domenica 3 giugno 2018

Fusione nucleare: vale ancora la pena investirci in un’era di energia rinnovabile a buon mercato?


Da “Cassandra’s Legacy”. Traduzione di MR

Una panoramica di Giuseppe Cima della situazione della fusione nucleare. L’argomento è complesso, ma Cima identifica il punto cruciale: anche ipotizzando che la fusione nucleare dovesse funzionare come ci si aspetta, sarebbe più costosa delle tecnologie rinnovabili attualmente disponibili. Considerate anche che ci vorrà almeno mezzo secolo prima che possiamo avere reattori a fusioni in grado di produrre energia commercialmente disponibile (forse). Quanto saranno migliori e più a buon mercato le rinnovabili per allora? Considerando che la fusione non è una tecnologia “pulita”, come a volte si dice, né ora né in futuro. Quindi, perché spendiamo ancora soldi e risorse per questa tecnologia? Un esempio ulteriore della fede cieca umana nella tecnologia e nei suoi miracoli (U.B.)



ITER TOKAMAK. Guardando attentamente, in fondo a destra, in un cerchietto rosso, c’è un uomo con un giacchetto giallo. La probabile dimensione del confinamento magnetico del reattore a fusione è enorme ed è il cuore della maggior parte dei problemi.  

Il mio punto di vista sulla fusione nucleare, in poche parole
 Di Giuseppe Cima
Oggigiorno, poche imprese investirebbero in centrali nucleari convenzionali. Negli Stati uniti, anche sussidi del 100% non riescono ad attrarre investimenti privati per una centrale nucleare a fissione, la forma classica di energia nucleare. Per cui le prospettive per una ripresa del nucleare non sono rosee.

Ma c’è un’altra forma di energia nucleare, la fusione termonucleare, quella che alimenta le stelle. La fusione, il fenomeno dei nuclei leggeri che si attaccano, è una reazione nucleare distinta dalla fissione, dove gli atomi pesanti, come l’uranio, si spezzano. La ricerca sull’energia di fusione è stata perseguita sin dagli anni della Seconda Guerra Mondiale in laboratori nazionali e in università in tutto il mondo. Nonostante gli sforzi, però, finora questa non ha fornito un’indicazione chiara del fatto che sia fattibile. Quali sono le attuali prospettive di questa forma di energia?


Tecnologie di fusione

Ci sono due modi di bruciare combustibile per la fusione nucleare calda: farlo reagire molto rapidamente prima che il gas che brucia voli via, che è come funziona la bomba H, o usare un campo magnetico per isolare il plasma dalla pareti del reattore. Il metodo della bomba può essere replicato in una serie di micro esplosioni in laboratorio, ma la frequenza deve essere sufficientemente alta da produrre una corrente elettrica rilevante e questo pone enormi problemi ancora irrisolti. Un gigantesco esperimento di fusione negli Stati uniti, il National Ignition Facility, ha dimostrato quanto sia difficile e costoso produrre una micro esplosione una volta al giorno. Immaginate di farlo centinaia di volte al secondo per anni. Anche con un budget fornito dai militari per lo sviluppo di armi, la fusione a laser è lontanissima dal puntare ad un reattore commerciale credibile.

Pertanto, dall’inizio della ricerca sull’energia di fusione, gran parte degli sforzi sono stati dedicati al confinamento magnetico del plasma caldo a stato stazionario. Dopo 70 anni di tentativi, quasi tutti nel campo si sono concentrati su un progetto che viene chiamato TOKAMAK, un’invenzione russa. I test fatti finora indicano che la dimensione minima del nucleo di un potenziale reattore sarà grande, della dimensione di un grande edificio. ITER è un tokamak attualmente in costruzione in Francia per dimostrare la fattibilità della fusione, è di questa dimensione ma, a parte la dimensione, è così costoso che la sua costruzione sta richiedendo il contributo finanziario di tutta le nazioni sviluppate della terra. 

