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venerdì 8 febbraio 2019

Quattro riforme strutturali per uscire dal declino - Una proposta di Federico Tabellini




(Questo articolo costituisce una rielaborazione originale di temi trattati in maniera più organica e approfondita nel libro Il Secolo Decisivo: Storia Futura di un’Utopia Possibile
Di Federico Tabellini

Usando il termine in senso ampio, possiamo identificare quattro grandi 'crisi' contemporanee: una crisi ambientale ed energetica, una crisi delle diseguaglianze, una crisi culturale e una crisi concernente la stabilità del sistema economico-finanziario. Ne ‘Il Secolo Decisivo’ dimostro come queste crisi siano 1) strettamente correlate e 2) conseguenza fisiologica del modello socio-economico vigente, e non già una sua deriva accidentale.

Da ciò ne deriva che qualsiasi soluzione che voglia essere efficace debba essere 1) multisettoriale e 2) sistemica. In altre parole, risolvere le crisi richiede un approccio organico e comporta necessariamente il superamento dell’attuale modello socio-economico.

Perché il cambiamento sia possibile, è essenziale prendere coscienza dell’impossibilità di risolvere le crisi all’interno del modello che le ha in primo luogo generate. Questa presa di coscienza passa per la messa in discussione di una serie di miti e credenze che lo sostengono. Fra questi spiccano il mito del lavoro quale necessità e dovere (al di là dei suoi effetti in termini di benessere aggregato), il mito dei consumi come sinonimo di benessere e il mito della crescita economica quale unica via per il progresso. Lungi dall’essere meri fattori culturali, questi miti e credenze hanno forti ripercussioni sulla struttura sociale e sono da questa a loro volta rafforzati e perpetuati. Il legame fra struttura e cultura rende estremamente difficile che il cambiamento possa avvenire semplicemente dal basso, attraverso un mutamento negli stili di vita. Per fare un esempio, nel modello vigente la crescita del PIL è necessaria per sostenere i livelli di occupazione, e i consumi sono necessari per sostenere entrambi. Se tutti semplicemente consumassimo e lavorassimo meno, senza implementare al contempo riforme nella struttura economico-istituzionale, la recessione ci farebbe presto cambiare idea.

Un cambiamento strutturale è quindi di vitale importanza, ed è su quest’ultimo che si concentra il mio libro. Le domande da porsi, una volta accettata a livello culturale la necessità di un cambiamento, sono sostanzialmente due:

Com’è possibile passare da un modello basato sulla crescita costante di consumi e produzione a un’economia stazionaria e in equilibrio con gli ecosistemi?
È possibile mantenere economicamente e socialmente stabile un tale modello massimizzando al contempo il benessere degli esseri umani?

Le possibili risposte a queste domande sono molteplici. La mia proposta attinge alla più recente ricerca nei campi di filosofia politica, ecologia, economia ed etica. Ritengo sia fra le più facilmente implementabili sul breve-medio periodo (qualche decennio), perché le riforme preliminari che richiede possono in grande misura essere messe in atto sin da subito. Il loro effetto congiunto renderebbe possibile il passaggio a un modello economico stazionario, dopo una fase iniziale di decrescita materiale necessaria a rientrare nei limiti di sostenibilità ecosistemica che abbiamo da tempo superato. In termini generali, le riforme coinvolgono quattro macro-aree:
  1. I sistemi redistributivi e fiscali degli stati;
  2. Il sistema educativo;
  3. I regimi politico-elettorali;
  4. Il sistema finanziario.
Quello che segue è un elenco sintetico e necessariamente incompleto delle proposte discusse nel libro preliminari alla transizione da un modello economico basato sulla crescita infinita a un modello stazionario stabile.

