Dettaglio della profetessa di Delfi di John Miller (1891


sabato 9 gennaio 2021

Superare il capitalismo? Conversione Ecologica e Conflitto



Terza puntata dedicata alla conversione ecologica ed al conflitto.


Articolo già apparso su Apocalottimismo il 30/10/2020

 

Di Iacopo Simonetta


Settimane fa, a seguito di un interessante incontro nell’ambito del progetto “Ecoesione” dell’Università di Pisa su conversione ecologica e conflitto, mi posi tre domande: 1 – Crescita o non crescita? 2 – Quanta decrescita e per chi? 3 – Bisogna superare il capitalismo?


Delle prima due abbiamo parlato nei precedenti post, qui vorrei accennare ad alcune questioni relative al un punto fondamentale: il capitalismo è compatibile con l’auspicata conversione ecologica?
La questione è cruciale perché coloro che si adoperano per tale conversione devono far pressione sul sistema attuale per modificarne la rotta, oppure cercare di sostituirlo con un’altro sistema? E se questa fosse l’opzione, con quale sistema?
Mercato o non mercato? 

Tutte le proposte inerenti una qualche variante di “green Economy” danno per scontato di operare all’interno di un’economia di mercato. Sia pure con qualche aggiustamento, si pensa comunque di restare saldamente in un sistema capitalista, con tutto il relativo apparato legale, istituzionale e di costume. Siamo sicuri che sia possibile una vera transizione ecologica senza sbarazzarsi del capitalismo o, magari, trasformarlo in qualcosa di molto diverso?

Struttura del capitalismo.  

Il capitalismo è un sistema economico unico nella storia e, alla resa dei conti, si è dimostrato di gran lunga il più efficiente nello sfruttare le opportunità di crescita che offriva un “mondo vuoto” (sensu H. Daly). Non solo ha infatti permesso la creazione di immense fortune private (anche altri sistemi lo hanno fatto), ma ha anche distribuito il massimo storico di benessere materiale e di libertà personale ai cittadini degli stati che lo hanno adottato per primi. Si è anche dimostrato inattaccabile grazie alla sua capacità camaleontica di adattarsi ai più diversi contesti, pur restando saldamente sé stesso. Anzi, assorbendo ed utilizzando a proprio vantaggio anche le idee, i concetti e le invenzioni nate per contrastarlo.
Proprio questo lo rende così terribilmente distruttivo. Qui non possiamo scendere in dettagli su cui mi riprometto di tornare in futuro, ma è un fatto che il sistema capitalista è strutturato su una ridondanza di retroazioni positive senza freni interni. Al contrario ha molti strumenti (ad es. la tecnologia e la finanza) per contrastare gli effetti frenanti derivanti dagli impatti negativi sulle risorse, l’ambiente ecc.
Ne consegue che un sistema capitalista può fare solo due cose: crescere o collassare, senza possibili vie di mezzo.

Ovvio che se quella che si cerca è una “crescita verde” il capitalismo è quello che ci vuole, ma è lecito dubitare che in tal modo si possa davvero ridurre l’impatto umano sul Pianeta. Del resto, i deleteri effetti del “green washing” sono sotto gli occhi di tutti. Oramai, in nome e per conto della “economia verde” e dello “sviluppo sostenibile” si promulgano leggi ai limiti del criminale, come il “Testo Unico Forestale” del governo Gentiloni, e si finanziamo speculazioni a dir poco spregiudicate.


Effetti macroeconomici del superfluo. 

Il consumismo è alla base del disastro ecologico globale e si basa sulla vendita di oggetti perlopiù inutili, talvolta perfino dannosi, spesso progettati per rompersi presto e non essere riparabili. Verissimo, ma la maggior parte delle persone oggi lavorano proprio alla produzione e commercializzazione di beni e servizi inutili. L’esperienza dei blocchi dovuti alla pandemia di Covid-19 ci ha dato una dimostrazione plateale di come sia stato sufficiente rallentare per alcuni mesi la commercializzazione mondiale di generi non indispensabili per scatenare una crisi economica ancora più grave di quella, catastrofica, del 2008, lasciando disoccupate centinaia di milioni di persone nel mondo. Circa trenta milioni solo in Europa. Alla fine, nel mondo, il Covid avrà ammazzato più gente di miseria che di polmonite. 

Insomma, è verissimo che una vita sobria e laboriosa può essere di molta più soddisfazione di una vita passata a strascicare i piedi nei centri commerciali, ma le conseguenze per coloro che lavorano per far arrivare quella roba in quelle vetrine sarebbero devastanti. Certo, una vera transizione ecologica aprirebbe altri sbocchi professionali, magari più interessanti, ma rimane da stabilire quale sarebbe il saldo finale e come gestire la fase di passaggio che facilmente provocherebbe gravi conseguenze per molta gente e, di conseguenza, una netta opposizione, se non una vera insurrezione.

