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sabato 16 giugno 2018

La Seconda Legge della Termodinamica – la voragine in mezzo all’economia circolare


Di Paul Mobbs, pubblicato originariamente sul sito Free Range Activisim
 Da “Resilience”. Traduzione di MR


Perché l’ultimo tormentone della sostenibilità consumistica non solo non affronta il cuore del problema, ma è destinato a fallire.


Nota di Ugo Bardi - L'autore di questo testo, Paul Mobbs, fa alcune considerazioni corrette ma, nel complesso, non ha capito gran che proprio dell'argomento principale di cui parla. Purtroppo, vale una legge generale in questo campo "quelli che non capiscono la termodinamica sono condannati a produrre entropia inutilmente." Tuttavia, vale la pena di leggerlo perché è vero che molti di quelli che parlano a sproposito di economia circolare hanno capito ancora meno di lui. 
 

Questa mattina, ascoltando Radio 4, ho ascoltato le due parole chiave giustapposte che ho imparato a temere negli ultimi due anni; “economia circolare”. E’ un’idea fantastica e non posso criticare la vera convinzione di chi la promuove. Il mio problema è che il modo in cui descrivono ha poco a che fare con la realtà fisica del mondo, pertanto si tratta semplicemente di un jolly per “uscire gratuitamente dall’inferno” per consumatori ricchi – che sono, a quanto sembra, coloro che sostengono più a gran voce questa idea.

Come succede spesso nelle eco-storie atte a farti sentire bene, l’intervistatore del programma di oggi [1] era tutto leggero ed arioso; e ovviamente in imbarazzo perché non aveva la sicurezza di sé per porre una qualsiasi domanda fondamentale e scomoda all’intervistato.

Il segmento stava esaminando la nuova ricerca [2] dell’Università di Portsmouth. Hanno scoperto un enzima mutante da batteri che hanno scoperto vivere fra la plastica nei centri di riciclaggio. Come tutti gli enzimi [3] – come le cose che vengono aggiunte al detersivo di modo che possiate pulie i vestiti senza bollirli – queste molecole complesse accelerano le reazioni chimiche agendo sui legami chimici che tengono insieme le cose. In questo caso, l’enzima spezza i legami della molecole di polietilene teraftalato [4] (PET).

Idea splendida. E, se si dimostra essere ecologicamente sicura, eccellente chimica. Non è questo il problema qui.


Entriamo nella “economia circolare”
Lo scienziato quindi descrive il valore di questo enzima come parte dell‘economia circolare’ [5] – un concetto proposto negli anni 80, e reso popolare in anni recenti da organizzazioni come la Ellen MacArthur Foundation [6], per passare da un processo economico lineare ad uno circolare:

  • Economia ‘lineare’‘ – significa che i materiali vengono creati, usati e smaltiti come rifiuti, richiedendo che vengano impiegate nuove risorse per sostituirli, che è il modo in cui funziona il cuore dell’economia oggi; 
  • Economia ‘circolare‘ – significa che tutti i materiali ed i prodotti vengono fatti e venduti di modo che il loro contenuto possa essere completamente riciclato ed usato in nuovi prodotti di nuovo, ovviando alla necessità di produrre nuove risorse per sostituirli.

E’ una buona idea. Un’idea che sosterrei con tutto il cuore, se non fosse per un piccolo intoppo tecnico che percepisco in questo concetto; le Leggi della termodinamica [7] – e in particolare la mia preferita, la Seconda Legge della Termodinamica [8].

Le Leggi della Termodinamica sono nate in parallelo con l’industrializzazione, essendo state inizialmente usate per descrivere il funzionamento dei motori a vapore. Col tempo, la scienza ha perfezionato i principi di queste ‘leggi’ ed ora le ritiene universali.

La Seconda Legge ha a che fare con le reazioni irreversibili – cioè, operazioni che una volta intraprese non possono essere annullate.

