Dettaglio della profetessa di Delfi di John Miller (1891


mercoledì 18 novembre 2020

Conversione ecologica e conflitto. La Contrazione Pianificata dell'Economia

Articolo già apparso su Apocalottimismo in data 16 ottobre 2020.

Di Jacopo Simonetta

Recentemente, l’Università di Pisa ha avviato un interessante progetto di ricerca, chiamato “Ecoesione”. In sintesi, si tratta di capire quali impatti sociali negativi potrebbero venire da effettive politiche di contrasto al cambiamento climatico per poterli prevenire o, perlomeno, mitigare e gestire, evitando l’esplodere della violenza.

Trovo la cosa molto interessante perché, anche se i pareri su quali provvedimenti siano necessari spesso divergono, tutti concordano che siano indispensabili ed urgenti cambiamenti drastici e rapidi a tutti i livelli ed in tutti i settori. Ed ogni volta che qualcosa cambia, qualcuno ci guadagna ed altri ci perdono, sempre. E’ quindi normale che i perdenti si oppongano con tutti i mezzi a loro disposizione e non è neppure detto che abbiano tutti i torti. Per esempio, i disordini fomentati dai “Gilets Jaunes” hanno finito con l’essere strumentalizzati dall’estrema destra, ma non erano nati per questo e, neppure, sono stati una banale rivolta contro le politiche di contrasto al GW, come qualcuno ha detto. La rivolta aveva infatti radici profonde nella discriminazione molto francese fra Parigi e “provincia”, nell’impoverimento della piccola borghesia e dei lavoratori, nel venir meno di molti servizi in vaste zone della Francia rurale; per non parlare dell’atteggiamento spesso spocchioso di Macron.

Insomma, il rincaro del prezzo del gasolio è stata la classica “goccia che fa traboccare il vaso” per una massa di persone che già vive in condizioni disagiate e che per le proprie necessità (lavoro, acquisti, scuola, sanità, ecc.) dipende interamente da vecchie macchine diesel che non si può permettere di cambiare.

Il progetto dell’Unipi si prefigge esattamente questo: evitare errori di questo genere.
Partecipare come “stakeholder” alla riunione di avvio ufficiale del progetto mi ha suggerito tre domande che, credo, sarebbe utile discutere proprio approfittando dello staff d’alto profilo schierato per questo progetto. Le tre domande che pongo sono queste:

1 – Crescita o non crescita?
2 – Quanta decrescita e per chi?
3 – Bisogna superare il capitalismo?
 

In rapporto ad ognuna di queste avanzerò alcune osservazioni, in tre puntate per ridurre il tedio degli eventuali lettori. Niente di nuovo, ma sono aspetti che in molte discussioni si tende a dimenticare.

Crescita o decrescita?

Konrad Lorenz fece notare che l’uomo odierno è tenuto in scacco da una serie di atteggiamenti mentali profondissimamente radicati in ognuno di noi, forse addirittura a livello genetico. Atteggiamenti che in passato hanno favorito il successo della nostra specie, ma che nel contesto attuale la stanno invece portando diritti verso il disastro. Fra questi, dedica un capitolo all’ Amore per la Crescita. Niente ci da gioia come vedere crescere ciò che si ama: la propria famiglia, il gregge, i libri della biblioteca, il conto in banca, i fiori del giardino e qualunque altra cosa cui teniamo.
In relazione alla crescita economica, a questa atavica passione si aggiunge l’oggettiva esperienza degli indiscutibili vantaggi materiali che questa porta con sé.

Per questo, di solito, i promotori di una qualunque variante di “transizione ecologica” parlano apertamente di “crescita verde” o, perlomeno, lasciano intendere che sia possibile salvare la Biosfera ed il clima, pur rilanciando quella crescita economica che dovrebbe risolvere tutti i nostri problemi.

Siamo sicuri che sia possibile e, se si, che sia compatibile con lo scopo prefissato di fermare la catastrofe ambientale planetaria? L’argomento ha una valenza politica di primo livello ed è infatti molto dibattuto, spesso trascurando alcuni fattori particolarmente sgradevoli, ancorché ben noti.
Limiti delle energie rinnovabili. Troppo spesso si da per scontato che le energie rinnovabili possano sostituire quelle fossili semplicemente mediante sufficienti investimenti, ma non è così.

Innanzitutto, per essere usata, l’energia deve essere prima concentrata cosa di cui, nel caso delle fossili, si sono incaricati i movimenti tettonici nel corso di milioni di anni. Nel caso delle rinnovabili dobbiamo invece farlo noi mediante opportuni mezzi tecnici che ci sono, ma che occorre pagare e che, per funzionare, dissipano parte dell’energia captata. Non possono quindi avere lo stesso rendimento termodinamico delle fossili.

In secondo luogo, sono intermittenti e necessitano quindi di opportuni sistemi di accumulo ed una forte ridondanza di tutte le strutture. Le tecnologie disponibili sono molte ed efficaci, ma tutte comportano un aumento dei costi e dei materiali impiegati, una perdita di efficienza ed un aumento degli impatti ambientali.

Anche le energie rinnovabili hanno infatti degli impatti ambientali sia diretti (per esempio la distruzione di intere valli, fiumi e torrenti mediante le dighe), sia indiretti per l’estrazione e la lavorazione dei materiali con cui vengono costruite e manutenzionate. Oggi sarebbe impossibile realizzare e mantenere efficienti impianti fotovoltaici, dighe e pale eoliche senza disporre di grandi quantità di energia fossile a buon mercato. In futuro potrebbe forse cambiare, ma si entra nel campo della fantascienza.




Infine, oggi le energie fossili coprono poco meno dell'80% dei consumi globali, il legname (la cui rinnovabilità è molto parziale) un altro 9% ed il nucleare poco più del 2 %. Complessivamente, le rinnovabili vere coprono meno del 10% dei consumi attuali (il fotovoltaico circa lo 0,1%).
Semplicemente, non è pensabile una vera transizione energetica senza una molto sostanziale riduzione dei consumi finali, mentre questi continuano ad aumentare. Infatti, ed è il punto più critico di tutti, finora le nuove fonti energetiche non hanno sostituito quote di energia fossile, ma si sono aggiunte a quelle, comunque in crescita. Ma l’impatto complessivo, non solo climatico, dell’umanità sul Pianeta dipende prima di tutto proprio dalla quantità complessiva di energia che dissipiamo.

Limiti del disaccoppiamento. 

Secondo la vulgata, la chiave per mantenere, anzi migliorare le condizioni di vita dell’umanità e, contemporaneamente, ridurre i consumi di energia è il progresso tecnologico che assicurerà un crescente disaccoppiamento. Vale a dire una maggiore produzione di beni e servizi a fronte di minori consumi.

Una approfondita metaricerca ha però dimostrato che si tratta in buona misura di leggende metropolitane. In realtà, i casi documentati di effettivo disaccoppiamento sono molto pochi e molto parziali. Al massimo, abbiamo un lieve disaccoppiamento relativo, vale a dire che i consumi crescono meno della produzione, ma crescono comunque e noi li dobbiamo ridurre.

Si potrà obbiettare che, anche se un vero disaccoppiamento non si è ancora visto, l’efficienza della produzione è comunque aumentata e continua ad aumentare, permettendo di contenere la crescita dei consumi, tanto di energia quanto di materiali (la cosiddetta “dematerializzazione”). Ma anche questo non è vero, se non forse, in qualche caso. Il punto qui è il cosiddetto “effetto rebound” (alias “Paradosso di Jevons”). L’osservazione empirica dei dati storici, dall’introduzione del motore Watt nel 1782 ad oggi, dimostra che l’effetto è anzi contrario: l’aumento dell’efficienza riduce i costi di produzione e di uso di beni e servizi, così da renderli disponibili per masse crescenti di persone. Il risultato finale è quindi un aumento e non di una riduzione dei consumi di energia e materiali. Questo operando in un’economia di mercato; cambiando il contesto politico ed economico le cose potrebbero anche andare diversamente, ma questo ci rimanda alla terza domanda.

