mercoledì 29 aprile 2020

La Cassandra Furiosa: chiusi i commenti sul blog

La profetessa in persona mi è apparsa in sogno, arrabbiatissima, direi anzi incavolata nera. Umilmente, eseguo i suoi ordini.  (immagine da "TVtropes")


Gentili lettori/lettrici e commentatori/commentatrici

Scusate, ma ho pensato che sia meglio chiudere i commenti di questo blog. Sfortunatamente, ho visto un evoluzione che ha fatto diventare i commenti una zona piuttosto tossica per sfoghi di vario tipo, dal razzista al complottista.

Capisco bene che molti di noi sono frustrati e stressati e che hanno bisogno di sfogarsi. Ma questo tipo di commenti non aggiunge nulla al blog e non è utile al lettore che per caso si trova a leggerli. Neppure credo che spetti a me, umile avatar della profetessa, il mestiere di censurare questo o quel commento, cosa che finisce sempre per essere arbitraria.

Quindi -- una pausa di lunghezza temporale indeterminata, vedremo come evolvono le cose. Per il momento non stanno evolvendo, semmai "involvendo" ma tutto quello che succede, succede perché doveva succedere. Non sono il solo blogger catastrofista che alla fine non ne ha potuto più -- lo ha fatto anche Antonio Turiel con il suo blog "The Oil Crash", dopo che i commentatori erano passati addirittura alle minacce personali.

Mi preme ringraziare i commentatori che sono stati meno tossici di altri, in particolare "Mago" (*) che si è costruito una sua visione proprio sui commenti. In gran parte non la condivido, ma la trovo interessante. Anche "Madre Terra" e altri hanno fatto del loro meglio per fare dei commenti sensati. Per loro e per altri non-tossici: se volete mandarmi dei commenti in forma di post da pubblicare, potete scrivermi.

E andiamo avanti in questi tempi molto difficili. Speriamo bene.


Saluti a tutti/e

Ugo Bardi
ugo.bardi(coronavirus)unifi.it


(Ah.... se siete fra gli "autori" del blog potete ancora commentare. Mago, se mi scrivi ti ci metto)

lunedì 27 aprile 2020

I numeri dell'epidemia: come buttarsi nudi nel cespuglio dei rovi per raccogliere le more



Nel mondo anglofono, il gesto della figura si chiama "facepalm" e indica quando uno è talmente stupito dall'idiozia incontrata che non può fare di meglio che mettersi le mani nei capelli. Non so se sul sole lo hanno scelto con questa idea, ma si applica molto bene all'articolo che illustra.



Anche le idee buone vanno realizzate con un minimo di criterio per non fare come quello che si era buttato nudo dentro il cespuglio dei rovi. Dopo, raccontò che lo aveva fatto perché gli era sembrata una buona idea per raccogliere le more.

Qualcosa di simile mi sembra sia successo con alcuni articoli che cercano di confrontare l'eccesso di mortalità rispetto agli anni passati per farsi un idea del numero di vittime causate dall'epidemia di coronavirus. E' una buona idea, ma va usata con un minimo di attenzione per verificare che i dati siano quelli giusti.

Mi riferisco all'articolo pubblicato dal "Sole 24 Ore"  a firma di di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, con il titolo: "L’economia ferma e il dubbio sui decessi in Italia". Di queste cose ho già parlato: diciamo che Becchi e Zibordi sono cascati nudi nel cespuglio delle more facendo esattamente lo stesso errore che hanno fatto quelli del sito "Disquisendo", che è un sito di sciachimisti e cialtronate varie che neanche vi linko per carità di patria.

Così, Becchi e Zibordi si sono beccati e zibordati una precisazione da ISTAT che dice:
. . .  suggerisco agli autori dell'articolo di utilizzare sempre fonti ufficiali di dati per le loro analisi e non quelli tratti da fonti non accreditate (come il sito italiaora.org), le quali oltretutto oltre ad usare dati errati in merito ai decessi in Italia nel 2020 non corredano le informazioni pubblicate con metadati e riferimenti dettagliati sull'origine e le modalità di aggiornamento delle stesse.  
In aggiunta alla spazzolata ricevuta da ISTAT, l'articolo di Becchi e Zibordi è stato sbufalato in molteplici siti, Per esempio su Left o anche da Gianni Catalfamo.

Ora, a parte i cespugli dei rovi e le more, mi viene da domandarmi come sia possibile che tanto del dibattito si basi su dati presi più o meno a caso qua e la, incompleti e interpretati male. Non sarà che il virus prende anche il cervello della gente? Oppure non sarà che c'è in giro l'idea di screditare tutti quelli che in qualche modo cercano di verificare l'interpretazione ufficiale sulla base dei dati? In ogni caso, il pubblico riceve informazioni frammentarie e confuse e non riesce a rendersi conto di cosa stia veramente succedendo con l'epidemia. E mi sa proprio che neanche i decisori politici al governo se ne rendano conto.

Qui, francamente, l'ISTAT avrebbe potuto e dovuto fare di meglio. Va bene sbufalare le fesserie, ma avrebbe potuto attrezzarsi per tirar fuori dei dati aggiornati che avessero valore rappresentativo di quello che sta succedendo a livello nazionale. Chiaramente, non spetta all'ISTAT fare diagnosi sulle cause di morte, ma se per una ragione qualsiasi la mortalità aumenta in Italia, chi se non l'ISTAT dovrebbe lanciare il cambiamento d'allarme? Si spera che ci stiano pensando per la prossima emergenza.

