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mercoledì 21 marzo 2018

Il Picco in Italia: 15 anni e non sentirli

Da "Risorse, Economia, e Ambiente"

Il Picco in Italia: 15 anni e non sentirli

Assistetti al seminario di Campbell e fu per me un risveglio. Il lavoro scientifico di ricerca che avevo intrapreso fino ad allora perse, quasi improvvisamente interesse, c’era altro da fare per chi aveva una cultura scientifica…
Di Luca Pardi
Nel 2003 uscì quello che è, per quanto ne so, il primo libro in italiano che parla del Picco del Petrolio. Si tratta di “La fine del petrolio” di Ugo Bardi. Pochi mesi dopo l’uscita del libro Ugo invitò a Firenze Colin Campbell che l’allarme sull’imminenza del picco e della conseguente fine del petrolio a buon mercato, l’aveva lanciato, insieme a Jean Laherrere, cinque anni prima nel 1998. Assistetti al seminario di Campbell e fu per me un risveglio. Il lavoro scientifico di ricerca che avevo intrapreso fino ad allora perse, quasi improvvisamente interesse, c’era altro da fare per chi aveva una cultura scientifica e la tendenza a porre, ed eventualmente affrontare, i problemi in modo quantitativo.
Successivamente Ugo mi raccontò che il suo “risveglio” era avvenuto negli Stati Uniti all’indomani dell’attentato delle Torri Gemelle, quando, intrappolato a Washington dal blocco dei voli successivo all’attentato, girando in una libreria si imbatté nel libro di Kenneth Deffeyes “Hubbert’s peak” che è appunto del 2001.
Dopo il seminario di Campbell al Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, in un settembre ancora caldo dopo un’estate torrida che sarebbe restata per gli anni a venire uno dei primi record del cambiamento climatico nel nostro paese, seguii Ugo nel suo studio e li, insieme ad un manipolo di persone, decidemmo di dar vita ad un’associazione di studiosi del picco del petrolio in Italia. Dopo qualche indecisione nei mesi successivi optammo per la denominazione attuale: ASPO Italia. Per questa associazione scrissi il primo statuto e ricoprii la carica di tesoriere e vicepresidente fino al 2010, quando sono diventato presidente. Serviva un sito web e nel marzo 2005 Ugo Bardi firmò il primo articolo “Una introduzione alla teoria di Hubbert“. Per quanto fossimo scettici ed anti-complottisti funzionali, la connessione dei tre fatti che avevamo di fronte ci era chiarissima fin dall’inizio: il picco del petrolio, cioè il raggiungimento del massimo di produzione della risorsa energetica (e non solo energetica) più importante del mondo, il cambiamento climatico che proprio dall’intensivo sfruttamento delle fonti energetiche fossili è causato e infine il serpeggiare del nervosismo geopolitico che dalle Torri Gemelle portò all’invasione dell’Iraq, in cui la comunità internazionale fu forzata da menzogne inventate di sana pianta (le famose armi di distruzione di massa), ed al seguito di operazioni politico- militari sulla via del petrolio in gran parte sostenute dalla retorica del terrorismo. La riflessione su questi temi globali ha formato il nostro modo di affrontare i problemi anche locali in questi anni. Lasciando perdere per il momento le questioni geopolitiche che, più delle altre, sono opinabili, i due fenomeni principali: picco del petrolio e cambiamento climatico, rappresentano in modo paradgmatico l’intreccio fra esaurimento delle sorgenti planetarie, dinamica e intensità del processo economico e saturazione delle discariche planetarie.
Sul cambiamento climatico esiste un dibattito pubblico, non particolarmente sano, ma ben visibile, sulla questione energetica e del picco la nostra voce è invece sprofondata nel frastuono dell’informazione- intrattenimento- spettacolo in cui si fraintende il significato delle parole. Vediamo quali sono i principali fraintendimenti.
