lunedì 23 febbraio 2015

La scommessa di Seneca: perché la strada per la rovina è rapida

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi




Perché le persone possono così facilmente distruggere le risorse che danno loro da vivere? I pescatori, per esempio, hanno distrutto la loro risorse di pesca ripetutamente ed ogni volta si sono rifiutati di prendere la benché minima precauzione per evitare il disastro. Alla fine, sono giunto a pensare che tutto sia da attribuire a degli errori di cablaggio della mente umana: è “la fallacia dello scommettitore”. I pescatori, a quanto sembra, vedono la pesca come se fosse una lotteria e raddoppiano i loro sforzi pensando che, alla fine, saranno fortunati e diventeranno ricchi. Ahimè, non funziona in questo modo e tutto ciò che ottengono è di distruggere le riserve di pesce e creare uno spettacolare collasso dei rendimenti della pesca. Questo modo di creare la propria rovina potrebbe essere chiamato “Scommessa di Seneca”, dalle parole del filosofo Romano Lucio Anneo Seneca che ha affermato che “la strada per la rovina è rapida”.


La “Martingala” è una strategia che si gioca con giochi che hanno un 50% di possibilità di vincita. Consiste nel raddoppiare la scommessa dopo ogni perdita. L'idea è che, alla fine, una vincita pagherà per tutte le perdite e fornirà un guadagno. La Martingala è un esempio della “fallacia dello scommettitore”. Tipicamente, gli scommettitori tendono a pensare che un alcuni eventi – come i numeri che escono alla roulette – siano collegati fra loro. Così, credono che se il rosso esce diverse volte di fila, sia più probabile che uscirà il nero al giro successivo. Questo non è vero, naturalmente, e la Martingala è un modo infallibile per rovinarsi e di farlo molto rapidamente. Ciononostante, molte persone trovano l'idea affascinante, senza rendersi conto che questo è l'effetto di un errore di cablaggio della mente umana.

La fallacia dello scommettitore potrebbe spiegare alcuni aspetti del comportamento umano che sarebbero altrimenti impossibili da capire. Per esempio, in un post precedente mostravo questa figura che descrive i rendimenti dell'industria ittica del Regno Unito (da Thurstan et al.).


Confrontate il riquadro superiore e quello inferiore e vedrete che l'industria ittica stava incrementando ad una velocità incredibile la sua “potenza di pesca” proprio quando i rendimenti della pesca avevano cominciato a declinare. Notate anche come avesse ancora molta potenza di pesca quando le rese della pesca erano completamente collassate. Come poteva essere che continuassero a pescare così tanto anche quando era rimasto poco o niente da pescare?

Pensando a questo argomento, possiamo solo giungere alla conclusione che i pescatori ragionassero come gli scommettitori ad un tavolo da gioco. Gli scommettitori sanno – o dovrebbero sapere – che le scommesse in un casinò sono un gioco a somma negativa. Eppure, la fallacia dello scommettitore li fa pensare che una sequenza di cattivi risultati aumenterà in qualche modo la probabilità che la scommessa successiva sarà quella giusta. Così, continuano a provare finché non si rovinano da soli. 

Ora, considerate i pescatori: forse loro sanno – o dovrebbero sapere – che a un certo punto il rendimento generale della pesca è diventato negativo. Ma, come gli scommettitori che giocano alla roulette, credono che una sequenza sfortunata aumenterà in qualche modo la probabilità che la successiva battuta di pesca sarà quella giusta. Quindi continuano a provare finché non si rovinano con le proprie mani. 

L'errore di cablaggio mentale che da adito a questo comportamento di scommettitori e pescatori può creare anche grandi disastri. Con le risorse minerali stiamo assistendo a qualcosa di analogo: gli operatori raddoppiano gli sforzi di fronte ai ritorni decrescenti dell'estrazione. Forse questo viene fatto sperando che – in qualche modo – la distruzione di una riserva minerale aumenterà la probabilità di trovarne una nuova (o di crearne una con qualche miracolo tecnologico). Così, al posto di cercare di far durare le riserve minerali il più a lungo possibile, ci affanniamo a distruggerle il più velocemente possibile. Ma, a differenza delle riserve di pesce che possono rigenerarsi da sole, i minerali non si riproducono. Una volta che avremo distrutto i ricchi depositi minerali che hanno creato la nostra civiltà, non ci resterà niente. Avremo rovinato noi stessi per sempre. 

Alla fine, la fallacia dello scommettitore è uno dei fattori che portano le persone, le imprese e intere civiltà ad un rapido collasso. E ciò che ho chiamato “Dirupo di Seneca”, dalle parole dell'antico filosofo Romano che per primo ha osservato che “la strada per la rovina è rapida”. In questo caso, potremmo chiamarla la “Scommessa di Seneca” ma, in ogni caso, è una rovina che creiamo con le nostre stesse mani. 



domenica 22 febbraio 2015

La falsa speranza della tecnologia e la saggezza dei corvi

Da “Shift”. Traduzione di MR (h/t Paul Chefurka)

“Cosa dobbiamo fare se non stare con le mani vuote e i palmi verso l'alto in un'era che avanza progressivamente all'indietro?”

TS Eliot, Cori da “La Rocca”



Di Dave Pollard

Solo un decennio fa, facevo parte del nocciolo duro di una squadra per la strategia e l'innovazione per un'enorme agenzia di consulenza multinazionale e scrivevo esuberante sul mio (a quel tempo nuovo) blog sull'innovazione e la tecnologia e come avrebbero probabilmente salvato il mondo. L'immagine sopra della Sintesi del Forum sulla Nuova Economia del Credit Suisse First Boston, descrive un “processo di sviluppo tecnologico” universale popolare a quel tempo. Uno dei principali relatori aziendali di quei giorni eccitanti era Chris Christensen, autore de Il dilemma dell'innovatore, che ho più o meno idolatrato.

E poi è successo qualcosa. La mia ricerca sulla storia dell'innovazione e della tecnologia mi ha suggerito che, piuttosto che essere il risultato di un processo rigoroso, di eccellenza inventiva, la maggior parte delle tecnologie durature di un qualche valore sembravano essere il risultato di incidenti fortuiti o erano il prodotto di scarto da buttar via di programmi militari massicci e scandalosamente costosi. La scienza della complessità a quel punto stava gettando seri dubbi su molte teorie accettate sul modo in cui avviene realmente il cambiamento nelle organizzazioni e nelle società. Il libro di Ronald Wright Breve storia del progresso e lavori analoghi di Jared Diamond ed altri, sostenevano che il 'progresso' fosse un'illusione e che tutte le civiltà collassano inevitabilmente (portandosi con sé la capacità di sostenere le loro tecnologie).

In realtà è probabile che abbiamo vissuto più sani, felici (e spesso più a lungo, quando non venivamo mangiati dai predatori) in tempi preistorici, sembra, molto prima delle invenzioni – o più precisamente le scoperte – delle prime grandi tecnologie (la freccia, il fuoco, la ruota e poi il linguaggio astratto e, più tardi, l'agricoltura – che Richard Manning, in Contro il grano, dice che dovrebbe più precisamente essere chiamata “agricoltura catastrofica”), permettendo l'evoluzione umana innaturale che chiamiamo “insediamento”. L'insediamento ha portato con sé una bufera di nuovi problemi da risolvere per la tecnologia (più in particolare malattie infettive ed emotive) ed ogni nuove tecnologia dalle buone intenzioni ha prodotto ancora più problemi, probabilmente maggiori di numero, dimensione e intrattabilità, dei benefici che le tecnologie precedenti hanno fornito.

Delusione e disillusione

Niente di nuovo in tutto questo. Nel 1994, nel suo libro "Ricominciare", David Ehrenfeld ha descritto il sostegno tecnologico alla nostra civiltà come un volano lacero, sovradimensionato, rattoppato ed arrugginito, che gira sempre più veloce e che ora comincia a tremare a a gemere man mano che inevitabilmente si sfalda. Nel decennio scorso, la disillusione verso l'innovazione e la tecnologia è cresciuta. Il lavoro di Christensen è stato ampiamente discreditato da una revisione, col senno di poi, che suggerisce che le aziende “innovative” alla fine non vanno meglio di quelle che hanno “disgregato”. Uno studio recente di Peter Thiel sul MIT Technology Review afferma che “la tecnologia è in stallo dal 1970”. Man mano che il potere multinazionale si è consolidato in sempre meno mani, spiega, c'è sempre meno motivazione all'innovazione e più ricchezza per comprarla fuori e soffocarla, con l'aiuto degli eserciti di avvocati della Proprietà Intellettuale.