Comunque, anche al di la delle esperienze finora maturate, ci sono vincoli fisici invalicabili che ci assicurano che un vero disaccoppiamento non è fattibile, perlomeno non su di una scala neppure lontanamente prossima a quella necessaria. L’unico modo per ridurre i consumi in misura adeguata è quindi ridurre considerevolmente la produzione di beni e servizi, una faccenda molto spinosa da proporre ed ancor più da gestire anche perché accadrà comunque, anzi sta già accadendo in buona parte del mondo, malgrado gli sforzi dei governi.

Limiti dell’economia circolare. 

Il secondo pilastro su cui si regge il sogno di una “green economy” è la chiusura dei cicli produttivi mediante il completo riciclaggio dei rifiuti. E’ certamente vero che in questo campo ci sono ampi margini di miglioramento (a condizione però di ristrutturare radicalmente il mercato e la fiscalità), ma un riciclaggio del 100% non è possibile neppure in via del tutto teorica. Ad ogni ciclo una parte del materiale va inevitabilmente perduto, quali che siano le tecnologie usate ed i finanziamenti disponibili. Perciò un’economia circolare è necessariamente un’economia che utilizza una quantità costantemente decrescente di materiale, oppure che preleva una quantità crescente di materie prime in natura.

Naturalmente non tutti sono d’accordo e molti sostengono che invece è possibile perché il progresso tecnologico consente di ridurre progressivamente la quantità di materiali usati per ogni singolo oggetto.
Il che è vero, ma il vantaggio si perde se si fabbricano più oggetti per più persone. Non solo: la riduzione della quantità di materiale incorporato in ogni singolo oggetto ha talvolta effetti deleteri sulle possibilità di riciclare i medesimi.

Insomma, si potrebbe fare molto per ridurre l’estrazione di minerali, biomassa, ecc. dall’ambiente, ma anche da questo punto di vista, per tornare veramente entro dei limiti di effettiva sostenibilità, bisognerebbe pianificare una consistente contrazione della produzione, con tutto ciò che ne consegue.

Limiti non energetici all’economia. I sostenitori del Green New Deal si focalizzano soprattutto sull’energia. Giustamente perché senza energia non si fa nulla, ma esistono anche altri limiti all’economia. Due di cui si parla comunque assai sono la disponibilità di materie prime e la capacità di smaltire i rifiuti, ma ne esiste un altro di cui non si parla praticamente mai: l’integrità funzionale della Biosfera che ci assicura quelli che riduttivamente chiamiamo “servizi ecosistemici”. Sono questi, infatti, che assicurano non solo la disponibilità delle risorse rinnovabili, l’assorbimento della CO2, la trasformazione finale dei rifiuti e molto altro, ma soprattutto consentono che sulla Terra si mantengano condizioni chimiche e fisiche compatibili con la vita biologica. Per essere chiari, il collasso della Biosfera (forse già iniziato e certamente non lontano) comporterebbe (o comporterà?) anche l’estinzione della nostra specie o, perlomeno, la scomparsa definitiva dei presupposti per l’esistenza di una qualunque civiltà.

Civiltà senza petrolio ce ne sono infatti state migliaia; invece civiltà senza acqua, suolo, foreste, biodiversità, ecc. non ce ne sono mai state, né mai ce ne saranno. Anzi, sono molte le società che si sono estinte proprio perché hanno eccessivamente degradato la Biosfera nel loro territorio. La differenza è che finora si è trattato di catastrofi locali o regionali, mentre oggi qualcosa del genere sta avvenendo a livello planetario.

In definitiva, direi che la risposta alla prima domanda è che pianificare una robusta contrazione dell’economia sia una delle condizioni necessarie affinché un progetto di transizione sia realistico. Ciò condurrebbe sicuramente al conflitto, solo che ogni altra possibile strategia è destinata al fallimento e dunque ad un conflitto ancor più grave. Il che ci porta alla prossima domanda: Quanta decrescita e per chi? Ne parleremo la prossima settimana.





65 commenti:

  1. A mio modesto avviso una delle azioni urgenti da intraprendere, a prescindere dal modello di sviluppo, dal ciclo economico, dallo stile di vita etc, è ridurre la popolazione mondiale, possibilmente mediante informazione e persuasione. Ricordo che in diversi paesi UE ci sono incentivi alla crescita demografica, segno dell'incoscienza della attuale classe politica sui reali problemi in cui stiamo incappando.

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    1. Concordo, la buona notizia è che le politiche nataliste funzionano pochissimo, sia da noi che in altre parti del mondo. Alla fine la gente è meno stupida di quel che i loro governanti pensano.

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    2. Vorrei approfittare di questo spazio per porre una domanda molto semplice ma molto chiara a Simonetta. Le volevo chiedere, ma negli ambienti accademici o comunque che riguardano la ricerca in ambito ecologico ed ecosistemico, come vengono considerati (se vengono considerati) i limiti concettuali imposti dalla situazione demografica e dalla situazione sociobiologica, che tradotto in parole semplici significherebbe che, come individui e come società, saremmo troppi e troppo stupidi?
      Guardi che la mia domanda è molto seria e credo anche sostenuta da molti elementi evidenti di cui si potrebbe discutere, tanto per fare un esempio dall'esito abbastanza fallimentare di ben 25 COP sul clima. Perchè non vorrei che determinati concetti a forza di essere considerati "tabù" da tutta una serie di analisi sociali, economiche e politiche, non finissero poi per diventare "tabù" anche all'interno della scienza.

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    3. Chiedo scusa se mi intrufolo; in Italia non so, ma in lingua inglese stanno uscendo molti studi sul legame tra sovrappopolazione, distruzione di habitat, riscaldamento globale, eccetera. Molti scienziati lo hanno capito benissimo e lo dicono.
      Consiglio di seguire i siti di Population Matters, Population Media Project, Overpopulation Project.

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    4. In ambiente accademico la sovrappopolazione e le sue conseguenze sono ben conosciute, ovviamente, mas molti si peritano di esporsi su di un tema politicamente minato. Inoltre, vi è una solida scuola demografica che ha fatto un cr4edo della teoria della "transizione demografica" e che si ostina ad usare modelli demografici tanto sofisticati sul piano matematico, quanto improbabili in quanto fanno completa astrazione dei fattori ambientali. insomma, i demografi professionisti spesso trattano l'umanità come se si trovasse in una bolla che la rende immune alle leggi della fisica e della biologia.
      Tuttavia, Gaia Baracetti ha ragione, da qualche tempo il tema sta ricominciando ad emergere, specie in inglese (tanto per cambiare).

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    5. Mi scuso per gli errori di ortografia, ho riletto dopo aver pubblicato.

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  2. L'analisi di Simonetta è chiara e coglie alcuni punti fondamentali: "ogni volta che qualcosa cambia, qualcuno ci guadagna ed altri ci perdono, sempre, è quindi normale che i perdenti si oppongano con tutti i mezzi a loro disposizione", oppure " non è pensabile una vera transizione energetica senza una molto sostanziale riduzione dei consumi finali, mentre questi continuano ad aumentare", o ancora "l’unico modo per ridurre i consumi in misura adeguata è quindi ridurre considerevolmente la produzione di beni e servizi".
    Ora mi pare che, se vogliamo dare credito a queste, secondo me, corrette osservazioni e a molte altre che si potrebbero ancora fare, allora è l'intero modello di sviluppo a essere messo in discussione: non è possibile infatti che possano continuare ad aumentare le persone a questo mondo e costantemente possano aumentare anche le risorse disponibili e il lavoro per tutti, come minimo. Già oggi, questo è possibile soltanto a scapito dell'aumento della povertà in ampie zone del mondo e dell'aumento esponenziale dell'inquinamento in tutte le sue forme.
    Quindi io credo che il punto veramente fondamentale sarebbe quello indicato anche da Marco del perseguimento, in qualche modo, di una decrescita demografica, il che ovviamente va contro ad ogni senso comune e apparentemente a tutti i paradigmi economici e sociali. Eppure io, da anni, non vedo alternative, purtroppo.

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  3. > La rivolta aveva infatti radici profonde nella discriminazione molto francese fra Parigi e “provincia”

    Esiste dai tempi dell'illuminismo un conflitto tra i "progressisti" (articializzati urbani) e i "retrogradi" rurali che dalla Vandea e' passata alle stragi di contadini da parte dei comunisti in URSS quindi per il sessantotto e prosegue tutt'ora.

