nome, a meno che non si legga Gibbon e ci si ricordi che cita il poeta del IV secolo Ausonio per evidenziare il cattivo gusto del tempo. Sembra che l'Impero Romano avesse perso la sua anima molto prima di scomparire come organizzazione politica. Spesso, ho l'impressione che stiamo seguendo la stessa strada verso il collasso seguita dall'Impero Romano, ma più rapidamente.


martedì 20 gennaio 2015

Nuovi studi indicano che l'aumento del livello del mare è più rapido di quanto non si credesse.

DaBBC News”. Traduzione di MR (h/t Cristiano Bottone)

Il tasso di aumento del livello del mare è “più ripido”


Diversi effetti in luoghi diversi possono mascherare o esagerare il segnale

Il tasso al quale gli oceani globali sono saliti negli ultimi due decenni è più significativo di quanto riconosciuto in precedenza, dicono alcuni scienziati residenti negli Stati Uniti.

La loro rivalutazione dei dati mareografici dal 1900 al 1990 ha scoperto che i mari mondiali sono saliti più lentamente delle prime stime – di circa 1,2 mm all'anno. Ma ciò rende, di conseguenza, i 3 mm all'anno tracciati dai satelliti dal 1990 una tendenza di cambiamento molto maggiore.

Ciò potrebbe significare che alcune proiezioni per il futuro debbano essere riviste. “Le nostre stime dal 1993 al 2010 concordano con le [precedenti] stime dell'altimetria dei moderni mareografi e dei satelliti, entro i limiti di incertezza. Ma ciò significa che l'accelerazione negli ultimi due decenni è di gran lunga peggiore di quanto si pensasse in precedenza”, ha detto la dottoressa Carling Hay dell'Università di Harvard a Cambridge, Massachusetts. “Questa nuova accelerazione è di circa il 25% maggiore delle stime precedenti”, ha detto alla BBC News. La dottoressa Hay e i suoi colleghi riportano la loro rianalisi nell'edizione di questa settimana della rivista Nature.

Il mostro del metano ruggisce

DaTruthout”. Traduzione di MR

Nota: questo articolo va preso con cautela, a partire dal titolo "il mostro del metano ruggisce", suggestivo, ma esagerato. L'autore ha intervistato alcuni ricercatori le cui opinioni sono piuttosto estreme rispetto alla media degli scienziati del clima, la maggioranza dei quali ritiene che il problema del metano non sia così imminente come descritto qui. D'altra parte, è anche vero che lo scenario della "bomba degli idrati" è fisicamente possibile, anche se la sua scala temporale è difficilmente stimabile. Per cui, ci è parso il caso di tradurre e pubblicare questo articolo, se non altro per dare voce a un'opinione minoritaria, ma non da trascurare. Poi, se qualche lettore si vuol mettere a urlare "dalli al catastrofista!" si diverta pure quanto vuole. (UB)

Di Dahr Jamail 






(Immagine: Acque gelate , vapore che fuoriesce, getti di gas via Shutterstock; Editing: JR/TO)


Durante una recente escursione al Parco Nazionale Olimpico dello Stato di Washington, mi sono meravigliato della delicata geometria delle felci ricoperte di ghiaccio. Strutture cristalline bianche sembrava che crescessero dalle foglie verdi, racchiudendole in una cornice ghiacciata di temporanea bellezza. Inoltrandomi ulteriormente fra le montagne, mi sono fermato a pranzare e a sorseggiare del caffè caldo da un thermos mentre fissavo un versante della montagna ricoperto di neve oltre la valle del fiume, scrutando una cascata ghiacciata per una possibile scalata sul ghiaccio in futuro. E mi sono ritrovato a chiedermi quanto altro ghiaccio invernale si sarebbe continuato a formare lì. La dissonanza fra la bellezza di fronte a me è i miei pensieri tormentati sul pianeta non ha trovato una riconciliazione. Ho raccolto dati e fatto interviste per articoli sui rilasci di metano nell'Artico per settimane e valutare le informazioni durante le vacanze mi ha solo portato alla depressione. Uscire fra le montagne mi ha aiutato, ma mi ha anche provocato gravi preoccupazioni per il nostro futuro collettivo.