Ciò che l’idea di ‘economia circolare’ proporrebbe in relazione alle bottiglia di plastica in PET è: prendi un po’ di gas naturale (sì, al contrario dell’idea che la plastica provenga dal petrolio, gran parte delle plastiche provengono da sottoprodotti leggeri della raffinazione del petrolio, ma più che altro gas naturale e condensato) e trasformalo in plastica PET; poi facci una bottiglia di plastica con una macchina modellatrice; usa la bottiglia; poi ricicla la bottiglia e continua a riciclarla dopo ogni uso – ovviando alla necessità di usare altro gas naturale per creare plastica. Di conseguenza, l’uso della bottiglia diviene ‘circolare’.

Perfetto, non è così?


Le restrizioni termodinamiche alla speranza umana

Naturalmente, c’è sempre un enorme “ma” in situazioni come questa.

In questo caso, l’uso della plastica rappresenta una reazione ‘reversibile’ – puoi fare plastica e poi riciclarla per fare altra plastica. Risolto!

L’energia spesa per farlo, tuttavia, non è un processo irreversibile [9]. Non può essere recuperata. La Seconda Legge impone che l’energia può essere usata, ma nel processo la ‘qualità’ (leggi ‘utilità’, o ‘densità’, o ‘valore’) di quell’energia viene degradata e, una volta degradata, quella ‘qualità’ non può essere recuperata senza usare anche più energia di quella che è stata spesa quando è stata usata l’energia per la prima volta.

Per esempio, l’acqua che scorre a valle può far girare una turbina e produrre elettricità; ma ci vuole più elettricità di quella che è stata generata per riportare di nuovo lo stesso volume di acqua indietro verso la cima della collina.

Ora, a questo punto i fautori dell’economia circolare parleranno di energia rinnovabile, evitando quindi il problema delle risorse finite che vengono usate per alimentare il processo. E’ vero, fino a un certo punto. E quel punto è, i sistemi di energia rinnovabile di cosa sono fatti? Risorse finite.


I limiti dell’energia rinnovabile

Solo perché l’energia rinnovabile è ‘rinnovabile’ non significa che le macchine che ci servono per raccoglierla siano esenti dai limiti finiti delle risorse terrestri [10].

Ci sono grandi progetti per alimentare il mondo usando energia rinnovabile. La difficoltà è che nessuno si è scomodato a verificare per vedere se le risorse per produrre quell’energia siano disponibili. Una ricerca recente suggerisce che le risorse necessarie per produrre quel livello di capacità attualmente non possono essere fornite [11].

Il punto di crisi è che mentre potrebbero esserci indio, gallio, neodimio ed altri metalli rari a sufficienza per costruire turbine eoliche o pannelli FV per il mezzo miliardo (più o meno) di consumatori ricchi ( che sono le persone che con più probabilità staranno leggendo questo articolo), non ce ne sono a sufficienza per dare a tutti lo stesso livello di consumo energetico – le avremmo finite molto prima.

Per esempio, il primo metallo che gli esseri umani hanno fuso [12] circa 9.000 anni fa, è stato il rame. Da allora il rame è stato un eccellente indicatore dello sviluppo umano, col consumo che aumenta in linea con lo sviluppo umano. Un motivo di questo è che man mano che l’uso industriale è crollato (per esempio sostituendo tubi di rame con la plastica) abbiamo usato più rame per nuove tecnologie (per esempio l’elettronica – circa il 14% [13] del peso di un telefono cellulare è rame).

Il rame ha anche uno dei migliori e più collaudati sistemi di riciclaggio, ma nonostante questo è stato stimato che solo metà di tutto il rame viene riusato [14].

Il problema è che, a causa del suo lungo ed intensivo uso globale, ci stiamo avvicinando al ‘picco del rame’ [15] – il punto in cui la quantità di rame rimasta nel sottosuolo e, cosa più importante, il crollo della qualità del suo minerale, riduce la quantità che può essere prodotta annualmente. E, cosa ancora più significativa, l’impatto ecologico [16] del crollo della qualità del minerale di rame è che l’energia consumata e i gas serra emessi dalla sua produzione aumentano esponenzialmente.

