Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


venerdì 7 dicembre 2018

Quanto rende il capitale? - Agonia del capitalismo 4 -

di Jacopo Simonetta

Quarto post di una serie di dieci, i precedenti sono reperibili qui: primo, secondo, terzo.

Nel precedente post abbiamo visto che nel corso del secolo scorso il rendimento medio del capitale si è ridotto, mentre sono aumentati gli stipendi di fascia alta ed altissima, talvolta in modo spropositato.

Il grafico mostra che, in Francia come nel resto d’Europa, la parte di reddito nazionale percepito dall’1% più ricco sia passato dal 20% del 1910 al 8-9% attuale, quasi interamente dovuti agli stipendi.   In USA ed altri paesi extra-europei, la quota di reddito percepito dalla classe dominante è tornata a valori analoghi a quelli di un secolo fa, ma anche in questo caso, prevalentemente per gli elevati ed elevatissimi stipendi percepiti e solo secondariamente per il reddito del capitale. 

Dunque il capitale è diventato marginale?   Non è così semplice.



Il rendimento del grande capitale.


Sul lungo periodo e dai valori medi dei principali paesi capitalisti, Piketty giunge alla conclusione che il rendimento del capitale è passato da un 4-5% di prima dei “30 catastrofici”, al 5-6% del dopoguerra, fino al 3-4% attuale.  Medie significative, ma che nascondono considerevoli differenze legate alla taglia del capitale.

Per cominciare vi è un fattore legato al fatto che chi dispone di grandi patrimoni è in condizione sia di servirsi di professionisti migliori, sia di ottenere migliori condizioni dagli stati e dalle banche.  Un caso limite lo abbiamo visto con la crisi di Cipro, in cui le banche cipriote hanno assecondato la fuga dei grandi oligarchi russi, mentre hanno chiuso la tagliola sulle dita dei ricconi di mezza tacca.  Dinamica analoga si è vista con la “volutary disclosure” concordata fra il governo Renzi e la Svizzera: chi è rimasto nella trappola sono stati i pesci piccoli e piccolissimi, mentre i grossi patrimoni sono in qualche modo stati protetti (almeno in parte perché erano già stati “scudati” da Berlusconi).

Ma anche tralasciando simili situazioni eccezionali, i grandi capitali pagano proporzionalmente meno tasse di quelli piccoli, grazie a diversi meccanismi.   Per esempio, i redditi aziendali sono tassati in modo più blando dei redditi personali e le grandissime imprese possono addirittura ottenere degli sconti ulteriori sulla base di trattative internazionali.   Certo, i redditi aziendali vanno poi a finire in tasca a qualcuno, ma questo secondo passaggio è tanto più opaco quanto più ingenti sono le cifre in questione.   Lo scandalo dei “Panama Papers” ha dimostrato proprio questo: le norme finanziarie a fiscali di tutti i paesi del mondo hanno delle falle attraverso cui i capitali possono, in parte, sfuggire legalmente all'imposizione.  A condizione però di potersi pagare i massimi livelli dei servizi finanziari e di consulenza fiscale o legale.  Si chiama "elusione fiscale", da non confondere con la ben più rozza "evasione fiscale".

Vi è poi un altro fattore importante: i piccoli capitali sono costituiti in massima parte da fondi pensionistici e proprietà immobiliari.  I primi godono di regimi fiscali agevolati, ma i secondi sono invece soggetti ad una duplice imposizione.  Per riprendere l’esempio fatto in precedenza, il signor Rossi che affitta un appartamento ereditato dalla nonna, paga sia una tassa sulla proprietà, sia una tassa sul reddito che questa eventualmente gli da.   Viceversa, i grandi patrimoni sono costituiti perlopiù da titoli che vengono continuamente scambiati.  Non sono soggetti a tasse sulla proprietà ed anche quelle sul reddito sono difficili da calcolare, vista la dinamicità ed elusività di questo tipo di capitale.

