sabato 19 marzo 2016

Carbone, guerre e belle donne: perché in Italia si parla italiano e non francese

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR


Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, 1837-1899. Ritratto di Michele Gordigiani. Il testo che segue è parte di una conferenza che ho fatto a Parigi il 12 febbraio, al Momentum Institute  (h/t Yves Cochet, Agnes Sinaï e Mathilde Szuba)

Di Ugo Bardi


Nello studio della storia, è di moda usare dati quantitativi il più possibile. Parliamo di fattori finanziari ed economici, della competizione per le risorse naturali, degli squilibri della popolazione, degli effetti del clima ed altro. Eppure, a volte la storia procede secondo il capriccio di un sovrano o dell'altro che fanno errori colossali, da Napoleone a Saddam Hussein. In quel caso, i fattori umani diventano predominanti e solo in alcuni casi possiamo avere uno scorcio di quello che potrebbe essere passato nella mente delle persone al vertice. Un caso del genere potrebbe essere stato quello della contessa Virginia Oldoini, femme fatale del XIX secolo, amante dell'Imperatore Francese Napoleaone III e, forse, l'origine dell'unificazione italiana del 1860. Bella donna, in effetti, e difficile da modellizzare usando la dinamica dei sistemi!

Torniamo all'inizio del XIX secolo. A quel tempo, la rivoluzione industriale era in pieno svolgimento, alimentata dalle miniere di carbone dell'Europa settentrionale, principalmente Inghilterra, Francia e Germania. Questa rivoluzione aveva creato uno squilibrio economico, rendendo i paesi settentrionali molto più ricchi e più potenti di quelli del sud. Non era solo una questione di avere o non avere il carbone. Era questione di trasportarlo. Il carbone è pesante ed ingombrante e, a quel tempo, il solo modo pratico per trasportarlo su lunghe distanze era via mare. Le navi potevano portare il carbone ovunque nel mondo ma, quando si trattava di portarlo nell'entroterra, servivano fiumi navigabili. Niente fiumi navigabili, niente carbone. Niente carbone, niente rivoluzione industriale. E' stata questa la ragione dello squilibrio: i paesi dell'Europa meridionale, proprio come quelli nordafricani, non potevano avere fiumi navigabili a causa della mancanza d'acqua. Per cui, non si sono potuti industrializzare e sono rimasti economicamente e militarmente deboli.

Ecco com'era la situazione nel 1848.


A questa data, le sole regioni mediterranee che avevano fiumi navigabili e si sono potute industrializzare sono state Francia e Nord Italia, Piemonte in particolare. Delle due, la Francia è stata di gran lunga la più potente e, già nel 1848, potete vedere in che modo la Francia ha occupato l'Algeria, strappandola via all'Impero ottomano. Il resto della regione nordafricana era matura per essere sottomessa e persino il Regno di Napoli, nell'Italia meridionale, era militarmente ed industrialmente debole, una preda facile per qualsiasi paese industrializzato. Cosa poteva quindi fermare i francesi dal trasformare l'intero mare Mediterraneo in un lago francese? Questa, apparentemente, era stata l'idea di Napoleone quando ha invaso l'Egitto, nel 1798. Non ha funzionato quella volta, ma era stata un'intuizione strategica che in seguito i governi francesi avrebbero potuto portare avanti.

Ora, mettetevi nei panni dei britannici. Nel grande gioco strategico del XIX secolo, avevano adocchiato l'Egitto, che avrebbero poi occupato nel 1882, ma avrebbero potuto fare poco o niente per impedire alla Francia di occupare l'intera costa nordafricana, fino all'Egitto e forse oltre ad esso. Niente di diretto, cioè, ma se avessero potuto creare un contrappeso strategico per bilanciare il potere francese? E cosa poteva essere quel contrappeso? L'Italia, naturalmente, se poteva essere unificata e trasformata in un unico paese, dalla pletora di staterelli che era a quel tempo.

