Dettaglio della profetessa di Delfi di John Miller (1891


lunedì 4 gennaio 2021

Spunti per una nuova rivoluzione culturale

 

Di Bruno Sebastiani

Non mi era nota fino a qualche tempo fa (e me ne rammarico) l’instancabile ed encomiabile attività di Maurizio Di Gregorio, sia come articolista sia come libraio on line.

Il 15 giugno di quest’anno ha pubblicato nel suo sito Fiorigialli.it un articolo dal titolo “Auspicio e urgenza di una internazionale ecologista”.

L’articolo è lungo e complesso. Gli elementi di maggior interesse, a mio avviso, sono contenuti negli ultimi tre paragrafi (“Auspicio di una Internazionale Ecologista”, “Un Movimento Planetario di Liberazione” e “Trasformazione interiore e Cambiamento esteriore”), dove viene prefigurata l’unificazione di tutti gli sforzi dei vari movimenti ecologisti in un grande movimento culturale per la salvezza della biosfera.

L’altra attività di Di Gregorio, quella libraria, è complementare a quella “ideologica”. Si sa che i libri sono i veicoli su cui viaggiano le idee e il sito Il Libraio delle Stelle offre uno dei cataloghi più ricchi “sulla cultura del naturale, le arti del benessere, l’impegno sociale e la ricerca spirituale”, come recita la didascalia del sito.

Molti altri siti e movimenti sono impegnati in modo altrettanto encomiabile nel promuovere idee e comportamenti virtuosi contro il nostro dilagante egoismo di specie. Basti citare i movimenti per la decrescita, per la difesa dei diritti degli animali, contro l’inquinamento e il riscaldamento globale ecc.

Nonostante tutte queste lodevoli iniziative, la vera Rivoluzione culturale è di là da venire. Elettoralmente i vari movimenti ecologisti hanno un peso irrilevante e sotto il profilo ideologico non riescono ancora ad imporsi all’attenzione della pubblica opinione. O meglio. Moltissimi hanno compreso che stiamo distruggendo l’ecosfera, ma ben pochi modificano concretamente i propri comportamenti.

Si tratta di un problema comune a livello mondiale. Alcuni popoli / nazioni devastano più di altri, ma tutti contribuiscono, chi più chi meno, all’opera di distruzione della natura.

Nel mio ultimo libro, “L’Impero del Cancro del Pianeta”, ho cercato di illustrare come questa opera nefasta sia conseguenza di un tipo di crescita tecnico – scientifico – industriale necessaria al mantenimento di quasi otto miliardi di esseri umani e di innumerevoli apparecchiature costruite per rendere più comoda la loro vita.

Questo è un punto molto importante per la comprensione della reale situazione in cui ci troviamo. Il livello raggiunto di deterioramento della biosfera non è addebitabile all’egoismo o alla cattiva volontà di una determinata categoria di persone (politici, industriali, finanzieri o altri rappresentanti delle élite dominanti). Su questo argomento si veda il mio articolo “Il vero responsabile”, nel quale ho cercato di chiarire come tutti noi, esponenti della specie umana, generazione dopo generazione, abbiamo contribuito con ritmi crescenti a determinare quello squilibrio ambientale che mette oggi a rischio la vita sul pianeta.

Credo che da qui si debba partire per cercare di costruire una ideologia credibile e largamente condivisa. Ogni altra ipotesi non può che scivolare inevitabilmente nel tanto deprecabile “complottismo”.

La barriera che si è frapposta tra la grande maggioranza della popolazione e un ridotto numero di “antagonisti ideologici” deriva dal fatto che questi ultimi non accettano la realtà per quella che è, ma si ostinano a vedere nemici da combattere ad ogni angolo di strada.

Così non si va da nessuna parte, si rimane imprigionati in un recinto ideologico ben delimitato, una sorta di riserva indiana dove un minuscolo manipolo di contestatori non disturba più di tanto i visi pallidi che costruiscono ferrovie e scavano miniere.

