venerdì 5 agosto 2022

Quando le buone Intenzioni fanno solo danni. L'ordinanza contro gli sprechi di acqua a Firenze

 


La situazione dell'invaso di Bilancino che rifornisce di acqua Firenze. Quest'anno è piovuto meno di altri anni, ma la situazione non è assolutamente di emergenza. Ci sono oltre 60 milioni di metri cubi nell'invaso, più o meno come gli anni scorsi. Questa quantità è più che sufficiente per arrivare all'inverno, quando ricomincerà a piovere. Il problema della siccità NON è un problema di quantità di pioggia, è un problema di distribuzione della pioggia.  


Qui abbiamo un buon esempio di come la politica del "fare qualcosa" da l'impressione che i politici facciano qualcosa di utile, mentre in realtà non lo stanno facendo. Anzi, peggiorano la situazione.  

Qui, Carlo Cuppini, fra le altre cose un mio vicino di casa, racconta la storia dell'ordinanza che vieta di innaffiare orti e giardini a Firenze fino al 30 Settembre. Serve a qualcosa? 

In realtà, è solo greenwashing. Il problema che abbiamo a Firenze non è che manchi l'acqua. La situazione dell'invaso di Bilancino, che ci rifornisce di acqua, è del tutto normale per questa stagione dell'anno -- con 60 milioni di metri cubi d'acqua non ci sono problemi. Il problema climatico non si manifesta in termini di quantità assolute, ma in termini di distribuzione. Abbiamo estati più calde e più secche, e inverni più umidi, ma la quantità di pioggia non è cambiata molto negli ultimi anni. 

Ma il politico non può limitarsi a dire "le cose non vanno poi così male" -- deve "fare qualcosa," mostrarsi attivo, poter dire "siamo intervenuti con forza di fronte all'emergenza." Notate la frase chiave dell'intervista di Carlo Cuppini:

ci sono state pressioni: l'autorità idrica ha mandato la richiesta di fare ordinanze contro lo spreco dell'acqua il 3 giugno; molti sindaci le hanno fatte subito; noi siamo gli ultimi, abbiamo rimandato, ma alle riunioni era tutto un dire "perché noi l'abbiamo fatta e Firenze non fa l'ordinanza?", alla fine abbiamo dovuto farla anche noi.

Invece, bisognerebbe fare qualcosa di serio per riportare la situazione idrica e meteorologica a quella che era una volta. A parte la lotta contro le emissioni di gas serra, c'è una questione di riforestazione e di cura del suolo in modo tale che non si perda immediatamente la pioggia che arriva -- con tutti i danni che fanno le piogge intense. Ma questo è complicato, costoso, e richiede tempo. Invece, (altra frase chiave dell'intervista) "qualcosa bisogna pur fare."

E qui stiamo.


di Carlo Cuppini

Ve lo riferisco con riluttanza, sgomento. Non avrei neanche voglia di scriverlo, questo post. Ma devo farlo.

Questa mattina mi sono attaccato al telefono per avere delucidazioni sull'ordinanza che vieta, tra l'altro, di innaffiare orti e giardini a Firenze fino al 30 settembre (vedi mio post di ieri "Declinazioni provinciali...").

L'impiegato della Direzione Ambiente che mi ha risposto mi ha detto che non sapeva niente e mi ha dato il diretto di un dirigente. Quello, appena ha capito che volevo parlare dell'ordinanza 157, mi ha stoppato e mi ha dato il numero della persona che ha scritto il documento (non farò il nome, perché lo scopo di questo posto non è fare gogne mediatiche: giornalisti eventualmente interessati ad approfondire, contattatemi in privato).

L'ho chiamata, mi ha risposto, abbiamo avuto una lunga e cordiale conversazione. Io non ho fatto polemiche: non volevo affermare le mie ragioni, volevo capire le sue, e per questo volevo che si sentisse a suo agio, che si sentisse compresa.

Le ho chiesto prima di tutto se l'ordinanza avesse delle omissioni, dei sottintesi, delle deroghe non espresse. Risposta: quello che c'è scritto è.

Le ho chiesto se quindi avrei dovuto lasciare seccare le mie piante di pomodori. Risposta: sì, a meno di ingegnarsi (attingere acqua a una fonte, ricavarla da un pozzo...).

Le ho chiesto del prato. Risposta: anche quello, da far seccare.

Le ho chiesto se, oltre ai pomodori e al prato, dovrei lasciar morire anche gli alberi e le piante che si trovano nel mio giardino. Risposta: eh, bisogna ingegnarsi.

Le ho chiesto se il Comune di Firenze è cosciente che questa ordinanza condanna alla distruzione migliaia e migliaia di piante e alberi nel territorio comunale; le ho chiesto a che genere di idea "green" corrisponda questa strategia. Risposta: sì, certo, ne siamo coscienti, ma qualcosa bisogna sacrificare. È meglio sacrificare i suoi pomodori che un'attività produttiva, no?

Le ho chiesto se dunque la mia famiglia deve davvero rinunciare alle quattro piante di pomodori che soddisfano interamente il nostro fabbisogno fino a ottobre. Risposta: Sì, è meglio che lei perda i suoi pomodori, tanto può comprarli al supermercato, piuttosto che togliere l'acqua a un autolavaggio, che poi entra in ballo un discorso di occupazione, di sindacati...

Le ho chiesto se il territorio di Firenze sta vivendo davvero una crisi idrica così drammatica da preferire la distruzione del verde, degli alberti, delle piante. Risposta: In realtà no, l'invaso di Bilancino è ancora pieno per l'80% [più o meno come l'anno scorso, e l'anno prima, e l'anno prima ancora in questo periodo – nota mia]; ma ci sono state pressioni: l'autorità idrica ha mandato la richiesta di fare ordinanze contro lo spreco dell'acqua il 3 giugno; molti sindaci le hanno fatte subito; noi siamo gli ultimi, abbiamo rimandato, ma alle riunioni era tutto un dire "perché noi l'abbiamo fatta e Firenze non fa l'ordinanza?", alla fine abbiamo dovuto farla anche noi.

Le ho chiesto se la distruzione del verde riguarderà anche i produttori. Risposta: no, le attività produttive non possono essere toccate, neanche l'autolavaggio, per l'appunto. L'ordinanza riguarda solo le utenze domestiche.