Così, a metà del XIX secolo, i pezzi strategici del gioco mediterraneo erano tutti al loro posto, come in una enorme scacchiera. L'obbiettivo britannico era condiviso dal Piemonte: unificare l'Italia il più presto possibile e fermare l'ulteriore espansione della Francia. Dall'altro lato della scacchiera, l'obbiettivo della Francia era altrettanto chiaro: evitare ad ogni costo l'unificazione dell'Italia e prendersi quanto più Nord Africa possibile, il più presto possibile.

Chiaro, perfettamente chiaro. E facile per la Francia. Non dovevano fare quasi niente, solo tenere sotto controllo il Piemonte, cosa che potevano fare agevolmente. E' vero che il Piemonte era una piccola superpotenza industriale per i suoi tempi, ma non c'era partita per la più grande, molto più potente e vicina Francia. Ma il presidente francese ed imperatore di quel tempo, Luigi Napoleone, o “Napoleone III”, ha fatto esattamente l'opposto, anche impegnando l'esercito francese a sostegno dell'espansione del Piemonte nell'Italia del nord in una serie di battaglie sanguinose contro gli austriaci, nel 1859. Non che la Francia abbia aiutato il Piemonte per niente, naturalmente. In cambio, i francesi hanno ottenuto una fetta di terra sul lato occidentale delle Alpi, che prima faceva parte del Piemonte. E' stato un guadagno territoriale ma, in termini strategici, non era niente in confronto a quello che la Francia stava perdendo.

Un anno dopo aver sconfitto l'Austria con il sostegno della Francia, il Piemonte partiva per un'altra impresa strategica, questa volta con il sostegno dei britannici. Dal Piemonte, partiva un esercito condotto da Giuseppe Garibaldi ad invadere il Regno meridionale di Napoli. I napoletani hanno contrapposto una resistenza strenua ma, da soli, non potevano farcela e Napoleone III non ha mosso un dito per aiutarli. Col collasso del Regno Meridionale, la completa unificazione dell'Italia è diventata inevitabile, nonostante un ultimo disperato tentativo da parte di Napoleone III nel 1867, quando ha mandato truppe in Italia per impedire a Garibaldi di prendere Roma.

E quindi Italia fu. Ed è ancora. La cosa curiosa è che poteva non essere. Se Napoleone avesse fermato Garibaldi nel 1860 allo stesso modo in cui lo ha fatto nel 1867, probabilmente avremmo ancora un regno di Napoli e il paese che oggi chiamiamo “Italia” sarebbe più che altro un protettorato francese. E, molto probabilmente, il francese sarebbe la lingua dominante in gran parte del paese.

Invece, la Francia aveva perso un'occasione storica per diventare la potenza dominante nel Mediterraneo. In seguito, la Francia è riuscita comunque a ritagliarsi alcuni altri pezzi di Nord Africa, occupando la Tunisia nel 1881 e il Marocco nel 1904, ma tutti gli ulteriori avanzamenti nella regione mediterranea sono stati fermati quando, nel 1911, l'Italia  ha rivendicato ciò che gli italiani vedevano come la loro fetta legittima dell'Impero Ottomano in declino: la regione che oggi chiamiamo Libia.

Quindi, come mai Napoleone III ha fatto un errore strategico colossale del genere? In un certo senso, possiamo dire che è piuttosto normale: i sovrani degli stati spesso sono terribilmente incompetenti nel loro lavoro (pensate solo al nostro George W. Bush). Ma, per Napoleone III, potrebbe esserci stata una ragione che va oltre la semplice incompetenza.

