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domenica 10 febbraio 2019

Paesi emergenti e paesi sommergenti - Agonia del capitalismo? 5

Di Jacopo Simonetta

Quinto di una serie di dieci articoli, già pubblicati su "Apocalottimismo". I precedenti sono reperibili qui: primo, secondo, terzo, quarto.



La crescita economica dei paesi allora detti "del terzo mondo” è cominciata dopo gli anni ’80 del secolo scorso, ma l’esplosione di alcune “economie emergenti” è stato uno dei fenomeni che hanno caratterizzato i primi 20 anni di questo, grazie soprattutto alla globalizzazione.

La vetrina.

L’aspetto positivo e luccicante della faccenda è che circa un miliardo di persone si sono tirate fuori da una secolare miseria per costituire, a loro volta, quella classe media che, abbiamo visto, ha caratterizzato le società occidentali nella seconda metà del XX secolo.

Piketty ne parla in termini decisamente positivi come di un fenomeno di “rattrapage” (recupero) destinato a coinvolgere un numero crescente di paesi. Un giudizio che si basa sull'assunto che livelli di benessere analoghi a quelli occidentali odierni siano un traguardo raggiungibile almeno in teoria da tutti. Anzi, che rappresentino in qualche modo una “normalità” che noi abbiamo raggiunto e che gli altri stanno raggiungendo grazie soprattutto allo sviluppo tecnologico, la specializzazione del lavoro, l’istruzione pubblica.

Una visione idilliaca cara agli economisti (e non solo: Piketty è uno storico, non un economista), ma che parte dal presupposto che non esistano limiti alla crescita economica globale. Anzi, proprio la straordinaria crescita economica della Cina e quella poco meno spettacolare di parecchi altri paesi “emergenti” vengono spesso portate come prove del fatto che il famigerati “Limiti dello sviluppo” non esistano.




Prima di dare un’occhiata al retrobottega di questa brillante vetrina, osserviamo un dettaglio importante di cui parla Piketty . Dai dati in suo possesso, risulta che I fattori scatenanti del decollo economica cinese sarebbero stati la parziale liberalizzazione del commercio ed il trasferimento massiccio di tecnologie occidentali già mature ed ampiamente ammortizzate. Viceversa, risulta che i finanziamenti esteri siano stati importanti, specie all'inizio, ma non determinanti in quanto la maggior parte degli investimenti sono comunque stati fatti con capitali locali.

Una sorpresa per me e forse anche per altri. Mi sono dunque chiesto da dove questi capitali siano usciti ed una risposta, almeno parziale, la ho trovata nei dati riguardanti il debito cinese, che cresce ritmi allucinanti proprio da quando l’economia ha cominciato a lievitare. Vale a dire che il capitale che ha finanziato e finanzia la crescita cinese è sostanzialmente fatto di debito che potrà essere ripagato solo se il rendimento degli investimenti sarà superiore al tasso di interesse dovuto.

In pratica, esattamente la stessa trappola in cui si è cacciato il capitalismo occidentale, anche se il debito è articolato in modo diverso: se l’economia ristagna o addirittura decresce troppo a lungo, il rischio di una bancarotta generale diventa molto concreto.

Una minaccia che probabilmente la dirigenza cinese, come la nostra, ha sottovalutato troppo a lungo e che pone dei vincoli ferrei alle future strategie economiche e politiche.


Il retrobottega.



Ma torniamo all'altra faccia della medaglia. Abbiamo visto che, anche fatta una prudente tara ai dati ufficiali, alcune economie emergenti sono effettivamente cresciute in maniera spettacolare, specie a partire dal 2000 circa. Una fatto che sembra negare che esistano dei limiti invalicabili allo sviluppo ed al benessere. Ma cosa è successo ne frattempo alle economie già ricche?

Probabilmente non per caso, sono contemporaneamente entrate in una fase di crisi cronica che lo stesso FMI (non proprio un covo di “alternativi”) ha definito “una stagnazione probabilmente secolare”. Che, tradotto in termini comuni, si potrebbe rendere come: “non c’è più trippa per i gatti”. Laddove i gatti siamo noi.

