sabato 15 agosto 2020

Ma perché ci vergogniamo di certe cose? Le strane usanze di una scimmia nuda


Antonio Canova, Amore e Psiche, 1787 - 1793

 
Post di Bruno Sebastiani
 
Una delle caratteristiche che differenzia la nostra specie da ogni altra (animale e vegetale) è il sentimento di repulsione verso l’esibizione dell’atto sessuale e di tutto ciò che gli ruota attorno.
Non è certo la caratteristica principale, che rimane la superiorità intellettuale, ma approfondirne le motivazioni e i singoli aspetti ci può aiutare in quell’opera di conoscenza autentica di noi stessi che a mio avviso è ancora ben lontana dall’essere realizzata.
Secondo il racconto biblico ci saremmo vergognati della nostra nudità dopo il peccato originale, nel momento in cui il creatore ci rimproverò l’atto di disobbedienza compiuto.
Ma, pur dando credito a tale racconto, quale sarebbe la logica sottostante al medesimo? Va bene il faticare per coltivare la terra, va bene il soffrire per mettere al mondo i figli, ma perché vergognarsi della propria nudità?
O forse ci coprimmo per ripararci dal freddo e l’occultamento degli attributi sessuali fu solo una conseguenza di tale pratica?
Improbabile, dal momento che anche nei climi caldi l’essere umano è solito nascondere pene e vagina, e questo comportamento sembra essere correlato più al livello di “civiltà” raggiunto che non alle condizioni climatiche di un determinato luogo.
A ognuno di voi sarà capitato di vedere qualche documentario su popolazioni primitive che ostentano con noncuranza la propria nudità.
Poi, con l’arrivo della cosiddetta “civiltà”, insorge il pudore, il senso di vergogna della propria nudità, o, meglio, della nudità dei propri apparati genitali.
Altra osservazione di un certo rilievo. Gli organi sessuali sono intimamente congiunti a quelli preposti all’evacuazione dei residui organici ingeriti per alimentarci. Guarda caso, anche le funzioni di svuotamento della vescica e dell’intestino suscitano repulsione, sono da eseguire di nascosto, chiusi a chiave in un apposito locale. Persino il nome di tale locale e delle sue pertinenze provoca disgusto (cesso, latrina, cloaca, fogna, e così via).
Che ci sia qualche connessione tra i due tipi di ritegno (quello dell’esibizione dell’atto sessuale e quello del mostrarsi durante la defecazione)? Da dove nasce realmente questa negazione nei confronti di alcune parti del nostro corpo e delle loro funzioni?
Prendo tempo e aggiungo altra carne al fuoco.
Un aspetto del comportamento sociale di Homo sapiens che mi ha sempre lasciato perplesso è che l’operazione inversa di quella di cui tanto ci vergogniamo è invece lodata e glorificata.
Parlo dell’atto del cibarsi, della convivialità, del mangiare e bere in compagnia. Le belle tavolate numerose e rumorose sono sempre ben viste e danno un senso di allegria.
Ma l’ingurgitare cibo e tracannare liquidi non sono atti altrettanto funzionali alle nostre attività organiche quanto quelli di evacuarne i residui o di accoppiarsi?
Altra osservazione. Ognuna di queste attività ha subìto da parte dell’essere umano ampie modificazioni rispetto alle originali modalità di esecuzione.
Mangiamo seduti, tocchiamo il cibo con forchetta e coltello ed è buona educazione non poggiare i gomiti sulla tavola.
Evacuiamo pure seduti, su apposita “tazza”, non più accovacciati sulla nuda terra.
Ma soprattutto facciamo l’amore tutto l’anno e non più solo in determinate stagioni. Nascondiamo le nudità ma siamo sempre in calore. Curiamo il nostro aspetto come non mai, facciamo intravedere le nostre forme nascoste al fine di eccitare i potenziali partners. E poiché queste pratiche inducono piacere e preludono al piacere, abbiamo pensato bene di estendere le pratiche di corteggiamento / seduzione a tutti i mesi dell’anno. È anche questa una delle cause della sovrappopolazione del pianeta?
Come si vede le modifiche “culturali” da noi apportate alle funzioni espletate dal nostro organismo sono varie e tra loro contraddittorie. Intere scienze sono nate per spiegarne le motivazioni, prima tra tutte la psicanalisi, e io non intendo aggiungere nuove interpretazioni alle tante già formulate per spiegare queste modifiche artificiose.
Mi limiterò a una considerazione assai più semplice, basata unicamente sul buon senso e per tale motivo forse più attendibile di altre.
Faccio infatti sommessamente presente che tutte queste modifiche comportamentali sono gradualmente intervenute via via che l’essere umano ha accresciuto le dimensioni del suo encefalo (numero di neuroni, sinapsi, interconnessioni ecc.), da quando cioè è stato in grado di contravvenire ai comportamenti istintuali per lui previsti ed elaborati da madre natura.
Questo a livello di specie.
Stessa considerazione vale a livello di individuo. Nessuna vergogna nel bambino nei primi mesi / anni di vita a mostrarsi nudo o a farsi vedere mentre fa pipì o pupù. L’avversione a esibire certe funzioni insorge più avanti nell’età, quando il cervello si sviluppa e acquisisce il raziocinio.
Dunque ancora una volta dobbiamo prendere atto che tutti questi comportamenti “contro natura” sono intimamente connessi alla crescita abnorme subìta dal nostro cervello, la quale ci ha consentito di contravvenire agli istinti e di tenere atteggiamenti non previsti dall’iter evolutivo della vita.
Sicuramente la biosfera non subirà danni a causa del nostro andar vestiti o del fatto che ci accoppiamo di nascosto in camera da letto o che espletiamo i bisogni corporali in gabinetto. Il vero danno deriva dalle industrie che confezionano i nostri vestiti e da quelle che edificano le nostre case.
Ma anche il “comune senso del pudore” testimonia che siamo “animali anomali”. E poiché questo essere anomali si sta traducendo in essere devastatori del pianeta, ogni tassello della nostra anomalia va attentamente studiato.
Probabilmente si tratta di particolari privi di spiegazione logica, ma l’insieme di tante trasgressioni (in poche migliaia di anni) a regole maturate nel corso di un’evoluzione dipanatasi nel corso di centinaia di milioni di anni, non può lasciare indifferenti.
Dobbiamo prendere consapevolezza della nostra reale natura, che non è certo quella propostaci dagli spot pubblicitari o dai programmi televisivi che ammorbano le nostre case.
Sarebbe stato più auspicabile vivere nudi in sintonia con la natura o è meglio vivere vestiti in quello che diventerà un deserto senza alberi, tutto pietre e cemento?