I francesi hanno inventato la frase “Cherchez la femme” (cercate la donna) come spiegazione di molti eventi altrimenti inspiegabili. E, nella storia dell'unificazione dell'Italia, c'è coinvolta una donna: Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione. Era la cugina del Conte di Cavour, primo ministro del Piemonte a quel tempo, ed era stata mandata a Parigi da lui, pare, con l'idea specifica di influenzare Napoleone III. Lei era una fedele patriota italiana e capiva molto bene quello che sarebbe stato il suo ruolo come amante del presidente francese ed imperatore. Doveva convincerlo a fare qualcosa che i francesi non avrebbero mai dovuto permettere: aiutare il Piemonte ad invadere e conquistare il resto della penisola italiana. Secondo quello che si può spesso leggere sui libri di storia, ha adempiuto al suo ruolo e, dai ritratti e dalle fotografie che abbiamo di lei, forse possiamo anche capire come.

Naturalmente, possiamo legittimamente pensare che questa storia sia solo una leggenda. Ma potrebbe essere che Virginia Oldoini abbia davvero convinto Luigi Napoleone a fare quello che ha fatto? In questo caso, la Contessa dovrebbe essere considerata una delle donne più influenti della storia moderna. Ma non saremo mai in grado di saperlo. Ora, lei si trova dall'altra parte dello specchio, forse guardandoci da lì e ridendo di noi.



Un racconto di fanta-storia di Ugo Bardi che descrive quello che sarebbe potuto succedere se Virginia Oldoini non fosse esistita

venerdì 18 marzo 2016

I ricercatori di Energia per l'Italia sul referendum del 17 Aprile




Referendum 17 aprile: una politica energetica per il paese ai tempi della COP21

"Chi vuole dare un segnale politico, fa politica", dicono i due vice segretari del PD. Noi ricercatori di Energia per l'Italia abbiamo svolto un’azione politica chiedendo al Presidente del Consiglio e ai Ministri interessati di aprire un costruttivo dibattito sulla Strategia Energetica Nazionale che l’attuale Governo ha ereditato da quelli precedenti e che poi ha sostanzialmente peggiorato con una serie di decreti.  Non abbiamo mai avuto risposta. Il referendum ha certamente un significato politico perché contesta una Strategia che ignora lo stato di degrado e di pericolo in cui si trova il pianeta evidenziato  dagli scienziati, sottolineato da papa Francesco nell'enciclica Laudato sì e oggetto dell'accordo alla Cop 21 di Parigi, firmato dalle delegazioni di 185 paesi fra cui l'Italia.

“Finché c’è gas, ovviamente è giusto estrarre gas. Sarebbe autolesionista bloccarle dopo avere costruito gli impianti, … licenziare migliaia di italiani e rinunciare a un po’ di energia disponibile, Made in Italy. Col risultato che dovremmo acquistare energia nei paesi arabi o in Russia, a un prezzo maggiore” scrivono i due vice segretari.

Nel Regno Unito si sta svolgendo la campagna “Keep it in the ground” (letteralmente lasciali nel sottosuolo), perché lo spazio per i rifiuti nella casa comune Terra è quasi esaurito: vi è posto solo per le emissioni di CO2 che corrispondono a un quinto dei combustibili fossili che si trovano nel sottosuolo. Se ne estraiamo più di un quinto, l’aumento di temperatura supererà i 2 °C, la soglia che unanimemente è stata riconosciuta come un limite invalicabile nella conferenza di Parigi. Ecco, perché NON è giusto estrarre gas ed è invece giusto investire sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili.

Sostenere il SI al referendum significa anche definire gli indirizzi strategici della politica industriale del paese. Il principale risultato atteso è la conversione delle aziende del settore oil&gas verso le nuove tecnologie.

Il costo dell’energia è stabilito dal mercato globale e da complessi meccanismi finanziari ed economici. Ad esempio, l’energia in eccesso prodotta dalle fonti rinnovabili, ovvero non consumata da chi la produce, viene venduta a prezzi molto inferiori al costo di mercato. 

Inoltre, l’estrazione di idrocarburi in Italia ha margini di profitto relativamente bassi, perché le quantità totali sono esigue (pari al fabbisogno energetico del paese per 2-3 anni) e perché richiedono procedimenti complessi per la tutela ambientale, quali la re-immissione di acqua per ridurre la subsidenza e l’erosione delle coste.  