La mia stessa ricerca degli ultimi anni sostanzia questa affermazione. La cosa più importante che ho imparato da 35 anni nella (e studiando la) cultura organizzativa, è stata che la dimensione è nemica dell'innovazione e che gran parte delle cose creative utili che avvengono in grandi organizzazioni accadono attraverso soluzioni alternative di persone in prima linea, nonostante, non grazie al, tono del processo culturale stabilito dall'alto. Ripensando ai centinaia di programmi e progetti strategici, costosi ed orientati al cambiamento in cui sono stato coinvolto (compresi numerosi che ho condotto io stesso) non è rimasto quasi niente da mostrare di loro dieci, o persino cinque, anni dopo che sono stati condotti.

La critica più schiacciante alla tecnofilia Kurzweiliana che tante persone brillanti ora abbracciano proviene da John Gray, che dedica un intero capitolo del suo libro Cani di Paglia a smontare le nozioni idealistiche ed acritiche secondo le quali la tecnologia, sul lungo termine, migliora costantemente e a volte in modo impressionante le nostre vite. Gray scrive:

“Se c'è una cosa sicura di questo secolo è che il potere conferito “all'umanità” dalle nuove tecnologie sarà usato per commettere crimini atroci contro di essa. Se diventa possibile clonare gli esseri umani, verranno riprodotti soldati nei quali le normali emozioni umane sono stentate o assenti. L'ingegneria genetica potrebbe permettere di estirpare malattie secolari. Allo stesso tempo, è probabile che sia la tecnologia scelta per i genocidi futuri. Coloro che ignorano il potenziale distruttivo delle nuove tecnologie possono farlo solo perché ignorano la storia. I progrom sono vecchi quanto la cristianità, ma senza ferrovie, il telegrafo e i gas velenosi non ci poteva essere alcuno Olocausto. Ci sono sempre state tirannie, ma senza i moderni mezzi di trasporto e di comunicazione, Stalin e Mao non avrebbero potuto costruire i loro gulag. I peggiori crimini dell'umanità sono stati resi possibili solo dalla moderna tecnologia”.

Presto per essere una cosa del passato

Sia che crediamo che l'innovazione e la tecnologia rendano il mondo migliore o peggiore, oppure no, ora ci sono prove schiaccianti che sono insostenibili in ogni caso. Fra la sovratensione economica, la dipendenza energetica e la rovina della nostra atmosfera e di altri ambienti da parte della nostra civiltà e delle sue tecnologie, ora è quasi inevitabile che vedremo presto un collasso che farà sembrare la Grande Depressione, e forse anche la precedente quinta estinzione della vita sulla Terra, un nonnulla.

Questo collasso ci richiederà di vivere una vita molto più semplice, più locale, diversa e dipendente dal luogo. Siamo destinati ad essere molto nostalgici dei buoni vecchi tempi della tecnologia moderna appena se ne va, cosa che è probabile che accada presto. La tecnologia moderna richiede energia a buon mercato e, malgrado i recenti giochi di potere fra Stati Uniti e Russia stiano temporaneamente ed artificialmente abbassando i prezzi del petrolio, lo finiremo rapidamente. La tecnologia richiede standardizzazione e globalizzazione su vasta scala e, senza petrolio a basso prezzo, lavoro straniero a basso prezzo e materie prime a basso prezzo, nessuno dei quali è sostenibile, non possiamo aspettarci che duri ancora a lungo. Un barile di petrolio sostituisce il lavoro di sei anni di una persona e quando quei barili diventeranno indisponibili o inaccessibili, la grande maggioranza di ciò che noi tutti facciamo cambierà drasticamente.

Ma almeno, si potrebbe insistere, Internet sopravviverà e permetterà ad altre tecnologie di continuare a prosperare anche se devono essere prodotte e fatte funzionare in modo più frugale e locale. Dmitry Orlov, come spiega ne Le cinque fasi del collasso, non pensa che sia così e il costo impressionante e il tempo richiesto per mantenere a galla Internet quando l'economia è in caduta libera sembrano completamente insostenibili man mano che i nodi dei server diventano articoli di lusso e il tempo delle persone viene reimpiegato per vivere adeguatamente nel mondo reale. Analogamente ad altre tecnologie sui cui poniamo grandi speranze per il nostro futuro o che siamo arrivati a dare per scontate: pannelli solari ed altri beni costosi e dipendenti dalle risorse; la macchina privata; i voli aerei non di emergenza; i prodotti miracolosi delle industrie farmaceutiche e plastiche (comprese le fibre sintetiche); l'agricoltura industriale; i mass media e qualsiasi cosa che dipenda da una rete elettrica o di comunicazione affidabile e coerente.


La vita dopo la falsa speranza

Come sarà la vita senza le tecnologie alimentate dal petrolio? Varierà enormemente da una comunità, sempre più isolata, all'altra. Molto dipenderà dallo stato della terra (la qualità del suolo, la sua capacità di produrre cibo sostenibile, la vicinanza a fonti di acqua pulita e salutare, la sua vulnerabilità alle siccità, alle alluvioni, alle pandemie e ai disastri naturali indotti dal cambiamento climatico), dal numero di persone della comunità che devono essere sostenute, la loro coesione come comunità e la loro salute fisica e mentale, dalle competenze e capacità essenziali. Dipenderà dalla nostra capacità collettiva di vivere adeguatamente, non in modo stravagante, e di essere resilienti al cambiamento. Dmitry Orlov, in Le comunità che si adeguano (Communities That Abide), dice che tali comunità hanno bisogno di tre qualità: (1) autosufficienza, (2) capacità di autoorganizzarsi e recuperare di fronte alle calamità e (3) mobilità: non essere legate a nessuno luogo. Le più moderne tecnologie non si adattano bene ad un modello del genere.

Ronald Wright non solo ha scritto il summenzionato Breve storia del progresso, ma anche il racconto Una storia d'amore scientifica (A Scientific Romance), che dipinge la vita quotidiana del Regno Unito secoli dopo il collasso. Quando l'ho letto, sono rimasto colpito da quanto la nostra antica natura umana (come spazzini, più come corvi che come mammiferi) emerga nella sua visione e quanto il mondo che descrive risuoni col mondo descritto nel libro di Pierre Berton La Grande Depressione. Entrambi i libri descrivono mondi che accettano (o anche si rassegnano), che sono auto-sostenuti, pieni di sforzo e gioia e solo occasionalmente (e anche brevemente e spettacolarmente) violenti.

Entrambi i libri descrivono persone che inizialmente cercano di perpetuare le proprie tecnologie, di farle illogicamente funzionare in un mondo in cui l'infrastruttura di base non può più sostenerle. E entrambi i libri descrivono come le persone alla fine lasciano perdere queste tecnologie e si liberano dalla loro dipendenza. Non è così terribile, un mondo senza tecnologie moderne e Internet. E' il mondo a cui si anela nel libro di Mark Kingwell Il mondo che vogliamo e in quello di Thomas Princen La logica della sufficienza, anche se questo non avverrà nel modo così elegante che gli autori avevano sperato. La tecnologia ci ha sempre offerto una falsa speranza e continua a farlo (l'ultimo “miracolo” tecnologico che ci è stato venduto è il fracking). Prima e più gentilmente la lasciamo perdere, e la nostra dipendenza da sistemi che sottende in modo così precario, prima e più gentilmente possiamo cominciare a farci strada verso uno stile di vita più resiliente.

La saggezza dei corvi

I corvi, un successo evolutivo spettacolare sia con sia senza di noi, hanno hanno molto da insegnarci e da mostrarci a questo proposito. Non hanno quasi nessuna tecnologia e quelle che hanno scoperto (per esempio l'uso di bastoncini uncinati) le prendono alla leggera, usandole per impieghi non essenziali e di divertimento. Hanno un sofisticato senso del divertimento ed usano creativamente il loro tempo libero in modo gioioso ed esuberante ogni qualvolta e ovunque sia disponibile. Amano, sostengono ed insegnano agli altri senza aspettarsi reciprocità. Si adattano ai luoghi, al posto di tentare di adattate scioccamente gli ambienti che hanno scelto a loro. La falsa speranza della tecnologia ci può portare solo alla delusione, al dolore e alla sofferenza. E' tempo di imparare a lasciar perdere, gradualmente ma a partire da adesso, e abbandonare i nostri sogni di tecnologie “intelligenti” che sono troppo intelligenti per il nostro bene. Facendo così, non abbracceremo il progresso e la saggezza delle masse (crowds), ma la resilienza e la saggezza dei corvi (crows).



sabato 21 febbraio 2015

Ma non è che la crescita dei ghiacci Antartici compensa la perdita di ghiaccio nell'Artico?

Sembra proprio di no.




Da "Neven"

Completamente fuori di testa: il cambiamento climatico come è visto negli Stati Uniti

Da “Ruminator”. Traduzione di MR

Di Adam Dawson

Tanto per discutere, diciamo che siate dei lobbisti di 56 anni della Camera di Commercio, che è una associazione con sede a Washington DC che influenza i legislatori per conto di enormi multinazionali. Ogni mattina vi svegliate con la sveglia del vostro Smartphone, un miracolo della tecnologia che vi dà facile accesso ad ogni dannato frammento di informazione del mondo. Entrate in cucina per la colazione e mentre mangiate accendete il vostro televisore, fate un giro fra le centinaia di canali disponibili e decidete di fermarvi sul notiziario.