12 commenti:

  1. il post scrive: sono gradualmente intervenute via via che l’essere umano ha accresciuto le dimensioni del suo encefalo (numero di neuroni, sinapsi, interconnessioni ecc.), da quando cioè è stato in grado di contravvenire ai comportamenti istintuali per lui previsti ed elaborati da madre natura. non sono d'accordo sono molto più recenti; sempre nel post si ricordano i primitivi non "civilizzati" che non hano pudore; e dunue come la mettiamo con i tempi? la questione è la civilizzaziione, ossia i meccanismi recenti culturali della civilizzazione;non sono più di 10.000 anni su una storia di oltre 200.000: questo dovrebbe far capire che è tutto legato alla struttura sociale che ci siamo dati negli ultimi secoli che sono domintai dalla divisione in classi sociali, un concetto quello delle classi sociali ostico ai più e visto come "di parte"ma che è invece una delle maggiori scoperte scientifiche , controversa solo perché ne siamo parte

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  2. mi sembra che sporcare di liquidi seminali, urine, vomiti e cacche non sia poi così desiderabile. Comunque sarebbe meglio anche vergognarsi della ricerca smodata di convivialità, di divertimento esagerato con annesse ubriachezze, droghe e mal di pancia, anche senza tirare in ballo i vizi capitali della lussuria, gola e accidia, che sono quelli che ammorbano il nostro vivere materiale, che a sciupare l'aspetto spirituale ci pensano quegli altri. Un pò di sana temperanza ci vuole sempre, ma purtroppo le virtù sono roba morta e sepolta coi filosofi. Consumismo ed etica sono agli antipodi.

