giovedì 4 settembre 2014

Lo scoppio imminente dello schema Ponzi statunitense di petrolio e gas di scisto

DaOutsider Club”. Traduzione di MR

Nei soli ultimi quattro anni, la produzione di petrolio negli Stati Uniti è cresciuta di un impressionante 46%, aggiungendo 2,4 milioni di barili al giorno – tutto per merito della produzione di petrolio di scisto. Con questo enorme miglioramento della produzione interna di petrolio, c'è un numero sempre maggiore di rapporti che dichiarano che gli Stati Uniti diventeranno energeticamente indipendenti. Secondo l'articolo “La rivoluzione energetica 'Made in America'”:


  • Citibank – L'indipendenza statunitense dalle importazioni energetiche potrebbe anche cominciare alla fine di questo decennio.
  • NIC - National Intelligence Council – Gli Stati Uniti potrebbero diventare un esportatore significativo di energia a partire dal 2020 in poi. 
  • IEA - International Energy Agency – Gli Stati Uniti potrebbero diventare un esportatore netto di gas a cominciare dal 2020 e svilupparsi praticamente diventando un fornitore di energia autosufficiente a partire dal 2035.

Quindi eccole qua... tre organizzazioni ufficiali con previsioni di indipendenza energetica degli Stati Uniti a partire dal 2020 o autosufficienza completa a partire dal 2035. Queste previsioni forniscono un panorama molto ottimistico della produzione di energia statunitense molto in là nel futuro... quindi perché dovremmo preoccuparci?

L'imminente fallimento del boom del petrolio di scisto statunitense 

Con ogni boom arriva inevitabilmente un fallimento. Ciò non è diverso per il petrolio di scisto. La maggioranza della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti proviene da due giacimenti – Bakken e Eagle Ford. Mentre la produzione è aumentata significativamente in questi due giacimenti, ciò avviene ad un costo enorme. Il tipico pozzo di petrolio di Bakken declina di circa il 40% all'anno. E' giusto – i pozzi di petrolio a Bakken stanno declinando circa dieci volte più velocemente del 4-5% globale medio di cui si parlava precedentemente. Il grafico sotto mostra che Bakken sta perdendo un impressionante 63.000 barili al giorno di produzione rispetto al dicembre 2013. La tendenza rimane ininterrotta fino ad oggi.


Ciò significa che le compagnie petrolifere che trivellano a Bakken hanno dovuto aggiungere più di 63.000 b/g a dicembre se volevano aumentare la produzione... e lo hanno fatto. Secondo la statunitense EIA, Bakken ha aggiunto 89.000 barili di nuova produzione a dicembre 2013. Se guardate il grafico sotto vedrete i +89.000 b/g di nuova produzione meno i 63.000 b/g di declino che corrispondono ad un incremento netto di 26.000 b/g in dicembre.


Noterete sul lato destro di questo grafico che a novembre Bakken stava producendo un totale di 976.000 b/g. Se aggiungiamo i 26.000 b/g di nuova produzione netta di dicembre, il nuovo totale complessivo è di 1.002.000 b/g, oltre un milione di barili al giorno. Anche se Bakken ora produce più di un milione di barili di petrolio al giorno, date un'occhiata a quanto diventerà peggiore il declino di produzione di petrolio nei prossimi anni. Se ipotizziamo che l'attuale tendenza continui, possiamo vedere di quanto declinerà la produzione per la fine del 2015:

Tasso di declino della produzione di petrolio di Bakken:

  • Dic 2009 = -13.000 b/g
  • Dic 2010 = -20.000 b/g
  • Dic 2011 = -30.000 b/g
  • Dic 2012 = -47.000 b/g
  • Dic 2013 = -63.000 b/g
  • Dic 2014 = -80.000 b/g (stimati)
  • Dic 2015 = -97.000 b/g (stimati)

Bakken sta attualmente perdendo circa 17.000 b/g ogni anno di produzione. Così per il 2015 le compagnie petrolifere a Bakken dovranno trivellare sempre più pozzi per sorpassare quei 97.000 b/g stimati di tasso di declino se vogliono aumentare la produzione. Ciò è esattamente ciò che hanno fatto da quando hanno cominciato a trivellare il giacimento petrolifero di Bakken. Non voglio addentrarmi in troppi numeri qui, ma il grafico sotto mostra come siano stati aggiunti molti nuovi pozzi a Bakken dal 2007. Le cifre dei pozzi totali sotto sono della parte del Nord Dakota di Bakken, che produce più del 90% del petrolio di Bakken. Una piccola parte di Bakken si trova in Montana, ma lo stato non pubblica informazioni aggiornate mensilmente


Come potete vedere, c'erano solo 479 pozzi in produzione nel 2008. Questo numero è quasi raddoppiato nel 2009 a 891 pozzi e l'ultimo conteggio è stato di 6.447. Il numero totale di pozzi dovrà continuare ad aumentare se vogliono che Bakken continui a crescere. L'enorme crollo della produzione che sta avendo luogo a Bakken sta avvenendo anche in un altro grande giacimento di petrolio di scisto negli Stati Uniti: Eagle Ford. Il giacimento di petrolio di scisto di Eagle Ford sta sperimentando un tasso di declino persino maggiore di 83.000 b/g a dicembre. Si tratta di 20.000 b/g più di Bakken e continuerà a diminuire anche di più nei prossimi anni. Si tratta dell'elefante nel soggiorno di cui nessuno vuole parlare nell'industria petrolifera – gli enormi tassi di declino.

I giacimenti di petrolio di scisto contengono un certo numero di sweet spots ed una certa quantità di località di trivellazione. Inoltre, più la compagnia trivella lontano dallo sweet spot meno produttivo è il pozzo. Così, una volta che gli sweet spots sono sfruttati e le migliori località trivellate, la produzione raggiunge il picco e declina. David Hughes, un geoscienziato con quasi quattro decenni di esperienza nello studio delle risorse in Canada, compresi 32 anni nel Geological Survey of Canada, di recente ha scritto un rapporto intitolato “La rivoluzione dello scisto: miti e realtà”. Hughes prevede che la produzione di Bakken e Eagle Ford raggiungerà il picco più o meno nel 2016. Si tratta di pochi anni. Questo per quanto riguarda la nozione che avremo decenni di offerta interna a buon mercato e abbondante. Ora che sappiamo che la produzione dei giacimenti di gas di scisto statunitensi raggiungerà più che probabilmente il picco entro i prossimi anni, impedendo al paese di ottenere l'indipendenza energetica, cosa dire della supposta disponibilità di 100 anni di gas naturale che l'industria dello scisto ha gonfiato nei media?

L'industria del gas di scisto statunitense è stata un fallimento commerciale

Il titoletto sopra è una dichiarazione reale di un altro eccellente analista energetico di cui parlerò fra poco. Tuttavia, volevo prima elencare alcuni dei punti in quanto si riferiscono al senso comune riguardo all'industria del gas di scisto statunitense dal rapporto di David Hughes:

La produzione di gas di scisto continuerà a crescere nel prossimo futuro (perlomeno fino al 2040) e i prezzi rimarranno al di sotto dei 4,50 dollari nei prossimi 10 anni e al di sotto dei 6 dollari nei prossimi 20 anni.