Non è chiaro, quindi, perché la produzione italiana dovrebbe ridurre i costi dell’energia per gli utenti finali.

Il referendum è una grande opportunità che il fronte politico riformista dovrebbe cogliere per progettare una transizione energetica coerente con gli accordi di Parigi e che avrebbe conseguenze molto positive sulla nostra economia.

Confermiamo la nostra piena disponibilità a progettare con il Governo questa transizione.

Vincenzo Balzani
coordinatore di Energia per l’Italia


Il viaggio della speranza di Matteo Salvini



di Stefano Ceccarelli

da: Stop fonti fossili!

Narsarsuaq, Groenlandia, novembre 2120. In un austero ufficio del locale Centro accoglienza profughi alcuni uomini con l'aspetto emaciato, stravolti dal lungo viaggio e dalle privazioni subite, sostavano in attesa dell’identificazione e degli adempimenti di rito. In un'altra stanza, donne e bambini ammassati come sardine venivano rifocillati alla meglio dagli agenti della polizia groenlandese. Il responsabile della struttura, il capitano Ulf Olsvig, sbuffando e borbottando entrò nell'ufficio, si sedette alla scrivania e urlò:

"Allora, italiani pizza-e-mandolino, chi è il capo della truppa?"

Un uomo sulla quarantina alzò la mano e nervosamente rispose: "Sono io, capitano! Alla buonora! Finalmente qualcuno si degna di parlare con noi!"

"Stia calmo, per favore! Pensate forse di essere i primi a venire qui in villeggiatura a visitare la terra dei Vichinghi liberata dai ghiacci? Piuttosto, venga, si sieda qui, signor..."

"Salvini. Matteo Salvini, capitano."

"Salvini? Questo nome non mi è nuovo... "

"Beh, le ricordo io dove ha sentito il mio nome: il mio bisnonno, buonanima, da cui ho ereditato il nome di battesimo, è stato capo del governo italiano giusto cento anni fa."

"Uhm… Sì, ora ricordo, me ne parlò mio nonno! – esclamò il capitano Olsvig destandosi improvvisamente dal torpore – Dunque il suo illustre antenato era quel demagogo criminale che schierò l'esercito a protezione delle vostre coste silurando i barconi con a bordo i poveracci che fuggivano dall'Africa e dal Medio Oriente dopo la Grande Siccità del 2018?"

“Come poteva fare altrimenti? – tentò di scusarsi Salvini cercando pateticamente di salvare l’onorabilità del suo avo – Il mio paese stava subendo un’invasione, dovevamo difenderci…”

“Sì, come no… Li conosco i tipi come lei, buoni solo ad alzare la voce e a prendersela con i più deboli. Ad ogni modo, come vede noi non ci siamo comportati come il suo bisnonno, altrimenti lei avrebbe già un bel buco in mezzo alla fronte! Ma poi… non fu proprio in quegli anni che l’Italia sprofondò in una terribile crisi finanziaria proprio a causa delle ingenti spese militari, fino a dover dichiarare bancarotta?”

“Sì, ma non fu colpa del mio bisnonno, ma del debito pubblico lasciato in eredità dai precedenti governi… E poi, come sa, arrivò la Grande Recessione Mondiale che costrinse le nazioni più indebitate al default.”

“Senta, Salvini, lasciamo perdere la Storia e veniamo al sodo: lei lo sa, vero, che io sarò costretto ad espellervi? La nostra nazione è stata finora sin troppo tollerante con i profughi, ma ora siamo saturi e le nostre limitate risorse non ci permettono di accogliere altri migranti. La Groenlandia conta oggi 250 milioni di abitanti, e l’aumento del livello del mare, che non accenna a fermarsi, ci costringerà presto ad abbandonare le vecchie città costiere e a rifugiarci nell’interno. Come faremo a reggere la pressione di tutta questa gente e a tenere a bada quelli come voi originari delle latitudini più basse che durante la lunga notte artica spesso e volentieri danno di matto?”