Effetti finanziari. I più seri tra i fautori del Green New Deal indicano anche quali sarebbero le fonti di finanziamento. In buona sostanza, sarebbero tre: – aumento delle tasse per i redditi più elevati, – diversa destinazione di spese già in atto, – varie tipologie di debito pubblico e privato.

La tassazione requisitoria dei super-redditi avrebbe indubbi vantaggi non tanto in termini di gettito fiscale, quanto in termini di recupero di credibilità e di autorevolezza della classe dirigente, oggi totalmente delegittimata. Resta da vedere se sia possibile attuare questa misura.

La ridistribuzione di spese e contributi potrebbe fare molto per sostenere la transizione, ma presenta dei rischi a seconda di quali finanziamenti si andassero a ridurre/eliminare. In particolare, le due categorie più gettonate sono le spese militari e le sovvenzioni alle industrie petrolchimiche. Delle prime si è già fatto cenno nella puntata precedente. Quanto alle sovvenzioni alle fossili, sono effettivamente un assurdo, ma il loro taglio potrebbe provocare il collasso di un comparto industriale che è già in affanno e che rimarrà comunque essenziale ancora a lungo. Fra l’altro, anche per realizzare la transizione energetica, visto che quasi tutto ciò che serve per essa viene direttamente o indirettamente dalle fossili.

Per quanto riguarda il debito comunque confezionato, la speranza è che i vantaggi derivanti dalla transizione consentano di ripagarlo. Il punto è che ciò sarebbe teoricamente possibile in un contesto di crescita economica, mentre in un contesto di decrescita ciò sarebbe comunque impossibile, con grave rischio di collasso del sistema finanziario e monetario. Inoltre, aumentare la massa monetaria in un contesto di contrazione od anche di stagnazione economica finirebbe con lo scatenare fenomeni inflattivi devastanti come si è già visto tante volte.

Insomma, se la transizione avvenisse in un contesto di decrescita sufficientemente rapida da salvare la Biosfera, bisognerebbe pianificare l’annullamento di gran parte del debito, il che significa la scomparsa del denaro e dalla finanza attuali e, quindi, la loro sostituzione. Con che? Non mi risulta che questo sia un punto in discussione.

Al contrario, se il GND fosse capace di rilanciare la crescita economica, come molti affermano, l’intera operazione fallirebbe con ogni probabilità lo scopo. Sappiamo bene da oltre 50 anni che per evitare il collasso globale occorre contrarre e non accrescere l’economia e la popolazione.

Tensioni e conflitti internazionali. Un altro punto fondamentale che si tende a trascurare è che non esistono solo le tensioni sociali interne ai vari stati (di cui le versioni migliori del GND almeno in parte si occupano), ma anche tensioni internazionali, spesso complicate, talvolta violente, quasi ovunque in peggioramento. Gli stati che decidessero di fare da battistrada per una transizione del tipo di quella prospettata ridurrebbero il loro peso economico e politico nel mondo, specie se tagliassero drasticamente le spese militari, come generalmente auspicato dai sostenitori del GND. Una cosa estremamente pericolosa, visto che la maggior parte dei paesi vanta almeno un vicino ostile, ma anche considerata la necessità di mantenere aperti canali commerciali globali ancora per un lungo periodo di tempo. La probabilità che altri paesi approfittino del ridimensionamento di alcuni, optando per una politica di accaparramento degli spazi economici e politici lasciati da altri, sarebbero molto elevate. Per non dire una certezza.
Non dimentichiamo poi che moltissimi paesi anche molto vicini a noi andranno quasi sicuramente incontro a ulteriori crisi politiche e sociali, tipo “primavere”. Finora queste ondate di violenza collettiva si sono sfogate all’interno dei confini nazionali, anche se con un forte impatto su altri paesi a causa della fuga di massa dalle zone più colpite. Ma non è detto che in futuro continui ad essere così e, se anche fosse, dovremo fronteggiare flussi di gente in fuga di ordini di grandezza superiori a quelli visti finora. 

Comunque, le prospettive sono abbastanza tetre per tutti. Per i paesi che vivono di esportazione di energia fossile (OPEC e Russia prima di tutti), una vera e diffusa conversione energetica sarebbe un disastro totale e non è detto che, potendo, non ricorrerebbero alle armi per salvarsi. Per le economie fortemente industrializzate, come Cina, USA e UE, una crisi dei trasporti internazionali, anche parziale, potrebbe facilmente innescare un completo collasso economico. Le devastanti conseguenze dei vari “lockdown” da Covid sono state un piccolo assaggio di quello che potrebbe facilmente accadere. Infine, molti dei paesi più poveri tirano avanti in buona parte grazie a programmi internazionali e rimesse di emigrati che diventerebbero molto più aleatori in un modo in cui le economie si contraggono. Molti fra questi paesi sono anche quelli demograficamente più instabili e maggiormente a rischio di violenza anche estrema.