Le ho chiesto del verde pubblico. Risposta: eh, anche noi abbiamo dovuto decidere. Ci siamo messi intorno a un tavolo e abbiamo fatto una lista: questo prato lo salviamo, quest'altro lo lasciamo seccare. Pensando anche agli investimenti fatti: se un prato era stato piantato qualche mese prima non si poteva far seccare. Facciamo tanti investimenti per il verde...

Le ho chiesto se aveva presente la differenza tra far seccare un prato o un'aiuola, che poi ripianti i semi e dopo tre settimane sono uguali, e far morire un albero vecchio di dieci, venti, trent'anni, con tutte le sue relazioni complesse con l'ecosistema. Risposta: Eh, bisogna che uno si ingegni.

Le ho chiesto se queste decisioni non siano in contraddizione con la norma che impedisce di abbattere un albero che si trovi nel proprio giardino senza un apposito permesso e senza che sia prevista la sua sostituzione. Risposta elusiva.

Le ho chiesto se per caso l'ordinanza sia stata fatta con la convinzione che tanto verrà ignorata da moltissime persone e non farà grossi danni. Risposta: Le norme vanno rispettate; ma poi basta vedere quanti cartelli di divieto di sosta ci sono, e quante macchine parcheggiate...

Le ho chiesto come potrei ignorare questa norma se avessi un vicino litigioso e incattivito nei miei confronti, che non vede l'ora di avere un pretesto per mettermi nei guai e che chiamerebbe immediatamente la municipale vedendomi con la sistola in mano. Risposta: be', sì, del resto le norme sono fatte per essere rispettate, non per essere eluse.

Ho chiesto se quindi il Comune sia cosciente del fatto che con questa ordinanza – salvo ribellione in massa – trasformerà la città di Firenze in un deserto nel giro di tre mesi, con relativo aumento della temperatura, distruzione dell'ecosistema, della catena alimentare, della biodiversità. Risposta: Sì, ma anche se in questo momento noi non siamo in emergenza, qualcosa bisogna pur fare.
La conversazione è stata davvero pacata e piacevole. Nessuna provocazione, polemica o protesta da parte mia. Non volevo prendermela con la dottoressa XY: volevo capire. Volevo ascoltare la voce dell'ultimo anello della catena che rappresenta la follia al potere. E in questo sono stato accontentato: era una persona normale.
Normali e perbene sono le persone che negli ultimi due anni e mezzo hanno varato, votato, apprezzato, rispettato - senza mai osare fare un rilievo critico –i i provvedimenti che stanno alla base di questa deriva irrazionale, dispotica, punitiva e totalitaria, ormai talmente diffusa nella mentalità comune da essere diventata invisibile, completamente disciolta, e quindi inarginabile e incommentabile. Infatti sono andato in internet e non ho trovato un solo articolo o commento critico su questa norma (che si ritrova quasi identica in molti Comuni dal Nord al Sud della Penisola). Neanche uno. Davvero non avevate capito che i "noi consentiamo / noi non consentiamo" avrebbero portato dritto a questo? Adesso è dura tornare indietro. E non so neanche quanti vorrebbero farlo.
Io penso agli orti che in questo momento si stanno seccando. Agli animali, che, di conseguenza, stanno morendo. Penso agli alberi decennali che stanno morendo. Penso all'invaso di Bilancino che oggi contiene 60 milioni di metri cubi d'acqua, pronti per essere utilizzati. Penso a quanta acqua serve per produrre un chilo di carne o un hamburger. A quanta viene divorata dal digitale (guardare un film in streaming costa 400 litri d'acqua, ci diceva nel 2016 l'Imperial College - io ne uso 40 al giorno per irrigare i miei 30 metri di orto-giardino). Penso alle mie piante, che danno da mangiare a me e ai miei figli, che in questo momento "dovrebbero" stare morendo.

Penso che adesso è abbastanza fresco per uscire e dare una bella annaffiata.

Anche le tartarughe ne saranno contente, e anche il discreto popolo degli insetti. L'alveare, incastonato nel buco tra le pietre del muro davanti alla casa, brulica di api. E pensare che stiamo solo a un chilometro da Porta Romana.
E mi chiedo infine: c'è un avvocato, un giurista, un magistrato, disposto a dire che, semplicemente, questa follia non si può fare, perché una follia del genere - a livello giuridico e politico - ha la stessa legittimità, giustificazione e plausibilità di altre follie ancora più criminali?

sabato 30 luglio 2022

Andazzi socio-culturali... Ma come si fa a non essere critici?


Di Fabio Vomiero

« L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare »... E' così che ogni tanto si esprimeva l'indimenticato campione toscano Gino Bartali, uomo di gamba e di cuore, quando si trattava di discutere dei problemi che affliggevano il ciclismo e il mondo dell'epoca o di analizzare criticamente le sue tattiche di gara. Espressione semplice, ma estremamente efficace e quanto mai attuale, caro "Ginetaccio". Sì, perchè nonostante molti non se ne siano ancora accorti e continuino a dormire sonni tranquilli comodamente sdraiati nel conforto dei loro personali micromondi, la situazione sistemica non è per niente promettente, anzi.

Ma non staremo qui a fare la solita conta dei diversi problemi conclamati che affliggono il nostro mondo, tutti oramai sanno, o dovrebbero sapere, del cambiamento climatico a forte componente antropica, dell'inquinamento ubiquitario oramai fuori controllo, della sovrappopolazione, della scarsità e della finitudine delle risorse, delle guerre, della disuguaglianza sociale, della povertà e della fame nel mondo, della riduzione della biodiversità, eccetera, eccetera.

Il problema però, è che il semplice "sapere" di quello che sta succedendo nel mondo non è sinonimo di vera comprensione o di consapevolezza, evidentemente, visto che la strategia dell'informazione, della divulgazione e della sensibilizzazione pare non stia affatto funzionando. Sono decenni, infatti, che se ne parla ovunque, nelle conferenze, nelle scuole, nei libri, nelle agende politiche... Risultati? Poco più che zero. Praticamente nessuna dinamica dei parametri ecologici chiave (aumento della popolazione, dei consumi energetici da fonti fossili, delle temperature, dei gas serra, ecc.) ha mai nemmeno minimamente accennato ad una inversione di tendenza. Soltanto parole, o al più qualche timida e disorganizzata azione coerente, utile per tentare di ripulire le coscienze, più che l'ambiente.