Prezzi bassi. L’affermazione che non trova avversari nell’opinione pubblica è che dal 2014 il prezzo del petrolio è “crollato” ed è ora basso. In realtà il prezzo del petrolio ha avuto effettivamente un crollo sia dopo la crisi del 2007- 2008, sia dopo il periodo 2011- 2014 durante il quale volava intorno ai 90-100 $/barile, ma non è mai sceso al di sotto del doppio del prezzo di fine secolo scorso (20$/b) e spesso, come adesso, è più di tre volte quel valore. Il prezzo del petrolio non è basso o, meglio, lo è solo rispetto ai record dei quindici anni trascorsi e, soprattutto, ai costi crescenti di estrazione. Quindi se in questa fase i paesi consumatori sentono un peso relativo della bolletta petrolifera è solo perché i produttori soffrono una perdita di reddito. Vi dicono nulla le crisi persistenti del Venezuela, della Nigeria, dell’Iran e le stesse inquietudini saudite?
Shale. Lo shale è stata la risposta dell’industria petrolifera statunitense alla stasi di produzione che, a fronte di una domanda crescente, dovuta a sua volta alla Cina e ad altri mercati emergenti, aveva innescato la corsa al rialzo del primo decennio di questo secolo e poi il rapido recupero dopo la crisi del 2007- 2008. Lo shale (come ha detto in un bel post Dario Faccini) riguarda quasi esclusivamente gli Stati Uniti e circa il 5% della produzione globale e, mentre anche li si comincia a pensare a cosa verrà dopo e quanti operatori resteranno stecchiti sul campo, l’idea che la tecnica del fracking sia esportabile rimane un’ipotesi.
Il picco non è mai avvenuto. Questo è il più idiota dei fraintendimenti che ho sentito in bocca anche a persone relativamente intelligenti. Come se il consumo di una risorsa non rinnovabile potesse avere una dinamica diversa da quella descritta da una curva che cresce nel tempo poi raggiunge un massimo (o più di uno, o un plateau oscillante) per poi declinare. Il picco è inesorabile. Quindi, al più, non è ancora avvenuto che è una cosa diversa dal dire che non è mai avvenuto.
Da più parti si è detto che nel primo decennio del XXI secolo c’è stato il picco del petrolio convenzionale (cioè del petrolio facile e a buon mercato), lo stesso post citato precedentemente mi ha convinto che tale affermazione sia ancora valida. Il picco del convenzionale è dietro alle nostre spalle. Ciò che è venuto dopo è sempre petrolio ma non è più a buon mercato. Possiamo ammettere di esserci sbagliati pensando che non si sarebbero estratte le categorie di petrolio più costoso e che, per un certo tempo, alcuni operatori possono produrre in perdita, ma questo non sposta di molto il dibattito. Il nostro interesse era ed è far entrare nell’agenda politica il tema energetico dai due punti di vista illustrati sopra: l’esaurimento delle risorse fossili e il cambiamento climatico. Nostro interesse era ed è che ci si guardi negli occhi e si dica: “Signori e Signore, la principale risorsa energetica mondiale, quella senza la quale nulla di quello che ci gira intorno esisterebbe, si sta rapidamente esaurendo; cogliamo l’occasione per organizzare per tempo, cioè prima di una vera crisi di scarsità, una vasta e rapida transizione energetica, in modo di trovarci, nel più breve lasso di tempo possibile, al massimo un paio di decenni, con una struttura energetica prevalentemente basata sulle fonti rinnovabili, cioè in una situazione invertita rispetto al presente nel quale le fonti fossili coprono ancora l’85% dei consumi energetici globali. Nulla, gli avversari, cioè coloro che hanno interessi diretti nel paradigma fossile hanno combattuto strenuamente per annullare i nostri tentativi. Ma perfino molti amici, convinti ad esempio della gravità della situazione ambientale, hanno iniziato a seminare dubbi catturati dalla propaganda avversaria sull’abbondanza ed i prezzi bassi.
In sostanza il Picco di tutti i liquidi combustibili non è ancora avvenuto, ma la fine del petrolio facile è dietro le nostre spalle e si è visto. Se il prezzo non sale soffrono i produttori e si parla di circa 1 miliardo di persone che vivono sui proventi dell’estrazione petrolifera. Se il prezzo sale, seguendo l’aumento dei costi, soffrono le economie dei paesi consumatori. Peraltro non abbiamo mai detto: il picco avviene il giorno tal dei tali. Abbiamo sempre detto: importa poco la data che segnerà l’anno del picco, ma piuttosto importa metter mano per tempo alla mitigazione. Questo concetto, lo abbiamo ripetuto fino alla noia fin dal 2005 quando Robert Hirsh & C scrissero la loro analisi sul tema.
La propaganda ha, per ora trionfato, ma, come si dice, “gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo”.
Non demordiamo.