Rientro nei limiti. 

La crescita economica comporta sempre un aumento dei consumi e, generalmente, anche della popolazione (contrariamente alla vulgata). In altre parole, aumenta l’impatto umano sul pianeta, mentre è imperativo ridurlo il più rapidamente possibile perché la situazione è già ora disperata.

Tanto per farsi un’idea, buona parte delle calotte glaciali è già in collasso e si stanno consolidando una serie di retroazioni che aumenteranno il tenore di CO2 e di metano in atmosfera, qualunque cosa faremo noi con le nostre tecnologie. Ancora peggio, i biomi non esistono più ed oggi si parla di Antromi. Dei 21 identificati, soltanto 3 sono considerati “wildlands”: deserti, tundra e resti di foreste primarie equatoriali, per un totale di poco più del 20% delle terre emerse (Antartide esclusa). Comunque, anche questi territori sono soggetti a gravissimi fenomeni di degrado come incendi, scioglimento del permafrost, ecc.

Tutto il resto, circa l’80% delle terre emerse, è occupato da ecosistemi totalmente artificiali, come città e campagne, o pesantemente modificati, come la quasi totalità delle foreste e delle praterie superstiti. In mare va pure peggio. 

Il risultato è che in appena 50 anni abbiamo perso oltre il 70% della fauna del mondo, mentre nello stesso periodo la popolazione umana è raddoppiata, raggiungendo una densità media mondiale di 55 persone per Kmq (sempre Antartide esclusa). Vale a dire che abbiamo un quadrato di poco più di cento passi per lato a testa. Se consideriamo però la sola superficie agricola, il quadrato diventa di soli 40 passi per lato (meno di 2000 mq). Oramai, il poco che resta di vita selvatica sopravvive stentatamente negli interstizi del nostro “formicaio umano globale”.


Considerazioni finali

Il petrolio abbondante, a buon mercato e di eccellente qualità è stato ciò che ha consentito al capitalismo di realizzare la più fantastica crescita economica di sempre e quella crescita è ciò che ha reso compatibili, anzi sinergici, il capitalismo e la democrazia.

La crescita è finita e non tornerà. E con la fine della crescita è finita questa sinergia: di qui il risorgere ed il diffondersi di partiti e movimenti estremisti, mentre il capitalismo in agonia cerca di sopravvivere adottando, gradualmente, metodi di manipolazione, controllo e repressione sempre più simili a quelli cari ai regimi totalitari. Tutto ciò che la crescita ha creato, senza di essa non potrà funzionare.

D’altronde, la decrescita non è una scelta, è una conseguenza di leggi fisiche e biologiche ineludibili. Questo significa che non solo le nostre abitudini ed il nostro benessere, ma anche buona parte di ciò che pensiamo, delle nostre certezze identitarie, fino ai nostri bastioni etici cadrà in rovina e da quelle rovine dovremo ricostruire un sistema di pensiero che ci possa sostenere in una realtà che già ci terrorizza, anche se ancora non la riusciamo ad immaginare.

D’altronde, per quanto duro, il declino è anche la strada migliore perché qualunque ulteriore crescita economica comporterebbe un ancor maggiore incremento dell’ingiustizia e della distruzione di ciò che resta della Biosfera.

In una qualche misura, possiamo però scegliere come declinare. Un vecchio detto afferma che per avere le buone risposte occorre porre le buone domande. Per esempio: “Come possiamo mantenere il nostro standard di vita?” è una domanda stupida perché sappiamo bene che la risposta è: “non possiamo”.

Però ci sono altre domande su qui vale la pena di riflettere. Per esempio: “Come possiamo contribuire a salvare la biosfera?” Oppure: “Possiamo seppellire il capitalismo salvando le libertà individuali?” O ancora: “E’ possibile una società decentemente giusta, anche se terribilmente povera?”
Ce ne sono molte altre, il punto è decidere quali sono le questioni che ci interessano davvero.

A chiosa, ricordo che tutte queste sono considerazioni strettamente personali che molti, specie fra coloro che sono importanti, non condividono, anzi negano o deridono. Sono il primo ad augurarmi di avere torto, ma avessi anche solo in parte ragione?