Il nucleo del reattore a forma di ciambella ITER ha 30 metri di diametro e 20 metri di altezza. Si tratta di un dispositivo estremamente complesso, molto più sofisticato di una centrale nucleare a fissione di potenza equivalente e circa 10 volte il suo volume. Il suo nucleo pesa più di 30.000 tonnellate, solo la base di ITEr utilizza 200.000 metri cubi di cemento.

La dimensione è l’inconveniente più ovvio della fusione: la grande dimensione rende impossibile produrre in massa questi reattori. Questo fattore dà un vantaggio considerevole alla competizione a favore di generatori comparativamente piccoli: le turbine a gas da 50-100 MW, pale eoliche efficienti di pochi MW, pannelli solati FV di meno di un kW. Questi generatori possono essere trasportati da camion e la velocità del loro sviluppo industriale è stata inversamente proporzionale alla potenza di un singolo modulo. Il costo dell’elettricità del fotovoltaico e dell’eolico ha origine principalmente dal costo del capitale investito nel generatore e nella sua attrezzatura ausiliaria, proprio come succede per la fusione deuterio-deuterio in cui il combustibile è quasi gratis. Le centrali a gas naturale bruciano combustibile economico ed hanno il costo del generatore più basso di tutti, ma sono degli inquinatori di CO2, oggigiorno un grave inconveniente. 

Dobbiamo specificare che il combustibile per la fusione è quasi gratis solo nel caso della fusione deuterio-deuterio. L’idea attuale, invece, è quella di usare la reazione più semplice del deuterio col trizio, essendo il secondo un altro isotopo dell’idrogeno. Si tratta di un isotopo molto raro che può essere prodotto nello stesso TOKAMAK che lo brucia, ma non in quantità sufficiente da mantenere attive queste reazioni. Questo è un altro problema dei reattori di tipo ITER, per il momento nascosto sotto al tappeto.

A causa della sua grande dimensione e complessità, è molto difficile immaginare che un reattore a fusione TOKAMAK possa essere meno costoso di un reattore a fissione convenzionale e le stime odierne dettagliate pongono il costo del kWh a più di 12 centesimi (di dollaro), solo per il costo del capitale e prima di conoscere tutti i dettagli di un reattore funzionante.

Invece, l’elettricità commercializzata da FV ed eolico non incentivati è attualmente venduta a prezzi fra i 2 e i 7 centesimi, a seconda del posizionamento, e c’è spazio per ulteriori risparmi. Queste fonti sono intermittenti, la fusione non lo è, ma per una produzione elettrica dominata dalle rinnovabili, il costo aggiuntivo dello stoccaggio dell’energia comporterebbe una frazione del costo della produzione di energia. Si tratta di una considerazione puramente economica: le rinnovabili sono già meno costose della fusione. 

C’è un secondo inconveniente molo rilevante collegato alle grandi dimensione del reattore a fusione: il suo tempo di sviluppo. ITER sperimenterà con vero combustibile di fusione non prima del 2035 e porterà avanti realisticamente gli esperimenti per i 10 anni seguenti. Ciò comporta che questa fase sperimentale, non un prototipo dato che ITER sarà incapace di produrre energia, sarà durata circa 50 anni. 

Per incidere nella produzione mondiale di elettricità si dovrebbero implementare migliaia di reattori della dimensione di 1 GW. Quanto tempo di fase di sperimentazione si dovrebbe considerare per raggiungere l’obbiettivo da quando ITER avrà risposto all’inziale giro di domande? Forse 100 anni, cioè un paio di fasi sperimentali.

Per riassumere, Oltre alla pletora di problemi di progettazione irrisolti, persino sconosciuti, di natura tecnica, la fusione magnetica pone problemi collegati alle enormi dimensioni del nucleo del reattore TOKAMAK: un grande costo del kWh e un tempo di sviluppo molto lungo. Per coloro che sono sensibili alla “pulizia” della fusione devo anche accennare che ITER alla fine del suo ciclo di vita presenterà un conto di circa 30.000 tonnellate di rifiuti fortemente radioattivi senza aver prodotto un singolo kWh. La fusione magnetica non è pulita: i prodotti delle reazioni potrebbero essere poco radioattivi, ma il macchinario no.