    Questo jato tra la sanita' mentale e l'ecologia della terra e le schizofrenie, le psicosi alienanti urbane e' planetario, direi.

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  4. Ricordo, inoltre, la legge di Tainter ovvero la complessita' il cui aumento porta prima ad un aumento dei ritorni, dei benefici e poi, a fronte di un ulteriore aumento, una loro diminuzione.

    L'unica robusta contrazione dell'impronta ecologica e' quella dovuta alla contrazione demografica che sarebbe gia' in atto nei paesi consumisti (con la potenza dell'esponenziale a base minore di uno) se i progressisti non l'avessero annichilita apologizzando e implementando le migrazioni di massa verso tali paesi (peraltro sovrappopolati) e combattendo ferocemente ogni resistenza ad esse.

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    1. e Gino Strada è pure commissario per il covid in Calabria. Non mi meraviglierei che quella regione divenisse l'approdo preferenziale delle barche dei migranti. Comunque la pianificazione è già cominciata e nessuno se ne accorge. Fareste meglio a scrivere una DAT (disposizioni anticipate di trattamento), perchè a me, quando fui ricoverato a luglio per un eco doppler, fui messo nel reparto covid e solo perchè era luglio e non c'erano positivi, probabilmente posso scrivere qui ora. Questa fortuna non è capitata ad un giovane di 40 anni, che, ricoverato per cure da fare per leucemia, fu messo pure lui nel reparto covid e lì c'è morto. Ovviamente per covid. Nessuno potrà mai sapere come siano andate le cose, perchè i cadaveri covid vengono cremati. Fate la DAT, che è meglio di questi tempi.

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  5. Sarebbe già un bel passo avanti liberarsi dei troppi che sono stati iniettati sul nostro territorio nazionale. Si tratta ormai percentuali a due cifre, quindi l'effetto positivo del loro allontanamento sarebbe quantomeno rilevabile, se non addirittura sensibile. Invece, si continua a iniettarne di nuovi ad un ritmo di tutto rilievo, alla faccia della pretesa "conversione ecologica". Abbiamo dirigenze false come l'oro di Bologna (non esistono dirigenze che siano altrimenti, nè ora, nè in passato, nè in futuro, nè qui nè in qualsivoglia altrove).

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    1. Non vorrei dire ma Ford, Toyota, Olivetti ed altri sono esistiti....
      Di dirigenze buone ce ne sono state e spero ce ne saranno ancora, anche di politici ce ne sono stati di caratura non indifferente! Forse il problema sono quelli cresciuti con l'idea che i sistemi che altri hanno costruito siano un fatto naturale assodato e che a loro tocchi solo predarli, senza andare lontano basta vedere le vicende Esselunga.

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    2. Di quei personaggi conosciamo la narrazione, che non è detto corrisponda alla realtà dei fatti. Di fronte anche a una sola menzogna, e ne subiamo quotidianamente, è lecito non credere più a nulla e non fidarsi più di nessuno. Neppure di Ford, Toyota ed Olivetti. Certo, il loro mito può essere accattivante, ma le probabilità che sia un mito e null'altro sono troppo elevate per potergli prestar fede.

      "La fiducia è una cosa seria, e si dà alle cose serie". (cit.)

      Chi guarda le cose con la dovuta freddezza, la fiducia smette di darla punto e basta.

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    3. Che facciamo? Deifichiamo i consumismi e gli industrialismi, che ne hanno beneficiato. Comunque una buona notizia: la Moulinex ha cominciato a garantire per i suoi prodotti la riparabilità per 10 anni a costo adeguato. Si vede che l'obsolescenza programmata breve non è più una regola imposta dal consumismo. E d'altra parte prima o poi doveva finire lo spreco consumistico di materie prime in un mondo dalle risorse in esaurimento. Speriamo che i prodotti in futuro si possano riparare e durare decine e decine di anni. Ovviamente è necessario anche un cambio di paradigma, ma penso non potrà essere totalmente indolore.

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    4. Gli extracomunitari in Italia sono circa il 5% regolari, più un numero variabile ed ignoto di irregolari. Nell'insieme, comunque, non si arriva al 10% della popolazione che è certamente moltissimo per un paese che avrebbe urgente bisogno di ridurre la propria popolazione, ma non è neanche l'invasione con cui alcuni fanno carriera politica.
      A mio personalissimo avviso, la pertinacia di molti partiti nel negare il problema è un eccellente viatico per portare al governo partiti "fascistoidi" (senso lato) in tutta Europa. Il paradosso ungherese direi che è esemplare.

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    5. @Key
      Non parlo di santi ma di persone con testa, Ford applica il tailorismo con il minimo di testa per valutare che sottopagare gli operai uccide la base di consumatori, Toyota aggiunge l'idea della produzione di qualità tramite la qualità applicata ad ogni passaggio in modo da ridurre la necessità di scartare prodotti finiti, Olivetti interpreta il tailorismo in chiave sociologica e decide di rendere meno gravosa la singola mansione e di coinvolgere i dipendenti nella famiglia-azienda al fine di migliorare la produzione sia in efficienza che in qualità.
      Non vedo in questo un elemento di "santità" ma di logica, peraltro ogni miglioramento ha portato ad un efficientamento nell'uso di risorse. Dal lato politico purtroppo abbiamo da tempo gravi carenze, l'idea del liberismo con la sua "legge della giungla" è probablmente il parassita acefalo che ha reso pericoloso il buon lavoro di molti: la competizione sfrenata porta ad un marketing in funzione push sui consumi finalizzato a creare bisogni artificiali per poterli soddisfarea prescindere da sprechi e carico sulle risorse.
      Se vuoi ridere il valore del salario massimale per Olivetti era determinato moltiplicando quello del livello più basso (5 volte se ricordo giusto) mentre adesso un CEO prende milioni mentre il livello più basso non arriva a 1000 euro..... Stranamente con il sistema Olivetti l'Italia ha conquistato il mondo, con i mega CEO galattici siamo diventati un disastro e parallelamente siamo passati da un territorio ostile ma tenuto "a giardino" ad un dissesto idro-geologico epocale.

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    6. Jacopo, credo che, se si considerano anche gli irregolari e gli stranieri che hanno acquistato la cittadinanza, si superi il 10%: https://www.lenius.it/stranieri-in-italia/
      Andrebbe però considerato che ci sono molti italiani all'estero, e anche questo influisce sulla popolazione residente nel nostro paese.
      Credo che però l'aspetto fondamentale non sia tanto la fotografia attuale (che già è problematica) ma il lato dinamico: se si vedono le proiezioni demografiche di Africa e Sud Asia, finora non abbiamo visto che le goccioline prima del temporale.

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    7. Più che fascistoide sono democratici nel senso di sovranità popolare nelle decisioni politiche.
      Nella Europa "liberale" sono invece castalie autoreferenziali e cosmopolite a decidere. Quando le cose non vanno bene, c"è un presunto diritto internazionale a svuotare e annullare i poteri (esecutivo e normativo) nazionali.

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    8. fai bene a puntualizzare che non parli di santi, perchè la caratteristica principale del santo è che, dopo attenta introspezione interiore e illuminazione tratta dalla divina Parola, almeno loro si accorgevano di essere preda di ipocrisie ed avidità terrene, come le persone con la testa di cui parli e le locuste in genere. In fondo Conte coi ristori fa uguale, tanto sia lui che loro sono uniti dalla speranza che a pagare il conto alla fine sarà l'ecosfera. A loro è andata bene, a Conte e a noi andrà bene? Quando ero ragazzo, i vecchi di una terra che fu di eroi e poeti, culla del Rinascimento, cantavano ancora in ottava rima: "Si mangia e si beve a questa mensa, qualchedun pagherà che non ci pensa". Che avvilimento vedere dove siamo finiti. Umanamente parlando.

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    9. Gaia Baracetti, di sicuro abbiamo visto solo goccioline di un temporale in arrivo. Su quante siano, dipende molto da come si contano. Per questo ho specificato "extracomunitari" perché solo di romeni ce ne è circa 1 milione. Ma sia per un fatto legale (ci sono dei trattati), sia per un fatto ideale, non li annovero fra gli stranieri. Non più di quanto l siano un milanese in Calabria o un parigino in Alvernia (detto da un calabrese che vive in Alvernia).