19 commenti:

  1. Intanto, per chi ne volesse parlare a voce con il Pardi medesimo, il 22 ed il 23 prossimi: rispettivamente in via S. Gallo 21/r alle 18 e in via Corridoni 32/r, sempre a Firenze.

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  2. quando, nel 2013 circa, gli studi di RAF, Wermacht, US Army insieme avvertirono dal 2015 il peak oil, improvvisamente comparve il tight oil, che insieme ad altre forme non convenzionali e alla spremitura dell'Iraq da parte dei vincitori, hanno allontanato di qualche anno la fine del BAU. Pare però che, tranne il Permiano, gli altri siano arrivati. Stanno cercando di spingere gli EV disperatamente per non rimanere alla canna del gas entro i primi anni del decennio venturo. Penso non ce la faranno, ma è certo ce questo BAU non lo vogliono lasciare nemmeno morti, anche perchè bisognerebbe cambiare l'economia da capitalista consumista keynesiana in qualcosa di nuovo e sconosciuto. L'economia di sussistenza dei millenni passati non la vuole più nessuno e continuare con l'attuale è un suicidio. Faccino loro.

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  3. mi piacerebbe venire a Firenze, ma non so se potrò.

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    1. altra opportunità il 31 a Pontassieve ed il 7 aprile a Pratolino di Vaglia in Biblioteca.....

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    2. purtroppo sempre più lontano

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  4. E' al tempo stesso comico e tragico (cioè è grottesco) vedere con quanta cura si tiene intenzionalmente fuori dalla discussione il peso della pressione antropica su ogni limitata area territoriale. Come pensate sia possibile acquisire credibilità perseverando in un'omissione tanto pelosa? "I due fenomeni principali: picco del petrolio e cambiamento climatico"... e il terzo, cioè il primo, lo stipamento di quantità abnormi di persone in aree sempre più vaste eppur ben individuabili delle quali fa parte anche la nostra Italia, in particolare il Nord? Poi provate a parlarmi di "perseguire la resilienza" sperando che vi riconosca autorevolezza... La propaganda (anche quella di ASPO Italia) ha, per ora trionfato, ma, come si dice, “gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo”. Non demordo.

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  5. OT: volevo segnalare il film seven sisters, ambientato in un mondo sovrappopolato ma rigidamente orwelliano , nella seconda metà del XXI secolo, dove il figlio unico è legge. (Sono sette sorelle gemelle...)

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  6. e se la guerra commerciale con la Cina di Trump non foss'altro che una manovra per causare il famoso picco della domanda di oil? In fondo "la guerra è solo una continuazione della politica con altri mezzi" (Von Clausewitz). Infatti la borsa di NJ ha perso subito il 3%, subodorando la fine del oil age o almeno un periodo di forti riduzioni del suo consumo e quindi del PIL mondiale. In fondo colpire il libero mercato è colpire il consumismo e qualcosa devono inventarsi pur di non ammettere che hanno messo il mondo in un "cul de sac" petrolifero (tanto per citare un detto di un altro generale, stavolta francese). Ah, se avessero ascoltato LTG, ma il demonio ha avuto il permesso di portare il maggior numero di locuste all'inferno. Mi dispiace per atei, tiepidi e ipocriti, ma, anche e soprattutto per loro, non demordo neanch'io.

