Dettaglio della profetessa di Delfi di John Miller (1891


domenica 13 settembre 2020

Carrelli del Supermercato in Plastica Colorata. Malvagità allo Stato Puro o Tecnologia Avanzata?

 

Quando mi sono trovato davanti questo aggeggio, l'ultima volta che sono stato a fare la spesa al supermercato, la prima impressione è stata di trovarmi di fronte a una manifestazione di malvagità allo stato puro - Sauron l'oscuro davanti a me nella sua livrea colorata di arancione. 

Cosa ci sarà mai stato di male nei vecchi carrelli d'acciaio, mi sono detto? L'acciaio si ricicla bene, anche se viene disperso nell'ambiente non causa grossi danni, poi, comunque ha un certo valore di scarto per cui c'è una certa convenienza a recuperarlo da parte di quelli che lavorano con i rottami di ferro. Perché sostituirlo con la plastica, anche se più bella e colorata?

Certo, sicuro, la parola magica è "riciclare" -- la plastica si ricicla. Si, in teoria, ma mentre l'acciaio ha un certo valore di scarto, la plastica no. Il riciclo della plastica è un costo che qualcuno si deve accollare. Ora, sicuramente il supermercato che ha acquistato questi carrelli non credo che li voglia buttare nei cassonetti. Questa roba dovrebbe andare normalmente al circuito dei rifiuti speciali, dove può darsi che venga riciclata oppure che venga avviata agli inceneritori. In ogni caso, nessun processo di riciclo della plastica è efficiente al 100%. Qualcosa va sempre perso e mi posso immaginare certamente di trovare qualcuno di questi bei carrelli arancioni in qualche bosco dove nessun ferrivecchi andra mai a recuperarlo. 

Poi, cosa vuol dire riciclare? Vuol dire che dalla plastica dei vecchi carrelli si fa granulato di plastica dal quale si possono fare altri oggetti di plastica. Di solito, la plastica riciclata ha un colore grigiastro molto brutto ed è di cattiva qualità per tante ragioni. Per questo, la si usa per oggetti di scarso valore, tipo cassette della frutta o vasi da fiori. Bene. Ma di questi oggetti, poi, cosa se ne fa? Ben che vada, finiscono in un inceneritore a produrre gas serra. Più probabilmente, finiscono dispersi nell'ambiente e ce li ritroviamo nelle cose che mangiamo. 

Questo vuol dire che fare dei carrelli di plastica è davvero il lavoro di Sauron l'oscuro? Forse no, c'è una logica nei carrelli di plastica. Potete ritenerla perversa ma è una logica -- o perlomeno ci potrebbe essere. 

Uno dei punti critici dei supermercati attuali è il "collo di bottiglia" delle casse, dove i clienti devono perdere un sacco di tempo a tirar fuori gli oggetti dai carrelli per poi rimetterceli. Avrete notato che hanno provato un sacco di metodi per evitare di dover fare questo "giro di cassa" (letteralmente) e poter finalmente licenziare le cassiere: scanner individuali, scontrino fai-da-te, e altre cose. Ma nessuno ha mai veramente funzionato. 

Allora, ecco l'ideona: la trovate scritta qui: https://www.polycartgroup.com/old/it/rfid.htm - nel futuro, tutti i prodotti venduti al supermercato avranno etichette RFID (Radio-frequency identification). L'etichetta RFID è un trasmettitore passivo: sottoposto a un segnale radio, ritorna un segnale che si può decodificare con un numero che corrisponde alla merce etichettata. A differenza del "bar code" l'RFID non deve necessariamente essere visto dal raggio laser maneggiato dalla cassiera. Il problema è che i carrelli di acciaio danno interferenze con le schede RFID, ed ecco la ragione del carrello in plastica. E' in preparazione all'etichettatura RFID. 

Ora, però c'è un problemino: da quello che ho letto su questo argomento, anche con le schede RFID non è che puoi semplicemente buttare tutta la spesa dentro il carrello e passare dal sensore. Le varie schedine interferiscono fra di loro e quindi devi comunque mettere ogni prodotto separatamente su un nastro che passa dal sensore. Se è così, tanto valeva utilizzare il carrello di acciaio.

