Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 30 settembre 2010

Il clima e i nostri corpi II: "in difesa del cibo" di Michael Pollan


In un post precedente ho esaminato il problema di come sia difficile per noi gestire sistemi complessi e basati su feedback come sono il pianeta e i nostri corpi. In entrambi i casi, non ci riusciamo proprio, anzi, stiamo combinando dei veri disastri. Questo lo si vede - fra gli altri esempi - sia per l'epidemia di obesità come per il riscaldamento globale incontrollato. In questo post, esamino la cosa sulla base di un recente libro di Michael Pollan "In difesa del cibo". 


Anni fa, quando abitavo in Giappone, mi capitò di incrociare in un parco di Tokyo delle ragazze occidentali che vendevano aranciata ai passanti. Mi fermai a chiaccherare con loro e venne fuori che erano figlie di impiegati dell'ambasciata americana, che era lì vicino. Erano tutte molto orgogliose di quello che stavano facendo; dal loro punto di vista era un'espressione di iniziativa individuale e di spirito imprenditoriale.

Non mi sembra gli passasse per la testa che per i giapponesi la cosa era disdicevole; altrettanto di come sarebbe per noi mandare i nostri figli a chiedere l'elemosina al semaforo. Gli unici passanti che si fermavano erano dei giovanotti evidentemente più interessati alle ragazze che all'aranciata; tutti gli altri giapponesi erano inorriditi dallo spettacolo.

Chiaccherando con le ragazze, non mi sentii di criticarle per il loro passo falso culturale - in ogni caso non ne sarebbe venuto fuori un incidente diplomatico. Mi provai invece a far notare che - forse - la robaccia che vendevano sotto il nome di aranciata non era il massimo dal punto di vista della qualità. Non poteva esattamente far bene alla salute una roba ottenuta mischiando con acqua una polverina giallastra; sicuramente una miscela di zucchero e coloranti e aromi artificiali. Ma una di loro mi fece vedere orgogliosamente la lista degli ingredienti dicendomi, "Ma no! E' buona; non vedi che è arricchita con vitamina C?"

Questa storia mi è tornata in mente leggendo il libro di Michael Pollan "In difesa del cibo" ("In defense of food").


Il libro è ricco di spunti interessanti non solo sul cibo, ma in generale sul problema di gestirsi sistemi complessi. Per esempio, leggendo Pollan si capisce subito che il caso dell'aranciata sintetica venduta nel parco di Tokyo non è per niente un caso isolato. Sta nella categoria che lui chiama il "riduzionismo alimentare".

Di solito non mi piace la parola "riduzionismo", ma qui mi sembra appropriata. Pollan la riferisce all'abitudine dell'industria di creare cibi spogliati di tutte le loro caratteristiche migliori, per poi "rinforzarli" o "migliorarli" con l'aggiunta di qualcosa che si suppone faccia bene. Nel caso della miscela di acqua, zucchero e coloranti che passava per aranciata in quel parco di Tokyo, il fatto di aggiungere vitamina C all'orribile mistura la nobilitava in qualche modo, rendendola buona e salutare. La faccenda di "fortificare" gli alimenti con vitamine e altre cose è addirittura patologica negli Stati Uniti, ma esiste anche qui da noi. Basti pensare al pane bianco e ai supplementi di fibra alimentare che si vendono entrambi al supermercato.

Questo tipo di fissazione su un singolo elemento non è solo una pratica industriale: è un atteggiamento che gli esseri umani hanno spesso. Di fronte a un sistema complesso, tendiamo a semplificare drasticamente; il che ci porta spesso ad atteggiamenti "riduzionisti," ovvero a ridurre tutto a un solo parametro.

Nel caso dell'alimentazione, abbiamo varie teorie strampalate su cosa mangiare e cosa non mangiare. Un esempio piuttosto datato è quello di "mangiare in bianco." Ma ce ne sono di tanti assai piu moderni; a partire da quella dei santoni indiani che si nutrono di luce e di aria (e c'è chi ci crede!), la dieta della carota viola, quella del pompelmo, quella delle fave di fuca, delle rape, eccetera. (c'è veramente una dieta della carota viola, dette il "supercibo del futuro"!). Questi sono casi un po' estremi, ma evidentemente c'è qualcosa di profondamente sbagliato nella dieta occidentale, come mostra l'epidemia di obesità che c'è in occidente. Pollan sostiene che questo è dovuto, perlomeno in parte, proprio all'atteggiamento riduzionista prevalente. Uno dei problemi è che l'aggiunta di "nutrienti" più o meno artificiali nobilità alimenti che fanno malissimo alla salute; come appunto la miscela di zucchero e aromi artificiali che passava per aranciata a Tokyo.