Ora naturalmente usiamo il rame in modo più efficiente. E dovessimo esserne a corto, l’aumento dei prezzi aumenteranno i tassi di riciclo – anche se questo aumenterà anche i furti [17] di rame nella società. La difficoltà è che, appena la settimana scorsa [18], l’industria del rame ha annunciato di essere preoccupata per la produzione dopo il 2020.

La strategia è importante, ma il cambiamento ‘reale’ è cruciale


OK, torniamo all’economia ‘circolare’.

Ciò che realmente importa qui non è tanto il materiale usato nella produzione, ma la densità energetica della produzione. La densità energetica non è solo una questione di quanta energia serve per produrre un articolo, ma quanto dura quell’articolo. Questo a sua volta condiziona il ‘ritorno’ dell’energia investita nella sua produzione – o EROEI [19].

Diciamo che una bottiglia di plastica impiega se settimane per essere fatta, riempita, comprata, consumata, raccolta e riprocessata fino ad essere rifatta. E’ buono, perché riciclare la plastica può rappresentare un risparmio di più del 50% [20] sull’energia usata per produrla in confronto ai materiali vergini.

Ciò che determina la sostenibilità a lungo termine di questo però non è solo il risparmio una tantum, ma la percentuale che può essere fattibilmente risanata e riusata.

Ipotizziamo che, nel migliore dei casi, possiamo recuperare il 60% del contenuto della bottiglia sul ciclo di sei settimane. Dopo un ciclo, sei settimane, ci rimane il 60% del materiale. Dopo due cicli, 12 settimane, ci rimane il 60% x 60% = 36%. Dopo tre cicli c’è il 60% x 36% = 22%. Dopo quattro cicli il 13%, eccetera.

Alla fine di un anno (o 8 o 9 cicli), ci rimarrebbe solo l1% della plastica.

La reazione ovvia è, “be’, ricicliamo di più”. Il problema è che raggiungere un tasso di recupero alto richiede in realtà la spesa di più energia, riducendo l’energia risparmiata – e man mano che ci si avvicina al 100%, la quantità richiesta è probabile che superi l’energia necessaria per produrre nuova plastica da materie prime.

Per esempio, riciclare in aree urbane densamente popolate è facile, perché la gestione dei rifiuti è una parte essenziale della capacità di gestire un’area urbana. Ma nelle aree rurali e nei paesi meno densamente popolati? A che punto l’energia spesa per far andare un veicolo di raccolta supera l’energia risparmiata col recupero dei materiali? (risposta – dipende completamente dalle circostanze locali, quindi deve essere valutata come parte del processo di pianificazione, piuttosto che generalizzata in anticipo).

“E’ il consumo, stupido!”

E’ la stessa cosa per il problema del crollo del minerale di rame. Più la tua fonte è diffusa, più energia devi spendere per recuperarla. Ottenere la plastica facile, diciamo la prima metà, sarà facile. Ottenere il successivo 20% potrebbe costare lo stesso sforzo. Il 10% successivo il doppio. A l’ultimo 20%. Potrebbe non produrre alcun risparmio.

Alternativamente, potremmo estendere la vita della bottiglia – riempiendola anziché riciclandola. Ciò avrebbe un effetto significativo, ma anche così, ad ogni ciclo di riempimento, un certo numero di bottiglie verrebbero scartate.

Però non ignorate questa opzione. Si può dire che, al posto di aumentare i tassi di riciclo, estendere la vita di servizio delle risorse probabilmente ha il profilo energetico migliore – visto che riduce non solo la necessità di rifabbricare le risorse, ma anche la necessità di riciclarle/sostituirle. Il problema è che spesso il riuso richiede un cambiamento di gran lunga più grande e la cooperazione dei consumatori – esattamente la cosa che una economia ‘liberale’ odia fare perché comporta l’imposizione di azioni al consumatore.


Dimenticate la linea di Bill Clinton sulla ‘economia’; "E’ il consumo, stupido!"
Cosa ancora più importante, in tutto questo processo, viene spesa energia [21]; e l’energia è la cosa che non possiamo recuperare. Pertanto, dobbiamo evitare di rifabbricare o recuperare, per prima cosa. La difficoltà è che nessuno vuole sostenere questo – combinando riuso multiplo, riciclo intensivo E tempo di servizio più lungo – in quanto questo significa l’eliminazione effettiva di consumismo, moda, ‘innovazione’ e molte delle altre caratteristiche totemiche [22] della moderna economia consumistica materialista.

