Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


venerdì 3 maggio 2019

The song peak


I miei ragazzi
 Ai miei ragazzi di terza media cerco di far capire cosa ci aspetta in termini di transizioni e utilizzi dei materiali, soprattutto in campo energetico. Uno dei concetti che essi imparano, in quest’ambito, è proprio quello del picco, declinato prima sul petrolio e, mano a mano, su altri importanti materie prime (uranio, metalli preziosi e via dicendo).
Mi sono interrogato se questa visione possa essere applicata in altri campi e, da bravo ingegnere dei sistemi, mi sono risposto che andamenti analoghi possono essere trovati in ogni campo in cui ci sia una ricerca condizionata da una dimensione fissa del serbatoio da cui si pesca (almeno nel termine della corrente vita della specie umana).
Fenomeni di questo tipo, purtroppo, non possono che condizionare anche aspettative e speranze delle generazioni: se negli anni ’50 c’era il sogno americano in tutto il suo splendore, adesso abbiamo spesso l’incubo distopico dell’apocalisse declinata in tutte le sue forme (invasioni, guerre globali, virus e simili amenità).
Pare che l’abbondanza relativa di risorse (estraibili e utilizzabili senza sforzi) sia in grado di influenzare i temi che il cinema ci propone, probabilmente anticipando tendenze già visibili.

E la musica?

Cosa c’è di più sottile e insieme corposo che definisce lo stato d’animo di un’epoca? Cosa meglio descrive il sentimento di un’epoca?
Prendiamo in considerazione la cosiddetta musica leggera dalla fine degli anni 40 del XX secolo ad oggi:


Essa si può sommariamente dividere in Rock e Pop e, in entrambi i casi, parte da vincoli non superabili che descrivono il “giacimento” di melodie e ritmica da cui è possibile attingere per creare una canzone. Ancora una volta il giacimento è una super-semplificazione di un fenomeno che porta, tra le migliaia di canzoni prodotte, quelle che fanno veramente successo e che verranno ricordate nel tempo.
La tesi è quindi che le migliori canzoni, quelle da ricordare, abbiano un andamento nel tempo simile a quello che descrive il comportamento di una risorsa mineraria finita: una crescita, un picco, un declino più o meno pronunciato. I migliori motivi saranno scoperti con andamento crescente (maggior impiego di risorse in termini di persone che si mettono a creare attratte dai guadagni, 1945-1965) fino alla saturazione e al declino (1965-oggi) a causa dei maggiori mezzi impiegati su un “serbatoio” di motivi migliori via via in esaurimento (pur in presenza di un numero maggiore di persone impiegate nella creazione con più mezzi).
Ho quindi pensato di analizzare con un po’ di numeri questa tesi, a partire dalla Top 500 Songs del Rolling Stone Magazine, che dovrebbe essere una lista delle migliori canzoni. Dal punto di vista metodologico ho considerato tre indici (lungo i lustri e i decenni), col seguente significato:

1.    Canzoni: numero secco di canzoni presenti in lista nel periodo. È un indice quantitativo della produzione nel periodo, in qualche modo proporzionale alla vastità del serbatoio e delle tecnologie di cattura (numero di persone, mezzi a disposizione)

2.    Valore: somma del valore delle canzoni nel periodo. Il valore è inteso come il complemento a 500 della posizione della canzone nella lista. La prima canzone ha valore 500, l’ultima ha valore 0. Si può considerare come una sorta di momentum della produzione nel periodo considerato.
3.    Valore specifico: Divisione del valore per le canzoni nel periodo. Si può intendere come una misura della qualità della produzione

Analisi su 5 anni

Con il periodo considerato a 5 anni si notano le seguenti cose:
1.    Esiste indubitabilmente un picco della produzione delle canzoni, centrato intorno al 1965
2.    La produzione scende molto ripidamente negli anni 70 e si azzera praticamente dagli anni 80 in poi.
3.    La tendenza è esaltata se consideriamo l’indice relativo al valore complessivo che pesa anche la qualità della canzone
4.    Esiste una costante diminuzione della qualità delle canzoni (valore specifico): sembra essere un trend costante e praticamente indiscutibile

Analisi su 10 anni

Vedere le cose sui decenni esalta le tendenze rendendole immediatamente visibili. Esiste un picco della produzione intorno agli anni 60, i decennio d’oro di questo tipo di musica. Esiste un preoccupante, costante decadimento della qualità musicale negli anni.