23 commenti:

  1. il capitalismo è insito nella natura umana. I trogloditi massimizzavano quello che era il capitale della preistoria, ossia donne e cibo, gli animali superiori segnano il territorio cogli escrementi. L'unica possibilità è limitare il più possibile questa tendenza, che è stata portata a livelli stratosferici dagli idrocarburi. O limitando gli effetti dell'accumulo del capitale (i consumi) o i consumatori, compulsivi o no, che siano di beni materiali o immateriali. I primi sarebbero riferiti ai vizi capitali corporei (lussuria, gola e accidia), i secondi a quelli mentali (superbia, cioè la presunzione, ira, cioè il dominare, avidità, cioè il possedere e invidia, cioè il malanimo verso chi possiede un bene, non solo materiale, desiderato ingiustamente). In questa limitazione, almeno di beni materiali, la pandemia ha giocato un discreto ruolo nell'ultimo anno, ma tutte le locuste strepitano per ricominciare a consumare, anche di più, perchè vogliono godersi il capitale accumulato in questi mesi di chiusure, che per i più di loro, non è risparmiato, ma solo non goduto. Del PO non gliene frega nulla, tanto pensano di poter sfruttare l' energia fino all'ultima goccia, fino all'ultima risorsa grazie al potere del denaro e non so se glielo permetteranno. Della pandemia non gliene frega nulla, tanto ammazza solo anziani e poi ora ci sono i vaccini, anche se lo scienziato scopritore dell'HIV, Dottor Gallo, ha dei seri dubbi sull'efficacia dei vaccini di inibire la proteina Spike, il grimaldello del covid, per periodi superiori a 6 mesi: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/vaccino-anti-covid-poco-efficace-ecco-verit-sullarma-contro-1897748.htm

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  2. Bel post!, lo avevo già letto e commentato sull'altro blog, quando quì ragionavano :-) di cose OT, per cui ho iniziato a rufolare un po' tra i post di Apocalittismo. Avrei gradito in questa versione, un solido riferimento alla necessità di una tardiva politica di controllo delle nascite in Africa. Ma a parte questo, nel complesso il post l'ho riletto con piacere!.

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  3. Articolo con molta carne al fuoco.....
    La possibilità di ridurre i consumi è legata non tanto alla meccanica sociale (socio economia)con i mille aspetti relativi ai flussi di denaro ma molto di più alla natura funzionale dell'economia (economia come assegnazione di risorse).
    Se vediamo l'economia come scambio di moneta o indicatori di valore capiamo al volo come sia un monopoli di scambi immaginari, meccanicamente è un gioco di società che favorisce i giocatori spregiudicati e dediti a strategie sociali. I migliori performancer sono i sociopatici (ben rappresentati nella categoria dei CEO), grazie alla capacità di manipolare la PERCEZIONE delle loro capacità, in aggiunta la massima espressione del meccanismo del commercio è ottenere tutto in cambio di nulla.... la truffa quindi per la quale le uniche abilità necessarie sono socio comunicative!
    L'aspetto militare cercherò di focalizzarlo meglio sul mio blog nell'analisi del conflitto del Nanaga Parbat ma in massima parte ritengo una guerra economicamente possibile di natura non cinetica, niente armi se si vuole guadagnarci ma di contro tantissimo gioco su informazione, moneta e propaganda. Paradossalmente il maggior equilibratore è costituito dalla complessità dei moderni sistemi d'arma, come visto in Afganistan eserciti tecnologici soffrono di vulnerabilità logistiche che eserciti primitivi non hanno, come dimostrato in Yemen i sistemi a lungo raggio sono ormai sistemi a medio-bassa tecnologia ed infine come dimostrato dai vari attentati post 2008 il potenziale di caos di singoli atti improvvisati con metodi e mezzi non militari in una nazione avanzata è enormemente alto.
    Il denominatore comune di tutti i ragionamenti lo ritengo quindi non prevalentemente pratico, siamo e saremo in grado di coprire le necessità vitali biologiche, ma di natura psicologico comportamentale: lo "stile di vita" è valutato in base al pavoneggiamento integrale al consumismo capitalista non è legato a reali necessità fisiologiche ma di autogratificazione psicologiaca! Gli imperi tendenzialmente si sono sempre basati su uno "stile di vita" delle classi dominanti improntato a valori di austera funzionalità nell'individuale e opulenza manifesta nella rappresentazione delle funzioni governative: sia nell'impero romano che in quello inglese ci si aspettava dagli uomini di governo e dai funzionari di essere austeri e razionali, esempi di moderazione ed autocontrollo. Ovviamente il risultato non è mai corrisposto all'aspettativa ma almeno la direzione è sempre stata quella.
    La base attuale del capitalismo è poggiata sul concetto di libertà= "fai tutto ciò che vuoi" (o soggiaci ad ogni istinto) che si traduce in un "fai tutto ciò che puoi con ogni mezzo" e quindi in una "legge della giungla" poggiata sulla tecnica. Se volessimo ricostruire dalle fondamenta dovremmo trasformare il concetto in libertà="dominio del sè" che si tradurrebbe in autocontrollo e quindi.....

