martedì 10 aprile 2018

Qualche Osservazione in Occasione della Presentazione del Libro di Ugo Bardi The Seneca Effect - Parte I


Questo è il testo dell'intervento di Roberto Peccei, vicepresidente del Club di Roma, nella presentazione del libro di Ugo Bardi, "The Seneca Effect" che si è tenuta a Firenze il 5 Aprile 2018. Nella foto, da sinistra, Luigi Dei, rettore dell'Università di Firenze, Ugo Bardi, e Roberto Peccei. Quella che segue è solo la prima parte dellintervento. Seguirà il resto su questo blog.

di Roberto Peccei
UCLA e il Club di Roma

Prima Parte

Il libro di Ugo Bardi tratta diversi aspetti dei sistemi dinamici complessi, concentrandosi su una particolare caratteristica di questi sistemi: la loro propensione al collasso. Attraverso una serie di esempi felici, Bardi mostra che il collasso è una caratteristica onnipresente in sistemi composti da molti elementi collegati tra di loro, che formano una rete. La presenza di una rete, o network, nei sistemi che collassano è una caratteristica cruciale, poiché senza una rete non c'è collasso. Per esempio, sebbene ogni singolo blocco di pietra in una piramide è stabile, la rete di grandi blocchi di pietra collegati nella piramide puo collassare in una valanga - come è successo, secondo Bardi, circa 5000 anni fa durante l'Antico Regno d'Egitto alla piramide di Meldun. La onnipresenza di sistemi collegati in rete nel mondo porta Bardi a concludere che

"Nell'universo il collasso non è un difetto, è una caratteristica".

A parte l'ubiquità del collasso, Bardi ne indica un'altra proprieta universale, che egli chiama l'effetto Seneca in onore dello stoico romano Lucio Anneo Seneca. La lenta ma costante crescita della fortuna di Seneca nel primo secolo dopo Cristo lo rese un uomo molto ricco. Tuttavia, egli fu accusato di far parte di un complotto per uccidere Nerone e ordinato a uccidersi. Prima di morire, Seneca scrisse al suo amico Licinio notando che

"L’aumento [in ricchezza e stato sociale] è di crescita lenta, ma la strada per la rovina è rapida".

Bardi nel suo libro sostiene che, in molti casi, i collassi obbediscono al detto di Seneca. Ci vuole molto tempo per la crescita dei sistemi, ma quando questi crollano ciò avviene molto rapidamente. Forse l'esempio più chiaro di questo fenomeno è cosa succede a un palloncino che un bambino ha impiegato molto tempo a gonfiare quando questo viene punto con uno spillo. La rovina, in questo caso, è davvero molto rapida!

Il libro di Bardi è una meravigliosa esposizione della varietà di sistemi dinamici in rete nel mondo e del loro comportamento. È accattivante e divertente da leggere, ma allo stesso tempo è pieno di eruditi esempi - una combinazione di qualità non normalmente presenti in un libro. Ciò che rende The Seneca Effect speciale, a mio avviso, è la insistenza di Bardi di fornire spiegazioni coerenti per le miriade di esempi di sistemi dinamici complessi esaminati.

Forse l’esempio nel libro che mi è piu’ piacuto è la discussione di Bardi su cosa esattamente ha ucciso i dinosauri? Dopo aver presentato una serie di considerazioni molto convincenti a favore della teoria dell'impatto di un asteroide -teoria proposta dal Premio Nobel per la fisica Luis Alvarez e da suo figlio, il geologo Walter Alvarez - Ugo Bardi esamina una serie di problemi che minano questa spiegazione. Ciò lo porta a considerare, come alternativa, la possibilità che i grandi eventi vulcanici, chiamati in inglese "Large Igneous Provinces (LIP), siano i colpevoli. I LIP, a quanto pare, possono produrre un intenso riscaldamento globale, causato dal rilascio di metano da clatrati di metano congelati nel permafrost. Entrambe le spiegazioni esaminate da Bardi sono meravigliosi esempi di come i collassi tendono a verificarsi nei sistemi di rete, in questo caso a causa delle interazioni tra la geosfera e l'atmosfera.