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    10. Io vivo in Carnia e sono di Udine, e mi sento straniera :)
      In realtà dipende se si considera l'aspetto culturale, quello della mera distanza, o l'impatto sull'habitat. Per esempio, restando al mio piccolo caso specifico, mi sembra che l'esodo dalla montagna del Friuli Venezia Giulia abbia contribuito non poco a distruggere la campagna attorno a Udine attraverso l'urbanizzazione, e parliamo di poche decine di chilometri e gente quasi uguale...

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    11. Quando si parla di ambiente è sciocca la distinzione tra comunitari e extracomunitari. Quando si parla di ambiente, quel che conta è quanta gente sta su una certa porzione di territorio, possibilmente considerando una porzione adeguatamente ridotta del territorio stesso (non oltre il livello provinciale). Qualsiasi cosa che provochi "travasi" tra zone lontane o anche adiacenti incide sull'effetto ambientale delle presenze, indipendentemente dalle provenienze nazionali, internazionali o interne (da riproduzione locale).

      Sviare il discorso su altri livelli non fa che confondere le acque, deviando dal piano analitico a quello ideologico. Mi fa specie che si oscilli in modo tanto estremo tra scienza e ideologia, scegliendo l'una o l'altra a seconda della piega che prende l'analisi. Una persona sospettosa potrebbe ipotizzare la malafede di chi agisce a quel modo.

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    12. un milanese in Calabria o un parigino in Alvernia (detto da un calabrese che vive in Alvernia) - un'esempio e una conseguenza di distruzione dell'ecosfera. Ma continuiamo con queste scemenze deleterie, che la ricerca è considerata più potente di ogni tendenza umana, sicuramente perchè manca la tranquillità interiore, psichica e spirituale. E' in fondo la condanna di Adamo ed Eva, ma questo è un discorso tabù.

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    13. Sulla questione comunitari-extracomunitari bisogna fare una distinzione specifica, esistono comunità paragonabili e imparagonabili, diciamo che una linea semplice la potremmo fare su comunità industriali e preindustriali (o tailoriste e non): le comunità industriali prevedono un certo livello di ordine garantito da una sovrastruttura che fornisce anche coordinamento e infrastruttura generalmente sovrapponibile con lo stato, le società preindustriali non sono dipendenti da questo ma prevedono una grandissima libertà di predazione in base alla capacità individuale. In questo senso in Italia le mafie si comportano come nuclei pre industriali in una società industriale ma paradossalmente più si integrano meno sono "mafie" e più diventano aziende, il fattore illecito è semplicemente dovuto al miglior margine di profitto (ma Alphabet di Google è così diversa?) e tendenzialmente evitato dove possibile se i rischi superano i benefici.
      I comunitari industriali possono muoversi relativamente liberamente all'interno del loro territorio senza reali bariere, condividono la struttura base d vita ed il sentire comune necessario alla gestione delle risorse, le differenze sono generalmente sui dettagli più che sulle linee generali: le leggi ambientali differiscono relativamente poco tra paesi e formano vaste aree omogenee, altrettanto vale per grandi fette del diritto civile e penale infine i comportamenti socialmenet censurati sono altrettanto omogenei. L'esempio italiano dimostra come l'integrazione di cittadini europei dell'ex URSS sia stata meno problematica dell'integrazione di persone provenienti dall'Africa sia mediterranea che subsahariana, nel caso africano addirittura è complicata la convivenza tra etnie specifiche diverse: le etnie arabe vedono con diffidenza gli africani e tra etnie interne di questi grupp vi sono dissapori tribali. Da milanese la stessa cosa mi raccontavano avvenisse tra immigrati dal meridione, persone con faide quasi secolari si trovavano dirimpettaie con le evidenti conseguenze del caso, ovviamente la questione si è autorisolta con l'integrazione nel lavoro industriale dove ogni controversia andava in secondo piano rispetto alla necessità di completare il lavoro....
      La distinzione è quindi fondamentale perchè a parità di densità divesi sistemi consumano le risorse in maniera diversa, noi stiamo adattando il nostro a un impatto minimale ma abbiamo tra noi persone che vengono da culture che vedono nella rotazione tramite incendio un sistema normale di agricoltura.

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    14. Voliamo basso. Io so che tutti coloro che arrivano dove sono nato e vivo io finiscono per defecare nello stesso fiume, ormai ridotto ad una fogna a cielo aperto per eccesso di defecatori, troppi dei quali arrivati da qualche altrove.

      Il principio è semplice e verificabile senza neppure uscir di casa. Se cinque persone mettono a disposizione il loro "materiale" e lo spargo nell'orto, mi fanno ancora un favore (appurato che non siano malate o portatrici di parassiti) perché ne ricavo patate grandi il doppio, ma se a depositare il loro "materiale" nel mio orto sono cinquantamila persone, la cosa cambia parecchio, perché non ci nasce neppure più la gramigna, altro che patate. E sicuramente mi becco l'epatite o il colera.

      Il resto sono disquisizioni sui massimi sistemi.

      P.S. Lo so che ci sono ANCHE altri fattori, ma si tratta di fattori PEGGIORATIVI, per cui conviene partire dal caso minimo verificabile che ho citato, apportando correttivi abbondantemente prudenziali (accogliendo meno gente, cioè nessuno e, se possibile, accompagnando all'uscita chi già c'è e non dovrebbe esserci avendo un altro "altrove" assegnatogli non da me, ma dai suoi genitori, che faranno quel che serve per rendere gestibili le conseguenze delle proprie decisioni in merito alle quali io non ho avuto voce).

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  6. Articolo interessante, in alcuni aspetti troppo ideologico ma fondamentalmente condivisibile nei presupposti anche se.....
    La lucida analisi dell'idea attuale di decrescita a 2 velocità è chiaramente validissima, ovviamente bisogna chiarire che non si può usare la solita strategia dell'"armiamoci e partite" quindi bisogna calibrare le richieste di sacrifici, ovviamente la logica vorrebbe che chi più consuma a più rinunci ma non vedo proprietari di jet privati in prima fila nella casella dei morigerati.
    Sulla questione del riciclo bisogna fare dei distinguo, molto è riciclabile al 100% se si include la biosfera: HCNO sono la base della vita organica e liberabili per combustione quindi riciclabili al 100% passando dalla biomassa-atmosfera, altrettanto si può considerare per tutti gli atomi concentrati dal vivente, Si Fe Mg e Al sono sovrabbondanti, per il resto basta valutare le abbondanze relative planetarie (https://it.qaz.wiki/wiki/Abundance_of_the_chemical_elements). Molto del problema dei materiali "esotici" è la comodità d'uso, le tecnologie al grafene già minacciano molte nicchie delle terre rare ma sono ancora immature mentre altri campi sono apribili con adeguati studi, ovviamente il problema maggiore è la componente economica: riconvertire è costoso, i brevetti sono coatosi, sono necessarie nuove competenze quindi si usa il vecchio finchè i costi delle materie usate (20% alla peggio) non si mangiano via tutto il profitto ed un po' oltre. Come il Prof. Bardi potrà confermare la grafite comune ha una conducibilità migliore di quella del rame lungo i piani e, ove la tecnica lo consentisse, sarebbe un ottimo sostituto per i cablaggi in rame, riciclabile al 100% tramite combustione: grafite + ossigeno = CO2, assorbita dalle piante e riottenibile dalla biomassa, non soggetta a degradazione ambientale (vedesi mine delle matite) quindi da riciclare solo a fine vita.
    Il nodo gordiano energetico è ancora in fase di sviluppo, proprio in Italia con ENI si sono però visti ottimi lavori sull'utilizzo del fortovoltaico e termodinamico nel deserto o su acqua (in particolare il fotovoltaico galleggiante ha rese ottime tramite il raffreddamento delle celle), sull'integrazione metano-idrogeno da affiancare ad altre tecnologie per l'accumulo e così via. Interessante anche il lavoro sulle alghe che sono il mio cruccio (https://realprospettive.blogspot.com/2020/01/biomassa-dalle-alghe-techiche-e.html)e che vedo benissimo come concentratori di energia e atomi: biologicamente il vegetale è un concentratore primario di risorse (atomi) da terra e acqua, contemporaneamente è il raccoglitore primario di energia diffusa (solare). Non escludo neanche la possibile risorgenza del nucleare come fonte possibile ma vedo bene le prospettive per il lavoro sulla fusione lattice assistita (https://www1.grc.nasa.gov/space/science/lattice-confinement-fusion/) coerenti con molti lavori già accumulati (https://lenr-canr.org/) ma con alcuni tentativi piuttosto imbarazzanti che ne hanno offuscato il nome (il "bollitore di Rossi" come qualcuno lo ha chiamato).
    In conclusione ribadisco il mio apprezzamento per aver messo l'accento sulla spinta a far pagare il prezzo del "green" solo ad alcuni, d'altra parte vedo anche una vena di disfattismo al momento non ancora giustificata. Molto dipenderà più dalla volontà più che dalla possibilità, domani non sarà sicuramente uguale a ieri ma sicuramente non sarà possibile che sia come nei "bei tempi andati", ricordiamo sempre che la tecnologia esite in primis come tecnologia bellica e quell'ambito non ha mai visto passi indietro!