D'altra parte, anche la recente e drammatica esperienza sociale della pandemia da virus SARS-CoV-2 dovrebbe avere evidenziato con chiarezza i limiti dello status cognitivo delle nostre società. Si è passati, infatti, dall'iniziale paura e sconcerto (lockdown totale), alla solidarietà e all'ottimismo (vogliamoci tutti bene che andrà tutto bene), alla sentenza di condanna nei confronti dell'altro (sul rispetto delle regole, no vax), e infine alla quasi completa dimenticanza (tutto come prima, chi se ne frega). Un pattern comportamentale tutto sommato semplice, banale e anche molto prevedibile, in fondo, lo stesso che si realizza di fatto ad ogni evento "catastrofico" (alluvioni, terremoti, Marmolada) ed emblema perfetto di quello che si sta osservando anche a livello ecologico sistemico; ricordatevi sempre il trend dei parametri chiave.

Facciamo un altro esempio... La guerra in Ucraina. Bene, la Russia (anzichè Putin) ha invaso l'Ucraina, un Paese sovrano e democratico (Paese comunque pieno di problemi sociali), quindi la Russia è cattiva, imperiale, mangia i bambini e quindi deve essere punita e noi (noi chi... italiani, ucraini, americani, occidentali?) dobbiamo vincere la guerra e sconfiggere la Russia. Se poi qualcuno fa notare che le cose sono evidentemente molto più complesse di così, che ci sono dei motivi causali ovviamente di corresponsabilità che occorrerebbe chiarire e che non è questo il modo (vincere la guerra e distruggere il nemico) per gestire la pace e i rapporti nel complesso mondo di oggi e di domani, allora costui è un "filoputiniano", come il poveretto che paralizzato dalle proprie paure insuperabili non vuole farsi il vaccino a m-RNA anti-Covid e allora è un no-vax (e quindi va punito), o quell'altro che non condividendo la linea politica del governo dei migliori (migliori poi su quale base, con quale criterio?) è allora un disfattista e un irresponsabile.

Ma poi ci sarebbe quantomeno da chiedersi, chi sarebbe veramente "un migliore", magari una persona che con una carica di Presidente del Consiglio cade in fallacie logiche elementari come la "fallacia del falso dilemma", in cui si propongono come soluzioni ad un qualsiasi problema soltanto due alternative estreme, scelte arbitrariamente tra le molte possibili, tipo "o la pace o il condizionatore", oppure, "o ti vaccini o muori"? Ma ci tratta come cretini oppure è lui che proprio non se ne rende conto? Forse è questo il vero dilemma.

E poi si potrebbe anche discutere di questo grande amore popolare per l'autopoiesi delle credenze mitiche e ideologiche, del diffuso pensiero di tipo parmenideo anzichè eracliteo, del perduto rispetto verso la competenza e la preparazione di chi si è fatto il mazzo per studiare e alleggerire per quanto possibile il fardello della propria ignoranza, delle abitudini viziate e scorrette del tutto incoerenti con le problematiche globali, dei paradigmi socio-economici palesemente obsoleti, delle usanze e delle tradizioni che ci si intestardisce a perpetuare a tutti i costi nonostante il mondo cambi velocemente, per esempio come tutte quelle che ancora riguardano l'inaccettabile maltrattamento degli animali, e via dicendo. Di tutto di più, insomma.

Il problema, pertanto, è probabilmente molto più grave e importante di un problema meramente di tipo informativo e conoscitivo o di natura tecnica o tecnologica. Qui si tratta evidentemente di un problema (anche) di "costruzione mentale" (forma mentis). Non siamo per niente abili e allenati nel capire e gestire nè la complessità del mondo, nè la nostra predisposizione sociobiologica di "primate culturale", cioè di animale tra gli animali, per quanto bello, bravo, buono o tutto quello che volete.

Se non ci sforziamo quindi di cambiare l'assetto cognitivo e l'impostazione intellettuale standard, non si va da nessuna parte, almeno dalla prospettiva ecologica, questo oramai dovrebbe essere chiaro, ricordatevi sempre il trend dei parametri chiave che non si è mai spostato di un millimetro da decenni.

Ma se questo è vero, allora il punto fondamentale non è più quello di continuare a spendere sempre più tempo e risorse per informare e sensibilizzare persone cognitivamente impermeabili, o di inseguire l'illusione che saranno dei fantomatici valori morali ideologici a salvarci, ma diventa invece un altro, e cioè la necessità di concentrarsi finalmente sulla nostra vera natura e sul nostro essere. Qual è, infatti, la nostra reale predisposizione comportamentale individuale e sociale? Perchè siamo fatti così? C'è un modo per tentare di ovviare a questo problema bio-strutturale? Si può fare qualcosa in questo senso?

L'eventuale risposta, poi, dovrà essere ricercata come sempre nei fatti e nell'evidenza. Esiste per fortuna uno specifico territorio del sapere che si chiama "scienza", che per sua natura tenta di rinunciare da secoli alla pervasività dei miti e delle ideologie per dedicarsi invece, grazie a una continua revisione di sè stessa e ad un costante raffinamento dei suoi metodi empirici, all'indagine e alla conoscenza del mondo nel modo più affidabile e meno soggettivo possibile.

Del resto sono decenni che per esempio la scienza del clima ci avverte dei rischi concreti del cambiamento climatico antropico, o che le scienze biologiche ed ecologiche evidenziano la fragilità degli ecosistemi e dei cicli biogeochimici e alimentari, oppure ancora che le scienze della nutrizione ci ammoniscono per la nostra condotta alimentare poco salutare ed ecologicamente sconveniente.

C'è assolutamente bisogno pertanto di più scienza e meno ideologia, ma anche della consapevolezza del fatto che soltanto una reale rivoluzione intellettuale e culturale a questo punto potrà essere foriera di grandi cambiamenti nel modo di affrontare e di gestire i problemi sistemici. Una sfida titanica che non potrà non passare almeno per una revisione completa dei programmi scolastici, del modo di insegnare le scienze (perchè non è sufficiente studiarle, ma è necessario appropriarsene), e delle linee programmatiche delle agende politiche, investendo su persone sagge e intelligenti, che siano esse stesse garanti di un dimostrato cambiamento di mentalità e di prospettiva.