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  3. https://www.spglobal.com/platts/en/market-insights/latest-news/coal/081120-us-2020-coal-production-to-fall-288-on-year-to-57-year-low-eia
    questi, come quasi tutti nel mondo mediatico, fanno già i conti della ripresa, come prima facevano quelli della diminuzione della domanda di petrolio, come se si potesse abbandonarne volontariamente il consumo. Ieri, parlando per telefono, con una persona di Pomarance, nella Maremma pisana, questi mi palesava il dubbio che il covid fosse qui per restare e cambiare il nostro mondo. Sono convinto che chi vive in comunità di centinaia di persone, abbia il pensiero molto più chiaro di noi che viviamo in concentrazioni di centinaia di migliaia di individui, forse perchè laggiù il concetto di overshoot non preoccupa, vivendo in mezzo a migliaia di ettari di colline ancora allo stato naturale. La paura ottunde la mente.

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  4. "Sarebbe stato più auspicabile vivere nudi in sintonia con la natura o è meglio vivere vestiti in quello che diventerà un deserto senza alberi, tutto pietre e cemento?"

    Secondo me, è più auspicabile vivere nudi in sintonia con la natura.
    Ma non è possibile farlo tutto l'anno alle nostre latitudini (io vivo in prossimità del quarantaseiesimo parallelo (Trento). Tanto meno è possibile farlo in Groenlandia o in Siberia ! :-)
    Finchè si vive in zone con climi equatoriali (noi come specie siamo nati in Africa Centro-Orientale) è possibile vivere nudi, ma poi nei millenni ci siamo spostati in zone più fredde, e abbiamo potuto farlo solo coprendoci di vestiti, altrimenti no, non era possibile.
    Riguardo al sesso, veramente è da scompisciarsi dalle risate a vedere in quale prigione mentale ci siamo cacciati, coprendo e scoprendo i nostri attributi sessuali : un comportamento RIDICOLO !

    Gianni Tiziano

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  5. Di base la chiamerei prima che civiltà praticità, tutte le zone erogene umane sono ricche di terminazioni nervose quindi facili da stimolare sia nel piacere che nel dolora, aggiungiamo i fattori ambientali e molto si spiega.
    I popoli che abitano i desetri hanno tutti tradizionalmente abiti di lana, coprenti (i tuareg addirittura blu scuri o neri) e non hanno grossi scrupoli a scaricarsi a poca distanza dalla tenda. Ovviamente la necessità di impedire insolazioni e colpi di calore spiega i vestiti che intercettano il calore lontano dal corpo ma consentono la sudorazione (per effetto della lana), i rischi sanitari di un ambiente fortemente disseccante sono minimi quindi le necessità di attenzione verso i rifiuti infetti è un lusso, il rischio maggiore che viene dalle infezioni genitali (ambienti forzatamente umidi)viene risolto con la circoncisione.
    I popoli "del freddo" non necessitano di spiegazioni per il vestirsi, ove poi la temperatura lo consenta la nudità è però molto praticata.... https://bellezza.alfemminile.com/forum/prima-volta-in-sauna-nuda-fd5680291 .
    Per la questione degli atti esretori mi risulta che tutt'ora in campagna sia abitudine risolvere le necessità utilizzando i comodi cespugli, in ambiente urbano invece la necessità di garantire un minimo di sicurezza sanitaria ha portato già in tempi antichi allo sviluppo dei sistemi fognari. Curiosamente Roma aveva sia le fogne che i bagni pubblici (dove la nudità era una costante) ma anche le anfore urinali e vari sistemi per raccogliere gli utili prodotti delle deiezioni https://www.focus.it/cultura/storia/uso-pipi-al-tempo-dei-romani.

    La follia del vestire e di alcune "maniere" è tipica delle classi nobili improduttive, concentrate sui giochi sociali. Basta vedere le immagini delle corti per intuire, Bisanzio (nella quale durante l'ultimo assedio si discuteva del sesso degli angeli), Londra (con i suoi parrucconi bianchi che tutt'ora si vedono nelle corti di giustizia), Parigi (i pratici abiti della corte dei vari Luigi) e così via.

    Il sesso umano escluse le devianze ha poco da imparare dai Bonobo https://it.wikipedia.org/wiki/Pan_paniscus ( ufficialmente i nostri parenti più stretti), ovviamente nel caso umano un certo livello di moderazione era ben accetto per trovare un equilibrio tra necessità di braccia, rischi del parto e scarsità di risorse....... il fattore ricreativo prima dell'ndustrializzazione era marginale (al di fuori delle corti) dimostrabile dai mitici "cibi afrodisiaci": cibi ricchi di caloria e proteine nobili, roba rara e tonificante per chi vive di agricoltura di sussistenza.