Per cercare di quantificare l’effetto di questi fattori, Piketty ha avuto l’eccellente idea di indagare i rendimenti dei patrimoni detenuti dalle università americane.   Questi sono infatti pubblici e del tutto trasparenti.

Come si vede, a fronte di un rendimento medio lordo dell’ 8,2% annuo per il periodo 1980-2010, i patrimoni plurimiliardari delle grandi università (Harvard 30 miliardi, Yale 20 e Princeton 15) hanno avuto un rendimento del 10,2%.  Nello stesso periodo, i patrimoni inferiori ai 100 milioni hanno reso solo il 6,2%.

Passando ai patrimoni privati, le cose diventano assai più nebulose, per ovvi motivi.  Tuttavia lo storico francese propone una tabella da cui risulta che i miliardari avrebbero goduto di un rendimento del 6-8%, cioè circa il doppio della crescita del PIL mondiale nel medesimo periodo.

Da notare anche che la crescita media dei patrimoni mondiali è stato del 2% circa e quella dei redditi di appena l’1,4%.  Come è possibile?  Ci sono tre ragioni che contribuiscono a spigare questo apparente paradosso:

La prima è che buona parte della crescita ufficiale del PIL è dovuta ad artifici contabili e stime più o meno manipolate a scopi politici.

La seconda è che mentre cresce l’economia, cresce anche la popolazione ed anche se la torta è più grande, va ripartita fra più commensali.

La terza è che i piccoli e piccolissimi patrimoni hanno un rendimento molto più basso che difficilmente lascia un surplus da reinvestire, mentre una parte consistente del rendimento dei grandi patrimoni viene reinvestito.

Il rendimento del micro-capitale

Abbiamo visto che il capitalismo post-bellico è stato completamente diverso da quello prebellico principalmente per due ragioni:

1 - La classe dominante non è più quella dei redditieri, ma quella dei quadri e super-quadri che godono di stipendi vertiginosi rispetto a quelli dei loro dipendenti.

2 - La nascita ed il radicamento di una grossa percentuale (nei paesi "avanzati" circa metà della popolazione) di mini e micro capitalisti.

Sul reddito del mini- capitale Piketty non fornisce dati, ma un'idea possiamo farcela tornando a fare i conti in tasca al nostro signor Rossi.    Dalla sua denunzia dei redditi (immaginaria, ma realistica), impariamo che il famigerato appartamento della nonna vale circa 120.000 € ed è affittato ad un peruviano per 9.000 € l’anno.  Su questi Rossi paga il 21% di cedolare secca, ossia 1890€ cui si devono aggiungere circa 800 € di IMU e altrettanti di condominio (salvo complicazioni).  Dunque,  al netto, Rossi prende circa 5.400 € (450 € al mese).   Cioè il suo capitale rende il circa il 4%, in linea con i dati macroeconomici elaborati da Piketty, da cui occorre però sottrarre ancora l’inflazione, che spesso non è compensata da un parallelo aumento della pigione, specie sui contratti lunghi.  In pratica, Rossi può contare su un rendimento reale dell’2-3% .  Salvo incidenti.

Del resto, altri investimenti classici dei mini e micro-capitalisti, come i fondi pensione, offrono oggi rendimenti al lordo dell’inflazione fra il 2 ed il 3%, mentre i leggendari BOT oramai nemmeno compensano l'inflazione.

Dunque per Rossi l’affitto del peruviano è un piacevole integrativo, ma a condizione che disponga anche di un buono stipendio perché se, invece, ha bisogno di questi soldi per le spese correnti, quando dovrà fare dei lavori sarà in difficoltà.  Se poi l’inquilino smette di pagare o se ne va lasciando dei danni, rimetterci un anno di pigione è il minimo che gli possa capitare.   Per non parlare del fatto che le tasse sugli affitti si pagano comunque, anche se gli inquilini non pagano la pigione.