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    1. Il fotovoltaico nel deserto è devastante per gli ecosistemi rari e delicati che lo abitano. Solo l'egocentrismo umano può pensare che, siccome nei deserti noi non stiamo bene, siano "vuoti". Probabilmente il "fotovoltaico galleggiante" sarebbe altrettanto distruttivo per la vita marina e costiera, per la cosa in sé e per come portare materiali ed energia su e giù (noi non viviamo in mezzo al mare ma sulla terra).
      Riguardo alle alghe, probabilmente è meglio lasciar stare anche lì: https://www.lowtechmagazine.com/2008/04/algae-fuel-biof.html
      Non facciamoci fregare dai titoli promettenti, ogni nuova tecnologia è un ulteriore disastro, qualcosa di nuovo dovremo adottare ma meglio cominciare con la riduzione, ha ragione Simonetta.

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    2. Sull'idrogeno è uscito il nuovo articolo di Turiel. A quanto pare c'è poco da farsi delle illusioni.
      Tra l'altro c'è chi investe senza ritegno confidando che poi paghi la collettività.

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    3. @Gaia
      Sul fotovoltaico sarei d'accordo per la fascia desertica costiera, purtroppo la questione è puramente accademica in quanto è anche il luogo dove nuvole e vento rendono un installazione poco attrattiva. Le zone utili sono relativamente poco interessanti e l'effetto di una foresta di parasole fotovoltaici potrebbe solo aprire nuove nicchie.
      Sul fotovoltaico galleggiante si parla prevalentemente di bacini artificiali già in essere (contano gli ecosistemi creati dall'opera umana?) o nei deserti marini (le zone dove l'ossigeno disciolto è insufficiente per la vita), la questione sarebbe vedere se sarà possibile davvero eseguire la catena di produzione di idrocarburi in loco (H+CO2 a dare CH2 in catena e O2).
      Sulle alghe non propongo la versione del petrolio, sono però ottime per concentrare gli elementi dispersi nell'acqua e parallelamente sono dei concentratori di energia :raccolgono l'energia solare diffusa e la trasformano in energia chimica stabile, immagazzinando i prodotti concentrano nel tempo l'energia.

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    4. Anonimo, è tutta questione di petrolio convenzionale. Quando dai circa 70 mbd attuali si passerà alla metà, scisti, sabbie, rinnovabili, idrogeni o tutte le tante scoperte energetiche semi fantastiche e fantasiose, faranno una brutta fine. E noi insieme a loro, visto che la contrazione pianificata dell'economia è quasi impossibile, ma non si sa mai.

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    5. Non ho capito il tuo commento. Stai dicendo che la distruzione di habitat desertici non è un problema? Cosa sono i deserti marini? Una volta che le alghe hanno concentrato l'energia, cosa ne faremmo?

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    6. raccapricciante. Deserti marini, dove c'è solo morte per anossia. Forse Atanasius vede nel futuro.

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    7. Da sempre il problema non è la tecnologia, è la crescita. Da sempre usiamo la tecnologia per ampliare la nostra nicchia ecologica e questo è il risultato. le tecnologie attualmente in fase di elaborazione servirebbero per ampliare o per restringere la nostra nicchia? E' tutta qui la questione e mi pare che la risposta sia ovvia.

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    8. Jacopo, èurtroppo le persone questo non lo capiscono o non lo vogliono capire. È come quando si sente dire che siamo riusciti ad aumentare la produttività agricola, quindi bene, vuol dire che possiamo sfamare più persone, possiamo essere in più sul pianeta, Malthus aveva torto, eccetera eccetera.
      Nessuno che si renda conto che aumentare la produttività agricola ha significato aumentare la quantità di mondo sfruttata per gli esseri umani; nello specifico, distruggere habitat acquatici con il prelievo e l'inquinamento, estrarre combustibili fossili e produrre fertilizzanti con le conseguenze che sappiamo, annientare le forme di vita con pesticidi ed erbicidi, e quindi niente più "erbacce" né gli insetti che se ne cibano, e quindi niente uccelli, muoiono anche le api, muore tutto...
      Ma no, la gente pensa che siamo magicamente riusciti a fare pannocchie più grosse senza cambiare nient'altro al mondo, così, puf!

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    9. @Gaia
      Osservo semplicemente come sia eccessivamente attraente la parola Habitat, goni modifica di un insieme di condizioni modifica un habitat e quindi lo distrugge, naturalmente potremmo vederlo con la sedimentazione fluviale che distrugge le acque profonde trasformando l'"habitat fluviale" in "habitat palustre". Ovviamente qundi un miglioramento delle condizioni al duolo di una zona desertica ne distrugge l'habitat, da millenni pratica umana causata dall'irrigazione.... Poi lasio a te valutare ma dubito che esista un modo di creare condizioni peggiorative per un deserto semplicemente aggiungendovi "rocce hi-tech" come i pannelli solari.
      I "deserti marini" sono tecnicamente "deserti biologici oceanici" un mix di zone anossiche (alcune costiere altre come il Mar Nero o zone del Golfo Persico) e di zone povere di nutrienti: le zone centrali degli oceani sono povere di nutrienti essenziali per la vita delle alghe (minerali, ferro e simili) e relativamente poveri di CO2 disciolta per cui manca un apporto di O2 biologico e di energia condensata indispensabile per mantenere un ecosistema. Un buon accenno quì: https://www.sciencemag.org/news/2008/01/oceans-biological-deserts-are-expanding .
      L'energia concentrata và benissimo come alimento o per mille processi industriali, in base al contenuto delle alghe si può scegliere. Alcune alghe sono usate per depurare l'acqua da contaminanti, in questo caso vanno benissimo come fonte di combustibile e per recuperare gli inquinanti se utili, altre si integrano bene con la gestione delle acque fognarie e sono un complemento ideale per i foraggi allo scopo di aumentarne il contenuto calorico e proteico, altre ancora sono biofabbriche perfette per la produzione di svariati precursori chimici, come vedi le opzioni sono molte. Di fondo le alghe unicellulari sono in primis dei batteri a cui non devi dare da mangiare e si prestano quindi a tutti gli usi dei batteri, in generale poi ogni alga è una pianta povera di lignina e cellulosa quindi fondamentalmente più facile da digerire, in Giappone ho avuto il piacere di assaggiare molte zuppe e piatti gustosi fati su quella base e mi è stato riferito che vengono apprezzati soprattutto dagli anziani in quanto facilmente digeribili ma ricchi di tutti i nutrienti.
      @Mago
      Sembra strano ma i deserti marini sono sempre esistiti ed a volte hanno avuto ruoli importanti nel sagomare la biosfera attuale, gli eventi anossici (https://it.wikipedia.org/wiki/Evento_anossico) spesso sono fenomeni locali puramente naturali e a volte sono eventi globali. Non lo trovo ma avevo visto un articolo che proponeva di usare l'acqua prossima al fondale oceanico per raffreddare i pannelli con il doppio beneficio di ridurne ulteriormente le temperature (aumento di resa) e contemporaneamente permettere di recuperare il deserto biologico fornedo alle acque di superficie i nutrienti del fondale.