A questo punto, è difficile dire se il carrello arancione in plastica sia un'idea intelligente verso un miglioramento tecnologico, oppure un'idea di marketing da quattro soldi ispirata da Sauron, il signore dell'oscuro. Quello che è certo è che il progresso tecnologico non va necessariamente verso un miglioramento dell'ambiente. 

Un'altra cosa certa è che si prospettano tempi duri per chi fa la cassiera/il cassiere al supermercato. Ma così va la vita: chissà se i robot-cassiere saranno di plastica o di acciaio?

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Nota aggiunta dopo la pubblicazione:
 
Non è che io voglio fare l'orco mangia-plastica. Ho telefonato alla Conad per sentire che politica di riciclo hanno con questi carrelli. La persona che mi ha risposto non ne aveva la minima idea. Le ho chiesto se c'è un ufficio relazioni con il pubblico, ma mi ha detto che non esiste. Le ho chiesto se potevo domandare a qualcuno, e mi ha detto "guardi sul nostro sito" -- le ho detto che avevo guardato, ma non avevo trovato niente. Al che mi ha detto, "provi a domandare al negozio dove ha visto quei carrelli" -- saluti e arrivederci. Beh, così vanno le cose.



42 commenti:

  1. Buongiorno professore.
    Ho dato una lettura al sito della azienda produttrice dei carrelli e , cito:

    "Tassi più bassi di furto per mancanza di valore come rottami metallici."
    https://www.polycartgroup.com/old/it/publicidad.htm

    Quindi lo scarso valore di riciclo di questi oggetti è un altro punto a favore,oltre alla compatibilità RFID, dal punto di vista dell'esercente.

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    1. L'avevo notato anch'io. E' un classico: il vantaggio dal punto di vista dell'esercente è uno svantaggio dal punto di vista ambientale. Ma è molto spesso così.

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    2. Incidentalmente, non è che ci sia uno "scarso valore" di riciclo. E' proprio un valore negativo. Riciclare la plastica è quasi sempre un costo

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    3. infatti un dipendente Alia mi ha detto che una volta riciclata la plastica viene termo-valorizzata.

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    4. E, al solito, suggerisco di collegare il cervello con la tastiera prima di partire con "un tale mi ha detto." Alia NON ricicla la plastica, in Toscana lo fa un'altra ditta che si chiama REVET, e ricicla per davvero, non manda all'inceneritore.

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    5. un dipendente Alia di cui ovviamente non posso fare il nome, non è proprio un pinco palle qualsiasi.

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    6. mi scusi, prof, ho detto riciclata, ma intendevo differenziata. Dopo non viene data alla Revet o ad altri, perchè, come anche lei dice, è un costo e allora la termo-valorizzazione è più ovvia e conveniente.

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    7. Ripeto il concetto, Mago. Alia NON ricicla la plastica -- è come se un dipendente Finsider ti avesse raccontato di come si cucinano i cavolfiori

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    8. Già meglio, ma non va bene lo stesso. Tu intendevi dire NON la plastica differenziata, ma la plastica che si trova nell'indifferenziato, Questa va all'inceneritore o in discarica. E' impossibile riciclarla.

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    9. Non mi offenderei neanche sulla termovalorizzazione, dipende dal ciclo completo per ogni materiale. Non escludo a priori che un normale carrello in ferro per diventare un altro oggetto non liberi più CO2 che il semplice bruciare la plastica per ottenerne energia, bisogna vedere il consumo energetico per ogni passaggio e lavorazione.
      Aggiungerei il problema di quale plastica è composto il carrello, esistono tutta una serie di termoplastiche con precursori bioraffinati quindi potenzialmente il trono di Sauron su rotelle è un perfetto intrappolatore di CO2.......

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    10. "Riciclare la plastica è quasi sempre un costo"

      E usare il vetro nei contenitori quasi sicuramente e' anche peggio: il vetro pesa almeno dieci volte di piu' nel trasporto (almeno un terzo del peso di cio' che contiene, contro un trentesimo o meno) e fonderlo o rifonderlo costa molta energia: dopo l'uso, finisce in briciole, e in ogni caso non avendo alcuno standard dimensionale non sarebbe riutilizzabile (a parte il costo di logistica, lavaggio, eccetera).