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  6. Il pensiero corre a I"fantasma della libertà", del 1974 diretto da Luis Buñuel.

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  7. E' tutta questione di condizionamento precoce, che è a sua volta un fattore culturale. In questo caso non vedo alcuna relazione con l'istintualità.

    Prendi un bimbetto fin dai suoi primi giorni, colmalo di mazzate più o meno simboliche ogni qualvolta tenti di fare una certa cosa (quale che sia), e stai certo che svilupperà inibizioni e/o avversione verso quella cosa. Inibizioni e/o avversione che si premurerà di trasmettere, in età adulta, alla propria prole. Detto questo, vogliamo mettere sotto al microscopio la spinta ad abbassare sempre più l'età d'avvio della scolarizzazione? Pensiero torbido, eh?

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    Altra ipotesi, questa sì mirata a provare a introdurre un fattore istintuale: celare parti di sè come mezzo di dissimulazione e inganno, oppure come mezzo per evitare/limitare la conflittualità. Non saprei però bene come sviluppare il punto, quindi mi astengo dall'aggiungere altro.

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  8. Ma io non ho capito: la ritrosia a farsi vedere mentre si scopa o si caca, secondo Sebastiani sarebbe culturale (appresa), oppure innata (genetica)?

    Saluti.

    R

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  9. altro che nudi! Qui ci vogliono gli scafandri. Sono stato dal medico, che, parlando, mi ha detto che la ragazza seduta prima di me era venuta a chiedere il tampone, perchè era tornata da Malta, uno di quei paesi che per far arrivare i turisti, nascondono i contagi. Sono sicuro che non appena farà fresco, ne vedremo delle brutte.

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    1. Gente che non ha ancora realizzato che ciascuno di coloro ai quali viene imposta la vita è destinato alla morte, spesso ottenuta in malo modo. "Ciascuno" significa "nessuno escluso". Gli assassini più efficaci sono coloro che decidono di mettere la mondo nuove persone, senza soffermarsi a sufficienza sulle implicazioni delle scelte delle quali si rendono responsabili.

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  10. L'uso di abiti, il vestirsi, suppongo sia uno dei modi in cui si manifesta il potente istinto ad usare propaggini tecnologiche che estendono e completano l'essere umano, fino ad essere poco distinguibili da esso, anche in termini di propriocezione. Dove finisce l'uomo, e comincia l'attrezzo, non e' di banale definizione, l'estensione tecnologica e' intrinseca all'essere umano (anche nell'abbellirsi il corpo col trucco, pratica diffusa in TUTTE le societa' anche arcaiche).

    Il pelo non lo abbiamo perso (ad esclusione che sul capo e sul pube), lo abbiamo sostituito con piu' flessibili e potenti propaggini tecnologiche, salvo, col tempo, la schiavitu' del non poterne piu' fare a meno, dal punto di vista non solo pratico ma anche istintivo, con l'universale fastidio per la nudita', percepita come vulnerabilita' e impotenza, e la passione per i vestiti o comunque qualcosa che rivesta, anche solo simbolicamente, il nostro corpo.

    Se ci fate caso, molte delle nostre attivita', ed e' particolarmente evidente negli sport moderni dato il loro carattere ludico non utilitaristico (vedi l'ultima moda della passeggiata di gruppo in pianura coi bastoni...), le facciamo solo per mettere in mostra, istintivamente, il possesso e l'abilita' nell'uso di nostri potenzianti ammennicoli tecnologici provvidenzialmente forniti dalla grande distribuzione (come i "capi di vestiario tecnici" all'ultima moda). Chissa' per quante altre attivita' umane, lavorative e non, vale lo stesso (scarpe? auto elettrica? vacanza in aereo? mah!).

    Se e' cosi', ed e' probabile che lo sia, avete un bello sperare nella "decrescita felice"... puo' funzionare solo nel trasferimento dello sviluppo e della crescita in qualche spazio simbolico e virtuale che sostituisca quello materiale (cosa che in parte sta gia' accadendo, in cerca di liberta' - ma anche li' finche' dura: in internet i tempi della nuova frontiera, del far west, stanno arrivando al termine, presto arrivano gli sceriffi a mettere ordine e disciplina, comunque e' stato bello).

    firmato winston

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