Perché? Io credo che le concause principali siano due.

La prima è che la crescita economica di chicchessia comporta necessariamente un aumento dei consumi di energia e materie prime, il che vuol dire un aumento dei costi diretti ed indiretti legati tanto all'approvvigionamento che allo smaltimento (N.B. un aumento dei costi non sempre si traduce in un aumento dei prezzi). In altre parole, la crescita economica comporta necessariamente un aumento di entropia che occorre scaricare da qualche parte. In estrema sintesi, l’industria è un gioco in cui chi ha le manifatture vince e chi ha le cave e le discariche perde.

Per secoli, i paesi europei hanno costruito la loro crescita economica e demografica grazie ad una superiorità tecnologica ed organizzativa che ci ha permesso di sfruttare buona parte del mondo, importando risorse ed esportando beni di consumo e rifiuti.

Oggi, la Cina e gli altri emergenti sono contemporaneamente esportatori di materie prime e di prodotti finiti, oltre che importatori di rifiuti. Tuttavia, proprio quell'iniezione pressoché gratuita di tecnologia che abbiamo praticato cercando maggiori profitti immediati, ha consentito a questi paesi di spostare l’ago della bilancia commerciale verso l’esportazione di prodotti finiti e l’importazione di materie prime o semi-lavorati, anche da noi. In altre parole, abbiamo fornito ad altri i mezzi per renderci la pariglia.

La seconda ragione è che c’è una differenza abissale fra internazionalizzazione e globalizzazione del commercio.

L’internazionalizzazione comporta infatti la liberalizzazione del passaggio transfrontaliero delle merci, ma non quello delle persone e dei capitali. Poiché quasi tutti i paesi sono avvantaggiati su alcune produzioni e svantaggiati su altre, il commercio internazionale può, almeno in teoria, portare un vantaggio relativo a tutti i partecipanti. Per fare un esempio banale, agli italiani conviene importare le banane dall'Ecuador ed agli ecuadoregni conviene comprare il vino italiano e, se i capitali risultanti da questi traffici non possono essere esportati, dovranno necessariamente essere spesi od investiti in patria. Parimenti, se i lavoratori ed i capitalisti rimangono vincolati al loro paese d’origine, difficilmente si potranno creare fenomeni come il crumiraggio internazionale e l’elusione fiscale. In altre parole, l’internazionalizzazione è un gioco in cui ci sono dei vincenti e dei perdenti parziali, ma con una somma spesso (teoricamente sempre) positiva.

In altre parole, certamente i produttori di banane ecuadoregni faranno fuori i produttori italiani e viceversa per chi fa il vino, ma nel complesso saranno più le persone che se ne avvantaggiano di quelle che ci rimettono.

La globalizzazione comporta invece il libero transito non solo delle merci, ma anche dei capitali e delle persone. Finché questo approccio è stato praticato nel ristretto ambito dell’Europa occidentale ha dato risultati positivi in quanto ha permesso una maggiore crescita delle economie di tutti i paesi, una maggiore libertà di movimento e di scelta per tutti i cittadini senza grossi scompensi, vista la forte affinità di partenza e gli stretti rapporti politici generali. Ancora più importante, il processo ha permesso di creare un’entità politico economica che, sia pure con molte lacune e difficoltà, è in grado di far sentire la sua voce a livello internazionale.

Viceversa, l’applicazione di questi principi fra paesi diversissimi sotto tutti punti di vista (politici, economici, sociali, tecnologici, ecc.) ha creato una situazione in cui ci sono vincenti e perdenti su tutti i fronti. Vale a dire che determinati gruppi sociali hanno avuto tutti o quasi i vantaggi, a scapito di altri gruppi. E non può essere che cosi.