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    1. @ Athanasius 10 gennaio 2021 17:21
      Le chiacchere sanno azzero!. Oggi gli africani sono 1.3 MLD e sulla Terra siamo 7.8 MLD ossia 16% della popolazione mondiale.
      Nel 2050 gli africani saranno 2.4 MLD sulla Terra 9.7 MLD ossia 24.7% della popolazione mondiale.
      https://www.populationpyramid.net/africa/2020/

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    2. si, se nel 2050 potranno ancora contare sui FF, il riso asiatico e gli aiuti occidentali di medicinali, tecnologia e conoscenza.

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    3. @ Anonimo 12 gennaio 2021 10:55
      Riso asiatico?! Sono i cinesi ad importare cibo dall'Africa non viceversa.

      Aiuti occidentali?! Sono gli USA e Canada a mandare grano non l'Europa che importa grano.

      Tecnologia e Conoscenza?! L'unica che l'Africa vedrà sarà la speranza nella "moltiplicazione dei pani e dei pesci", peccato che non sia un processo brevettabile.

      Medicinai?!
      https://youtu.be/5EYcTnwVy9c

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    4. fosse vero che i cinesi campano col cibo africano sarebbe davvero tragicomico con tutte le inserzioni benefiche che invitano in occidente a donare per i poveri africani, che allora venderebbero cibo in Cina e lo racimolerebbero gratis da gli allocchi occidentali. Sono sicuro che il bombardamento buonista mediatico in Cina nemmeno si proverebbero a farlo, pena qualcosa di molto doloroso.

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  4. Il capitalismo non si autolimiterà, non è nella sua natura, oltretutto gode del consenso delle masse, ne è nell'agenda dei governi. Basta ascoltare qualunque commento sulla situazione attuale: tutti vogliono tornare allo stato ex ante, lavorare, spendere, consumare, divertirsi, avere quel po' di natura per andarci in vacanza. La politica punta alla ripresa della produzione industriale, alla ricrescita del pil. Nessuno che, anche solo per sbaglio, prendendo spunto dall'occasione unica data dalla pandemia, azzardi un ragionamento sulla finitezza delle risorse, sulla sovrappopolazione, sulla minaccia seria dei cambiamenti climatici incombenti. Nessun appello a una maggior sobrietà e consapevolezza. Gli allarmi della scienza inascoltati (o meglio solo gli scienziati esperti di virologia sono ascoltati e solo perché il virus disturba il Manovratore). Mi spiace, ma saranno i vincoli naturali a farci rientrare nei limiti, volenti o no, non prima di esserci litigati il fondo del barile.

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    1. Direi che è l'esatto contrario.
      Ve lo dicono in tutte le maniere. Great reset. Nulla sarà come prima. Nuova normalità. Shopping selvaggio. Immagini indegne. Troppe libertà. Eppure non lo capite.

      Guido.

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    2. a discorsi è l'esatto contrario, la realtà si vedrà se i vaccini funzioneranno.

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    3. @ferruccio

      Propongo una chiave di lettura: quello che dici sopra e' facile da dire se si gode di uno stipendio assicurato in uno dei mille gangli dello stato e del parastato, per via diretta o indiretta, stipendio che peraltro e' assicurato proprio dal lavoro di quelli che si disprezzano e che si ammazzano di tasse, tasse che sono uno dei motivi se non il motivo fondamentale per cui gli tocca correre e correre sulla ruota come criceti in gabbia.
      Direi che, se si vogliono risolvere i problemi, bisognerebbe prima conoscere e affrontare la realta', tutta e non solo nella parte che fa comodo e che fa sentire bravi buoni e belli.
      Peraltro, le varie critiche economiche paramarxiste ottocentesche basate sulla realta' capitalistica americana sono completamente assurde nel nostro paese, in cui il 90 per cento dell'economia e' gia' intermediato, cioe' costretto, dalle leggi dello Stato. Parlare di neoliberismo e capitalismo in tale contesto che invece e' sostanzialmente neosovietico, e' da alienati mentre, ripeto, il presupposto base per risolvere i problemi e' prendere atto coraggiosamente della realta'. Dico coraggiosamente perche' andare contro la vulgata preconcetta del proprio intorno tribale social/religioso di riferimento, rischiando di essere bannati ed espulsi, richiede indubbiamente non solo liberta' e intelligenza di giudizio, ma anche molto coraggio. Bisogna non avere niente da perdere.