      Pensare che secondo alcuni politici ormai scaduti, le discariche sarebbero state le ricche miniere di materie prime del futuro...

      Comunque, citatemi un qualcosa di "ecologico" degli ultimi decenni che, fatti onestamente tutti i conti tenendo conto di tutti i passaggi, alla fine non si sia tradotto in maggiori business consumistici, burocrazie folli, costi e tasse (e sprechi). L'ultima e' l'ennesima sostituzione prematura e francamente consumistica del parco automobilistico con l'elettrico, un business stratosferico. La penultima il taglio dei boschi del mondo per fare pellet e/o ulteriori agricolture per biocarburanti.

      Forse sarebbe il caso di chiedersi se non si e' sbagliato qualcosa, prima di lanciare ulteriori campagne, delle quali l'ultima e' la demonizzazione della plastica. Non si sa piu' a cosa attaccarsi per fare scandalo. Siamo allo stremo. Urge una boccata d'aria fresca, un reset mentale, una pausa da questo clima insopportabile di continue esagerate emergenze che diciamoci la verita', quasi sempre sono inventate per interessi di categoria, quando non per noia.

      Forse se ci rilassassimo un po', faremmo meno danni: alla radice di tutti i problemi correnti, alla fine, c'e' l'iperattivita' bulimica, il non accontentarsi MAI di quello che c'e', il volere sempre dell'altro, che e' la caratteristica e la condanna dell'essere umano, specialmente di quello poco saggio.

      Una volta B. Russell scrisse un saggio che sistemando i libri mi e' tornato in mano, "il male che fanno i buoni"...

      firmato winston

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    11. Il concetto di economia circolare ha lo scopo di allineare la sostenibilità con la crescita economica, in altre parole, più automobili, più microchip, più edifici. Ad esempio, l'Unione Europea afferma che l'economia circolare “favorirà una crescita economica sostenibile”.
      https://www.lowtechmagazine.com/2018/11/how-circular-is-the-circular-economy.html
      Grande Winston.

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    12. Bravo Winston! Non hai esaurito l'argomento (è possibile esaurire un argomento del genere?), ma hai buttato sul tavolo un bel po' di considerazioni a mio avviso preziose.

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    13. Mi unisco a tessere le lodi al commento di Winston : bravo Winston !

      Gianni Tiziano

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    14. io continuo a differenziare, mettere la mascherina, pagare le bollette elettriche col pizzo rinnovabile, tanto non ci posso far niente. In fondo siamo alla disperazione e allora tanto vale cercare di vivere più tranquillamente possibile questi ultimi anni che rimangono o che mi lasceranno, almeno finchè ci sarà abbastanza petrolio. Tiziano, non ti preoccupare; non ci sono altri 30 anni, come la sessantina e più che abbiamo passata. Un qualcosa di simile alla Soylent grenn ci aspetta e forse è già in atto. Speriamo che la fine sia più veloce ed indolore di quella che hanno fatto i vecchiarelli quest'inverno con le terapie intensive, ma se ci pensiamo bene gli è andata di lusso: un embolo e via. Un pò come al mio miglior amico lo scorso Agosto: ha avuto il tempo solo di mettere le gambe fuori dal letto per cercare aiuto e così l'hanno trovato due giorni dopo. D'altra parte mettere a ferro e fuoco questo pianeta per permettere alle locuste di viaggiare in lungo e largo cogli aerei e le navi da crociera solo per mero ed inutile divertimento turistico (che divertimento poi sarà? Da disperati, penso) o prolungare la vita oltre i canonici 70 - 80 per i più forti come dice la Bibbia o soddisfare l'orgoglio personale o di razza come anche voleva Mussolini cogli 8 mln di baionette, non è certo logico, nè giusto, ma vaglielo a far capire. Le locuste non hanno cervello. Vogliono, vogliono e solo vogliono sempre di più. Meno male che mia mamma mi diceva da bambino che l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino dei re, almeno un pochino di sale in zucca me lo ha messo. Ma se non ci viene messo a quell'età non ci sarà mai e queste locuste hanno fatto il contrario coi telefoni azzurri. Povere locuste senza cervello. Tiziano, loro sì che piangeranno se avranno gli occhi per poterlo fare.