Viceversa, la signora Liliane Bettencourt, cui è attribuito un reddito, netto da tasse ed inflazione, di alcuni milioni di euro l’anno, non potrà che reinvestirne la maggior parte, condannandosi ad una crescita esponenziale della propria ricchezza. Ci sono infatti dei limiti a quello che una persona può spendere, a meno di non devolvere parti cospicue del proprio reddito ad interessi comuni come alcuni miliardari effettivamente fanno tramite apposite fondazioni (ma mica tutte limpide come quella con cui i coniugi Tompkins hanno regalato al Cile un intero Parco Nazionale).

Conclusioni 4

Il rendimento reale del capitale è oggi fortemente influenzato dalla taglia del medesimo.   Mentre i mini e micro- capitali sono al più un modo per proteggere i risparmi dall'inflazione, i grandi e grandissimi capitali hanno un reddito decisamente notevole: anche il 10% in un mondo la cui la crescita economica ufficiale è dell’3-4%, in realtà probabilmente meno.

Questo fenomeno va di pari passo con stipendi che crescono esponenzialmente man mano che si sale la scala gerarchia, mentre sono stagnanti, o in diminuzione, ai livelli basali ed intermedi.  La combinazione di questi due fattori sta molto rapidamente scavando un baratro fra un’élite sempre più numerosa in termini assoluti, ma sempre più esigua in termini percentuali, e tutto il resto del corpo sociale. La cosa interessante è che si tratta di un fenomeno comune a tutti i paesi, ma con differenze importanti a seconda delle aree geo-politiche.  In Europa, malgrado sia evidente, il fenomeno è di gran lunga meno sviluppato (circa il 10% del reddito nell’1% delle mani; cioè la classe dominante dispone di redditi circa 10 volte il reddito medio). Negli stati Uniti siamo a circa il doppio (il 20% del reddito nell’1% delle mani; quindi 20 volte il reddito medio).

Molto interessante è anche il fatto che questa polarizzazione è presente anche all'interno del 10% superiore, dove l'1% guadagna nettaente più del sottostante 9%, lo 0,1 percento molto di più dell' 0,9% e cos via, con un'allargamento esponenziale del reddito, salendo la scala sociale.
Per il poco che se ne sa, nei “paesi emergenti” troviamo situazioni comprese fra questi due estremi od anche peggio, ma ovunque si riscontra una  tendenza ad un rapido aumento della divergenza.

Per saperne di più: Picco per Capre









13 commenti:

  1. Che l'Economia di Mercato, differisca del Capitalismo perchè l'Economia di Mercato:
    .ha più soggetti economici,
    .più interdipendenza tra tutti gli attori economici,
    .una maggiore importanza della Finanza che intermedia il risparmio S negli Investimenti usando il canale diretto od indiretto.

    lo avevo già detto.

    I sistemi tributari nel mondo sono tantissimi e variegati, io non ne ho le competenze per discuterne, ma in genere vale la regola generale che:

    .i sistemi tributari nazionali con una macchina amministrativa efficiente hanno solitamente un sistema di norme fiscali razionali, e quindi spalmano il carico fiscale in modo tendenzialmente progressivo. Poi, ad ogni turno elettorale, questo o quel partito muta imposte/tasse a favore di questo o quell'altro stake holder politico che gli ha dato più o meno forza elettorale!.

    .i sistemi tributari nazionali con una macchina amminstrativa inefficiente, hanno sempre un sistema di norme fiscali caotico ed irrazionale (permettono elusione ed evasione) il gettito fiscale colpisce sempre i soggetti con il reddito più facilmente accertabile e/o i soggetti con beni patrimoniali facilmente rintracciabili dalla p.a.

    .i "paradisi fiscali" esistono perchè i sistemi tributari nazionali non sono omogenei, inoltre servono "isole finanziarie" per lo sterco del demonio: riciclaggio di contanti della criminalità organizzata, fondi neri per pagare tangenti in appalti internazionali, servizi finanziari per servizi segreti che finanziano guerre, casserforti per avari ecc...

