Dettaglio della profetessa di Delfi di John Miller (1891


giovedì 4 giugno 2020

L'impero del cancro del pianeta: il nuovo libro di Bruno Sebastiani

 L'impero del cancro del pianeta


Chi di voi, osservando dal finestrino di un aereo le case, le strade, i capannoni e i campi coltivati sottostanti, non ha avuto l’impressione di trovarsi in presenza di un melanoma, di un vero e proprio tumore maligno ai danni del corpo del pianeta?
In gergo “cancrista” questa si chiama la “prova dell’aeroplano” e ne hanno parlato, tra gli altri, Lewis Mumford e Konrad Lorenz.
Questa raffigurazione terrificante è la conferma visiva di come ormai l’intero globo terracqueo sia diventato un immenso, sconfinato impero dell’essere umano, ovvero del cancro del pianeta.
Ad esso è dedicato il mio nuovo libro, intitolato per l’appunto “L’impero del cancro del pianeta” (Mimesis editore) e sottotitolato “L’organizzazione della società ai tempi dell’ecocidio”.
Per la presentazione dei libri precedenti vedere Il cancro del pianeta e Il cancro del pianeta consapevole.
Ho cercato con questo saggio di scendere metaforicamente dall’aeroplano e di calarmi dentro alla realtà della malattia per vedere come le cellule neoplastiche si sono organizzate al fine di sostenere il loro esorbitante aumento numerico.
Si sa che il cancro è originato da una o più cellule che subiscono un’alterazione genetica tale da rifiutare il meccanismo omeostatico che blocca la proliferazione delle cellule quando il loro numero diventa eccessivo. Venendo meno questo freno, la popolazione delle cellule alterate straborda ovunque, come è accaduto alla nostra specie.
Ogni cellula va nutrita e se il loro numero è elevatissimo, occorre trovare elevatissime quantità di cibo. È il problema con il quale da decenni convive drammaticamente il genere umano, senza che gran parte di esso si renda conto dei problemi e dei drammi che si celano dietro agli scaffali pieni dei supermercati.
Ho cercato di affrontare questa realtà con l’aiuto di altri autori che prima di me l’hanno indagata con grande competenza. Tra questi Raj Patel, Lester R. Brown, Philip Lymbery e Stefano Liberti. Arricchito dai dati, dalle notizie e dai pareri di costoro e di altri autori, ho avuto una ulteriore conferma che quanto accaduto negli ultimi decenni si inquadra perfettamente nell’ottica della teoria cancrista.
Il compito che mi sono assunto, infatti, non è di effettuare una nuova indagine in aggiunta a quelle già esistenti, ma di mostrare all’uomo contemporaneo come i fatti e i processi sociali che si svolgono sotto ai suoi occhi altro non sono che tasselli di un comportamento tipicamente cancerogeno.
Molti autori hanno descritto i mali che affliggono il mondo per cause antropiche, ma poi non sono giunti a trarre le conclusioni più coerenti.
Un nome su tutti, quello di Aurelio Peccei. Il fondatore del Club di Roma nel suo saggio “Cento pagine per l’avvenire” (Giunti Editore, Firenze 2018) scrive:
È […] in uno slancio di creatività eccezionale o in un momento di smarrimento che la Natura produce la sua ultima grande specie […] homo sapiens? È questi il suo capolavoro, o invece non è che un refuso sfuggito al controllo della selezione […]? (pag. 56)
Un […] comportamento aberrante della nostra specie la rende gravemente colpevole davanti al tribunale della vita. Si tratta della sua proliferazione esponenziale, che non si può definire che cancerosa.” (pag. 66)
Siamo per caso una specie di geni, destinati in fin dei conti a trionfare su tutto? O al contrario […] non ci siamo forse trasformati in mostri, magari mostri geniali, che finiranno per restar vittime del loro stesso malsano operare?” (pag. 80)
Questi dubbi e questi atti di accusa non si concretizzano però in una coerente teoria cancrista, ma si stemperano in un atto di fede che sinceramente non condivido:
Pur riconoscendo che questa tesi ha dei punti validi, io sono portato a dare una risposta meno pessimista a questi interrogativi cruciali sulla natura e sul destino dell’uomo. La condizione umana è grave, ma può essere migliorata – a certe condizioni.” (pag. 81)
Questa affermazione fa capire come Peccei, nonostante le sue intuizioni sulla nocività del genere umano, sia sempre rimasto sostanzialmente antropocentrico.
La sua preoccupazione non è per la gravità delle condizioni della biosfera, ma per quella del genere umano.
Per un ulteriore approfondimento del pensiero del fondatore del Club di Roma vedere “Aurelio Peccei precursore del Cancrismo?