Bardi inizia l'esplorazione dell'effetto Seneca, molto naturalmente, considerando quello che lui chiama “la madre di tutti i crolli” – la caduta del’Impero Romano. Sebbene Roma fu per un millenio la forza dominante nel mondo antico, il suo crollo fu molto rapido, avvenendo soltanto nel giro di uno o due secoli. Non c'è dubbio che l’Impero Romano era un sistema complesso, un amalgama di popoli, costumi e leggi altamente interconnessi. Come e comune in questi sistemi, nel corso degli anni l'Impero Romano riuscì a resistere, entro certi limiti, a una varietà di perturbazioni esterne. Tuttavia, a un certo punto alcuni trigger esterni, che potevano anche non essere di grandi dimensioni, causarono il collasso dell'Impero.

Questa è una caratteristica tipica dei collassi in sistemi dinamici complessi. Una volta raggiunto un punto instabile nel sistema, noto come punto di non ritorno o tipping point, anche una piccola perturbazione può causare il collasso. Ad esempio, quando prevalgono le giuste condizioni atmosferiche, un forte rumore puo far partirte delle valanghe in montagna. Questo è il motivo per cui il soccorso alpino spesso spara dei cannoni nelle prime ore del mattino per far partire valanghe "sicure" prima che le aree sciistiche siano affollate.

Nel suo inimitabile stile, Ugo Bardi nel libro esamina quello che potrebbe essere stato il meccanismo chiave che causo’ la caduta di Roma. Dopo aver esaminato una serie di possibilità suggerite nel corso degli anni, Bardi conclude che l'esaurimento delle miniere di metalli preziosi, in Spagna e in altre colonie Romane, fu la perturbazione forzante che, a suo avviso, messe in ginocchio Roma. L'argomento usato è complesso, coinvolgendo anche il fatto che, negli anni calanti dell'Impero, i romani usavano troppi dei loro metalli preziosi per comprare seta dai cinesi invece che per pagare i loro soldati! Questa complessita non dovrebbe sorprenderci perche i collassi richiedono una cascata di feedback, tutti forzando il sistema nello stesso modo.

Nel suo libro Bardi studia in particolare i collassi nei sistemi complessi sociali e biologici. Anche se magari questi sistemi sono meno conosciuti che la fatica nei metalli o le rotture nelle faglie sismiche, i crolli di Seneca in questi sistemi sono anche loro onnipresenti. Un buon esempio e’ fornito dalla “tragedia dei Commons” di Garrett Hardin. Come e’ noto, Hardin considera l’effetto dei pastori che portano tutte le loro pecore a pascolare sui pascoli comunali – i Commons. E’ ovviamente vantaggioso per ogni pastore aumentare il numero di pecore che porta a pascolare sui terreni comunali. Tuttavia, facedo cosi’, i pascoli alla fine decadono e poi crollano. Bardi nel suo libro si chiede se questa “tragedia” sia evitabile e suggerisce che probabilmente lo e’, perche lo stigma sociale della cattiva gestione di una risorsa comune puo’ agire come feedback negativo per prevenire l’usufrutto eccessivo.

Nel regno biologico la “tragedia dei beni comuni” di Hardin e’ analoga a un sistema predatore - preda, dove in questo caso i predatori sono le pecore e la preda e’ l’erba dei terreni comunali. Questo semplice sistema di predatore – preda puo’ essere descritto da un modello svilluppato negli anni ’30 in modo indipendente da Alfred Lotka e da Vito Volterra che involucra una coppia di equazioni differenziali. Sebbene una soluzione esplicita del modello Lotka – Volterra non esiste, e’ noto che queste equazioni hanno due soluzioni stabili. Una di queste corrisponde alla “tragedia dei Commons”, con la scomparsa sia dei predatori e delle prede. Tuttavia c’e anche un’altra soluzione in cui le popolazioni di predatori e prede non sono nulle, ma entrambe le popolazioni oscillano nel tempo. Quindi, in quest’esempio, e’ possibile sfuggire al collasso.