I sistemi fiscali e redistributivi andrebbero ricalibrati per adattarli a un’economia post-lavorista. In tal modo il progresso tecnologico e l’automatizzazione di produzione e servizi potranno essere messi al servizio dell’uomo, liberando l’umanità dall’assurda ricerca di una non più necessaria (ai fini della massimizzazione del benessere aggregato) piena occupazione. I proventi di un’economia via via più automatizzata e indipendente dal lavoro umano andranno poi redistribuiti attraverso l’istituzione di un reddito di base[1] su vasta scala, continuamente ricalibrato in funzione della congiuntura economica.[2]
L’attuale sistema educativo gerarchico e massificato andrebbe sostituito con un’educazione orizzontale e flessibile, che conceda a ogni studente la libertà di operare scelte autonome, entro certi limiti, circa la propria formazione e sviluppo personale. La scuola dovrà cessare di essere una fabbrica di esseri umani funzionale alla crescita economica, per divenire invece un servizio a disposizione delle persone, finalizzato alla scoperta e allo sviluppo dei talenti e delle vocazioni di ognuno.
L’esaltazione del ‘volere del popolo’ propria delle contemporanee democrazie rappresentative – che troppo spesso si traduce nella tirannia di una maggioranza ignorante manipolata da leader populisti di ogni sorta – dovrebbe essere sostituita da una promozione attiva del dibattito politico a tutti i livelli e dall’istituzione di vincoli conoscitivi al voto, rimpiazzando l’attuale politica dei sentimenti con una politica degli argomenti.
Il sistema finanziario andrebbe riformato e reso indipendente da una crescita costante dell’economia materiale. Ciò richiederà la messa in discussione del modello inflazionista, una riduzione drastica della speculazione finanziaria e un completo superamento del sistema bancario a riserva frazionaria.

Ognuna di queste macro-riforme difficilmente potrà essere implementata senza una parallela implementazione delle altre, per ragioni che è impossibile illustrare in dettaglio in un singolo articolo.[3] Basti qui dire che senza un ripensamento dei sistemi fiscali e redistributivi che metta in secondo piano il lavoro, la crescita economica non potrà che rimanere essenziale per contrastare la disoccupazione tecnologica, non importa quanto superflue e finanche dannose divengano le mansioni svolte dagli esseri umani. Similmente, l’istituzione di un sistema politico basato su discussione e ragionamento – le quali richiedono indipendenza di analisi e tempo per approfondire le ragioni dei propri interlocutori – è impensabile senza una previa riforma del sistema educativo e una liberazione del tempo umano dalle catene del lavoro. Infine, è difficile immaginare che una riforma profonda del settore finanziario (i cui frutti sarebbero visibili solo sul lungo periodo) possa essere implementata con successo in assenza di un sistema politico ed elettorale basato su discussione, contenuti e ragionamento.

Le ragioni che rendono queste riforme necessarie, le possibili modalità della loro implementazione e gli effetti potenziali che potrebbero sortire sulle società umane sono esaminati nel dettaglio nel libro ‘Il Secolo Decisivo: storia futura di un’utopia possibile’. Qualsiasi critica, domanda o commento sui contenuti di questo articolo e/o del libro cui si ispira è assolutamente benvenuta.

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[1] Si utilizza qui il termine nella sua accezione classica, come reddito concesso a ogni individuo adulto indipendentemente da ogni prova dei mezzi. Il reddito di base è universale in quanto concesso a ogni individuo, a prescindere dalla sua condizione sociale ed economica.

[2] Si vedano i capitoli 3 e 6 del libro ‘Il Secolo Decisivo’ per la discussione di un possibile meccanismo di ricalibrazione.

[3] Si rimanda al libro per una loro analisi approfondita.

19 commenti:

  1. Quello che non è chiaro è dove "il progresso tecnologico e l’automatizzazione di produzione e servizi" trarranno l'energia sufficiente ad alimentarsi, visto il ritardo irrecuperabile della transizione alle rinnovabili.
    Probabilmente crollerà presto tutto il sistema economico-finanziario, e ovviamente seguirà quello industriale, che non può reggere a lungo senza il primo (e le risorse energetiche necessarie).
    Dovevamo iniziare decenni fa, ora non vedo proprio come scongiurare il collasso,con tutto quel che ne consegue.

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    1. dall'utopia (im)possibile alla distopia certa? Troppa crudeltà fa male. Meno male che sono stato a ridere fino a poco fa col pizzaiolo marocchino, il suo socio italiano divorziato e con la sua nuova compagna. A quest'ora non avevano più clienti, ma ridevamo tutti. E pensare che in quei locali 70 anni fa ci rideva mia mamma con le altre donnette dopo il rosario. Speriamo che tra altri 70 ancora ci rida qualcuno.

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    2. Beh se per questo.... basterebbe investire anche gradualmente i carburanti fossili in rinnovabili con il preciso obbiettivo si essere autonomi prima che vengano a mancare come appunto stanno facendo in Norvegia.

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    3. Il passaggio è descritto in maniera approfondita nel libro. Nell'articolo ho volutamente tralasciato le questioni energetiche e ambientali per motivi di spazio. Ritengo che siamo ancora in tempo, ma una cosa è certa: il tempo stringe.

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  2. Punti di vista molto interessanti!