Quindi, ancora una volta, dato che una grande quantità della ricchezza mondiale deriva dallo sfruttamento delle risorse, qualsiasi cambiamento di questo schema è probabile che abbia implicazioni enormi per l’economia quotidiana [23] sulla quale si basano la maggior parte dei ricchi consumatori per consumare.


La ‘economia circolare’ deve accettare la realtà termodinamica

Arthur Eddington [24] era uno scienziato (e quacchero) che ha fatto progredire la fisica e l’astrofisica nei primi decenni del XX secolo, ed ha reso popolari le teorie di Albert Einstein – contro il pregiudizio anti tedesco ed anti ebraico dell’establishment scientifico.

In relazione alla Seconda Legge della Termodinamica, Eddington ha prodotto una famosa affermazione:

Se qualcuno ti fa notare che la tua teoria preferita dell’universo è in disaccordo con le equazioni di Maxwell – allora tanto peggio per le equazioni di Maxwell. Se si scopre che sono contraddette dalle osservazioni – be’, questi sperimentatori pasticciano un po’ con le cose a volte. Ma se si scopre che la tua teoria è contro la seconda Legge della Termodinamica, non posso darti alcuna speranza; per lei non rimane altro che crollare nella più profonda umiliazione.

La ‘economia circolare’ è, secondo me, uno stratagemma per far percepire ai consumatori ricchi che possono continuare a consumare senza la necessità di cambiare le loro abitudini. Non c’è niente di più lontano [25] dalla realtà e la ragione principale di questo è la necessità di energia per alimentare l’attività economica [26].

Mentre il concetto di ‘economia circolare’ ha certamente le idee giuste, essa si sottrae agli aspetti più importanti della nostra crisi ecologica di oggi [27] – è il consumo il problema, non il semplice uso di risorse. Anche se il principio potrebbe essere fatto funzionare per una percentuale relativamente piccola [28] della popolazione umana, non potrebbe mai essere una soluzione mainstream per tutto il mondo a causa della sua dipendenza da tecnologie di energia rinnovabile per farla funzionare – e delle schiaccianti limitazioni nel raccogliere energia rinnovabile.

Per riconciliare l’economia circolare con la Seconda legge dobbiamo applicare non solo cambiamenti al modo in cui usiamo i materiali, ma al modo in cui li consumiamo. Inoltre, ciò implica una tale riduzione dell’uso di risorse [29] da parte dei consumatori più ricchi e sviluppati, che l’immagine dell’economia circolare proposta dai suoi fautori, non corrisponde alla realtà [30] di farla funzionare per la maggioranza della popolazione mondiale.

In assenza di una proposta che soddisfi le limitazioni globali all’energia ed alle risorse [30] sul sistema umano, compresi i limiti alla produzione di energia rinnovabile, l’attuale rappresentazione della ‘economia circolare’ non è un’opzione praticabile. Praticamente quindi, non è altro che un balsamo per la coscienza dei consumatori ricchi che, nel profondo, sono abbastanza consapevoli da rendersi conto che la loro vita di lussi presto sarà finita, man mano che le crisi collegate ecologica ed economica [31] morderanno sempre più in alto nella scala del reddito.