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    15. Finalmente un pò di sana realtà, dopo le illusioni che ci sono stati in questi anni, su: riciclo dei rifiuti (affare in perdita energetica), biocarburanti (gli ecologisti che tagliano gli alberi), le energie alternative in genere (non sono sufficienti ed hanno un impatto ambientale anche loro).
      Finalmente s'incomincia a capire che il problema è più complesso.
      Le facili soluzioni non fanno che peggiorare la situazione.

      Io la strada giusta penso d'averla presa.
      Faccio Ricerca in Fisica Teorica e qualche risultato è arrivato.

      La faccio nel mio tempo libero e quindi con poche risorse a disposizione (di tempo e di soldi).

      Spero, principalmente per i miei figli e poi per un senso di altruismo,
      di riuscire a raggiungere le mete che mi sono prefissato.

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    16. l'altruismo vero non esiste. Basta guardare quello che sono capaci di fare le religioni. Probabilmente l'unico altruista vero è Dio.

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    17. https://www.meteogiornale.it/news/2020/09/antartide-due-imponenti-ghiacciai-prossimi-alla-rottura/
      troppo tardi per i tuoi figli. 3 metri di aumento del livello del mare sono vicini. Accellera le tue scoperte, sennò non varranno niente.

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  2. Perfetto per essere riempito in maggioranza da altra plastica...avanti tutta MORE AND MORE "PLUS-STICKY"

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  3. Se si pensa alla metastasi della plastica nei vari settori della GDO per quanto riguarda alimenti e bevande, si puo' notare come ci siano sempre state mille motivazioni per passare a processi commerciali e logistici sempre peggiori in termini e di impatto ambientale che di qualita' complessiva.
    Per dirla alla Greenpeace, in analogia al nucleare, anche la plastica e' un problema senza soluzione, dall'estrazione degli idrocarburi fino al loro spargimento in forma di milioni di tonnellate di oggetti rifuto ingestibile.
    Tempo fa la COOP ebbe la faccia tosta di affermare che la sostituzione delle lattine (in metallo) con quella roba orribile che e' il tetrapak, avrebbe comportato un aumento di sostenibilita'.
    Un po' di dati, un po' di numeri e la falsa soluzione viene spacciata come soluzione.
    La via magica e' quella di credere di farla sparire con gli inceneritori le cui ceneri, ad esempio, la giuliva locusta bipeda se le ritrova poi negli intonaci di casa o nella pepata di cozze che ha sbaffato ieri dalla zia.
    Con una bella bottiglia plastica con acqua vecchia frizzante dentro, a km 350.

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    1. Non posso che concordare sulla tua battuta sulla movimentazione, trovo abominevole far fare centinaia di Km all'acqua, a un Kg-L si parla di milioni di tonnellate su gomma ogni anno.
      Per il resto non sono così pessimista sulla termovalorizzazione e sugli scarti di vari processi: molto scarto è diventato risorsa per mille processi industriali.
      Il nerofumo (nanoparticelle di carbonio) è uno degli scarti delle centrali e dei termovalorizzatori e viene usato a tonnellate sia come pigmento (biocompatibile al massimo) sia per inchiostri umidi e secchi, inoltre viene impiegato per rendere conduttive materie plastiche (i pad antistatici sotto le scarpe) che i materiali da costruzione (cementi conduttivi). Dalle ceneri delle centrali a carbone e dagli scarichi si ottiene lo zolfo, dalla termovalorizzazione del rifiuto generico vengono recuperati i metalli e le ceneri stesse sono utilizzate come aggregante reattivo nei cementi moderni (più resistenti e con capacità autoriparanti).
      Per i prodotti confezionati il Tetrapak non lo vedo così terribile, una lattina pesa 60g, un cartone forse 5g, se moltiplichi per il numero di colli togli dalla gomma un mare di tonnellate.... peraltro il Tetrapak è facilmente scomponibile in fibra e plastiche: immerso in acqua a 100° le fibre della carta vanno in soluzione e il rivestimento plastico si contrae e affonda, ovviamente una percentuale di fibra và nella plastica ma un buon 80% è recuperato con facilità.