Riflessione finale
Una considerazione: da decenni i giovani interpretano il senso della propria vita e della propria generazione grazie alla musica che ascoltano. Se quest’ultima si ripiega, per forzata mancanza di originalità, nei rifacimenti delle cover o in generi derivati… non si può condannare una generazione per mancanza di ideali. I giovani respirano quelle vibrazioni che furono felici negli anni 50, mature negli anni 70, collassate dagli anni 80 in poi.

PS l'immagine sulla composizione delle tendenze è presa da wikipedia, le altre immagini sono di originale composizione dell'autore


Pierluigi Germano



33 commenti:

  1. https://www.youtube.com/playlist?list=RDgCYcHz2k5x0
    Che dire?
    Stendiamo un velo pietoso.
    Angelo

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    1. Il motore del duemila
      sarà bello e lucente
      sarà veloce e silenzioso
      sarà un motore delicato
      avrà lo scarico calibrato
      e un odore che non inquina
      lo potrà respirare
      un bambino o una bambina


      Ma seguendo le nostre cognizioni
      nessuno ancora sa dire
      come sara' cosa farà nella realtà
      il ragazzo del duemila
      questo perchè nessuno lo sa
      l'ipotesi è suggestiva
      ed anche urgente
      ma seguendo questa prospettiva
      oggi ne sappiamo poco o niente...


      Noi sappiamo tutto del motore
      questo lucente motore del futuro
      ma non riusciamo a disegnare il cuore
      di quel giovane uomo del futuro
      non sappiamo niente del ragazzo
      fermo sull'uscio ad aspettare
      dentro a quel vento del duemila
      non lo sappiamo ancora immaginare.

      Ah, bei tempi quando Roberto Roversi scriveva i testi delle canzoni di Dalla.
      Angelo

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    2. Adesso però si fa sul serio.
      https://youtu.be/cqCPIDEvAbw
      Angelo

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  2. Inviterei ad usare il termine decennio per indicare un periodo di dieci anni. Decade, in lingua italiana, si riferisce ad un periodo di dieci giorni. Nel linguaggio la forma è sostanza. Ormai è insopportabile la continua italianizzazione o meglio, itaglianizzazione, di voci inglesi. La questione è anche attinente al tema del post. La mancanza di originalità espressiva potrebbe anche derivare dalla violenta e pervasiva omologazione a cui siamo sottoposti, che da una parte sopprime le idee eterodosse, dall'altra ne distrugge i mezzi di espressione. E così ci ritroviamo con la lingua delle televendite: quellochepuoandareadessereilnostrolatobunpochinopiuimportante.
    Dire poi che i giovani non hanno ideali perché non vengono inventate nuove canzonette, mi sembra azzardato. Non è che l'umanità sia comparsa negli anni 50 del 900, in cui iniziano i grafici. I giovani non hanno ideali perché vengono allevati come bestie da reddito. Legati alla catena della scuola, dei crediti formativi, del tempo pieno, delle skills, del bullismo, di ogni divieto possibile ed immaginabile. Con la greppia sempre piena, per farli crescere bene e alla svelta, in modo che rendano tanto e in fretta.

    Guido.

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    1. Ha perfettamente ragione! Ho appena effettuato la sostituzione.

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  3. L'idea è suggestiva e, da un punto di vista meramente speculativo, può anche generare una qualche forma di interesse. Temo, però, che sia priva di fondamento per via del fatto che si applica a qualcosa che non ha un valore intrinseco, misurabile in sé e in termini assoluti, com'è la musica.

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  4. Simpatico post :-) ho qualche dubbio metodologico sulla costruzione del picco :-)

    perchè si è preso solo il periodo 1940-oggi?
    La musica c'è sin dall'epoca greca e probabilmente pure in epoca egizia c'era qualcosa di simile.