Vediamo dunque su quali basi si dovrebbe invece fondare il movimento unitario preconizzato da Di Gregorio, quella Internazionale Ecologista in grado di incidere realmente sui destini dell’umanità.

Per una nuova grande rivoluzione culturale” è il titolo della Conclusione del mio già citato libro, che riprende concetti espressi in un articolo pubblicato nel 2018 su Effetto Cassandra.

Qui la rivoluzione da attuare è vista come terza dopo altre due che hanno scosso dalle fondamenta i convincimenti su cui poggiavano le società del passato.

L’individuazione di queste due rivoluzioni è di per sé assai significativa rispetto a come si debba prospettare la terza in fase di gestazione.

Perché le prime due non sono né il pensiero socratico, né l’avvento dei monoteismi, né il Rinascimento o l’Umanesimo, e neppure le grandi rivoluzioni del XVIII secolo (quella industriale e quella francese). Men che meno il formarsi degli stati nazionali o le ideologie che hanno agitato il XX secolo. Tutti questi sommovimenti hanno semplicemente costituito altrettante tappe del cammino umano verso il baratro.

La prima vera grande rivoluzione culturale si avverò nel 1543, quando Niccolò Copernico pubblicò il suo trattato “Sulle rivoluzioni delle sfere celesti”.

D’un tratto la centralità cosmica della Terra, conseguente alla superiorità universale dell’essere umano, fu spazzata via a favore della corretta visione planetaria, secondo la quale il nostro corpo celeste è uno degli infiniti esistenti, e certamente non tra i maggiori.

La seconda grande rivoluzione culturale si produsse nel 1859 e fu anch’essa conseguenza della pubblicazione di un libro, “L’origine delle specie” di Charles Darwin.

Il mito dell’essere umano creato direttamente da Dio (e forgiato a sua immagine e somiglianza) crollò di colpo lasciando il posto alla più realistica e verificabile teoria evoluzionista.

Da notare che entrambi questi due ribaltamenti epocali avvennero silenziosamente, senza il clamore delle folle che di norma accompagna le pseudo-rivoluzioni che ribaltano le classi al potere senza modificare il corso della storia.

Questa constatazione deve farci capire come i veri cambiamenti non avvengano a furor di popolo e in vista di nuovi assetti politici, bensì siano conseguenza di idee destinate ad aprire gli occhi della gente (a iniziare dalle élite culturali) sulla nostra reale dimensione di piccoli abitanti di un piccolo pianeta.

Ma da questo punto di vista la seconda rivoluzione, quella darwiniana, è da considerarsi incompleta. Ha desacralizzato l’essere umano, svelando la sua discendenza da una famiglia di primati anziché da Dio onnipotente, ma lo ha mantenuto al vertice del regno animale in virtù della sua superiorità intellettuale.

Compito della nuova rivoluzione culturale deve quindi essere quello di rivelare all’uomo la nocività di questa sua indiscussa superiorità intellettuale al fine del mantenimento dell’equilibrio globale della biosfera.

Personalmente affido il Cancrismo all’attenzione di tutti coloro che intendono promuovere questo “terremoto” culturale e chiedo ai miei lettori di immaginare come si trasformerebbe la nostra società se tutti, classi dirigenti e non, si convincessero di essere cellule tumorali maligne di quell’ “[…] animale animato e intelligente […]” che, secondo Platone (Timeo, 30b), è il nostro mondo (e questo ben 2.500 anni prima dell’ipotesi Gaia di James Lovelock!).

Si tratta di semplici spunti per un progetto da approfondire collegialmente da parte di tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza della vita sul pianeta. La rivelazione di realtà occulte ha consentito in passato di sfatare convincimenti erronei forieri di tanti danni alla biosfera (i nefasti miti sulla superiorità della razza umana). Una nuova decisiva rivelazione sulla limitatezza e nocività di tale superiorità potrà forse convincere una platea ancor più vasta di uditori a modificare i propri atteggiamenti predatori nei confronti della natura.


