Effetto Seneca

Il futuro secondo la filosofia stoica

mercoledì 21 luglio 2021

Chi è l'imperatore del mondo? La nuova era del dominio epistemico

 

Da "The Seneca Effect

 Il re Kamehameha 1 ° delle Hawai'i ( 1736 - 1 819) praticava l'arte di dello scambio di doni durante il suo regno, come è tipico dei re e governanti. Si ricorda che disse: " E 'oni wale no 'oukou i ku'u pono 'a'ole e pau". "Infinito è il bene che vi ho dato per goderne." Ai nostri tempi Google sembra aver adottato lo stesso atteggiamento: ci fa regali sotto forma di dati gratuiti. In vista del concetto di "colpo di stato epistemico" proposto da Shoshana Zuboff, Google sta rapidamente diventando l'imperatore epistemico del mondo.


In epoca romana, era una buona cosa essere l'imperatore: avevi oro, palazzi, donne, schiavi e molti privilegi, incluso il potere di mettere a morte chiunque a tuo piacimento. Gli imperatori erano visti come creature semidivine, elevati al trono dagli Dei stessi ma, in pratica, diventavano presto vecchi e spelacchiati  (se sopravvivevano fino alla vecchiaia, non facile data la concorrenza). Allora, perché i Romani obbedivano agli imperatori?

Non è una domanda difficile a cui rispondere. Gli imperatori romani praticavano un gioco praticato da tutti i governanti. Si chiama "scambio di doni" ("gift-giving"). Fa parte del concetto di condivisione : qualcosa di profondamente radicato nella natura degli esseri umani, in definitiva è una manifestazione di empatia tra gli umani . 

La condivisione crea naturalmente legami sociali che generano i modelli gerarchici che consentono alla società di strutturarsi. In una società armoniosa, i leader governano senza bisogno della forza. Governano in base al loro prestigio, a sua volta ottenuto da un uso giudizioso dei doni. I doni non devono necessariamente essere in forma monetaria: un leader lo diventa perché condivide conoscenza, saggezza, esperienza o altre abilità. Naturalmente, le società non sono mai perfette e, nel mondo reale, la governance è una combinazione di miglioramenti positivi e negativi: la carota e il bastone. Ma la carota è molto più efficace del bastone: per un leader, un seguace vivo è molto più utile di un nemico morto.

L'impero romano era una società monetizzata, ma il gioco del dono veniva giocato anche senza coinvolgere denaro quando l'imperatore gentilmente forniva ai plebei "panem et circenses " (pane e giochi). Se i plebei non erano abbastanza contenti, gli imperatori potevano passare dalla carota al bastone, e impiegare le forze armate di stanza a Roma, la Guardia Pretoriana, per dare una lezione alla plebaglia. Naturalmente, anche i Pretoriani avevano bisogno di doni, e di solito li ricevevano sotto forma di denaro. Nessun imperatore avrebbe potuto sopravvivere a lungo senza robusti, a volte stravaganti, pagamenti alle truppe che lo sostenevano.

Ma dove prendevano gli imperatori le risorse di cui avevano bisogno per fornire doni ai loro seguaci? Ovviamente dalle tasse. Era uno strumento che usavano spesso anche per impoverire ed eliminare i potenziali concorrenti. I poveri erano normalmente troppo poveri per essere tassati e quindi l'Imperatore, sebbene non fosse Robin Hood, svolgeva un ruolo utile in termini di redistribuzione della ricchezza. Altrimenti la ricchezza si sarebbe accumulata per lo più nelle casse dei nobili facoltosi (proprio come ai nostri tempi si accumula nei conti bancari dei nostri magnati finanziari). Il sistema romano era tutt'altro che perfetto ma, finché c'era qualcosa da ridistribuire, funzionava. Quando lo stato romano crollò, agli imperatori non rimase più nulla da tassare o derubare, e nulla da ridistribuire. Nessun dono, nessun impero

Ecco un altro esempio di come gli antichi governanti tendevano a governare in base al loro prestigio. Sotto si vede la lapide sul monumento a Ferdinando I, granduca di Toscana dal 1587 al 1609, ancora oggi a Firenze. Dice " Maiestate Tantum " che significa che, come il re Kamehameha delle Hawaii, il Duca governava "solo per prestigio". Questa è la via dei buoni governanti. Notate le api che si raccolgono intorno all'ape regina!

 


Andiamo avanti fino ai nostri tempi e vediamo chiaramente come pratichiamo ancora una forma semplice e non monetizzata di fare regali per Natale. Ma questa è solo una reliquia dei vecchi tempi. In pratica, la società occidentale è stata costruita nell'arco di un secolo o giù di lì da un sistema di doni più ampio e pervasivo di quanto mai visto in qualsiasi società nella storia. I politici vengono eletti promettendo regali ai loro elettori, ma forniscono principalmente regali a lobby, corporazioni e gruppi di potere. E le lobby restituiscono i regali ai politici con gli interessi. Nel turbinio delle transazioni, qualcosa arriva giù fino alla gente comune. È questa rete di donatori e ricevitori che tiene insieme l'Impero Globale. O, almeno, lo ha tenuto insieme finora. È una gerarchia basata sul denaro: più ne hai, più sei in alto nella scala sociale.

In pratica, non si sale la scala sociale mostrando in giro il saldo del proprio conto in banca. Lo si fa con il meccanismo chiamato "consumo cospicuo". Più consumi, più in alto vai. 

"Consumare" significa, in definitiva, buttare via roba vecchia e sostituirla con roba nuova: è una pratica che ha molto in comune con l'antico uso chiamato "potlatch" dei nativi americani nord-occidentali. In un potlatch, un capo mostrava il suo valore sociale distruggendo le cose di valore che possedeva, "consumandole". Nel nostro caso, il consumo cospicuo avviene su una scala molto più ampia e normalmente viene monetizzato. Ma probabilmente capiamo tutti che se possiamo comprare cose e poi buttarle via è solo per mezzo di un dono del potere: lo stipendio che ricevi per fare qualcosa che sai che è inutile.

E qui vediamo il problema. Con il graduale esaurimento delle risorse energetiche minerali che alimentano la nostra società, il consumismo è kaputt, proprio come lo era l'Impero Romano quando si esaurirono le miniere d'oro. Ad un certo punto, le persone dovranno scoprire che il "denaro" a loro tanto caro non è altro che numeri nella memoria di un computer e che questi numeri possono essere cancellati a piacimento dai poteri costituiti. Tanto per cominciare, niente più turismo di massa e niente più ristoranti fuori casa. Questo sta già succedendo. Poi, in poco tempo, si seccherà anche il flusso di chincaglieria in arrivo da Amazon. Deve succedere.