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    1. Grazie. La invito a leggere il libro per approfondire.
      https://www.amazon.it/dp/B07KX6RTR3/ref=dp-kindle-redirect?_encoding=UTF8&btkr=1

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  3. R "un’economia stazionaria e in equilibrio con gli ecosistemi? " Lovelock e Curry (chi non ne conosce le opere meglio che...) Parlano apertamente di ritiro sostenibile, non di economia sostenibile, cioè di ritiro con sacche di livelli di vita moderni e per la maggioranza degli altri semplicemente non c'è posto: in particolare entrambi gli autori, ma potrei aggiungerere i corridoi di wilderness del grande etologo morale Marc Bekoff, la vera urgenza è abbondonare una parte significativa delle superfici destinate all'agricoltura (diciamo a a spanne almeno un terzo). Tutti questi autori concordano che il biota umano sostenibile sul piano alimentare è di circa 2 miliardi: auguriamoci che siano 3, il succo della questione non cambia..Ma l'autore ha fatto una revisione bibliografica dei grandi autori in materia di sostenibilità od anche di pura evidenza scientifica? Insomma c'è da augurarsi un bel virus...Sbaglio? forse meglio l'ulteriore consumo degli ecosistemi e le sofferenza di miliardi di persone per decine di anni? a voi i commenti.

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    1. se conosco abbastanza l'animo umano, tra il ritiro prudenziale (prudentia, auriga virtutis) e lo spirito avventuroso della frontiera ( come quello dei visi pallidi con il conseguente sterminio dei musi rossi) la scelta è ovvia, almeno per il 95% degli esseri umani.

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  4. Interessante l'articolo, ma :
    non propone cambiamenti sufficienti ad evitare il collasso non solo nostro, ma dell'intero ecosistema terrestre.

    Inoltre :
    Che al momento attuale ci sia una crisi energetica, direi di no, in quanto petrolio, carbone e gas sono ancora ampiamente disponibili sul mercato, con l'aggiunta di uranio, fotovoltaico, eolico, idroelettrico.
    La crisi ambientale attualmente c'è, senza dubbio, ed è già qui, sotto i nostri occhi, ma quasi tutti noi non la vediamo, e questo per vari motivi !
    La crisi delle diseguaglianze (suppongo di potere e di beni materiali), c'è sempre stata, dall'avvento delle "civiltà", anzi secoli addietro era ancora più marcata che adesso.
    La crisi culturale, c'è senz'altro, e chi frequenta internet con impegno di ricerca culturale, lo capisce. La nostra cultura è ecocida, e non combatterla è da dementi.
    La crisi concernente la stabilità del sistema economico-finanziario direi assolutamente che al momento non c'è, le armi della finanza possono talvolta essere terribili, al fine di preservare se stessa. Anche l'economia, ha armi terribili.
    Lasciatemi infine esprimere il mio apprezzamento per le stelle nella politica. E' un esperimento politico estremamente interessante condotto da persone che ragionano col cuore ed il buon senso, e io le sostengo !
    Tiziano

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    1. Direi che la crisi energetica c'è eccome, ma non ne abbiamo ancora visti gli effetti.

      Le diseguaglianze sono in aumento da diversi decenni (al momento otto persone controllano il 50% del capitale finanziario globale). Le principali cause strutturali sono 1. gli effetti sull'occupazione dell'automatizzazione dell'economia globale uniti a un sistema redistributivo ancora basato sul lavoro umano (il quale è necessario in quantità via via minore a livello sistemico). 2. Un sistema inflazionista che sposta continuamente la ricchezza verso i gradini più alti della piramide della ricchezza globale.

      Il sistema finanziario attuale (e qui mi riferisco in particolare ai meccanismi di espansione monetaria e all'inflazionismo come norma) rende impossibile risolvere tanto la crisi ambientale quanto quella delle diseguaglianze. Questo perché 1. la sua stabilità dipende dalla continua espansione dell'economia materiale e 2. I meccanismi che lo conformano accrescono fisiologicamente la forbice fra ricchi e poveri.

      Ma se potessi davvero rispondere in modo esaustivo alle sue critiche in un commento o in un articolo, non avrei scritto un libro. Mi lasci solo dire che se lo leggesse mi darebbe probabilmente ragione. Purtroppo si tratta di temi estremamente complessi e per di più interconnessi, che è impossibile trattare approfonditamente in questa sede.

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    2. @ Federico Tabellini 11 febbraio 2019 08:53
      Lei ha scritto:"2. Un sistema inflazionista che sposta continuamente la ricchezza verso i gradini più alti della piramide della ricchezza globale."