Il gas di scisto può rimpiazzare quantità molto sostanziali di petrolio per il trasporto e di carbone per la generazione di elettricità. Fondamentalmente, la visione complessiva che concerne il gas di scisto statunitense da parte dell'industria è: “Ne abbiamo un sacco ad un prezzo molto conveniente”. Mentre non vedo niente di meglio per gli Stati Uniti che diventare energeticamente indipendenti con decenni di petrolio e gas a buon mercato, sembra che l'industria del gas di scisto sia molto meno in forma della sua controparte petrolifera. Questo secondo il nostro killer della prossima montatura sullo scisto ed analista energetico Art Berman. Art Berman, direttore del Labyrinth Consulting Services è un geologo petrolifero con 34 anni di esperienza su petrolio e gas, compresi 20 anni con la Amoco (ora BP) e 14 anni come consigliere geologo. Art è stato uno dei più espliciti critici della montatura dell'energia da scisto negli scorsi anni. Di recente, Art ha fatto una presentazione alla Houston Geological Society dal nome “Riflessioni su un decennio di operazioni statunitensi di gas di scisto”. Nella sua presentazione, Art discute le slide sotto, rivelando la verità sulla redditività del giacimento di gas di scisto di Haynesville. Art dice che col gas naturale a 4,00 dollari (come era allora) non ci sono aree commercialmente praticabili a Haynesville.



Art Mostra che col gas a 6 dollari, solo il 6% di Haynesville (in giallo) è commerciale. Questi dati sono significativi perché il prezzo del gas naturale è stato scambiato su una forbice bassa di 2-4,50 dollari negli ultimi 3 anni. Fondamentalmente, le compagnie che trivellano ed estraggono gas di sciato ad Haynesville hanno perso anche la camicia... vendendo il proprio prodotto per meno del suo costo di produzione. Inoltre, ciò che sta avvenendo a Haynesville sta avvenendo nella maggior parte degli altri giacimenti di gas di sciato del paese. Il giacimento di gas di scisto di Barnett è stato il primo ad essere sfruttato in modo ampio negli Stati Uniti. La Labyrinth Consulting Services ha fatto uno studio approfondito di Barnett, che Art ha incluso in una presentazione intitolata “Gas di scisto: abbondanza o miraggio”? In questo rapporto, ha dichiarato che dei 9.100 pozzi censiti (fra il 2003 e il 2009) del totale di 15.000 pozzi di Barnett, meno del 6% soddisfaceva i livelli di soglia economici minimi. Inoltre, Berman crede che il prezzo di pareggio medio per l'industria del gas di scisto sia da qualche parte fra 6 e 7 dollari. Questo prova che il cosiddetto senso comune secondo cui gli Stati Uniti produrranno gas naturale per i prossimi 10 anni al di sotto dei 4,5 dollari e per i prossimi 20 a 6 dollari è una sciocchezza bella e buona. Capite, questo è il tema comune nell'industria del gas di scisto – una realtà non compresa dall'opinione pubblica americana. I pozzi di gas di scisto soffrono degli stessi tassi declino annuale, o persino maggiori, dei pozzi di petrolio di scisto. Ciò significa che i trivellatori di gas di scisto devono continuare a trivellare più pozzi ogni anno per impedire che la produzione complessiva declini. Facendo questo, l'industria ha portato una grande quantità di disponibilità di gas naturale che ne ha ridotto il prezzo.

Ciò è conosciuto come “il tapis roulant della trivellazione”. Una volta che si comincia, non se ne può uscire, altrimenti la produzione di gas cade in un dirupo. La cosa interessante è che questo risulta essere il brontosauro nel soggiorno di cui l'industria del gas di scisto non vuole parlare. Quindi, in che modo questo disastro dell'energia da scisto non commerciale impatta sulle più grandi compagnie di gas di scisto? Parecchio, come state per scoprire.

Il grande schema Ponzi del gas di scisto

Quelli dell'industria dell'energia probabilmente non userebbero un termine come “Schema Ponzi” per etichettare quello che sta avvenendo nella produzione di gas di scisto statunitense, tuttavia, credo che sia una descrizione perfetta di quello che sta avvenendo. Siccome le compagnie del gas devono spendere una quantità di soldi sempre maggiore in spese di capitale per evitare che la produzione crolli, stanno navigando nel debito. I dati sotto provengono a loro volta dalla più recente presentazione di Berman. Qui possiamo vedere che le grandi compagnie di gas di sciato - Chesapeake, Southwestern, Devon e EOG – stanno spendendo una grande quantità di soldi in spese di capitale di quanto non ne incassino in flusso di cassa dalle operazioni.



Le spese di capitale combinate di queste quattro grandi compagnie di gas di scisto durante il periodo di 5 anni fra il 2008 e il 2012 sono state di 133 miliardi di dollari, mentre il loro flusso di cassa operativo è stato di 80 miliardi di dollari. Quindi il loro flusso di cassa è stato negativo di 53 miliardi di dollari. Il che vuol dire che queste compagnie hanno dovuto acquisire finanziamenti aggiuntivi per andare avanti col “tapis roulant della trivellazione”. Uno dei grandi problemi che affrontano le compagnie con le spese di capitale nell'industria dell'energia da scisto è che non possono rilassarsi e godere i frutti raccogliendo una grande quantità di introiti per molti anni come sono capaci di fare le aziende in altri settori. Ciò è dovuto al rapido declino dei pozzi di gas di scisto e la considerevole perdita di introito col passare del tempo. Molti di questi pozzi di gas di scisto potrebbero venir sigillati e chiusi dopo 6-10 anni di produzione. Inoltre, i giacimenti di gas di scisto hanno solo pochi sweet spots ed un numero finito di località di trivellazione. Quindi, ad un certo punto (più  presto che tardi) questi giacimenti di gas di scisto raggiungeranno il picco e declineranno. E non lo direste mai... ciò è esattamente ciò che sta accadendo proprio adesso. Bill Powers (un altro analista di prim'ordine), nella sua recente intervista “mollate la fantasia del gas di scisto e del profitto quando la bolla scoppia”, ha avuto questo da dire sul picco di diversi giacimenti di gas di scisto:

I fatti stanno cominciando a mostrare che il declino dei giacimenti di scisto più vecchi come Barnett, Haynesville, Fayetteville e Woodford sono molto gravi. Ciò si può vedere chiaramente nel grafico sotto che mostra il picco della produzione di gas del giacimento di scisto di Barnett. La produzione di gas è aumentata costantemente dal 2000, raggiungendo il picco nel novembre 2011 a 6,3 miliardi di piedi cubici al giorno (mpc/g). E' crollata del 24% a 4,8 mpc/g nel giugno 2013. Ciò fornisce altre prove che rivelano semplicemente quanto sarà terribile il futuro dilemma energetico per gli Stati Uniti.


Pochissimi americani sono consapevoli che la produzione di questi giacimenti di petrolio e gas di scisto non continueranno a crescere e non dureranno per decenni. Quando guardiamo i dati presentati qui, è chiaro che l'industria energetica dello scisto degli Stati Uniti si sta comportando più come uno schema di Ponzi piuttosto che come un sistema economico energetico a lungo termine sostenibile. Le compagnie di petrolio e gas di scisto devono spendere ogni anno più soldi per aumentare la produzione o questa cadrebbe da un dirupo. Mentre è vero che c'è una grande quantità di supposte risorse di petrolio e gas di scisto in molti paesi del mondo, diversi degli analisti citati in questo rapporto non credono che questa rivoluzione statunitense a breve termine possa essere replicata nel mondo. Ciò a causa di diversi fattori come la mancanza di infrastrutture, di acqua, di competenza tecnica e di proprietà ridotta e diritti minerali. Una volta che gli Stati  Uniti raggiungono il picco della produzione di petrolio e gas di scisto nei prossimi anni, non c'è nessun piano B. Art Berman aveva capito bene quando ha fatto questa osservazione sull'energia da scisto durante la sua presentazione “Gente, questa non è una rivoluzione energetica... è una festa di pensionamento”. Il picco e il declino della produzione statunitense e mondiale avrà un impatto devastante sulle economie mondiali e la maggioranza delle obbligazioni sulla carta. Mentre alcuni individui hanno già capito cosa sta succedendo, sfortunatamente la maggioranza degli investitori non hanno ancora collegato i puntini.

lunedì 1 settembre 2014

Storia di un potente impero e di un regno ribelle

DaResource Crisis”. Traduzione di MR


La storia, si dice, non si ripete mai, ma fa rima. In particolare i tempi dell'Impero Romano sono una fonte di eventi che fanno rima con quelli moderni. Per esempio, gli antichi Romani avevano sviluppato tecniche di propaganda che erano notevolmente simili a quelle che usiamo oggi. L'immagine sopra (fonte), proveniente dalla colonna Traiana di Roma, potrebbe essere interpretata come un'accusa ai nemici di Roma del tempo, i Daci, di prepararsi per la guerra costruendo una fortezza – forse rompendo un patto su cui ci si era accordati in precedenza. Così, vi racconto una storia dei tempi di Roma. Non vi dirò con cosa faccia rima esattamente ai giorni nostri, ma penso che sarà facile per voi capirlo. 