Perché il reattore dev’essere grande

Perché un reattore magnetico a fusione dev’essere grande, fisicamente molto ampio? E’ stato dimostrato che il combustibile termonucleare brucia nella bomba H, ma può anche bruciare in modo non esplosivo; pensate al sole. Perché qualsiasi combustibile bruci in stato stazionario, l’energia rilasciata nel volume della materia che brucia è uguale all’energia che ne esce, il calore prodotto equivale al calore perso, l’equazione del bilancio energetico. Il tasso al quale l’energia viene prodotta cresce in proporzione alla densità del combustibile, il numero dei nuclei atomici per unità di volume. La densità di potenza del reattore aumenta con la densità della particelle che reagiscono.

Il plasma in un reattore è un gas di costituenti atomici quasi in equilibrio termico, il suo contenuto di energia cinetica è caratterizzata da una pressione. Se il plasma del TOKAMAK deve essere contenuto in un campo magnetico, la pressione del campo prodotto dai magneti superconduttori esterni sulla posizione del plasma al momento è limitata a meno di 200 atmosfere dalla forza meccanica dei magneti. Sono prevedibili miglioramenti del fronte dei magneti, e sarebbero d’aiuto, ma i materiali magnetici sono essi stessi soggetti alle leggi della natura dei solidi: questi miglioramenti saranno marginali.

Come in un normale gas, la pressione del plasma è proporzionale alla temperatura e alla densità delle particelle. La temperatura di fusione dev’essere nella gamma delle centinaia di milioni di gradi Celsius, quindi, a causa del limite della pressione magnetica, la densità delle particelle risulta essere molto bassa, un milione di volte meno della densità molecolare dell’aria che respiriamo. Il risultato è una densità a bassa potenza. 

Dall’altra parte dell’equazione dell’equilibrio di potenza del reattore, l’energia persa dal plasma è dettata dai movimenti turbolenti del plasma stesso e della dimensione del dispositivo. E stato sperimentalmente dimostrato che la turbolenza è presente ad un livello significativo in tutti i plasma di interesse termonucleare confinati magneticamente, proprio come l’acqua in un canale.

L’analogia è vicina a quella del flusso d’acqua in un canale. Questo flusso è limitato da una irriducibile coda di turbolenza, con una dipendenza trascurabile dai dettagli costruttivi del canale. E’ la stessa cosa per il confinamento dell’energia nel plasma termonucleare, è dominato da inevitabili movimenti turbolenti del fluido. Ma esiste sempre un nucleo in reazione abbastanza grande da raggiungere la parità di energia perché il suo volume (produzione di energia) rispetto alla superficie (perdite) aumenta con la sua dimensione, una considerazione meramente geometrica. Il sole, anche senza un campo magnetico, è certamente grande abbastanza per il pareggio.

Sono queste le ragioni per cui il reattore TOKAMAK dev’essere molto grande. La dimensione necessaria per mantenere l’alta temperatura del nucleo perché il plasma fonda. E’ questo il fattore principale che rende la fusione nucleare costosa e molto difficile.


Il concetto di fondo
 

Per come stanno le cose, le tecnologie rinnovabili di oggi sono considerevolmente meno costose di un potenziale reattore a fusione – anche ipotizzando che funzionasse come ci si aspetta. Il mio lavoro nella fusione ha coinciso con la deregolamentazione di Reagan del settore elettrico quando qualcosa di simile è accaduto fra centrali a gas e a carbone. Lo sviluppo di grandi motori a reazione per l’aviazione ha reso possibile generatori elettrici efficienti, poco costosi e prodotti in serie che si sono dimostrati impossibili da battere e gli investitori in centrali a carbone hanno fallito per permettere all’industria americana di approfittare della tecnologia più nuova e meno costosa. Allora era troppo presto per la rivoluzione dell’eolico e del FV, ma ora sono qui per rendere la fusione nucleare obsoleta prima che si dimostri che funziona.


