martedì 10 aprile 2018

Qualche Osservazione in Occasione della Presentazione del Libro di Ugo Bardi The Seneca Effect - Parte I


Questo è il testo dell'intervento di Roberto Peccei, vicepresidente del Club di Roma, nella presentazione del libro di Ugo Bardi, "The Seneca Effect" che si è tenuta a Firenze il 5 Aprile 2018. Nella foto, da sinistra, Luigi Dei, rettore dell'Università di Firenze, Ugo Bardi, e Roberto Peccei. Quella che segue è solo la prima parte dellintervento. Seguirà il resto su questo blog.

di Roberto Peccei
UCLA e il Club di Roma

Prima Parte

Il libro di Ugo Bardi tratta diversi aspetti dei sistemi dinamici complessi, concentrandosi su una particolare caratteristica di questi sistemi: la loro propensione al collasso. Attraverso una serie di esempi felici, Bardi mostra che il collasso è una caratteristica onnipresente in sistemi composti da molti elementi collegati tra di loro, che formano una rete. La presenza di una rete, o network, nei sistemi che collassano è una caratteristica cruciale, poiché senza una rete non c'è collasso. Per esempio, sebbene ogni singolo blocco di pietra in una piramide è stabile, la rete di grandi blocchi di pietra collegati nella piramide puo collassare in una valanga - come è successo, secondo Bardi, circa 5000 anni fa durante l'Antico Regno d'Egitto alla piramide di Meldun. La onnipresenza di sistemi collegati in rete nel mondo porta Bardi a concludere che

"Nell'universo il collasso non è un difetto, è una caratteristica".

A parte l'ubiquità del collasso, Bardi ne indica un'altra proprieta universale, che egli chiama l'effetto Seneca in onore dello stoico romano Lucio Anneo Seneca. La lenta ma costante crescita della fortuna di Seneca nel primo secolo dopo Cristo lo rese un uomo molto ricco. Tuttavia, egli fu accusato di far parte di un complotto per uccidere Nerone e ordinato a uccidersi. Prima di morire, Seneca scrisse al suo amico Licinio notando che

"L’aumento [in ricchezza e stato sociale] è di crescita lenta, ma la strada per la rovina è rapida".

Bardi nel suo libro sostiene che, in molti casi, i collassi obbediscono al detto di Seneca. Ci vuole molto tempo per la crescita dei sistemi, ma quando questi crollano ciò avviene molto rapidamente. Forse l'esempio più chiaro di questo fenomeno è cosa succede a un palloncino che un bambino ha impiegato molto tempo a gonfiare quando questo viene punto con uno spillo. La rovina, in questo caso, è davvero molto rapida!

Il libro di Bardi è una meravigliosa esposizione della varietà di sistemi dinamici in rete nel mondo e del loro comportamento. È accattivante e divertente da leggere, ma allo stesso tempo è pieno di eruditi esempi - una combinazione di qualità non normalmente presenti in un libro. Ciò che rende The Seneca Effect speciale, a mio avviso, è la insistenza di Bardi di fornire spiegazioni coerenti per le miriade di esempi di sistemi dinamici complessi esaminati.

Forse l’esempio nel libro che mi è piu’ piacuto è la discussione di Bardi su cosa esattamente ha ucciso i dinosauri? Dopo aver presentato una serie di considerazioni molto convincenti a favore della teoria dell'impatto di un asteroide -teoria proposta dal Premio Nobel per la fisica Luis Alvarez e da suo figlio, il geologo Walter Alvarez - Ugo Bardi esamina una serie di problemi che minano questa spiegazione. Ciò lo porta a considerare, come alternativa, la possibilità che i grandi eventi vulcanici, chiamati in inglese "Large Igneous Provinces (LIP), siano i colpevoli. I LIP, a quanto pare, possono produrre un intenso riscaldamento globale, causato dal rilascio di metano da clatrati di metano congelati nel permafrost. Entrambe le spiegazioni esaminate da Bardi sono meravigliosi esempi di come i collassi tendono a verificarsi nei sistemi di rete, in questo caso a causa delle interazioni tra la geosfera e l'atmosfera.