Naturalmente, la “tragedia dei Commons” o il modello di Lotka – Volterra, probabilmente sono troppo semplici per descrivere cio’ che accade nel mondo. Come sottolinea Bardi, spessso nella natura il crollo di Seneca di un ecosistema e’ irreversibile. Una volta che una specie biologica crolla non puo’ facilmente riprendersi perche’ spesso la sua nicchia ecologica e’ stata presa nel frattempo da un’altra specie.

Nell’ultima parte di The Seneca Effect, Ugo Bardi si concentra sulle dinamiche dei sistemi, il metodo svilluppato da Jay Forrester presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) per esplorare le strutture dinamiche dei sistemi sociali. Bardi esamina quest’argomento nel suo libro in forma magistrale. Egli presenta in maniera particolarmente chiara le origini e la struttura dei modelli dinamici del mondo, visto come un sistema complesso connesso. Quest’analisi e la ragione per la quale il suo libro è stato accettato e pubblicato come rapporto al Club di Roma.


venerdì 6 aprile 2018

Una Recensione di "Viaggiare Elettrico" di Ugo Bardi



https://luce-edizioni.it/prodotto/viaggiare-elettrico/


Viaggiare Elettrico di Ugo Bardi
Lu.Ce Edizioni 245 pag.  15 Euro


Questo libro di Ugo Bardi offre una bella panoramica sulla mobilità, si parte dalle origini con i piedi e i cavalli fino ai giorni nostri con aerei, navi e automobili.

Si passano in rassegna i vari mezzi e la loro relazione con l'energia, da quella umana e animale, alla rinnovabile del vento fino al massiccio uso delle energie fossili.

L'esaurimento del petrolio richiede un cambio di mentalità, si spiegano bene i limiti ma anche i vantaggi dell'alimentazione elettrica esprimendo l'opinione che se il cambio di modalità si deve fare è meglio farlo subito e senza passare dagli ibridi.

L'elettrificazione è una necessità per risolvere tanti problemi di inquinamento dovute ai motori a combustione. Ma non è tutto facile, la densità energetica delle batterie rispetto ai combustibili sono un grande limite a questa evoluzione.

Si passano in rassegna anche i sogni utopici di auto ad acqua o ad aria compressa e le difficoltose applicazioni di carburanti alternativi come etanolo, biodiesel, idrogeno e pure le speranza di far funzionare bene le celle a combustibile su cui l'autore ha lavorato come ricercatore a Berkeley.

Il testo percorre anche le esperienze dirette di trasformazione di vecchie 500 in elettrico e gli scontri con la burocrazia ottusa. Un bella rassegna delle varie tipologie di accumulatori, dal più comune Pb-acido solforico per arrivare agli ioni di litio passando da Ni-Cd, Ni-MH, Sodio-Cloruri di Nichel.

Bello scoprire che Bardi si muove da anni con un motorini e auto elettriche. L'urgenza di cambiare il paradigma della mobilità traspare anche dai riferimenti all'esaurimento di fonti energetiche convenzionali e dalla necessità futura ma neanche troppo di condividere il trasporto che non sarà più individuale.

Una frase mi ha colpito nelle conclusioni, l'idea che la crisi economica di questi anni si possa risolvere con la crescita mentre nessuno si domanda se non sia stata proprio la crescita eccesiva a crearla.

Il libro è ricco di riferimenti autobiografici e scritto molto bene, si legge tutto d'un fiato. Se proprio si vuole fare una critica non approfondisce troppo i molti temi trattati, ma è un testo divulgativo non un trattato per scienziati e allora va bene così.

wm

martedì 3 aprile 2018

Presentazione del libro "L'Effetto Seneca" il 5 Aprile a Firenze





Questo Giovedì, a Firenze, avremo la prima presentazione "ufficiale" del mio libro "The Seneca Effect" (Springer 2017), che è il 42esimo rapporto al Club di Roma. La presentazione sarà nell'aula Magna dell' Università di Firenze. Il rettore, prof. Luigi Dei, introdurrà e commenterà il libro. Seguiranno due presentazion, una dell'autore e l'altra da parte del Dr. Roberto Peccei, Vice-presidente del Club di Roma (nella foto)