L'impero romano era diventato ricco e potente per mezzo dei metalli preziosi, oro ed argento, che i Romani estraevano in Spagna (i dettagli sono descritti qui e qui). Il problema per i Romani era che l'oro è una risorsa minerale e le risorse minerali non durano per sempre. Col primo secolo della nostra era, la produzione di oro ed argento delle miniere Romane ha cominciato a declinare e l'Impero ha cominciato a mostrare segni di difficoltà. La rivolta ebraica del 66 D.C. È stato uno di quei segni: ha quasi distrutto l'Impero. Alla fine, tuttavia, i Romani sono riusciti a soffocare la ribellione e, saccheggiando Gerusalemme, hanno ottenuto un buon quantitativo d'oro per reintegrare le loro riserve pesantemente esaurite. Ma il problema è rimasto: l'oro saccheggiato a Gerusalemme non poteva durare per sempre. Come ottenere l'oro necessario per pagare le legioni che assicuravano la sopravvivenza dell'Impero?

A questo punto, i Romani hanno notato che un piccolo regno sul confine nord-occidentale, la Dacia, aveva ancora miniere d'oro produttive. I Daci stavano accumulando oro fin dall'inizio del secondo secolo D.C. e potevano sognare di usare quell'oro a loro vantaggio, forse per creare un piccolo impero loro. La situazione era chiara: i Romani avevano bisogno di oro, i Daci lo avevano. I Romani avevano un esercito potente, i Daci uno molto meno potente. Le conseguenze non potevano che essere ovvie: i Romani hanno invaso la Dacia durante i primi anni del secondo secolo D.C..

L'invasione della Dacia è stata una scommessa rischiosa per i Romani, perché i Daci hanno opposto una forte resistenza, ma alla fine sono stati sconfitti ed i Romani hanno preso il controllo delle loro miniere d'oro. Con l'oro appena recuperato, i Romani hanno potuto pagarsi le enormi spese di un tentativo di conquistare il loro Impero rivale: la Persia, sul loro confine orientale. In questo hanno fallito: nemmeno l'oro della Dacia era sufficiente per conquistare il mondo. Questo fallimento ha segnato il destino dell'Impero, che è lentamente svanito dalla storia come era condannato a fare.

Questa è la storia. Ora, come piccolo esercizio di rima storica, elenchiamo i suoi elementi principali.


  • Un potente impero con la piaga di eccessive spese militari e di risorse minerali in declino (Roma)
  • Un aumento di breve durata di risorse per l'impero (il saccheggio di Gerusalemme)
  • Una potenza regionale in crescita, con risorse minerarie ancora produttive (Dacia)
  • Un grande impero rivale (Persia)
  • Una notevole capacità di usare la propaganda per scopi militari (Roma)

Ora, provate a inserire in questo schema gli equivalenti moderni di quelli antichi. Come potete vedere, la storia fa davvero rima, e parecchio. Non sorprende: il modo in cui si comportano gli esseri umani è determinato dal modo in cui funziona il loro cervello. E questo non è cambiato granché in passato e – da quello che stiamo vedendo intorno a noi oggigiorno – non è cambiato affatto.

Ma un'altra cosa che ci insegna la storia è la futilità di alcuni sforzi umani. Pensate ancora al tentativo disperato dei Romani di conquistare la Dacia. Ci sono riusciti, ma si sono presi un rischio tremendo: la campagna è stata enormemente costosa e, se fosse fallita, il risultato non averebbe potuto essere altro che la disintegrazione dell'impero. E, comunque, l'oro della Dacia è risultato essere insufficiente per continuare ad espandere l'impero. L'Impero Romano, proprio come la nostra moderna economia, è potuto sopravvivere solo crescendo. Una volta che non ha più potuto crescere, è appassito ed è morto. Così, conquistare la Dacia è stata una scommessa scellerata, un costo enormetanta inutile distruzione. E tutto ciò ha soltanto ritardato l'inevitabile.

La situazione mondiale attuale evolverà nello stesso modo? Non possiamo dirlo con certezza, ma è certo che la storia fa parecchio rima.



mercoledì 27 agosto 2014

Oltre il fuoco - l'era dell'elettricità

Dasolarnations”. Traduzione di MR

di "solarevolution





di Ron Swenson

Cos'è tutta questa follia?

L'umanità affronterà tempi incredibilmente difficili nei prossimi anni (non decenni: anni). Abbiamo imparato che, per la nostra stessa sopravvivenza, dobbiamo smettere di bruciare carbonio. E' un sapere comune, non ci sono misteri. Eppure le grandi istituzioni continuano a perseguire aggressivamente l'energia del carbonio, non solo bruciando le sostanze mortali, ma anche costruendo fornaci più voraci per accelerare la follia suicida. Eppure è ragionevole che si aggrappino al Fuoco. La scoperta del Fuoco ha definito le origini umili dell'umanità, dopo tutto. Il Fuoco è stato il cuore stesso dell'esistenza umana per eoni. Molto prima che gli esseri umani imbrigliassero il Fuoco, c'è stato un grande avvenimento nel mondo primitivo, la Grande catastrofe dell'Ossigeno (GCO).

La fotosintesi primitiva negli oceani ha estratto ossigeno dall'acqua (H2O) che poi prima si è combinato coi sali (producendo, per esempio, la ruggine). Molto più tardi, quando l'ossigeno ha saturato i minerali dell'oceano, è poi emerso nell'atmosfera ed ha aiutato a spezzare il metano in CO2 ed acqua e le forme di vita primitive hanno lentamente continuato ad evolversi. Dal momento in cui il CO2 era quasi il 20% dell'atmosfera, molto di esso è stato gradualmente assorbito negli oceani e dalla vita vegetale o è stato sepolto, aprendo la strada a grandi organismi che respiravano ossigeno. Durante il Periodo Carbonifero, 360 milioni di anni fa, si è formato il carbone ed è sprofondato, catturando ancora più carbonio dall'atmosfera e spianando ulteriormente la strada alle moderne forme di vita. Queste condizioni erano già presenti quando sono apparsi gli esseri umani sulla scena... e tutto andava bene.