    L'inefficienza amministrativa causa inequità: in Italia queste cose sono radicate e ben note, nessun partito politico risolverà mai il problema perchè i partiti politici hanno ottiche di brevissimo periodo, ed è elettoralmente conveniente portare al disastro il paese.

    Tra le fantasie comuniste del Piketty, IMHO è strano che non emerga la cosa più importante: chi sono i "BIG BOYS della FINANZA", ossia chi sono i soggetti giuridici più grossi e pesanti nel mondo della Finanza?

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  2. Siccome l'articolo del Pikketty non lo dice, lo dico io ;-P

    .Sono i fondi sovrani dei petrolarabi, un tempo si chiamavano petroldollari, dove i fondi sovrani ogni anno sono rinforzati dalle rendite delle vendite del petrolio dalle nazioni dell'OPEC. Sì!, sono loro quelli che stanno ai vertici del potere e dei rendimenti, ma non hanno investito un penny nello Yemen. La popolazione yemenita è dello stesso ceppo etnico, gli yemeniti abitano nella stessa penisola araba arida e desolata, gli yemeniti sono però quelli sfigati perchè non hanno il petrolio, ma da tutte e due le parti le donne non votano AFAIR. La scissione secolare tra sunniti e sciiti è ormai mutata da qualche decennio, in uno scontro diretto tra Petrolarabi VS Iraniani dentro ad un quadro di pivoting Asia.

    A chi vende il petrolio i paesi dell'OPEC?

    I°mondo: nazioni ad economia di mercato con mercati saturi.

    II°mondo: nazioni in via di sviluppo che si stanno avviando ad una piena rivoluzione industriale e che tra qualche decennio, alcuni di loro potrebbero avere i propri mercati saturi accedendo al club dei paesi del I°mondo.

    stanno quasi all'asciutto:

    III°mondo: paesi che hanno mercati non saturi e potenziali di crescita enormi, perchè ancora non hanno fatto la rivoluzione industriale che ebbe ad iniziare in Gran Bretagna nel tardo 1600s nella prima forma del Capitalismo.

    E' questo il BAU: il primo ed il secondo mondo bruciano petrolio, il terzo mondo vorrebbe bruciare petrolio ma non può perchè non ha i danari per comprarlo e tecnologia propria per estrarlo!. Non esiste alcuna transizione mondiale dai carburanti fossili a qualcos'altro, ed è questa la ragione per cui c'è il climate change, i cui effetti nei prossimi 20-30 anni causeranno guerre in un mondo sovrappopolato.

    Ci sono altri "super big boys" della finanza mondiale? Sì! ci sono:

    .i Fondi pensione (di diritto inglese) + le Assicurazioni (in USA queste gestiscono anche le risorse finanziarie che permettono l'accesso al servizio sanitario* che è privato).

    Il Pikketty mostra serie storiche dal 1920 al 2010 quindi: insiste nel mescolare paesi ad economia collettivista, con paesi ad economia di mercato, con paesi in via di sviluppo, con paesi che ancora devono fare la rivoluzione industriale!. L'economia è una scienza sociale, le mutabili sono più importanti delle variabili: ignorare la realtà per narrare novelle cattocomuniste ha molto d'ideologico, ma poco di scientifico. Dato che in economia, se si vuol ragionare del lungo periodo, la prima cosa da guardare sono le mutabili, piuttosto che le variabili.