Le presentazioni saranno in Italiano, tutti gli interessati sono benvenuti. Qui di seguito, la locandina dell'evento.






sabato 31 marzo 2018

"Viaggiare Elettrico:" Una Presentazione di Ugo Bardi (Parte I)



Questa è la prima parte della presentazione di "Viaggiare Elettrico" che ho fatto insieme al rettore dell'Università di Firenze, allo Chalet Fontana, a Firenze, il 2 Marzo 2018.  (seconda parte)


martedì 27 marzo 2018

Spiegazione del Dirupo di Seneca: un modello complessivo tridimensionale del collasso

Il dirupo di Seneca continua a colpire!!

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di Mr

Un modello complessivo tridimensionale del collasso



In questo post Geoffrey Chia illustra una delle caratteristiche fondamentali del “Effetto Seneca”, conosciuto anche come “collasso”, cioè il fatto che questo si verifichi in sistemi interconnessi dominati da interazioni di retroazione. Questa è un'interpretazione qualitativa del collasso che completa i modelli più quantitativi di cui ho parlato nel mio libro “L'Effetto Seneca”.  (U.B.)


Post di Geoffrey Chia

I limiti dello sviluppo (LtG) è stato pubblicato nel 1972 da un gruppo di scienziati di livello mondiale, usando la modellazione matematica computerizzata migliore disponibile all'epoca. Lo studio proiettava il collasso futuro della civilta globale industrializzata nel XXI secolo, se l'umanità non avesse frenato la sua popolazione, il consumo e l'inquinamento. E' stato messo alla berlina da molti economisti “crescita infinita in un pianeta finito”, nei decenni.

Tuttavia, i dati aggiornati e la modellazione computerizzata moderna degli ultimi anni (in particolare da parte del Dottor Graham Turner dello CSIRO nel 2008 e 2014) ha mostrato che in realtà siamo seguendo da vicino le tracce del modello standard di LtG, con collasso industriale e moria di massa previsti prima, piuttosto che dopo. Il futuro è adesso.

LtG ha preso in considerazione solo 5 parametri, il riscaldamento globale era solo un sottoinsieme dell'inquinamento. L'accelerazione drastica della fusione del ghiaccio e gli eventi meteo senza precedenti e sempre più frequenti degli ultimi due decenni dimostrano chiaramente che il riscaldamento globale procede di gran lunga più velocemente e in modo più grave di quanto chiunque potesse aver immaginato negli anni 70. Il riscaldamento globale merita certamente una categoria separata da considerare di per sé stessa, a prescindere dalle altre manifestazioni dell'inquinamento.

LtG non includeva una categoria specifica che considerasse le dinamiche umane della finanza, dell'economia e delle manovre politiche. Il che era giusto, perché è impossibile modellare matematicamente una tale irrazionalità capricciosa. Gli economisti potrebbero non essere d'accordo, sebbene non sia mai stato mostrato alcun modello economico matematico che riflettesse accuratamente il mondo reale, né che prevedesse coerentemente qualcosa di utile (a differenza di LtG ed altri modelli dimostrati basati sulla scienza), non ultimo a causa delle loro ipotesi economiche irrimediabilmente incomplete e profondamente errate. Entra spazzatura, esce spazzatura. Nel 2013, il premio “tipo-Nobel” per l'economia (denominato opportunamente il Premio della Banca di Svezia) è stato assegnato congiuntamente a diversi economisti che hanno modellato matematicamente idee diametralmente opposte. E' stato come conferire il premio per la fisica a due scienziati che “mostravano” l'uno che l'universo si sta espandendo e l'altro che si sta contraendo.

Nonostante ciò, sostengo che dovremmo includere la finanza, l'economia e la politica nei nostri quadri concettuali delle meccaniche del collasso, perché i guai finanziari ed economici fungono da inneschi per sconvolgimenti politici che possono portare al conflitto e al collasso di stati nazionali. La Siria né è un esempio. Questa categoria inqualificabile, nonostante sia soggettiva ed imprevedibile, contribuirà comunque in modo significativo alla moria della popolazione, proprio come ogni altra categoria quantificabile come il riscaldamento globale, l'esaurimento delle risorse o la distruzione dell'ecosistema può causare, e causerà, moria di esseri umani. Il collasso economico può portare alla perdita di assistenza sanitaria, mancanza di alloggi e fame. La follia politica può innescare una guerra termonucleare globale in qualsiasi momento, causando la nostra estinzione.