Un processo ambizioso che, comunque sia, se anche fosse studiato e ipoteticamente implementato fin da subito, potrebbe portare a qualche risultato significativo non prima di qualche decina d'anni, almeno.

Ecco perchè, personalmente, sono molto poco ottimista in termini di sviluppo sostenibile e di transizione ecologica, anche perchè, se anche "noi occidentali" e qualcun altro riuscissimo in qualche modo incredibilmente a rinsavirci, rimarrebbe comunque insoluto il problema delle popolazioni di vaste aree del mondo che devono paradossalmente confrontarsi con una serie di aspetti che hanno ancora a che fare più con una loro sopravvivenza decente, che con la loro intellettualità.

 



martedì 26 luglio 2022

Niente da fare: un'informazione corretta sui media è impossibile. Continuiamo a farci del male da soli

 



Certe volte ti prende veramente lo sgomento. Guardate il titolo del pezzo di Federico Rampini del 26 Luglio sul Corriere. "Perché la Germania non estrae il suo gas?

Eh, proprio..... immaginatevi: c'è una rete di Putiniani in Germania che opera da vent'anni per sabotare la produzione di gas in Germania. Lasciateli lavorare ancora un po' e fra breve vedremo di nuovo la bandiera rossa sovietica sventolare sul Bundestag a Berlino.

Ma non si riesce mai a fare un minimo di ragionamento anche vagamente basato sui dati? Andiamo a vedere l'andamento della produzione di gas in Germania e troviamo questo grafico su "Statista"

Dove vedete come in 20 anni la produzione di gas in Germania è scesa a circa un quarto del massimo intorno al 1999. Se prima produceva circa il 25% della domanda, ora ne produce circa il 5% (meno di un quarto, perché la domanda è aumentata).

Cosa è successo? Sabotaggio? Ma perché mai? Non è successo niente di speciale. Il gas, come tutte le risorse minerali, non è infinito. I pozzi si esauriscono, ed è del tutto normale che se ne estragga sempre di meno. Infatti, se andiamo a vedere le riserve di gas in Germania su Worldometers, vedete che effettivamente non c'è rimasto quasi più nulla da estrarre. Finito, esaurito, capitolo chiuso, grazie a tutti e arrivederci. 


Eppure, evidentemente, il complottismo paga. Altrimenti non si scriverebbero cose del genere sulla prima pagina di un giornale teoricamente serio come "Il Corriere."  E così continuiamo a farci del male da soli facendo credere al pubblico che basta riaprire qualche documento o fare qualche buco per terra per risolvere il problema del gas. 




sabato 23 luglio 2022

Il mistero della trappola per topi: di reazioni a catena e sistemi complessi

 

Tradotto da "The Seneca Effect" Lunedì 11 luglio 2022




La "reazione a catena della trappola per topi" dal film Disney del 1957 "Il nostro amico, l'atomo". Un affascinante esperimento che porta una domanda curiosa: perché la trappola per topi è l'unica cosa che puoi acquistare in un negozio di ferramenta che può creare una reazione a catena? Un altro mistero relativo alle trappole per topi è perché, con così tanti esperimenti fatti, finora nessuno aveva provato a effettuare misurazioni per quantificare i risultati? Alla fine, due ricercatori italiani, Ilaria Perissi e Ugo Bardi, hanno riesaminato questo vecchio esperimento, mostrando come possa essere visto come molto più di una rappresentazione di una reazione nucleare, ma come un paradigma del comportamento di sistemi complessi. 


Il film di Walt Disney del 1957, "Il nostro amico l'atomo ", è stato un capolavoro assoluto in termini di diffusione della conoscenza scientifica. Ovviamente è stato sponsorizzato dal governo degli Stati Uniti per promuovere la loro politica energetica che, all'epoca, era basata sul concetto di "atomi per la pace". Quindi, il film era propaganda ma, allo stesso tempo, è sbalorditivo pensare che negli anni '50 il governo degli Stati Uniti stesse facendo uno sforzo per ottenere un consenso informato dai suoi cittadini, invece di limitarsi a spaventarli per indurli alla sottomissione! Le cose cambiano, appunto. Ma possiamo ancora imparare molto da questo vecchio film. 

Quindi, "Il nostro amico, l'atomo " è un'esplorazione di ciò che si sapeva della fisica atomica all'epoca. Le immagini sono sbalorditive, le spiegazioni chiare e la storia è affascinante con un mix di scienza e fantasia, come la storia del genio e del pescatore. Quando ero studente di chimica, mi rimanevano in mente le immagini del film. Ancora oggi, tendo a vedere nella mia mente i protoni come rossi, i neutroni come bianchi e gli elettroni come verdi, come sono stati mostrati nel libro. 

Uno degli elementi affascinanti della storia è stata la reazione a catena realizzata con le trappole per topi. Rimasi talmente colpita da quell'esperimento che ho sempre avuto in mente di rifarlo e, finalmente, l'anno scorso, la mia collega Ilaria Perissi ha accettato di darmi una mano. Insieme, abbiamo costruito la nostra meravigliosa macchina per trappole per topi nuova e migliorata! Abbiamo sfidato i rischi delle palle sibilanti e siamo riusciti a fare i nostri esperimenti con solo lievi danni alle nocche delle dita. E siamo stati i primi, a quanto pare, a effettuare misurazioni quantitative di questo vecchio esperimento. 

Di seguito vedremo i dettagli dei nostri risultati ma, prima, un po' di storia. L'idea della reazione a catena della trappola per topi fu proposta per la prima volta nel 1947 da Richard Sutton (1900-1966). Era un fisico che lavorava all'Haverford College, in Pennsylvania: un insegnante di fisica anticonformista che amava creare dimostrazioni di fenomeni scientifici. E, senza dubbio, l'idea di utilizzare trappole per topi per simulare una reazione nucleare a catena è stata un colpo di genio. Peccato che Sutton non sia menzionato nel film di Disney. 
 