In estrema sintesi, la globalizzazione ha rappresentato l’estremo tentativo del capitalismo per continuare a crescere. Da questo punto di vista ha certamente funzionato, ma ad un prezzo molto alto: accelerare ed ampliare tutte le retroazioni tendenti a distruggere sia la funzionalità della Biosfera, sia la coesione sociale. Due fenomeni le cui conseguenze si cominciano appena a vedere e che, congiuntamente, non mancheranno di dare un fiero colpo al capitalismo. Se sarà totale o parziale non lo possiamo sapere, ma se fra 30 o 40 anni il capitalismo sarà ancora vivo, sarà certamente molto diverso da come è oggi. Quantomeno, è probabile che i prossimi decenni vedranno un drastico cambio della guardia ai massimi livelli del potere. Un processo del resto già in pieno svolgimento di cui Trump, Bolsonero, Salvini e tanti altri sono gli araldi.


Conclusioni 5


La globalizzazione, fortemente voluta dalle élite di tutto il mondo, ha provocato, o perlomeno accelerato, un parziale cambio della guardia in sella al capitalismo in cui le classi povere del mondo e quelle medie occidentali sono stati perdenti, mentre i grandi capitalisti globali e la nuova classe media dei paesi “emersi” sono stati i vincenti.

Ma il vero perdente è stato un altro ed è la Biosfera. La rapida crescita economica dei paesi emergenti ha provocato ovviamente un parallelo aumento dei consumi. Cioè un brusco aumento nella distruzione delle risorse primarie e degli ecosistemi, contemporaneamente ad un parallelo aumento di tutti i tipi di inquinamento a tutti i livelli.

Ne valeva la pena? I vincenti pensano di si, mentre i perdenti vorrebbero a loro volta vincere. Come dire che abitiamo una casa i cui inquilini fanno a gara ad arricchirsi vendendo le tegole del tetto e le pietre delle fondamenta.

13 commenti:

  1. Che Piketty indossi un cognome blasonato che faccia chic, ma che d'economia ne capisca una BEEP l'avevo già detto :-)

    Alcune critiche sostanziali al post:

    1-Detto, ridetto, stradetto, ormai la questione è lisa e ritrita: il capitalismo (ed il suo processo di formazione) iniziò nel tardo 1600 poi il sistema capitalistico (nato in Gran Bretagna e diffusosi in Europa ed in nord America) è durato sino al 1929. Dal 1929 ad oggi, si DEVE parlare di Economia di Mercato e paesi a Socialismo Reale (come l'Italia, dove oltre la metà del Pil è generato/intermediato dallo Stato, in Italia tra stato e parastato siamo all'80% su livelli di un'economia collettivista)

    2-Il declino Europeo è stato causato da WWI e WWII, infatti ai primi del 1900 i paesi più forti e tecnologiacamente avanzati erano in Europa. Nel 1969 furono gli USA (e non gli Europei) a mandare un uomo sulla Luna.

    3-Il mondo è composto da stati nazionali NON in un'omogeneo stato di sviluppo socioeconomico!

    I°mondo: nazioni con mercati saturi, alto debito pubblico, crescita quasi zero del pil e costanza reddito procapite, basso livello dei tassi di interesse, bassa crescita della popolazione, forte potere militare.

    II°mondo: nazioni con mercato non saturo, medio livello di debito pubblico, medio livello di crescita reale, un medio livello dei tassi d'interesse, con una crescita moderata della popolazione (Cina, India, Pakistan, Sud America), rapido aumento della potenza militare (Cina, India , Pakistan, Iran, Nord Korea)

    III°mondo: "quasi nazioni" con gravi problemi istituzionali ed un mercato non saturo, con enormi bisogni essenziali insoddisfatti e con una crescita economica potenziale elevata, ed un massiccio incremento della popolazione (Africa), con modesto hard power militare.

    fare di tutta un'erba un fascio è un grave errore metodologico e concettuale!.

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    1. "in Italia tra stato e parastato siamo all'80% su livelli di un'economia collettivista"

      In effetti come dicono i Rosling in: hans_and_ola_rosling_how_not_to_be_ignorant_about_the_world
      il mondo evolve cosi' in fretta che chi propone interpretazioni e soluzioni si riferisce quasi sempre ad un mondo, spesso della sua giovinezza, che non esiste piu'.