Nel suo libro, "In difesa del Cibo", Michael Pollan sostiene un approccio "integrato" oppure "sistemico" al cibo. Dice "eat food"; "mangiate cibo". Ovvero, mangiate cose che i nostri antenati avrebbero riconosciuto come tali (detta in altre parole: non mangiate niente che vostra nonna non avrebbe riconosciuto come roba che si può mangiare). La raccomandazione di Pollan è leggermente più articolata: "mangiate cibo, non troppo, più che altro verdura."  Fra le altre cose, Pollan non è vegetariano e sostiene che siamo geneticamente programmati per mangiare carne; almeno in piccole quantità - cosa che mi trova personalmente d'accordo.

Ma, a parte il fatto di essere vegetariani o no, se ci pensate un attimo lo spirito di questa raccomandazione è in pieno accordo con quella che si chiama la "dinamica dei sistemi". Se vogliamo capire come funziona un sistema, dobbiamo prenderlo tutto intero; non spezzettarlo e pretendere poi di rimetterlo insieme, come se volessimo la rana ancora viva dopo averla vivisezionata. Ovvero, c'è questa profonda verità che il "cibo" è qualcosa di più della somma dei "nutrienti" che lo compongono. Questa è la ragione per la quale non ci nutriamo di pillole, come si leggeva che avremmo fatto nella fantascienza degli anni '50.

Queste considerazioni si applicano bene anche ad altri sistemi complessi. Ci sarebbe molto da dire su come ci stiamo gestendo male il problema climatico per via del nostro atteggiamento riduzionista. L'equivalente, qui, delle varie teorie strampalate è quello di ridurre il problema (appunto, il riduzionismo) a singoli dettagli; da Eric il Rosso al vino in Inghilterra del Medio Evo, fino a considerare che l'elemento fondamentale di tutta la storia sono certi messaggi che alcuni ricercatori si scambiavano 10 anni fa. Da qui, si passa ad attribuire il cambiamento climatico a qualche fattore specifico, per esempio i vulcani, oppure alle macchie solari, o ai raggi cosmici o che altro.  (*)

E, invece, il sistema climatico è un sistema complesso che va studiato in modo scientifico, altrimenti non si capisce niente di come funziona e si fanno degli errori clamorosi - questi errori ci stanno portando al surriscaldamento planetario così come quelli dietetici portano la gente all'obesità. Il nostro pianeta, proprio come i nostri corpi, ha bisogno di un po' di rispetto e di attenzione. Va curato per quello che è, un sistema complesso e delicato che non si presta ad essere maltrattato pensando che si ripari da se. E' una di quelle cose - come il cibo - che vale di più della somma dei singoli elementi che lo compongono.

Il libro di Pollan è pieno di altri spunti interessanti. Vedrò di tornarci sopra in altri post. E' pubblicato da Adelphi in Italiano.




* Curiosamente, la mentalità riduzionista di certa gente è talmente radicata che non riescono nemmeno a capire che può esistere un atteggiamento diverso e più articolato. Ne fa fede l'accusa comunissima agli scienziati di sostenere che "soltanto il CO2" ha effetto sul clima. Non è così, basta leggersi l'ultimo rapporto dell'IPCC per capirlo.


12 commenti:

  1. Segnalo in merito: "La Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" di Pellegrino Artusi:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Pellegrino_Artusi

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  2. Anch'io l'ho letto (e apprezzato) in originale, ma è stato tradotto in italiano per i tipi di Adelphi.

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  3. Dalla mia permanenza negli USA, ormai 25 anni fa, ricordo due esempi.

    Il primo era una curiosa pubblicità sui cartoni del latte, di un formaggio che era fatto con latte scremato, per non far ingrassare, e panna, per dare energia. L'idea di togliere qualcosa per poi rimetterlo, per avere contemporaneamente la moglie ubriaca e la botte piena, mi sembra colga lo spirito del "riduzionismo".

    Il secondo riguarda la correlazione che avevamo trovato tra qualità dei cibi e numero di vitamine. Era chiaro che più vitamine e minerali c'erano (con una tazza di cereali eri a posto per tutto il fabbisogno giornaliero) meno la roba sarebbe stata riconosciuta come "cibo" dalla nonna. O da noi, che pertanto cercavamo i prodotti con meno supplementi possibile.

    Mentre qui da noi il formaggio magico che dà energia senza far ingrassare non l'ho ancora visto, noto un preoccupante aumento delle vitamine e sali minerali nei cibi.