È come se un medico si preoccupasse dello stato di salute del tumore anziché di quello dell’ammalato.
Credo che questa metafora renda bene l’idea della inversione di prospettiva operata dalla teoria cancrista: non è del genere umano che ci dobbiamo preoccupare ma della biosfera nel suo complesso, anche perché noi comunque della biosfera facciamo parte e se le sue condizioni di salute migliorassero pure noi ne beneficeremmo.
Ma, al punto in cui siamo, questa opzione non è realistica, al contrario tutto sembra indicare che la strada intrapresa vada esattamente in direzione opposta.
Questo è l’oggetto del mio saggio: vedere come la società si sia strutturata per far fronte alle esigenze alimentari ed energetiche di una popolazione mondiale in costante aumento e, soprattutto, come questa organizzazione non consenta inversioni di rotta, pena l’impossibilità di garantire cibo e energia ai miliardi di uomini e donne che abitano il pianeta.
L’agricoltura intensiva, gli allevamenti concentrazionari e l’acquacoltura sono altrettanti capitoli de “L’impero del cancro del pianeta” dove vengono analizzati origini, sviluppo e prospettive dei sistemi più efficaci per produrre cibo. A guardarli da vicino, questi sistemi non possono che suscitare orrore, ma in un altro capitolo del libro spiego come il pensare di sostituirli con la cosiddetta “agroecologia” sia pura utopia.
È una ulteriore riprova che la via imboccata non ha alternative e non può essere percorsa a ritroso. Anche se la crescita della massa tumorale che noi rappresentiamo per la biosfera un giorno dovesse arrestarsi per mancanza di risorse, ciò avverrebbe al limite di ciò che il Pianeta può offrire in termini di terra coltivabile e di animali macellabili, dopo aver distrutto tutte le cellule sane vegetali e animali esistenti.
Ciò significherebbe comunque il collasso della biosfera, la morte dell’ammalato di cancro.
Il discorso è ancora più drammatico se si pensa alla situazione di quello che ho chiamato il “cibo per le macchine”, ovvero l’energia necessaria a far funzionare i miliardi e miliardi di apparati, dispositivi, congegni e altre attrezzature artificiali realizzate dall’uomo nell’illusione di rendere più comoda la sua vita a tempo indeterminato.
Un apposito capitolo del libro è dedicato a tale realtà e alla disperata ricerca di quelle inesauribili fonti di energia pulita che dovrebbero risolvere ogni nostro problema, ma che appaiono ancora ben lontane dal poter sostituire i combustibili fossili.
A tal proposito il Cancrismo ritiene però che, anche se queste fonti di energia pulita e rinnovabile si rendessero disponibili e fossero in grado di soddisfare le esigenze di tutte le macchine del mondo, la salute della biosfera non ne trarrebbe beneficio.
L’uomo - cancro del pianeta ne approfitterebbe infatti per dilatare a dismisura i suoi consumi ai danni di ogni altra residua realtà sana della biosfera, e con questo suo comportamento non farebbe che affrettare i tempi del collasso.
Non si tratta di pessimismo né di visione cupa della vita. È solo oggettivo realismo che trova la sua spiegazione nella metafora che assimila l’essere umano a una cellula tumorale e l’intera umanità alla massa neoplastica che divora lentamente l’organismo dell’ammalato di cancro.
Pochi pensatori, e non tra i più famosi, hanno sin qui avuto il coraggio di esplicitare una teoria così radicale, e io, giunto al termine della mia “trilogia” su “Il cancro del pianeta”, ho avvertito il desiderio di curiosare in rete per vedere chi mi avesse preceduto nel denunciare il comportamento cancerogeno di Homo sapiens.
È nata così la corposa Appendice su “I precursori del cancrismo” posta in calce al volume. Si tratta del primo documento che riunisce personaggi provenienti da esperienze diverse ma uniti nella visione cancrista dell’essere umano.
Di ognuno ho analizzato i punti di contatto e quelli di divergenza rispetto alla teoria sviluppata nei miei tre saggi.
Ma un elemento su tutti accomuna gli autori presi in considerazione: nessuno di essi ha mai sistematizzato le proprie intuizioni in uno o più lavori storico - dottrinali di ampio respiro, tali cioè da configurare la nascita di una teoria o corrente filosofica sulla nocività dell’essere umano per la biosfera.
Con questo mio nuovo libro e con i due precedenti mi auguro di essere riuscito a colmare almeno in parte questa lacuna nella storia del pensiero, in attesa che altri riprendano questo tema per svilupparlo e diffonderlo in modo ancor più autorevole.