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    10. Athanasius, ma cosa vuol dire "peggiorative"? Peggiorative per chi? Per te e per me? Ma non siamo noi gli abitanti del deserto! Nel film "Planet of the humans" si vede molto chiaramente come la costruzione di larghi impianti di pannelli fotovoltaici nei deserti degli Stati Uniti abbia portato alla distruzione delle poche popolazioni rimaste di alberi rari, e conseguentemente di tutto l'habitat. Se poi tu pensi che sia giustificato, siccome ogni azione umana ha un impatto e siccome il deserto non ci piace, finire di distruggere i pochi habitat selvaggi rimasti per un nostro vantaggio, non so che dire.
      Quanto dici sul fondale oceanico, scusa se mi permetto il termine, è agghiacciante. Hai idea del danno che una cosa del genere farebbe? Il fondale oceanico è popolato da creature incredibili, in gran parte ancora non conosciute, è un ecosistema delicatissimo che stiamo già minacciando con la pesca e adesso anche con l'estrazione di minerali, e tu vuoi andare a prendere l'acqua fredda pensando addirittura che questo migliori un fantomatico "deserto biologico" di superficie, cioè tu vuoi stravolgere completamente un equilibrio naturale e delicato pensando che l'essere umano debba ridisegnare l'intero pianeta come più gli comoda, spostando nutrienti, acqua, materia, uh qui è troppo secco lo bagno un po', qui è troppo freddo lo scaldo, ma stiamo scherzando?? Ma hai idea che questo sistema si autoregola benissimo e non ha nessun bisogno che noi andiamo in mezzo all'oceano a stravolgerlo secondo i nostri egoismi e le nostre conoscenze parziali? Ci rendiamo conto che questo genere di cose ha conseguenze imprevedibili e potenzialmente irreversibili su -se non ci importa della biodiversità - disponibilità di cibo, stabilità climatica, assorbimento di CO2?
      Mi sembrano i discorsi anni '60 secondo cui siccome in montagna c'era "tanta acqua" ed era uno "spreco" lasciarla lì, bisognava fare delle mega centrali idroelettriche per sfruttarla. Risultato: bucate le montagne, distrutta l'economia locale nella misura in cui dipendeva dalla pesca, dalla fluitazione e dai mulini, prosciugato l'ecosistema, devastato il paesaggio, impoverito l'habitat, disastri come il Vajont, zero guadagni per gli abitanti, lago raffreddato con il suo ecosistema distrutto, morie di pesci, cementificazione,... era gente che ragionava come te: "ho sentito che sarebbe conveniente spostare l'acqua cinquanta chilometri più in giù per fare elettricità! Bella idea, no? Conveniente!"
      Ma hai mai visto non dico questi ecosistemi tu stesso, ma almeno un documentario, per renderti conto della devastazione che queste tecnologie comporterebbero per ecosistemi marini delicatissimi?
      Scusa il tono aggressivo ma davvero sentir parlare della distruzione della vita sul pianeta con tanta leggerezza, ancor più se il discorso è condito con pseudoconoscenze biologiche, è terribile.

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    11. https://peakoil.com/consumption/the-invisible-oiliness-of-everything
      non è che non vogliamo sostituire un mondo che va a fossili col solito mondo che va con altre forme di energia. E' che non possiamo, a meno di cambiarlo con un altro con un bel cambio di paradigma. Mi fa ridere Boris quando dice che anticiperà il divieto di vendita di auto termiche in GB di 10 anni al 2030. Questo significa solamente che dopo il 2030 non ci saranno più idrocarburi da buttare nella mobilità privata, come ora non ce ne sono più da sprecare in turismo internazionale aereo o navale.

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    12. @Gaia
      Il deserto lo conosco molto bene sia di persona che per documentari e simili. Come potrai notare ho addirittura fatto una distinzione tra zone costiere e deserto propriamente detto, il deserto è tale per la completa assenza di vegetazione quindi non è riferibile a varie zone desertiche ma non deserte.
      Per il resto la versione per la quale ogni atto umano è nocivo da parte di chi possiede un mezzo per scrivere su un blog mi sembra vagamente ipocrita.... Anche solo la scrittura su carta prevede un buon lavoro umano per essere possibile, se parliamo poi di IT direi che di risorse a priori ve ne sono state investite molte!
      Io in particolare sono per l'armonizzazione tra l'umano e la natura, non ritengo la visione monistica con l'uomo come male assoluto molto convincente, siamo una specie in overshoot come migliaia di altre prima di noi e per questo ne pagheremo le conseguenze ma leggere certe cose mi rimane ridicolo. Quando si parla di natura è comune che una specie ne soppianti anche molte altre quando la sua efficacia biologica è migliore, gli stessi deserti marini sono da sempre il frutto di cicli a cui gli uomini non hanno potuto partecipare (nel giurassico direi che di dinosauri con l'aereo non se ne vedevano). Fissarsi sull'idea che gli habitat siano dei cristalli immutabili è pericoloso, la California dimostra bene il problema :si è limitato l'intervento umano dei forestali per salvare gli habitat, l'accumulo di biomassa ha quindi riaperto il ciclo degli incendi incontrollati comuni prima dell'arrivo dell'uomo (vedi Australia).
      Attenzione a non volerti sostituire alla natura con il pretesto di "salvare la natura", chi disprezza la natura umana "a priori" dovrebbe cercare di applicare prima a sé stesso i propri dogmi!

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    13. Non volevo dire che ogni atto umano è nocivo o che l'uomo è il male assoluto. Semplicemente non mi sembra il caso di pensare a come espandersi ulteriormente nei pochi habitat rimasti relativamente intatti finora, che era quello che tu proponevi con le varie soluzioni elencate. La mia polemica si limitava a questo. Se mi parli di mettere pannelli fotovoltaici sui tetti o cose del genere è un altro discorso.

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  7. In Italia, ma non solo, uno dei problemi più insormontabili è che non esiste un partito politico che sia veramente a favore della decrescita - una decrescita non traumatica, equa, ecc, ma comunque decrescita, almeno fino a rientrare nei limiti.
    Vediamo come è stata gestita, economicamente, questa crisi del Covid: anziché utilizzare le risorse disponibili per quello che veramente serviva, cioè potenziare il sistema sanitario e aiutare, ma senza strafare, chi era veramente in difficoltà, e finanziare questo tassando le grandi ricchezze e riducendo la spesa improduttiva, cosa si è fatto? Debito a non finire, bonus per tutti per le spese più assurde, soldi ad aziende che poi pagano le tasse all'estero... e l'opposizione, anziché proporre una strada alternativa, ha proposto più di questa cosa e meno di quello che servirebbe. Non esiste una vera scelta per l'elettore.
    In più, giornalisti, commentatori, teste pensanti si sono accodate a questa visione del mondo: come fare a farsi prestare più soldi, bene se il Pil non cala tanto, servono più bonus, più spesa...
    Come si fa a far sentire a un largo pubblico voci veramente alternative?

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    1. Gaia, LTG è stato digerito solo da 700.000 umani sulla faccia della Terra: questo dovrebbe farti capire tutto. Totalmente inutile sperare in un cambio di paradigma pianificato e accettato da tutti a livello internazionale, comunque mi pare da dove ha picchiato sodo il covid, che i paesi più anarchici, ehm, democratici o popolati o ricchi ne stiano buscando, più di quelli che sono più in equilibrio con le loro risorse. Pianificazione o casualità?

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    2. Non definirei la Cina in equilibrio con le sue risorse: vivono come sardine, in mezzo a un inquinamento tremendo, e per sfamarsi arraffano terreni agricoli e pesci da tutto il mondo. Con tutto il rispetto per il popolo cinese e per come, a quanto pare, sono riuscivi a tenere sotto controllo il Covid.

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    3. la cina è una dittatura di mercato. Noi siamo un'economia di mercato. La differenza? Loro comandano al mercato, noi ne siamo comandati. A noi non ci piace sottostare ad un dittatore, ma nei momenti neri una dittatura ci vuole, nera o rossa che sia. Succedeva così anche ad Atene, culla della democrazia.

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    4. "Atene culla della democrazia" è un altro bel mito. Ne abbiamo una quantità indefinita.