Niente soldi, niente consumi vistosi. Ma come faranno le élite a mantenere il loro potere? In questo momento, sembrano aver deciso di usare il bastone, ma governare con la forza è costoso e non ha mai funzionato davvero. Quello di cui abbiamo bisogno è un governo basato sul prestigio, ma su cosa, esattamente? In questo momento, il prestigio dei nostri politici sembra essere più o meno allo stesso livello di quello delle sanguisughe e di altri invertebrati. Evidentemente, qualche cambiamento è necessario. 

Una gerarchia non deve necessariamente essere basata sul denaro, specialmente se il denaro diventa inutile quando non c'è più niente da comprare (l'ho chiamato "Il problema del naufrago "). Tutte le gerarchie sono, in definitiva, basate sul prestigio, e il prestigio può essere acquisito in molti modi diversi. Ad esempio, l'Europa altomedievale era povera e "consumare" le cose (cioè buttare via il vecchio per il nuovo) sarebbe stato considerato un peccato di  vanagloria. Il prestigio era frutto della conoscenza: l'accesso ai libri sacri del cristianesimo dava alla chiesa cristiana un prestigio e un'importanza politica che oggi non possiamo nemmeno più immaginare. (*)

Una volta che ci saremo sbarazzati del consumismo (dobbiamo), si passerà a una forma di prestigio basata sulla conoscenza. Non è solo prestigio: chi ne sa di più ha più potere, basti pensare a quello che chiamiamo "insider trading". Ma, nel complesso, il prestigio è la principale produzione di conoscenza. Coloro che ne sanno di più, o hanno accesso a più dati, sono più in alto nella scala gerarchica. 

E arriviamo a quello che Shoshana Zuboff chiama "l'impero epistemico" - governo per conoscenza. Naturalmente, la nostra conoscenza non è più archiviata nei libri sacri, è archiviata nel Web. Chi controlla il Web, controlla il mondo. Il dominatore del Web è l'imperatore del mondo: un imperatore epistemico. 

Allora, chi controlla il Web? La lotta è in corso, ma il risultato comincia a essere evidente. Immaginiamoci di essere stati trasportati nella Roma Imperiale dei tempi antichi, come faremmo a dire chi è il sovrano del luogo? Facile: quello che fa più regali al pubblico: i nobili meno importanti non potrebbero eguagliare la generosità dell'Imperatore. Ai nostri tempi, è altrettanto facile: basta dare un'occhiata a quale compagnia Internet sta fornendo il maggior numero di regali: di gran lunga è Google

Ecco un elenco degli strumenti gratuiti forniti da Google.

  • Google Blogger
  • Google Books
  • Google Calendar
  • Google Data Studio
  • Google Docs
  • Google Earth
  • Google Jigsaw
  • Google Mail
  • Google Maps
  • Google Marketplace
  • Google Mobility
  • Google Ngram 
  • Google Pay
  • Google Scholar
  • Google Translate
  • Google Trend

e tanti altri. Date un'occhiata a questa pagina https://cloud.google.com/ai-workshop/experiments#experiments .

È incredibile che Google ti offra gratuitamente enormi database come "Google Earth" e "Google Ngrams". Nessun'altra entità Web fa nulla di paragonabile. I magnati della finanza, Musk, Gates, Bezos e gli altri sono incredibilmente avari in confronto, sembrano piccoli tiranni di provincia. Altre entità forniscono dati gratuitamente, ad esempio la Banca mondiale, la NASA; e anche la CIA, ma la scala è molto più piccola. Poi, Wikipedia, ma sembra che stia rapidamente diventando per lo più un campo di battaglia di troll pagati. Facebook, da parte sua, non ti dà proprio niente, prende solo da te. La maggior parte dei nuovi social network sembra essere interessata principalmente a mostrarti animaletti carini e signorine poco vestite. Per quanto riguarda le università e i centri di ricerca scientifica del mondo, sono una banda di pezzenti. Fingono di creare conoscenza ma, in effetti, ottengono denaro dal pubblico e non restituiscono nulla al pubblico. Infine, i governi ti danno solo propaganda e notizie false, l'equivalente di denaro contraffatto. Non ci sono assolutamente dati provenienti dai governi e dai loro portavoce chiamati "Media" di cui ci si possa davvero fidare.

Quindi, Google svolge il ruolo che svolgevano gli imperatori di una volta, quello di ridistribuire parte della ricchezza che il sistema crea. In cambio, proprio come i cittadini romani di un tempo, devi ripagare con le tasse. Come? Non in termini monetari, ovviamente, perché i regali che ricevi non sono monetari. Paghi i dati con i dati. Utilizzando i servizi di Google, in particolare il loro motore di ricerca, dai dati a Google: è uno scambio, un sistema di regali. Con i dati che fornisci, Google costruisce la sua conoscenza e, con essa, il suo dominio. E Google può permettersi di restituirti la conoscenza in dono. È il dominio dell'Imperatore Epistemico del mondo: Google .

Una cosa che sappiamo è che i potenti si sforzano sempre di aumentare il loro potere. Quindi, Google è chiaramente pronto a spazzare via l'intera banda di mangiapane a ufo che chiamiamo "università" e ad assumere il compito dell'istruzione pubblica, qualcosa che i governi sembrano non essere più in grado di fornire. Allo stesso tempo, Google aveva già provato a spodestare il suo unico concorrente rimasto, Facebook. L'ormai scomparso "Google+" non ci è riuscito, ma, come tutti sappiamo, la vendetta è qualcosa che va servita fredda. La goffa macchina della censura creata da Facebook gli si sta ritorcendo contro . Molte persone usano ancora Facebook ma lo odiano profondamente e gli piacerebbe lasciarlo se solo riuscissero a trovare qualcosa di equivalente. Non che Google non censuri, censura, eccome! Ma in modo più sottile (ved il sito Google Jigsaw). Quindi, il destino di Facebook potrebbe essere scritto nella nuvola. Non dimenticate che FB è sorto sulle ceneri di un precedente social network, l'ormai dimenticato Friendster. Sic transit gloria!

E d'ora in poi? L'enorme e proteiforme macchina virtuale di Google può solo continuare ad espandersi, non necessariamente distruggendo la concorrenza, ma fondendosi con essa in una macchina ancora più grande. Google potrebbe rilevare un servizio pubblico dopo l'altro, sostituendo persino lo stato. Dopo "Google University", potremmo vedere una "Google Police", un "Google Court", un "Google Retirement", una "Google Bank" (in realtà, è già lì ) e, perché no, un "Google Government". Governo per Google, di Google, in nome di Google (***). Dopodiché, rimane solo "Google God" - che sembra già incarnarsi (Facebook, goffo come al solito, ora ha un pulsante "prega" ).