Tutte le categorie che contribuiscono al collasso sono profondamente interrelate ed intrecciate. E' la base del pensiero sistemico, che è essenziale per esprimere giudizi realistici sul futuro e mitigare i guai che abbiamo di fronte. Come possiamo passare idee così complesse all'opinione pubblica in modo chiaro e comprensibile e che però non comprometta l'accuratezza o il dettaglio?

Ho fatto per la prima volta allusione al modello complessivo tridimensionale del collasso durante la mia presentazione all'Ecocentro della Griffith University nel marzo del 2017.

Si tratta di un perfezionamento del mio vecchio modello bidimensionale, meno completo “i tre cavalieri e un enorme elefante dell'apocalisse”, concepito originariamente per scherzo, un gioco sulla trita frase biblica, anche se con un intento serio.



Quando diversi esperti cercano di analizzare materie inerenti la sostenibilità, la loro più grande mancanza spesso è la visione col paraocchi o a tunnel. Si concentrano solo su un problema ignorando gli altri. Gran parte delle “soluzioni” al riscaldamento globale sostenute dagli attivisti del clima coincidono con questa descrizione. Ipotizzano una disponibilità di energia senza limiti per realizzare infrastrutture di energia rinnovabile enormi e fantasie su un massiccio sequestro di carbonio per permettere ad una parvenza di business as usual di sostenere 10 miliardi di persone per metà secolo.

In realtà siamo destinati a cadere dal dirupo della disponibilità netta di energia molto presto (1,2) e nemmeno le fantasie di sequestro del carbonio più ottimistiche (che richiedono tutte input energetici colossali e delle quali nessuna è stata provata) saranno in grado di farci tornare ad un clima stabile, a meno che l'impronta totale umana non venga a sua volta ridotta drasticamente ed immediatamente (3) (cosa che non accadrà salvo per una guerra nucleare globale – che però a sua volta rilascerà esponenzialmente gas serra, devasterà gli ecosistemi rimasti e distruggerà la civiltà industriale e quindi la nostra capacità di sequestrare tecnologicamente i gas serra).

I punti di vista col paraocchi producono pseudo soluzioni sbagliate, che se vengono tentate spesso peggiorano altri problemi o, nel caso limite, sono un totale spreco di tempo ed energia.

Ecco un video di 10 secondi, il mio primo tentativo di fare un modello tridimensionale nella vita reale, "La condanna spiegata con l'abuso di dolciumi"

Nel mio modello tridimensionale ho mantenuto la posizione centrale dell'impronta totale umana come “l'enorme elefante”, per enfatizzare che se questo non viene affrontato, niente viene affrontato. Pochi commentatori sostengono una decrescita energetica volontaria, la riduzione del consumo o la semplificazione degli stili di vita, tuttavia si tratta di strategie essenziali per ridurre la nostra impronta. Sono ancora meno quelli che parlano di riduzione della popolazione. Questo modello tridimensionale è un modo di gran lunga superiore di visualizzare il dilemma che abbiamo di fronte, in confronto a punti di vista sparpagliati e sconnessi monodimensionali o in confronto a semplici titoli mnemonici. Per esempio, le tre “E” di energia, economia e ambiente (Environment) rappresentano un elenco semplicistico ed incompleto, senza nessuna dimostrazione grafica dei collegamenti fra ogni “E”.

E' probabile che cercare di suddividere, perfezionare o complicare  ulteriormente questo modello sia controproduttivo. Così com'è, questo modello tridimensionale, una doppia piramide con sei lati con un tumore che prolifera al suo centro, probabilmente rappresenta il limite di complessità che può facilmente essere immagazzinato nella mente media come visione istantanea. Si tratta di un'immagine facilmente ricordata che può essere evocata a cena scarabocchiando su un tovagliolo o costruendo il vero modello con pezzetti di carne e spiedini, sia per intrattenere sia per terrificare i vostri ospiti.