Poi molto di recente le cose sono cambiate. Gli esseri umani hanno cominciato a bruciare quel carbonio sequestrato per lungo tempo sul serio, nella ricerca di una vita migliore. Tutto ciò appariva ragionevole per un po', ma poi gli scienziati sono diventati pienamente consapevoli dei pericoli costituiti dal rilascio di grandi quantità di carbonio in atmosfera e alla fine il loro messaggio è stato tracciato chiaramente per tutti coloro che vorranno ascoltare. Tuttavia, come l'apprendista stregone, gli esseri umani sono affascinati dalla forza che può essere rilasciata dalla combustione del carbonio. Come piromani, stiamo alterando il clima, minacciando la delicata composizione dell'atmosfera e la stessa sopravvivenza degli organismi viventi dai quali dipende la nostra stessa sopravvivenza. Ma è possibile allontanarsi dal Fuoco, lo stesso fenomeno che un tempo definiva l'umanità ed ora ironicamente minaccia la nostra stessa esistenza? Sì. Un paio di secoli fa, è stata fatta un'altra grande scoperta che ha cambiato per sempre l'esperienza umana – l'Elettricità. Ora è l'Elettricità che definisce la società umana: l'Elettricità è il cuore stesso della civiltà moderna. Ironicamente, però, fino ad ora la maggior parte di quella Elettricità trasformativa è stata prodotta sotto un patto faustiano con quello che una volta era il nostro servo fidato: il Fuoco. Detto diversamente, nel processo di trasformazione, l'amico dell'umanità, il Fuoco, è diventato l'acerrimo nemico. Il guru visionario dell'Elettricità, Thomas Edison, ha lanciato il guanto di sfida oltre 100 anni fa, nel 1910:

La luce del Sole è diffusa e sottile così come lo è l'Elettricità. Forse sono la stessa cosa, la luce del Sole è una forma di energia e i venti e le maree sono manifestazioni di energia. Le usiamo? Ma no! Bruciamo legna e carbone, così come gli affittuari bruciano la staccionata di fronte a casa come combustibile. Viviamo come abusivi, non come se fossimo i padroni della proprietà. Deve per forza venire un tempo in cui il calore e l'energia verranno immagazzinati in quantità illimitate in ogni comunità, raccolte interamente da forze naturali. L'Elettricità dovrebbe essere economica come l'ossigeno...

Altre due grandi scoperte hanno aperto la porta ad un tale futuro sostenibile al di là del fuoco, entrambe attribuite all'altro guru visionario, Albert Einstein. Una è stata il rilascio di energia dall'atomo. L'altra è stata la cattura dell'energia del Sole, leggi il silicio. (E' stato per il suo saggio del 1903 sull'effetto fotoelettrico che Einstein ha vinto il Premio Nobel nel 1921, non per la teoria della relatività che è rimasta controversa a quel tempo). Sfortunatamente lo sfruttamento efficace dell'energia atomica in maniera controllata rimane inafferrabile. Le possibilità di fissione e fusione sono limitate dall'imprevedibilità del comportamento umano e dallo stesso reale pericolo di radiazioni emesse da concentrazioni gestibili in una combinazione di errore umano, guerra, cambiamento climatico e disastri naturali. Ciò ci lascia con una opzione - “le forze naturali” - l'energia solare, il vento e le maree, che Edison è stato in grado di vedere così chiaramente in anticipo. E, ironicamente, per confermare la sfida di Edison e mantenere l'atmosfera in equilibrio, l'umanità deve mettere via il Fuoco.

Per fortuna, bruciare legna nelle città moderne si è ridotto ad un rituale estivo (il barbecue con la carbonella). Ma come abusivi, stiamo ancora bruciando idrocarburi minerali per fare Elettricità... e per andare in giro per la città. Anche se sono stato fatti progressi per produrre l'Elettricità con Sole ed il vento, le macchine infernali che eruttano Fuoco sono ancora libere di andarsene in giro per le strade. E' incoraggiante che gli abitanti delle città abbiano abbandonato il Fuoco nelle cucine (perlomeno il fuoco di legna, cioè), quindi il passo successivo per la sopravvivenza dell'umanità è quello di mettere al bando il Fuoco dalle strade. Inoltre, dato ciò che l'umanità sa oggi, è del tutto assurdo permettere a macchine su ruote di dominare il paesaggio urbano. Possiamo portare l'Evoluzione solare nelle strade e liberarci dal dominio delle macchine. Possiamo ridare le strade alla gente.




lunedì 25 agosto 2014

Il picco del chilometraggio e i ritorni decrescenti della tecnologia

DaResource crisis”. Traduzione di MR


Questo grafico, da “economonitor”, è molto interessante perché contiene informazioni rilevanti. (Tuttavia, c'è da notare un dettaglio: il titolo del grafico. “Miglia Guidate” è un pochino fuorviante; dovrebbe essere “chilometraggio”, come dice chiaramente il testo del post). Il rapporto del chilometraggio agli stipendi orari è un parametro che vale la pena di esaminare perché ci dice molto sull'efficienza “sistemica” del trasporto su gomma. Che tipo di efficienza ci possiamo realmente permettere?

Ora, il grafico mostra un chiaro “picco del chilometraggio” che è avvenuto intorno al 2000, quando l'America si poteva permettere il più alto chilometraggio della storia dalle sue automobili. Si è trattato di un picco di efficienza del sistema di trasporto su gomma. Ma poi questa efficienza è diminuita. Come possiamo spiegarlo?

I dati del grafico dipendono da tre fattori: 1) il costo della benzina, 2) lo stipendio orario medio e 3) il chilometraggio medio delle auto. Vediamo prima il comportamento dei prezzi del petrolio, che a loro volta determinano i prezzi della benzina.



Vedete come il prezzi del petrolio hanno avuto due picchi durante gli ultimi 50 anni, con il primo e il secondo (ancora in corso) shock petrolifero. Sorprendentemente, dopo l'inizio della prima crisi petrolifera, il chilometraggio per ora lavorata è aumentato, nonostante i netti aumenti del prezzo. Ma è avvenuto l'opposto con la seconda crisi petrolifera, il chilometraggio per ora lavorata è diminuito rapidamente. Qualcosa deve aver compensato l'aumento del prezzo durante la prima crisi, ma ciò non sta accadendo durante la seconda. Perché?

Degli altri due parametri coinvolti nella curva del chilometraggio, la paga oraria gioca solo un ruolo secondario. I termini reali, gli stipendi sono rimasti più o meno costanti negli Stati Uniti dai primi anni 70, come potete vedere in questo grafico (fonte: income inequality).



La cosa che è cambiata molto in questo periodo è la tecnologia delle auto. Il primo shock petrolifero negli anni 70 è stato, di fatto, uno shock. La gente ha reagito cercando attivamente soluzioni tecnologiche che aumentavano il chilometraggio delle loro auto. E queste soluzioni erano facili da trovare: semplicemente ridurre la dimensione e il peso dei mostri bevitori di benzina degli anni 60 ha fatto il lavoro. Guardate questi dati (fonte):


Vedete quanto rapidamente sia aumentato il chilometraggio negli anni 70 – è quasi raddoppiato in meno di 10 anni! E potete vedere quanto rapidamente la gente ha dimenticato il problema del petrolio una volta che i prezzi sono crollati nella seconda parte degli anni 80. Il grafico mostra anche che, con la seconda crisi petrolifera, il chilometraggio ha ricominciato ad aumentare, ma in assoluto non rapidamente come negli anni 70. C'è una ragione: è difficile ottimizzare qualcosa che è già stato ottimizzato. Questo lo chiamiamo “ritorni decrescenti del progresso tecnologico”.

Alla fine, sembra che il “picco del chilometraggio” dei tardi anni 90 sia quello vero. In futuro, la combinazione di fattori che portano al "picco del chilometraggio" non tornerà più. L'esaurimento del petrolio è destinato a rendere il petrolio sempre meno accessibile, anche se le oscillazioni di mercato potrebbero nascondere questo fenomeno. E' improbabile che gli stipendi crescano in termini reali, dopo essere stati statici negli ultimi 40 anni. E i miracoli tecnologici sono improbabili. Anche la Toyota Prius, meraviglia tecnologica dei nostri tempi, ci può solo riportare dove eravamo 15 anni fa in termini di chilometraggio per ora lavorata. Finché rimaniamo all'interno del paradigma del “veicolo stradale alimentato da un motore a combustione”, abbiamo raggiunto il limite di quello che possiamo fare.