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  4. tempo fa ho scritto qualcosa in elogio del cibo dove mettevo in evidenza l'ingrediente che credo essenziale e che è stato sempre più 'contratto', quell'ingrediente è il tempo.

    http://cosechedimentico.blogspot.com/2009/02/ricetta-rapida.html

    Inevitabilemente il mio post aveva implicazioni politiche ma, ahimè, io intendo ancora il termine nella sua accezione più alta.

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  5. Grazie per la segnalazione, Lopo. Ho modificato il post di conseguenza

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  6. Non saprei essere più specifico nella mia considerazione, ma leggendo il tuo interessante scritto sulle basi antropologiche del "riduzionismo" non riesco a togliermi dalla mente che lo stesso identico atteggiamento noi lo abbiamo nei confronti della "politica" nostrana.

    Cosa ci fa ingoiare in fondo questa nefandezza di politica appena condita da qualche slogan populista come "lavoro", "sviluppo", "crescita", se non una dose da cavallo di riduzionismo culturale ?

    >Parlare di destra e sinistra oggi, non è molto diverso da chi vuole arricchire il latte marcio chi con gli omega3 chi con la vitamina C ...

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  7. Vogliamo parlare dell'acqua minerale Dasani?

    "Coca-Cola uses tap water from local municipal water supplies, streams, and meadows; filters it using the process of reverse osmosis and adds trace amounts of minerals, including magnesium sulfate (Epsom salt), potassium chloride and table salt (sodium chloride)."

    Se non è follia questa...

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  8. Qui mi sovviene un passo del Signore degli Anelli di Tolkien, quando Gandalf i Grigio si confronta con Saruman il Bianco, anzi, Multicolore.

    Saruman, definito il Bianco perche' assume su di se la somma di tutta la saggezza, si e' corrotto.
    "Anche il bianco si puo' spezzare!" dice, come se fosse una conquista.
    E Gandalf, gli risponde che diffida delle persone che, per capire qualcosa, prima la devono rompere.

    Ecco, la questione e' filosofica, profonda, e riguarda l'atteggiamento che guida un ricercatore nei confronti della cosa che studia.
    Il primo la vede come un oggetto, la spezza, la rompe, ne analizza le parti e poi si figura come queste si colleghino l'una alle altre.
    Il secondo rispetta l'oggetto che studia, lo considera alla pari, lo interroga e aspetta con pazienza le sue risposte, e forse non desidera sapere tanto quanto e' fatto dentro, ma come si sente.

    Il riduzionismo ci ha portato molto avanti per quanto riguarda tecnica e potere, proprio come Saruman, ma non ci ha fatto progredire di un passo verso la saggezza, come sarebbe disperatamente necessario in questi tempi.

    Saluti
    Phitio

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  9. @markogts
    "Se non è follia questa..." ...la chiamano razionalità dell'homo oeconomicus...

    perdonatemi se metto un altro link ma voi siete fantastici, uno stimolo continuo alla discussione...

    http://cosechedimentico.blogspot.com/2010/07/se-questa-e-razionalita.html

    rilevantissimo il filmato alla fine del post

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  10. Magari potrebbe incuriosirvi un esempio pratico di applicazione del lavoro di Pollan (ma non solo il suo) potete dare un'occhiata al nostro progetto di alimentazione sostenibile.

    L'attività prende spunto da moltissimi lavori divulgativi e scientifici, ma sta evolvendo secondo linee e intuizioni che fanno passi ulteriori in questa direzione soprattutto grazie al lavoro di Davide Bochicchio.

    Si può cominciare da qui e proseguire qui e qui.

    Qui trovate l'intervento di Pollan a TED, sottotitolato in italiano.

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  11. La qualità, e in ultima analisi, il senso stesso della vita secondo me, per la specie sapiens sapiens, risiede in ciò che differenzia e non in ciò che unisce ai generici mammiferi superiori.Risiede nella bellezza, nell'arte, nel gusto, nella poesia. Il cretinismo scientista non credo possa offrire in merito grossi contributi: chiaro che è possibile per un mammifero superiore generico come la iena, metti, nutrirsi di cadaveri putrefatti,per dire, basti sviluppare un enzima atto a metabolizzare la cadaverina e la putrescina; nella carogna c'è ancora pieno di aminoadici bbuoni, oh oh

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  12. @mario
    C'è scienza nell'arte, nel gusto e nella poesia da parecchio. Il nome Leonardo da Vinci le è nuovo o intendeva dare un esempio di cretinismo tout court?

    @Ugo
    Cerchi guai, rif. i commenti sotto Sweet Food Nation dell'oca.

    Mentre ci sono, per chi fosse dalle parti di Ferrara, segnalo che domani alle 10.30 il festival dell'Internazionale e il Last minute market offrono una prima colazione strepitosa. Fra gli scarti riciclati, c'è il pan pepato di un famoso pasticciere.

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