“La prego, capitano, sia ragionevole! Non può rimandarci indietro proprio ora che abbiamo raggiunto la meta dei nostri sogni! Ma lo sa quanto è durato il nostro viaggio dall’Italia? Otto mesi! Otto lunghissimi mesi di stenti ad attraversare l’Europa da sud a nord su un autobus elettrico scalcinato, con le file interminabili alle stazioni di ricarica, costretti a difenderci di continuo dagli assalti di orde di disperati! Fortuna che prima di partire siamo riusciti a barattare le vecchie batterie al litio delle case che abbiamo abbandonato con armi e munizioni. E non le sto a raccontare quello che abbiamo patito durante la traversata in mare da Rotterdam a Reykjavík e poi fin qui!”

“A proposito, dove avete trovato il gasolio per far navigare il barcone? Non mi dica che vi è avanzato ancora il petrolio proveniente da quei giacimenti nel Mare Adriatico che avete iniziato a sfruttare un secolo fa! Da quel che mi è stato raccontato, il poco petrolio ancora disponibile dopo la Grande Penuria Post-Picco del 2030 fu rapidamente accaparrato da USA, Cina, Germania e pochi altri stati.”

“Macché, capitano, il petrolio dell’Adriatico ci bastò si o no un paio d’anni… Col senno del poi, quella scelta fu un grave errore, se a quel tempo avessimo investito massicciamente sulle energie rinnovabili invece di succhiare quel po’ di greggio dai mari, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa e magari ora non saremmo qui…"

"E allora come avete avuto il gasolio? Al mercato nero, immagino, come tutti quelli che arrivano da noi. Vi sarà costato una fortuna!"

“Non solo il gasolio, purtroppo! L’intero viaggio ci è costato una fortuna, capitano, per arrivare fin qui abbiamo investito tutte le risorse accumulate con fatica da noi e dai nostri padri, e ora non ci è rimasto più nulla, possiamo solo ricominciare da zero, e vogliamo farlo in questa terra ancora fertile e ospitale! Non come in Italia, dove ormai chi è rimasto fa la fame, i terreni che una volta facevano crescere ogni bendiddio sono ora inariditi dal caldo torrido e dall’erosione, mentre le aree più vicine alla costa sono diventate sterili a causa del sale del mare che si spinge sempre più all’interno. La supplico, capitano, ci faccia restare! Siamo dei lavoratori onesti, abituati al sudore della fronte, vogliamo integrarci con la vostra gente, rispettare le vostre leggi, e…”

“Basta così, Salvini! – lo interruppe bruscamente Olsvig – Per favore, evitiamo scene strazianti, le ripeto che non posso farvi restare. Ora procederemo all'identificazione, poi passerete la notte nella camerata del Centro profughi, e domattina provvederemo a farvi tornare indietro. Buona fortuna.“

Così dicendo, lasciò il suo posto all'agente incaricato degli adempimenti burocratici, si accomiatò e si ritirò nel suo angusto monolocale attiguo al Centro profughi.

***********

Quella notte Ulf Olsvig non riuscì a prendere sonno. In quella interminabile notte artica di luna nuova il capitano mise da parte i gradi e le stellette e continuava a rigirarsi nel letto in preda a una indistinta inquietudine. Finché ad un tratto udì dei rumori felpati provenienti dall’esterno. In un lampo capì, si affacciò alla finestra e vide gli italiani che, facendosi luce con delle torce, tranciavano le reti di protezione del Centro, apprestandosi a scappare. Si precipitò al telefono, alzò la cornetta, ma un attimo prima di comporre il numero per chiamare i rinforzi, si fermò e chiuse gli occhi.