Riferimenti:
  1. BBC Radio 4: ‘Today’, 17 april 2018 – https://www.bbc.co.uk/programmes/b006qj9z
  2. Guardian Online: ‘Scientists accidentally creat https://www.bbc.co.uk/programmes/b006qj9z e mutant enzyme that eats plastic bottles’, 16th April 2018 – https://www.theguardian.com/environment/2018/apr/16/scientists-accidentally-create-mutant-enzyme-that-eats-plastic-bottles
  3. Wikipedia: ‘Enzima’ - https://it.wikipedia.org/wiki/Enzima
  4. Wikipedia: ‘Polietilene teraftalato – https://it.wikipedia.org/wiki/Polietilene_tereftalato
  5. Wikipedia: ‘Circular economy’ – https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_circolare
  6. Wikipedia: ‘Ellen MacArthur Foundation’ – https://it.wikipedia.org/wiki/Ellen_MacArthur_Foundation
  7. Wikipedia: ‘Laws of thermodynamics’ – https://en.wikipedia.org/wiki/Laws_of_thermodynamics
  8. Wikipedia: ‘Second law of thermodynamics’ – https://it.wikipedia.org/wiki/Secondo_principio_della_termodinamica
  9. Wikipedia: ‘Processo irreversibile’ – https://en.wikipedia.org/wiki/Irreversible_process
  10. BioScience: ‘Limiti energetici alla crescita economica’, vol.61 no.1, gennaio 2011 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/brown2011.shtml
  11. EU Joint Research Committee: ‘Metalli cruciali nelle tecnologie energetiche strategiche – valutare i metalli rari man mano che la filiera di fornitura si restringe nelle tecnologie energetiche a basso tenore di carbonio’, 2011– http://www.oakdenehollins.com/pdf/CriticalMetalsinSET.pdf
  12. Wikipedia: ‘Età del rame’ – https://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_del_rame
  13. U.S. Geological Survey: ‘Cellulari riciclati – uno scrigno di metalli preziosi, luglio 2006 – https://pubs.usgs.gov/fs/2006/3097/fs2006-3097.pdf
  14. Environmental Science and Technology: ‘Analisi dinamica dei flussi globali di rame, Glöser et al., vol.47 no.12 pp.6564-6572, maggio 2013 – https://pubs.acs.org/doi/full/10.1021/es400069b
  15. Wikipedia: ‘Picco del rame’ – https://en.wikipedia.org/wiki/Peak_copper
  16. Resource Policy: ‘La sostenibilità ambientale delle miniere in Australia: macrotendenza chiave e limiti incombenti’, Gavin M. Mudd, vol.35 no.2 pp.98-115, giugno 2010 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/mudd2010.shtml
  17. Wikipedia: ‘Furti di metalli’ – https://en.wikipedia.org/wiki/Metal_theft
  18. Mining: ‘Crisi della fornitura di rame prima del previsto – esperti’ 10 aprile 2018 – http://www.mining.com/copper-supply-crunch-earlier-predicted-experts/
  19. Wikipedia: ‘Energy returned on energy invested’ – https://it.wikipedia.org/wiki/Ritorno_energetico_sull%27investimento_energetico
  20. Ecological Modelling: ‘Analisi delle impronte energetiche associate al riciclo di vetro e plastica – casi studio per l’ecologia industriale’, vol.174 no.1-2 pp.175-189, maggio 2004 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0304380004000067
  21. Sustainability: ‘Energia, crescita economica e sostenibilità ambientale: cinque proposte’, vol.2 pp.1784-1809, 18 giugno 2010 – http://www.mdpi.com/2071-1050/2/6/1784/pdf
  22. Nature: ‘Tempo di lasciarsi indietro il PIL’, vol.505 pp.283-285, 16 gennaio 2014 – http://www.nature.com/polopoly_fs/1.14499!/menu/main/topColumns/topLeftColumn/pdf/505283a.pdf
  23. International Journal of Transdisciplinary Research: ‘La necessità di nuovo paradigma basato sulla biofisica in economia per la seconda metà dell’era del petrolio’, vol.1 no.1 pp.4-22, 2006 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/hallklitgaard2006.shtml
  24. Wikipedia: ‘Arthur Eddington’ – https://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Eddington
  25. Journal of Cleaner Production: ‘Perché siamo drogati di crescita? La strada difficle verso la decrescita nel percorso involutivo dello sviluppo occidentale’, vol.18 no.6 pp.590-595, aprile 2010 – https://degrowth.org/wp-content/uploads/2011/05/Van-Griethuysen-why-are-we-growth-addicted.pdf
  26. The Australian National University : ‘Il ruolo dell’energia nella crescita economica’, Centre for Climate Economics & Policy, ottobre 2010 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/stern2010.shtml
  27. PNAS: ‘Tracciare il superamento ecologico dell’economia umana’, vol.99 no.14 pp.9266-9271, 9 luglio 2002 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/wackernagel2002.shtml
  28. The Corner House: ‘Sicurezza energetica: per chi? Per cosa?’, febbraio 2012 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/cornerhouse2012.shtml
  29. Paul Mobbs/MEI: ‘L’energia al di là del petrolio – potreste tagliare il vostro uso di energia del 60%?’, giugno 2005 – http://www.fraw.org.uk/mei/energy_beyond_oil_book.shtml
  30. Ecological Economics: ‘Decrescita e fornitura di denaro in un mondo con scarsità di energia’, vol.84 pp.187-193, 28 marzo 2011 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/douthwaite2011.shtml
  31. Proceedings of the Royal Society B: ‘Un collasso della civiltà globale può essere evitato?’, vol.280 no.1754, 7 marzo 2013 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/ehrlich2013.shtml
  32. Melbourne Sustainable Society Institute: ‘Il collasso globale è imminente?: Un confronto aggiornato dei Limiti della Crescita coi dati storici’, Research Paper No.4, agosto 2014 – http://www.fraw.org.uk/library/pages/turner2014.shtml