Considerare la possibilità che gli esseri umani abbiano alterato l'atmosfera della Terra in modo così drastico da mettere le nostre stesse vite in pericolo sembra, perlomeno emotivamente, imperscrutabile. Data la scala del pianeta, si penserebbe, logicamente, che non potrebbe nemmeno essere possibile. Eppure i picchi maestosi ricoperti di neve vicini a dove vivo potrebbero non avere più ghiacciai (o persino neve) entro l'arco della mia vita, secondo alcuni degli scienziati che ho intervistato. Paul Beckwith, un professore di climatologia e meteorologia all'Università di Ottawa, in Canada, è un ingegnere e fisico che fa ricerca sul cambiamento climatico improvviso sia nel presente sia nelle registrazioni paleoclimatiche del passato remoto. “E' mia opinione che il sistema climatico si trovi nelle fasi iniziali di un cambiamento climatico improvviso che, se non tenuto sotto controllo, porterà ad un aumento di temperatura di 5 o 6°C entro un decennio o due”, mi ha detto Beckwith. “Ovviamente, un cambiamento così grande del sistema climatico avrà effetti senza precedenti sulla salute e il benessere di ogni pianta ed animale sul nostro pianeta”.


lunedì 19 gennaio 2015

Cambiamento Climatico? Ma se le temperature non salgono più dal 1998?

..... o forse, beh.... mah.... uhm.....in effetti......



La marcia degli scoiattoli

DaThe Archdruid Report”. Traduzione di MR (h/t Antonio Turiel)

La previsione è una cosa difficile il più delle volte, ma le difficoltà sembrano cambiare da un'era all'altra. Proprio adesso, almeno per me, la sfida più grande la vedo sui titoli dei giornali. Finora, il collasso del 2015 sta andando precisamente come previsto. Le società più piccole del settore energetico vengono martellate dal tonfo del prezzo del petrolio, mentre l'industria bancaria insiste di non essere nei guai — Coloro fra i miei lettori che ricordano espressioni identiche di mal riposta fiducia da parte dei banchieri nelle notizie di poco precedenti al collasso immobiliare del 2008 sapranno quanto prendere seriamente tali dichiarazioni.

Le nuove scintillanti distrazioni mascherate da scoperte energetiche che ho menzionato qui due settimane fa hanno cominciato a mostrarsi a loro volta. Un articolo scintillante ed osannante che pubblicizzava la conversione dell'energia termica oceanica (CETO), una tecnologia da “elefante bianco” che è stata testata negli anni 70 e che si è mostrata essere irrimediabilmente antieconomica, ha condiviso lo spazio, nella parte cornucopiana della blogosfera, durante l'ultima settimana, con un articolo osannante ugualmente falso che pubblicizzava un'altra riedizione della fissione nucleare come la risposta ai nostri guai energetici. (Come ogni tecnologia fissile, naturalmente, questa sarà sicura, pulita ed accessibile finché qualcuno non cercherà realmente di costruirla).



Fino a che punto il collasso della civiltà è imminente? Le (non) previsioni del Massachusetts Institute of Technology

Da “Usted non se lo cree”. Traduzione di MR

Di Ferran P. Vila

“Non mi importa se ha ragione oppure no. I risultati sono inaccettabili!” [1]

Monumento in ricordo dell'olandese Sicco Mansholt,
 presidente della Commissione Europea negli anni 70
 che accettò i risultati di LTG, ma solo per qualche mese
Jay Forrester, il padre del modello World3 dei Limiti dello Sviluppo (LTG), racconta che è così che gli rispondevano quando mostrava alcune conclusioni poco vendibili dell'analisi dinamica di un'economia urbana che aveva fatto mediante la dinamica dei sistemi (380). Questa espressione riflette una parte delle critiche ricevute dal metodo da parte di coloro ai quali i risultati non piacciono.