Una miriade di pensieri affollarono la sua mente in quegli istanti, rivide come in un caleidoscopio i volti delle migliaia di esseri umani che aveva accolto in quegli anni, i bambini denutriti, gli occhi lucidi delle madri, lo sguardo spento di quella gente disperata. Ripensò a tutti quelli che non ce l’avevano fatta, riascoltò in un attimo i mille racconti dei sopravvissuti e le urla di gioia strozzate di chi fu accolto in quel Nuovo Mondo. Si sentì avviluppato dall’abbraccio colmo di gratitudine di milioni di cuori pulsanti che grazie a lui e a quelli come lui continuavano a battere, e scoppiò in un lungo pianto liberatorio.

***********

Il capitano Olsvig non seppe più nulla dei fuggiaschi. Per la verità, le ricerche dei giorni seguenti furono condotte più che altro per salvare la forma, nessuno degli agenti aveva realmente voglia di dover rispedire indietro gli italiani. Quanto a Matteo Salvini, più volte Olsvig ripensò alla sua storia e alle gesta miserabili compiute un secolo prima dal suo bisnonno quando divenne capo del governo, e ripeteva a sé stesso che i figli non devono scontare le colpe dei padri, salvo poi dover ammettere che in effetti i patimenti della sua generazione e delle due che l’avevano preceduta non erano altro che l’ingiusto prezzo pagato per l’avidità e l’egoismo delle generazioni precedenti.

Dopo alcune settimane, al termine di un’altra interminabile notte del lungo inverno artico, Ulf Olsvig fece un sogno. Stava volando, guardava dall’alto uno dei barconi stracolmi di profughi in arrivo sulle coste della Groenlandia, librandosi poi velocemente in alto, sempre più in alto, fino a confondere alla sua vista il barcone dei migranti con la sfera azzurra del pianeta Terra in eterna navigazione in questo angolo dell’Universo. Dopo che fu desto, si alzò e uscì fuori, e si chiese che senso avesse tutto ciò, senza trovare risposta. Sentiva però che doveva esserci Qualcosa che fa navigare i barconi così come i pianeti. Decise che prima o poi gli avrebbe dato un nome.

Per il momento, si accontentò di ammirare lo spettacolo della splendida aurora boreale che magicamente si schiuse davanti ai suoi occhi.


giovedì 17 marzo 2016

Aldo Grasso è un premio Nobel in confronto




Di Marco Sclarandis (da "Rimedio Evo")

A mio giudizio non saprei in quale categoria classificare questo articolo tanto approssimativo e sciatto nell'esposizione delle ragioni del no, ma  sopratutto del sì alle trivelle.(Sì al referendum significa No alle trivellazioni e viceversa)
Costume, scoop, pesce d'Aprile anticipato?

Avrei anche potuto limitarmi alla sola citazione del link , ma mi é sembrato più onesto riportare l'articolo in calce, per intero.

http://www.lastampa.it/2016/03/15/italia/cronache/referendum-antitrivelle-del-aprile-i-motivi-del-s-e-del-no-spiegati-in-breve-Hq2rrluq6bUF3CUtGhYRZP/pagina.html
Raphaël Zanotti

Il referendum anti trivelle del 17 aprile riguarda solo le attività petrolifere
presenti nelle acque italiane, ovvero entro 22 km dalla costa, quindi non quelle
sulla terraferma né in acque internazionali. Ci verrà chiesto: volete fermare i
giacimenti in attività quando scadranno le loro concessioni? Se vinceranno i sì
, saranno bloccate. Se vinceranno i no, continueranno a estrarre petrolio e meta
no.

Referendum anti-trivelle del 17 aprile i motivi del sì e no spiegati in 2 minuti

LE RAGIONI DEL SÌ

1)Rischi per la fauna

Per la scansione dei fondali viene utilizzato l’air gun, spari di aria compressa che generano onde che “leggono”il sottosuolo. Alcuni cetacei e alcune specie di pesce vengono danneggiati con lesioni e perdita dell’udito a causa dell’air gun
.

2)Ci guadagnano solo i petrolieri

Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae.