19 commenti:

  1. Articolo molto interessante e che mi trova concorde in molti suoi punti, per esempio sull'individuazione delle vere rivoluzioni culturali epocali da far risalire alle scoperte di Copernico e Darwin, anche se bisogna ammettere che di fatto il loro impatto sociale è stato, ed è tuttora, piuttosto controverso. E la prova di questo starebbe proprio nella prosecuzione di una generalizzata forma di antropocentrismo radicale evidente, a cui fa riferimento anche Bruno e che stante le prospettive teoriche introdotte appunto dai lavori di Copernico e Darwin non avrebbe invece più senso di esistere, almeno con questa sua identità.
    Il problema però dell'eventuale nuova rivoluzione culturale secondo me rimane. Nel senso che oramai tutti sappiamo, più o meno, dei grandi problemi sociali, ecologici ed ecosistemici esistenti, eppure, (quasi) tutti fanno molto poco o addirittura preferiscono guardare altrove. Perchè un conto sono le parole, i movimenti minoritari e le ideologie, un conto sono invece i fatti. Quindi la domanda allora è, come facciamo? Perchè a guardare la storia delle vicende umane, e della stupidità perseverante attuale dell'Homo demens (panorama sociobiologico deprimente arricchito ultimamente anche dalla faccenda Covid-19) non c'è tanto da stare allegri, mi pare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. infatti la sopravvivenza della vita sul pianeta importa come la sopravvivenza delle persone anziane o con morbilità alla stragrande maggioranza degli under 40 o 50, se va bene. Non vedon l'ora di ripartire alla grande come prima del covid, solo non sanno che c'è stato il PO nel nov 2018. E per fortuna che c'è ancora tanta energia per vivere decentemente per molti anni, ma che gliela facciano buttare via in sperperi da idioti, mi meraviglierebbe assai. Intanto il ministro Boccia ha detto che le regioni a colori andranno avanti almeno fino al 15 giugno, poi si vedrà.

      Elimina
    2. https://www.cdt.ch/mondo/si-e-chiuso-il-decennio-piu-caldo-di-sempre-GD3621392?_sid=fzMFtGly
      pare che 1,5° di aumento delle temperature globali siano a portata di mano. Non è certo con i rimedi buonistici, che prevedono il largo utilizzo di energia fossile, che il problema verrà risolto. Risolvere un problema usando la causa che l'ha provocato, è da folli. D'altra parte mi rendo conto che per me vivere con 10° di temperatura in casa e senza l'aiuto dell'auto, oggi, senza un minimo di protezione sociale, sarebbe impossibile. Solo 15 o 20 anni fa dormivo bene anche con soli 5 o 6 gradi in camera, ma gli anni passano per tutti.

      Elimina
    3. quando comprai la compostiera, circa 10 anni fa, d'inverno per farle raggiungere temperature abbastanza calde da permettere il compostaggio dei residui vegetali, dovevo avvolgerla in strati di polistirolo, cartone e plastica. In questi ultimi 2 inverni non ce n'è più bisogno, perchè le temperature si mantengono quasi sempre abbondantemente sopra lo zero. Dove ho sentito dire che l'osservazione e gli esperimenti sono alla base del pensiero scientifico?