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  2. 4-La globalizzazione (che poi non è altro che, la rivoluzione industriale implementata in Cina) ha cavato fuori dalla fame 600MLN di cinesi, ed un po' d'indiani. Glielo vai a dire te?, ai cinesi, agli indiani, africani, sud americani (che aspirano legittimamente a migliorare le proprie condizioni e vogliono bruciare carburanti fossili) che per il bene del pianeta è bene che collassino e non brucino carburanti fossili?! Come pensi che reagirebbero?!

    5-Senza la globalizzazione i cinesi non avrebbero potuto industrializzarsi, ma sarebbero tornati ad essere una colonia perchè con la "internazionalizzazione del colonialista di Piketty", la Cina avrebbe venduto le materie prime sui mercati (per lo più ai paesi più sviluppati), importando pochissimi beni e servizi (perchè costosi) dai paesi più sviluppati, restando la Cina in uno stadio di sottosviluppo, così come restavano sottosviluppati i paesi durante il colonialismo!. LOL. E bravo il nostro Piketty che è un comunista colonialista del 1700 https://youtu.be/gTV5nUPuoHo

    6-C'è una differenza fondamentale tra "Debito Privato" e "Debito Pubblico dello Stato".
    Il debito privato è volontario, ossia gli acquisti a rate di beni e servizi sono una modalità di pagamento, ma è possibile comprarli anche ca$h. Ne segue che il consumatore non è obbligato ad indebitarsi, può rinunciare all'acquisto e risparmiare sino a quando non ha il denaro sufficiente per un pagamento ca$h (avendo per altro il vantaggio, di posticipare l'acquisto di beni e servizi, comprandoli in un momento successivo ottenendo migliori rapporti di qualità/prezzo a causa delle innovazioni di prodotto e processo).
    Invece il Debito Pubblico Statale sono tutte tasse & imposte future che saranno pagate in modo cogente dalla popolazione. Più debito pubblico c'è, più pressione fiscale ci sarà, meno reddito disponibile ci sarà in futuro e quindi meno consumi per i consumatori e meno investimenti per le aziende (effetto spiazzamento degli investimenti privati, che poi causerà declino).

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  3. la cosiddetta internazionalizzazione è solo la prima fase della globalizzazione ed era già abbastanza deleteria

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  4. il fatto di essere vincenti non esime dall'essere prudenti, ma per essere prudenti è obbligatorio essere molto intelligenti. E per essere molto intelligenti bisogna essere ancor più prudenti.
    Peccato che la maggior parte di coloro che si considerano intelligenti, si considerino tali sulla base di quanto riescano a fregare.

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  5. https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2018-09-21/cina-sfida-leggi-fondamentali-dell-economia-non-puo-durare-eterno-193543.shtml?uuid=AERFEg5F&refresh_ce=1

    "Negli ultimi decenni, la crescita della Cina è sembrata violare alcune leggi fondamentali dell'economia. Ad esempio, la legge di Stein sostiene che «se qualcosa non può andare avanti in eterno, si fermerà». Eppure il debito cinese continua a crescere".
    Debiti su debiti. E' un mondo di pazzi.
    Angelo

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    1. sono leggi vecchie, di quando il valore della moneta stampata era limitata dal valore dell'oro detenuto dalle banche centrali dello Stato che la stampava. Così chi la possedeva in teoria poteva sempre chiedere allo Stato di cambiarla in oro, ma non è più così da quando il cambio è stato abolito, perciò uno stato può emetterne quanto ne vuole indebitandosi. Unico ostacolo è la possibilità che nessuno accetti più i titoli del debito e che in conseguenza di ciò lo Stato debba ricorrere al default o all'aircut, tipo titoli argentini. La Cina, che è la fabbrica e la discarica del mondo, può fare debito, finchè vuole, almeno fino a quando qualcuno vorrà i suoi prodotti, ossia finchè ci sarà abbastanza diesel per mandare avanti questa società globalista e consumista. Il fatto che in Europa abbiano cominciato a demonizzare la auto diesel è solo l'inizio.