3)Il gioco non vale la candela

L’incidente è comunque possibile e in un mare chiuso come il Mediterraneo il disastro ambientale sarebbe amplificato. Inoltre la trivellazione non risolverà i nostri problemi energetici: le riserve certe di petrolio nei mari italiani equiva
lgono a 6-7 settimane di consumi nazionali e quelle di gas soddisferebbero 6 mesi di consumi.

LE RAGIONI DEL NO

1)Perdita di investimenti e posti di lavoro

Smettere di usare gli impianti entro le acque territoriali italiane significhere bbe perdere gli investimenti fatti fino a oggi e quelli futuri. Oltre che a migliaia di posti di lavoro.

2)Basso rischio di incidenti

Dal 1950 a oggi ci sono stati solo due incidenti che hanno riguardato impianti di estrazione: a Cortemaggiore (Piacenza) appunto nel 1950 e a Trecate (Novara) nel 1994. Si tratta di due siti su terraferma, sulle piattaforme marine non è mai
avvenuto alcun incidente.

3) Fabbisogno energetico

Secondo le stime il petrolio presente nei mari italiani sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2014 sono stati importati 54 milioni di tonnellate. Avere fonti energetiche
nostre ci fa spendere meno e ci mette al riparo da cali improvvisi dovuti a crisi internazionali.

Secondo le stime sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2015 sono stati esportati 21 milioni di tonnellate.

LEGGI ANCHE La trivella, il Buongiorno di Massimo Gramellini .


Sia chiaro, anzi chiarissimo:

Non intendo con questo post, nè offendere il Signor  Raphaël Zanotti, tantomeno la redazione de La Stampa, ancor meno infrangere il copyright riguardante l'articolo riportato ma solo chiedere all'autore che cosa intendesse dire con quello che ha scritto.


Lascio questa domanda polemica, sebbene avrei potuto censurarla , ma mi sento offeso come lettore dell'antico e prestigioso quotidiano,  sorto pure nella mia città d'origine.

Bisogna lasciar correre o dire a questo sig. Raphaël Zanotti che vada, un po' a fare un altro mestiere?

Immaginatevi che cosa riesce a capire di questo articolo un lettore che non sa neanche a quanti barili corrisponda una tonnellata di petrolio e la differenza tra riserve e risorse.

Mi chiedo a che cosa siano serviti quarant'anni di Quark e Superquark.

Forse solo a creare un volgo che non sa nemmeno moltiplicare due frazioni ed una minoranza che per reazione diventa capo del Cern ed é pure una donna.

E dire che LaStampa ha da decenni delle buone pagine di scienza.Il glorioso Tuttoscienze.

Ricordo la mia maestra della quarta elementare che riuscì ad insegnare a tutta la classe come fare le divisioni, anche di numeri non interi, con carta e matita.

Fu estenuante ma meraviglioso.

Non pretendo una società di Leonardo da Vinci, ma questa mi pare vada verso "Il grande villaggio metropolitano degli imbecilli".
 

Marco Sclarandis


Febbraio infrange i record di temperatura in modo “scioccante”

Da “The Guardian”. Traduzione di MR (via Cristiano Bottone)

Avvertimenti di emergenza climatica dopo che le temperature superficiali si sono scaldate di 1,35°C rispetto alla media del mese.


Terra colpita dalla siccità in Thailandia. Stefan Rahmstorf, dell'Istituto per la Ricerca sull'Impatto Climatico di Potsdam in Germania, dice che le temperature globali di febbraio sono “senza precedenti”. Foto: Rungroj Yongrit/EPA