Separare i vari problemi globali intrecciati è ovviamente un approccio artificiale, ma è necessario per aiutarci a capire le dinamiche altamente complesse coinvolte. E' necessario allo stesso modo in cui separare lo studio della Medicina in cardiologia, gastroenterologia, neurologia, nefrologia, ecc. un approccio artificiale ma di provata efficacia per comprendere i meccanismi molto complessi all'interno del corpo umano. Proprio come i diversi sistemi del corpo (cuore, intestino, cervello, reni, ecc.) interagiscono direttamente ed influenza ogni altro sistema, ogni componente del mio modello tridimensionale a sua volta interagisce direttamente ed influenza ogni altro componente.

Esempi:

R condiziona F: Ogni grande crisi petrolifera (1973, 1979) ha sempre portato ad una recessione economica. Un altro esempio di R che condizione F: le diminuite  risorse pro capite portano a disagi economici, aspettative deluse e rabbia fra la popolazione, il che porta all'ascesa di demagoghi fascisti megalomani, moltiplicando il rischio di conflitto globale.

R condiziona F, che condiziona R, che condiziona E e P: il declino della produzione convenzionale di petrolio da quando ha raggiunto il picco nel 2005 ha portato alla disperata raccolta di petroli non convenzionali spinti tramite l'inganno politico, mistificazioni fraudolente di mercato e distorsioni finanziarie ed economiche. Questo schema Ponzi porterà ad un inevitabile crollo del mercato che farà sembrare insignificante la truffa dei mutui sub-prime. Ha anche portato a gravi peggioramenti di E e P.

R causa C: è ovvio.

C condiziona R che condiziona C: man mano che le ondate di calore peggiorano, l'uso di aria condizionata e quindi di combustibili fossili aumenta, liberando più gas serra e peggiorando il riscaldamento globale.

Sfortunatamente con lo stato avanzato di malessere planetario di oggi, gran parte delle retroazioni sono retroazioni autoalimentate "positive", o dannose. Poche sono retroazioni di autocorrezione "negative", o buone. Il lettore sarà senza dubbio in grado di pensare a molti altri esempi di retroazioni bidirezionali fra componenti, sia positive che negative.

Io sostengo che ogni articolo che parli di sostenibilità (o della sua mancanza) dovrebbe essere inserito nella parte, o nelle parti, di questo modello tridimensionale a cui appartiene, per apprezzare quanto questo articolo possa essere globale o incompleto e per permettere che altri discorsi collegati siano inseriti nelle posizioni adiacenti, in modo da costituire un quadro più olistico.

In quanto animali visivi, credo che questo sia uno strumento per educarci. Può essere usato anche nelle scuole primarie come parte del loro curriculum scientifico di studio (ma verrebbe senza dubbio proibito fra i gruppi negazionisti del riscaldamento globale o dalle madrasse dell'economia neoclassica/neoliberale. I bambini possono fare questi semplici modelli tridimensionali con kit di coi kit di costruzione giocattolo o con la plastilina e degli stecchini. Probabilmente dovrebbero essere scoraggiati dal giocare col loro cibo, a differenza di noi adulti, che siamo comunque degli ipocriti terribili.



Geoffrey Chia MBBS, MRCP, FRACP, Novembre 2017


Geoffrey Chia è un cardiologo di Brisbane, Australia, che ha studiato e scritto di problemi che riguardano la (in)sostenibilità) per più di 15 anni.

mercoledì 21 marzo 2018

Il Picco in Italia: 15 anni e non sentirli

Da "Risorse, Economia, e Ambiente"