D'altra parte, le reazioni favorevoli a LTG dopo la sua pubblicazione non sono state molte, ma di alto livello. Per esempio Sicco Mansholt, che è stato nei primi anni 70 l'architetto della politica agraria comune dei sei paesi dell'allora Comunità Economica Europea (CEE), ha scritto a Franco Maria Malfatti, presidente della Commissione, una lettera nei seguenti termini: “Cosa possiamo fare come 'Europa' e cosa dobbiamo fare per evitare che la macchina “prenda l'influenza”? I problemi sono tanto fondamentali, tanto complessi e tanto strettamente legati che possiamo chiederci: c'è davvero qualcosa da fare? L'Europa può intervenire? Non si tratta di una faccenda che riguarda il mondo intero?” (381). Non lo hanno seguito. Il vicepresidente economista era Raymod Barre, traduttore in francese di Frederik Hayek. Il presidente francese Giscard d’Estaign non ha tardato ad affermare che non voleva diventare un “obbiettore della crescita” (382). Si da il caso che l'anno successivo Mansholt ha avuto accesso alla presidenza della commissione (erano altri tempi). Ma ha puntato sulla crescita. Ci sono forme più dolci per esprimere la stessa frase che apre il testo, persino più piene di contenuto:

“Non fa alcuna differenza che lei abbia ragione o no... né i politici né le persone accetteranno mai queste idee!” (383)  Il fatto è che idee inaccettabili accompagnate, in caso, da una montatura negazionista organizzata, si trasformano in idee più contestate, più messe in dubbio, che non è altro che l'obbiettivo di paralisi di queste campagne (384). E LTG è stato, e continua ad essere, oggetto di un attacco organizzato simile a quello che abbiamo in seguito contemplato, e continuiamo a subire, ancora oggi, sul terreno del clima.


Critiche e negazionismi a LTG

Le critiche a LTG sbagliavano clamorosamente come minimo per mancanza di conoscenza del metodo e conseguente errore di prospettiva (385). E' stato così persino nel tentativo di valutazione apparentemente più onesto, realizzato dal Sussex Group e pubblicato l'anno successivo col titolo di Models of Doom [2] (386). Accusavano LTG di essere partiti da conclusioni “ricardiste” per le quali non è necessario usare un computer. Tuttavia, non si esprimevano sulla validità delle tesi di David Ricardo né sull'influenza della legge dei ritorni decrescenti (387).

domenica 18 gennaio 2015

L'Oceano Minacciato

Da “stateoftheocean.org”. Traduzione di MR (h/t Alexander Ač)

I principali fattori che distruggono la salute dell'oceano

La minaccia più grande alla salute dell'Oceano è il cambiamento climatico, coi i suoi super pericoli gemelli dell'aumento delle temperature del mare e dell'acidificazione. Se avessimo il potere e le risorse per affrontarle da soli, lo faremmo. Ma visto che non possiamo, il compito di IPSO (International Programme on the State of the Ocean) è quello di ridurre gli altri principali stress sull'Oceano – riassunti sotto – per dargli le migliori possibilità di affrontare il cambiamento climatico.

Cambiamento climatico


Sia l'aumento delle temperature del mare sia la sua acidificazione sono destinate a diventare sempre più estreme durante questo secolo, insieme ad altri impatti climatici come l'aumento dei livelli del mare e più frequenti – e più forti – tempeste. L'aumento delle temperature del mare sta già avendo una grande influenza sulla distribuzione delle specie marine e, come per l'aumento delle temperature sulla terraferma, sulla tempistica dei cicli della vita nell'Oceano. Sono anche parzialmente responsabili del fenomeno dello sbiancamento dei coralli, devastando grandi aree delle barriere coralline mondiali. L'acidificazione dell'oceano è un risultato diretto dell'assorbimento di biossido di carbonio da parte dell'oceano. Questo minaccia tutti gli animali e le piante marine che secernono carbonato di calcio come parte della loro struttura. Crediamo che ciò abbia già causato una riduzione della dimensione e dei tassi di crescita di alcuni animali marini.