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    2. https://oggiscienza.it/2018/12/31/stalle-soia-campi-maiali/
      "Il mondo che stiamo plasmando assomiglia a un gioco da tavola in cui ogni volta che una tessera si muove provoca una conseguenza in quella a fianco"

      http://www.socialnews.it/blog/2010/03/01/cina-sconfiggere-la-fame/
      "Così, da due-tre anni, assistiamo ad un vero e proprio assalto dei Paesi più ricchi con minore disponibilità di terre coltivabili verso Paesi poveri di strutture, ma ricchi di terre per la produzione di cibo. E in testa a tutti, in questo shopping che molti considerano una versione da Terzo Millennio del colonialismo, proprio la Cina, che in Africa – dall’Angola allo Zambia al Mozambico – ha già rastrellato milioni di ettari da coltivare per sfamare la popolazione in patria.

      https://ilfattoalimentare.it/carne-consumo-aumenta.html
      "più una nazione diventa ricca più lievitano i consumi di carne come è avvenuto in Cina. Negli anni Sessanta il quantitativo medio era di 5 kg a persona all’anno, 20 anni dopo è salito a 20, e oggi è già a 60".

      La classe media in Cina si sfama anche troppo.
      Angelo

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    3. https://peakoil.com/publicpolicy/green-new-deal-would-unleash-a-catastrophic-food-collapse
      ma ora ci pensa Alexandra Ocasio Cortez a risistemare le cose.

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  6. La legge di Stein mi sembra una banalità, come le tesi espresse nella curva di Laffer, oppure la legge di Murphy.

    Il punto è che il mercato cinese ha 1.2MLD di persone, non è ancora saturo, come lo sono i mercati dei paesi del I°mondo, quindi c'è un'enorme domanda di beni di consumo che è inespressa, perchè ci sono milioni di consumatori cinesi che non hanno un reddito sufficiente, per comprarsi i beni che vorrebbero e che non hanno.

    L'alto debito pubblico cinese, non è comparabile con il debito americano, italiano, a cominciare dal fatto che in una situazione di mercati non saturi, le politiche keynesiane hanno una propria logica, mentre nei mercati saturi, le politiche keynesiane accatastano solo debito, creando le precondizioni per un declino economico.

    Quando va male la Cina cresce al +7% mentre l'Italia fa il +7% solo in 10 anni, dato che ha un rateo di crescita reale del pil di lungo periodo del +0.5%

    http://mio-radar.blogspot.com/2017/10/il-vituperato-quoziente-debitopil-e-le.html

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    1. 65
      https://valori.it/la-cina-ha-un-problema-debito/

      "c'è un'enorme domanda di beni di consumo che è inespressa"
      Ci sono anche enormi diseguaglianze. Alcuni consumano troppo e altri fanno la fame. E con questo sistema la faranno per sempre. Non ti pare che la Cina stia perdendo slancio?
      Angelo

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  7. @ Anonimo
    Se cerchi una nazione vaso di coccio, in cui si manifesterà per primo l'inizio del collasso, devi guardare all'Italia, non alla Cina.

    Il declino economico italiano: la crisi del 1992 e del 2011 ed il suo incombente fisiologico epilogo!
    http://lafrecciadellastoria.blogspot.com/2017/10/il-declino-economico-italiano-la-crisi.html

    Dalla Guerra Fredda escalabile in WWIII, al mondo multipolare del XXI°secolo con Guerre Puniche II e probabile WWIII per sovrappopolazione e scarsità indotta da climate change
    http://lafrecciadellastoria.blogspot.com/2019/01/dalla-guerra-fredda-escalabile-in-wwiii.html

    La penisola italiana sarà colonia di Chartago, cavallo di Troia all'Europa
    http://lafrecciadellastoria.blogspot.com/2017/10/la-penisola-italiana-sara-colonia-di.html

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    1. Il fatto è che non si capisce chi sei e a che gioco stai giocando. Ad ogni modo la crisi è globale.
      Vedi la Francia
      http://micidial.it/2019/02/il-nervosismo-di-macron-la-piu-grande-banca-francese-e-andata/
      Angelo

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