Bardi inizia l'esplorazione dell'effetto Seneca, molto naturalmente, considerando quello che lui chiama “la madre di tutti i crolli” – la caduta del’Impero Romano. Sebbene Roma fu per un millenio la forza dominante nel mondo antico, il suo crollo fu molto rapido, avvenendo soltanto nel giro di uno o due secoli. Non c'è dubbio che l’Impero Romano era un sistema complesso, un amalgama di popoli, costumi e leggi altamente interconnessi. Come e comune in questi sistemi, nel corso degli anni l'Impero Romano riuscì a resistere, entro certi limiti, a una varietà di perturbazioni esterne. Tuttavia, a un certo punto alcuni trigger esterni, che potevano anche non essere di grandi dimensioni, causarono il collasso dell'Impero.

Questa è una caratteristica tipica dei collassi in sistemi dinamici complessi. Una volta raggiunto un punto instabile nel sistema, noto come punto di non ritorno o tipping point, anche una piccola perturbazione può causare il collasso. Ad esempio, quando prevalgono le giuste condizioni atmosferiche, un forte rumore puo far partirte delle valanghe in montagna. Questo è il motivo per cui il soccorso alpino spesso spara dei cannoni nelle prime ore del mattino per far partire valanghe "sicure" prima che le aree sciistiche siano affollate.

Nel suo inimitabile stile, Ugo Bardi nel libro esamina quello che potrebbe essere stato il meccanismo chiave che causo’ la caduta di Roma. Dopo aver esaminato una serie di possibilità suggerite nel corso degli anni, Bardi conclude che l'esaurimento delle miniere di metalli preziosi, in Spagna e in altre colonie Romane, fu la perturbazione forzante che, a suo avviso, messe in ginocchio Roma. L'argomento usato è complesso, coinvolgendo anche il fatto che, negli anni calanti dell'Impero, i romani usavano troppi dei loro metalli preziosi per comprare seta dai cinesi invece che per pagare i loro soldati! Questa complessita non dovrebbe sorprenderci perche i collassi richiedono una cascata di feedback, tutti forzando il sistema nello stesso modo.

Nel suo libro Bardi studia in particolare i collassi nei sistemi complessi sociali e biologici. Anche se magari questi sistemi sono meno conosciuti che la fatica nei metalli o le rotture nelle faglie sismiche, i crolli di Seneca in questi sistemi sono anche loro onnipresenti. Un buon esempio e’ fornito dalla “tragedia dei Commons” di Garrett Hardin. Come e’ noto, Hardin considera l’effetto dei pastori che portano tutte le loro pecore a pascolare sui pascoli comunali – i Commons. E’ ovviamente vantaggioso per ogni pastore aumentare il numero di pecore che porta a pascolare sui terreni comunali. Tuttavia, facedo cosi’, i pascoli alla fine decadono e poi crollano. Bardi nel suo libro si chiede se questa “tragedia” sia evitabile e suggerisce che probabilmente lo e’, perche lo stigma sociale della cattiva gestione di una risorsa comune puo’ agire come feedback negativo per prevenire l’usufrutto eccessivo.

Nel regno biologico la “tragedia dei beni comuni” di Hardin e’ analoga a un sistema predatore - preda, dove in questo caso i predatori sono le pecore e la preda e’ l’erba dei terreni comunali. Questo semplice sistema di predatore – preda puo’ essere descritto da un modello svilluppato negli anni ’30 in modo indipendente da Alfred Lotka e da Vito Volterra che involucra una coppia di equazioni differenziali. Sebbene una soluzione esplicita del modello Lotka – Volterra non esiste, e’ noto che queste equazioni hanno due soluzioni stabili. Una di queste corrisponde alla “tragedia dei Commons”, con la scomparsa sia dei predatori e delle prede. Tuttavia c’e anche un’altra soluzione in cui le popolazioni di predatori e prede non sono nulle, ma entrambe le popolazioni oscillano nel tempo. Quindi, in quest’esempio, e’ possibile sfuggire al collasso.