Poi vi fate la doccia con l'acqua resa bollente da un boiler allo stato dell'arte di alta efficienza che può scaldare fino a 50 galloni d'acqua con una spesa energetica a malapena rilevabile. Vi vestite con un abbigliamento adatto al lavoro a Capitol Hill, uscite di casa ed entrate nella vostra macchina. E che macchina! Ha una telecamera posteriore che si accende e visualizza sul cruscotto cosa avete dietro quando siete in retromarcia. C'è un cicalino che scatta quando cominciata ad uscire dalla vostra corsia e a finire in quella di altri. Ha freni antibloccaggio, un telaio rinforzato in acciaio, zone  deformabili che aiutano ad assorbire la forza di una collisione in caso facciate un incidente e, nel caso che lo facciate, ci sono diversi airbag capaci di proteggere ogni parte del vostro corpo.

Mentre guidate per andare al lavoro, la vostra macchina vi dà automaticamente un bollettino sul traffico e vi fa sapere se c'è un grosso ingorgo sula vostra normale via per raggiungere il lavoro. Usando la tecnologia GPS, il vostro display vi indica una via alternativa per giungere al lavoro, fornendovi istruzioni audio di modo che possiate continuare a guardare la strada. Mentre fate la vostra deviazione, vedete il vostro assistente personale attivato acusticamente prenotare una vacanza per voi e vostra moglie alla Bahamas. Poi prendete un appuntamento col vostro medico così potrete avere un'altra ricetta che ha aiutato a sistemare i problemi di rigidità che avete avuto con ciò che vostra moglie chiama “il vecchio bingbong” (E' tutto a posto, Avete 56 anni, Succede ai migliori di noi). Arrivate al lavoro appena in tempo per il vostro brifing del mattino e, mezz'ora dopo, avete un incontro con un deputato, dove lo guarderete dritto negli occhi e gli direte che la scienza è una cazzata.

Questa potrebbe sembrare un'incoerenza a tutti voi, ma dovete capire che in America ci sono due diversi tipi di scienza. C'è la scienza che è vantaggiosa per le multinazionali, che buona, giusta e solida come una roccia. E' quella degli Smartphone, dei boiler, del GPS, del televisore a schermo piatto da 62 pollici e 700 canali, delle pillole per l'erezione e ancora e ancora. E poi c'è la scienza che costa soldi alle multinazionali, che è fraudolenta, truffaldina e puro gibberish. Sotto la seconda definizione ci sono cose come la climatologia, le misurazioni dell'inquinamento, l'oceanografia ed altre discipline che potrebbero fottere i margini di profitto ai produttori di energia e al settore manifatturiero.

Naturalmente, la Camera di Commercio sa dannatamente bene che il cambiamento climatico è reale, lo sa anche l'American Petroleum Institute, lo sa la lobby americana del carbone, quella del gas e lo sanno i fratelli Koch (noti finanziatori del negazionismo climatico americano, ndt.). Lo sanno tutti. Semplicemente non gliene frega una mazza. Fregarsene significherebbe alterare i loro modelli di business e questo semplicemente non accadrà. Per quanto riguarda queste persone, qualsiasi conseguenza che provenga dal danno ambientale avverrà molto dopo che saranno morti e sepolti e hanno fatto tanti quattrini fino al punto che che i loro pro nipoti avranno i mezzi necessari per creare le proprie sfere del tuono (cit. Mad Max, ndt.) in cui vivere.

C'è un copione sperimentato per portare il pubblico e il governo statunitense a diventare completamente scettici sulla scienza ufficiale. Il primo passo è assicurarsi di comprare la fedeltà di quanti più Deputati e Senatori possibile e il secondo passo e far sembrare i dati scientifici fraudolenti. Le grandi società del tabacco erano abituate a questo ed erano molto brave a farlo. In quei giorni, possedevano tutti i membri del Congresso in Virginia, nelle due Carolina, nel Tennessee, in Mississippi e in Alabama, che erano gli stati in cui veniva prodotto gran parte del tabacco. Una volta sistemato questo aspetto, è stato ridicolmente facile rallentare, neutralizzare o ammazzare completamente ogni legge sul tabacco. Le società del tabacco hanno anche sempre avuto qualche Professor Frink di turno a libro paga per testimoniare di fronte al Congresso e contraddire qualsiasi cosa dicesse la American Lung Association. Considerando che milioni di americani erano completamente drogati di sigarette, questi sono stati più che felici che il tabacco non fosse poi così male per loro. E le società del tabacco stesse erano senza vergogna. Per esempio, ecco un filmato dei dirigenti di ogni società di tabacco in America che proclamano di fronte al Congresso che la nicotina non dà minimamente dipendenza. Questo ha funzionato dannatamente bene per circa 60 anni, finché il tasso di morti legate al fumo è diventato troppo grande da ignorare.

Il tabacco è stato capace di regnare sovrano in questo paese perché Big Tobacco aveva miliardi di dollari da spendere ed un relativo pugno di Deputati e Senatori in mano. Oggigiorno, il malvagio della storia possiede praticamente ogni Deputato e senatore del Partito Repubblicano. Il tabacco veniva coltivato in pochi stati. L'energia e la produzione sono ovunque. Si produce carbone i 26 stati. Si produce petrolio in Alaska, Texas, California, i due Dakota, Louisiana, ecc, ecc. E se in uno stato non c'è produzione di petrolio, ci sono certamente delle raffinerie di petrolio in quasi ogni stato del paese. Il fracking per il gas naturale è in atto ovunque. E se il vostro stato non ha a che fare con le materie prime, è una scommessa sicura che abbia a che fare con gli utilizzatori finali delle materie prime. Pensate che General Motors, Chrysler, Ford e tutti i produttori di auto stranieri che hanno stabilimenti in tutto il paese siano particolarmente esaltati dagli standard di efficienza dei consumi? Pensate che i governi degli stati vogliano sborsare soldi per qualche nuovo parco eolico fricchettone quando la centrale a carbone sperimentata è ancora in piedi e funzionante?

L'industria dei combustibili fossili è dappertutto e, mentre la manifattura in America sta morendo, c'è n'è ancora abbastanza, e non è una sostenitrice di ciò che potrebbe significare il cambiamento climatico per le loro linee di fondo. E grazie alla decisione Cittadini Uniti della Corte Suprema, questa gente può dare molti più soldi alle campagne elettorali per il Congresso o per il Senato di quanti abbia mai potuto dare Big Tobacco. E non fate errori su questo, gran parte del Partito repubblicano è posseduto completamente.

Di recente al senato c'è stato uno di quei voti tipo “stiamo solo facendo una dichiarazione” in cui hanno determinato che il cambiamento climatico è reale, ma la maggioranza dei Senatori ha dichiarato che benché possa essere reale, l'attività umana non ha niente a che vedere con esso. Ciò potrebbe sembrare una sottigliezza, ma è una sottigliezza con conseguenze gravi. Significa che il Senato sta rendendo del tutto chiaro che sono d'accordo col fatto che l'industria dei combustibili fossili continui a fare quello che le pare.

L'industria dei combustibili fossili sta facendo molto di più che comprare semplicemente i politici. Stanno anche finanziando un enorme pressione pubblicitaria, che va dalle cose grandi, come far sembrare che tutti i climatologi che ci avvertono dei pericoli del cambiamento climatico sono solo dei ciarlatani che cercano finanziamenti, alle piccole cose, come far sembrare che l'energia rinnovabile verde sia in qualche modo vagamente di sinistra e per fighetti anziché essere semplicemente pratica.

Parlando personalmente, se fossi uno scienziato che fosse semplicemente interessato ai soldi, non avrebbe avuto più senso per me lavorare con le industrie Koch? Hanno più soldi che escono dai loro vecchi culi raggrinziti, mentre i climatologi devono andare a vendere torte per poter continuare col loro lavoro. Ma questa pressione pubblicitaria sta funzionando nel cambiare le idee dell'americano medio? Assolutamente. Parlate di cambiamento climatico ad un elettore standard repubblicano e è come se sentisse il tema musicale di La Stangata. Inoltre, considerate anche il fenomeno “rolling coal”. Nelle aree rurali, i possessori di camion stanno truccando i loro mezzi con ciminiere che emettono dei nuvoloni neri di fumo da combustione di gasolio pigiando un bottone. Di solito lo fanno quando passa qualcuno con una Prius. Perché, sapete, fanculo loro e il riscaldamento globale. Voglio dire, è nevicato quest'anno, no?