      @guido
      per il grande reset ci vuole ben altro di un epidemia con la letalita' dello zero virgola... ci vorrebbe una pestilenza trecentesca che ammazzi a caso uno su tre.
      Questa epidemia avra' al massimo lo stesso effetto della spagnola di un secolo fa, e servira' solo ad esasperare i mali gia' ben presenti e a incattivire ulteriormente le coscienze. La spagnola, in italia, porto' prima ad una specie di tentata rivoluzione d'ottobre, poi alla reazione fascista, nonostante che la guerra, quella vera e propria, l'avessimo vinta. E in guerra, si sa, la prima a cadere e' la verita'.

      firmato winston

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    4. per le tue idee socio-economiche ti invito a ponderare attentamente il seguente link: https://en.wikipedia.org/wiki/Modern_Monetary_Theory.
      Per il great reset ti invito invece a leggere il primo commento di apertura. Non illudiamoci troppo. il marxismo era già superato dal capitalismo molti decenni prima della rivoluzione d'ottobre e l'URSS ne è stata la controprova pratica. Non poteva finire diversamente. Le tendenze umane, tra cui il capitalismo, non possono essere eradicate, ma solo limitate. Le leggi dello Stato, come anche tu dici, possono avere anche questa funzione e come è sotto i nostri occhi, non è che siano granchè gradite.

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    5. Il capitalismo industriale si è già eliminato da solo, si è dato all'eutanasia trasferendo gli impianti fuori dai confini delle nazioni di consumo (delocalizzazione)alla ricerca continua di ambienti più favorevoli (reazione biologica di fuga). Se aggiungi la pratica dell'ousourcing comprendi meglio: un mio professore di economia diceva che l'outsourcing è spesso una dimostrazione di incapacità gestionale, solo dove il vantaggio di un economia di scala è preponderante conviene l'outsourcing perchè a parità di risltato un azienda esterna deve caricare sul costo i propri guadagni e la propria tecnostruttura in aggiunta ai costi di "produzione".

      Il "capitalismo" proposto è di natura virtuale, una continua compravendita di servizi e di informazioni. Se guardi bene è possibile aumentare a dismisura l'economia di scambio di "beni" immateriali, siccome ogni scambio incide sul PIL se oggi io cucino per tè e domani tu per me a 100 abbiamo genereato 200 di pil a impatto nullo, se ci aggiungi la componente dei servizi digitali dove ci si vende un informazione (film, libro, serie TV etc) per la quale il costo reale è la produzione di un singolo "bene" poi moltiplicabile all'infinito a costo irrisorio......
      Come dicevo nel mio commento la gratificazione PSICOLOGICA di un "bene" facilmente duplicabile non è necessariamente inferiore a quella di un bene fisico (un buon film ad esempio) quindi è possibile avere sia un "capitalismo" vivo e rampante che un "capitalismo" (industriale) morto (pesantemente sovvenzionato e sorretto dallo stato stile Cina) che contemporaneamente mangia meno risorse e produce un'ottima quantità di "benessere". L'alchimia di come strutturarlo è la questione posta dall'aticolo mi sembra!

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    6. @Athanasius
      "oggi io cucino per tè e domani tu per me a 100 abbiamo genereato 200 di pil a impatto nullo"

      Ma perche' limitarci? facciamo che la tariffa sia 1 milione. Invece di scambiare denaro ci facciamo credito a vicenda e alla fine tiriamo un bello zero come somma nessuno ha debiti, nessuno vanta crediti. Generiamo un grande PIL a impatto nullo!
      Pero' non si capisce come comperiamo il cibo da cucinare? dove lo cuciniamo? con quale elettricita'? gas?
      Servono reti, di trasporto, di distribuzione, servono impianti di produzione del cibo, energia, servizi, uno stato, regole, protezione, sanita' eccetera...
      Tutta gente che pretende di mangiare 3 volte al giorno e magari avere anche un tetto.
      Chi paga per tutte queste cose? con quale PIL?

      ancora:
      "servizi digitali dove ci si vende un informazione (film, libro, serie TV etc) per la quale il costo reale è la produzione di un singolo "bene" poi moltiplicabile all'infinito a costo irrisorio......"

      Il costo e' irrisorio solo se non vedi il poderoso impianto industriale, tecnologico e logistico che ti consente di essere connesso 24/24h
      Per non menzionare il fatto che tutti questi contenuti richiedono persone formate e che non abbiano la necessita' di zappare 12 ore al giorno.

      Per quanto riguarda la pratica dell'outsourcing all'estero: certo ci sono le economie di scala, c'e'il dumping, ma come si fa a non vedere che in italia le aziende fuggono da un ambiente patologicamente ostile e tossico per qualunque impresa che non sia adeguatamente "coperta" politicamente?