Il Picco in Italia: 15 anni e non sentirli

Assistetti al seminario di Campbell e fu per me un risveglio. Il lavoro scientifico di ricerca che avevo intrapreso fino ad allora perse, quasi improvvisamente interesse, c’era altro da fare per chi aveva una cultura scientifica…
Di Luca Pardi
Nel 2003 uscì quello che è, per quanto ne so, il primo libro in italiano che parla del Picco del Petrolio. Si tratta di “La fine del petrolio” di Ugo Bardi. Pochi mesi dopo l’uscita del libro Ugo invitò a Firenze Colin Campbell che l’allarme sull’imminenza del picco e della conseguente fine del petrolio a buon mercato, l’aveva lanciato, insieme a Jean Laherrere, cinque anni prima nel 1998. Assistetti al seminario di Campbell e fu per me un risveglio. Il lavoro scientifico di ricerca che avevo intrapreso fino ad allora perse, quasi improvvisamente interesse, c’era altro da fare per chi aveva una cultura scientifica e la tendenza a porre, ed eventualmente affrontare, i problemi in modo quantitativo.
Successivamente Ugo mi raccontò che il suo “risveglio” era avvenuto negli Stati Uniti all’indomani dell’attentato delle Torri Gemelle, quando, intrappolato a Washington dal blocco dei voli successivo all’attentato, girando in una libreria si imbatté nel libro di Kenneth Deffeyes “Hubbert’s peak” che è appunto del 2001.
Dopo il seminario di Campbell al Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, in un settembre ancora caldo dopo un’estate torrida che sarebbe restata per gli anni a venire uno dei primi record del cambiamento climatico nel nostro paese, seguii Ugo nel suo studio e li, insieme ad un manipolo di persone, decidemmo di dar vita ad un’associazione di studiosi del picco del petrolio in Italia. Dopo qualche indecisione nei mesi successivi optammo per la denominazione attuale: ASPO Italia. Per questa associazione scrissi il primo statuto e ricoprii la carica di tesoriere e vicepresidente fino al 2010, quando sono diventato presidente. Serviva un sito web e nel marzo 2005 Ugo Bardi firmò il primo articolo “Una introduzione alla teoria di Hubbert“. Per quanto fossimo scettici ed anti-complottisti funzionali, la connessione dei tre fatti che avevamo di fronte ci era chiarissima fin dall’inizio: il picco del petrolio, cioè il raggiungimento del massimo di produzione della risorsa energetica (e non solo energetica) più importante del mondo, il cambiamento climatico che proprio dall’intensivo sfruttamento delle fonti energetiche fossili è causato e infine il serpeggiare del nervosismo geopolitico che dalle Torri Gemelle portò all’invasione dell’Iraq, in cui la comunità internazionale fu forzata da menzogne inventate di sana pianta (le famose armi di distruzione di massa), ed al seguito di operazioni politico- militari sulla via del petrolio in gran parte sostenute dalla retorica del terrorismo. La riflessione su questi temi globali ha formato il nostro modo di affrontare i problemi anche locali in questi anni. Lasciando perdere per il momento le questioni geopolitiche che, più delle altre, sono opinabili, i due fenomeni principali: picco del petrolio e cambiamento climatico, rappresentano in modo paradgmatico l’intreccio fra esaurimento delle sorgenti planetarie, dinamica e intensità del processo economico e saturazione delle discariche planetarie.
Sul cambiamento climatico esiste un dibattito pubblico, non particolarmente sano, ma ben visibile, sulla questione energetica e del picco la nostra voce è invece sprofondata nel frastuono dell’informazione- intrattenimento- spettacolo in cui si fraintende il significato delle parole. Vediamo quali sono i principali fraintendimenti.
Prezzi bassi. L’affermazione che non trova avversari nell’opinione pubblica è che dal 2014 il prezzo del petrolio è “crollato” ed è ora basso. In realtà il prezzo del petrolio ha avuto effettivamente un crollo sia dopo la crisi del 2007- 2008, sia dopo il periodo 2011- 2014 durante il quale volava intorno ai 90-100 $/barile, ma non è mai sceso al di sotto del doppio del prezzo di fine secolo scorso (20$/b) e spesso, come adesso, è più di tre volte quel valore. Il prezzo del petrolio non è basso o, meglio, lo è solo rispetto ai record dei quindici anni trascorsi e, soprattutto, ai costi crescenti di estrazione. Quindi se in questa fase i paesi consumatori sentono un peso relativo della bolletta petrolifera è solo perché i produttori soffrono una perdita di reddito. Vi dicono nulla le crisi persistenti del Venezuela, della Nigeria, dell’Iran e le stesse inquietudini saudite?