Tutto questo è buono o cattivo? Una domanda mal posta. Google non è né cattivo né buono (correttamente, hanno rimosso il motto " Non essere malvagio " dal loro codice di condotta). Google è quello che è - e se lo è, significa che doveva essere

Sembra chiaro che l'enorme macchina di Google è ormai impossibile da controllare da semplici esseri umani e potrebbe essere il motivo per cui i fondatori ( Larry Page e Sergey Brin) sono menzionati così raramente. Le parti che formano Google si autoassemblano e creano un enorme olobionte virtuale che si sta espandendo nella memesfera. Questa creatura gigantesca potrebbe evolversi ulteriormente in uno ierobionte (**), ma ciò andrà oltre le nostre capacità di essere umani di influenzare o addirittura comprendere.

Tutto ciò durerà finché il sistema industriale riuscirà a mantenere in vita la creatura. Proprio come gli imperatori romani se ne sono andati ormai, anche gli dei hanno il loro Götterdämmerung. E ciò che sarà, sarà perché doveva essere.



(*) La Chiesa cristiana è stato il primo impero epistemico in Europa, istituendo un sistema di governo basato non più sul denaro, ma sul monopolio dei dati e delle informazioni. Poiché sarebbe stato impensabile insegnare a tutti a leggere il latino, la Chiesa aveva il monopolio della conoscenza delle sacre scritture. Aveva quindi un quasi monopolio della comunicazione e, di conseguenza, della governance. Parallelamente, in Medio Oriente, i paesi islamici stavano attraversando un'evoluzione simile, ma mantenevano un'economia basata sull'oro, quindi non sviluppavano l'equivalente della chiesa cristiana imperiale.

L'Impero Epistemico della Chiesa Cristiana era una macchina ben oliata che ha funzionato bene per secoli, poi sono iniziati i problemi quando sono state scoperte nuove miniere di metalli preziosi nell'Europa orientale. Ciò ha permesso di pagare di nuovo i soldati e ha portato Carlo Magno a ricreare un impero europeo su base militare nell'800 d.C. La Chiesa acconsentì alla nuova entità e il Papa stesso incoronò il nuovo imperatore, sperando di poter controllare il nuovo stato così come era riuscito a controllare i tanti piccoli staterelli europei. 

Ma l'Europa era troppo piccola per due imperi. Gradualmente, l'equilibrio del potere si è allontanato dall'Impero Epistemico a favore delle rinascite potenze militari d'Europa. Il colpo decisivo al potere della Chiesa fu quando Martin Lutero tradusse la Bibbia in tedesco e la rese disponibile a tutti. Forse Lutero sapeva che lui, da solo, stava abbattendo un intero impero, sicuramente un'impresa notevole. Quindi, le nuove potenze europee procedettero allo sterminio e alla schiavitù di una nazione dopo l'altra fino a quando, circa quattro secoli dopo, dominarono il mondo.

(**) Ierobionte è un termine che ho coniato espressamente per questo post. Descrive un'organizzazione ortogonale a quella di un olobionte. Un olobionte è creato da connessioni di rete orizzontali (paritetiche), mentre uno ierobionte ha connessioni verticali (gerarchiche). Un olobionte è omeostaticamente stabile. Uno ierobionte è allostaticamente stabile . In altre parole, un olobionte reagisce a una perturbazione in tempo reale smorzandone gli effetti: non ha un'unità di controllo separata. Uno ierobionte, invece, può pianificare in anticipo ed evitare la perturbazione prima che appaia: ha un'unità di controllo separata (un "cervello"). Un olobionte pratica il Judo, uno ierobionte pratica il Kyudo . Esistono olobionti puramente orizzontali, possono esistere gerobionti puramente verticali. Noi umani siamo un mix dei due: uno ierobionte dotato di cervello (alias organismo) che coesiste con un olobionte formato dal microbiota del sistema. Ci sono molte più combinazioni possibili, olobionti e ierobionti sono entrambi frattali. Si dice che la dea Gaia sia un olobionte quasi puro, ma potrebbe avere trucchi di cui non siamo a conoscenza. 

(***) Ho notato in un post precedente come "qualcosa" è apparso nell'arena militare mondiale che impediva il tipo di comportamento sconsiderato a cui i governi occidentali si erano abbandonati per i primi due decenni del 21° secolo. Durante questo periodo, bombardare il paese del malvagio dell'anno sembrava portare solo benefici e nessun rischio -- ed è stato molto divertente (tranne che per le persone bombardate, ovviamente). Stranamente, però, a partire dal 2011, circa, non è più stato fatto. Nel 2012 Obama aveva già annunciato che avrebbe bombardato la Siria, ma ha fatto un passo indietro. E da quel momento in poi è stato un silenzio assordante. Nel luglio 2021, la NATO ha effettuato l'operazione "Sea Breeze", proprio di fronte alle forze russe in Crimea. Era il momento perfetto per simulare un incidente, una falsa bandiera, e quello sarebbe stato l'inizio del WWW3. Sicuramente, molte persone volevano esattamente questo. Eppure, mentre scrivo, l'esercitazione Sea Breeze è finita da ieri. Tutto è andato avanti nel più totale silenzio e non è successo niente. Cosa potrebbe essere quel "qualcosa" che ferma tutte le guerre prima che comincino? È solo un'ipotesi, ma......




sabato 17 luglio 2021

L'Errore di Bocelli: una Piccola Lezione di Statistica Applicata al Covid e al Cambiamento Climatico

 

Il disastro delle alluvioni in Germania in questi giorni è stato spesso attribuito al cambiamento climatico. E' probabilmente vero che il cambiamento climatico c'entra qualcosa, ma bisogna stare  attenti a correlare eventi singoli a fenomeni generali. Altrimenti facciamo quello che chiamo qui "L'errore di Bocelli"


Vi ricordate, forse, di come Andrea Bocelli sia stato pesantemente criticato l'anno scorso per le sue dichiarazioni sulla pandemia di Covid in Senato. Aveva dichiarato di "non aver conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva" a causa del covid. 

Come succede spesso, Bocelli era stato più che altro frainteso. Sicuramente non aveva intenzione di dire che l'epidemia non esisteva o che non moriva nessuno. Ma si sa che una volta che la polemica comincia sui social, non si ferma più.

Ma, a parte la polemica, proviamo a esaminare le affermazioni di Bocelli da un punto di vista statisico. Cosa ne possiamo dire?

E' difficile trovare dati statistici per quante persone sono passate dalla terapia intensiva con il covid nel 2020, ma da qualche estrapolazione, sembra che il loro numero sia comparabile a quello dei deceduti. Vediamo allora di fare il ragionamento in termini di mortalità. Limitiamoci a un anno di dati, quelli del 2020. I dati per il 2021 non sono molto diversi anche se, ovviamente, non li conosciamo ancora.