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    7. @Athanasius
      "oggi io cucino per tè e domani tu per me a 100 abbiamo genereato 200 di pil a impatto nullo".
      Questa logica, che non va bene nel consumismo, somiglia a quella di mio padre che recitava: "Un soldo non speso, sono 2 guadagnati". Incomprensibile ai più se non si esula dal mondo reale. Forse intendeva che per guadagnare c'è sempre da fare un certo investimento, ma so, avendolo conosciuto, fosse un incitamento al risparmio, alla rinuncia delle spese superflue ed inutili, cioè la linfa di cui si nutre il capitalismo. Insomma il capitalismo si combatte, anzi si può combattere solo a livello intellettuale e spirituale; a livello pratico, della lavandaia di via delle oche, è imbattibile e non si può nemmeno tentare un confronto, sarebbe una sconfitta certa. Si può provare con leggi a mitigarlo, ma oserei dire che solo Dio può fermarlo. Di sicuro alla fine di questo mondo, il nuovo sarà senza capitalismo.

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    8. @ Pablo
      Paradossalmente io ti ho descritto un evento che giornalmente avviene semplificando ma la verità è che il PIL è un misuratore degli scambi in valuta quindi cresce all'aumentare del numero di scambi a prescindere dalla realtà sottostante! Ripeto quindi "oggi io cucino per tè e domani tu per me a 100 abbiamo genereato 200 di pil a impatto nullo" e aggiungo i dettagli, un ristoratore italiano và con la famiglia ad un ristorante indiano e spende 100, il giorno dopo il ristoratore indiano và con la famiglia al ristorante italiano e spende 100, l'ISTAT registra +200 sul PIL annuale! (@Mago, la cena in casa non è tracciata ma la logica è uguale)
      Per la questione del virtuale la logica è più sottile ma farò un esempio: 10000 persone assistono ad un concerto, se assitono dal vivo bisogna muoverle fisicamente con il contorno dato da veicoli e quant'altro, la versione virtuale prevede la movimentazione di sola energia, la spesa energetica è a favore del virtuale perchè muovere onde elettromagneiche è meno energivoro che muovere materia! So benissimo di semplificare ma la logica è solida, talmente solida da essere applicata da decenni per lo spazio. Il motivo per cui l'esplorazione spaziale è affidata a robot teleguidati è proprio relativa al consumo necessario, in origine, quando l'elettronica era a valvole, lo spazio doveva essere dominato da stazioni spaziali abitate piene di omini dediti a far manutenzione, purtroppo il costo energetico e materiale dimovimentazione era alto quindi è stata lanciata una campagna NASA per qumentare l'affidabilità dei transistor (esistenti all'epoca ma poco affidabili, meno delle valvole termoioniche)dando il via all'era dell'elettronica e dei satelliti teleguidati (i satelliti sono tutti veicoli a pilotaggio remoto).

      Per quanto riguarda l'outsourcing e simili caro Pablo non farti illusioni, prima che il problema dello stato che strangola con le tasse sul lavoro viene il problema delle leggi sulla sicurzza ambientale e dei prodotti intermedi, in USA le aziende hanno fatto outsourcing per poter inquinare brutalmente mica per la tassazione o i "diritti dei lavoratori" inesistenti! Le economie di scala sono ormai un fattore relativamente ininfluente come il costo del lavoro, a Davos la questione è stata chiarita abbondantemente, gli impianti attuali con la penetrazione della robotica e dei sistemi di IA (nonostante la limitatezza delle IA reali) sono molto più autonomi: un singolo centro di lavorazione è ormai di base polifunzionale e può compiere lavorazioni che prima chiedevano molti macchinari specifici con un semplice cambio di programmazione, le plastiche hanno sostituito i metalli in una miriade di funzioni semplificando la logistica, saldare è diventato più semplice ed economico che avvitare o rivettare e così via.
      In ultima analisi il lockdown ha dimostrato che il 20% della produzione è dedito al mettere cibo e oggetti necessari (cellulari compresi) in mano alle persone mentre il restante 80% è il mio "oggi io cucino per tè e domani tu per me a 100 abbiamo genereato 200 di pil a impatto nullo".....

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  5. https://www.globalwitness.org/en/campaigns/forests/beef-banks-and-brazilian-amazon/
    Foresta amazzonica e capitalismo.
    Inutile dire che il peggior capitalismo te lo ritrovi laddove meno te lo aspetti. Tipo nei piatti in cui si mangia.
    Anonimox

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    1. https://ilfattoalimentare.it/cina-sostituti-vegetali-uova.html
      Sostituti vegetali uova.
      https://www.resilience.org/stories/2021-01-13/a-fast-plant-for-rapid-shifts-in-construction-how-the-ancient-supercrop-hemp-can-help-build-low-carbon-homes/
      Case a basse emissioni di carbonio
      Telelavoro, meno auto in giro.
      Tutte innovazioni che fanno ben sperare. Speriamo. Forse il Capitalismo sarà in gradi di riconvertirsi in chiave ecologica. E che altro potrebbe fare?
      Anonimox