      Elimina
  2. Completamente d'accordo, grazie Fabio

    RispondiElimina
  3. La rivoluzione culturale è già in atto, "I Limiti dello Sviluppo" ed il Club di Roma sono la pietra angolare di un ragionamento che si è già diffuso fino ad abbracciare le politiche aziendali di molti big dell'energia.
    Il fatto che anche nel golfo persico si sviluppino progetti basati sul solare ne è il segno maestro (per lo più per migliorare l'EROEI dell'estrazione al momento), altri attori puntano sul nucleare (Russia, UK, Cina) come elemento cardine mentre in UE si favorirà prevalentemente un mix di solare ed eolico (carenza di know-how e risorse adeguate per le alternative). Se si è arrivati all'implementazione è soprattutto perchè da decenni si pianifica e si raffinano le tecnologie!
    Come per Copernico e Darwin il lavoro svolto dal Club è ancorato alla realtà e quindi in sè innegabile nell'analisi, TUTTE le risorse di estrazione sono intrinsecamente finite, personalmente dissento in alcuni aspetti delle conclusioni soprattutto perchè le vedo come scorciatoie per "ignorare" e non risolvere i problemi evidenziati e che qualcuno usa come grimaldello per fini personali: molte delle tecnologie più efficaci si basano su collettori diffusi, questo è naturalmente un propellente per la creazione di una classe di tecnici e specialisti che avrebbero il dominio di fatto della produzione di energia e la forza di sfidare l'attuale sistema centralistico, meglio cercare il più possibile di mantenere laproduzione dell'energia (base di ogni attività economica) il più centralizzata e densa possibile. Ovviamente interpreto l'idea cancrista in maniera leggermente diversa da molti su questo blog, dal mio punto di vista si è interpretata come reale la profressione lineare-geometrica dell'impatto umano della curva logistica come reale, un estrapolazione simile all'idea di Malthaus. Per i dati in mio possesso siamo ormai al flesso del sigmoide in rapida stazionarizzazione!
    Con il COVIR si potrà decentralizzare molto favorendo una diffusione migliore della popolazione sul territorio (i piccoli centri sono consumatori più pacati), in un sistema di piccoli nuclei abitativi solare elettrico e termico con isolamenti termici adeguati le necessità abitative sono ampiamente garantibili senza carico sulla rete se non in funzione di accumulatore e livellatore. Ogni isola poi ha a disposizione risorse negli scarti metanizzabili e compostabili di valore non irrilevante (https://en.wikipedia.org/wiki/Night_soil )e in specificità locali: geotermico, idroelettrico, e così via per l'energia, posizione e collegamento per commercio e produzione, mare come fonte duale di cibo-energia e così via. Dai miei esempi si noterà come il maggior intoppo a un adozione è nella diversità e specificità degli approcci che sono da modellare sul disponibile e non calabili dall'alto e quì ritorniamo al problema della nuova "borghesia verde", ricordiamoci sempre che furono proprio i "nuovi borghesi" a causare in Francia la rivoluzione e che quindi i nostri "industriali nobili" temono fortemente il nascere di una classe in grado di detronizzarli.....
    La rivoluzione è in atto quindi "viva la revolucion"!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. le "Revolucion" nel passato si sono sempre fatte nel sangue. La morte è la sorella immancabile e non sarà diverso nemmeno stavolta, covid o non covid.

      Elimina
    2. Che ci sia in generale una sensibilità diversa e aumentata, rispetto soltanto a pochi anni fa, nei confronti dei problemi ambientali sono d'accordo, ma non credo che ciò possa essere sufficiente per poter parlare di inizio di rivoluzione culturale. Per come la intendo io, infatti, una rivoluzione culturale vera dovrebbe riguardare le coscienze di almeno ampie fette di popolazione, oltre che dei governi. E non mi pare che sia quello che sta accadendo, nemmeno a fronte di qualche buona azione di facciata o dettata più che altro da qualche casuale convergenza di interessi economici.