Ecco come Sutton ha proposto l'esperimento: 



Sembra che Sutton abbia effettivamente eseguito la sua dimostrazione davanti ai suoi studenti, anche se non abbiamo immagini o registrazioni. Abbiamo provato a utilizzare la stessa configurazione, ma abbiamo scoperto che i tappi sono troppo leggeri per attivare le trappole e la reazione cessa immediatamente. Funziona solo se le trappole non sono fissate al tavolo e sono lasciate libere di volare in giro. Infatti, Sutton non dice che ha fissato le trappole al tavolo. Il "problema delle trappole volanti " affligge la maggior parte delle configurazioni sperimentali di questo esercizio. Ma se la reazione a catena è generata dalle trappole e non dai tappi/palline, non è più una simulazione di una reazione a catena atomica. 

Dopo che Sutton ha pubblicato la sua idea, eseguire l'esperimento della trappola per topi in pubblico sembra essere diventato di moda. Si può trovare un'altra configurazione nel libro del 1955 di Margaret Hyde: " Atoms today and Tomorrow . " 


Notate come è cambiato l'esperimento, probabilmente a causa dei problemi per farlo funzionare con i tappi. Ora non ci sono più tappi di sughero, ma una biglia viene utilizzata per attivare una trappola, che è collegata ad altre trappole per topi da un "filo pesante". Forse funziona, ma non è quello che aveva proposto Sutton, ed è difficile presentarlo come una simulazione di qualcosa. 

Quindi, nel 1956, i realizzatori della Disney si stavano probabilmente grattando la testa e pensando a come avrebbero potuto far funzionare l'esperimento con la trappola per topi. Alla fine, hanno deciso di utilizzare palline da ping-pong. Potete vedere i risultati nel film: le trappole volano dappertutto. Stesso problema: questo non è ciò che l'esperimento avrebbe dovuto fare. E un motivo c'è: anche in questo caso abbiamo provato a utilizzare la stessa configurazione e abbiamo scoperto che le palline da ping pong sono troppo leggere per far scattare le trappole. Se le trappole sono fissate al tavolo, l'esperimento non funziona. Al massimo, riesci ad attivare un paio di trappole. 

Stranamente, poche persone hanno notato il problema: un'eccezione è stata il fisico nucleare Ivan Oelrich , ma era nel 2010! La maggior parte degli esperimenti di trappole per topi che si possono trovare sul Web (e ce ne sono molti) sono del tipo "trappole volanti". È un problema con la scienza per il pubblico: è spesso appariscente e spettacolare e non significa nulla. 

Abbiamo trovato solo due esperimenti sul Web in cui le trappole sono state fissate alla piastra di supporto, come avrebbero dovuto essere. Ma, anche in questi due casi, non sono state effettuate misurazioni quantitative. Strano, ma c'è questa maledizione con la scienza popolare da disprezzare spesso e, a volte, portare un segno negativo sulla carriera di un fisico. 

Ma non importa. Il vostro "dream team", Ilaria e Ugo, si è impegnato a realizzare l'esperimento nel modo corretto, con trappole fisse, e allo stesso tempo a misurare i parametri dell'esperimento. Il nostro trucco consisteva nell'usare palline di legno relativamente pesanti che potessero innescare bene le trappole. Abbiamo anche ampliato l'area delle linguette metalliche utilizzando dei dischetti di cartone. Quindi, abbiamo utilizzato le fotocamere di telefoni cellulari commerciali per registrare i risultati. 


C'è voluta molta pazienza: non è facile caricare 50 trappole con 100 palline di legno, evitando che si mettano in moto quando non si vuole. Per non parlare di quando la trappola scatta direttamente sulle dita dello sperimentatore. Doloroso, ma non causa di danni permanenti. L'abbiamo fatto in nome della scienza e ha funzionato! Naturalmente, alcuni revisori sono rimasti inorriditi da un articolo che non utilizzava apparecchiature costose e calcoli complicati e misteriosi. Ma, con pazienza, siamo riusciti a vederlo pubblicato su una seria rivista scientifica. 

Mi dovete scusare se sono orgoglioso della nostra idea, ma ho davvero trovato elegante il modo in cui potevamo descrivere i nostri dati con un semplice modello matematico. E come l'installazione della trappola rispecchi non solo la reazione a catena in un'esplosione nucleare, ma anche molti altri fenomeni che divampano e poi si attenuano. Ad esempio, la rete delle trappole può essere vista come un simulatore meccanico della curva di Hubbert, con le trappole come pozzi di petrolio e le sfere come petrolio estratto. Può anche simulare la caccia alle balene, vari casi di sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, la diffusione di memi nel cyberspazio e altro ancora. Niente male per un oggetto, la trappola per topi, che era stato sviluppato con un solo scopo: uccidere i topi. 


Concludiamo il nostro articolo su "Systems" con il seguente paragrafo: 
Le trappole per topi sembrano essere l'unico semplice dispositivo meccanico che può essere acquistato in un negozio di ferramenta che può essere utilizzato per creare una reazione a catena. Non sappiamo perché questo fenomeno sia così raro nei negozi di ferramenta, ma le reazioni a catena sono sicuramente comuni nei sistemi adattivi complessi. Riteniamo che i risultati riportati in questo articolo possano essere utili per comprendere tali sistemi e, se non altro, per illustrare come le reazioni a catena possano facilmente andare fuori controllo, non solo in una massa critica di uranio fissile ma anche in dinamiche simili che si verificano nell'ecosistema che vanno sotto il nome di “overshoot” e “oversfruttamento”.
Sì, davvero, perché le trappole per topi sono così eccezionali? Chi l'avrebbe mai detto?
 
Ecco il post che ho pubblicato qualche mese fa su questo argomento. 

L'esperimento con le trappole per topi: modellare la memesfera

 Ripubblicato da "The Seneca Effect" 22 novembre 2021

 Ilaria Perissi con il nostro modello meccanico basato su trappola per topi di una rete completamente connessa. Puoi trovare una descrizione dettagliata del nostro esperimento  su ArXiv


Potreste aver visto l '"esperimento trappola per topi" eseguito come un modo per dimostrare il meccanismo della reazione a catena che ha luogo nelle esplosioni nucleari. Una delle sue prime versioni è apparsa nel film di Walt Disney "Our Friend, the Atom" nel 1957. 