Secondo ISTAT, nel 2020 abbiamo avuto 75.891 decessi di persone positive al test covid. Questo numero è probabilmente esagerato per vari motivi: sia per i falsi positivi, sia perché il fatto che molti dei morti definiti "da" covid sono di persone decedute per altri motivi. Ma prendiamo questo numero per buono. Questo vuol dire che la mortalità da Covid nel 2020 è stata circa dello 0,1% (0,13% per l'esattezza) della popolazione italiana (60 milioni). In altre parole, circa una persona su mille in Italia è morta da o con il covid nel 2020.

Ora, mettiamoci nei panni di Bocelli, o di chiunque di noi: qual'è la probabilità che una persona che conosciamo muoia con il covid? Questo ovviamente dipende da quante persone conosciamo, il che è molto variabile. Possiamo comunque stimarlo usando il "numero di Dunbar," le persone a cui siamo vicini, quelli che consideriamo amici, oppure i parenti abbastanza stretti. Si stima, grosso modo, che sia intorno a 150.

Qual'è la probabilità che un tuo amico (uno dei 150) muoia in un certo anno? Beh, il calcolo è presto fatto: ogni anno in Italia muoiono circa 600.000 persone, approssimativamente l'1% della popolazione. Vuol dire che dei tuoi amici ne dovrebbero morire, statisticamente, circa 1-2. Ovvero, ogni anno, in media, dovresti trovarti a essere presente a uno o due funerali. 

Non so voi, ma per quanto riguarda me, il conto torna. Per esempio, l'anno scorso ho visto il funerale di tre miei amici (nessuno, incidentalmente, morto da o con il covid). Non è detto che sia così tutti gli anni: si sa che le statistiche sono solo delle probabilità. Ma se cominciassi a vedere decine di funerali di miei amici ogni anno, allora sarebbe giusto per me domandarmi cosa sta succedendo: peste nera, carestia, pulizia etnica o cosa? Per fortuna, non sta succedendo niente del genere (perlomeno al momento). 

E adesso andiamo al punto: qual'è la probabilità che uno dei nostri 150 amici muoia di covid in un certo anno? Facile: è circa l'uno per mille di 150. Ovvero, circa il 15%. In altre parole, hai il 50% di probabilità in 4 anni che un tuo amico muoia di Covid. 

Quindi, l'osservazione di Bocelli era statisticamente corretta. Per la maggior parte di noi è improbabile conoscere qualcuno che sia morto di covid in un certo anno. (attenzione che qui si parla di conoscenza personale diretta). 

Ovviamente, l'errore di Bocelli era di partire dal particolare per andare al generale. Non si fa così nella statistica. Si fa esattamente il contrario. Le statistiche sulla mortalità ci possono dire varie cose sulla probabilità che abbiamo di morire, ma non se moriremo oppure no. Così, il fatto che uno abbia o non abbia degli amici che sono morti di covid non ci dice nulla sull'intensità della pandemia.

L'errore di Bocelli viene fatto spesso anche quando si parla di riscaldamento globale. E lo si fa da tutte e due le parti del dibattito. Quando si parla di temperature, trovi sempre quello che dice "ma qui da me oggi fa freddo. E allora dove sta questo riscaldamento globale?" Simmetricamente, c'è sempre qualcuno che dice, "Ha piovuto forte e mi si è allagata la cantina: è colpa del riscaldamento globale." 

Stesso errore: partire dal particolare per andare al generale. Non funziona così. Il riscaldamento globale si manifesta come una media. Poi, la frequenza di certi eventi, tipo onde di calore, o altri fenomeni estremi, aumenta con l'aumentare delle temperature. Quindi è sensato dire che ci aspettiamo più ondate di calore e più eventi estremi, tipo le alluvioni in Germania in questi giorni. Ma non andate a tirar fuori conclusioni generali da singoli eventi: è l'errore di Bocelli. 

 

sabato 10 luglio 2021

Il fotovoltaico: un’occasione che il Paese non dovrebbe assolutamente perdere

 Dal Blog di Ugo Bardi sul Fatto Quotidiano, 24 Giugno 2021

Affitto di impianto fotovoltaico.

Immaginatevi un conto in banca che vi rende il 100% di interessi. Ovvero, dopo che ci avete depositato 1000 euro, a fine anno ve ne da altri mille, e così via ogni anno. Lo vorreste un conto in banca così!

Ovviamente, non esiste un conto in banca che renda così tanto, ma esistono delle tecnologie che rendono a livelli del genere, sia pure non in termini monetari ma energetici. C’è un articolo pubblicato questo mese da Fthenakis e Leccisi che fa il punto della situazione e trova una resa veramente eccellente della tecnologia fotovoltaica dovuta ai miglioramenti tecnologici degli ultimi 5-7 anni. In pratica, per una buona insolazione, come potremmo avere nell’Europa del sud, un impianto fotovoltaico restituisce l’energia necessaria per costruirlo in un anno, circa! Siamo ormai ai livelli del petrolio ai tempi d’oro, quando era abbondante e costava poco, e forse neanche il petrolio faceva così bene.

Eolico-fotovoltaico, cosa prevede il Recovery italiano? “Il piano snellisce la burocrazia, ma non indica la strategia per centrare gli obiettivi” – Schede tecniche

Quello di Fthenakis e Leccisi non è il solo articolo che arriva a questa conclusione, tutti gli studi recenti sull’argomento arrivano a conclusioni simili. Gli ultimi dati sui costi ve li potete leggere, per esempio, su un articolo recentissimo su “EDP Science”. In sostanza, l’energia elettrica prodotta per via fotovoltaica è spesso la meno cara in assoluto, la crescita delle installazioni continua a eccedere le previsioni, e si parla ormai di “rivoluzione fotovoltaica.” Siamo di fronte alla possibilità reale di eliminare i combustibili fossili una volta per tutte dal sistema energetico globale.

Ora, lo so che siete già con le dita sulla tastiera a scrivere nei commenti “ma la variabilità?” “Ma io i pannelli non li voglio vedere di fronte a casa mia!” “e lo smaltimento?” e cose del genere. Lo so. Queste cose le sanno tutti. Però, ragionateci anche un po’ sopra.

Abbiamo una tecnologia che costa meno delle altre, che è particolarmente adatta all’Italia, “il Paese del Sole,” e che ci permette di produrre energia in casa nostra senza doverla importare a caro prezzo. Abbiamo anche l’ulteriore vantaggio di avere montagne che possiamo usare per lo stoccaggio dell’energia in forma di bacini idroelettrici. Ci sono molti altri modi per gestire la variabilità: non è un problema irrisolvibile. Poi, per lo smaltimento dovremo investirci sopra, certo. Ma tenete conto che gli impianti fotovoltaici non usano materiali rari o inquinanti. Si possono riciclare senza grandi problemi e sicuramente lo faremo nel futuro. Al momento, è un problema marginale.