I produttori di energia non hanno affatto paura di fare esempi di gente normale, se non riescono ad averla vinta. C'è questa società di carbone chiamata Murray Energy, di proprietà di un devoto, Timorato di Dio e stronzo totale di nome Robert Murray, e il giorno dopo che Obama ha rivinto le elezioni, ha chiamato un gruppo di impiegati e letto la seguente preghiera:

“Buon Dio:

Il popolo americano ha fatto la sua scelta. Ha deciso che l'America deve cambiare strada, allontanarsi dai principi dei suoi Fondatori. E di allontanarsi dall'idea di libertà individuale e responsabilità individuale. Di allontanarsi dal capitalismo, dalla responsabilità economica e dall'accettazione personale. Siamo un Paese in favore della redistribuzione, della debolezza nazionale e degli standard di vita ridotti e di livelli sempre più bassi di libertà personale. 

Gli acquirenti hanno messo in minoranza i produttori. In risposta a questo, mi sono rivolto alla mia Bibbia e Pietro II, Capitolo 1, versi 4-9 dice: “ Alla fede dobbiamo aggiungere la bontà; alla bontà, la conoscenza; alla conoscenza, l'autocontrollo; all'autocontrollo, la perseveranza, alla perseveranza, la devozione, alla devozione, la tenerezza; alla tenerezza fraterna, l'amore'. 
Signore, per favore perdona me e tutti quelli che sono con me nella Murray Energy Corp. Per le decisioni che ora siamo costretti a prendere per preservare l'esistenza stessa di tutte le imprese che ci hai aiutato a costruire. Chiediamo la tua guida in questo tempo drastico con le decisioni drastiche che verranno prese per avere una qualche speranza della nostra sopravvivenza come impresa commerciale americana. 

Amen”.

Poi ha licenziato 200 persone. Che è proprio quello che avrebbe fatto Gesù. Voi ragazzi ricorderete che nella Bibbia Gesù aveva 20 discepoli, ma ne ha dovuti licenziare un po' perché non faceva abbastanza soldi?

Murray lo stronzo ha dato la colpa del licenziamento alla “guerra al carbone” di Obama, ma in realtà Obama non ha fatto niente di che. Murray stava dando un esempio ai suoi dipendenti, così come qualsiasi altro americano che lavorasse direttamente o indirettamente per l'industria dei combustibili fossili. Volete continuare a lavorare? Attenti a come votate.

Odio darvi cattive notizie, ma per cambi davvero qualcosa riguardo alla politica americana sul clima, dovrà accadere qualcosa di davvero terribile, voglio dire davvero terribile, tipo che dovremo perdere la Florida, o Manhattan debba finire sotto il livello del mare. Ci sono troppi soldi di mezzo e il nostro sistema viene truccato troppo facilmente perché questi vadano in qualsiasi altra direzione.



venerdì 20 febbraio 2015

Appaiono nuove voragini a Yamal

Da “BarentsObserver”. Traduzione di MR (h/t Gianni Comoretto e Maurizio Tron)


Le voragini potrebbero costituire un serio pericolo per l'industria petrolifera e del gas in espansione nella Penisola di Yamal (Foto: vniigaz.gazprom.ru)

Sono state scoperte altre otto voragini vicino al gigantesco giacimento di gas di Bovanenkovo, nella Penisola di Yamal.

Di Atle Staalesen 

Gli scienziati dicono di aver scoperto altre otto voragini nel raggio di 10 chilometri dal giacimento di Bovanenkovo. I crateri sono tutti localizzati intorno al grande buco scoperto dai petrolieri nel luglio 2014, riporta la Yamalpro.ru. Le voragini potrebbero costituire una sfida seria all'industria del gas che si sta rapidamente espandendo nell'area. Gazprom ha investito miliardi nello sviluppo del giacimento di Bovanenkovo, la più grande struttura per il gas della penisola con 4,9 trilioni di metri cubi di gas stimati di risorse. Una nuova ferrovia ora connette il giacimento con la rete ferroviaria nazionale e un gasdotto diretto ad occidente porta il gas ai compratori europei. L'infrastruttura potrebbe essere messa in pericolo se appaiono altri crateri nella zona.

Gazprom sta per sviluppare diversi altri giacimenti di gas nell'area e anche altre società sono fortemente rappresentate, fra loro la Novatek nel progetto per i Liquidi del Gas Naturale Yamal LNG e la Gazprom Neft nel progetto Novoportovsky. La prima voragine di Yamal ha occupato i titoli dei giornali in tutto il mondo. Con un cratere con un diametro di quasi 60 metri, il fenomeno è stato subito bollato come il Buco Nero di Yamal. Gli scienziati credono che il buco sia stato creato a seguito del rilascio di gas metano e del successivo collasso del permafrost. Le otto nuove voragini sono più piccole in dimensioni di quella scoperta lo scorso luglio. I ricercatori credono che sia probabile che le voragini più grandi vengano circondate da altre più piccole e ora stanno mappando la penisola per essere in grado di prevedere i siti dei nuovi buchi. Come riportato dal BarentsObserver, lo stesso rilascio di metano sta raggiungendo grandi proporzioni nel vicino Mare di Kara. Il clima più caldo è il motore del processo. Commentando sulla situazione, Alexei Portnov del Centro per gli Idrati di Gas, il Clima e l'Ambiente dell'Artico (CAGE) dice che un aumento della temperatura del mare di due gradi “accelererà lo scongelamento all'estremo e aumenterà di conseguenza le emissioni di metano.


Addio 'tight oil'! la verità sul numero delle piattaforme

Dapetroleumtruthreport”. Traduzione di MR (h/t Antonio Turiel)

Di Arthur Berman

La produzione statunitense di tight oil dai giacimenti di scisto crollerà più rapidamente di quanto non si creda. Perché? Gli alti tassi di declino dei bacini di scisto sono un dato di fatto. Le ragioni più interessanti sono gli effetti combinati del pad drilling sulla quantità di piattaforme e le prestazioni medie dei pozzi nel tempo. La produttività delle piattaforme è aumentata ma la produttività media dei pozzi è diminuita. Ogni piattaforma usata nel pad drilling ha circa il triplo di impatto sul tasso di produzione quotidiana di quella di una piattaforma prima del pad drilling. Allo stesso tempo, la produttività media dei pozzi è diminuita di circa un terzo. Ciò significa che i tassi di produzione crollano ad un tasso molto maggiore oggi che durante i periodi di crollo del numero delle piattaforme. Gran parte dei pozzi di scisto oggi vengono trivellati da rampe. Una piattaforme trivella molti pozzi dalla stessa posizione in superficie, come mostrato sotto.



Il giacimento di scisto di Eagle Ford nel sud del Texas è uno dei maggiori responsabili dell'aumento della produzione petrolifera statunitense. Pochi grafici provenienti dal giacimento di Eagle Ford dimostreranno il perché credo che la produzione statunitense crollerà prima e più bruscamente di quanto prevedono molti analisti. Il primo grafico mostra che il numero di piattaforme di trivellazione attive (scala di sinistra) nel giacimento di scisto di Eagle Ford si è stabilizzato a circa 200 man mano che il pad drilling è diventato comune. Il numero di pozzi in produzione (scala in basso), tuttavia, ha continuato ad aumentare. Ciò avviene perché una singola piattaforma può trivellare molti pozzi senza perdere tempo per smobilitare e reinstallare. In altre parole, la trivellazione è diventata più efficiente in quanto serve meno tempo per trivellare un maggior numero di pozzi.

giovedì 19 febbraio 2015

Fregare il picco del petrolio: ci riusciremo ancora una volta?

DaResource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi


Il picco mondiale della produzione di petrolio convenzionale è avvenuto nel 2005-2006, ma l'offerta di combustibili liquidi non è diminuita, principalmente a causa dei giacimenti di “petrolio di scisto” (o “tight oil”) recentemente sviluppati. Con l'incombente picco mondiale di “tutti i liquidi” è probabile che l'industria tenterà un nuovo e strenuo sforzo  per strizzare le ultime gocce di petrolio liquido da qualsiasi fonte ci sia a disposizione, a prescindere da quanto sia sporca e costosa. Non è sicuro che il tentativo avrà successo, ma è probabile che dalle fucine sataniche di Sauron verrà fuori qualche nuova mostruosità. 

Il picco del petrolio è una cosa che viene definita una “teoria”, in senso dispregiativo. Ma il concetto non è solo una teoria; i picchi di produzione sono fatti storicamente osservati che si verificano non solo per il petrolio, ma per qualsiasi risorsa naturale che venga sfruttata oltre la sua capacità di riformarsi (vedi olio di balena). Non solo i picchi sono un fenomeno comune, ma spesso possono anche essere previsti con una certa precisione. E' il caso di due dei maggiori eventi di questo tipo; il picco del petrolio negli Stati Uniti nel 1970 e il picco mondiale del petrolio "convenzionale" nel 2005-2006. Il primo è stato previsto da Marion King Hubbert nel 1956, il secondo da Campbell e Laherrere nel 1998. Eppure, nonostante la buona precisione di queste previsioni, i “picchisti” vengono spesso presi di sorpresa quando questi picchi non portano ad un declino dell'offerta di combustibili. Il picco statunitense del 1970 è stato compensato dall'aumento delle importazioni di petrolio e da un grande passaggio al carbone per la produzione di elettricità. Il picco mondiale del 2005-2006 è stato compensato dall'aumento della produzione di petrolio non convenzionale, in particolare di “tight oil” (chiamato comunemente “petrolio di scisto). Alla fine, nessuno di questi picchi è stato, per la specie umana, il grande punto di svolta che alcuni avevano previsto.