L’autore

Giuseppe Cimaè stato impiegato in diversi impianti da parte di laboratori di fusione e università in Europa e negli Stati Uniti per gran parte della sua carriera: Euratom Culham nel Regno Unito, ENEA di Frascati e CNR di Milano, the Fusion Research Center dell’Università del Texas ad Austin. Ha pubblicato circa 50 articoli peer-review in questo campo, in gran parte sulle onde EM per la diagnostica del plasma e il riscaldamento, le configurazioni magnetiche, la misurazione delle turbolenze. Dopo aver perso fiducia in un approccio decostruzionista alla fusione, ha dato vita ad un’industria di automazione industriale in Texas. Attualmente è in pensione a Venezia, dove lotta per la proteggere l’ambiente, conservare l’energia ed insegnare tecnologia e scienza.

18 commenti:

  1. Per le persone comuni (decisori politici compresi) si può senz'altro parlare di fede cieca nella tecnologia, ma non è immaginabile che gli scienziati che ci lavorano non siano consapevoli dell'inutilità della fusione a scopi di produzione di energia commercialmente conveniente in tempi utili (e rispetto alla continua evoluzione delle rinnovabili): l'unico vero motore che continua ad alimentare gli investimenti nella fissione sono i forti interessi "di bottega" delle migliaia di persone altamente specializzate che ci lavorano direttamente e indirettamente: fisici, ingegneri, tecnici, tutto l'indotto che costruisce i complessi componenti del reattore, le università che formano gli scienziati del campo, i professori e i ricercatori che pubblicano articoli scientifici sulla materia... non credo che siano contenti di perdere il lavoro e/o il loro prestigio scientifico.

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  2. Farei presenti due cose.

    Primo, il concetto di "a buon mercato" è opinabile, vedi alla voce "incentivi di Stato".

    Secondo, le "energie rinnovabili", che poi rinnovabili non sono, perché per cavare energia elettrica dal vento serve una torre e un generatore collegato alle pale, tutte cose che si consumano e non si rinnovano, non sono disponibili a comando, ne come quantità, ne come località, ne come tempo. Per esempio per riscaldare l'acqua alle isole Svalbard dubito che si possano usare pannelli solari, figurarsi per alimentare una server farm di Google. Inoltre, tutte queste "energie" dipendono dal problema dei problemi, ovvero dagli accumulatori e questo a sua volta comporta la necessità di duplicare la fonte con una che supplisca quando la "fonte rinnovabile" non va o non va abbastanza.

    Di fatto la NASA quando ha mandato i rover su Marte ha usato prima pannelli fotovoltaici, che sono andati avanti molto oltre il termine previsto ma hanno incontrato il problema dell'efficienza dell'insieme pannello-batteria in condizioni di luce variabili per quantità ed incidenza e polvere, eccetera. Di seguito, quando hanno mandato un rover più grosso, ci hanno piazzato sopra un bel reattore RTG (isotopi e termocoppia) che non ha problemi a sviluppare più energia del necessario.

    La ragione per cui gli "studiosi" studiano è perché sono pagati per farlo. La maggior parte delle pubblicazioni scientifiche non hanno alcuna ricaduta pratica, figurarsi se è un problema economico la fattibilità pratica di un reattore a fusione. Ripeto, UNO. Che è completamente diverso da fabbricarli in serie.

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    1. spero che quando i FF saranno scarsi, se sarà ancora possibile fare qualcosa di sensato, queste manie di grandezza vengano abbandonate, ma le primavere arabe insegnano che le locuste non si fermano facilmente.