      Elimina
    3. @Mago
      Solo le rivoluzioni politiche sono sanguinose e sanguignolente perchè vogliono essere rapide, troppo rapide per i limiti naturali.
      @Fabio
      La rivoluzione c'è ed è più rapida di quanto si creda, solo non è accompagnata da trombette e bandierine o gente sui palchi a pontificare. Ormai tutti i supermercati hanno il reparto bio e i negozi bio sono ovunque, il motivo è la maggior attenzione alla qualità percepita del biologico che incidentalmente è legata alla miglior ecologicità della produzione.... Altrettanto molte aziende si stanno ecologizzando (con proclami cubitali) non per uno spirito ecologico ma per una praticità a lungo termine (https://www.carnisostenibili.it/valorizzare-gli-scarti-di-produzione-con-il-biogas/ ).
      La rivoluzione è un cambiamento drastico nei modi e negli stili di vita o di lavoro, esistono quindi molte "rivoluzioni": abbiamo avuto la Rivoluzione Francese (cambio di paradigma politico), la Rivoluzione Industriale dall'1 al 3 (cambi di paradigma nella produzione di beni e servizi), la Rivoluzione Informatica (cambio nella gestione delle informazioni e del loro flusso), la Rivoluzione Scientifica (cambio del paradigma della ricerca della conoscienza, l metodo galileiano e così via) e molte altre.
      Tendiamo a definire tutte le rivoluzioni sulla base di quelle politiche che sono quelle meno chiare, la Rivoluzione Francese termina con un imperatore ma nel tempo porta all'universalità dei propri ideali su scala planetaria. In prima analisi parleremmo di una rivoluzione fallita fino agli inizi del 1900, dopo spargimenti di sangue infiniti si è ricaduti in una serie di imperatori annullando l'elemento più manifesto della rivoluzione, l'abbattimento dei sovrani assoluti e della nobiltà! In realtà al di sotto della superficie i motivi che crearono le condizioni per la rivoluzione continuarono ad esistere ed a lavorare, la borghesia industriale come cardine del potere degli stati, finendo per portare l'effetto voluto un secolo dopo senza spargimenti di sangue......
      La Rivoluzione Ecologica è semplicemente già in atto perchè abbiamo esaurito le risorse "comode" e l'unica alternativa al ritornare alla vita preindustriale PER TUTTI è modellare i sistemi su scale e metodi biomimetici, non credere che non sia stata valutata la versione per cui il ritorno alla versione pre industriale non fisse solo per "la plebe" ma semplicemente è impossibile: la tecnica e la tecnologia necessitano dell'infrastruttura attuale e funzionano solo con la scala attuale, se riducessimo i vantaggi derivati dall'efficienza di scala porterebbero ad un aumento geometrico di risorse per produrre anche i soli beni tecnologici necessari all'1%!
      Un bel lavoro sugli effetti rivoluzionari di piccole cose lo trovi quì : http://www.projectrho.com/public_html/rocket/scisociety.php#disruption
      Come dicevo il potenziale rivoluzionario de I Limiti dello Sviluppo è abissale quanto i "Principia" di Newton nel cambiare gli approcci, se vuoi anche che le persone comprendano i perchè e i benefici devi avere pazienza, ad oggi una maggioranza delle persone appena sfiora la comprensione della Rivoluzione Francese e spesso ne fraintende ed abusa la maggior parte!

      Elimina
    4. Atha, se pensi o forse speri ingenuamente che gli esseri umani cambino bonariamente il loro pensiero egoistico e sfruttatore senza massicce e prolungate pressioni, si potrà vedere solo a posteriori, magari dopo una decina d'anni di lockdown da covid o peggio. Mi piacerebbe di averne il tempo, anche se da discreto mago una buona parte delle mie previsioni hanno avuto un certo successo. Comunque per la rapidità un buon motivo potrebbe essere il GW, che sta procedendo ormai come un treno in corsa senza freni e come hai detto anche tu prima, se si vuole un cambiamento rapido, questo non può essere incruento. Comunque i circa 2 mln di morti covid sono un'inezia. Per ora. In questo, purtroppo, hai ragione. Se gli 8 quasi mld di locuste acquisissero piena coscienza della situazione ambientale, dovrebbero chiudersi in casa spontaneamente per limitare i danni al pianeta, ma se hai visto i comportamenti e le facce insofferenti della maggior parte di loro, non dovresti avere dubbi sull'impossibilità di qualsiasi cambiamento razionalmente spontaneo o buonista. Normalmente uno è buonista solo perchè gli conviene, come il negoziante che ti sorride, e anche questo fatto ha le sue conseguenze negative, a meno che tu non consideri il consumismo come totalmente positivo.