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    *L'innovazione obamiana di anni fà, fu AFAIR l'introduzione di "polizze assicurative emesse da società parastatali" con premi meno costosi e più copertura nelle patologie. Tali polizze potevano essere spese in "ospedali sociali" (ossia quelli fondati con opere caritatevoli con bilanci quasi in parità). Obiettivo dell'Obama care era d'allargare l'offerta sanitaria e ridurre i prezzi dei servizi sanitari, riducendo così la platea dei cittadini che non potevano curarsi. Io non sono un estimatore della sanità privata americana che lo reputo inefficiente e barbaro e crudele. La sanità pubblica costa assai meno in percentuale sul PIL, è più efficiente ed umana (e questo nonostante la riforma del titolo V introdotto dal PD+Lega nel 2001 abbia devastato la sanità italiana, regionalizzandola in modo da mantenere sacche chiuse d'inefficienza sanitaria).

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    1. Scusa, in che mondo vivi? Ma l'hai letto l'ultimo rapporto della IEA?
      Angelo

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    2. le fantasie del Pikketty vanno dal 1910 al 2010 e e mescolano aggregati inconfrontabili:

      .dal 1910 al 1929 i dati statistici sono relativi al sistema CAPITALISTICO: essendo un sistema economido DIVERSO dall'Economia di Mercato, i dati statistici non possono essere amalgamati.

      .dal 1918 al 1989 il blocco dei paesi della ex-cortina di ferra erano ad economia collettivista: era un sistema economico DIVERSO, i dati statistici non possono essere amalgamati con i dati dell'economia di mercato occidentale.

      .dal 1918 al 1945 la Cina era paese del III mondo assieme al continente Africa e molti paesi del sud America, che non avevano fatto la rivoluzione industriale: i dati statistici ed il sistema economico non era confrontabile con i paesi nord-occidentali.

      .dal 1945 al 2001 la Cina è stato un paese ad economia collettivista: i dati statistici non possono essere amalgamati con i dati dell'economia di mercato occidentale. Dal 2001 l'economia collettivista cinese ha introdotto elementi d'economia di mercato, ad oggi il paese sta migrando verso l'economia di mercato: la Cina è un paese del II mondo e non è un paese del I mondo, non avendo mercati saturi e non avendo terminato il processo di rivoluzione industriale, quindi i dati statistici non possono essere amalgamati con i paesi nord-occidentali del I mondo.

      .Nord Korea e Cuba sono paesi ad economia collettivista, i dati statistici non possono essere amalgamati con i dati dell'economia di mercato occidentale.

      .La CSI c'è chi la considera paese le II°mondo, e c'è chi la considera paese del I° mondo. Di certo la CSI ha traformato il suo sistema economico da economia collettivista ad economia di mercato. In ogni caso, la presenza dello stato è molto permeante nell'economia della CSI, così come in Italia ed in Francia e vari altri paesi, per cui pur essendo tali paesi membri del I° mondo, poichè è bassa percentuale di pil prodotto dal settore privato, Italia, Francia e Russia sono considerati paesi a socialismo reale in cui in modo marginale c'è l'economia di mercato. Per questa ragione, i dati statistici non dovrebbero essere amalgamati con i paesi ad economia di mercato (ossia quelli che hanno un'alta percentuale di pil prodotto dai privati piuttosto che dallo Stato e dal parastato).

      .L'India, il sud America e Messico e vari altri paesi dell'arcipelago indonesiano sono paesi del II°mondo: sono più avanzati dei paesi del III mondo, ma non hanno la complessità economica dei paesi del I mondo. I loro mercati non sono saturi e non hanno completato il processo di rivoluzione industriale.

      .Alle soglie del primo ventennio del XXI secolo, tutti i paesi del III mondo sono concentrati in Africa, a cui aggiungere un ventaglio di paesi asiatici come Vietnam e Bangladesh e qualche altro paese asiatico, i quali ancora non hanno implementato la rivoluzione industriale.