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    1. senz'altro Cina e USA sono d'accordo ad inscenare la diatriba sui dazi, una guerra nucleare globale non avrebbe vincitori. Il motivo è che nel 2017 il mondo si è mangiato un aumento di 1,5 mbp (più che altro Cindia) per far aumentare un PIL di inutilità e non c'è più petrolio per simili nefandezze. L'unica insceneggiata digeribile per una contrazione stavolta globale della ricchezza è una bella crisi economica, nel 2008 inventarono i subprime, nel 1992, mi pare, le vendite a catena generate da computer, ora i dazi, giustificati pure da motivi strategici, come ciliegina sulla torta. D'altra parte, con il cambio sistemico in stallo, gli EV al palo, cosa dovevano fare? Mandare il mondo a puta senza inventarsi nulla? Intanto oggi tra bianchi e neri mi hanno chiesto l'elemosina in 50, se continuano così domani saranno 500, poi 5000. Qualcosa devono fare per forza, altro che GW e picco. Siamo ormai all'emergenza sociale e davanti alla porta non a migliaia di km. Il mondo cambierà sicuramente, ma quando l'Agenzia delle Entrate ha dato la possibilità di inviare il 730 in modo telematico, ai 200.000 commercialisti e alle decine di migliaia di lavoratori dei CAF, so che sono sbiancati i capelli, anche se poi solo 20000 contribuenti hanno aderito, visto la complessità del modello, ma continuare ad inventarsi lavoro inutile per CREARE PIL inutile non è certo la strada per cambiare paradigma. Pensate che il principe Saud si è messo in testa di far guadagnare lo stipendio ai sauditi col lavoro vero. Ma credete che sarà possibile in un deserto?

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  7. L'animalismo non deve più essere visto come una ideologia coccolosa destinata esclusivamente ad individui sentimentalmente deboli. Giunge il momento storico in cui noi animalisti dobbiamo adottare una dialettica categoricamente aggressiva, attiva, fastidiosa. È dunque intollerabile che un bambino sia ritenuto più importante di un agnello.

    LA SPECIE UMANA È UN CANCRO PER QUESTO PIANETA.

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    1. tutti gli eccessi consumistici sono un cancro per il pianeta, anche l'eccessivo animalismo.

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    2. Non è vero. L'animalismo è un'ideologia che professa un rispetto profondo nei confronti delle altre specie animali e dell'ambiente naturale. Ben venga l'eccessivo animalismo, se per ciò intendi la durissima battaglia contro l'antropocentrismo ed i suoi alfieri.

      Tutte le specie animali saranno rispettate nel medesimo modo. Ribalteremo la piramide.

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    1. Ciao K; quanto a quello che chiami "animalismo", che credo sia più corretto chiamare etica etologica alla Mark Beckoff, sono in parte d'accordo conte : non tutti gli animali sono eguali, eppure è indubitabile che gli animali più intelligenti hanno capacità simili a quelle dei bambini. In questo senso le grandi scimmie sono state "sopravanzate" dai cetacei cacciatori ed almeno pareggiate dagli orsi e iene, ma anche lupi, forse elefanti. Quanto alla tua malattia X ricordiamo che tutti gli agenti patogeni sono parecchio specie-specifici. Ad ogni modo la malattia X per eccellenza è l'antropizzazione del territorio anche a scopo agricolo. per quello che vale ti do il mio caloroso benvenuto.

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  9. @flash_meteo
    #wiki #clima: #wiki #clima: il 17 Marzo scorso la banchisa artica ha raggiunto il massimo stagionale coprendo un'area di 14.48 mln di kmq. Si tratta della seconda minor estensione invernale dal 1979 (1.16 mln di kmq in meno rispetto alla media 1981-2010).
    !!!?

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  10. OT:la Lockheed Martin, gigante militare a stelle e strisce, ha brevettato reattore a fusione compatto. Da quello che ho intuito il segreto è nel doppio campo di contenimento magnetico a feedback negativo. Nel frattempo leggo che il prototipo di reattore a fusione in Francia,che applica una tecnologia di contenimento in teoria meno evoluta, è centinaia di volte più grande e sta costando 50 miliardi di dollari...

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  11. Dobbiamo iniziare a mettere "a sistema" i territori. Energia locale rinnovabile, cibo locale, economia e democrazia locale. Non chiuse ma autogestite, in modo che ogni territorio sia libero di trovare e usare le soluzioni più confacenti alle sue specificità.

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  12. per me l'unica cosa seria che possiamo fare e montarci pannelli solari ed accumuli da noi stessi , perche' se speriamo che il petrolio molli il potere siamo degli illusi.chi fa da se fa per tre.

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