13 commenti:

  1. Tanti complimenti Bruno, per il tuo "oggettivo realismo", che si discosta dall'imperante "costruttivo ottimismo" che sta gettando nel baratro la nostra specie e la Biosfera-quasi-tutta.

    Tu ti riferisci alla "intera umanità", affermando che si comporta come il "cancro del pianeta". Non è così, ci sono state tantissime culture umane che si integravano bene negli ecosistemi da cui traevano sostentamento e nei quali collaboravano con le altre specie viventi, al fine di far prosperare la VITA. Sono poi giunte le cosiddette "civiltà" (soprattutto la nostra civiltà occidentale, industriale, tecnologica, scientifica, cristiana) a distruggerle. Ne sopravvivono ancora alcune, sono pochissime. Non molti millenni fa, erano la maggioranza.

    Auguro al tuo libro di avere tanti lettori, e forse uno sarò io.
    Ho letto il tuo primo libro.
    Poi la vista mi è calata (ho 63 anni).
    Ho sempre desiderato fare a meno degli occhiali, mai usati da me.
    Ho così dovuto rinunciare a leggere libri e giornali cartacei, libri che erano una delle mie grandi passioni (leggevo quasi unicamente "saggi").
    Dovrò iniziare a leggere e-book.
    Cosa che non ho mai fatto.

    Ti auguro tutto il bene del mondo, Bruno. Ciao !!!!

    Gianni Tiziano

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    1. Può provare gli occhiali stenopeici.Li uso regolarmente. Un libro per me è insostituibile

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    2. Ne avrei bisogno anch'io. Cosa sono?

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  2. Sovrappopolazione, problema zero.
    Anche la nostra "specie" non sfugge al principio di potenza. Il fatto è che ci accorgiamo del problema e non abbiamo alcuna intelligenza per affrontarlo e risolverlo pur avendone tutti i mezzi e le possibilità, come dimostrarono i cinesi.
    Le campagne di decrescita demografica e relativa Politica le eccezioni invece che norma. Ad esempio i radicali sono passati dalla contraccezione a sostenere le migrazioni di massa. C'è un impazzimento di massa e, peggio, un sadismo nichilista e distruttivo, parassitario (come se fosse una novità!) nelle castalie al potere.
    Homo Insapiens, come diceva Giovanni Sartori.

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  3. A me irrita il fatto che gli stessi che hanno osteggiato (anche solo con una sorta di silenzio-assenso) per decenni gli interventi INCRUENTI di contenimento numerico ora siano tra i più fervidi sostenitori espliciti o impliciti dell'implementazione di provvedimenti in varia misura violenti.

    Lo stesso fenomeno lo leggo nel rifiuto pervicace dell'accettazione di un ulteriore fatto: spostare insistentemente sul piano globale la dimensione dell'intervento, sostenendo nel contempo l'inutilità di ogni intervento sul piano locale (no, non nazionale, al più provinciale). Si tratta di una comoda autoassoluzione finalizzata a continuare a non fare nulla. Pensiamo alla nostra Italia: con poche mosse a costo zero e assolutamente incruente, potremmo avere sul nostro territorio un bel 10% in meno di popolazione, con tutto quel che di positivo ne consegue. Ma no, è "disumano". E poi occorre pensare alla salute del pianeta, se no ci si tinge di egoistico cinismo. Ah, dimenticavo -- è pure razzista (di parole usate a sproposito ne rilevo parecchie, in questi anni di follia collettiva, ma questa le sta battendo tutte).