Soluzione: Ridurre le emissioni di CO2

Sfruttamento eccessivo della pesca

A parte il cambiamento climatico, lo sfruttamento eccessivo della pesca rappresenta la minaccia più grande alla salute dell'Oceano. Stiamo prendendo circa 9.000-10.000 tonnellate di pesce dall'Oceano ogni ora (sulla base di una pesca di 80-90 milioni di tonnellate all'anno). I metodi di pesca usati – così come la vastità del saccheggio – stanno avendo effetti devastanti sia sul pesce cercato sia virtualmente su tutte le creature marine, dagli uccelli marini al corallo. In conseguenza di pratiche di pesca insostenibili, pesci che prima erano abbondanti – come il merluzzo dell'Atlantico nord occidentale – ora sono in grado di produrre solo una frazione del cibo reso in passato. Tuttavia, una recente ricerca ha mostrato che applicando pratiche di gestione preventiva, la pesca può essere sostenibile e fornire cibo alle future generazioni in modo redditizio. I nuovi metodi di gestione della cattura dei pesci marini riconosce che il ruolo della pesca deve essere visto come parte dell'ecosistema. Questo è cruciale, data la richiesta futura che verrà posta sulla catena alimentare da una popolazione mondiale in aumento. Le nuove pratiche sostenibili comprendono lo sviluppo di reti di aree marine protette e sistemi di proprietà della pesca da parte degli stessi pescatori.

Soluzione: Migliore gestione della pesca

Distruzione dell'habitat

Stiamo distruggendo gli habitat marini nell'Oceano e due modi significativi. In primo luogo, quando eliminiamo direttamente l'habitat in questione: distruggendo le comunità del fondo marino come le barriere coralline attraverso pratiche di pesca a strascico, per esempio. E in secondo luogo, quando cambiamo l'ambiente marino attraverso attività che alterano la qualità dell'acqua, rendendola inadatta per molti degli animali marini che hanno precisi requisiti ambientali. Il risultato in entrambi i casi è la perdita di habitat marini che sostengono le specie, le comunità e – alla fine – gli ecosistemi.

Soluzione: Riserve marine

Estrazione

Quando petrolio e gas vengono estratti dal fondo del mare, rilasciano idrocarburi ed altri inquinanti nell'oceano. In aggiunta agli effetti devastanti dell'inquinamento causato dalle perdite di petrolio, il processo stesso di estrazione del petrolio produce sedimenti sottili che vengono rilasciati sul fondo del mare e che possono essere contaminati da fanghi di trivellazione tossici. I sondaggi del fondo del mare che usano metodi acustici per la prospezione del petrolio potrebbero anche danneggiare gli ecosistemi marini tramite gli impatti del suono sui mammiferi marini e sui pesci. Al momento, le società minerarie stanno anche formulando piani per esplorare persino l'oceano profondo per le sue ricchezze minerarie. Ciò include gli habitat come le bocche idrotermali, che sono l'habitat di specie rare ed uniche.

Soluzione: Riserve marine

Inquinamento

Gran parte dell'inquinamento dell'oceano ha origine dall'industria, dall'agricoltura o dalle fonti domestiche sulla terraferma – o scaricate direttamente o che lo raggiungono tramite fiumi e correnti aeree. Il rilascio di liquami e rifiuti negli ecosistemi costieri aumenta direttamente l'attività microbica attraverso il rifornimento di materia organica. Questa a sua volta esaurisce l'ossigeno nella colonna d'acqua e può portare allo sviluppo di “zone morte” nelle acque costiere. In altri luoghi, questo arricchimento artificiale delle acqua costiere causa la diffusione di pericolose fioriture algali che avvelenano l'altra vita marina. In aggiunta, metalli pesanti, Inquinanti Organici Persistenti (IOP), plastica, petrolio e pesticidi hanno tutti effetti devastanti sulla vita marina e vengono trasferiti verso l'alto nella catena alimentare fino ad avere un impatto diretto sulla salute umana.