      Se fai la somma quanto pesano i "big boys" ti rendi conto delle novelle del Piketty.
      https://www.money.it/Fondi-sovrani-classifica-primi-10

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    3. A chi lo dici, a me? Veramente io mi riferivo al prezzo del petrolio che è previsto in rialzo entro un anno fino a 150 dollari per barile, per poi restare a lungo su quei livelli. Con questi prezzi hai voglia di far crescere le economie di primo secondo e terzo mondo.
      Angelo

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    4. siccome le elitè sono molto furbe, nasconderanno la scarsità di risorse ed energia dietro una crisi economica globale, tanto a tutti, tranne ai 4 gatti che si informano su siti come questo, possono raccontare tutte le favole che vogliono. Ieri sera Mercalli su Rai2, parlava di COP e GW; le facce andavano dall'ansioso all'incomprensione, un pò come dovevano essere le facce degli ateniesi, quando quasi 2000 anni fa S.Paolo diceva che l'uomo non fa ciò che vuole, ma fa ciò che non vuole. Di sicuro molti avranno pensato che questi due stavano sparando delle grandi caz..te. E invece da quelle di S.Paolo è nata, nel bene e nel male, la più grande religione della storia umana, mentre da quelle di Mercalli dovrebbe nascere, nel bene e nel male, un nuovo mondo, sperando che il male non sia troppo.

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  3. Un buon provvedimento di governo potrebbe essere detrarre dall'imponibile sui rendimenti da capitale la parte di interessi fino all'inflazione reale rilevata nell'area di domicilio del detentore del capitale. Mi spiego... se ho in deposito una cifra relativamente "ordinaria" (da qualche decina di migliaia d'euro fino a... che so... un paio di milioni d'euro) e percepisco un rendimento loro del 3% in un momento in cui l'inflazione rilevata nell'ambito territoriale ove vivo è al 2%, pago le tasse sul reddito da capitale solo sull'1% di rendimento, perché il rimanente 2% non è vero reddito, bensì rimborso a compensazione della perdita dovuta alle manovre della finanza "d'alto bordo" (alla quale partecipano attivamente le stesse amministrazioni statali che tassano i rendimenti). Ovviamente da evitare i classici giochetti sulla inflazione programmata e sulla definizione dei panieri con beni di fantasia -- si costituisca finalmente il paniere per il rilevamento dell'inflazione inserendoci esclusivamente i beni di più largo e frequente acquisto, non i gusci delle cappesante del Guatemala (ammesso che in Guatemala ci siano cappesante, che non lo so proprio) o i profilattici per canguri.

    Agire in modo diverso va contro a quell'articolo della Costituzione nel quale si attesta che "la Repubblica tutela il risparmio". Com'è che gli ineffabili costituzionalisti che fanno le pulci sull'umidità dell'acqua sono tanto distratti su questo punto? Amato, ci sei o ti svegli solo di notte per qualche "prelievo forzoso" (o per altre cosette che non riporto ora per non infastidire la sensibilità del "padrone di casa")? Mattarella (anche lui ci viene spacciato per un "rinomato" costituzionalista), problemi a ricordare quell'articolo?

    Sarebbe anche ora di mettere mano a quell'insieme di norme che permette ai banchieri di "andare sotto" al valore loro consegnato dai risparmiatori (cosa altra dagli speculatori, sia ben chiaro) -- un banchiere (sì, lui in carne ed ossa) dovrebbe essere forzato a garantire la solvibilità integrale e in qualsiasi momento del risparmio incamerato, oppure messo in condizioni di pagare letteralmente con la vita, a mo' di monito per gli altri suoi compari. Non esagero.

    P.S. Vale la pena ricordare che, dal momento che si è massacrato il sistema pensionistico, il risparmio ANCHE SOTTO FORMA DI SEMPLICI DEPOSITI non è un "extra" o uno "sfizio", è un vero e proprio salvavita. Sottrarre il risparmio, anche solo eroderlo nottetempo come comuni topi di fogna, è una forma "raffinata" di stragismo.