Naturalmente, la “tragedia dei Commons” o il modello di Lotka – Volterra, probabilmente sono troppo semplici per descrivere cio’ che accade nel mondo. Come sottolinea Bardi, spessso nella natura il crollo di Seneca di un ecosistema e’ irreversibile. Una volta che una specie biologica crolla non puo’ facilmente riprendersi perche’ spesso la sua nicchia ecologica e’ stata presa nel frattempo da un’altra specie.

Nell’ultima parte di The Seneca Effect, Ugo Bardi si concentra sulle dinamiche dei sistemi, il metodo svilluppato da Jay Forrester presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) per esplorare le strutture dinamiche dei sistemi sociali. Bardi esamina quest’argomento nel suo libro in forma magistrale. Egli presenta in maniera particolarmente chiara le origini e la struttura dei modelli dinamici del mondo, visto come un sistema complesso connesso. Quest’analisi e la ragione per la quale il suo libro è stato accettato e pubblicato come rapporto al Club di Roma.


10 commenti:

  1. L'Arabia Saudita 'potrebbe esaurire il petrolio per esportare entro il 2030'

    https://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/energy/oilandgas/9523903/Saudis-may-run-out-of-oil-to-export-by-2030.html
    forse è per questo che il principe Saud, col progetto Vision 2030 (che abbia avuto davvero una visione sul futuro o ha letto Seneca effect?) vuole che i sudditi comincino a lavorare per campare.

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  2. però a pensarci bene, nemmeno qui siamo messi a meraviglia, visto che l'85% dei lavori sono più o meno inutili. Il 100% dei commercialisti, il 95% degli avvocati, il 90% dei geometri, almeno il 60% dei ristoranti, pizzerie, bar, negozi e chissa quanti altri. Sarà un bell'effetto Seneca davvero.

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  3. Qualcuno qui potrebbe fare qualche commento (perfino un articolo non sarebbe male) su questo video? E' stato pubblicato nel 2012 e sono rimasto shockato che le deduzioni che si possono trarre non siano state mai portate qui (o quantomeno non ricordo di averle lette, se e' stato cia' fatto mi scuso in anticipo).
    In pratica, dal 2010 e' stato raggiunto il peak child, un dato che pone un fortissimo constraint alla crescita totale della popolazione umana mondiale.
    Da questo video, senza scomodare il modello world3, si dimostra che non ci saranno mai piu' piu' di due miliardi di bambini sulla terra (intesi come umani tra 0 e 15 anni), e questo limita il massimo numero totale possibile di esseri umani a circa 11 miliardi.

    Ho dato una rapida occhiata al modello world3, e mi pare che questi dia dei risultati di picco di polazione ampiamente in linea con le stesse conclusioni del video, ma non ho capito bene quanti esseri umani nati e morti preveda il modello, ma mi sembra di ricordare che fossero molto elevati.

    Secondo me, il modello world3 andrebbe tunato meglio su questo aspetto...

    https://www.youtube.com/watch?v=ezVk1ahRF78

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    1. Ottima segnalazione. Veramente interessante.
      Mi sembra che Hans Rosling si riferisca solo al tasso di natalità o che comunque non consideri che il tasso di mortalità possa aumentare in un futuro prossimo.
      LTG segue un'equivalente diminuzione del tasso di natalità quindi penso che word3 modelli bene i fenomeni sociali descritti nel video, ma, a partire dal momento del picco delle risorse che nello standard run è in questo decennio, la mortalità aumenta e determina un picco della popolazione mondiale nel decennio successivo.