Di Damian Carrington e Michael Slezak

Febbraio ha stracciato un secolo di registrazioni della temperatura di un margine “sbalorditivo”, secondo i dati pubblicati dalla NASA. Il salto senza precedenti ha portato gli scienziati, di solito cauti nel sottolineare la temperature di un solo mese, ad etichettare il nuovo record come “sconvolgente” ed danno l'allarme di una “emergenza climatica”. I dati della NASA mostrano che la temperatura media di superficie a febbraio è stata di 1,35°C più alta della temperatura media del mese fra il 1951 e il 1980, un margine di gran lunga maggiore di qualsiasi altro mai visto prima. Il record precedente, stabilito solo il mese prima a gennaio, è stato di 1,15°C al di sopra della media a lungo termine di quel mese. “La NASA ha lanciato una rapporto climatico esplosivo”, hanno detto Jeff Masters e Bob Henson, che hanno analizzato i dati del sito Weather Underground. “Febbraio ha superato il vecchio record mensile di 0,21°C pieni – un margine straordinario con cui battere un record di temperatura mondiale su base mensile”. “Questo risultato è davvero scioccante ed è l'ennesimo promemoria dell'aumento a lungo termine incessante della temperatura globale conseguenza dei gas serra prodotti dagli esseri umani”, hanno detto Masters ed Henson. “Ora stiamo sfrecciando ad un ritmo spaventoso verso il massimo di riscaldamento concordato di 2°C al di sopra dei livelli preindustriali”.

mercoledì 16 marzo 2016

La grande carestia globale – Le conseguenze del picco del petrolio

Da “peakoil.com”. Traduzione di MR

(articolo anonimo di uno degli editori di Peak Oil)

L'umanità ha lottato per sopravvivere durante i millenni in termini di tendenza della Natura ad equilibrare la dimensione della popolazione con la disponibilità di cibo. La stessa cosa vale oggi, ma i numeri della popolazione si sono gonfiati per oltre un secolo. Il petrolio, il fattore limitante, è vicino o oltre il suo picco di estrazione. Senza petrolio che fluisce abbondantemente non sarà possibile sostenere una popolazione di diversi miliardi a lungo.Senza combustibili fossili per fertilizzanti e pesticidi, così come per coltivare e raccogliere, i rendimenti agricoli diminuiscono di oltre due terzi (Pimentel, 1984; Pimentel & Hall, 1984; Pimentel & Pimentel, 2007). Nei prossimi decenni, ci sarà una carestia su una scala molte volte maggiore di quanto sia mai accaduto prima nella storia umana. E' possibile, naturalmente che guerra e peste, per esempio, si faranno pagare il loro dazio su grande scala prima che la carestia rivendichi le sue vittime. Le distinzioni, in ogni caso, non possono mai essere assolute: spesso "guerra + siccità = carestia (Devereux, 2000, p. 15), specialmente nell'Africa sub-sahariana, ma ci sono diverse altre combinazioni di fattori.

martedì 15 marzo 2016

Notize dall'Antartide: male, molto male, sempre peggio

Da “NASA Earth Observatory”. Traduzione di MR

La piattaforma glaciale Nansen in Antartide si sta spaccando




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Una piattaforma galleggiante di ghiaccio attaccata alla costa dell'Antartide sembra pronta a riversare un iceberg nell'Oceano Meridionale. Nel corso di due anni, una piccola frattura è diventata sufficientemente grande da diffondersi per quasi tutta la profondità della piattaforma glaciale Nansen. L'Operational Land Imager (OLI) sul satellite Landsat 8 ha acquisito l'immagine in alto il 26 dicembre del 2013. OLI ha catturato la seconda immagine il 16 dicembre del 2015. Le piattaforme glaciali fiancheggiano il perimetro dell'Antartide e si presentano in ogni forma e dimensione. La Nansen misura circa 35 km di profondità e 50 km di lunghezza. La vicina Lingua di Ghiaccio Drygalski, subito a sud della Nansen, si allunga per 80 km nel mare. Queste piattaforme galleggianti sono importanti per trattenere il flusso di ghiaccio dall'interno del continente verso il mare. Il ghiaccio che si stacca da una piattaforma galleggiante non aumenta il livello del mare. Ma perde parte della piattaforma glaciale e i flusso verso il mare del ghiaccio di terra può accelerare – un fenomeno che contribuisce all'aumento del livello del mare.