Insomma, il fotovoltaico è un’occasione che non dovremmo assolutamente perdere per rilanciare il “sistema paese” in Italia. E, in effetti, le cose stanno andando benino. In Italia siamo arrivati al 10% di produzione di energia elettrica da fotovoltaico ed è un bel risultato dal quale si può partire per decarbonizzare per davvero il sistema energetico. Sembra che a livello nazionale certe cose siano state capite. Lo potete leggere nel Pniec, Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che prevede un ruolo fondamentale per le tecnologie rinnovabili, e in particolare per il fotovoltaico.

Rimane però una resistenza di retroguardia formata da una coalizione piuttosto male assortita che include le aziende petrolifere, i nuclearisti ad oltranza, i miracolisti della fusione fredda, quelli che stanno ancora pagando le cambiali per la macchina diesel e, in generale, tutta una sezione del movimento ambientalista che rifiuta ogni cambiamento in nome di una decrescita che secondo loro dovrebbe essere “felice.”

A ognuno le sue opinioni ma, in pratica, a questo punto la sola cosa che può bloccare la rivoluzione fotovoltaica è la burocrazia, forse l’unica entità veramente “inesauribile” nell’universo. Anche su questo, il governo sembra intenzionato a fare qualcosa per snellire le procedure e rendere più rapidi i processi di installazione. Non sarà facile, ma con un po’ di pazienza ci arriveremo.


martedì 6 luglio 2021

Il Declino Intellettuale: Ecco perchè è difficile sperare nella svolta ecologico-culturale



Di Fabio Vomiero


Ci mancava soltanto il mito del "politicamente corretto" per ridurre ulteriormente le oramai residue speranze di riuscire in qualche modo ad invertire quel processo di generale declino intellettuale già ben evidente e conclamato. Sia chiaro, non è che nel passato fossimo stati degli illuminati, non lo siamo mai stati sotto certi punti di vista, tuttavia, una volta mutati i tempi e complessificate le situazioni, ci si sarebbe anche potuti aspettare un corrispettivo cambiamento degli atteggiamenti, ma in realtà ciò non è mai avvenuto.

Del resto, guardando alla storia del pensiero umano, ma anche al quadro epistemologico attuale, appare abbastanza chiaro come uno dei limiti fondamentali per una efficace produzione di conoscenza, sia proprio rappresentato da questa sorta di "resistenza intellettuale" nei confronti del cambiamento e della novità.

Non è un caso, infatti, se la nostra irresistibile passione per i miti, le credenze, le superstizioni e le verità assolute, non accenni minimamente ad affievolirsi, nonostante non sia nemmeno pensabile, in qualunque ambito scientifico, immaginare l'esistenza di fenomeni o di eventi reali che si possano definire e descrivere al di fuori di una logica evolutiva e processuale.

Eppure siamo pieni di "novità" dinamiche pericolose per le nostre società: cambiamenti climatici, inquinamenti di vario tipo sempre più devastanti, impoverimento delle risorse fondamentali, del suolo e della biodiversità, pandemie, soltanto per citarne alcuni. Qualcuno li definisce anche "iperoggetti" per sottolinearne l'estrema vastità e complessità, forse sarebbe più corretto chiamarli "iperfenomeni", ma il concetto comunque non cambia.

Inoltre, è anche abbastanza chiaro come tutte queste tipologie di problemi non possano che essersi originate a causa, fondamentalmente, di due principali categorie di fattori che potremmo così brutalmente sintetizzare: o siamo in troppi a questo mondo, oppure siamo male organizzati. Probabilmente tutte e due le cose. In entrambi i casi, il problema, piaccia o non piaccia, siamo sempre e comunque noi.

Già, noi... Ma noi chi... Noi occidentali ricchi e potenti che anche sotto mentite spoglie abbiamo fatto e continuiamo a fare razzia di tutto? Gli abitanti dei Paesi cosiddetti emergenti? I cinesi e gli indiani che messi assieme rappresentano più di un terzo della popolazione mondiale? Gli africani che crescono di numero a ritmo vertiginoso rispetto a tutti gli altri? Oppure noi scienziati o scienziofili, noi umanisti naif, noi cattolici molto spesso soltanto di facciata, noi inutili filosofi da salotto.

Il problema vero è che non esiste alcun "noi" di valore globale, purtroppo. Io non sono come quel povero cristo del Burundi che lotta ogni giorno per raccattare un pasto che gli possa permettere di sopravvivere, e nemmeno assomiglio lontanamente al fanatico fondamentalista islamico. Abbiamo culture, esigenze e problematiche esistenziali completamente diverse. Ma non sono nemmeno uguale ai delinquenti, ai visionari complottisti nostrani, agli abitanti di micro mondi completamente astratti e soggettivi, agli ignoranti inconsapevoli e arroganti che per loro limiti cognitivi rifiutano di evolversi in modo utile e concreto.

Pertanto, tutte le baggianate che si dicono e che si sono sempre dette nell'ambito di certa ideologia umanista a proposito dell'uguaglianza, del diritto alla libertà assoluta e insindacabile, della solidarietà e l'amore tra i popoli, del vivere insieme e armoniosamente nella grande casa comune del mondo, del "vogliamoci tutti bene" e via dicendo, sono appunto soltanto baggianate, belle storie da raccontare ai bambini quando sono piccoli, anzi, nemmeno a loro, per evitare che poi quei bambini crescano pericolosamente in un fiabesco clima di ingenuità e di ideologia.

Anche perchè, se è vero che dal punto di vista genetico si può certamente escludere l'esistenza delle razze nel caso del genere umano, ciò non significa affatto che non possano esistere degli altri tipi di diversità biologiche (per esempio comportamentali) e soprattutto culturali ed esistenziali, che rendono quantomeno problematico il rapporto tra individui o "gruppi sociali" diversi.

D'altronde gli studi e i lavori sviluppati nell'ambito di quella nuova e per certi versi rivoluzionaria disciplina scientifica che si chiama sociobiologia, sono oramai chiari e ben supportati da solide evidenze empiriche, nonostante questi campi rimangano apparentemente delicati e scivolosi soltanto perchè la nostra arbitraria e per certi versi fallimentare visione del mondo "politicamente corretta" ha deciso che tali debbano essere.

In realtà l'uomo "moderno", così come i suoi antenati ominini, ha vissuto per decine di migliaia di anni secondo una logica di tipo tribale in cui gruppi sostanzialmente autonomi di cacciatori-raccoglitori composti da poche decine di individui tutti imparentati tra di loro, vivevano separati o al massimo si contendevano, anche violentemente, territori e risorse. Una normalità decamillenaria che solo in tempi molto recenti è stata invece sostituita da una struttura sociale complessa fatta di iperpopolazioni nazionali e sovranazionali costituite da individui estranei tra di loro dal punto di vista genetico e culturale, che devono in qualche modo condividere quegli stessi territori e quelle stesse risorse.