    IAC almeno si sarebbe dovuto partire dal 1600 con la musica da camera, poi i concerti per organo da Chiesa, poi opere classiche da teatro per orchestra! Insomma manca un sacco di roba al giacimento musicale classico :-) quello che il tempo ha trasformato da copyright a pubblico dominio!

    musica rock, musica pop, musica folk-etnica: mmhhh... il Jazz in che insieme è?
    L'heavy metal suppongo stia nell'insieme rock?
    Il country ed il bluegrass è nell'insieme musica folk assieme al rap? =:-) GULP!, è roba da far accapponare la pelle! :-)

    Cmq al consumo musicale, manca tutto il "giacimento di sound sintetico" della disco music 1970s, la house music 1980s nonchè la techno 1990s :-)

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    1. Sono parzialmente d'accordo. Da ingegnere sono abituato a fare i conti con la realtà: è vero che il periodo 1950-2000 è davvero nulla rispetto alla storia della musica delle civiltà umane.
      E' però altrettanto vero che non esiste (a mio sapere) alcun riferimento organico e facilmente sfruttabile come il billboard 500 né io ho competenze musicali (pur amando visceralmente la musica classica) che mi possano portare ad estendere tale classifica su altri generi o su altri periodi.
      Se non ricordo male anche Hubbert (nessuna pretesa di paragonarmi a lui!) non parlò del picco della produzione mondiale ma si "limitò" a considerare i soli Stati Uniti, di cui aveva i dati, predicendone il picco intorno agli anni '70.

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    2. @ Pierluigi Germano

      Non penso che la musica sia un paragone utile per ragionare del picco del petrolio di Hubbert: i caburanti fossili sono beni economici di consumo, la musica è una prestazione d'opera!.

      La musica è coperta da copyright (di solito) dopo 60-80anni passa in pubblico dominio. Nonostante lo spartito oppure le rappresentazioni sonore di 80 anni fà siano oggi in pubblico dominio, ancora oggi lo spartito in pubblico dominio continua a produrre valore: il diritto d'autore che oggi si paga sulle opere classiche in pubblico dominio, lo deve come giusto compenso agli artisti dell'orchestra, quando eseguono il brano in pubblico dominio!.

      Mentre il petrolio estratto 80 anni fa, divenne bene di consumo benzina (dopo la distillazione), oggi tale bene economico è scomparso per consumo, non è più disponibile sul mercato, dato che la benzina di 80 anni fà ha ceduto tutta la propria utilità nel muovere i mezzi di trasporto del tempo. Quello che rimane oggi in atmosfera, è l'esternalità negativa del consumo (la CO2 emessa) che non è un bene economico.

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  5. Non ho ancora letto l'articolo, ma mi prude dire subito qualcosa.

    Ieri notte ho ascoltato l'usignolo che cantava nel bosco qui vicino a casa mia, a 50 metri di distanza.
    Il suo canto è meraviglioso. Un canto naturale, e io lo ascolto con commozione e deferenza, e con grande ammirazione, e con grande gioia.

    - Tiziano -

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  6. Ero appassionato di musica.

    Nella nostra cultura tecnologica-industriale-individualista, qualcuno scrive musica, qualcuno la suona, tantissimi di noi la ascoltano. Passa, e se ne va. Poca resta.

    Nelle culture primitive, egualitarie e comunitarie, la musica è condivisa, tutti partecipano a cantare e suonare. Sono culture che si accontentano, non hanno la smania progressista che abbiamo noi. La musica da loro non ha dei picchi, viene invece tramandata di generazione in generazione, senza grandi cambiamenti. Credo sia il modo migliore di esprimere e vivere la musica.

    Gianni Tiziano

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  7. E' un bel esercizio con limiti e forzature evidentissimi.
    Ad esempio negli anni 60 eravamo 3 Mld con una minoranza che aveva accesso alla possibilità di fare musica registrabile. Oggi siamo 7 Mld e quelli che possono incidere un pezzo e metterlo su youtube sono molti ma molti di piu. Poi si parla di musica occidentale/anglosassone e questa forse si che ha avuto il picco 50 anni fa. Ma nel resto del mondo? E così via.
    Comunque rimane un bell'esercizio.