      Personalmente l'aborto lo vedo nella dispersione della plastica, di suo un materiale eterno. Pensa che il valore dell'oro è sempre stato la malleabilità ed il fatto che non viene degradato, è eterno, oggi giorno buttiamo regolarmente proprio un materiale così utile! Nel 1980 un simpatico film comincia proprio con il mostrare come un oggetto comune (nel caso una bottiglia di Coca-Cola) sia un tesoro favoloso per i suoi mille usi, il film è"Ma che siamo tutti matti?" ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ma_che_siamo_tutti_matti%3F ). Dal punto di vista energetico la plastica è una forma durevole e altamente densa di energia, a peso-volume è meglio addirittura del cherosene per usi missilistici! Solo gli umani la disperderebbero.

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    2. E niente di tutto questo è cancerogeno?

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    3. dal tetrapak riciclato non si ottengono carta, alluminio e plastica, ma materiali usati nell'edilizia (un pò come faceva la mafia coi cadaveri) e altra roba poco utile. Penso che venga quasi tutto termovalorizzato. Poi non so se avete mai bruciato un tetrapak, rimane un velo di alluminio. Sennò diamolo a Elon, così ci va su Marte.

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    4. Ovviamente TUTTO è potenzialmente cancerogeno, anche la polvere lo è.....
      Ho citato solo elementi conosciuti ed usati da secoli:
      - Nerofumo: https://it.wikipedia.org/wiki/Inchiostro_di_china
      -Ceneri attive: https://it.wikipedia.org/wiki/Cenere_volante , sostituto per la pozzolana che non richiede calcinzazione (una botta di energia da paura) https://it.wikipedia.org/wiki/Pozzolana
      - Zolfo: https://it.wikipedia.org/wiki/Zolfo_di_Sicilia

      Per il tetrapak la questione è il valore del riciclato, come dicevo può essere trattato negli impianti della carta in quanto il procedimento che descrivo è il lavaggio caldo a cui tutte le carte vengono sottoposte per ottenere la polpa. Mi pare che siano stati proposti metodi per recuperre il rimanente non più complicati di un bagno a 200° che fluidifica la termoplatica e la separa dall'aluminio, il vero quesito è se il processo abbia un EROEI positivo contando i trasporti e così via.

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    5. Come fanno a portare l'acqua in temperatura per fare "un bagno a 200°"? Io non so fare il calcolo, però mi chiedo a quale pressione debba avvenire il processo, perché per portare l'acqua a 200° mantenendola allo stato liquido ci vuole un'autoclave di tutto rispetto.

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    6. Per una visione complessiva del tetrapak calata nella realtà di molti luoghi qui:

      https://medium.com/climate-conscious/tetra-paks-are-100-recyclable-but-are-they-sustainable-849949e763e5

      Ad esempio 'sto prodotto "ecoallene" non è materia prima ma deciclata: il checksum è che se fosse riciclabile la Tetrapak lo userebbe almeno per lo strato plastico esterno.

      Inceneritori: vedo che il loro fascino tossico non tramonta: basterebbe pensare agli integrali di accumulo di piccole quantità di diossine e furani che
      si estendono in ascissa (tempo) h24 causando accumuli sempre maggiori.
      Forse alcuni non hanno presente né che la diossina è molto stabile e non si degrada né la sua tossicità.
      Infine: le ceneri chimicamente inerti non lo sono affatto biologicamente.
      Purtroppo il fatto che esse vengano aggiunte come componenti per leganti edili e finiscano nella camera tua e di tuo figlio come intonaco, sfarinando nel tempo, è stato assunto come pro.

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    7. 100° C come da descrizione, in realtà probabilmente il processo industriale si appoggia a un bagno a 80° e macinazione meccanica.
      Il più è separare le fibre della carta, i metodi sono quelli del riciclo di carta e cartone con il passaggio aggiuntivo di separare le pellicole insolubili.

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    8. Ah, allora quel "bagno a 200°" era solo un refuso, un errore di battitura.