    Ci sarebbe poi da ragionare a mente fredda sui movimenti interni, ai quali i recenti accadimenti hanno dimostrato che si considera lecito opporsi solo se vanno in una certa direzione. In caso contrario, anche quello viene etichettato (dimostrando di usare le parole in modo insensato) come razzismo.

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    1. nessuno farà mai il mea culpa, alloctoni e autoctoni. Per farlo occorrerebbe sensibilità e almeno un pò di intelligenza, qualità assenti in tutto od in parte nella locusta egoista. Umanamente è impossibile cambiare solo qualcosa, tanto vale cercare un luogo più sicuro possibile come ha fatto il nostro prof o mettersi a pregare se uno ha fede. Ah, cercare di ridurre del 10% la popolazione non penso sarebbe possibile in modo pacifico, vedi Minneapolis.

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    2. Non è stato possibile neppure aumentarla in modo pacifico, e si dimostra ancora in questi giorni che ogni ulteriore aumento ha effetti che di pacifico non hanno proprio nulla. Si tratterebbe solo di invertire il processo (con risultati che richiederebbero sicuramente anni; ma chi ben comincia è a metà dell'opera, laddove chi mai comincia... mai comincia). Così come lo si è creato in una direzione, lo si può riconvertire nella direzione opposta.

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  4. https://www.ecowatch.com/oil-spill-russia-arctic-wildlife-2646152380.html?rebelltitem=10#rebelltitem10
    cedono i pilastri di un serbatoio di petrolio nella Russia artica per la fusione del permafrost. 20000 ton petrolio finiscono nel fiume.

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  5. https://www.meteogiornale.it/notizia/corsa-contro-il-tempo-per-salvare-estate-2020
    che sia una conseguenza dei lockdown, con immense quantità di calore da FF mancate?

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  6. Una nota, da cui pero' si potrebbero trarre molte conseguenze, anche scomode: mi pare che fra un normale cancro propriamente detto e "il cancro del pianeta" ci sia una differenza sostanziale: le cellule cancerose sono tali in quanto "anarchiche" e disorganizzate, mentre il "cancro del pianeta" riesce a diventare tale solo quando e' inquadrato, programmato e organizzato in quel potente superorganismo che e' la societa' umana.

    Senza societa' superorganizzate, l'impatto e la potenza dell'uomo sarebbero ancora quelli che erano agli inizi della sua storia: irrisori.

    Lascio alle inclinazioni, anche politiche, del lettore il prevedere se la soluzione del problema potra' venire dall'ulteriore organizzazione e ottimizzazione, di solito in forma impositiva e gerachico-verticistica che e' la piu' facile da immaginare, e che stiamo in tutti i modi rincorrendo, credendo che solo essa possa risolvere i problemi.

    A vedere i provvedimenti economici postcoronavirus, detti anche "stimoli" (vedi l'immancabile superbonus per il cambio dell'automobile nota bene in cambio della rottamazione, o distruzione, della precedente), peraltro presi dalla compagine governativa in assoluto e di gran lunga piu' ecologista della storia della repubblica, si direbbe che l'idolo e' sempre e solo l'aumento del PIL e in ultima analisi l'impatto dominatore e ordinante umano sul mondo e su se stesso.

    Volonta' di potenza a tutti i livelli, il resto e' pretesto, o come si dice oggi, narrazione (un tempo si usava il termine, piu' sincero, di ipocrisia).

    firmato winston

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  7. Non esiste alcun cancro del pianeta.

    L'agire di homo inquinantes a partire dalla prima rivoluzione industriale, è stato senz'altro scriteriato, via via con il procedere dei progressi della scienza e della tecnica, abbiamo rapacemente sfruttato tutto ciò che poteva essere sfruttato per migliorare le nostre condizioni di vita. Lo sviluppo intellettivo abnorme, ci ha resi diversi da tutti gli altri esseri viventi che abitano il pianeta, impedendoci sempre più di vivere in armonia con la natura: ricordiamolo, siamo l'unico essere vivente che inquina.