E a questo punto, speriamo che il governo ci dia il permesso di andare a cogliere le more, questa estate. Nudi, ma con la mascherina.




venerdì 24 aprile 2020

Antivaccinismo e dintorni


Demetrio Cosola, La vaccinazione nelle campagne, 1894

Guest Post di Bruno Sebastiani

Parlare di natalismo / antinatalismo o di diete vegane / onnivore è come entrare in una cristalleria in sella a un elefante. Comunque ti muovi fai danni.
Eppure io ci ho provato, con due specifici articoli (“È meglio essere nati o sarebbe stato meglio non essere mai nati” e “Carne o non carne? Siamo animali vegetariani o onnivori?”) e, tutto sommato, credo di essermela cavata abbastanza bene, limitando al minimo i danni (solo qualche bicchiere rotto, e di scarso valore).
Incoraggiato da queste esperienze positive ho deciso di inoltrarmi in un altro campo minato, quello dei vaccini.
L’argomento è quanto mai di attualità, tenuto conto dell’emergenza sanitaria in corso e della speranza che tanta parte della popolazione ripone in un vaccino prossimo venturo, in contrasto con la chiassosa minoranza no-vax.
L’argomento è oltremodo spinoso, perché implica l’estrinsecazione di giudizi di valore non solo sui vaccini in se stessi, ma anche su tutte le grandi scoperte che in campo medico hanno consentito di aumentare la speranza di vita di miliardi di persone.
Una questione veramente scottante, ancor più delicata se si tiene conto che il tema della salute è uno dei pochi intorno al quale vi è consenso unanime da parte di tutti, forze politiche, componenti culturali, movimenti religiosi ecc.
Persino i no-vax si oppongono ai vaccini in quanto li ritengono inutili o, peggio, pericolosi per la salute, non già perché salvando vite umane contribuiscono alla sovrappopolazione del pianeta.
Eccoci dunque subito giunti al nocciolo della questione: i no-vax perseguono lo stesso fine dei “vaccinisti”, ovvero la maggior salute possibile per il maggior numero possibile di esseri umani. Solo che lo perseguono in modo diverso, mettendo in risalto i rischi, veri o presunti, connessi alla somministrazione dei vaccini.
In quegli aggettivi, veri o presunti, si cela la sostanza dell’argomento, che quindi è di natura esclusivamente e squisitamente scientifica.
Se fosse acclarato che i vaccini contribuiscono alla difesa dello stato di salute della popolazione senza eccezione alcuna e che, a contrariis, in assenza dei medesimi tale stato di salute decadrebbe fatalmente, la querelle sarebbe risolta, nessuno più si dichiarerebbe no-vax.
Ma le eccezioni esistono, non potrebbe essere diversamente.
Cionondimeno l’efficacia dei vaccini è dimostrata statisticamente in modo più che ampio. Malattie come il vaiolo, la poliomielite, la difterite, il tetano sono state debellate pressoché totalmente grazie alla vaccinoprofilassi. Altre affezioni sono tenute validamente sotto controllo con la vaccinoterapia.
Dopodiché tra i milioni, miliardi di vaccinazioni eseguite, qualche “incidente di percorso” si è verificato in passato e certamente si verificherà in futuro.
I nostri organismi non sono tutti uguali e i singoli preparati vaccinali non sono sempre perfetti al 100%. Come in tutte le cose umane vi è sempre un margine di errore e di imprevedibilità.
Così pure sappiamo che gli interessi economici dettano legge anche nel campo della salute e le industrie farmaceutiche non sono certamente degli istituti filantropici.
Ma attaccarsi a queste “microfessure” del sistema per mettere in discussione la solidità dell’intero edificio rappresenta, da parte dei no-vax, una posizione estrema, sinceramente indifendibile.
Un conto è la critica contingente di singoli aspetti, un altro la negazione della efficacia dei vaccini tout court.
Il discorso potrebbe dunque chiudersi qui.
Ma sarebbe un’occasione sprecata.
Credo infatti che il variegato e combattivo mondo antinatalista, vegano, animalista, antispecista, no vax ecc. meriti una considerazione tutta particolare per l’impegno e la passione con cui affronta le sue battaglie.
Ne parlo come di un unico schieramento perché ritengo che le idee e le azioni di tutti questi “attivisti – estremisti” siano collegate da un sottile filo rosso, anche al di là degli intendimenti dei diretti interessati.
Un loro denominatore comune è certamente la critica alla società industriale e consumista. Un altro è l’avversione per la dittatura dell’economia. Un altro ancora è la forte repulsione per l’opera di devastazione della natura compiuta da Homo sapiens.
Ce ne è abbastanza per tentare di fare un discorso onnicomprensivo.
Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza di questo mondo, così variegato e combattivo?
Il punto di forza è sostanzialmente uno: la crisi di valori che sta attraversando il modello di vita occidentale, oramai divenuto il modello di riferimento per tutta la popolazione mondiale.
I punti di debolezza sono diversi.