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    2. Notoriamente la NASA quando manda una sonda su Marte si preoccupa di ottenere energia al minor costo!!

      Io preferisco sopportare qualche blackout che vedermi raddoppiare (o più) la bolletta.

      P.S. Marte è molto più distante dalla terra e quindi ha molta meno radiazione solare.


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    3. Mi sfugge il concetto di "minor costo". La cosiddette "energie rinnovabili" sono state perseguite per decenni nonostante costassero più o molto di più delle alternative.

      La NASA si preoccupa eccome di quanto e come spende, perché ha il suo bilancio. Nel caso in oggetto però mi pare chiaro che la scelta sia stata motivata dal peso dell'aggeggio e dalla quantità di energia elettrica necessaria, oltre che dalla premessa di non dipendere da fattori esterni come l'irraggiamento solare in un certo momento o posizione. E' la stessa ragione per cui sui sottomarini che devono operare autonomamente per mesi, in qualsiasi condizione, si usano reattori nucleari mentre per quelli che rimangono nei pressi dei porti si può usare una propulsione mista diesel-elettrica (con vari tipi di accumulatore).

      Riguardo il "sopportare blackout", è un discorso irrealistico come la maggior parte in ambiti come questo. Non solo perché ovviamente ci sono cose che non possono sopportare interruzioni, tipo ascensori, frigoriferi, treni, ospedali, eccetera e questo è ovvio ma anche e sopratutto perché la vita quotidiana delle persone nel 2018 non è quella delle persone del 1018, se si spegne la cosa più inutile del mondo, il furbofono, si scatenano reazioni psichiatriche. I "servizi" di cui si compone la quotidianità sono composti di infiniti aggeggi che vanno alimentati e mantenuti in certe condizioni-ambiente e tutto l'insieme consuma quantità enormi di energia. Non è nemmeno questione di "blackout" ma di continuo incremento del CONSUMO.

      E qui veniamo ad un altro concetto vago "meno radiazione solare". Non si tratta di meno, si tratta di quanta ne serve. Se io devo fare muovere un aggeggio che pesa 10kg con un sistema di conversione dato che riceve X e produce Y, mi trovo in una situazione diversa rispetto a quella di fare muovere un aggeggio che pesa 100 o 1000 o 10000kg, il cui sistema di conversione, per ovvie ragioni geometriche, non può estendersi in proporzione.

      Ergo, siccome tutte le variabili sono date, l'unica cosa che posso fare è sostituire la fonte di energia appena arrivo vicino al limite.

      Prego anche notare il solito discorso sugli accumulatori e sul fatto che le macchine che producono energia di solito non consentono di "modulare" la produzione, nel senso che una volta avviate devono continuare ad andare allo stesso regime sia che l'energia venga richiesta sia che non sia utilizzata. Un ipotetico veicolo NASA che montasse pannelli fotovoltaici e un reattore nucleare non avrebbe senso per questa ragione, dato che il reattore, per il solo fatto di esistere, rende superflui i pannelli solari mentre il contrario NON si da.

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  3. Un parere che sembra autorevole e ben documentato.
    Da profani non resta che sperare che questi sforzi e denari impiegati per sviluppare questo progetto abbiamo almeno qualche ricaduta scientifica e tecnologica utile, magari al momento non ancora esplorata.

    L.

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  4. Ci sarebbe da tener conto anche dei costi del trasporto dell'energia.
    Se affidassimo la produzione di E. a dei reattori mastodontici aumenterebbe la distanza media tra produttore e consumatore.

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  5. http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/sta-per-esplodere-la-bolla-del-carbonio-dei-combustibili-fossili/
    Ecco qua, fine del petrolio. La fusione nucleare non ha fatto in tempo a prenderne il posto.