Oggi, siamo di fronte ad un nuovo picco. Il collasso dei prezzi del petrolio della fine del 2014 è un'indicazione del fatto che il mercato non riesce ad assorbire il petrolio non convenzionale abbondante – ma caro – che può essere teoricamente prodotto. Il risultato è il “picco dei liquidi” che è in arrivo al massimo entro pochi anni, secondo Arthur Berman. Ma, proprio come è successo in passato, l'industria non se ne starà con le mani in mano. Cercherà attivamente nuove risorse per mantenere la produzione costante. Il picco del petrolio può essere ancora una volta ingannato, almeno per qualche tempo?

Come è risaputo, le previsioni sono difficili, specialmente quando riguardano il futuro. Ma sembra evidente che, là fuori, qualcosa si sta muovendo e vengono esplorate “nuove soluzioni” per contrastare il declino incombente dei combustibili liquidi. L'enfasi sull'energia nucleare dell'ultimo rapporto della IEA è un segno dei tempi. Ma il nucleare non produce combustibili liquidi e i costi e le complicazioni associate lo rendono un improbabile salvatore del mondo. La stessa cosa si può dire dei biocombustibili: inefficienti e consumatori di terreni agricoli, hanno già raggiunto i loro limiti pratici. Piuttosto, l'industria petrolifera è sempre stata brava a strizzare combustibili liquidi dalle fonti più sporche possibili. Le sabbie bituminose rimangono una risorsa potenzialmente ampia, ma il loro sfruttamento è enormemente costoso. Forse è più probabile che il nuovo “miracolo” si possa trovare nel processo di liquefazione del carbone.

Questo coso andava a benzina sintetica

Trasformare carbone in liquidi è un'idea vecchia e negli anni 40 i tedeschi hanno alimentato tutta la loro macchina da guerra usando combustibili sintetici prodotti dal carbone. E' stata una produzione piccola in confronto a quello di cui abbiamo bisogno oggi, ma mostra che, in una situazione di emergenza, il carbone può venire in soccorso.

Fare combustibili dal carbone è stato preso in considerazione durante la prima crisi petrolifera degli anni 70, anche se è risultato che non fosse necessario. Poi, nel suo rapporto del 2005, Robert Hirsch ha suggerito che il picco del petrolio poteva essere scongiurato da un programma intensivo – fra le altre cose- di liquefazione del carbone. La tecnologia è nota, alcuni impianti sono in funzione già ora, Wikipedia elenca 6 impianti in funzione negli Stati Uniti ed altri 6 al di fuori degli Stati Uniti. Molti altri sono pianificati. Così, se un programma intensivo sul carbone dovesse partire ora, potrebbe produrre una buona parte della domanda statunitense in 10 anni, circa 5 milioni di barili al giorno (immagine sotto dal rapporto Hirsch), un impatto simile a quello ottenuto dal petrolio di scisto in un periodo di tempo analogo.



E' davvero possibile? Vedremo una corsa al carbone simile alla corsa allo scisto che abbiamo visto durante più o meno l'ultimo decennio? Non si può escludere. Le riserve mondiali di carbone sono – teoricamente – molto grandi, ma il fatto che siano o meno estraibili è un'altra questione. Prima che questo venga accertato, tuttavia, non è improbabile che il sistema finanziario possa essere convinto a buttare grandi quantità di soldi nella nuova avventura, potenzialmente molto redditizia, della liquefazione del carbone. 

Il problema vero è, naturalmente, che cercare di sostituire il petrolio col carbone significherebbe portare l'atmosfera terrestre ben al di là del “punto di non ritorto” del cambiamento climatico. Significherebbe sacrificare un intero pianeta in cambio di poter guidare i nostri SUV per qualche anno in più. Eppure, la sete di combustibili liquidi è così forte, e il negazionismo della scienza del clima così diffuso e radicato, che è difficile pensare che la corsa al carbone possa essere fermata se – per disgraziadovesse dimostrarsi (o solo percepita come) economicamente redditizia. Così, prima di abbandonare i combustibili liquidi ed ammettere che la sola via d'uscita è darsi alle rinnovabili, è del tutto possibile che dalle fucine sataniche di Sauron venga fuori qualche nuova mostruosità. 




mercoledì 18 febbraio 2015

Pellet: energia verde o una nuova fonte di emissioni di CO2?

Da “Resilience”. Traduzione di MR. Originariamente pubblicato su Yale Environment 360

Di Roger Real Drouin

Bruciare pellet per produrre elettricità è in aumento in Europa, dove i pellet sono classificati come forma di energia rinnovabile. Ma negli Stati Uniti, dove gli impianti per fare il pellet vengono rapidamente costruiti, crescono le preoccupazioni circa il disboscamento e il carbonio rilasciato dalla combustione di biomassa legnosa. Nel 2011, la Enviva – la più grande esportatrice di pellet degli Stati Uniti – ha aperto il suo impianto di punta per la produzione di pellet ad Ahoskie, North Carolina. L'impianto trasforma ogni anno 850.000 tonnellate di alberi e legno di scarto in sottili pellet che vengono spediti in Europa e bruciati in centrali elettriche per ciò che viene propagandata come una forma di elettricità rinnovabile.


La Dogwood Alliance della Enviva ad Ahoskie, North Carolina, impianto di produzione del pellet che trasforma ogni anno 850.000 tonnellate di alberi e legno di scarto in pellet.


Due anni dopo, la Enviva ha aperto un altro impianto di triturazione a 50 km dalla Contea di Northampton, in North Carolina, e per il 2016 è previsto che la società gestisca otto impianti di triturazione per il pellet dalla Virginia al Mississippi. Altrove negli Stati Uniti sudorientali, altre società stanno progettando o rapidamente costruendo impianti per produrre pellet. Un impianto di triturazione previsto dalla Biomass Power Louisiana a Natchitoches, Los Angeles, produrrà 2 milioni di tonnellate di pellet all'anno. La Drax, una società di servizi britannica che sta adottando misure per trasformarsi prevalentemente in una produttrice di energia da biomasse, ha detto che aprirà quattro suoi grandi impianti di triturazione per produrre pellet in Mississippi, South Carolina e Louisiana.

La domanda di questa presunta forma di energia verde è così robusta che le esportazioni di pellet dagli Stati Uniti è quasi raddoppiata dal 2012 al 2013 e sono previste quasi raddoppiare di nuovo a 5,7 milioni di tonnellate nel 2015. L'impennata della produzione è alimentata dalla domanda in crescita nel Regno Unito e in Europa, che stanno usando pellet per sostituire il carbone per la generazione di elettricità e il riscaldamento. Il programma per il 2020 dell'Unione Europea classifica il pellet come una forma di energia rinnovabile a zero emissioni di carbonio e le società europee hanno investito miliardi per trasformare le centrali a carbone in impianti che possono bruciare pellet.

Ma mentre la produzione di pellet esplode nel sudest degli Stati Uniti, gli scienziati e i gruppi ambientalisti stanno sollevando domande significative su quanto sia realmente verde bruciare pellet. L'industria del pellet dice di usare in prevalenza rami di alberi e altri scarti di legno per produrre pellet, rendendoli una forma di energia ad emissioni zero. Ma molti ambientalisti e scienziati credono che le attuali pratiche dell'industria siano tutt'altro che ad emissioni zero e che minaccino alcuni degli ultimi ecosistemi rimasti nel sudest degli Stati Uniti, compreso il bacino del fiume Roanoke che circonda l'impianto di Ahoskie e gli ecosistemi del pino palustre vicini all'impianto di triturazione della Enviva a Cottondale, in Florida. I critici contestano che la Enviva ed altri produttori di pallet spesso tagliano gli alberi interi – compresi i legni massicci provenienti dalle aree golenali – che possono impiegare un tempo lungo per ricrescere, rendendo così la combustione di pellet una fonte complessiva di emissioni di CO2.

“Li tagliano [gli alberi] e li bruciano per produrre energia in Europa – una pratica che degrada l'habitat cruciale delle foreste ed aumenta le emissioni di carbonio per molti decenni a venire”, dice Debbie Hammel, un esperto di risorse in forze al Consiglio di difesa delle Risorse Naturali (Natural Resources Defense Council – NRDC). Meno di un anno dopo che ha aperto l'impianto di Ahoskie della Enviva, il NRDC ha cominciato a monitorare come l'impianto  avesse un impatto sulle foreste vicine e quali tipi di alberi venissero usati per produrre pellet. Man mano che la domanda di produrre più pellet è aumentata, il NRDC ha osservato che le zone umide ricoperte di foreste nel bacino di Roanoke sono iniziate a sparire. “Una percentuale significativa della fonte di legno che la Enviva usa proviene dalle foreste di legno massiccio” dice Hammel, osservando che il disboscamento in quelle zone umide e nelle aree golenali crea grandi impatti ecologici, compresa la minaccia a specie come le cicogne dei boschi e gli usignoli cerulei. Secondo Hammel ed altri, bruciare pellet per produrre elettricità è di gran lunga più dannoso per l'ambiente e il clima che non le fonti di energia rinnovabile come solare ed eolico.