In primo luogo la negatività del punto di forza, ovvero il fatto che le varie frange dello schieramento si riconoscono nella critica al modello industriale-consumista ma non hanno alle spalle una comune ideologia né un metodo di analisi storica condiviso.
Vi è così un ecologismo marxista, un altro cristiano, un altro anarco-primitivista e così via.
Inoltre, alla frammentazione ideologica se ne aggiunge un’altra di tipo contenutistico.
Vi è chi difende i diritti degli animali, chi si oppone ai vaccini, chi è contro la sovrappopolazione, chi lotta contro l’alta velocità, chi protegge determinate specie animali in pericolo di estinzione, chi si oppone alla deforestazione, chi si batte per i diritti dei più deboli, chi è contro la vivisezione ecc. ecc.
Non che le singole posizioni siano in contrasto le une con le altre, ma di fatto l’impegno dei singoli si esplica su una pluralità di fronti e, come ben sa chi si occupa di strategia militare, per vincere le battaglie occorre concentrare l’attacco in un determinato punto dello schieramento avversario, evitando di disperdere le forze in mille direzioni.
Infine un altro punto di debolezza, forse il più rilevante, di questo mondo è la contiguità con movimenti e personaggi di dubbia credibilità, professionalmente dediti al sensazionalismo, alla ricerca delle cause occulte e della dietrologia ad ogni costo, i complottisti a oltranza, quelli delle scie chimiche, dei cerchi nel grano, dell’uomo che non è mai sceso sulla luna, dei servizi segreti che hanno abbattuto le torri gemelle ecc. ecc. (per carità di patria ometto di parlare di terrapiattismo!)
Signori: non c’è bisogno di cercare spiegazioni strambe a una realtà che sta di fronte ai nostri occhi e che è ben visibile sia da chi contesta questo sistema sia da chi lo sostiene.
Per fornire un canone interpretativo basato unicamente sul buon senso e quindi alla portata di ogni intelletto ho sviluppato il Cancrismo, la teoria secondo cui il nostro comportamento su questa terra è analogo a quello delle cellule tumorali nel corpo dell’ammalato di cancro.
L’immagine non deve spaventare. L’analogia ha unicamente lo scopo di far aprire gli occhi ai candidi speranzosi in un futuro migliore.
Assumendo come punto di partenza la nocività di Homo sapiens quale diretta conseguenza dello sviluppo del suo cervello che gli ha consentito di contravvenire alle leggi di natura, tutta la storia del genere umano può essere riletta in ottica regressista.
Ogni progresso dell’indagine filosofica, delle scienze, della tecnica anziché rappresentare un successo di cui vantarsi è da intendere come un avanzamento nell’edificazione di un mondo artificiale sempre più avulso dall’armonia naturale della biosfera.
Questi progressi hanno consentito proprio quella crescita numerica indifferenziata della popolazione che è all’origine della malattia del pianeta.
In tale ottica tutto trova la sua logica spiegazione.
Non è il mangiar carne il delitto, ma il mangiarla in quantità industriale, costringendo miliardi di poveri animali a una vita del tutto innaturale.
Del mangiar vegetali nessuno ha mai detto che sia un delitto, ma io soggiungo che invece lo è aver iniziato a coltivare i campi per procurarseli artificialmente e in gran quantità.
Non è l’aver tanti figli il delitto, ma l’aver alterato il rapporto nascite / morti innescando l’aumento iperbolico della popolazione.
La rivoluzione agricola è la prima responsabile di questo stato di cose, dopodiché qui si inserisce nuovamente il discorso dei vaccini, insieme a quello degli antibiotici e dei tanti farmaci salvavita di cui ci gloriamo. Sono i secondi responsabili del grande balzo della sovrappopolazione, unitamente alle nuove condizioni igienico sanitarie e organizzative della società contemporanea.
Da notare che la necessità di particolari presìdi sanitari, tra cui i vaccini, deriva dal fatto che la diffusione di molte malattie avviene per contagio, ed è quindi favorita dal concentramento di molti esseri in spazi ristretti, situazione tipica delle città.
Prova ne sia che per arginare la diffusione della recente pandemia si è fatto ricorso al distanziamento sociale e all’isolamento, situazione in cui vivevano abitualmente gli uomini primitivi e anche gran parte dell’umanità in epoca pre-urbana.
Dobbiamo dunque predicare l’abolizione dell’agricoltura, dei vaccini e di ogni altra cura medica?
Ovviamente no. Ci siamo incamminati su una via che non può essere percorsa a ritroso e non è in nostro potere di esseri intelligenti il comportarci come se non avessimo l’intelligenza, che è la causa di ogni male.
L’unica cosa che possiamo fare è di cercare di tirare un po’ i freni, di modo che la nostra folle corsa verso il collasso rallenti e consenta a qualche generazione in più di esseri viventi di godere del poco che resta di quello che un tempo era chiamato paradiso terrestre.
Per ogni approfondimento sul Cancrismo vi rinvio al sito de “Il cancro del pianeta”.