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    9. @UnUomo.InCammino
      nel tuo articolo non si dice nulla di contrario a quanto ho detto: il 75% paperboard è la carta di cui parlavo, il rimanente sono termoplastica e alluminio da separare, da quì la necessità di uno step successivo per la separazione (un macchinario che bisogna avere come dice l'articolo.... come per ogni step del riciclo).
      Attento alla differenza tra inceneritore e termovalorizzatore, il primo deve solo bruciare e viaggia a qualsiasi temperature mentre il termovalorizzatore (nei casi di impianti recenti) viaggia a 1600° di fiamma per garantirsi la maggior efficienza di Carnot e ossidare completamente ciò che vi entra. La combustione con fiamma a 1400° ossida diossina e altro, a quella temperatura anche il nerofumo diventa combustibile.
      Per le ceneri inerti sei troppo vago, il nerofumo lo è, le ceneri attive come dice il nome non lo sono ma servono per quello! Considera che le ceneri attive sono l'equivalente della calce viva e come tale sono usate, per il resto ogni cosa è da vedere sotto la luce adeguata. Energeticamente parlando la cenere sostituisce i cementifici nel lavoro di produrre silicati, calci e fosfati ridotti, che il cemento sia utile se usato adeguatamente direi che non ci piove: immagino che la capanna di legno sia romantica ma se non trattata con cianati e vari veleni per non far degradare o mangiare il legno va ricostruita ogni 5 anni al massimo, latterizzi e cementi romani sono in uso da 2000 anni con un EROEI mostruoso!

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    10. @MrKeySmasher
      Scusa, pensavo per la carta, la frase sulla separazione di plastica e alluminio è effettivamente citata la temperatura di 200°C ma non si parla di soluzioni acquose. Il "bagno" a 200° è più semplice farlo nella termoplastica stessa: portate a 200-300 gradi le termoplastiche passano dalla forma vetrificata solida a quella fluida, il risultato è simile ad una pentola di burro fuso, man mano si aggiunge al bagnetto ulteriore materiale si screma il fluido, l'alluminio ovviamente a quelle temperature non fonde quindi rimane come deposito sul fondo della pentola.
      Ovviamente io la faccio più semplice di quanto non sia perchè in mezzo vanno dei passaggi, in questo video vedi l'impianto di separazione per la carta ed alla fine il materiale da "bollire" che ti dicevo https://www.youtube.com/watch?v=8RALULvgapI&feature=emb_logo .
      Come noterai io ho addirittura esagerato visto che sembra ormai che la lavorazione della componente cartacea sia a freddo (ottimo per la resa energetica) e che l'asciugatura sia in continuo senza mezzi termici (la strizzano in una tramoggia a vite continua, altro guadagno energetico).
      Se ti vuoi divertire https://it.wikipedia.org/wiki/Polimeri_termoplastici di ognuno si può trovare la temperatura di liquefazione, in pratica sono separabili per fusione selettiva per tipo.... distillazione in fase liquida!

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    11. Grazie per le informazioni. Non sapevo nulla di questo procedimento.
      Devo dire che mi sembra un po' una roba da "ufficio complicazione cose semplici", ma si sa che fare e disfare è tutto un lavorare. Ovvero, per qualcuno, un guadagnare anche quando quel lavorare è del tutto fuori luogo e potrebbe essere evitato con accorgimenti veramente da poco.

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  4. La tua conversazione telefonica con l'addetto Conad è un esempio eclatante di quello che in gergo si chiama "muro di gomma".

    La tecnica del "muro di gomma" è tanto più praticabile quanto più la relazione è spersonalizzata -- è molto difficile applicarla nel contesto di un ufficio, faccia a faccia tra persone in carne ed ossa; è un po' meno difficile applicarla, come nel caso che hai descritto, se c'è una linea telefonica a fare da filtro/distanziatore tra l'operatore e il cliente/utente; è estremamente efficiente (dal punto di vista di chi vuole rendere impraticabile un servizio, o comunque fare in modo che il cliente/utente sia relegato a un ruolo subalterno) con i risponditoli automatici e quelli assistiti da "intelligenze" artificiali. Né sono esenti da questi principi i "servizi" via internet.

    A mio avviso sarebbe più che opportuno fare lo sforzo (anche economico, laddove necessario) di evitare il più possibile tutti quelle forme di esercizio che prevedono, di riffa o di raffa, il ricorso a contatti "a distanza". "A distanza" sei perdente in partenza.