19 commenti:

  1. “E’ il consumo, stupido!”
    una cosa è certa: l'entropia è generata dal consumo, ma anche dal riciclo. Quindi ben venga, ma senza una riduzione significativa del consumo (orribilis per l'economia, che deve essere in costante crescita per garantire stipendi e pensioni, quindi BAU)l'economia circolare non è utile quanto sembra. I paesi ricchi non accetteranno mai una riduzione del welfare e i paesi poveri mai di inseguire il benessere dei ricchi. Ci condanniamo da soli pur avendo le leggi termodinamiche, ma non c'è stronzo peggiore di chi non vuol sentire. Scusate, sordo. Intanto qui fuori stasera: "Festa dei popoli, nessuno ha più diritti di un altro". Con centinaia di posti a sedere. Birra a fiumi e cibo a montagne. Altro esempio di idiozia termodinamica, che andrà a finire come alcuni anni fa, che due ubriachi si accoltellarono quasi davanti alla mia porta e la vicina dovette lavare il sangue di quei due cretini. Non vorrei che alla fine finisse così per tutti a forza di sognare un futuro che non ci sarà.

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  2. Direi che è un ottimo articolo divulgativo, commenta razionalmente l'efficienza finita dell'economia circolare, il post ne illustra chiaramente i limiti fisici, spiegando la termodinamica anche a chi (come me) ha vaghi ed approssimativi ricordi :-) lontani di quanto appreso nel biennio, delle superiori.

    Per "allargare il pianeta Terra" bloccando il trend del suo "rimpicciolimento" causato dal climate change, IMHO occorrerebbe passare al paradigma energetico dell'economia dell'idrogenoe del solare-termodinamico, ma di cui, non se ne vede traccia, nel mondo.

    Se è vero che parte della plastica (da petrolio) può essere riciclata solo in parte in altra plastica, così come i pneumatici possono convertirsi in nuovi pneumatici oppure in carburante, mentre il PET può trasformarsi in tessuto sintetico Pile, i contenitori d'alluminio tornano lamierati d'alluminio, il vetro torna ad essere vetro, tutto necessita sempre d'energia, nel reinserimento nel materiale nel ciclo produttivo.

    A me pare che per trasportare *tutti i liquidi alimentari per i prodotti "usa e getta"* sarebbe utile ritornare al vetro soprimendo plastiche e pet ecc... E' vero che il tempo di decomposizione di una bottiglia di vetro è 4000 anni, tuttavia il vetro è materiale inerte: anche se fosse incautamente rotto ed abbandonato nell'ambiente, l'unico rischio che produrrebbe sarebbe quello di tagliare (piedi pneumatici...) MA non sarebbe mai ingerito dagli animali (essendo assimilato ad un sasso) e non entrerebbe mai nella catena alimentare degli animali, come invece fa da molto tempo la plastica.