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  6. https://oilprice.com/Energy/Oil-Prices/The-Oil-Industry-Is-In-Dire-Need-Of-Investment.html
    dove vai se il petrolio non ce l'hai? Ormai il mercato del petrolio è alla disperazione per mancanza di investimenti. Sognano consumi di 120 mbd entro pochi anni, ma non sanno dove andare a trovarli. Il covid per ora ha nascosto il PO del nov 2018 a 101,8 mbd dietro le chiusure per limitare i contagi. I prossimi anni ci diranno come stanno veramente le cose. Sono ansioso di sapere se nel 2030 andrò ancora in auto, se ci arriverò ovviamente. Il mondo in bici l'ho visto, perchè ci sono nato. Quello a piedi me l'hanno raccontato i miei vecchi, che c'erano nati e quelli che sono nati col sedere sull'auto non penso che la prenderanno bene, se dovessero andare in bici o a piedi. Il mondo in bici era un bel mondo, ma bisognava esserci nati per starci bene. Peggiorare materialmente non può essere certo piacevole. Ma sono eventualità che chissà quando avverranno, quindi le persone si abitueranno piano piano. Il covid ha generato un discreto cambiamento di abitudini e tutti sperano di tornare a quelle precedenti. E se invece il cambiamento continuasse? Il cambio di paradigma avverrebbe con i minimi stress possibili e sarebbe certo ben augurabile.

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  7. articolo certamente stimolante di Simonetta; non conclude il discorso iniziato sul capitalismo ma pone basi utili; bravo Jacopo

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  8. a vedere il caso Cina, pare che si possa salvare il capitalismo, ma non le libertà individuali. Esempi del contrario non ne esistono, quindi...

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  9. Buongiorno, ho letto con piacere le 3 puntate. L'argomento mi suscita una riflessione utopistica.
    Non credo che sarà possibile superare il capitalismo ed arrivare alla decrescita democraticamente e pacificamente. Ci arriveremo quando saremo in emergenza, quando sarà questione di vita o di morte. Ce lo ha dimostrato la pandemia. Un anno fa nessuno avrebbe mai pensato che un governo democratico avrebbe chiuso scuole ed emesso decreti di chiusura delle attività commerciali e limitazioni delle libertà personali. Nessuno lo avrebbe mai votato un governo così! Eppure ci siamo arrivati e, sebbene ci siano dei dissidenti, questo tipo di governo ha anche un discreto livello di consenso.
    Il punto è che un domani, di fronte ad un dramma energetico o ambientale di proporzione simile alla pandemia, i governi prenderanno scelte altrettanto drastiche.
    Alcuni spunti personali per un contributo ad una decrescita verde:
    1. Statalizzazione dell'energia. Individuare un ventaglio di fonti energetiche a cui attingere massimizzando le rinnovabili. Fornire un tot di KW pro capite per unità di tempo, superati i quali applicare una ingente tassazione e successivamente bloccare l'erogazione di energia. Divieto di produrre energia per imprese o privati.
    2. Statalizzazione della gestione delle materie plastiche e polimeriche. Individuare il materiale più adatto ad ogni applicazione ed avviare una produzione di stato. Divieto di produrre privatamente qualsiasi altro tipo di polimero.
    3. Raccolta differenziata specifica per ogni polimero. PET, PP , PE, PS, PVC o bioplastiche ecc. Operata da apposite imprese di riciclaggio per riportare i materiali recuperati ai centri di produzione statali, attuando una diretta economia circolare.
    4. Limitare l'urbanizzazione e delimitazione di aree naturali protette il cui accesso è consentito solo per determinati scopi e a determinate condizioni, ingressi nei parchi naturali e boschi controllati e presidiati.
    5. Produzione alimentare controllata imponendo limiti agli allevamenti animali, e allo sfruttamento del terreno per le produzioni agricole.
    Queste sono alcune drastiche misure assesterebbero un colpo duro al libero mercato e di conseguenza al capitalismo.

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  10. Dum Romae Consulitur Saguntum Expugnatur..
    L'aumento medio delle temperature pare consolidato a +1,2°C rispetto all'era preindustriale. L'1,5°C di aumento medio è domani mattina, altro che 2040. E i 2°C subito dopo.
    Il capitalismo e l'ancella globalizzazione sono destinati a prendersi una bella legnata tra non molto - complice anche il calo della disponibilità globale di energia pare tra il 2025 e il 2030 - e noi con loro.
    Mala tempora curruny sed peiora parantur..

    https://www.carbonbrief.org/state-of-the-climate-2020-ties-as-warmest-year-on-record

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