Shale. Lo shale è stata la risposta dell’industria petrolifera statunitense alla stasi di produzione che, a fronte di una domanda crescente, dovuta a sua volta alla Cina e ad altri mercati emergenti, aveva innescato la corsa al rialzo del primo decennio di questo secolo e poi il rapido recupero dopo la crisi del 2007- 2008. Lo shale (come ha detto in un bel post Dario Faccini) riguarda quasi esclusivamente gli Stati Uniti e circa il 5% della produzione globale e, mentre anche li si comincia a pensare a cosa verrà dopo e quanti operatori resteranno stecchiti sul campo, l’idea che la tecnica del fracking sia esportabile rimane un’ipotesi.
Il picco non è mai avvenuto. Questo è il più idiota dei fraintendimenti che ho sentito in bocca anche a persone relativamente intelligenti. Come se il consumo di una risorsa non rinnovabile potesse avere una dinamica diversa da quella descritta da una curva che cresce nel tempo poi raggiunge un massimo (o più di uno, o un plateau oscillante) per poi declinare. Il picco è inesorabile. Quindi, al più, non è ancora avvenuto che è una cosa diversa dal dire che non è mai avvenuto.
Da più parti si è detto che nel primo decennio del XXI secolo c’è stato il picco del petrolio convenzionale (cioè del petrolio facile e a buon mercato), lo stesso post citato precedentemente mi ha convinto che tale affermazione sia ancora valida. Il picco del convenzionale è dietro alle nostre spalle. Ciò che è venuto dopo è sempre petrolio ma non è più a buon mercato. Possiamo ammettere di esserci sbagliati pensando che non si sarebbero estratte le categorie di petrolio più costoso e che, per un certo tempo, alcuni operatori possono produrre in perdita, ma questo non sposta di molto il dibattito. Il nostro interesse era ed è far entrare nell’agenda politica il tema energetico dai due punti di vista illustrati sopra: l’esaurimento delle risorse fossili e il cambiamento climatico. Nostro interesse era ed è che ci si guardi negli occhi e si dica: “Signori e Signore, la principale risorsa energetica mondiale, quella senza la quale nulla di quello che ci gira intorno esisterebbe, si sta rapidamente esaurendo; cogliamo l’occasione per organizzare per tempo, cioè prima di una vera crisi di scarsità, una vasta e rapida transizione energetica, in modo di trovarci, nel più breve lasso di tempo possibile, al massimo un paio di decenni, con una struttura energetica prevalentemente basata sulle fonti rinnovabili, cioè in una situazione invertita rispetto al presente nel quale le fonti fossili coprono ancora l’85% dei consumi energetici globali. Nulla, gli avversari, cioè coloro che hanno interessi diretti nel paradigma fossile hanno combattuto strenuamente per annullare i nostri tentativi. Ma perfino molti amici, convinti ad esempio della gravità della situazione ambientale, hanno iniziato a seminare dubbi catturati dalla propaganda avversaria sull’abbondanza ed i prezzi bassi.
In sostanza il Picco di tutti i liquidi combustibili non è ancora avvenuto, ma la fine del petrolio facile è dietro le nostre spalle e si è visto. Se il prezzo non sale soffrono i produttori e si parla di circa 1 miliardo di persone che vivono sui proventi dell’estrazione petrolifera. Se il prezzo sale, seguendo l’aumento dei costi, soffrono le economie dei paesi consumatori. Peraltro non abbiamo mai detto: il picco avviene il giorno tal dei tali. Abbiamo sempre detto: importa poco la data che segnerà l’anno del picco, ma piuttosto importa metter mano per tempo alla mitigazione. Questo concetto, lo abbiamo ripetuto fino alla noia fin dal 2005 quando Robert Hirsh & C scrissero la loro analisi sul tema.
La propaganda ha, per ora trionfato, ma, come si dice, “gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo”.
Non demordiamo.