Il risultato della ridotta efficienza complessiva dei trasporti la possiamo vedere in quest'ultimo grafico  (da advisorperspectives). Negli Stati Uniti, la gente guida di meno. Forse sono coinvolti fattori comportamentali, ma il “picco del chilometraggio” suggerisce che lo stanno facendo perché non possono permettersi di guidare di più.


h/t Giorgio Mastrorocco


domenica 24 agosto 2014

Il Consiglio Mondiale delle Chiese disinveste dai combustibili fossili

Da “Huffington Post”. Traduzione di MR




Il Consiglio Mondiale delle Chiese (CMC), che rappresenta oltre 500 milioni di cristiani in più di 110 paesi, ha deciso di disinvestire dai combustibili fossili, riporta The Guardian. Il Comitato Centrale del CMC, che comprende capi religiosi di tutto il mondo, ha votato per l'inclusione delle compagnie di combustibili fossili nei settori in cui il CMC non investirà per ragioni etiche, secondo una dichiarazione di 350.org, una campagna ambientale internazionale. Un rapporto del comitato di politica finanziaria del CMC dichiara semplicemente, “Il comitato ha discusso i criteri di investimento etico e ha considerato che l'elenco dei settori in cui il CMC non investe dovrebbero essere estesi per includere i combustibili fossili”. 

Il fondatore di 350.org, Bill McKibben, ha detto: “Il Consiglio Mondiale delle Chiese ci ricorda che la moralità richiede di pensare al futuro così come a noi stessi – e che non c'è minaccia più grande per il futuro che bruciare in modo incontrollato combustibili fossili”. Ha aggiunto: “Questo è un momento importante per i 590 milioni di cristiani nelle loro varie confessioni: un'enorme percentuale dell'umanità oggi dice 'fin qui e non oltre'”. 

Guillermo Kerber, il dirigente del programma Cura della Creazione e Giustizia Climatica, ha spiegato: “Le linee guida etiche generali per l'investimento includevano già la preoccupazione per un ambiente sostenibile, per le future generazioni e per l'impronta di CO2. Aggiungendo i combustibili fossili all'elenco dei settori in cui il CMC non investe serve a rafforzare l'impegno del copro governativo sul cambiamento climatico come espresso in varie sessioni del Comitato Centrale”. 

Il movimento per il disinvestimento dai combustibili fossili si sta allargando in tutto il mondo, più rapidamente di qualsiasi precedente campagna, e questa decisione del CMC potrebbe risuonare con altre istituzioni religiose. In maggio, la responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Christiana Figueres ha esortato i capi religiosi a prendere una forte posizione sul cambiamento climatico, chiamandolo “uno dei grandi problemi umanitari del nostro tempo”. L'arcivescovo Desmond Tutu ha unito la sua voce all'appello per il disinvestimento di aprile, dicendo, “Le persone di coscienza devono spezzare i propri legami con le multinazionali che finanziano l'ingiustizia del cambiamento climatico”. 

Il CMC è un'organizzazione composta da 345 confessioni, che comprende anche la Chiesa d'Inghilterra. Non è ancora chiaro se il disinvestimento si applicherà solo al CMC o anche alle confessioni che vi aderiscono. Secondo The Guardian la Chiesa d'Inghilterra “ha detto che non poteva ancora commentare sul significato della decisione per i propri investimenti”. Il CMC segue altre importanti istituzioni religiose che hanno deciso di disinvestire dai combustibili fossili. L'Unione Teologica dei Seminari di New York City ha votato in modo unanime a giugno di smettere di investire in combustibili fossili. L'Associazione Unitaria Universalista si è unita al movimento per il disinvestimento sempre in giugno, e la Chiesa Unita di Cristo ha approvato una strategia di disinvestimento dai combustibili fossili nel luglio del 2013. “Le Scritture ci dicono che tutto il mondo è una creazione preziosa di Dio e il nostro ruolo in esso è quello di prenderci cura e di rispettare la salute del tutto”, ha detto il Presidente della Unione Teologica dei Seminari, Serene Jones, quando ha pubblicizzato la decisione. “Il cambiamento climatico pone una minaccia catastrofica e come custodi della creazione di Dio dobbiamo semplicemente agire”. 



venerdì 22 agosto 2014

Gli scienziati potrebbero aver risolto il mistero del gigantesco cratere in Siberia – e non è una buona notizia

DaPeak Energy”. Traduzione di MR

Il SMH ha dato un'occhiata alla recente apparizione di un misterioso ed enorme cratere in Siberia -


 Gli scienziati potrebbero aver risolto il mistero del gigantesco cratere in Siberia – e non è una buona notizia.

I ricercatori hanno a lungo discusso sul fatto che l'epicentro del riscaldamento globale è lontano dalla portata dell'umanità. Si trova nel panorama arido del nord ghiacciato, dove bambini dalla guance rosse indossano pellicce, dove il Sole sorge a malapena in inverno e le temperature possono scendere a 50 gradi sotto zero.

La Penisola di Yamal in Siberia è un posto del genere, si traduce come “la fine della Terra”, un desolato sputo di terra dove vive un'etnia chiamata Nenet. Ormai avrete sicuramente sentito parlare del cratere della Penisola di Yamal. E' quello apparso improvvisamente, dell diametro di quasi 60 metri e che ha fatto diversi giri nella macchina globale dei media virali. Gli aggettivi più spesso usati per descriverlo: gigante, misterioso, curioso. Gli scienziati sono stati continuamente “sconcertati”. Gli abitanti del luogo sono stati “mistificati”. Ci sono state voci secondo le quali ne erano responsabili gli alieni. I residenti dei dintorni hanno spacciato teorie di “flash luminosi” e “corpi celestiali”. Ora c'è una teoria plausibile su cosa ha creato il cratere. E la notizia non è buona.

Potrebbe essere il gas metano, rilasciato dal terreno ghiacciato che si scioglie. Secondo un recente articolo di Nature, “l'aria vicino al fondo del cratere conteneva concentrazioni insolitamente alte di metano – fino al 9,6% - nei test condotti al sito il 16 luglio, dice Andrei Plekhanov, un archeologo al Centro Scientifico di Studi Artici di Salekhard, in Russia. Plekhanov, che ha condotto una spedizione al cratere, dice che l'aria di solito contiene appena lo 0,000179% di metano”. Lo scienziato ha detto che il rilascio di metano potrebbe essere collegato alle estati insolitamente calde di Yamal nel 2012 e nel 2013, che sono state più calde di una media di 5°C. “Mentre le temperature sono salite, suggeriscono i ricercatori, il permafrost si è scongelato ed ha collassato, rilasciando metano che era rimasto intrappolato nel terreno ghiacciato”, ha dichiarato il rapporto.


giovedì 21 agosto 2014

Il declino della resa degli investimenti nell'industria petrolifera

Da “The Telegraph”. Traduzione di MR

La spesa totale cumulativa nell'esplorazione e produzione energetica negli ultimi sei anni è stata di 5,4 trilioni di dollari, eppure né è uscito ben poco. 




Gli investimenti in petrolio e gas sono volati negli Stati Uniti a 200 miliardi di dollari all'anno. Foto Reuters 


L'epicentro del comportamento irrazionale nei mercati globali è passato al complesso dei combustibili fossili di petrolio, gas e carbone. E' qui che gli investitori hanno buttato gran parte dei soldi buoni oltre a quelli cattivi. E' probabile che questi investitori rimarranno con in mano un pugno di progetti senza valore mentre le tecnologie rinnovabili si insinuano inosservate e l'asse Washington-Pechino abbraccia un'agenda più verde. I dati della Banca d'America mostrano che gli investimenti in petrolio e negli Stati Uniti sono volati a 200 miliardi di dollari all'anno. Hanno raggiunto il 20% dell'investimento privato fisso degli Stati Uniti, la stessa percentuale della costruzione di case. Ciò non è mai accaduto prima nella storia degli Stati Uniti, persino durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la produzione di petrolio era un imperativo strategico. La IEA dice che l'investimento globale nell'offerta di combustibili fossili è raddoppiata in termini reali a 900 miliardi di dollari dal 2000 al 2008 quando il boom ha preso piede. Da allora si è stabilizzato in un plateau molto alto, quasi 950 miliardi di dollari lo scorso anno.