Soluzione: Riserve marine

Introduzione di specie aliene

Gli ecosistemi marini sono costituiti da specie che interagiscono fra loro, e coi loro ambienti, in modi che si sono evoluti in milioni di anni. Ora, noi trasportiamo le specie marine e le loro larve per enormi distanze e le introduciamo in ecosistemi alieni. Ciò può avvenire deliberatamente o accidentalmente (per esempio quando l'acqua di zavorra viene presa a bordo in una regione viene dispersa in un'altra). In entrambi i modi, questo può mettere sotto grave stress gli ecosistemi se le specie aliene crescono eccessivamente rispetto alle specie native o introducono malattie esotiche. Nei casi peggiori – specialmente se in combinazione con fattori di stress umani, come la pesca eccessiva – gli ecosistemi colpiti possono collassare completamente, come è accaduto nel Mar Nero negli anni 90.

Soluzione: Riserve marine


Temperature globali in aumento? Fosse solo quello il problema......

Da “The Guardian”. Traduzione di MR (h/t Luca Pardi)

Oceani sempre più acidi minacciano le popolazioni di mitili del mondo

Le conchiglie dei molluschi potrebbero diventare più fragili mentre il cambiamento climatico causa l'aumento dell'acidità degli oceani del mondo, hanno avvertito gli scienziati


Il biossido di carbonio in atmosfera provoca l'acidificazione degli oceani e riduce la concentrazione dei minerali di cui hanno bisogno i molluschi per costruire le loro conchiglie. Foto: Yoppy Pieter/Getty Images


La popolazione mondiale di mitili potrebbe essere minacciata se il cambiamento climatico rende gli oceani più acidi, hanno avvertito gli scienziati. Le conchiglie dei mitili diventano più fragili quando si formano in acqua più acide, ha riportato l'Università di Glasgow nella rivista della Royal Society Interface. Il biossido di carbonio nell'atmosfera è la causa per cui gli oceani diventano più acidi e riducono la concentrazione dei minerali che i mitili necessitano per generare le loro conchiglie, secondo gli scienziati. Tuttavia, hanno anche scoperto che potrebbero avere un meccanismo biologico di difesa intrinseco che aumenta lo spessore della conchiglia quando le temperature dell'acqua aumentano di 2°C.

Il dottor Fitzer ha detto: “Ciò che abbiamo scoperto in laboratorio è che gli aumentati livelli di acidificazione nei loro habitat hanno un impatto negativo sulla capacità dei mitili di creare le loro conchiglie. Abbiamo lavorato coi colleghi della nostra Scuola di Ingegneria per esaminare la durezza delle conchiglie dei mitili delle acque più acide rispetto a quelli in condizioni controllate. Ciò che abbiamo scoperto è stato che le conchiglie esterne di calcite dei mitili, superata una certa soglia di acidità erano più rigide e più dure, rendendole più fragili e soggette a rompersi sotto pressione e l'aragonite dell'interno delle conchiglie è diventata più morbida”.

L'industria dei crostacei vale più di 250 milioni di sterline all'anno nell'economia del Regno Unito e una larga parte è costituita dai mitili e dalle ostriche, ha riportato il Dipartimento per gli Affari Ambientali, Alimentari e Rurali del Regno Unito nel 2012. I mitili contribuiscono per circa 7 milioni di sterline alla sola economia scozzese, con alti crostacei che contribuiscono per 1,4 milioni di sterline, secondo l'atlante marino del governo scozzese pubblicato nel 2011.


sabato 17 gennaio 2015

L'imbroglio del cambiamento climatico: le temperature non salgono più dal 1998.....

.... oops! Sembra proprio che non sia così. Il 2014 è stato l'anno più caldo mai registrato!



Link - : il 2014 è stato l'anno più caldo mai registrato.