    Dal punto di vista degli imballaggi e dei contenitori a perdere, IMHO era sicuramente molto più ecologica l'economia consumistica del 1900s-1940s con juta, cartone, vetro, legno, piuttosto che quella dopo il 1960s con il bum della petrolchimica che produsse la proliferazione della plastica e dei suoi ibridati per il consumo "usa e getta".

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  3. Prof Bardi, a beneficio dei non addetti ai lavori, quali sono i punti critici dell'articolo postato?

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    1. "E' il consumo, stupido". Senza nessun riferimento ai presenti, ovviamente. Ma quando mai le locuste ne accetteranno una diminuzione volontaria? Mai, ovviamente.Infatti sto pazientemente aspettando che quella consumatrice compulsiva con cui vivo, smetta di consumare detersivi, ammorbidenti, varichine, smacchianti, viakal, napisan, shampoo, ecc. per andare a fare due passi, ma che ci vogliamo fare? I Don Chisciotte? Taccio sugli uomini, sennò vado a finire sullo spirituale, che fa tanto arrabbiare i diavoli.

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    2. Da buon professore, lascio la critica dettagliata ai miei studenti! Ma, solo per fare un esempio, guarda come maltratta il concetto di EROEI. :-)

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    3. comunque ho letto che da quest'anno la BCE cesserà il totale acquisto dei titoli di Stato italiani invenduti, nel 2017 è stato il 45%, per ridurlo nel 2018 al 24%, poi nel 2019 al 19%. Cioè l'Italia non verrà abbandonata al suo destino (che sarebbe default), ma assistita come lo fu e lo è la Grecia. Con ovvie riduzioni di spese, welfare e quindi di consumo e di riciclo. Quindi di produzione di CO2 ed entropia. Sarà una goccia nel mare per il pianeta, ma forse non per noi, a vedere quello che è successo in Grecia. Probabilmente dovremo anche noi chiedere aiuto al FMI, il che è tutto dire, perchè, come ha costretto la Grecia e l'Argentina a fare scelte impopolari in cambio di aiuti, lo farà anche con noi. Un appartamento ad Atene si vende per 6000 euro!!!! Gli aereoporti greci sono ora di proprietà tedesca. E' il modo moderno di conquista. E senza muovere un solo carroarmato. Alla fine i tempi in cui il Duce insegnava a mio padre insegnava a mio padre adolescente ad usare la mitraglia e a diventare un uomo forte e fiero, saranno da rimpiangere. Basta tornare alla miseria nera. Eh sì, gli stati di mollaccioni e consumisti compulsivi prima o poi finiscono. E male a vedere gli esempi recenti (Grecia, Argentina) e passati (Roma).

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  4. @ Ferruccio

    E' chiarissimo il post, direi che basta leggere :-)

    Come tutte le cose, anche l'Economia circolare è soggetta a limiti.

    1-anche il riciclo consuma energia, talvolta più di quanta ne serva per produrre un nuovo semilavorato da materia prima, altre volte invece il riciclo ha un risparmio enorme (come nel vetro ed alluminio), ma in ogni caso occorre sempre immettere energia per riciclare gli scarti in semilavorati.

    2-Per alcuni materiali la possibilità di riciclo è infinita (vetro, acqua, alluminio, rame, acciaio, rifiuti organici) basta immettere energia, per altri materiali la possibilità di riciclo è limitata (plastica, carta, legno), per altri è parziale (i pneumatici usati o tornano pneumatici ma poi potranno solo divenire carburante, oppure diventano subito carburante sintetico)

    3-il riciclo permette d'abbassare i fabbisogni dei processi produttivi che richiedono materie prime e semilavorati, MA l'economia del riciclo non azzera il fabbisogno, perchè il riciclo a livello aggregato è sempre un processo a perdere e considerando i bisogni aggregati delle persone, nel 2050 occorreranno 3 pianeti Terra per avere un lifestyle Europeo (mentre serviranno 5 pianeti Terra per un lifestyle Nord Americano)

    Solo nei TF di SciFi di Star Trek ci sono i replicatori alimentari che trasformano istantaneamente energia (infinita dai cristalli di dilitio) in materia :-)

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    1. Scusate ma queste non le posso fare passare ! Il replicatore non traforma energia in materia (cibo o altro), il replicatore e' un teletrasporto semplificato che prende della materia grezza e la ricombina secondo le richieste.
      L'energia non e' infinita ma fornita dal reattore materia-antimateria, in cui i cristalli di dilitio fungono da 'catalizzatore' della reazione.