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    1. Sono ben più che parzialmente d'accordo ;-) dall'articolo dovrebbe anche (spero) trasparire che, nonostante i mezzi incommensurabilmente superiori attuali, la produzione musicale "leggera" (anglosassone like), resti inferiore a quella degli anni 60.
      Chi, da bravo babyboomer... non l'ha sempre pensato?

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  8. a Germano l'unica cosa che posso dire è far riflettere i suoi ragazzi sul significato del pifferaio magico. Quello sì che sarebbe un bell'esercizio. La musica può benissimo essere un devastante cavallo di troia per annientare le coscienze e come tutte le alienazioni va gestita e dominata senza farsene dominare e gestire.

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    1. Questo mi ricorda da vicino il concetto di "arte degenerata" che ebbe un certo successo qualche tempo fa. Evidentemente, così fuori strada quel tale non doveva essere, se il concetto ritorna da... da quando? C'erà già Noè in circolazione? :)

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    2. le truffe e gli inganni sono presenti anche nel mondo animale, pensa al cuculo che depone le uova nei nidi altrui, figuriamoci nelle locuste.

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  9. Come detto da ijk_ijk otti tutti possono permettersi di studiare muscica, comporre, scrivere, suonare, pubblicare (magari sul tubo)
    Questo abbassa necessariamente il livello di qualità ed aumenta molto la quantità.

    Potremo osservere un picco se avremo un perseverare di queste condizioni per un tempo sufficientemente lungo.

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    1. Quando allarghi la "base" delle frequentazioni di una certa attività, semini il terreno per una possibilità di selezione del meglio molto più efficace, perché rendi più probabile l'emersione di qualche talento che in caso contrario non si sarebbe "esposto". Ne consegue che le possibilità attuali sono un vantaggio verso il raggiungimento dell'alta qualità musicale, non un ostacolo.

      Vogliamo anche dire che la definizione di quale musica sia o non sia "di qualità" è argomento appena appena opinabile? Quali parametri vogliamo considerare? Perché dovremmo considerare proprio quelli? Cosa li rende "preminenti"?

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    2. @ MrKeySmasher
      Concordo con il tuo commento.
      Aggiungo che in YouTube querando con "creative commons music" si trovano tonnellate contributi musicali in copyleft, di tutti i generi musicali, con melodie e ritmi IMHO piacevoli da ascoltare tanto quanto i pezzi commerciali in copyright oppure opere in pubblico dominio.

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    3. Spesso per farsi un'idea della qualità della musica basta ascoltare le parti di mezzo. Se ci sono strumenti ritmici si può fare attenzione al groove, che non sia piatto. La musica fatta con l'home recording lascia molto a desiderare. Le case discografiche non vendono più come una volta, ed hanno minori risorse per selezionare e supportare gli artisti. Quelli di talento.

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    4. Facciamo un paragone coi diamanti (per chi, non io, li considera di valore): quante tonnellate di roccia devi estrarre, frantumare e vagliare per trovarne una manciatina che valga la pena "tagliare"? Nel caso della musica "autoprodotta" vale la stessa condizione: per trovare quella di valore devi "triturare" una massa enorme di esempi inconsistenti, a volte anche fastidiosi. Però, dai e dai, il "diamante" lo trovi eccome! Se non ci fosse tutta quella roccia, surriscaldata e compressa in tempi geologici, il "diamante" non avrebbe avuto modo di svilupparsi.

      Un'altra similitudine, su un piano diverso. Hai mai pensato che se Leonardo ha dipinto la Gioconda è perché da qualche parte ci sono stati degli anonimi bifolchi che, zozzi e rozzi, oltre che ignoranti come degli sgabelli, si sono spaccati la schiena zappando il terreno per fornire al "grande" Leonardo di che mangiare intanto che giocherellava coi suoi pennelli? Senza l'apporto (coatto, tra l'altro) di quei bifolchi ignoranti, il "grande" Leonardo con lo stomaco in subbuglio avrebbe dipinto o si sarebbe dedicato a piantar patate e raccoglier funghi?