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    2. nel video sono indicati 10 mld, non 11, ma non tiene conto della disponibilità di risorse energetiche e alimentari. Mi pare che tu sia giovane abbastanza da vedere cosa succederà. Io ho visto per 30 anni miglioramenti almeno materiali, ma questi sono in lenta diminuzione ormai da quasi altri 30 anni. Il mondo richiede 1,5 mlb/d in più tutti gli anni e le nuove scoperte sono da decenni al palo. Se non avessero messo su le varie bolle finanziarie per permettere la bolla dello scisto, la crisi finanziaria mondiale sarebbe già scoppiata, ma hanno solo rimandato l'evento e peggiorato la soluzione visto che ogni anno stanno aggiungendo 80 mln di problemi e disperazioni future. Si sa come risolvevano questi problemi fino a pochi decenni fa: il genocidio degli armeni è solo un piccolo esempio e solo a guardare in faccia la famiglia siriana che è tornata qui vicino si intuiscono certe situazioni. Ora il forte ha sempre sterminato il debole, ma oramai sono in pochi senza l'arma nucleare o che non sono sudditi, come noi, di chi ce l'ha. Quindi la soluzione non può essere una guerra convenzionale, ma il vero problema è l'esaurimento dell'olio convenzionale. Perciò andrebbe portato a 1 il tasso di sostituzione, visto che 2,1 comporta l'equilibrio e per far tornare il modello di LTG l'unica possibilità è aumentare il numero di morti molto più velocemente delle nascite, che è quello che è indicato, visto che imporre un tasso di 1 globale sarà probabilmente impossibile, data la ritornata necessità di braccia umane per lavori pesanti causata dall'esaurimento fossile.

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    3. Quello che non sta considerando il signor Rosling, secondo me, e' il fatto basico di overshoot, sarebbe a dire, si, la popolazione umana, dati gli standard attuali di nascite, non superera' i 10-11 miliardi di individui, ma siamo proprio sicuri che l'ambiente sia in grado di alimentare decentemente tre miliardi di persone in piu' rispetto ad oggi?
      Con gli attuali paradigmi economici, certamente no: Stiamo consumando piu' risorse di quelle rimpiazzate dalla bisosfera.

      Ora la domanda intrigante, e' se saremo noi ad abbassare prima le nostre richieste verso la biosfera, di quanto ce ne togliera' naturalmente il processo di erosione ambientale...
      La mia impressione e' che il nostro modello di sviluppo economico, purtroppo e per fortuna, basandosi sulle risorse energetiche fossili a relativamente rapido esaurimento, sara' ridimensionato, e con esso i consumi, molto piu' rapidamente di quanto si stia consumando l'output ambientale.
      Potrebbe quindi attenderci un futuro molto piu' povero, ma parimenti molto meno criticamente a rischio di quello che potremmo aspettarci.

      Dopotutto, noi stiamo devastando l'ambiente soprattutto in funzione della nostra propensione e abilita' di consumare: quando non saranno richieste tante piu' nuove automobili, case, legname, e anche cibo energy intensive rispetto ad ora, per forza di cose le curve di cosmumo e produzione dovranno andare a combaciare, e probabilmente ad un livello molto meno basso di quanto potrebbe essere.
      in pratica, potremmo stabilizzarci su un numero di persone praticamente pari a quello attuale a fine secolo, e non ai livelli previsti da world3

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    4. In ogni caso, il discorso fatto da Rosling, quantomeno, spazza via in maniera molto semplice ed intuitiva tutte le idiozie propalate da certi economisti, che prospettano scenari di popolazioni umane di 15, 20, 35 miliardi di persone a fine secolo, e questo non puo' che essere un bene. Penso che quando andro' a fare discorsi sulla sovrappopolazione, procurarmi un po di blocchetti o libri o mattoncini per rifare l'esempio potrebbe essere illuminante per l'auditorio

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  4. L'impero romano era entrato nella fase di declino dal momento in cui era cessata la propria spinta espansionistica. E poi ci fu l'episodio chiave che decretò l'effetto Seneca, l'evento Adrianopoli, ovvero la pessima gestione di una gran massa di goti in fuga dagli Unni, autorizzati a stabilirsi in Tracia, ma sfruttati e depredati dai funzionari imperiali corrotti che avrebbero dovuto sostenerli. Il risentimento goto conseguente portò quindi al disastro di Adrianopoli dove morì un imperatore e furono distrutte diverse legioni che l'impero non fu più in grado di ricostituire per mancanza di materiale umano. Da lì il crollo fu rapido con la penetrazione di interi popoli germani e non che mandarono in frantumi l'autorità imperiale d'occidente.
    Quale sarà l'evento decisivo che spingerà la civiltà globale oltre il dirupo di Seneca? Ipotesi cercasi...