La spesa totale cumulativa nell'esplorazione e produzione energetica negli ultimi sei anni è stata di 5,4 trilioni di dollari, eppure né è uscito ben poco. La produzione dei giacimenti convenzionali ha raggiunto il picco nel 2005. Nessun singolo grande progetto è entrato a regime ad un costo di pareggio al di sotto degli 80 dollari al barile per almeno tre anni. “La cosa scioccante è che i costi a monte dell'industria petrolifera sono triplicati dal 2000 ma la produzione è aumentata di solo il 14%”, ha detto Mark Lewis di Kepler Cheuvreux. Il danno è stato mascherato finora in quanto le grandi compagnie petrolifere hanno prelevato dalle loro riserve economiche preesistenti. “Devono cercare il petrolio nei giacimenti di alto mare al largo di Africa e Brasile, o nell'Artico, dov'è molto più difficile. Il costo marginale di molti impianti di scisto ora va da 85 a 90 dollari al barile”. Un rapporto di Carbon Tracker dice che le compagnie stanno impegnando 1,1 trilioni di dollari per il prossimo decennio per progetti che richiedono prezzi al di sopra dei 95 dollari al barile per fare a pari. Le sabbie bituminose canadesi in gran parte vanno in pareggio a 80-100 dollari. Per parte dei progetti dell'Artico e di alto mare servono 120 dollari. Per diversi ne servono 150. Ptrobras, Statoil, Total, BP, BG, Exxon, Shell, Chevron e Repsol stanno scommettendo insieme 340 miliardi di dollari in questi mari ostili.



Martijn Rats, di Morgan Stanley, dice che i più grandi gruppi petroliferi europei (BP, Shell, Total, Statoil ed Eni) hanno speso 161 miliardi di dollari in operazioni e dividendi lo scorso anno, ma hanno generato 121 miliardi di dollari in flusso di contante. Affrontano un deficit di 40 miliardi di dollari anche se i prezzi del greggio Brent galleggiavano intorno i 100 dollari, a causa delle interruzioni in Libia, Iraq e parti dell'Africa. “Lo sviluppo del petrolio è così costoso che molti progetti non hanno senso”, ha detto. Ci sono, naturalmente, altri candidati per il premio della bolla dell'attuale ciclo economico, ora nel suo 22simo trimetre e che affronta le turbolenze della stretta monetaria negli Stati Uniti. Il boom dell'edilizia cinese ha echi dello scoppio di Tokyo del 1989 ed è quattro volte più tesa dei subrime statunitensi del 2006, sulla base del rapporto prezzi-redditi. L'era della mode del 2007 delle obbligazioni sovrane del Club Med arriva nonostante l'aumento dei rapporti di debito, resi peggiori dall'inflazione incipiente. Questa scommessa si basa interamente sulla premessa che la Germania lascerà stampare denaro alla Banca Centrale Europea a oltranza, un calcolo politico che confina con la pia illusione. Eppure la vastità della “azioni bloccate” e le potenziali svalutazioni nell'industria dei combustibili fossili fanno sollevare le sopracciglia. Il Global Insight di IHS ha detto che il ritorno medio sull'esplorazione di petrolio e gas in Nord America è crollato al 8,6%, più basso che nel 2001 quando il petrolio veniva scambiato a 27 dollari al barile. Cosa succede se il petrolio crolla di nuovo a 80 dollari mentre la Libia finisce per forza maggiore il suo bacino petrolifero e l'Iran si riunisce all'economia mondiale? Una grande fetta dell'investimento statunitense sta andando in avventure di gas di scisto che sono o in perdita o a malapena in pareggio, vittime del loro stesso successo nel creare una sovrabbondanza di offerta. Un capo esecutivo ha acidamente detto alla conferenza TPH sullo Scisto Globale che il solo momento in cui la sua azienda di scisto abbia mai avuto flusso di contanti al di sopra dello zero è stata il giorno in cui l'ha venduta – ad un forestiero ingenuo.


L'Istituto per gli Studi Energetici di Oxford dice che il giacimento di gas secco di Eagle Ford, il WC t2 di Marcellus e il “c” Counties, il Powder River e il Cotton Valley, fra gli altri, stanno perdendo soldi all'attuale prezzo Henry Hub di 4,50 dollari. “La benevolenza dei mercati di capitale statunitensi non può durare per sempre”, ha detto. Ciò non significa che lo scisto è stato un fallimento. Gli ottimisti sperano ancora che raggiungerà un “punto di inflessione positivo” in più o meno cinque anni, lo schema tipico per un'industria nascente. Alcuni trivellatori sono passati ai progetti di tight oil che sono molto più redditizi perché il greggio è più strettamente collegato ai prezzi globali. Eppure il frutto più basso è stato raccolto e i costi stanno aumentando. Three Forks McKenzie in Montana ha un prezzo di pareggio di 91 dollari. Né questo significa che l'America abbia fatto un errore. Lo scisto è stato un colpo tempestivo che ha aiutato l'economia statunitense a raggiungere una “velocità di fuga” dalla grande Recessione, a differenza dell'Europa, che è tornata a sbandare in una doppia recessione. Ha ridotto l'attuale deficit di bilancio degli Stati Uniti, che ora è solo il 2% del PIL. I costi del gas a buon mercato – un terzo dei prezzi europei ed un quarto dei prezzi asiatici – hanno salvato l'industria statunitense da una quasi morte, forse sufficientemente a lungo da dare all'America altri due decenni di ascendente da superpotenza. Ma fare soldi dallo scisto è un'altra storia.

Anche se le compagnie dei fossili navigano nella prossima recessione globale più o meno intatte, si trovano nella posizione insostenibile di prenotare vasti patrimoni che non possono mai essere bruciati senza violare gli accordi globali sul cambiamento climatico. La IEA dice che due terzi delle loro riserve diventano fittizie se ci fosse un limite vincolante ai livelli di CO2 di 450 ppm, il massimo ritenuto necessario per fermare l'aumento della temperature del pianeta di più di 2°C al di sopra dei livelli preindustriali. Ha superato la soglia dei 400 ppm questa primavera, il livello più alto in più di 800.000 anni. “Sotto un accordo climatico globale coerente con un mondo a 2°C, stimiamo che l'industria dei combustibili fossili rischia di perdere 28 trilioni di dollari di introiti lordi nei prossimi due decenni, in confronto al business as usual”, ha detto il signor Lewis. L'industria petrolifera da sola affronterebbe beni bloccati di 19 trilioni di dollari, concentrati in giacimenti d'alto mare, sabbie bituminose e scisto. Sulla base delle loro azioni, le compagnie petrolifere rifiutano implicitamente gli impegni climatici solenni dei leader mondiali come atteggiamento, anche se gli azionisti stanno cominciando a chiedere perché la gestione sta sprecando così tanto i loro soldi in progetti con tele rischio politico. Questa noncuranza sta facendo la corte al destino. Il nuovo piano d'azione del presidente Barack Obama punta a tagliare le emissioni statunitensi del 30% sotto i livelli del 2005 per il 2030. La sua legge per l'aria pulita è un assalto drastico alle centrali a carbone, “sabotaggio industriale per via legislativa” nelle parole della lobby industriale. Anche la Cina sta cercando di liberarsi dal carbone dopo le proteste anti-smog nelle città della costa orientale. Sta chiudendo i suoi impianti a carbone a Pechino quest'anno. C'è un divieto per nuove centrali a carbone nelle regioni chiave.