      Non può esistere arte fuori da un contesto. Mai.

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    5. Quel lavoro di selezione o trituratura lo fa l'industria discografica. Ma poi una volta che hai trovato il talento gli devi dare il produttore, l'arrangiatore, il paroliere, il manager ecc. Altrimenti non arriverai mai ad avere una musica di qualità. È un processo costoso.
      https://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2017/09/11/news/sony_warner_e_universal_alle_stelle_la_musica_torna_ricca_con_lo_streaming-175245710/

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    6. Se a un musicista devi "dare l'arrangiatore" significa che non è un musicista, ma un ciarlatano. Il musicista è anche un arrangiatore, tante volte il musicista è l'arrangiatore (mentre quello che appare in video non è che un piffero con un ciuffo appariscente su una zucca vuota).

      L'industria discografica sta all'arte come lo stabilimento che produce i biscotti che trovi in confezione famiglia al supermercato stanno alla pasticceria: entrambe sono lì per macinare soldi, non qualità; nel processo hanno quel che serve a condizionare il gusto dei potenziali acquirenti in modo che vengano educati ad apprezzare quel che l'industria mette nel sacchetto e che "caccino il grano" il più frequentemente possibile.

      Chopin faceva musica strabiliante senza produttore, senza "arrangiatore", senza paroliere, senza manager e senza eccetera -- giusto con un pianoforte, qualche foglio di carta e una matita. E come lui un sacco di altra gente, anche tra i molti che oggi fanno musica eccellente tra le quattro mura della propria casa -- musica della quale con ogni probabilità né tu né io sapremo mai niente e che purtuttavia esiste ed è lì, in qualche hard disk in qualche dove. Sicuramente tra tanti "detriti" che non varrebbe comunque la pena conoscere, ma questo fa parte del "gioco".

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    7. Ricollegandomi a quanto giustamente detto da MrKeySmasher 9 maggio 2019 18:04, rammento che anche i Beatles componevano testi e musica delle loro canzoni, e anche non facevano uso di arrangiatori !!!!
      - Tiziano -

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    8. https://it.m.wikipedia.org/wiki/George_Martin
      Ma de che?
      I Beatles senza l'industria discografica sarebbero rimasti un gruppettino di provincia.

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    9. "I Beatles senza l'industria discografica sarebbero rimasti un gruppettino di provincia."

      Vuol dire che la loro effettiva qualità non corrisponde a quella millantata dalla propaganda commerciale. Se le cose stessero come dici, probabilmente il ruolo di "gruppettino di provincia" sarebbe stato quello loro più consono. Che poi, a volerla dire tutta, chissà quanti sono i musicisti "di provincia" di altissima qualità dei quali non sappiamo NULLA! La musica diffusa è una frazione della musica effettivamente creata, e la musica largamente diffusa è una frazione della musica diffusa.

      Che poi, ancora una volta, cos'è che rende una musica di qualità? Quali sono i parametri oggettivi (ammesso che esistano) da prendere in considerazione? Chi decide che quelli siano validi e altri no? In base a quale autorevolezza o, ben peggio, autorità?

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    10. I Beatles avevano talento, ma non sapevano arrangiare ad alto livello, non sapevano scrivere i testi delle canzoni, non possedevano una immagine che facesse presa sui giovani, non sapevano gestire gli aspetti tecnici del lavoro in studio di registrazione, non volevano liberarsi del loro primo batterista per ragioni di amicizia, anche se non era all'altezza ecc.
      Non confondiamo la musica leggera con quella classica. Chopin era un genio e in più si era formato al conservatorio di Varsavia con i migliori maestri. Padroneggiava tutti gli aspetti della musica del suo tempo e oltre. I grandi pianisti romantici improvvisavano le loro musiche a teatro o nei salotti, poi qualche tempo dopo le trascrivevano a memoria. Non so se mi spiego.