Noi (io e Ilaria Perissi) abbiamo recentemente rifatto l'esperimento con 50 trappole per topi e 100 palline di legno. Ed eccolo qui.

Ma perché preoccuparsi di rifare questo vecchio esperimento (proposto per la prima volta nel 1947)? Uno dei motivi era che  nessuno aveva mai provato una misurazione quantitativa.  Cioè, misurare il numero di trappole innescate e palle volanti in funzione del tempo. Quindi, abbiamo fatto esattamente questo. Abbiamo utilizzato telecamere al rallentatore di telefoni cellulari per misurare i parametri dell'esperimento e abbiamo utilizzato un modello di dinamica del sistema per adattare i dati. Ha funzionato magnificamente. Potete trovare un pre-print dell'articolo su ArXiv.  Come si può vedere nella figura seguente,  i dati sperimentali e il modello vanno ragionevolmente bene insieme. Non è un esperimento sofisticato, ma è la prima volta che viene tentato.



Ma il motivo principale per cui ci siamo impegnati in questo esperimento è che  non si tratta solo di reazioni nucleariÈ molto più generale e descrive un tipo di rete chiamata "completamente connessa", ovvero dove tutti i nodi sono collegati a tutti gli altri nodi. Nell'allestimento le trappole sono nodi della rete, le palle sono elementi che innescano la connessione tra i nodi. È un tipo di comunicazione basata su feedback "positivo".

Questo esperimento può descrivere una varietà di sistemi. Immaginiamoci che le trappole siano pozzi di petrolio . Quindi, le palline sono l'energia creata dall'estrazione dell'olio. E puoi usare quell'energia per scavare e sfruttare più pozzi. Il risultato è la curva di Hubbert "a campana", niente di meno!  Lo potete vedere nella figura sopra: è il numero di palline volanti "prodotte" dalle trappole.

Abbiamo trovato questo tipo di curva per una varietà di sistemi socioeconomici, dall'estrazione mineraria alla pesca (per quest'ultima potete vedere il nostro libro (mio e di Ilaria) " Il mare svuotato ". Quindi,  le trappole per topi possono descrivere anche il comportamento della pesca  e hanno qualcosa a che fare con la storia di Moby Dick raccontata da Melville.

Si potrebbe anche dire che  la rete delle trappole per topi è un  olobionte  perché gli olobionti sono reti non gerarchiche di entità che comunicano tra loro. È una specie di olobionte che esiste in natura, ma non è comune. Pensa a uno stormo di uccelli che si nutrono in un campo. Un uccello vede qualcosa di sospetto, vola in alto e in un attimo tutti gli uccelli volano via. Non avevamo uccelli per provare questo esperimento, ma abbiamo trovato una clip sul Web che mostra esattamente questo fenomeno.

È una reazione a catena. Il gregge è dotato di un certo grado di intelligenza. Può elaborare un segnale e agire su di esso.  Nella figura puoi vedere la nostra misurazione del numero di uccelli in volo. È una funzione logistica, l'integrale della curva a campana che descrive le palle volanti negli esperimenti con la trappola per topi



In natura, gli olobionti non sono normalmente completamente connessi.  Le loro connessioni sono a corto raggio e i segnali viaggiano più lentamente attraverso la rete. Viene spesso chiamata "intelligenza dello sciame" e può essere utilizzata per ottimizzare i sistemi. L'intelligenza dello sciame trasmette un segnale, ma non lo amplifica senza controllo, come fa una rete completamente connessa, almeno normalmente. È un buon sistema di controllo: lo usano colonie di batteri e formiche. I nostri cervelli sono molto più complicati: hanno connessioni a corto raggio ma anche a lungo raggio e probabilmente anche connessioni elettromagnetiche collettive. 

Un sistema che è  quasi completamente connesso è il World Wide Web . Immagina che le trappole siano persone mentre le palle sono memiQuindi quello che stai vedendo con l'esperimento della trappola per topi è un modello di  un meme che sta diventando virale sul WebLe idee (chiamate anche memi) divampano sul Web quando vengono stimolate è il potere della propaganda che colpisce tutti.

È un sistema intelligente perché può amplificare un segnale. Questo è il modo in cui reagisce a una perturbazione esterna. Potremmo vedere le trappole per topi come un elaborato sistema di rilevamento per le palle vaganti. Ma può solo divampare e poi declinare. Non può essere controllato. 

Questo è il problema del  nostro moderno sistema di propaganda:  è dominato da memie che divampano senza controllo. Gli attori principali di questo flaring sono quei "supernodi" (i Media) che hanno un numero enorme di connessioni a lungo raggio. Ciò può causare molti danni: se il meme che va fuori controllo è un meme malvagio  e implica, ad esempio, andare in guerra contro qualcuno o sterminare qualcuno. È successo e continua a ripetersi finché la memesfera è organizzata così com'è, come una rete completamente connessa. I meme vanno fuori controllo.

Tutto ciò significa  che siamo bloccati con una memesfera completamente incapace di gestire sistemi complessiEppure, questo è il modo in cui funziona il sistema. Dipende da queste ondate di segnali fuori controllo che spazzano il web e poi diventano verità accettate. Coloro che gestiscono il sistema di propaganda sono molto bravi a spingere il sistema a sviluppare questo tipo di onde memetiche, di solito a beneficio dei loro datori di lavoro. 

La memesfera può essere riorganizzata in modo più efficace, trasformandola in un buon olobionte? Probabilmente sì. Gli olobionti sono entità evolutive che nessuno ha mai progettato. Sono stati progettati per tentativi ed errori a seguito della scomparsa dell'inadatto. Gli olobionti non si battono per il meglio, si battono per il meno peggio. Può succedere che la stessa pressione evolutiva agisca sulla memesfera umana. 

Il trucco dovrebbe consistere nell'isolare i supernodi (i media) in modo da ridurre la loro influenza malvagia sul Web. Ed ecco, potrebbe accadere: la grande memesfera potrebbe riorganizzarsi nella forma di un olobionte più efficiente e connesso localmente. Non hai sentito  quante persone dicono di non guardare più la TV ? Né aprono i collegamenti ai media sul Web. Questa è esattamente l'idea. Provate e forse iniziereteuna reazione a catena in cui tutti si libereranno della loro TV. E il mondo sarà molto migliore. 



venerdì 15 luglio 2022

Clima: un'altra previsione azzeccata di Ugo Bardi!