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    5. Io stavo semplicemente contestando l'affermazione che il Covid abbia risparmiato i paesi in equilibrio con le risorse: magari fosse così.
      Riguardo al farsi piacere la dittatura o no, sinceramente io sono molto contenta di vivere in Italia e, mercato non mercato, non mi piacerebbe essere torturata a morte o lasciata morire di fame in una cella o costretta ai lavori forzati a causa della mia appartenenza etnica o religiosa, tutte cose ampiamente documentate nella Cina contemporanea, ma a ciascuno il suo.

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    6. io mi riferivo ai momenti neri che arriveranno o dovrebbero arrivare quando non ci sarà più petrolio sufficiente per garantire consumi inutili e diritti esagerati. Anche continuare a fare i signori coi prodotti cinesi a prezzo stracciato e le materie prime dei paesi poveri in fondo non è eticamente giustificabile. D'altronde ognuno la può vedere come gli pare. Il tempo sarà comunque galantuomo.

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  8. Buongiorno,
    Questo post non so perché mi ha fatto tornare alla mente quel famigerato articolo di T. Padoa Schioppa, buon'anima, che fu ed è ancora oggi ampiamente disprezzato perché osò accennare che le politiche (si riferiva a quelle europee) avrebbero presto dovuto invertirsi per fare in modo di riavvicinare le persone alla "durezza del vivere". Ora, concordo con chi disse allora che aveva un bel dire, il ministro (allora era ministro nel governo Monti, mi pare), ma la durezza del vivere non l'aveva mai conosciuta personalmente (era di famiglia assai benestante). Però non si può soppesare le idee sulla base del censo di chi le propone. Altrimenti dovremmo buttare a mare buona parte del sapere umano. Non so nemmeno cosa intendesse dire precisamente il ministro (l'articolo era molto breve) però la locuzione incriminata mi pare validissima: vero è che c'è tutta una cordata di teste, anche valide, che sogna il trans umanesimo e la semi immortalità ma qui pare che il destino dell'uomo, forse per la prima volta nella storia, sia passato in secondo piano. Ritrovare un equilibrio uomo/natura significa proprio riscoprire la durezza del vivere; il che significa ritornare ad avere un rapporto rispettoso con l'alimentazione, con il territorio, con il proprio corpo, con il prossimo. E cioè: meno cibo "fatto", meno urbanizzazione, meno sanità (contrastare le iatrogenesi di cui parlava il filosofo Ivan Illich), meno libertinaggio (la famiglia è per la crescita come il freno a mano per l'auto che vuole correre). Dico ciò con la consapevolezza che ci saranno sempre eccezioni, ossia individui che cercheranno, anche solo per indole, di evitare queste varie espressioni della "frenata", ma lo faranno a loro rischio e pericolo perché la norma sarà chiara (mentre oggi è facile ogni vizio perchè ortodossia ed eresia sono indistinguibili) e il giudizio degli altri implacabile e magari pure violento.
    Ma ciò significherebbe tornare indietro, in fin dei conti, e chi propone questa soluzioni sarà detto nostalgico. Chiedo a Simonetta e a tutti se vi sia un'idea di decrescita che non comporti un ritorno.
    Cordiali saluti

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    1. Io penso che semmai non esiste un'idea di decrescita che comporti un "ritorno". Penso che quest'idea sia utilizzata dai detrattori della decrescita per liquidarli in poche parole: "non si torna indietro." Ovvio che non si torna indietro. Non sarebbe né possibile né desiderabile. E poi, indietro dove? Al Medioevo? Al Rinascimento? A quando non si sapeva che esiste l'America?
      Questo non significa però non guardare al passato e vedere se c'è qualcosa di utile che si può recuperare, come tecnologie a minor impatto, visioni del mondo più olistiche, eccetera.
      Il futuro è tutto da scrivere; per quanto mi riguarda scegliere la "decrescita" (concetto utile anche se imperfetto) significa provare a guidare e gestire l'inevitabile anziché subirlo come stiamo facendo (per esempio, anziché ostinarci a cercar di "far ripartire i consumi" con misure distruttive e inefficaci, dovremmo pensare a un'economia che soddisfi i nostri bisogni reali senza crescita economica a tutti i costi).
      Chiedo scusa al moderatore per tutti i commenti con cui ho riempito questa pagina, ma l'argomento mi sta a cuore.

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    2. I nn cred che neppure esista la possibilità di "tornare indietro". Se anche perdessimo tutto o buona parte dei vantaggi acquisiti negli ultimi 50 anni, ci troveremmo in una situazione completamente diversa da allora. Anche sotto il profilo degli usi e costumi, non è affatto detto che una società futura altrettanto povera di una del passato torni alle usanze di allora. Molto più probabilmente, ne elaborerà di nuove, più o meno adattate al diverso contesto.

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    3. Salve, ho voluto correlare il concetto di ritorno con quello della durezza del vivere e chiedevo se può esistere un'idea di decrescita meno... dura (secondo me no)
      Se il covid arrecasse infertilità diffusa a tutti i "contagiati" e se tutti gli abitanti della Terra si prendessero il covid, bloccando tutte le nascite senza via di scampo, impiegheremmo circa 70 anni per dimezzare la popolazione mondiale, al ritmo di 55 milioni all'anno (media attuale). In realtà la popolazione mondiale aumenta di 80 milioni ogni anno. Come si può pensare di influire su questi dati? È pressoché inevitabile che per la massa siano necessari sacrifici (letteralmemte). Quindi il progetto di ricerca di unipi cosa insegue? Buone pratiche per far sì che i governi possano applicare più incisivamente politiche di sacrificio? Attendero' le prossime puntate
      Saluto cordialmente

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    4. Nella nostra società (occidentale, ma anche nei paesi poveri) tolleriamo dei lussi spaventosi. Non c'è nessun bisogno che un singolo possieda più ville con piscina, si sposti con jet privati, abbia centinaia di vestiti costosi che non mette, sia unico proprietario di enormi tenute o intere isole, eccetera.
      Si potrebbe cominciare da lì.

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    5. Cara Gaia come hai ragione! Intollerabile! esproprio proletario!!
      anzi, gia' che ci siamo non dobbiamo tollerare lussi spaventosi come i SUV!
      Ma che dico SUV! Tutti mezzi di trasporto personali sono intollerabili, computer personali, elettrodomestici privati, abitazioni private, telefoni portatili, viaggi all'estero, console per videogiochi, riproduttori musicali, personal shoppers, wedding planners, palestre, integratori alimentari, cibi esotici, surgelati, animali da compagnia! Possiamo vivere benissimo senza questi lussi inutili e dannosi, senza contare i risparmi energetici e le infrastrutture che potremmo eliminare.
      Ah come si stava bene ai tempi del mulino bianco, quando tutto era naturale e la gente normale cominciava a lavorare a 6 anni e si spezzava onestamente la schiena fino alla veneranda eta' di 45 anni quando spirava serenamente di qualcosa imprecisato senza che nessuno cercasse di dare la colpa al coviddi.
      pablo

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    6. Pablo, l'incapacità di capire il concetto di "via di mezzo" e l'abitudine a estremizzare qualsiasi idea al solo scopo di liquidarla facilmente sono tra i motivi per cui non stiamo facendo i progressi che dovremmo fare nel risolvere i problemi.

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  9. Bel post, il primo di una serie, lo avevo già letto e commentato sull'altro blog.

    Da quì al 2050 si può immaginare vari livelli di collasso, tutti suggeriscono che l'Italia scoppierà finanziarimente assai prima del 2050.
    https://youtu.be/SWXuvcM5HNw
    Il collasso meno ripido sarebbe quello preferibile da quì al 2050.