mercoledì 22 aprile 2020

Trollino, trolletto, trollaccio.....






Sul mio blog in inglese ogni tanto invento un commento pieno di insulti scritto da un troll di fantasia che ho chiamato "Mr Kunning-Druger" ispirandomi all'effetto "Dunning-Kruger" che è ben noto, sono le persone che credono di sapere molto di più di quanto non sanno realmente.

Bene, alle volte la realtà supera la fantasia. Questo sono due commenti ricevuti da un signore che si firma "Francesco Caselli" o a un mio post sul "Fatto Quotidiano"


..... qui abbiamo un professore di fisica tecnica dal curriculum mediocre che ha avuto un breve momento di gloria passandosi per scienziato che pretende di saperne di più di una miriade di specialisti in pandemie, virologi, medici etc... Uno di quei comuni esempi di mediocri che non solo pretende di essere meglio ma li fa passare per cretini. Il professore (SIC !) dovrebbe ripassare l'ABC, la natura del metodo scientifico, come lo enunciava Richard Feynman. Ma non lo farò e se mai risponderà a questa lo farà in modo stizzito come sempre fa quando lo trovano come un bimbo con le ditte nella marmellata. Mica ci arriva con le sue mirabolanti analisi a capire che una minuscola percentuale di casi in relazione alla totalità della popolazione è stata abbastanza a collassare i sistemi sanitari di un marea di paese. Lo so che erano stati ampiamente e colpevolmente vittime dell'ideologia liberista ma so anche che il professore (SIC !) non ha evidentemente la più vaga idea di cosa siano i reparti di terapia intensiva, di come si sente un malato di Covid-19 grave, ritiene evidentemente che fosse comuni a New York sia "isteria di massa". Soprattutto ritiene che la vita umana valga poco, soprattutto se non è la sua, essendo sempre stato un neo malthusiano in maschera. Shame on you professor (SIC !) Bardi.


Non c'è nulla da ponderare quando davanti hai un saccente che non sa cosa accade in un reparto di rianimazione dove decine di migliaia hanno terminato la loro vita intubati. Si tenga la sua pelosa gentilezza, e non c'è nulla di bello in questo o altri dibattiti. Sono inutili perdite di tempo di gente come e lei (e ahimè pure io) chiuse in casa che non hanno una comprensione di quanto avviene ma ritengono di poter tranquillamente scavalcare specialisti che a queste materie hanno dedicato al vita. Lei insegna fisica e cosa direbbe a un suo studente se viene in aula alza la mano e afferma "professore, il secondo principio della termodinamica è un cavolata, io ho le statistiche". Si mostrerà ponderato ed intelligente ? Ci sono decine di papers apparsi su The Lancet, The New England Journal of Medicine, Imperial College London, Centre for the Mathematical Modelling of Infectious Diseases etc... lei ne ha letti ZERO.


venerdì 17 aprile 2020

La pagliuzza che ha spezzato la schiena del cammello: Il virus causerà un collasso globale?





Questa è una versione dell'articolo che ho pubblicato sul "Al Arabiya" il 26 marzo 2020. Non è lo stesso testo che ho pubblicato lì-ma ho mantenuto la meravigliosa illustrazione di Steven Castelluccia. Trasmette perfettamente il concetto di " Seneca Cliff" . Tradotto da Cassandra's Legacy usando Yandex.ru.


Vi ricordate la storia della pagliuzza che ha spezzato la schiena del cammello? È un'illustrazione di come i sistemi in sovraccarico sono sensibili alle piccole perturbazioni. Quindi, l'epidemia di COVID-19 potrebbe essere la pagliuzza che spacca la schiena dell'economia mondiale?

Come un cammello sovraccarico, l'economia mondiale è sovraccaricata da almeno due oneri giganteschi: uno è l'aumento dei costi di produzione delle risorse minerarie (non fatevi ingannare dagli attuali prezzi bassi del petrolio: i prezzi sono una cosa, i costi sono un'altra). Poi, c'è l'inquinamento, compreso il cambiamento climatico, che pesa anche quello sull'economia. Questi due fattori definiscono la condizione chiamata "overshoot", che si verifica quando un sistema economico sta consumando più risorse di quanto la natura possa sostituire. Prima o poi, un'economia in overshoot deve venire a patti con la realtà. Significa che non può continuare a crescere: deve declinare.

Queste considerazioni possono essere quantificate. E' stato fatto per la prima volta nel 1972 con il famoso rapporto I Limiti dello Sviluppo, sponsorizzato dal Club di Roma. Fortemente criticato e demonizzato quando fu pubblicato, oggi ci rendiamo conto che il modello utilizzato per lo studio aveva correttamente identificato le tendenze dell'economia mondiale. I risultati dello studio hanno dimostrato che il doppio onere dell'esaurimento delle risorse e dell'inquinamento avrebbe portato prima alla cessazione della crescita economica e quindi alla sua caduta, probabilmente a un certo punto durante i primi decenni del XXI secolo. Anche con ipotesi molto ottimistiche sulla disponibilità di risorse naturali e di nuove tecnologie, i calcoli mostravano che il crollo potrebbe al meglio essere posticipato, ma non evitato. Molti studi successivi hanno confermato questi risultati: il collasso risulta essere una caratteristica tipica dei sistemi in overshoot, un fenomeno che ho chiamato il "dirupo di Seneca" da una frase dell'antico filosofo romano Lucio Anneo Seneca.



Lo scenario di base calcolato nella versione del 1972 di " i limiti alla crescita"


Il coronavirus, di per sé, è una piccola perturbazione, ma il sistema è pronto per il collasso e l'epidemia potrebbe innescarlo. Abbiamo già visto nel passato recente come l'economia mondiale è fragile: è quasi crollata nel 2008 sotto la relativamente piccola perturbazione del crollo del mercato dei mutui subprime. A quel tempo, era possibile contenere il danno ma, oggi, la fragilità del sistema non è migliorata e il coronavirus potrebbe essere una perturbazione più forte. Il crollo di interi settori dell'economia, come l'industria del turismo (oltre il 10% del prodotto lordo mondiale), è già in corso e potrebbe essere impossibile impedirne la diffusione in altri settori.