Del resto, la maggior parte dei nostri comportamenti più comuni segue evidentemente una logica di doppia moralità, cioè di applicazione di standard morali diversi a seconda del gruppo con cui interagiamo, sia esso riconosciuto come simile (il noi), oppure come estraneo (gli altri). Ci sono decine di lavori di psicologia cognitiva che mostrano ad esempio come il nostro cervello reagisca in modo diverso nel caso si tratti di un amico, oppure di uno sconosciuto di diversa etnia.

Evidentemente è cambiato il mondo ma non il nostro equipaggiamento cognitivo, visto che il nostro cervello è esattamente lo stesso da decine di migliaia di anni. Una parte filogeneticamente più antica che risiede grossomodo a livello dell'amigdala, del cervelletto e dei gangli basali e che ci fa reagire quasi istintivamente alle sollecitazioni ambientali, al pari di molti altri animali, e una parte più recente connessa principalmente alla neocorteccia prefrontale che presiede invece più specificatamente alle nostre azioni più razionalizzate e deliberate.

Ecco perchè siamo sempre in balia di quell'eterno conflitto primordiale tra ragione e istinto che, attenzione, certamente non giustifica alcunchè, ma almeno spiega, o tenta di spiegare in modo plausibile e alla luce di solide basi teoriche e sperimentali, l'esistenza o la coesistenza di certi comportamenti umani, come per esempio la cooperazione e la competizione, oppure l'altruismo e l'egoismo.

Quindi, per carità, si continui pure a parlare di sensibilizzazione delle persone, di cambiamento dal basso, di cultura condivisa, in effetti tutto ciò è anche molto bello, rassicurante e soprattutto "politicamente corretto". Peccato però che poi la realtà dei fatti ci racconti tutta un'altra storia, come per esempio che dopo ben 25 conferenze delle parti sui cambiamenti climatici a scadenza annuale e fiumi di parole, siamo ancora praticamente al punto di partenza, con le concentrazioni di CO2 in atmosfera che nel frattempo sono schizzate verso il nuovo record di 420 ppm (erano circa 315 ppm nel 1958).

E' quindi chiaro che i tempi stanno per cambiare e nel prossimo futuro, in un modo o nell'altro, probabilmente non potremo più avere sia la capra che i cavoli, come ben ci suggerisce anche l'ottimo Luca Pardi nel suo ultimo libro. Così come è altrettanto evidente che i modi e i tempi con cui stiamo tentando di implementare possibili soluzioni, non sono assolutamente coerenti e adeguati.

Servirebbero probabilmente delle scelte coraggiose e impopolari che conducessero presto al superamento di alcuni paradigmi socio-economici che oggi diamo per scontati, e ciò non potrebbe che passare necessariamente anche attraverso una logica di imposizione e regolamentazione dall'alto e di parziale privazione di quello che oggi intendiamo per libertà personale o nazionale.

Ecco perchè, a meno di un miracolo, è così difficile sperare in una vera e propria svolta ecologico-culturale rapida ed efficace. E tutta la recente vicenda legata alle variegate e cangianti reazioni dei governi e delle popolazioni alla pandemia di Covid-19 non ha fatto altro che confermare ulteriormente, purtroppo in modo cristallino, questa triste e amara impressione.




martedì 29 giugno 2021

Il Collasso della Scienza: il caso di Katherine Flegal e le Guerre degli Obesi

 


Due settimane fa, Katherine Flegal ha pubblicato su "Progress in Cardiovascular Disease" un resoconto delle critiche ricevute da un suo articolo precedente (2005) sull'effetto dell'obesità sulla salute. L'articolo era stato pubblicato su JAMA (Journal of the American Medical Association).

Nel 2005, Flegal aveva sostenuto sulla base dei dati disponibili che un moderato eccesso di peso è associato a una vita media leggermente più lunga. L'avesse mai detto! Il suo articolo è stato attaccato, demolito, distrutto, infamato, maltrattato, disintegrato, fatto in spezzatino e servito col prezzemolo in tutti i modi possibili dentro e fuori dall' "establishment" scientifico. Una specie di "feeding frenzy" tipo quella degli squali nei documentari del National Geographic. 
 
Non ho la possibilità di controllare direttamente la veridicità delle affermazioni della dott.sa Flegal, ma quello che racconta mi sembra perfettamente sensato sulla base della mia esperienza personale. Era già successo qualcosa di simile negli anni 1970s, quando gli squali dell'accademia si erano scatenati contro il rapporto del 1972 del Club di Roma "I Limiti dello Sviluppo," che andava contro l'idea che lo sviluppo economico avrebbe potuto e dovuto continuare all'infinito. Ancora prima, i carnivori avevano fatto a pezzi e divorato il lavoro di Rachel Carson "Primavera Silenziosa" del 1962 che dava fastidio all'industria dei pesticidi.
 
La situazione non è migliorata da allora. In sostanza, quello che chiamiamo "La Scienza" (alle volte espresso come "Scienzah") sta andando giù in una spirale vorticosa attraverso il tubo di scarico del lavandino. Ci sono molte ragioni per questa situazione, ma la principale è la "finanzializzazione" della scienza. Molto di quello che si fa e si dice, specialmente nella scienza medica, è sotto il controllo diretto degli enti finanziatori privati, come pure degli editori scientifici che ci fanno sopra enormi profitti. Gli scienziati stessi hanno cominciato ad assaggiare il gusto dei soldi e di quanto si possa guadagnare trasformandosi in superstar televisive.
 
E questi sono i risultati. Qualunque cosa che vada contro gli interessi dell'industria che finanzia la ricerca ha le stesse probabilità di sopravvivenza di una sardina nella vasca degli squali tigre. 

Vi passo un pezzetto del lavoro della Flegal, tradotto in Italiano (grassetto mio). 