      Elimina
  4. Segnalo, anche se non poca speranza che vengano presi in considerazione, due articoli, ahimè dei soliti negacomplottisti. Uno che riprende il tema, trattato anche dal Bardi, su come sia che la Cina non ha più, banalmente, il virus e un altro sugli effetti, ovvi, della gestione virale nel mondo europeo e neoeuropeo.

    https://paolobecchi.wordpress.com/2021/01/06/il-virus-cinese-e-il-tao-dellinganno/amp/?__twitter_impression=true

    https://paolobecchi.wordpress.com/2021/01/06/il-lockdown-permanente-e-un-grande-affare-per-le-elites/amp/?__twitter_impression=true

    Guido.

    RispondiElimina
  5. a proposito di rivoluzione..
    con l'EROEI in calo s'intravedono rivolte nel cuore della "democrazia" americana. Queste probabilmente le prime avvisaglie. Quando l'energia netta procapite si ridemsionerà drasticamente, che succederà?
    L'umanità deve fronteggiare il Dilemma: continuare con la civiltà fondata sui combustibili fossili (gli schiavi attuali, alla base delle moderne democrazie), col rischio climatico incombente e di improvviso collasso ma più in la nel tempo, o cambiare ora paradigma con le folle che s'incazzano private del lavoro e della droga del consumo?
    Ai posteri (o a noi?) l'ardua sentenza

    RispondiElimina
  6. Non ne sono molto convinto Athanasius, anche se certamente, dovremmo anche metterci d'accordo su che cosa si debba intendere per rivoluzione culturale... Per come la intendo io, non mi viene da considerare come rivoluzione culturale un qualcosa che non sia accompagnato anche da una risposta comportamentale successiva e coerente, ripeto, non da qualcuno, ma da ampie fette della popolazione. E questo purtroppo non è quello che sto osservando. L'industria dell'inutilità mi risulta infatti essere ancora molto florida, come quella dei viaggi, della carne, della cosmesi, del pellame, delle auto di grossa cilindrata, delle conferenze fisiche per dire ogni cavolata, dell'ultima tecnologia e via dicendo. Peraltro dopo ben 25 conferenze sul clima (COP) in 25 anni... Non sono più i tempi della Rivoluzione Francese, la gente è cambiata, ora abbiamo a che fare con gente talmente viziata da una parte che non vuole rinunciare a niente o talmente povera e con altri problemi dall'altra, che hai voglia parlare di Rivoluzione culturale ecologica. Vogliamo esaminare, a titolo di esempio recentissimo, la risposta comportamentale generale delle persone alla vicenda Covid? Dalla dolce culla del solidale "andrà tutto bene", completamente ignari di tutto, durato al massimo una quindicina di giorni, alla ribellione cognitiva e al "tutti contro tutti" ad ogni successiva forma di limitazione necessaria, "imposta" dal governo. E sotto questo aspetto, mi trovo abbastanza in linea con il pensiero di Mago, esistono purtroppo anche dei nostri vincoli cognitivi di tipo sociobiologico, difficilmente superabili.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molto azzeccata è la definizione di Confucio, la cultura sono i "riti": ciò che le persone fanno senza capire per "fede" e tradizione.
      Come dicevo le "rivoluzioni politiche" sono chiaramente visibili nello svolgimento ma spesso non intaccano il sistema dei riti, cosa visibile con la Rivoluzione Francese ed il suo ritorno a breve all'assolutismo ma addirittura nella Rivoluzione Bolscevica si manifesta questo aspetto: nonostante il cambio di paradigma sociale l'URSS si manifesta come un impero zarista con lo zar sostituito dal comitato centrale, modi e tecniche di intervento e governo seguono pedissequamente e conseguenzialmente la strada già tracciata.
      Non ti stupire, la cultura umana è una struttura che si deve basare sulla realtà sottostante, i "riti" sono le pratiche che funzionano e che hanno dimostrato nei fatti di funzionare quindi si modificano solo se compare un "rito" più efficace o quello in atto inizia a dare risultati controproducenti (i "riti" neutri possono o no sopravvivere). In questo il potenziale rivoluzionario della scienza è massimo, scienza e tecnica derivata modificano le fondamenta su cui si appoggia l'intera struttura dei "riti", un esempio lapalissiano è la comparsa di internet: dall'oggi al domani tutti i "riti" della propaganda e della gestione delle informazioni sono saltati, ormi i giornali hanno perso il peso che avevano e addirittura la televisione (il mitico 4° potere) inizia a scricchiolare!
      Infine ti consiglio di valutare la questione in maniera sociologica, l'insieme dei "riti" non è mai coerente ma solo funzionale a luogo, momento e risorse. Neanche in URSS dove la spinta ideologica del materialismo dialettico è stata massima si è mai formato un unicum coerente, ogni distretto e villaggio ha mantenuto specificità e tendenze, ogni subcultura è fiorita e scomparsa secondo le proprie leggi e così via.....
      Se volessimo aggiornare Confucio potremmo definire il "rito" come un MEME: un unità informativo-comportamentale completa ed autoconclusiva in sè stessa, simile per funzione ad un protocollo e corredata di una "giustificazione" teorica (che può essere vera, una semplificazione parziale o falsa). Una cultura è quindi un insieme di MEME che interagiscono in un equilibrio dinamico dando come risultato una forma omeostatica, un analogo di una forma vivente ma composto di azioni e reazioni.