Allora, cosa ci succedera' esattamente? Siccome abbiamo comicnciato menzionando un cammello, possiamo anche citare una famosa dichiarazione dello Shaykh Rāshid che possiamo riassumere come: "mio padre cavalcava un cammello, Guido una Mercedes, Mio figlio cavalcherà un cammello." Quella frase potrebbe essere stata davvero profetica?

In effetti, la prossima crisi potrebbe rivelarsi così pesante da riportarci al Medioevo. Ma è anche vero che tutte le principali epidemie della storia hanno visto un robusto rimbalzo dopo il crollo. Consideriamo che, a metà del XIV secolo, la ”Peste Nera" aveva ucciso forse il 40% della popolazione europea, ma, un secolo dopo, gli europei scoprivano l'America e iniziavano il loro tentativo di conquistare il mondo. Può darsi che la peste nera sia stata determinante in questo rimbalzo: la riduzione temporanea della popolazione europea aveva liberato le risorse necessarie per un nuovo balzo in avanti.

Potremmo vedere un rimbalzo simile della nostra società in futuro? Perche ' no? Dopotutto, il coronavirus potrebbe farci un favore costringendoci ad abbandonare i combustibili fossili obsoleti e inquinanti che usiamo oggi. Gli attuali bassi prezzi di mercato sono il risultato della contrazione della domanda e saranno probabilmente la pagliuzza che spezza la schiena dell'industria petrolifera. Questo lascerà spazio a nuove e più efficienti tecnologie. Oggi l'energia solare è diventata così economica che è possibile pensare a una società completamente basata sull'energia rinnovabile. Non sarà facile, si può fare.

Tutto questo non significa che il collasso a breve termine potrà essere evitato. La transizione verso una nuova infrastruttura energetica richiederà enormi investimenti, impossibili da trovare in un momento di contrazione economica come quello che ci aspettiamo per il prossimo futuro. Ma, nel lungo periodo, la transizione è inevitabile e c'è speranza per un "rimbalzo di Seneca" verso una nuova società basata su energia pulita e rinnovabile, non più  sotto la minaccia dell'esaurimento delle risorse e del cambiamento climatico. Ci vorrà del tempo, ma possiamo guarire la schiena di questo povero cammello.

martedì 14 aprile 2020

La rete che ci sta per avvolgere



Guest post di Bruno Sebastiani

Nota: questo post è stato scritto prima della grande crisi del coronavirus, un tempo che sembra ormai preistorico. Tuttavia, molte delle considerazioni di Sebastiani sembrano particolarmente appropriate alla situazione attuale, non tanto per le accuse fatte al 5G di aver causato l'epidemia, ma per l'uso che si programma di farne per ottenere un controllo sempre più stretto di ognuno di noi (UB)