Questo articolo l'avevo pubblicato sul Fatto Quotidiano meno di due settimane fa. Ero sicuro che del disastro della Marmolada non si sarebbe più parlato dopo qualche giorno al massimo, e avevo ragione. (Va bene, potete dirlo: mi piace vincere facile!) Comunque, solo per rinfrescarvi la memoria, date un'occhiata al filmato qui sopra di un bel ghiacciaio del Kyrgystan che crolla. Notate come quelli che facevano le riprese ci sono rimasti sotto! Per fortuna se la sono cavata.  


La Marmolada – un’altra tragedia. Ma l’inazione riguardo al cambiamento climatico continua.

Da "Il Fatto Quotidiano" del 4 Luglio 2022

Di Ugo Bardi


Oltre a essere stato una tragedia, il disastro della Marmolada è stato un altro chiodo nella bara metaforica di chi continua a sostenere che il riscaldamento globale è un imbroglio ordito dagli scienziati per farci pagare più cara la benzina. Ma possiamo scommettere che a breve anche questo disastro sarà dimenticato e continueremo tranquilli per la strada che abbiamo preso. Quella di ignorare completamente il cambiamento climatico.

Se ci fate caso, è un pezzo che il dibattito sul clima è quasi completamente scomparso dai media. Quando se ne parla, se ne parla negli angoli bui dei dibattiti televisivi, oppure si creano trappole mediatiche per ridicolizzare lo scienziato di turno. E’ successo recentemente a Luca Mercalli che, invitato a Cartabianca a parlare di clima, a un certo punto non ne ha potuto più di fesserie, si è alzato e se n’è andato.

Di questo, ve ne accorgete anche dai titoli dei giornali del giorno dopo il disastro della Marmolada. Se si parla di clima, se ne parla solo in qualche trafiletto laterale, oppure indirettamente, come effetti dell’“ambiente”. Perlomeno, hanno smesso di fare battute sceme sui “gretini”. Ma sicuramente ricominceranno a breve. Come pure ricominceranno a dare la colpa al sole, ai movimenti planetari, o a Belzebù in persona. Dare la colpa a qualcun altro è uno degli hobby più diffusi al mondo.

Il problema non sarebbe nemmeno che di clima se ne parli tanto oppure no. E’ che, chiaramente, il governo non considera il clima una priorità. Non solo non fa nulla di sostanziale, ma peggiora le cose, per esempio programmando il ritorno al carbone, notoriamente la sorgente di energia più sporca di tutte. Peggio ancora sta facendo l’Unione Europea che sta programmando di classificare il gas naturale come una “sorgente rinnovabile”. Per chi non lo sapesse, il gas “naturale” è formato principalmente da metano fossile che è un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica. Le inevitabili perdite nell’estrazione e nel trasporto rendono il gas naturale uno dei fattori principali nel riscaldamento globale. Classificarlo per legge come “rinnovabile” è un po’ come falsificare la data di nascita sulla carta di identità per sembrare più giovani.

In compenso, il governo ci propina quotidianamente storielle sulla fusione nucleare, senza preoccuparsi del fatto che nessuno sa come costruire un impianto che possa produrre energia nel mondo reale. Parla vagamente ripartire con le centrali nucleari a fissione, senza preoccuparsi di spiegarci quanto tempo ci vorrebbe per costruirle, o da dove dovrebbe venire l’uranio per alimentarle. Come pure ci presenta l’idrogeno come la meraviglia salvifica che ci risolverà tutti i problemi, dimenticandosi che l’idrogeno non esiste in natura e che bisogna produrlo.

Insomma, non siamo messi bene. C’è una frase lapidaria che gira sul Web in questi giorni che dice “godetevi questa estate, perché sarà la più fresca del resto della vostra vita.” Mi sa che sarà proprio così.

Ma ci sono anche ragioni di speranza. Una è che con il fatto che i costi dei fossili sono andati alle stelle, l’energia rinnovabile è diventata ancora più conveniente di quanto non lo fosse già. E allora, l’unica cosa che può fermare la transizione alle rinnovabili è la burocrazia, l’idiozia, o tutte e due le cose insieme. E questo è quello che sta succedendo con l’impianto eolico di Villore, ancora bloccato per l’opposizione dal ministero della cultura, nonostante sia stato approvato da tutti gli enti competenti. Speriamo che questa tragedia almeno faccia rinsavire qualcuno: fare qualcosa di serio per il clima sarebbe il miglior omaggio alle vittime innocenti del disastro.




domenica 10 luglio 2022

Il Ritorno delle Leggende. Proprio non ce la possiamo fare

 


NOTA AGGIUNTA IL 22 Luglio. I censori del Web non hanno apprezzato questo testo, non riuscendo a capire che io riportavo certe cose non per approvarle ma per criticarle. Pertanto, per evitare che mi blocchino il blog, mi tocca modificare certi paragrafi che credo siano quelli che hanno offeso la sensibilità dei poteri che stanno. 


La sfera memetica è un ciclo continuo in cui si ritorna sempre alle stesse cose. Qui, almeno 20 anni dopo che storia delle "false previsioni" del Club di Roma era stata dimostrata un falso, il blog di Sabino Paciolla la riprende come se fosse nuova.

Le vecchie leggende non muoiono mai, e questa qua ritorna insieme alle altre, tipo il periodo caldo medievale, la Groenlandia verde, eccetera. Così, ritorna l'idea del Club di Roma come una banda di cospiratori impegnati nella conquista del mondo, talmente furbi da esporre le loro intenzioni esplicitamente nei loro libri e documenti. Una trama da film di Hollywood, che la gente sempre di più scambia con la realtà.

Ne usciremo mai fuori? Mi sa di no. Siamo condannati a girare in cerchio per sempre, come dei peccatori nell'inferno di Dante. Salvo che l'inferno è eterno, mentre qui finiremo per esaurire le risorse e rimanere stecchiti dove siamo.