    Tuttavia, occorre precisare di cosa stiamo parlando, quando parliamo del pianeta Terra.

    Stiamo parlando di un complesso ecosistema che abita l'universo da quattro miliardi e mezzo di anni e che possiede una caratteristica portentosa: la capacità di autorigenerarsi.

    L'uomo, con la sua piccola storia, appare ben poca cosa rispetto all'immenso organismo vivente che lo ospita; Gaia, nel corso della sua lunga storia, ha assistito a eventi di proporzioni epocali.

    Prima il lunghissimo e travagliato periodo di progressivo raffreddamento, subito dopo la nascita, con tutti i fenomeni geologici connessi, attività vulcanica e orogenesi, poi, appena è stato possibile, le prime elementari forme di vita. Una lunga storia.

    Un cancro, è una grave patologia che attacca un organismo vivente e ha la capacità di condurre alla morte il suo ospite; paragonare l'azione dell'uomo sul pianeta ad un cancro, appare un'esagerazione, per una semplice ragione: l'uomo non ha e non avrà mai tutto questo potere.

    A titolo di esempio di potrebbe citare l'ipotesi più accreditata presso la comunità scientifica sulla causa della scomparsa dei dinosauri.

    Circa 65 milioni di anni fa, un asteroide grande alcune decine di chilometri, impattò sul nostro pianeta. Fu un evento naturale la cui portata catastrofica sfugge alla nostra immaginazione. Si ritiene che l'energia liberata da tale evento superi di molte grandezze il potenziale dell'intero arsenale atomico di cui dispone l'uomo. I più grandi e potenti esseri viventi mai apparsi sulla Terra, dominatori assoluti per milioni di anni, sparirono. Il pianeta fu avvolto per un lunghissimo periodo dalle dense polveri sollevate dalla grande esplosione, il sole fu oscurato. Ma Gaia non perì.

    L'insopprimibile capacità autorigenerativa della Natura prevalse, anche di fronte ad un evento di simili proporzioni, e la vita tornò, senza dinosauri.

    Considerare l'uomo il cancro del pianeta, significa attribuirgli una capacità distruttiva che l'uomo, come già detto, non ha.

    L'uomo, al massimo, può essere considerato il cancro di sè stesso e a causa di ciò, forse un giorno sparirà.

    La vita sul pianeta è iniziata senza l'uomo e finirà, se finirà, quando l'uomo sarà sparito da un pezzo.

    Siamo solo una meteora, che passa e sparisce in un lampo, rispetto ai tempi lunghi della Natura, più che un cancro, una piccola pulce che vive sul dorso di un grande animale che campa da quattro miliardi e mezzo di anni.

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  8. E' ovvio che l'analogia ha il solo scopo di scuotere le coscienze e che non avremo mai la forza di distruggere il pianeta. Ma la biosfera forse sì. La definizione più corretta potrebbe essere: uomo cancro della biosfera. Ma "del pianeta" ha un impatto più immediato.

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    1. Il pianeta Terra E' la sua Biosfera. Terra e Biosfera coincidono, sono la stessa cosa; altrimenti il nostro pianeta sarebbe solo una landa desolata, come la Luna o Marte e i tantissimi corpi celesti che abitano l'universo ma sono privi di quella che noi chiamiamo vita.

      Ciò che allo stato attuale delle conoscenze di rende unici e meravigliosi è proprio il fatto che siamo una Biosfera traboccante di biodiversità.

      E quindi, alla luce di quanto scritto nel mio post precedente, non siamo nemmeno il cancro della Biosfera, poichè la Biosfera presenta una caratteristica portentosa: è in grado di autorigenerarsi.

      Anche se riuscissimo a distruggere completamente la Biosfera terrestre (impresa, a mio avviso, impossibile) e quindi anche noi stessi, al pari di quanto fece l'asteroide che annientò i dinosauri e buona parte della vita presente al tempo sul pianeta, Gaia risorgerà dalle sue ceneri, poichè la Dea è invulnerabile e lo ha ampiamente dimostrato.

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