Ho assistito giorni fa a un dibattito dal titolo “5G, rischi o opportunità”. Il tema è stato introdotto da medici e fisici che hanno focalizzato la loro attenzione sull’aspetto “rischi per la salute”, mentre l’aspetto “opportunità” è stato sviluppato da Pietro Guindani, Presidente di Vodafone Italia e di Assotelecomunicazioni.
L’avvento ormai prossimo della rete che consentirà lo sviluppo planetario di “Internet delle cose” (IoT) sta suscitando molte polemiche.
Ma quasi tutte le critiche e le perplessità sono connesse all’aspetto fisico delle infrastrutture necessarie a consentire il funzionamento di questa rete di quinta generazione.
Lunghezze d’onda, frequenze, numero di antenne e di satelliti: ecco i principali elementi che destano preoccupazione, tutti con riguardo alla salute umana, solo secondariamente ai danni che possono arrecare all’ambiente (taglio di alberi, inquinamento visivo in cielo ecc.).
In un altro articolo ho descritto come si dispiegherà in terra, sott’acqua e in cielo quella che ho definito la Rete Sinaptica Mondiale.
Qui vorrei soffermarmi sul suo reale significato e sul suo effettivo pericolo per la biosfera, che è altra cosa rispetto alla sua nocività per la salute umana.
È probabile, se non certo, che tale nocività sussista, ma come quasi sempre accade verranno trovati rimedi per contenerne gli effetti, secondo la solita tattica di rinviare il redde rationem. Non è escluso che qualche casa farmaceutica possa anche trarre dei vantaggi economici da tale situazione di nocività.
Ma, ripeto, non è questo il punto.
Ho titolato il mio nuovo libro di prossima pubblicazione “L’Impero del Cancro del Pianeta”. Con tale espressione ho inteso definire l’organizzazione socio-economico-politica che sta divorando gli ultimi tessuti sani del pianeta. È lo stadio più avanzato della malattia che noi rappresentiamo per la biosfera. Quelle che erano masse tumorali più o meno estese, attraverso il processo di metastatizzazione hanno raggiunto ogni parte del globo e ora stanno agglomerandosi in una massa unica onnicomprensiva e onnipervasiva.
Questa massa è l’impero del cancro del pianeta, composto da miliardi di cellule “malate”, da un numero assai più grande di cellule “alterate” (gli animali degli allevamenti intensivi, i pesci delle aquafarm e le piante delle monocolture, tutti destinati all’alimentazione delle cellule “malate”, ma che anch’essi richiedono nutrimento) e da un numero ancora più grande di cellule “artificiali” (le macchine prodotte dalle cellule “malate” per potenziare le proprie capacità e alleviare le proprie fatiche, che devono a loro volta essere alimentate con ogni tipo di energia).
Ebbene questa unica massa, ormai ovunque dilagante, per continuare a sopravvivere ha necessità di coordinare al massimo tutte le sue componenti.
Immaginiamo cosa succederebbe in una megalopoli di 5, 10, 20 milioni di abitanti se si fermassero i trasporti pubblici o se gli addetti al rifornimento dei supermercati non consegnassero più la loro merce o se l’acqua non fosse più potabile o se mancasse l’energia elettrica.
Nessuno è più autosufficiente; la vita di ognuno dipende dal corretto funzionamento della “Grande Macchina” che abbiamo costruito intorno alle pareti delle nostre case e anche dentro.
Ecco dunque che alla luce di queste considerazioni appare chiaro come l’aumento della popolazione e della complessità dell’organizzazione sociale imponga l’adozione di reti di interconnessione sempre più efficienti ed onnipervasive.
Per soddisfare questa esigenza sta nascendo la rete di quinta generazione e più avanti ne spunteranno di ancor più performanti.
Ma il fatto che queste reti siano necessarie per la gestione della macchina sociale equivale ad approvarne l’introduzione e la diffusione? Equivale a darne un giudizio positivo?
Qui si spalanca la porta su un dilemma insolubile.
Da una parte abbiamo gradualmente sostituito il mondo naturale con quello artificiale, e continuiamo imperterriti a marciare in tale direzione.
Dall’altra parte abbiamo iniziato a renderci conto che il mondo artificiale non è sostenibile oltre un certo limite, che non sappiamo esattamente dove sia, se lo abbiamo già oltrepassato o se dobbiamo ancora raggiungerlo, e in tal caso quando.
Quello che sappiamo è che non possiamo tornare indietro, per tante ragioni, tra cui in primo luogo la complessità dell’organizzazione sociale impiantata in tutto il mondo.
Quindi, alla domanda se il 5G è un bene o un male l’unica risposta corretta è che collettività sempre più numerose richiedono sistemi di comunicazione sempre più sofisticati.
Il che non significa voler aggirare il quesito.
Significa che l’intera problematica va inquadrata in un discorso più ampio, quello relativo alla reale natura di Homo sapiens e al suo ruolo su questo pianeta.
Se crediamo di essere i padroni del mondo a buon diritto, allora tutto ciò che abbiamo realizzato è da considerare positivo e la rete che ci sta per avvolgere, oltre che necessaria, è da ritenere sommamente apprezzabile.
Se invece crediamo di esserci trasformati, a causa di malaugurati eventi biologici, in cellule distruttive dei tessuti sani del pianeta, allora non solo la rete 5G è da considerare nefasta, ma anche tutto ciò che abbiamo realizzato in precedenza, tutti gli infiniti dispositivi e congegni per collegare i quali oggi è necessario avere collegamenti sempre più efficienti.
Posizioni intermedie? Dobbiamo per forza considerarci i signori dell’Universo o, al contrario, il cancro del pianeta? Non possiamo pensare che la nostra intelligenza ci dia diritto a primeggiare nella biosfera ma che nel contempo ci imponga di rispettare l’ambiente e tutti gli altri esseri viventi?
Sarebbe bello poter aderire a una siffatta visione della realtà, ma ciò che vediamo in giro purtroppo la smentisce quotidianamente.
A mio avviso è dunque solo in questa ottica che si può e si deve dare un giudizio negativo sul 5G: esso rappresenta il sistema di comunicazione che intende razionalizzare ed efficientare il nostro dominio sulla biosfera, dominio che già si è rivelato distruttivo e che con l’avvento di questa nuova tecnologia rischia di divenire letale.

venerdì 10 aprile 2020

Come fu che perdemmo la coda. Relax con Elena Corna



Un racconto di Elena Corna



Dal diario dell’ antenata


20 milioni di anni fa all’incirca. Spagna


Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare come sia potuto succedere. So solo che è scomparsa. Di certo non è che l’abbiamo persa di botto, ce ne saremmo accorti. Fatto sta che ora siamo senza coda. Ma dico io, come si fa a vivere senza coda? Ogni volta che ci si ritrova con i cugini macachi o con i lemuri, li vedo che con la coda si attaccano ai rami, tengono meglio l’equilibrio, se la avvolgono attorno. E li invidio. Loro, discretissimi, non ci hanno fatto domande, ma si vede che sono imbarazzati. Noi facciamo sempre finta di niente, ma è certo che non abbiamo più l’agilità di prima. E poi questo culo nudo fa veramente schifo.

Alcuni giovani dicono che la situazione è cambiata, i macachi sono macachi e noi siamo dei pierolapithecus. Sarà. Oltretutto, qui la foresta si sta diradando e forse ci sposteremo.


7 milioni di anni fa, giorno più giorno meno. Africa centrale


Qui non si sta male. C’è la foresta, volendo c’è anche la savana ma sugli alberi si sta meglio anche se non siamo più così bravi a passare da un albero all’altro, a causa della mancanza della coda. Caro diario, ti voglio confidare un grande disagio: mi pare che i miei denti siano più piccoli. Mi pare anche che ce ne siano meno! Forse tutta la bocca è più piccola, il che mi sentire debole. Alcuni nostri cugini hanno dentature più forti e noi li invidiamo. Loro non fanno alcun commento, quando ci si frequenta, ma hanno la tendenza a guardarci la faccia. Credono che non ce ne siamo accorti ma invece sì. Insomma, il nostro gruppo si sta indebolendo sempre di più. Alcuni giovani dicono che ciò accade perché noi siamo dei Sahelanthropus e dobbiamo essere fieri di questo, perché siamo il futuro. Sarà, ma non mi pare una gran consolazione. Oltretutto, ci pare che faccia sempre più caldo. Credo che il mio gruppo abbia deciso di spostarsi un’altra volta.