Una ricercatrice un po' ingenua pubblica un articolo scientifico su una rivista rispettabile. Pensava che il suo articolo fosse semplice e difendibile. Ha utilizzato solo dati disponibili pubblicamente e i suoi risultati erano coerenti con gran parte della letteratura sull'argomento. I suoi coautori includevano due illustri statistici. Con sua sorpresa, la sua pubblicazione è stata accolta con attacchi insoliti da alcune fonti inaspettate all'interno della comunità di ricerca. Questi attacchi sono arrivati spesso non dai normali canali di discussione scientifica. La sua ricerca è diventata il bersaglio di una campagna aggressiva che includeva insulti, errori, disinformazione, post sui social media, pettegolezzi e manovre dietro le quinte e lamentele al suo datore di lavoro. L'obiettivo sembrava essere quello di minare e screditare il suo lavoro. La controversia era qualcosa di deliberatamente fabbricato e gli attacchi consistevano principalmente in ripetute affermazioni di opinioni preconcette. Ha imparato in prima persona l'antagonismo che potrebbe essere provocato da scoperte scientifiche che si rivelano scomode. Le linee guida e le raccomandazioni dovrebbero essere basate su dati oggettivi e imparziali. Lo sviluppo della politica di salute pubblica e delle raccomandazioni cliniche è complesso e deve essere basato sull'evidenza piuttosto che sulla convinzione. Questo può essere difficile quando è coinvolto un argomento scottante.
A naïve researcher published a scientific article in a respectable journal. She thought her article was straightforward and defensible. It used only publicly available data, and her findings were consistent with much of the literature on the topic. Her coauthors included two distinguished statisticians. To her surprise her publication was met with unusual attacks from some unexpected sources within the research community. These attacks were by and large not pursued through normal channels of scientific discussion. Her research became the target of an aggressive campaign that included insults, errors, misinformation, social media posts, behind-the-scenes gossip and maneuvers, and complaints to her employer. The goal appeared to be to undermine and discredit her work. The controversy was something deliberately manufactured, and the attacks primarily consisted of repeated assertions of preconceived opinions. She learned first-hand the antagonism that could be provoked by inconvenient scientific findings. Guidelines and recommendations should be based on objective and unbiased data. Development of public health policy and clinical recommendations is complex and needs to be evidence-based rather than belief-based. This can be challenging when a hot-button topic is involved.



 


 

martedì 22 giugno 2021

Epidemie, Petrolio, Trappole per Topi, e Esplosioni Nucleari: L'universo funziona sempre nello stesso modo.




C'è una certa logica nel modo in cui funziona l'universo e quindi non sorprende che gli stessi modelli possano descrivere fenomeni che sembrano essere completamente diversi. Qui, vi faccio vedere come le stesse equazioni descrivono le reazioni a catena che governano fenomeni così diversi come la diffusione di un'epidemia, il ciclo di estrazione del petrolio greggio e persino la reazione nucleare che crea esplosioni atomiche. Tutti questi fenomeni dipendono dall'efficienza del trasferimento di energia, il parametro noto negli studi energetici come EROEI (energy return on energy invested), e "fattore di trasmissione" (R) nei modelli epidemiologici. Anche il classico esperimento fatto con trappole per topi e palline da ping-pong può essere descritto con le stesse equazioni.


Potreste trovare sorprendente che i modelli epidemiologici condividono lo stesso nucleo di equazioni dei modelli che descrivono il ciclo di estrazione del petrolio. Ma è proprio così, e non è solo questione di petrolio: gli stessi modelli sono usati per descrivere reazioni chimiche, il sovrasfruttamenteo delle risorse naturali, l'industria della pesca, la diffusione di memi sul Web, e anche la reazione a catena nucleare che porta a esplosioni nucleari. È sempre la stessa idea: il sistema cresce rapidamente sfruttando una risorsa disponibile: petrolio, pesce, nuclei atomici, o persone da infettare. Poi, esaurita la risorsa, le cose si calmano. Alla fine, è forse il modo più tipico che l'universo utilizza per dissipare i potenziali energetici che ha a disposizione. Come sempre, l'entropia governa tutto!

Modellare questi fenomeni ha una storia che inizia con il modello sviluppato negli anni ' 20 da Vito
Volterra e Alfred Lotka. Oggi, va sotto il nome di modello di "Lotka-Volterra" o, a volte, modello "predatore-preda". Questa origine non è normalmente riconosciuta da quelli che lavorano nel campo dell'epidemiologia, ma il "nocciolo" del modello è lo stesso: il virus è un predatore e noi siamo la preda. L'unica differenza è che un ciclo epidemico è così breve, tipicamente pochi mesi, che la preda, le persone, non si riproducono durante il ciclo. Quindi, se pensiamo che le compagnie petrolifere siano predatori e che i giacimenti petroliferi siano la preda, allora abbiamo di nuovo lo stesso modello. E possiamo anche vedere la reazione a catena che si svolge durante la fissione nucleare come generato da neutroni che agiscono come predatori e nuclei atomici che agiscono come preda. Nell'interpretazione mostrata nella clip sopra, le palline da ping-pong sono il predatore e le trappole per topi sono la preda.

Per descrivere il modello, concentriamoci sull'epidemiologia. Questi modelli sono spesso chiamati "SIR", con l'acronimo che viene dai termini in inglese "susceptible, infected, recovered". In Italiano, abbiamo "suscettibile, infetto, guarito." L'idea è che lo stock delle persone infette cresce proporzionalmente sia agli stock delle persone suscettibili, sia a quello degli infetti, è un ciclo di feedback. E' questo che genera la crescita attraverso un meccanismo che si chiama feedback, ovvero più il sistema cresce, più cresce rapidamente. Con il progredire dell'epidemia, ovviamente, il virus esaurirà le persone suscettibili, la crescita rallenterà e, alla fine, lo stock degli infetti inizierà a diminuire. Poi, l'epidemia sarà finita.

Quindi, vediamo cosa produce il modello nella sua versione più semplice. L'ho fatto usando il pacchetto Vensim (TM) di dinamica dei sistemi.




Nota come il numero di persone sensibili (curva blu) diminuisce gradualmente. Invece, il numero di casi per unità di tempo (curva verde) e le persone infette totali (curva rossa) mostrano un ciclo di crescita e declino. Infine, le persone guarite (curva grigia) crescono e poi si stabilizzano. (potrebbero anche morire, le equazioni non cambiano.)

Nel caso dell'epidemia di Covid, il mostriciattolo peduncoluto ci ha fatto impazzire non poco arrivando a ondate invece che in una sola curva. Ma se guardate le curve recenti, vedrete che le "curve a campana" sono quelle, anche se sono più d'una, principalmente come risultato di fattori stagionali e di varianti che si susseguono a ondate.

Confrontiamo con i modelli di estrazione di minerali: i nomi delle variabili cambiano, ma il modello è lo stesso

Sensibili - > Risorse Petrolifere
Tasso di infezione - > produzione di petrolio
Infetto -> Petrolio Estratto

Lo illustriamo con un caso molto evidente: quello della produzione di carbone in Inghilterra (figura di Ugo Bardi)


La curva è sempre la stessa, come vedete.

Si può fare la stessa cosa con altri fenomeni. Ad esempio, nel caso del "modello di trappola per topi" vista all'inizio di questo post, abbiamo

Sensibili -> palline intrappolate
Tasso di infezione -> numero di trappole che scattano per unità di tempo.
Infetto -> numero di palline in volo
Guariti -> palline a terra

Quello che vedete nella figura è un grafico fatto a partire dal filmato messo on line dal Dr. Little dell'Università di Berkeley.