I funzionari dell'industria dicono, tuttavia, che produrre e bruciare pellet è una parte importante del mix di opzioni di energia rinnovabile. Seth Ginther, direttore esecutivo dell'Associazione Industriale del Pellet degli Stati Uniti, dice che il pellet è una “alternativa a basso costo e a basse emissioni” al carbone. In aggiunta, dice, la biomassa di legno ha meno zolfo, azoto, ceneri, cloro ed altre sostanze chimiche rispetto al carbone e ai combustibili fossili tradizionali. I produttori di pellet stanno usando legno di scarto e fibre legnose di basso livello in molti casi, secondo Ginther. Questo mercato di nicchia sta permettendo ad alcuni proprietari terrieri di continuare a piantare e coltivare alberi, piuttosto che abbattere i boschi per lo sviluppo commerciale o l'agricoltura. “La nostra industria aiuta ad incoraggiare i proprietari di foreste a riforestare e ripiantare, quindi questo mercato aiuta a mantenere in opera le foreste”, dice  Ginther. E dice anche che l'industria del pellet statunitense può attendersi una crescita anche più robusta se il mercato commerciale asiatico o il mercato residenziale europeo abbraccia la combustione di biomassa da legno. “Gli stati Uniti si sono insediati come una fonte sostenibile di fibra per la bioenergia e siamo molto orgogliosi del fatto che così tanti clienti europei si stiano rivolgendo ai produttori statunitensi per il loro approvvigionamento”, dice Ginther.

L'industria del pellet è davvero decollata nel 2012, dopo che il Dipartimento dell'Energia e del Cambiamento Climatico del Regno Unito ha pubblicato le linee guida sulla direzione della politica delle energie rinnovabili britannica per il prossimo futuro. Le linee guida hanno incoraggiato le società di servizi a trasformare i generatori alimentati a carbone in generatori che usano biomassa di legno ed ha fornito alle società di servizi l'opzione di bruciare pellet per aiutarle a soddisfare gli standard dell'Unione Europea di inquinamento dell'aria e di energia rinnovabile. Le società elettriche hanno quindi cominciato a trasformare il sudest degli Stati Uniti, dove il disboscamento è consolidato e molto meno limitato che in Europa, come fornitore primario di pellet. “E' l'UE che ha spinto quest'esplosione industriale”, dice Hammel.



NRDC/Dogwood Alliance. Foreste di legno massiccio delle zone umide vicino all'impianto della Enviva a Ahoskie, North Carolina.

Alcuni scienziati dicono che ci sono ancora più domande che risposte quando si tratta della combustione di pellet per l'energia in modo commerciale ed è in gran parte una questione di calcoli di ciclo del carbonio. Bob Abt, un professore di economia e gestione delle risorse naturali dell'Università di Stato del North Carolina, dice che molto dipende dall'origine e dal tipo di alberi usati per alimentare gli impianti di triturazione per il pellet. Bruciare pellet di legna rilascia la stessa quantità se non di più di biossido di carbonio per unità di energia che bruciare carbone, quindi perché la combustione di pellet sia ad emissioni zero, il carbonio emesso nell'atmosfera deve essere ricatturato in foreste rigenerate, dice Abt. Il legno di scarto, come le potature degli alberi e le parti inutilizzate degli alberi avanzate nelle segherie, sono il materiale migliore per il pellet, dice Abt. Ma lui ed altri dicono che non esistono tali rifiuti di legno in quantità sufficienti per alimentare la crescita della domanda di pellet. Quindi l'industria si è rivolta agli alberi interi.

Gli alberi dal legno tenero come il pino rigido coltivato in piantagioni gestite può essere piantato e ricrescere relativamente in fretta dopo il raccolto e la rimozione selettiva di alcuni alberi potrebbe verificarsi entro 12 anni. Quando viene usato il legno tenero, il carbonio rilasciato durante la combustione del pellet per la produzione di elettricità può quindi essere sequestrato e immagazzinato nei nuovi alberi. Ma usare gli alberi a legno duro delle golene dà un diverso calcolo del carbonio, dice Abt. Usare queste specie di alberi richiede un tempo molto più lungo per compensare il carbonio rilasciato, in quanto il legno duro delle golene cresce più lentamente. Abt evidenzia anche che le foreste dei piani alluvionali, che appartengono tipicamente a piccoli proprietari, tendono a non aderire agli standard di certificazione della sostenibilità. La rigenerazione nelle golene tende anche ad essere più variabile e dipende dalle condizioni idrologiche locali.

Quando un impianto di triturazione consuma quasi un milione di tonnellate di legno all'anno, è difficile tracciare da dove venga ogni singolo albero, secondo Abt ed altri esperti. Ma la Forisk, una società di consulenze che traccia le tendenze dell'industria forestale, calcola che la maggioranza del legno usato nell'impianto di Ahoskie della Enviva provenga da alberi a legno duro – compresi quelli che si trovano tipicamente nelle foreste delle zone umide. Generalmente, gli impianti di triturazione del pellet nel North Carolina e in Virginia dipendono più da questi legni duri che crescono più lentamente, mentre in Georgia, per esempio, si utilizzano principalmente piantagioni di pini, dice Abt. Queste due diverse classi di alberi sono “su lati opposti dello spettro”, quando si tratta di gestione forestale e di quanto carbonio viene rilasciato e sequestrato, osserva. Se l'industria del legname nel sudest degli Stati Uniti raccoglie tutti i rami, le radici e altri scarti di alberi ed usa quel legno per fare pellet, William Schlesinger, che è presidente emerito dell'Istituto Cary di Studi dell'Ecosistema e biogeochimico che studia i cicli del carbonio, non avrebbe problemi con essa. Il problema, dice, è quando i pellet sono fatti con legno duro vergine e di seconda crescita.

“La prova migliore che abbiamo è che non tutto il pellet proviene dagli scarti di legno e che crea un deficit di carbonio”, dice Schlesinger, che è stato uno degli scienziati che ha scritto una lettera all'EPA (Environmental Protection Agency) invitando l'agenzia a creare forti standard di inquinamento per l'energia da biomasse. Schlesinger indica le foto aeree distribuite dal Southern Environmental Law Center che mostrano querce di grande diametro e noci americani abbattuti per la produzione di pellet di legna nell'impianto di Ahoskie della Enviva. Uno studio dell'impianto di Ahoskie commissionato dal Southern Environmental Law Center e dalla National Wildlife Federation ha scoperto che più del 50% delle probabili zone di approvvigionamento dell'impianto di Ahoskie sono le foreste delle zone umide. Più di 168.000 acri di foresta delle zone umide sono a rischio di essere tagliate per produrre pellet solo in questo impianto, ha detto lo studio. Il NRDC sta attualmente intraprendendo uno studio usando dati GPS per mappare i punti caldi in cui gli impianti di pellet hanno gli impatti maggiori attraverso gli Stati Uniti sudorientali. Il gruppo pensa di pubblicare lo studio questa primavera, sottolineando il disboscamento intorno agli impianti di produzione del pellet.

Schlesinger dice che i calcoli recenti in cui sono stati usati i dati della EIA e della IEA mostrano che bruciare pellet produce grandi impatti sulle foreste per quantità molto modeste di bioenergia. Per esempio, la IEA prevede che per produrre il 6,4% dell'elettricità globale bruciando biomassa legnosa nel 2035, il raccolto globale di alberi commerciali – tutti gli alberi abbattuti eccetto la legna tradizionale – dovrebbe aumentare del 137%. Non sono solo le società di servizi europee che potrebbero finire per bruciare pellet su scala industriale. Hammel, del NRDC, osserva la possibilità di un passaggio significativo alla combustione di legno in modo commerciale qui negli Stati uniti, a seconda di come l'EPA degli Stati Uniti decida di conteggiare le emissioni di gas serra dalle centrali che bruciano biomasse. “Sarebbe un errore per l'EPA dare ai produttori di energia da biomasse un lasciapassare sulla responsabilità del carbonio”, dice Hammel. “Abbattere e bruciare alberi per l'energia è un passo nella direzione sbagliata per il clima e per le nostre foreste”.



martedì 17 febbraio 2015

Sei mesi ancora di petrolio di scisto, e poi si chiude

DaBloomberg”. Traduzione di MR

Di Joe Carroll



Un assistente attende per allineare le tubazioni durante le trivellazioni nella formazione di scisto di Bakken il 23 luglio 2013 nei pressi di Watford City, North Dakota.Foto: Andrew Burton/Getty Images