Il piano quinquennale del partito comunista punta a limitare la domanda a 3,9 miliardi di tonnellate all'anno fino al 2015. Siccome il paese consuma la metà dell'offerta mondiale di carbone, ciò ha lasciato l'industria del carbone australiano a bocca asciutta, prova numero uno dei beni bloccati da un'improvviso cambiamento di politica. Il picco della domanda di carbone è in arrivo. In ogni caso, gli impressionanti miglioramenti dell'energia solare – e presto anche delle batterie di stoccaggio – minaccia di tagliare l'industria petrolifera alla velocità della luce, forse un una corsa con l'energia nucleare a buon mercato da una generazione di reattori a sale fuso in arrivo. Il Laboratorio nazionale di Energia Rinnovabile degli Stati Uniti ha già catturato il 31,1% dell'energia del Sole con un chip solare, ma i record continuano ad essere infranti. I brocker di Sanford Bernstein dicono che stiamo entrando in un'era di “deflazione energetica globale” in cui i miglioramenti delle tecnologia solare devono inesorabilmente erodere la redditività del nexus fossile, visto che va in una sola direzione. Le trivellazioni in alto mare diventeranno inutili. Possiamo lasciar perdere l'Artico. Una volta raggiunto il punto di incrocio – e l'energia fotovoltaica compete già col petrolio, col gasolio e col gas naturale liquefatto in gran parte dell'Asia senza sussidi – deve sicuramente trasformarsi in una fuga precipitosa. La mia ipotesi è che il panorama energetico mondiale sarà già radicalmente diverso nei primi anni 20 del 2000. Il signor Lewis di Cheuvreux le grandi compagnie petrolifere con le utility europee prese alla sprovvista 10 anni fa dal passaggio all'eolico e al solare, la loro sopravvivenza è in dubbio, i loro prezzi azionari sono stati tagliati di due terzi dal 2008 e ora stanno affrontando una crisi esistenziale”, ha detto. Lord Browne della BP è stato deriso per aver abbracciato il solare e per aver rinominato la sua azienda “Oltre il petrolio” nel 2000. I suoi successori hanno ripudiato la sua visione, notoriamente tornati alle origini. Potrebbe avere la sua dolce vendetta, dopo tutto.



martedì 19 agosto 2014

Earth Overshoot Day 2014

Da "Global Footprint Network". Traduzione di MR

In meno di 8 mesi, l'umanità ha esaurito il budget annuale della Terra.

Il 19 agosto è l'Earth Overshoot Day 2014, il giorno che segna la data in cui l'umanità ha esaurito il budget della natura di un anno. Per il resto dell'anno sosterremo il nostro deficit prelevando da riserve di risorse locali ed accumulando biossido di carbonio nell'atmosfera.
Funzioneremo in modalità overshoot (superamento). Proprio come un estratto conto bancario traccia gli introiti per contrastare le spese, il Global Footprint Network misura la domanda da parte dell'umanità e la disponibilità di risorse naturali e di servizi ecologici.

E i dati fanno riflettere. Il Global Footprint Network stima che ogni otto mesi circa richiediamo più risorse rinnovabili e sequestro di CO2 di quelle che il pianeta può fornire nell'intero anno.

L'Earth Overshoot Day è il marcatore annuale del momento in cui cominciamo a vivere oltre i nostri mezzi di un dato anno. Anche se è solo una stima approssimativa delle tendenze di tempo e risorse, l'Earth Overshoot Day è quanto di più la scienza possa avvicinarsi nella misura del divario fra risorse e servizi e a quanto il pianeta possa fornire.

Il costo dell'eccesso di spesa ecologica

Durante gran parte della storia, l'umanità ha usato le risorse della natura per costruire città e strade, per fornire cibo e per creare prodotti e per assorbire il nostro biossido di carbonio ad un tasso che rientrava di gran lunga nel budget della Terra. Ma a metà degli anni 70, abbiamo attraversato una soglia critica: il consumo umano ha cominciato a superare quello che il pianeta poteva riprodurre.

Secondo i calcoli del Global Footprint Network, la nostra domanda di risorse ecologiche rinnovabili e dei servizi che forniscono ora equivale a quella di più di una Terra e mezza. I dati ci dipingono sulla via di richiedere due pianeti ben prima della metà del secolo.

Il fatto che stiamo usando , o “spendendo”, il nostro capitale naturale più rapidamente di quanto questo si
possa rigenerare è simile all'avere spese che eccedono di continuo gli introiti. In termini planetari, i costi della nostra eccessiva spesa ecologica stanno diventando più evidenti giorno dopo giorno. Il cambiamento climatico – un risultato dei gas serra emessi più rapidamente di quanto non possano venire assorbiti da foreste ed oceani – è il risultato più ovvio e probabilmente più pressante.

 Ma ce ne sono altri – riduzione delle foreste, perdita di specie, collasso della pesca, prezzi dei beni più alti e disordini civili, solo per nominarne alcuni. La crisi ambientale ed economica che stiamo vivendo sono sintomi di una catastrofe incombente. L'umanità sta semplicemente usando più di quanto il pianeta possa fornire.


Metodologia e proiezioni

L'Earth Overshoot Day è una stima, non un dato esatto. Non è possibile determinare col 100% di precisione il giorno in cui esauriamo il nostro budget ecologico. Delle correzioni alla data in cui andiamo in overshoot sono dovute alla revisione dei calcoli, non ai miglioramenti ecologici da parte dell'umanità. Man mano che la metodologia del Global Footprint Network cambia, le proiezioni continueranno a spostarsi. Ma ogni modello scientifico usato per conteggiare la domanda umana e l'offerta da parte della natura mostrano una tendenza coerente: siamo ben oltre il budget e il debito si sta aggravando. Si tratta di un debito ecologico e l'interesse che stiamo pagando su quel debito montante – scarsità di cibo, erosione del suolo e accumulo di CO2 nella nostra atmosfera – è accompagnato da costi umani e monetari devastanti.

Calcolate la vostra Impronta Ecologica personale ed imparate cosa potete fare per ridurla con il nostro Calcolatore d'Impronta. Per richiesta da parte dei media, contattate la Direttrice delle Comunicazioni Ronna Kelly.


lunedì 18 agosto 2014

Meno male che abbiamo Renzi (IV)





Sicuramente il 2014 vedrà un inversione di tendenza e il ritorno alla crescita!


(immagine da "Mondo Elettrico")

sabato 16 agosto 2014

lunedì 11 agosto 2014

mercoledì 6 agosto 2014

La disfatta e la deriva

DaThe Oil Crash”. Traduzione di MR


Di Antonio Turiel

Cari lettori,

questa settimana la televisione spagnola ha trasmesso un programma sullo stato del Mediterraneo e sull'intenzione di alcune multinazionali di cercare il petrolio in alcune zone ed eventualmente si estrarlo. Alla fine del programma viene trasmessa un'intervista che mi è stata fatta qualche mese fa (dove a proposito mi presentano col titolo sfacciato ed inappropriato di “esperto riconosciuto internazionalmente”). I punti attualmente caldi per l'estrazione del petrolio in alto mare in Spagna sono nella baia di Roses (Girona), a Fuerteventura e a Lanzarote (Canarie). In tutti i casi stiamo parlando di giacimenti che contengono, ad essere molto ottimisti, riserve fra i 500 e i 1000 milioni di barili di petrolio, il che è un'inezia in confronto al consumo mondiale di 90 milioni di barili al giorno (mb/g).