E ritorniamo alla curva di Hubbert! La cosa curiosa è che sul web trovate decine di questi esperimenti con le trappole per topi e nessuno che abbia mai usato la teoria SIR o Lotka-Volterra per interpretarli. 

Bene, insieme a Ilaria Perissi, la mia collaboratrice, ci stiamo lavorando sopra. Abbiamo un modello che dovrebbe descrivere i risultati dell'esperimento, quindi si tratta di provare.


Vedete Ilaria impegnata con le trappole per topi. Vi dirò che la cosa si è rivelata per niente facile: le maledette trappole tendono a scattare per conto loro. Per ora, siamo riusciti più che altro a farci male alle dita. Probabilmente non è così difficile come costruire una bomba atomica, ma un certo impegno lo richiede. Prima o poi, ci riusciremo. 

E da quel punto in poi, si aprono infinite possibilità! 



venerdì 18 giugno 2021

Rivelazione - Discorso alle cellule malate, il nuovo libro di Bruno Sebastiani

 


La teoria cancrista, secondo cui l’umanità è divenuta un tumore sulla Terra, consta di tre testi base (“Il Cancro del Pianeta”, “Il Cancro del Pianeta Consapevole” e “L’Impero del Cancro del Pianeta”). A questi ora se ne aggiunge un quarto, “Rivelazione – Discorso alle cellule malate”.

Qualcuno può domandare: ve ne era bisogno? la teoria non era stata già sufficientemente sviluppata nei tre saggi sin qui pubblicati?

Ebbene, non solo di questo quarto volume vi era bisogno, ma di ogni altro ulteriore che uscirà in futuro, scritto da me o da chi vorrà aderire alla teoria.

L’enorme mole di testi e di dottrine che Homo sapiens ha prodotto in cinquemila anni di storia per giustificare e glorificare la sua superiorità su ogni altra specie non può essere certo confutata con i pochi argomenti racchiusi in un volumetto di 200 pagine.

È dunque necessario produrre idee su idee, ragionamenti su ragionamenti, ciascuno finalizzato a rovesciare l’insana tesi secondo cui è nostro diritto sottomettere ogni elemento della natura.

In questa ottica si inserisce ora “Rivelazione – Discorso alle cellule malate”, libro che intende aprire gli occhi di Homo sapiens facendo leva sui falsi miti costruiti dalla ragione e poi dalla ragione ripudiati.

L’uomo, infatti, sin dalla sua uscita dallo stato di natura ha iniziato a costruire intorno a sé un castello ideologico sempre più complesso al fine di dare un senso alla propria esistenza e di giustificare il proprio diritto di supremazia sugli altri viventi.

Animismo e miti si sono nel tempo trasformati in Grandi Favole (alias “religioni”), le quali hanno governato il mondo fino a qualche secolo fa e che ancora tanta influenza hanno in alcune aree del Pianeta.

Ma la cosiddetta “civiltà” contemporanea ha voltato le spalle a questo tipo di costruzioni ideologiche e l’essere umano ha pressoché smesso di ricercare il senso della propria esistenza, dedicandosi interamente al godimento dei beni materiali.

È così caduto il velo che nascondeva la nostra vera natura di cellule tumorali, ma non ce ne siamo resi conto.

Abbiamo edificato “L’Impero del cancro del Pianeta” e grazie alle sue rigide strutture organizzative riusciamo a sfamare otto miliardi di uomini con trenta miliardi di animali (che in attesa della macellazione devono essere a loro volta sfamati) e con una infinita quantità di vegetali (per produrre i quali le foreste scompaiono anno dopo anno e lasciano il posto a sconfinati campi di monoculture).

Questo Impero non potrà vivere a lungo e la sua caduta sarà la più rovinosa della storia.

Per aprire gli occhi a chi non vuole guardare questa realtà avevo già scritto “Il Cancro del Pianeta Consapevole”.

Ma, poiché l’egoismo antropocentrico continua imperterrito a dilagare, a quel libro ora si aggiunge “Rivelazione – Discorso alle cellule malate”.

In quest’ultima opera la “Rivelazione” finale ruota intorno al concetto de “i limiti dell’intelligenza” (al quale è dedicato un intero capitolo). Questo concetto è fondamentale nella teoria cancrista, secondo solo al concetto dell’abnorme evoluzione subìta del nostro cervello.

Se quest’ultima ci ha trasformati in cellule tumorali, i limiti dell’intelligenza ci impediscono di edificare strutture artificiali equilibrate e durature come quelle naturali che abbiamo distrutto.

Questi limiti, oltretutto, non ci consentono di innalzarci alla conoscenza delle verità ultime, e questa, in estrema sintesi, è la Rivelazione finale che il mio saggio intende offrire all’attenzione dell’uomo contemporaneo.

Nel libro, ovviamente, il ragionamento è assai più articolato e complesso, con una conclusione “a sorpresa”.

Al termine del “discorso”, infatti,  si giunge alla conclusione che il contenuto del messaggio “rivelato” altro non è che la riproposizione in termini attuali di quanto era contenuto nelle antiche dottrine mistiche “apofatiche” (nel mio articolo “Apologia dell’Apofatismo” vi è una sommaria descrizione di queste ultime).

Questo concetto de “i limiti dell’intelligenza” è di una tale importanza che in un prossimo futuro gli dedicherò un apposito saggio.

Tutti i maggiori filosofi hanno discettato intorno alle enormi potenzialità della ragione umana e hanno costruito ambiziosi castelli ideologici per tentare di scalare il cielo. Basti pensare alle varie le dimostrazioni razionali dell’esistenza e onnipotenza di Dio.

Qualcuno, per la verità, ha avvertito che oltre a un certo limite non era possibile andare (in particolar modo gli appartenenti alle citate dottrine “apofatiche”), ma i più hanno ignorato questi avvertimenti e si sono inoltrati fin nei più impervi sentieri dell’essere.

A questo orgoglio intellettuale ha fatto da contraltare un analogo orgoglio scientifico, e il combinato disposto di queste due devastanti funzioni cerebrali ha dato vita alla più rovinosa aggressione al corpo del Pianeta.

Cellule sane (animali e vegetali), rocce, terra, sottosuolo, nulla è stato risparmiato dall’aggressività del cancro del Pianeta, neppure le acque dei fiumi e del mare, né l’aria del cielo.

Forse non siamo più in tempo per salvare la biosfera, ma qualunque sia la nostra sorte non possiamo esimerci dal tentare di fare ogni sforzo per raddrizzare l’imbarcazione che sta affondando. Arrendersi prima del tempo significa solo accelerare la fine.

Ben venga dunque la “Rivelazione” della nostra vera natura e ogni altro messaggio finalizzato a conseguire il medesimo obiettivo.

E ben vengano le manifestazioni di consenso e di supporto nei confronti di chi sta dalla parte della Natura contro l’antropocentrismo dilagante.