I trivellatori di petrolio cominceranno a collassare sotto il peso dei prezzi del greggio più bassi durante il secondo trimestre e coloro che fanno prospezioni energetiche che li ingaggiano li seguiranno a breve, secondo la Conway Mackenzie Inc., la più grande società di ristrutturazioni degli Stati Uniti. Le società che trivellano pozzi e gestiscono i giacimenti per conto dei produttori di petrolio saranno i primi a cadere dopo che il riferimento del greggio americano, il West Texas Intermediate, ha perso il 57% in sette mesi, ha detto John T. Young, la cui ditta ha accompagnato la città di Detroit attraverso il suo fallimento nel 2013. Le società petrolifere hanno tagliato migliaia di posti di lavoro, ritardato miliardi di dollari in progetti e diminuito o ridotto di scala piani di espansione in risposta alla prolungata disfatta dei prezzi del greggio. Per i fornitori di servizi dei giacimenti petroliferi che testano i pozzi e consolidano i pozzi con cemento ed acciaio, l'impatto delle riduzioni del prezzo proiettato su di loro da chi fa prospezione, comincerà a picchiare duro durante il secondo trimestre, ha detto Young giovedì. “Il secondo trimestre sarà devastante per le società di servizi”, ha detto Young in un'intervista telefonica da Houston. “Ci sono di sicuro società che chiuderanno”. I fornitori di servizi ai giacimenti stanno affrontando un “doppio colpo”, dice. Anche le compagnie petrolifere stanno stanno chiedendo riduzioni di prezzi dal 20 al 30%, stanno anche allungando i tempi di attesa per i pagamenti, allargando gli intervalli di flusso di cassa per le ditte di trivellazione e di equipaggiamento, ha detto.

Ruote che cigolano

Young, che ha ristrutturato più di una dozzina di società energetiche e consigliato la Delta Petroleum Corp. Di Kirk Kerkorian durante il suo fallimento del 2011, sta avvertendo i trivellatori di monitorare i produttori di petrolio per cui lavorano per avere un flusso di cassa futuro protetto con strumenti di copertura come swap e collar. La quantità di produzione di petrolio e gas naturale prevista per il 2015 che una società ha coperto è un forte indicatore del fatto che saranno o meno in grado di pagare i propri conti, ha detto. Un altro parametro importante è quanto viene attinto dai prestiti revolving, ha detto Young. “Sto loro dicendo che devono davvero tenere d'occhio questa cosa e che devono essere delle ruote che cigolano”, ha detto. “Dovete cominciare a archiviare vincoli (liens) se vedete che una società comincia ad andare giù”. Negli Stati Uniti, un vincolo è una rivendicazione legale nei confronti della proprietà di un debitore per forzare il pagamento di un conto non pagato. Il West Texas Intermediate (WTI), nel gergo petrolifero, è sceso del 3,1% a 46,31 dollari al barile giovedì a New York. Il prezzo è stato al di sotto dei 70 dollari dall'inizio di dicembre ed ha toccato il minimo in 5 anni e mezzo a 44,20 il 13 gennaio. “Quando ho visto il WTI toccare i 65 dollari, ho pensato che saremo molto occupati con le ristrutturazioni”, ha detto Young. “Quando abbiamo toccato i 40 dollari, sapevo che avremmo assistito a liquidazioni definitive”.













lunedì 16 febbraio 2015

Petrolio ed economia: dove siamo diretti nel 2015-16?

Da “Our Finite World”. Traduzione di MR (rev. Luca Pardi)

Di Gail Tverberg

Il prezzo del petrolio va giù. Come possiamo aspettarci che si comporti l'economia nel 2015 e nel 2016?

I giornali negli Stati Uniti sembrano enfatizzare gli aspetti positivi della diminuzione dei prezzi. Ho scritto le Dieci ragioni per cui i prezzi del petrolio alti sono un problema. Se il nostro solo problema fossero i prezzi del petrolio alti, allora i prezzi del petrolio bassi sembrerebbero essere una soluzione. Sfortunatamente, il problema che stiamo incontrando ora sono i prezzi estremamente bassi Se i prezzi continuano su questo livello basso, ci troviamo in seri problemi rispetto alla futura estrazione di petrolio. Mi sembra che la situazione sia molto più preoccupante di quanto creda gran parte delle persone. Anche se ci sono alcuni effetti temporanei positivi, verranno più che compensati da quelli negativi, alcuni dei quali potrebbero essere davvero negativi. Potremmo aver raggiunto i limiti di un mondo finito.

La natura del nostro problema coi prezzi del petrolio

I bassi prezzi del petrolio che stiamo vedendo sono un sintomo di problemi gravi interni all'economia – quello che ho chiamato “aumentata inefficienza” (in realtà “riotrni decrescenti”) che portano a salari bassi. Vedete il mio post Come la aumentata inefficienza spiega il crollo dei prezzi del petrolio. Mentre i salari sono rimasti stagnanti, il costo  dell'estrazione del petrolio è aumentato di circa il 10% all'anno, come descritto nel mio post L'inizio della fine? Le compagnie petrolifere tagliano gli investimenti. Inutile dire che salari stagnanti insieme ad un rapido aumento dei costi di produzione del petrolio portano ad un disallineamento fra:


  • Quanto i consumatori si possono permettere per pagare il petrolio
  • Il costo del petrolio stesso, se il prezzo del petrolio coincide col costo di produzione


domenica 15 febbraio 2015

L'analisi termodinamica rivela un ruolo ampio e trascurato del petrolio ed altre fonti energetiche nell'economia

DaPhys.org”. Traduzione di MR (h/t Emilio Martines)


Un nuovo modello di crescita economica include non solo capitale e lavoro, ma anche energia e creatività come fattori di produzione. L'energia è posta in una posizione uguale a quella di capitale e lavoro. Grazie a R. Kümmel. La seconda legge dell'economia: energia, entropia e le origini della ricchezza


(Phys.org) – Le leggi della termodinamica sono meglio conosciute per affrontare l'energia nel contesto della fisica, ma un nuovo studio suggerisce che gli stessi concetti possono aiutare a migliorare i modelli della crescita economica tenendo conto dell'energia nella sfera economica. Nei modelli di crescita neoclassici, ci sono due fattori principali che contribuiscono alla crescita economica: lavoro e capitale. Tuttavia, questi modelli sono ben lontani dalla perfezione, costituendo meno della metà della crescita economica reale. Il resto della crescita è costituito dal residuale di Solow, che si pensa sia attribuito la fattore di difficile quantificazione del “progresso tecnologico”. Anche se i modelli di crescita neoclassici aiutano gli economisti a capire la crescita economica, il fatto che lascino una parte così importante di crescita economica inspiegata è leggermente inquietante. Persino  Robert A. Solow, il fondatore della teoria neoclassica della crescita, ha dichiarato che il modello neoclassico “è una teoria di crescita che lascia inspiegato il fattore principale della crescita economica”.

Energia, un potente fattore di produzione

In un nuovo studio pubblicato sulla Nuova Rivista di Fisica, il professor Reiner Kümmel all'Università di Würzburg e il dottor Dietmar Lindenberger all'Università di Colonia sostengono che l'ingrediente mancante rappresentato dal residuale di Solow consiste principalmente di energia. Mostrano che, per ragioni termodinamiche, l'energia dovrebbe essere considerata come il terzo fattore di produzione, allo stesso livello dei tradizionali fattori capitale e lavoro. (Per definizione, il lavoro rappresenta il numero di ore lavorative all'anno. Il capitale si riferisce alla riserva di capitale che è elencata nei conti nazionali, che consiste di tutti i dispositivi che convertono energia, i processori di informazione e gli edifici e le installazioni necessarie alla loro protezione e funzionamento. L'energia comprende combustibili fossili e fissili (nucleare), così come le fonti energetiche alternative). La nuova proposta si trova in forte contrasto coi modelli di crescita neoclassici, in cui i fattori di produzione hanno pesi economici molto diversi, che rappresentano i loro poteri produttivi. Nei modelli di crescita neoclassici, questi pesi economici o “elasticità di produzione” sono impostati uguali alla quota dei costi di ciascun fattore di produzione: la quota del costo del lavoro è 79%, il capitale costituisce il 25% e l'energia solo il 5%. Nella loro analisi, i ricercatori hanno scoperto che, a differenza dei modelli neoclassici, i pesi economici dell'energia e del lavoro non sono uguali al costo delle loro quote. Mentre il peso economico dell'energia è molto più grande al costo della sua quota, quello del lavoro è molto più piccolo. Ciò significa che l'energia ha un potere produttivo molto più alto di quello del lavoro, che è il motivo per cui l'energia è relativamente economica mentre il lavoro è caro.