Ecco come Paciolla descrive la storia. E' un paragrafo che probabilmente arriva dagli anni 1980, ma qui è ripresentato come se fosse nuovo di pacca: 


"Il concetto di ‘sostenibilità’ collegato alla limitatezza delle risorse, introdotto politicamente a livello europeo con il rapporto Bruntland del 1987 (QUI), riprende le teorie del libro cult per gli ambientalisti ‘I limiti dello sviluppo’, (QUI) pubblicato nel 1972 dalla potente lobby del Club di Roma.

Il miglior modo per squalificare i sostenitori della sostenibilità (mi piace chiamarli così) sarebbe quello di metter loro in mano con obbligo di lettura quel libro, redatto quasi due generazioni fa.

" ‘I limiti dello sviluppo’, rapporto avallato dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) e finanziato dalla Fondazione Volkswagen per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell’umanità, fu tradotto in venti lingue e venduto in nove milioni di copie; diventò un testo base a livello mondiale, l’agenda di molte ONG per lo sviluppo di azioni a sostegno di                               . Le previsioni spacciate da quegli esperti come inevitabili, collegate alla crescita della popolazione mondiale, erano quelle di un rapido esaurimento delle risorse, che riecheggia ancor oggi: secondo un indice statico (cioè a consumi invariati rispetto al 1972) lo zinco sarebbe finito nel 1985, il petrolio entro il 1993, il piombo nel 1998, il gas naturale entro il 2010 etc. E tutte queste risorse sarebbe finite molto prima secondo un indice di consumi esponenzialmente crescenti (vedi dettagli alle pagg. 52/54 dell’edizione originale del 172 – Biblioteca della EST).

Ancor più imbarazzanti i modelli e le previsioni sulle risorse alimentari; dopo aver dipinto un quadro drammatico              (sempre sul presupposto del dogma troppe persone, risorse limitate) sconfessato nei decenni successivi dell’impietosa realtà, gli esperti arrivarono a pontificare: ‘…anche supponendo che la produzione di generi alimentari divenisse l’obiettivo principale, in breve tempo la crescita della popolazione e la legge dei costi crescenti provocherebbero una situazione tale per cui tutte le risorse della Terra dovrebbero essere impegnate per produrre alimenti, senza ulteriori possibilità di espansione’ (op. cit. pg. 51)."


E non c'è niente da fare. Spiegare le cose non serve a niente. Su questo argomento ci ho scritto un libro intero ("The Limits to Growth Revisited" 2011), e ora ne ho curato un altro ("Limits and Beyond", Exapt Press, 2022). Ma ognuno vede solo quello che vuole vedere e ignora il resto. 

Veramente sembra di vivere in un girone infernale, dove la gente cammina indossando paraocchi come li avevano i cavalli tanti anni fa. E cammina girando in cerchio, senza andare in nessun posto.


https://www.sabinopaciolla.com/agenda-esg-le-banche-imporranno-il-loro-lasciapassare-per-accedere-al-credito-e-a-servizi-di-investimento/

venerdì 8 luglio 2022

Limits and Beyond: il messaggio di Dennis Meadows. Un commento al 3° capitolo

 





Ian Sutton continua a recensire sul suo blog i capitoli del nuovo report recentemente pubblicato al Club di Roma, "Limits and Beyond" ( Exapt Press 2022 )


Abbiamo rivisto i primi due capitoli del nuovo libro Limits and Beyond . Le recensioni possono essere trovate su The Yawning Gap (Capitolo 1) e No More Growth (Capitolo 2) . In questo post diamo uno sguardo al terzo capitolo, scritto da Dennis Meadows, coautore dell'originale "Limiti alla Crescita" (noto in Italia come "I Limiti dello Sviluppo). Il dottor Meadows riferisce di aver tenuto oltre mille presentazioni a un pubblico molto ampio. In questo capitolo l'autore riassume “19 delle domande, commenti e obiezioni più comuni” che ha ricevuto nel corso degli anni. Alcune delle sue intuizioni sono le seguenti:

  • Il modello World3 continua ad essere più utile dei “molti modelli avanzati dagli economisti che hanno confutato il nostro lavoro sin dalla sua prima pubblicazione”.
  • Distingue tra modelli fisici e sociali. Possiamo prevedere con certezza le eclissi solari o il punto di fusione del ghiaccio, ma non possiamo prevedere come agiranno gli esseri umani. Pertanto, il fatto che i computer moderni siano molto più potenti delle loro controparti del 1972 non è necessariamente più utile. (Gli ingegneri esprimono la stessa distinzione quando parlano della differenza tra precisione e accuratezza. "Quando hai una sciocchezza, non importa quanto la analizzi, è ancora una sciocchezza". Oppure, "Un ingegnere è qualcuno che moltiplica 2 per 2 su un regolo calcolatore, ottiene una risposta di 3,9 e approssima a 4”.)
  • “Il cambiamento climatico non era una preoccupazione seria 50 anni fa”. Il Dr. Meadows sostiene che il modello è comunque ancora valido perché "eliminarlo magicamente lascerebbe comunque altri gravi problemi". In altre parole, il cambiamento climatico non è una causa principale; invece è un sintomo di cause profonde più profonde.
  • La minaccia più grande è per il nostro tessuto sociale.
  • Conclude dicendo che il, “. rapporto non ha apportato cambiamenti distinguibili nelle politiche dei leader mondiali”. Tuttavia, ha influenzato il pensiero di molte persone.

Il fatto che il dottor Meadows abbia lavorato così duramente per trasmettere il messaggio di Limits to Growth è impressionante. La domanda rimane, tuttavia, "Perché tale comunicazione per lo più non è riuscita ad avere un impatto distinguibile sul corpo politico?"
Dennis Meadows Limiti alla Crescita
Dennis Meadows
La comunicazione è, ovviamente, un'arma a doppio taglio. Persone come il dottor Meadows parlano, ma altri devono ascoltare. E, come faccio notare in The Coffee Shop e Small Potatoes , la stragrande maggioranza delle persone non "capisce". Nella migliore delle ipotesi, vedono il cambiamento climatico solo come un problema tra i tanti. Forse hanno la sensazione che affrontare i limiti della crescita significhi fare sacrifici e la maggior parte delle persone non vuole andarci. 

Un messaggio che abbiamo sicuramente appreso che presentare semplicemente informazioni ben studiate non è sufficiente. È possibile che abbiamo bisogno di un qualche tipo di "punto di svolta sociale" come ho discusso in Necessario: un punto di svolta .