      Elimina
    2. tante parole per dire che le masse di locuste ottenebrate dagli istinti di sopravvivenza e conservazione fanno la cultura e comandano il mondo, imponendo comportamenti, azioni e reazioni consoni alla loro propensione naturale. Rivoluzionare questa cultura coi soli mezzi intellettuali è impossibile (il fallimento del materialismo dialettico ne è la prova, come se materialismo e dialettica non fossero in antitesi già a livello intrinseco). Con mezzi spirituali sarebbe anche possibile, ma se pochi hanno mezzi intellettuali, figuriamoci quanti hanno mezzi spirituali. Umanamente è una battaglia persa in partenza. Spiritualmente si può fare, ma solo a livello individuale.

      Elimina
  7. Questa rivoluzione bisognerà farla piuttosto in fretta. La temperatura sale. Nonostante i lockdown e La Nina, il 2020 segna un riscaldamento record
    https://www.theguardian.com/environment/2021/jan/08/climate-crisis-experts-2020-joint-hottest-year-ever-recorded

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "A meno che la ripresa economica globale dagli incubi del 2020 non sia verde, il futuro di molti milioni di persone in tutto il mondo sembra davvero nero". Che illusi, mi fanno pena. Eppure dovrebbero essere persone intelligenti. Ovviamente è più facile misurare la CO2, che la volubilità dell'animo umano.

      Elimina
  8. https://www.fanpage.it/esteri/perche-il-sudafrica-e-il-paese-in-cui-lepidemia-di-covid-19-preoccupa-di-piu/
    c'è già la variante, che pare resistente ai vaccini e siamo ancora all'inizio della vaccinazione delle varietà di 9 mesi fa, quando cominciarono a studiare come fare i vaccini. Non per niente Galli suggerisce di farsi più tipi di vaccino possibili per avere una protezione migliore. Se è vero che in futuro li venderanno anche in farmacia qualcuno si fare sforacchiare come un colapasta.

    RispondiElimina
  9. https://scienze.fanpage.it/perche-rischiamo-unondata-di-alzheimer-e-altre-forme-di-demenza-a-causa-della-pandemia/
    pare che il virus del covid 19 sia ghiotto di neuroni. Fosse vero i dementi aumenteranno in modo esponenziale. A me bastavano già quelli attuali, ma al peggio non c'è mai fine.

    RispondiElimina