(Sinistra) Crescita economica e (destra) contributi dei tre principali fattori di produzione della crescita economica in Germania alla fine del 20° secolo. Grazie a Kümmel. La seconda legge dell'economia: energia, entropia e le origini della ricchezza

Implicazioni nel mondo reale

Per testare il loro modello nella realtà, Kümmel e Lindenberger lo hanno applicato per riprodurre la crescita economica della Germania, del Giappone e degli Stati Uniti dagli anni 60 al 2000, facendo particolare attenzione alle due crisi petrolifere. Nei modelli neoclassici, riduzioni degli ingressi di energia del 7%, come osservato durante la prima crisi energetica nel 1973-75, avrebbe dovuto causare una riduzione totale della produzione economica di solo lo 0,35%, mentre le riduzioni osservate erano fino ad un ordine di grandezza più grandi. Usando il maggiore peso dell'energia, il nuovo modello può spiegare una porzione molto maggiore delle riduzioni di produzione totali durante quel periodo. Se corrette, le loro scoperte hanno grandi implicazioni. Primo, il nuovo modello non richiede affatto il residuale di Solow. Questo residuale scompare dai grafici che mostrano le curve di crescita empiriche e teoriche. L'energia, insieme all'aggiunta di un più piccolo fattore di “creatività umana”, copre tutta la crescita che i modelli neoclassici attribuiscono al progresso tecnologico.

Secondo, e in qualche modo inquietante, è l'impatto che le scoperte potrebbero avere nel mondo reale. Nel 2012, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha dichiarato nella sua Panoramica Economica Mondiale che “... se il contributo del petrolio alla produzione è stato dimostrato essere molto maggiore della sua quota di costo, gli effetti potrebbero essere drammatici, suggerendo la necessità di un'urgente azione politica”. Secondo l'analisi dell'autore, il potere altamente produttivo dell'energia a basso costo e il basso potere produttivo del lavoro costoso ha implicazioni che riusciamo ad osservare facilmente. Da un lato , i cittadini medi di paesi altamente industrializzati godono di una ricchezza materiale che non ha precedenti nella storia. Dall'altro lato, combinazioni di energia-capitale potenti e a buon mercato stanno sempre più sostituendo il lavoro costoso e debole nel corso di una sempre maggiore automazione. Questa combinazione uccide posti di lavoro per la parte meno specializzata della forza lavoro. E' anche il motivo per cui molte meno persone lavorano in agricoltura e produzione oggi rispetto al passato e più persone lavorano nel settore dei servizi – anche se anche qui, computer e software stanno sostituendo il lavoro o causando la delocalizzazione del lavoro in paesi con salari bassi. Questa ben nota tendenza può essere compresa dal messaggio del nuovo modello secondo cui l'energia è più conveniente e più potente del lavoro.

Dov'è il punto di equilibrio?

Al centro del modello di Kümmel e Lindenberger c'è il concetto dell'equilibrio termodinamico. Come spiegano i ricercatori, le economie devono operare in un equilibrio dove un obbiettivo, come un profitto o il benessere generale, ha un massimo. Per massimizzare questi obbiettivi, l'economia neoclassica presume che non ci siano limiti alle combinazioni di capitale, lavoro ed energia. Senza limiti, l'equilibrio economico è caratterizzato dalla parità fra elasticità della produzione e quote di costo, che è uno degli assunti dei modelli di crescita neoclassici, come descritto sopra. Nel loro nuovo modello, Kümmel e Lindenberger applicano gli stessi principi di ottimizzazione, ma tengono anche conto dei limiti tecnologici su combinazioni di fattori di produzione. In realtà, un sistema di produzione non può funzionare a più della piena capacità e il suo grado di automazione ad un dato momento è limitato dalle quantità di dispositivi che convertono energia e di elaboratori di informazioni che il sistema può ospitare in quel momento. Ulteriori limiti legali e sociali potrebbero porre limiti “leggeri” sui fattori di produzione, in particolare il lavoro. In questo nuovo modello, questi limiti tecnologici sui fattori di produzione impediscono alle moderne economie industriali di raggiungere l'equilibrio neoclassico, dove le elasticità di produzione di capitale, lavoro ed energia sono alle quote di costo di questi fattori. Piuttosto, l'equilibrio delle economie reali, che sono vincolate da limiti tecnologici, è ben lontano dall'equilibrio neoclassico.

Mentre il modello fornisce una nuova prospettiva di crescita economica, la domanda finale rimane ancora: che tipo di strategie stimoleranno la crescita economica e ridurranno la disoccupazione e le emissioni? Qualsiasi sia la domanda, i risultati qui suggeriscono che deve tenere conto del ruolo cardine dell'energia nella produzione economica. “All'interno dell'attuale quadro legale del mercato, serve che la crescita economica proibisca lo spettro della disoccupazione”, spiegano i ricercatori. “La crescita economica alimentata dall'energia, a sua volta, potrebbe portare a sempre maggiori perturbazioni ambientali perché, secondo la prima e la seconda legge della termodinamica, niente nel mondo accade senza conversione di energia e produzione di entropia. E la produzione di entropia è associata all'emissione di calore e particelle, segnatamente biossido di carbonio, finché il mondo usa combustibili fossili al tasso attuale”.

Kümmel è anche l'autore di un libro sul tema intitolato La seconda legge dell'economia: energia, entropia ed origini della ricchezza.



L'uso eccessivo di azoto e fosforo potrebbe causare la devastazione della Terra

Da “Daily Science Journal”. Traduzione di MR. (h/t Alexander Ač)

Di James Hailey



La Terra è sulla strada per diventare inabitabile a causa dell'aumentato uso di fertilizzanti artificiali come fosforo e azoto che stanno superando i limiti planetari. Il fatto è stato confermato dal direttore del Centro per la Limnologia dell'Università del Wisconsin di Madison, il professor Stephen Carpenter, che ha anche dichiarato che “Stiamo correndo verso e oltre i limiti biofisici che permettono la civiltà umana per come la conosciamo”. All'inizio del periodo dell'Olocene, la Terra era un posto molto migliore per vivere a causa delle attività umane che hanno portato a sviluppi raffinati in aspetti sociali, politici e religiosi. Carpenter ha commentato “Ogni cosa importante per la civiltà ha avuto luogo prima del 1914”. Alcune delle cose migliori di allora includevano l'agricoltura, l'ascesa e il declino dell'Impero Romano e la Rivoluzione Industriale. E dopo quell'era le attività umane hanno iniziato a distruggere la Terra.

Il professor Carpenter e la sua squadra hanno portato a termine una ricerca a proposito degli impatti del riscaldamento dovuto al carbonio, compresa la perdita di biodiversità e l'aumento del livello del mare. Spiegando le loro scoperte, i ricercatori hanno affermato che “Abbiamo (le persone) ampiamente cambiato i cicli dell'azoto e del fosforo più di qualsiasi altro elemento. (L'aumento) è nell'ordine del 200-300%. Al contrario, il carbonio è aumentato solo del 10-20% e guardate tutto il tumulto che ha causato nel clima”. Hanno anche sottolineato l'uso non necessario di fertilizzanti artificiali per stimolare l'agricoltura negli Stati Uniti in quanto la terra è già ricca di nutrienti. L'uso eccessivo di fertilizzanti su terre già ricche di nutrienti sta causando impatti negativi e sta spingendo la civiltà oltre i limiti di sicurezza. Alcuni paesi hanno terre ricche di azoto e fosforo, mentre molte altre hanno suolo in cui mancano questi elementi ed hanno difficoltà a coltivare alimenti senza fertilizzanti artificiali. Carpenter ha detto: “Ci sono alcune parti del mondo che sono eccessivamente inquinate di azoto e fosforo ed altre in cui le persone non ne hanno nemmeno a sufficienza per coltivare il cibo di cui hanno bisogno”. Per evitare di alterare l'ecosistema, ha consigliato che gli agricoltori industriali riducano l'uso eccessivo di fosforo e azoto. Ah aggiunto: “Potrebbe essere possibile che la civiltà umana viva al di fuori delle condizioni dell'Olocene, ma non è mai stato provato prima. Sappiamo che la civiltà ce l'ha fatta nelle condizioni dell'Olocene, quindi sembra saggio cercare di mantenerle”.

sabato 14 febbraio 2015

La grande accelerazione dell'attività umana

Da “igbp”. Traduzione di MR (h/t Paul Chefurka)

Comunicato stampa – Da un decennio la IGBP, in collaborazione con lo Stockholm Resilience Centre, ha rivalutato gli indicatori della Grande Accelerazione inizialmente pubblicati nella sintesi IGBP “Cambiamento globale nel sistema terrestre” nel 2004. L'attività umana, prevalentemente il sistema economico globale, ora è il motore principale di cambiamento nel Sistema Terrestre (la somma dei processi fisici, chimici, biologici ed umani del nostro pianeta), secondo una serie di 24 indicatori globali o “display planetario”, pubblicati nella rivista  Anthropocene Review (16 gennaio 2015).

(Link ai grafici degli indicatori)