      Potrebbe espandere o definire meglio, la frase che ha scritto?!

      Lei ha scritto:" Questo perché 1. la sua stabilità dipende dalla continua espansione dell'economia materiale e 2. I meccanismi che lo conformano accrescono fisiologicamente la forbice fra ricchi e poveri."

      In poche righe, saprebbe esprimere con parole sue, in cosa consistono oggi, l'attività caratteristica ed extra-caratteristica, di un sistema finanziario?

      Secondo lei, come dovrebbe cambiare la gestione dell'attività caratteristica ed extra-caratteristica per continuare a creare valore?

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    3. @Federico Tabellini 11 febbraio 2019 08:53
      Lei dice :
      "Le diseguaglianze sono in aumento da diversi decenni."
      Su questo, concordo !
      Gianni Tiziano

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  5. Già nel 1999 Francesco Gesualdi scriveva "in concreto potremmo pensare a una doppia economia: una dei bisogni fondamentali e una dei desideri". "La prima basata su una produzione programmata e flessibile, ottenuta con il contributo di tutti in cambio di servizi gratuiti e di un reddito minimo garantito a ogni membro della collettività".
    "Manuale per un consumo responsabile" Feltrinelli.
    Ci sono voluti due decenni per avere un sostegno alla povertà che assomiglia più che altro ad un sussidio di disoccupazione e non si sa per quanto tempo verrà mantenuto. È lecito sperare che in futuro l'idea trovi consenso e venga adottata veramente? È questa la mia domanda.
    Angelo

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    1. Alla sua domanda risponderei decisamente di sì. Negli ultimi tre o quattro anni il reddito di base è passato dall'essere un tema relegato alla discussione accademica a una delle policy più discusse a livello politico. In india lo si sta per implementare, in diversi stati europei e africani si sta già sperimentando in varie forme. Il reddito di cittadinanza dei 5 stelle non c'entra nulla con il reddito di base, ma almeno ha contribuito a stimolare il dibattito sul tema. E poi c'è il movimento DiEM 25, che propone un reddito di baso europeo come uno dei punti centrali del suo programma (qualcosa di molto simile a quanto propongo nel mio libro).

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  6. L'Art.lo tocca questioni di notevole rilievo e contiene una serie di spunti di riflessione indubbiamente meritevoli di attenzione, anche se (a proposito di approccio multisettoriale e sistemico) non ho trovato alcun riferimento all'ormai improcrastinabile esigenza di mettere un freno all'impetuosa crescita demografica di numerose aree afro-asiatiche tramite (la diffusa promozione di) oculate pratiche di birth control & family planning, senza le quali (ad umile avviso del sottoscritto) l'utopia citata nel titolo del libro e il modello economico-sociale stazionario e stabile diventano letteralmente im-possibili... Saluti

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    1. da quel poco che so e che ho capito, mi pare che i santi della storia religiosa cristiana abbiano tenuto a bada la libidine con metodi che oggi col buonismo imperante sarebbero considerati poco ortodossi e quindi non percorribili. Ad esempio i cinesi hanno frenato la crescita demografica in patria con metodi fortemente coercitivi al limite della violenza, ma l'hanno sospinta al di fuori dei confini patrii con decine, forse centinaia di mln di nascite, difatti nella legge cinese del figlio unico c'era la possibilità di eludere questa limitazione per chi avesse proprietà all'estero. Il problema è quindi globale e si risolverà solo quando le condizioni ambientali climatiche di questo pianeta saranno così mal ridotte, che le elitè politiche, religiose, finanziarie dovranno abbandonare la logica che le porta a favorire la natalità per poter avere schiavi per perpetuare il loro potere. Ma avverrà solo quando la gente morirà a migliaia per le strade per mancanza di cibo ed ossigeno in tutto il mondo. Le legge del figlio unico fu imposta in Cina solo dopo la morte per fame di 50 mln di cinesi. Non si cava sangue da una rapa, ossia non si può sperare di ottenere qualcosa di buono da chi non lo è.

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    2. Bello! (" Non si cava sangue da una rapa") Me lo segno...

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    3. #Claude

      Grazie per il commento. La questione demografica è trattata nel libro. L'articolo ne costituisce solo un estratto, non un riassunto esaustivo. Questo per evidenti motivi di spazio. Sono d'accordo che si tratta di una questione centrale.

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  7. Gentili Signori,
    ma ogni tanto non vi sembra di essere un tantinello esagerati con le vostre previsioni?

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