    Ah... come potremmo inserire la "scuola" in questo discorso?

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  5. è malvagità allo stato puro, perchè togliere il lavoro alla gente, in questo caso a cassieri e cassiere, lo è. E anche nei confronti dei clienti, che si ritroveranno a relazionarsi con un'intelligenza artificiale. Per esempio a me piacciono gli empori cinesi per le cassiere cinesine, tanto carine che sembrano statuine.

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  6. La rana cuoce, ripeto la rana cuoce
    http://www.meteoweb.eu/2020/09/ondata-caldo-europa-dati/1477398/

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  7. La plastica è proprio una brutta bestia. Il pianeta Terra, soprattutto l' IDROSFERA ed i suoi abitanti, ne patisce grandemente. Mi viene da piangere al pensarci, tartarughe, pesci, delfini e balene, ne sono afflitti. Si dice che entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci. Se è vero, sarò contento di essere già morto e non vedere questo disastro. Ma se ci sarò, e avrò 93 anni, e se avrò lucidità mentale e attenzione a quel che accade alla BIOSFERA, penso che piangerò ogni giorno, ogni giorno !

    Gianni Tiziano

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    1. Probabilmente si evolveranno dei batteri che la riescono a biodegradare, sta già succedendo. Ovviamente dopo inenarrabili sofferenze per le creature del mare e della terra e uno schifo generalizzato, ma penso e spero che succederà.

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    2. Gaia, se la guardi in una certa ottica, la questione della plastica non si pone. Nel caso più probabile si depositerà su qualche fondale, o verrà sepolta da sedimenti di altra natura, e verrà inglobata in qualche roccia (in tempi geologici). Il problema non è la plastica in sè, ma la relazione tra la plastica (LE plastiche) nelle quantità alle quali le abbiamo messe e le stiamo mettendo in circolazione e la biosfera così come la conosciamo oggi.

      La vita non verrà annichilita dalla plastica, questo è certo, ma a noi interessa un sottoinsieme molto ridotto di quel che è e sarà la vita in senso lato. La grana è per NOI e per la maggior parte degli altri esseri viventi ATTUALI.

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  8. Piccolo off topic
    Il BAU non conosce limiti...
    https://www.fanpage.it/esteri/la-risposta-delle-compagnie-aeree-al-coronavirus-i-viaggi-da-nessuna-parte/

    L'"evoluzione " della cara vecchia gita fuori porta

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    1. https://dgsaie.mise.gov.it/consumi_petroliferi.php
      i consumi di benzina, gasolio, GPL autotrazione sono calati ad Agosto del 4,9; 5,7; 7,7% su agosto 2019, il carboturbo del 61,7%. Non c'è stato il passaggio dalle gite internazionali a quelle interne, che invece sono calate intorno al 5 - 6%. A vedere il traffico su autostrade sembrava di più. Aspettano il vaccino. Servirà? Nessuno osa dire di no, ma chi ha un tale coraggio?

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  9. 1) "poter finalmente licenziare le cassiere: scanner individuali, scontrino fai-da-te, e altre cose." :
    uno dei tanti lavori che va scomparendo "grazie" alla tecnologia. In un mondo del genere vogliamo fare più figli.

    2) ancora prima del virus, c'erano slogan di tutti i tipi contro la plastica e mandavano anche i bambini a raccoglierla al mare ( buttandola dentro sacconi di plastica tante volte..), per far vedere che il mare deve essere pulito da tutta la plastica che ci buttiamo..
    Eppure abbiamo negozi che continuano a vendere posate e piatti di plastica, tanto per dire una delle cose assurde che si potrebbe eliminare all'istante senza bisogno di trovare alternative, e col virus guanti di plastica usa e getta a milioni , per non parlare delle mascherine e dei veleni che stanno gettando nell'ambiente per sanificare..

    3) Adesso questa storia dei carrelli di plastica per le schede RFID, comunque non valide al 100%.
    La campagna per un mondo Plastic free che fine ha fatto?
    L'essere umano è proprio un cancro per questo pianeta.

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  10. Come sempre, un buon articolo di oggi de "Il Post" proprio sull'argomento ...
    https://www.ilpost.it/2020/09/19/plastica-riciclaggio/

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