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    1. @ Anonimo
      Ma davvero, ci sono scienziati sani di mente, che sono anche pagati dalle università, per costruire modelli econometrici, assumendo nelle ipotesi di base una domanda mondiale di carburanti fossili calante, pur essendoci da decenni una totale assenza d'indizi e/o segni di una politica di riconversione energetica mondiale?!

      http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/sta-per-esplodere-la-bolla-del-carbonio-dei-combustibili-fossili/

      "Jean-Francois Mercure della Radboud University sottolinea che «entro il 2035 la crescita del prodotto interno lordo sarà influenzata negativamente nei Paesi produttori (ad esempio Usa, Russia), mentre sarà influenzata positivamente nei paesi importatori (ad esempio Ue, Cina)»."

      Ma questo Jean-Francois Mercure... dove ha studiato economia, all'elementari?!

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    2. L'intermittenza non è un ostacolo insuperabile in una prospettiva di riduzione di consumi, o per meglio dire, di adeguamento della domanda all'offerta. Produrre cibi con l'intermittenza non comporta perdite, soltanto più lentezza. Molti processi meccanici possono essere svolti con sistemi antichi come i mulini, che ora sono automatizzati e sfruttano l'energia solare ed eolica. Non tutte le lavorazioni che richiedono energia termica hanno bisogno di alte temperature, (es usare il sole per essiccare la creta per fare mattoni), ma dove c'è necessità si possono usare le biomasse o le energie rinnovabili. Coi collettori della luce solare si possono fondere metalli ecc. Questo e tanto altro. Tutto ciò per dire che con una spesa abbastanza modesta e in tempi rapidi si può mettere a punto una struttura di sicurezza che accompagni il cosiddetto "Dirupo di Seneca" prima che avvenga o mentre avviene. Bisogna combinare ad arte l'antico e il moderno.
      Angelo

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    3. @ Anonimo
      Un Economista ostile ti tratterebbe molto male ;-) io che sono "vostro amico" (ossia condivido con voi, la tesi di un prossimo collasso mondiale, quanto l'inesistenza di una crescita infinita) mi limito a ricordarti che il mondo oggi mangia ed ha calorie sufficienti per tutti sulla Terra, per merito della meccanizzazione dell'agricoltura (domani, la meccanizzazione muterà in robotizzazione). Tutto questo è possibile perchè tutti settori economici sono energy intensive. La domanda d'energia nei prossimi decenni è attesa in rialzo; non essendoci segni/indizi/spinte verso una decarbonizzazione ma tutti i mix energetici immaginati per i prossimi decenni a venire contemplano l'uso dei carburanti fossili, ciò implica una crescita dei prezzi dei carburanti fossili convenzionali (restano il 50% di riserve) ed una trapanazione di polo nord, Siberia, Antartico.

      Detto ciò, è vero che esiste una "Carbon bubble", ed è anche vero che questa si manifesta a prezzi dei carburanti fossili calanti E non a prezzi dei carburanti crescenti.
      http://mio-radar.blogspot.com/2017/11/arctic-methane-emergency-carbon-bubble.html

      Tuttavia per ristornare la dinamica attesa dei prezzi, occorrono IMHO due condizioni:

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    4. Tuttavia per ristornare la dinamica attesa dei prezzi, occorrono IMHO due condizioni:

      1-ipotesi reattiva: uno shock ambientale importante, che induca a livello planetario un disperato abbandono dei carburanti fossili per migrare ad un'altro paradigma. Questa ipotesi è possibile, ed è logico declinarla in diverse condizioni al contesto (dal FALSO RITORNO ALL'ETÀ DELL'ORO verso SURROGAZIONE INERZIALE ESPLOSIVA o CATASTROFE ULTRAVIOLETTA o EFFICIENTE CONDIVISIONE TECNOLOGICA DELL'AUSTERITÀ).