Effettivamente, tutto il petrolio contenuto i quei giacimenti basterebbero per un numero di giorni da 5 ad 11 di consumo mondiale. Inoltre questo petrolio non può essere estratto in un'unica soluzione, ma i giacimenti seguirebbero, come qualsiasi altro, una curva di estrazione, con una fase iniziale di minore produzione, un picco ed una progressiva diminuzione finale della produzione. Alla fine, data la dimensione dei giacimenti e a giudicare dalla produzione di altri giacimenti in mare c'è da sperare che al massimo possano fornire, nel loro insieme e non per molto tempo, non oltre i 20.000 barili al giorno. Potrebbe sembrare molto (tenendo conto che ogni barile contiene 159 litri), ma se si confronta anche solo al consumo spagnolo è piuttosto poco:



Consumo (linea nera) e importazioni (curva ombreggiata in rosso) della Spagna. Grafico generato da Flujos de Energía.


Come si vede, anche nonostante la sinistra diminuzione del consumo di petrolio in Spagna di quasi un 25% dal massimo del 2008, si consumano ancora 1,2 mb/g, cioè, 60 volte di più di quello che ci si può aspettare di produrre nei giacimenti attualmente in esplorazione. Questo senza contare che questi giacimenti hanno un EROEI molto basso, con le gravi implicazioni che questo comporta. In realtà, questi giacimenti, se alla fine sono economicamente sostenibili, saranno una buona fonte di guadagno per coloro che li sfruttano senza che aiutino affatto ad alleviare la grave crisi energetica in cui è coinvolta la Spagna, ragione fondamentale per la quale l'attuale crisi economica non finirà mai. In realtà, siccome i luoghi di estrazione vivono attivamente di turismo, la maggioranza dei detrattori temono che la loro immagine si potrebbe vedere pregiudicata dall'apparire di un'industria tanto sporca – senza vedere che in ogni caso il turismo a sua volta non ha un gran futuro in un mondo in crisi permanente ed irreversibile. Ha più senso preoccuparsi per lo stato di salute del mare in questo mondo profondamente malato, anche se coloro che pensano a questi temi sono una minoranza. 

Perché adesso prendiamo in considerazione questi giacimenti che disdegnavamo solo un decennio fa? Perché ci concentriamo su risorse così poco – o per nulla – redditizie come le sabbie bituminose del Canada o il fracking? Perché come riconosce la stessa IEA, la produzione di petrolio greggio convenzionale non supererà mai il livello del 2006, perché in realtà la produzione di petrolio greggio convenzionale sta già diminuendo e perché senza un grande investimento aggiuntivo la caduta sarà molto rapida... ma questo investimento non sta arrivando. Questo aumento imprescindibile dell'investimento non si verifica perché si moltiplica l'instabilità in paesi che tradizionalmente hanno vissuto molto bene degli introiti del petrolio ma che con la diminuzione della sua produzione ora sono immersi in gravi problemi: Egitto, Siria, Yemen, Iraq, Nigeria, Venezuela... Soffiano forti venti di cambiamento. Per l'Europa la situazione in Ucraina ha implicazioni pericolose, principalmente per la fornitura di gas russo che attraversa quel paese (anche se non si deve perdere di vista che il 46% del petrolio consumato in Europa è di origine russa: non conviene contrariare l'orso russo). In Spagna si continua a sognare di alleviare la situazione europea esportando il gas che importiamo dall'Algeria, paese che ha già superato il proprio picco del petrolio e del gas (la produzione algerina di gas è già scesa del 18%) e dove la disperazione di versi ridotta questa fonte di introiti li ha portati a cominciare a testare il fracking. E nonostante questo, ogni giorno esce una nuova e ridicola fantasia quotidiana che ci annuncia che gli Stati Uniti esporteranno petrolio e gas, o che il fracking salverá il mondo, fantasie che non resistono alla benché minima analisi critica.

E mentre gli uomini si affannano nell'obbiettivo impossibile di mantenere un sistema sociale che deve consumare sempre di più per mantenersi in vita, rastrellando le ultime briciole di combustibili fossili, le conseguenze di tanto spreco si fanno sentire sempre di più. Sta succedendo qualcosa all'estate; non sappiamo cos'è, non vogliamo vedere cos'è, ma la cosa ovviamente non migliora. Continui fronti di pioggia ed aria fresca passano per il terzo nord della Penisola Iberica e sferzano l'Europa, Cade grandine in grandi quantità in moltissime località diverse... Niente è insolito preso separatamente, ma lo è se preso insieme e a causa della sua ripetizione. La corrente a getto polare (jet stream), che organizza la circolazione del terzo nord del pianeta e che dipende dalla differenza di temperatura fra il Polo e l'Equatore, si trova completamente destrutturato in conseguenza dell'aumento delle temperature nell'Artico: 



Disgraziatamente, il fatto che la corrente a getto polare si destrutturi favorisce a sua volta il fatto che la temperatura dell'Artico aumenti di più, per cui il problema non fa che aggravarsi. Ciò è dovuto al fatto che la corrente a getto polare disorganizzata favorisce una serie di fenomeni che contribuiscono ad una maggiore distruzione del ghiaccio artico e, siccome il ghiaccio artico riflette la luce mentre l'acqua la assorbe, meno ghiaccio significa più riscaldamento. La superficie occupata dal ghiaccio artico è ora stesso al minimo, già molto vicino ai minimi storici del 2012:


Ma il fatto è che il ghiaccio ora ha uno spessore molto ridotto, per cui è molto fragile. Nel 2012, la responsabilità del rapido declino del ghiaccio artico è stata una tormenta che è durata più di un mese che ha fatto a pezzi gran parte del ghiaccio stesso; nel 2014 la superficie coperta dal ghiaccio è già quasi ai livelli del 2012, per cui l'arrivo di una forte tormenta potrebbe fare a pezzi il record precedente e avvicinare ancora di più ad una situazione di un Artico senza ghiaccio in estate.



Spessore della calotta di ghiaccio artico durante questo mese di luglio. Immagine proveniente da Arctic News.


E in questo stato di cose, all'improvviso l'uragano Arthur, già trasformatosi in tormenta tropicale, girerà verso nordest ed entrerà in pieno nell'Artico, nei prossimi giorni:



Previsione dell'evoluzione di Arthur secondo il National Hurricane Center.


E' normale che un uragano, nel suo naturale corso di diminuzione, entri nell'Artico? No, è inaudito, non normale: in generale, per ragioni geofisiche (conservazione della vorticità potenziale, orografia, presenza della corrente a getto polare), la cosa normale è che girino verso est e si esauriscano nell'Atlantico nordoccidentale (vedete, per esempio, l'evoluzione degli uragani della stagione 2005, una delle più intense degli ultimi anni):




Cosa succederà? Nessuno lo sa, ma le prospettive non possono essere più inquietanti. In nautica la rotta è la traiettoria che segue una nave per arrivare da un punto all'altro, mentre la deriva è la deviazione dalla rotta, attribuibile all'effetto dei venti e delle correnti. Se me lo permettete, io direi che attualmente la deriva che stiamo seguendo rispetto alla nostra rotta (in spagnolo, derrota) porta ad una deriva che ci garantisce la nostra disfatta (in spagnolo, ugualmente, derrota).

Saluti.
AMT


sabato 2 agosto 2014

Porrajmos: il ricordo della strage di Rom e Sinti di 70 anni fa





La notte del 2 agosto 1944, 2.897 Rom e Sinti, uomini, donne e bambini. furono uccisi nel nel crematorio numero 5 di Auschwitz. Questa data viene ricordata come simbolo del "Porrajmos," la strage dei Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale. Le cifre degli storici parlano di circa 500.000 vittime in totale.

Con poche eccezioni, la ricorrenza del Porrajmos è passata inosservata sui media italiani. Sono passati settanta anni da allora, ma per certe cose non sembra che il mondo sia tanto cambiato.