3 milioni di anni fa, Africa centrale ma più ad est


Si fanno molte conoscenze, viaggiando. Siamo stati ospiti di alcuni simpatici cugini un po’ diversi da noi e molto più bravi a muoversi fra gli alberi, pur non essendo proprio dei brachiatori come altri nostri parenti, ad esempio i gibboni. Noi invidiamo i gibboni perché hanno braccia molto più lunghe e vanno velocissimi fra gli alberi, capacità utilissima che non abbiamo più. In effetti, mi pare che le nostre braccia si siano accorciate. Non so che fine faremo, se si continua così. Non ci siamo ancora ripresi del tutto dalla perdita della coda, per non parlare di alcuni denti. Ora ci si sono scorciate pure le braccia. Comunque, i cugini si sono presentati come Australopitecus afarensis e ci hanno chiesto chi siamo noi. Ho visto un attimo di angoscia negli occhi del nostro capogruppo, che però , devo dire, è stato bravissimo. “Siamo una specie di transizione”, ha risposto senza batter ciglio. Pensavo significasse che siamo dei disgraziati ma forse mi sbagliavo, perché quelli intelligenti dei due gruppi hanno annuito con aria soddisfatta, tranne un vecchio che ha esclamato, allarmato: “Sediba?” “No, nonno, non sono sediba. Si vede a occhio nudo. Vedi che hanno il pelo e mangiano frutta esattamente come noi?” l’ha rassicurato la cugina Lucy. Insomma, pare che un gruppo di loro sia andato a vivere più a sud , non viva più sugli alberi e sia diventato piuttosto spelacchiato (ovvio, col caldo che fa). Inoltre, vanno in cerca delle carogne di animali uccisi dai predatori e se le mangiano. Che schifo! Comunque, ora si fanno chiamare Australopitecus sediba e sono molto antipatici, a detta della cugina Lucy. Dev’essere perché stanno nelle savane e praterie con pochi alberi. Nessuno è antipatico, se vive con gli alberi. Quindi abbiamo deciso di non continuare verso sud ma di andare al mare! Mi sembra un’ottima idea, col caldo che fa; non vedo l’ora che questo Pliocene finisca.


1 milione di anni fa, da qualche parte.



Da tre giorni non esco di casa. Cioè, da quando mi sono vista in uno specchio d’acqua e ho fatto una scoperta traumatica. Sono nuda come un verme! Niente più pelliccia. Voglio dire, non sono mica scema, lo sapevo che avevamo perso la pelliccia, ma insomma, vedermi tutta intera senza un pelo addosso (quasi) mi ha fatto impressione. Oltretutto, ho messo su un bel po’ di grasso sottocutaneo. Così, ora sono grassa e nuda. Tutto il mio gruppo è ridotto così. Facciamo pena da quanto siamo brutti. Questa volta però so benissimo com’è successo. Il fatto è che, dato quel caldo assurdo, ce ne siamo andati a vivere praticamente in mare. Ci passavamo quasi tutto il tempo. Per quanto? Non saprei, almeno due milioni di anni circa. Capisci bene, caro diario, che nell’acqua il pelo non serve. In compenso, serve il grasso perché nell’acqua fa freschetto, dopo un po’. E’ stato un bel periodo , però; nell’acqua i predatori non arrivavano, e nemmeno gli incendi. Inoltre avevamo cibo in abbondanza; è incredibile quanti esseri commestibili ci siano in mare e sugli scogli! L’unico svantaggio degli scogli è che sono duri parecchio. Lo so perché ci mettevamo sedute lì per allattare, e ci faceva male il posteriore. Avessimo almeno avuto una coda da mettere sotto! (Questa faccenda della coda ancora non l’ho digerita). Dice mia madre che è per questo che ci sono cresciute le natiche. In effetti, ho notato che abbiamo il culo grasso, soprattutto noi donne. In pratica, ci siamo fatte una specie di cuscino. A parte questo, si stava bene. Ecco, quello che non capisco è perché diavolo ce ne siamo venuti via. Nemmeno il capogruppo se lo ricorda. Mi ha detto “Sai com’è, abbiamo risalito un fiume, poi la corrente era faticosa e allora siamo usciti dall’acqua, anche perché era diventata freddina.” Che stupidaggine. Inoltre, a forza di stare nell’acqua ci eravamo abituati a muoverci diversamente e ora non siamo nemmeno più capaci di correre a quattro gambe, così ci spostiamo usando solo le zampe dietro. Solo che così si procede molto più lentamente. Un disastro, insomma. Alcuni hanno mal di schiena, cosa che non era mai mai successa prima, perché questo modo di camminare schiaccia le vertebre. Alcune popolazioni di cugini ridono quando ci vedono, oramai non riusciamo più a correre come loro. Ho il sospetto che ridano anche perché si sono accorti che abbiamo difficoltà nell’accoppiamento, in quanto gli organi interni si sono ruotati verso il basso e non si sa più in che posizione mettersi per far quadrare le cose. Qualcuno però ci riesce , infatti nascono dei cuccioli. Brutti. Spelati . All’inizio vanno a quattro zampe, come sarebbe normale, poi si accorgono che è scomodo (ci si sono accorciate le braccia) e si mettono su due zampe, però traballano. Tocca trasportarli. E lì ci siamo accorte di un altro problema: dove si attaccano, i marmocchi? Prima si attaccavano alla pelliccia. In mare galleggiavano e si tenevano uniti attaccandosi ai nostri capelli, ma ora se si attaccano ai capelli ci fanno male. Qualcuno dice che bisogna vedere il lato positivo, senza pelliccia non abbiamo più il problema dei parassiti, ma a me non dispiaceva passare le serate a spulciarsi. La maggior parte della tribù, come me, non vede tutti questi lati positivi: siamo inermi e nudi, non corriamo veloci e non siamo più buoni nemmeno a ripararci sugli alberi. Potremmo estinguerci, ha proposto qualcuno, e chi s’è visto s’è visto. Tanto, non riusciamo bene nemmeno più ad accoppiarci. Ci siamo dati un po’ di tempo per pensarci.