      2-ipotesi proattiva: la convinzione mentale che i carburanti fossili siano inutili, in tal modo i carburanti fossili diventerebbero beni invenduti sui mercati e la Carbon bubble esploderebbe e sarebbe un freno alla riconversione. Si pensi allo SWITCH OFF da carbone a petrolio avvenuto ai primi del XX secolo. Tale opzione è IMHO abbastanza "improbabile" in quanto sarebbe frenata dagli operatori finanziari (piccoli, medi, grandi, istituzionali) detentori di Attività Finanziarie del settore dei carburanti fossili. In ogni caso i drivers di cambio di scenario sono sempre gli stessi: a)il livello d'abbandono dei carburanti fossili b)il livello di rilascio di gas serra in Siberia a positive feedback

      E' possibile una "Carbon Bubble" a prezzi crescenti dei carburanti fossili?

      IMHO No, perchè entra in gioco l'elasticità incrociata sui beni succedanei: al crescere del livello del prezzo del petrolio convenzionale i prodotti succedanei avranno più mercato. Questo implica "shale oil/gas", carburanti sintetici, energie rinnovabili, ritorno al nucleare, nucleare da fissione. E' logico pensare che il crescente ca$h flow del settore petrolifero (prezzi crescenti del petrolio, alto valore del magazzino in scorte) si tramuti in Capitali (per finanziarie acquisizioni o sviluppi interni di una riconversione energetica) nel I° e II° mondo MA non nel III° mondo il quale finirà per non consumare energia.

      GLI EFFETTI DEL CLIMATE CHANGE SULLA TERRA NON VANNO MAI DIMENTICATI in un ragionamento astratto, impatteranno su tutto e tutti: una parte del III mondo smetterà di usare energia, un'altra parte confischerà le fonti d'energia sul proprio territorio usandole per mitigare i danni da climate change e non esportandole. Il prezzo del petrolio continuerà a salire per riduzione violenta d'offerta e scomparsa d'infrastrutture.

      I e II mondo dotati di Capitali e "Know How" entreranno in competizione diretta con i paesi esportatori di energia.

      Una parte del I mondo offrirà moneta inflazionata a livello mondiale e mercati interni saturi e crescita lenta ed interessi bassi, gli altri paesi avranno moneta poco inflazionata e mercati saturi e tassi di crescita ed interesse bassi (altri come l'Italia saranno sprofondati in un fuoco inflazionistico ed andati sott'acqua da parecchi decenni). I paesi del II mondo offriranno mercati non saturi, alti tassi di sviluppo ed alti tassi d'interesse e monete non inflazionate.

      Le tensioni finanziarie e valutarie e attacchi CYBER tra I mondo VS II mondo, nonchè impatti da delocalizzazione economica, saranno il primo avviso di detonazione di WWIII, perchè GLI EFFETTI DEL CLIMATE CHANGE SULLA TERRA NON VANNO MAI DIMENTICATI. Il Climate Change e la sovrappopolazione sono moltiplicatori di minacce, rapidamente porteranno il mondo alla WWIII se la SIBERIA non sarà venduta a pezzi dai Russi a Cina, India, Iran, Bangladesh-Pakistan.

      Cosa diversa le ineluttabili GUERRE PUNICHE II nel Mediterraneo che per dissinescarle, ONU e Chiesa Cattolica avrebbero dovuto finanziare e perorare una politica di controllo delle nascite in Africa 20 anni fà.

      http://mio-radar.blogspot.com/2017/10/wwiii-road-map-theory.html

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    5. @ Anonimo
      C'è un errore da copincollo :#) poco sopra, nel ritorno al nucleare oltre alla fissione c'è pure la più costosa e lenta fusione :-)

      Poi dentro la questione:"E' possibile una "Carbon Bubble" a prezzi crescenti dei carburanti fossili?"

      C'è la questione della Carbon Tax. E' possibile ma alquanto improbabile, perchè dall'ONU si dovrebbe fissare i presupposti d'imposta: soggetto, oggetto, territorialità e poi alla Carbon Tax ci crederò quando vedrò pagare dal I°,II° mondo MILIARDI ai Bangladeshani che saranno i primi ad andare sott'acqua :-). Per quanto possibile la Carbon Tax, la reputo assai improbabile.