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    1. R "P.S. Vale la pena ricordare che, dal momento che si è massacrato il sistema pensionistico,"... Al momento( retributivo più o meno puro con una goccia di contributivo) i dipendenti pubblici di livello medio alto prendono dal 20 al 50% in più rispetto ai contributi versati; i dipendenti privati prendono circa dall'1% (operai) al 15% in meno (alti dirigenti) rispetto ai contributi versati. Quindi la tua affermazione è totalmente sballata. Ergo riparametrare le pensioni senza considerare i contributi versati, cioè l'enorme privilegio di tutti i dipendenti pubblici di livello medio alto rispetto algi omologhi privati, sarebbe sì un massacro sociale. Ti ricordo che nel 2012 in Germania le pensioni pubbliche nette sopra i 2000 euro mensili erano meno di 30000. O se vuoi ti faccio questo altro esempio: un medico in pensione oggi prende circa 2800 euro netti, il suo omologo al lavoro quarantenne non arriva a 2200 euro netti. Il precario spostato di centinaia di chilometri ogni 2 anni non arriva a. 2000. In un paese che funziona, il precario dovrebbe guadagnare più dello strutturato, che dovrebbe guadagnare molto di più del pensionato. Prima l'Itali si frantuma fiscalmente ed il pubblico si riequilibria al privato ed al territorio meglio è.

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    2. oppure far pagare i carburanti 4 euro/l., come dice Grillo, così in poco tempo si ritorna indietro di 100 anni. Tutte le merci e i beni costerebbero il quadruplo o più, quindi risolto il problema di inquinamento, spreco, immigrazione e capitalismo consumistico selvaggio. Questo, però, dopo anni di guerra civile.

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    3. Al momento, io (classe 1964) non so quando né soprattutto se vedrò mai una pensione, mentre so che essendo una persona molto frugale ho accantonamenti personali che mi basterebbero già per oltre trent'anni al netto della grassazione operata tramite la fiscalità e l'inflazione (che NON è spontanea ma è uno strumento creato intenzionalmente da chi ha in mano il manico del coltello, una leva finanziaria finalizzata chiaramente ad appropriarsio del reddito differito, ovvero finalizzata a privare dei mezzi di sussistenza chi ha pensato a provvedere in proprio visti i "chiari di luna", ovvero finalizzata a mettere in atto comportamenti da stragisti da parte delle dirigenze responsabili (che non sono certo solo quelle politiche).

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  4. mi pare ovvio che il capitalismo ha cambiato pelle con la comparsa sulla scena dei FF, principalmente del petrolio. Fino alla rivoluzione industriale, ossia la comparsa dei FF, la proprietà terriera ed immobiliare era strettamente legata all'energia muscolare, umana ed animale e quindi costituiva il capitale. Poi ha perso questa caratteristica ed è stata sostituita dall'energia fossile e chi era più capace a sfruttarla, aveva come premio i salari più alti. Come sempre la ricchezza ed il capitale sono strettamente legati all'energia da cui provengono. C'è da chiedersi come sarà un mondo con la scarsità di energia fossile in arrivo. Agonia del capitalismo a matrice fossile di sicuro. Ritorno a quello muscolare o qualcos'altro?

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  5. La rivoluzione industriale è precdente all'inizio dello sfruttamento dei FF. E' l'avvento dell'industria mossa a braccia e muli ad inaugurare la rivoluzione industriale.

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    1. senza la macchina a vapore alimentata dal carbone c'era poco o nulla di industriale, a meno che tu non voglia chiamare industrie le lavorazioni che venivano fatte nelle botteghe di artigiani e commercianti nel centro delle città, dove ancora oggi si trovano strade denominate dei tintori, becchai, del pesce, ma queste attività c'erano anche nell'antica Roma. I tubi in piombo che ho visto negli scavi di una stazione di cambio a Collesalvetti non avevano molto da invidiare ai nostri. E' l'energia usata lo spartiacque tra il mondo pre industriale ed industriale per la quantità di merci prodotte. Stuoli di schiavi per produrre nell'antica Roma pochi metri di tubo di piombo e ora un operaio per produrne centinaia. L'impatto sulla società è molto diverso.

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