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  5. Un segno di rinnovata vitalità del Club di Roma sulla scia dei gloriosi Anni fine Sessanta-Settanta di A.King e di Peccei senior? Sembrerebbe davvero opportuno...

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  6. ho visto il filmato,

    secondo me al demografo non rivela quanto sia l'aspettativa di vita.

    Inoltre a me pare che sfugga il problema principale: l'Africa oggi sono 1.2MLD nel 2050 gli africani saranno 2.4MLD ossia raddoppieranno come popolazione, l'Africa sarà il continente più densamente popolato dopo l'Asia. In termini assoluti però sarà l'Africa a dare il contributo più pesante alla sovrappopolazione sulla Terra, dato che la popolazione in Asia è più viscosa a causa di Cina ed India.

    Ragionare di demografia senza guardare al contesto, a me non pare razionale, perchè la gente non vive nell'iperuranio e non esistono arche spaziali su cui sbarcare su Marte miliardi di terrestri per colonizzare il pianeta.

    Osservando i modelli IPCC, il punto è che mentre in Asia, nonostante il climate change che sta facendo traslare verso nord la fascia del clima temperato, rimarrebbe sempre possibile ripartire gli immensi territori siberiani in altro modo, se la Russia li vendesse a Cina, India, Pakistan, Bangladesh.

    In Africa, non c'è modo di ripartire il territorio africano in modo diverso, perchè l'Africa sarà il continente più piagato dal Climate Change. I deserti (Sahara e Kalahari) si stanno espandendo. Il Clima Mediterraneo (in assenza di uno stop della AMOC) diverrà deserto secco, le foreste equatoriali africane si contrarranno, uragani sulla costa africana occidentale, shock idrici nel bacino del Nilo. Essendo il continente più piagato e densamente popolato, è banale inferire che detonerà in faccia agli Europei, perchè il Mediterraneo è mare piccolo e chiuso.


    Non esistono 3 pianeti Terra nel sistema solare per garantire un livello di vita occidentale nel 2050 quindi l'interazione umana sulla Terra, nei prossimi decenni, sarà assimilabile ad un gioco a somma zero: morte tua, vita mea. I paesi del primo mondo non vorranno calare il loro lifestyle, quelli del II mondo vorranno diventare paesi del I mondo, quelli del III mondo vorranno migliorare ed entreranno in competizione con i paesi del II mondo. E' logico attendersi uno scontro tra alleanze dei paesi del I mondo VS alleanze di paesi del II mondo e varie nazioni del III mondo le cui cause saranno strumentalizzate dalle coalizioni del II e del I mondo. Le logiche di costruzione di coalizione seguiranno IMHO legami LATITUDINALI (paesi simili, problemi simili) e non LONGITUDINALI (come le ideologie della Guerra Fredda).


    Anche al Pentagono pensano che il Climate Change sia un moltiplicatore di minacce.

    Il panel di ricerca NATO si attende guerre già dal 2030.


    A me pare inutile stare a discutere più di tanto: nella storia umana è già capitato, c'è l'evidenza euristica dell'apocalisse sull'isola di Pasqua, che è un'ottima metafora del pianeta Terra nel XXI secolo.


    Chi non ha memoria, é condannato a vedere replicato il passato (ancorché in diverse varianti).

    Di conseguenza, IMHO non vale la pena stare di commentare il filmato

    dato che ignora la bomba demografica africana ed il suo ragionamento è inconsistente dato che non da informazioni sulla speranza di vita e pone la popolazione umana nell'iperuranio.

    Intorno al 2050 scoppierà probabilmente in Asia la WWIII, mentre nel Mediterraneo detoneranno le ineluttabili Guerre Puniche II questi processi falcidieranno la popolazione ma non bloccheranno i danni da climate change. Essendoci però alla fine dei processi molti meno esseri umani sulla Terra, le emissioni antropiche di gas serra declineranno. Rimane aperto però dal 2100 cosa potrebbe accadere agli idrati di metano in Siberia che sciogliendosi con un positive feedback potrebbero continuare a far salire la temperatura del pianeta Terra...

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