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    11. Insomma, stai scrivendo che i Beatles come musicisti valevano pochino pochino... Dunque, come possono dei musicisti scadenti fare musica di qualità? Semplice: non sono loro a farla, ma qualche oscuro "arrangiatore" con la panzetta che lavora nell'ombra per permettere a dei "prestanome" di vendersi per quel che non sono (per di più per arricchire altri ancora). A me non sembra una bella cosa.

      Ah... perché un musicista d'ambito "leggero" non dovrebbe potere e volere sviluppare le stesse qualità di un musicista "classico"? In definitiva Mozart vendeva le sue opere, tanto i capolavori quanto quelle squallidine, era quindi dedito alla musica commerciale (e pure "leggera"). Schubert faceva lo stesso. Idem Verdi. Puccini. Quanti altri? La distinzione tra musica "classica" (altrimenti detta colta) e musica "leggera" (altrimenti detta commerciale) è capziosa e la divaricazione tra i due filoni è storia relativamente recente. Esorto chi vuol fare il musicista a studiare per diventare veramente tale. In caso contrario, faccia pure musica, ma metta bene in chiaro almeno con se stesso che si sta dedicando a un gioco (il che va benissimo, è addirittura ammirevole come ogni passione sincera: basta non spacciarsi per altro da quel che si è).

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  10. Di tutte le combinazioni possibili di note per formare temi, melodie, ritmi,quelle che possiamo considerare musica, sia cantata che suonata,di durata ascoltabile,ne sono ovviamente una parte irrisoria.

    Non so se qualcuno abbia mai tentato di farne una stima, ma oggi sarebbe possibile e credo anche interessante studiare la faccenda computazionalmente.

    La stessa cosa si può dire per ogni altra forma d'espressione,anche se con limiti differenti.
    Tutto quanto sottostà ad un asintoto, e siccome niente pare sia infinitamente divisibile, prima o poi il limite dell'asintoto si raggiunge, inevitabilmente.
    Allora la soluzione è dimenticare e non ricordare d'essersi dimenticati, così che che il ripetuto sembri inaudito e nuovo.
    Oppure, rinascere con una mente che apprezzi la sottile differenza dei fruscii d'una foglia da quella di un'altra, scosse dalla brezza.
    Estasiarsi al condensarsi ed allo svanire di una nube, come se fosse il racconto di una saga medievale.

    Marco Sclarandis

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  11. Domenica ho assistito ad un concerto con circa 40 spettatori, del complesso musicale SHEBA' di Rovereto (Trento). E' stato bellissimo. Lontano dai clamori, era una rivisitazione dei canti popolari trentini, in chiave moderna ma rispettosa della tradizione. Complesso musicale che si dedica alla musica etnica. Anche il coro (di volontari) ALTRETERRE di Trento fa questo. La musica ha molti aspetti, io qui ho parlato di musica etnica, gioiosa, intimistica e riflessiva.

    - Tiziano -

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  12. C'è su YouTube un video del Blogger thoughty2 intitolato "the truth why the modern music is awful". Non so se i Link YouTube sono ammessi. Che va nella stessa direzione. Mostra il picco e ne dà le ragioni, che sono puramente commerciali. La cosa interessante è che sembrerebbero esserci molte ricerche a riguardo.

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  13. Finché si vendevano vinili, cassette, CD, c'era tanta trippa per i musicisti e le case discografiche. Ora con la pirateria e lo streaming musicale, il settore della musica fa molti molti meno soldi. Oramai gli artisti fanno soldi quasi solo con i concerti,vedere prezzi da capogiro per i biglietti. Per questo motivo ci sono sempre meno nuovi musicisti che investono in una carriera di questo tipo, se sai che non farai quasi sicuramente soldi, probabilmente farai altro, per questo è sceso anche la qualità della musica, magari il nuovo Sting non suona ma lavora come manager. Per questo motivo non credo molto in questa analisi. Saluti

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  14. intanto ad Arcangelo sul mar bianco a 40° di latitudine (accanto alla Lapponia) ci sono 21° e stanotte ha fatto più caldo che a Firenze. Godiamoci il fresco, finchè possiamo.

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