    Purtroppo, non si scampa entro il 2050 nel Mediterraneo da GP2 o dalle GP2: ci si doveva pensare 20 anni fà. L'Italia avrebbe dovuto prepararsi alle GP2, l'assenza di preparazione comporta l'emersione delle condizioni iniziali al contesto nel Mediterraneo 2050: siamo diretti a tutta birra dentro l'universo pessimista, meno probabilmente in quello atteso.
    https://youtu.be/VwakFIefKY4

    L'estinzione del popolo italiano è cosa reale nel XXI°secolo, perchè la BOMBA DEMOGRAFICA AFRICANA è una minaccia REALE E PRESENTE alla sopravvivenza del popolo italiano.
    http://www.climate-change-wars.tk

    Sarebbe assai utile scantonare per l'umanità la WWIII nel 2050, se la Russia vendesse a pezzi la Siberia a Cina, India, Iran, Pakistan-Bangladesh. Anche così, molto probabilmente scoppierebbe una WWIII tra il 2050-2100 a causa della sovrappopolazione e danni da climate change. Insomma, l'eccesso di popolazione andrebbe smaltito con politiche reattive in qualche modo, dato che manca il controllo demografico planetario.

    https://youtu.be/yLMKQBVQL9Y

    Dopo la WWIII (esplosa nel 2050 oppure tra il 2050-2100) è possibile immaginare che dopo il 2100 la WWIII abbia rimosso tutto l'eccesso demografico ed abbia fatto maturare l'umanità, la quale convivendo con danni da climate change, implementerebbe per vari secoli politiche di controllo demografico planetarie, per prevenire future guerre, nell'attesa di una recovery in circa 1000 anni con il riassorbimento dell'eccesso di CO2 (ma non per il metano uscito dagli idrati di metano, sarà sempre conveniente per l'umanità bruciare metano proprio per convertirlo in CO2).

    https://youtu.be/z4CCSxBcNX4

    Altresì esiste un path alternativo: dopo la WWIII (esplosa nel 2050 oppure tra il 2050-2100) è possibile immaginare dopo il 2100 altre guerre regionali, per climate change e sovrappopolazione, SE la WWIII non avesse abbattuto il tutto l'intero eccesso demografico sulla Terra!. Prima o poi, a suon di guerre regionali s'eliminerebbe l'eccesso demografico e passerebbe l'idea nella testa degli esseri umani, dell'utilità di politiche di controllo demografico planetarie, per prevenire guerre. Danni da climate change e politiche di controllo demografico, durerebbero circa 1000 anni, il tempo di riassorbimento naturale dell'eccesso di CO2 (ma non per il metano uscito dagli idrati di metano, sarà sempre conveniente per l'umanità bruciare metano proprio per convertirlo in CO2).

    Altresì esiste un altro path (possibile ma meno probabile) SE il pianeta Terra cascasse in "Hot House Earth" nessuno sulla Terra, dovrà preoccuparsi più di niente.

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    1. L'Italia scoppierà assai prima del 2050? E chissene, tanto la mia vita me la sono fatta, problemi di chi ha dai 30 anni in giù e di chi verrà... hahahahah!!!

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    2. https://www.meteogiornale.it/magazine/2020/11/un-cimitero-nella-luna-dal-luglio-2021-costi-programma-spaziale/
      ma questi son pazzi. E Jacopo vuole pianificare una riduzione dell'economia e un cambio di paradigma con questa gente qua? Mah?

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    3. Cari fratelli dell'altra sponda
      Cantammo in coro già sulla terra
      Amammo tutti l'identica donna
      Partimmo in mille per la stessa guerra
      Questo ricordo non vi consoli
      Quando si muore si muore si muore soli hahahahah

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    4. secondo me le tue previsioni sono sbagliate. io penso che, vista l'aria che tira a livello mondiale, in molti paesi europei si affermeranno le destre, che per contrastare l'immigrazione clandestina e l'aumento dei reati metteranno mano alle costituzioni e ai trattati internazionali, rivendendoli in senso repressivo ed autoritario. man mano avremo democrazie autoritarie, se non addirittura dittature travestite da regimi democratici, e vedrai che alla fine l'Italia potrebbe addirittura arrivare a dichiarare guerra alla Libia e alla Tunisia in modo funzionale al contrasto degli sbarchi di clandestini. per quanto riguarda l'economia, prevedo una progressiva chiusura dei singoli paesi e la fine dell'Unione (economico-finanziaria) europea, nessuna esplosione dell'Italia come dici te, ma sicuramente un abbassamento del tenore di vita per gran parte della popolazione.

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    5. No, saremo noi a rifugiarci in africa dopo che le destre avranno preso il potere.
      anonimoX

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    6. @ Anonimo 23 novembre 2020 19:23
      Le tue sono valutazioni orientate ad uno spettro temporale molto più corto, delle mie e non si rendono conto del peso del Debito Pubblico italiano e della sua insostenibilità, la quale nel 2020 si sta solo allargando, dato che il debito era già insostenibile nel 2017
      https://mio-radar.blogspot.com/2017/10/il-vituperato-quoziente-debitopil-e-le.html

      Ragionando a breve, a parità di spettro temporale con le tue attese, io valuto che quando emergeranno i primi eventi degli inviluppi delle guerre del clima, spariranno tutte le sinistre europee.
      https://www.youtube.com/watch?v=5EYcTnwVy9c

      1-Ci saranno solo DUE posizioni politiche in Europa: interventisti e mantenimento dell'ordine costituito VS buonisti spaventanti e non_interventistisi. In Europa vinceranno i primi, perchè in Europa non si possono accogliere 120 MLN d'africani senza subire danni a persone o cose, e 120 MLN di persone sarebbero appena il 5% dei 2.4 MLD d'africani del 2050. In Europa (ma non nella penisola italica) sarà soppresso lo status di profugo climatico quanto l'immigrazione dall'Africa.

      2-Storia molto diversa ci sarà nella penisola italica.
      E' ben salda la traiettoria dell'Italia verso l'universo pessimista nel collasso del Nuovo Medioevo.
      http://lafrecciadellastoria.blogspot.com/2017/07/gli-italiani-sono-bolliti-ma-ancora-non.html

      Possibile ma assai improbabile l'universo atteso: l'Italia in default ma ancora dentro la UE e posta ai margini.
      https://www.youtube.com/watch?v=EawWT-mAWd8

      La penisola italica è destinata al collasso, con processi dissolutivi e disgregativi irreversibili.
      Nuovo Medioevo, con guerre civili italiche tra cattocomunisti e mafie VS nazionalisti declinati inregionalisti, una penisola italica usata dall'Europa come paese cuscinetto per arginare le GP2. Il popolo italiano dilaniato da guerre civili, s'estinguerà sotto le B61, M51 europee e le pulizie etniche chartaginesi, danni da climate change, scarsità ed epideme.

      I segnali d'Early Warning ed Eventi Clone ci sono tutti e sono forti e chiari.
      http://lafrecciadellastoria.blogspot.com/2016/03/attese-di-approaching-verso-luniverso.html

      3-Invece il popolo greco nel XXI secolo, potrebbe sopravvivere: la SX greca tutela il reddito procapite greco, respinge gli immigrati clandestini rilasciati dall'incontinente Turchia (per testare la blanda solidità della confederazione europea, per scopi geopolitici di Russia ed USA nel calcolo delle orbite geostrategiche nel pivoting China)

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    7. Possibile ma assai improbabile l'universo atteso: l'Italia in default ma ancora dentro la UE e posta ai margini.
      https://youtu.be/1pxrUCiA8Dg

      sbagliato a copincollare :#) scusate

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    8. @ Anonimo 23 novembre 2020 19:23
      Detto tra noi, IMHO questa è la ragione profonda, del perchè le entità politiche sinistrose (PD, M5S, LEU, +Europa) abbiano smesso d'occuparsi degli italiani (senza mai recuperare il pensiero DeGasperiano), le "think tank sinistrose" prevedono il collasso politico delle sinistre, è ovvio che per reazione vogliano invadere l'Italia/Europa con 1.2 MLD di comunisti africani.

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  10. @Jacopo Simonetta20 novembre 2020 18:28 : Ma "fascisti neri" o "fascisti rossi" ?

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  11. mia figlia sta facendo uno stage all'asl e mi dice che le persone accorrono a frotte per fare i vaccini disponibili. Ora so che ce n'è anche uno per la polmonite. Chissà perchè hanno turato fuori che una % di italiani che va dal 50 al 70% non vuole farlo. Certo che Macchiavelli a questi qui non ha niente da insegnare. Probabilmente farà comodo continuare con il covid per sempre o molti anni per mascherare l'esaurimento del petrolio.

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  12. un pò come facevano con la soylent per mascherare l'esaurimento del plancton. 2023 i sopravvissuti è un film che mi ritorna sempre in mente da quasi 50 anni. Chissà perchè? Boh?

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