Qualche tempo dopo


Caro diario, sono successe delle cose. Mio fratello ha trovato la pelliccia di un qualcuno ucciso da un predatore, in buone condizioni. L’ha ripulita e fatta seccare, e dopo non puzzava più. Così se l’è messa addosso e si è messo a girare tutto tronfio. Tutti i maschi della tribù sono andati in cerca di pellicce, e adesso ce l’abbiamo tutti e stiamo più calducci. E’ una buona cosa ma preferiremmo avere ancora la pelliccia nostra, invece di portarne addosso una altrui. Nel frattempo mia madre ha tirato fuori delle fibre da alcune foglie lunghe e ha fabbricato una cosa intrecciandole. Siamo convinte che servirà a qualcosa. Insomma, non si parla più di estinguersi. La sera, dato che non dobbiamo più spulciarci, la tribù fa altre cose con le mani. La vita è dura e abbiamo capito che dobbiamo fabbricare delle cose per compensare tutto quello che abbiamo perso: coda, denti, pelliccia…Indubbiamente, siamo una specie molto distratta. Già, che specie siamo, poi? Il capotribù sostiene che ora siamo degli homo erectus, per il fatto che non siamo più capaci di andare a quattro zampe. “Come, homo? Che significa homo? Non siamo più dei pithecus?” gli ho chiesto. “Penso, quindi homo” mi ha risposto dopo un po’. Vedi, caro diario, quando lui non sa cosa rispondere, dice stupidaggini. Tutti quanti pensano, è ovvio. Ora, però, oltre a pensare, noi parliamo tanto. Un’altra cosa che è successa è che ci si è abbassata la laringe e non possiamo più ingozzarci come prima, ma in compenso ci escono dei suoni articolati; in confronto, quelli che facevamo prima erano dei berci. Quindi, si parla tanto riuniti intorno al fuoco, che è un’altra novità. Il fuoco è bello e utile ma è più forte di noi, quindi bisogna stare attenti a non irritarlo. Pochi di noi lo risvegliano e lo alimentano, e loro sono improvvisamente diventati importanti. Tutti i nostri cugini di altre tribù hanno paura del fuoco e nessuno si avvicina più quando è acceso. Non vorrei che diventassimo una tribù antipatica…Ci mancherebbe solo questo, di già siamo i più brutti!


500.000 anni fa, verso l’Asia


Come temevo. Gli altri esseri ci evitano… e non perché teniamo il fuoco acceso, ma perché usiamo il fuoco contro di loro! Con il fuoco in mano, i maschi della tribù spaventano gli altri animali, li spingono verso i burroni e ce li fanno cadere, poi li prendono per mangiarli. Devo dire che, cotti sul fuoco, sono anche buoni, li mangio anche io quando ho fame, ma è una cosa molto brutta. Pare che abbiamo di nuovo cambiato nome e ora siamo Homo sapiens, e questa volta sono sicura che significa “specie molto molto antipatica”.


12.000 anni fa, Gobekli Tepe, Turchia


Caro diario, succedono cose strane. I maschi della tribù stanno partecipando alla costruzione di un edificio enorme. Proprio enorme. Dicono che così faranno vedere a tutti gli altri che, anche se siamo brutti, spelati, lenti e senza denti forti, siamo comunque i più abili. Non so da chi si siano fatti convincere ma sono sicura che c’è qualcuno che li ha convinti e che li sta aiutando. E’ ovvio, da soli non potrebbero farcela a spostare massi così pesanti. Mah…Mi sembra una fatica inutile, di già la vita è dura. Il cibo ce l’abbiamo, è vero, ma coltivare il grano è molto faticoso. Ogni tanto sogno la foresta, quando stavamo sugli alberi a mangiare e a spulciarsi, in pace con tutti. Sogno il mare, quando stavamo sugli scogli al sole e non pensavamo a cose strane. Ieri sono andata all’edificio a vedere cos’ha scolpito mio fratello con altri di noi. Loro si occupano delle decorazioni. Mio fratello è sempre stato bravo a scolpire e mi ha raccontato che aveva in mente di scolpire il ritratto della nostra mamma ma il capotribù con due berci e una bacchettata l’ha fatto smettere. Gli ha detto che dobbiamo far vedere quanto siamo abili e temibili, mica quanto siamo brutti! Allora hanno deciso di rappresentare l’essere più bello che ci sia. E così hanno scolpito un felino.