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    6. Ma cosa vuoi che andiamo a trivellare in Siberia, sempre più costi, sempre più complessità. Bisogna liberarsi di tutta questa zavorra che ci portiamo sulle spalle. Non se ne può più. Il futuro è della leggerezza.
      Ricominciare a sporcarsi le mani, per ricostituire un contatto con le cose vive. Siamo entità biologiche, stiamo bene principalmente nella natura. Anche se questo non vuol dire rinunciare al meglio delle nostre conoscenze. Come ho scritto prima, bisogna fondere ad arte l'antico col moderno.
      Angelo

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    7. @ Anonimo
      Anonimo:"Ricominciare a sporcarsi le mani, per ricostituire un contatto con le cose vive. Siamo entità biologiche, stiamo bene principalmente nella natura. Anche se questo non vuol dire rinunciare al meglio delle nostre conoscenze. Come ho scritto prima, bisogna fondere ad arte l'antico col moderno."

      Vedo che come me, ti piace scrivere di Fantascienza! :-) mi permetto di suggerirti un piccolo ebook di SciFi in copyleft.

      http://mia-fantascienza.blogspot.com/2018/02/the-5th-protocol-v10.html

      Breve introduzione: Ezezel è un alieno, proviene dalla base di prossimità di "Kapyten_b", è uno degli alieni che partecipano al progetto segreto Mogul :-) ossia l'interscambio culturale tra esseri umani/alieni. Spesso Ezezel sosta nell'Area_53 altre volte è nella base aliena sotterranea di Marte. Silenzioso ed attento osservatore dell'umanità, nel piccolo ebook Ezezel ed i suoi amici, ti diranno tutto circa lo sviluppo al contesto del Quinto Protocollo.

      buona lettura :-)

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  6. Di questo se ne è già discusso sull'altro blog in inglese :-) credo ci sia poco da aggiungere, in italiano.

    Per costruire una centrale nucleare a fissione servono circa 5 anni.
    Per costruire una centrale nucleare a FUSIONE servono 13 anni.

    Assumendo che il TOKAMAK funzioni, producendo un saldo positivo d'energia, a me pare che il massimo che la fusione energetica potrà fare per il mondo che è sempre più vorace d'energia, sarà nella migliore delle ipotesi sostituire nel mix energetico mondiale, la quota attualmente coperta dall'energia nucleare da fissione.

    Siamo sempre quindi all'interno di un paradigma di diversificazione delle fonti energetiche e non in un paradigma di conversione energetica (con sostituzione e soppressione dei carburanti fossili).

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  7. Molto interessante l’articolo, come del resto tutti gli articoli di Effetto Cassandra.
    Vorrei chiedere agli autori se una soluzione economicamente vantaggiosa e già presente sul territorio nazionale per la fusione nucleare, non potrebbe essere il progetto IGITOR.

    https://it.wikipedia.org/wiki/IGNITOR

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  8. Devo dire che ho trovato questo articolo interessante ben scritto ed equilibrato. I dubbi sulla "Fusione Calda" ci sono e sono stati espressi anche in sede Istituzionale.
    Anch’io come molti altri penso che le energie rinnovabili rappresentino una valida alternativa all’uso dei combustibili fossili e anche la vituperata "Fusione Fredda" potrebbe potenzialmente essere annoverata fra i settori di ricerca che meritino più attenzione da parte della comunità scientifica.
    Forse il nuovo Sottesegretario al Mise Onorevole Davide Crippa, che viene qui citato http://www.ecat-ilnuovofuoco.it/blog/nuova-intervista-ad-andrea-rossi/ potrebbe fare luce anche sulla controversa vicenda E-Cat, Andrea Rossi. Se effettivamente si dimostrasse inequivocabilmente che ciò che l’inventore afferma è reale si aprirebbero prospettive interessanti da tutti i punti di vista.

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