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    2. Questo è chiaro, ma non mi pare che risponda alla domanda di Ferruccio: cosa non è condivisibile dell'articolo? (trascurando eventuali aspetti molto accademici, perché se non sbaglio l'articolo è "solo" divulgativo...)

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    3. Molto chiaro, ma non mi pare che sia data risposta alla domanda di Ferruccio: cosa non è condivisibile dell'articolo? (accantonando le questioni strettamente accademiche; l'articolo ha una evidente finalità divulgativa)

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  5. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Costruzioni_in_terra_cruda
    Non saprei dire se c'entra con l'economia circolare. Ma la terra, intesa anche come suolo agricolo, non dovrebbe essere pure lei "riusata"? E l'aria, e l'acqua? Pur di perseguire il profitto privato, si sprecano in modo irreversibile delle risorse fondamentali che dovrebbero appartenere a tutte le specie per le generazioni a venire.
    Angelo

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  6. Perfetto; utile anche la biografia; quindi credo si posa dire che l'economia circolare è una bufala termodinamica ed ecologica al pari dello sviluppo sostenibile; lovelock in "the revenge of gaia infatti" parla di ritiro sostenibile, più che di sviluppo sostenibile. Peccato che questo ritiro sostenibile si scontri con gli inalienabili diritti al welfare dei baby boomers e loro genitori...
    Quanto all'accenno finale ai consumatori ricchi, mi permetto di commentare che la crisi da un lato salirà di livello in maniera rapidissima ed imprevedibile per i consumatori ricchi: faccio due esempi: trasporto aereo e cure sanitarie che spesso sono insostenibili anche sul piano biologico, vedi antibiotici ed ergo trapiantati e tutti i pazienti immunodepressi. Dall'altro lato i consumatori ricchi sono preziosi ad esempio per acquistare a farine ad alto costo con varietà antiche e produzione sostenibile che limitino la produzione agricola mondiale favorendo il mantenimento di produzioni complessive più basse. Sono molto contento del fatto che Lovelock auspichi in the revenge of gaia una pronta riduzione della superficie complessiva dei campi coltivati specie quelli vicini ai boschi: esattamente la mia idea che a quanto pare non è così stupida...

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  7. E'chiaro che nessun economia circolare puo' rendere sostenibile la vita di 7 miliardi di persone.
    So benissimo che i comportamenti ecologisti non sono sufficienti
    Ma allora devo continuare a bruciare petrolio?

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  8. "Il problema è il consumo, non il semplice uso di risorse"

    Francamente direi che i problemi (o i famosi "elefanti nel negozio di cristalleria") sono (almeno) DUE:
    1) il CONSUMO, con partic.re riferimento ai Paesi più sviluppati
    2) il NUMERO (in costante crescita) dei consumatori, con partic.re riferimento ai Paesi meno sviluppati.

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    1. 2) Il riferimento deve essere anche (se non soprattutto) alle aree "sviluppate", anche se in quelle aree il numero dei consumatori (cioè delle persone) aumenta per via dell'iniezione (forzata e scientemente intenzionale) di individui prelevati in qualche altrove.

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    2. MrKey, nonostante l'iniezione i consumi sono diminuiti del 5,4% tra 2017 e 2018. Poi dicono che il PIL regge grazie a loro. Forse è anche per questo che Draghi e BCE vogliono ridurre l'acquisto di titoli italiani, tanto sono soldi infruttiferi per il BAU. Probabilmente, e più che probabilmente, i 30 euro che avanzano dei famosi 35 o 36 prendono altre strade.

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    3. Prendendo il dato per attendibile, bene che siano diminuiti (anche se per esprimere un'opinione motivata bisognerebbe analizzare più in dettaglio il dato lordo, cosa che non ho fatto) del 5,4%. Senza l'iniezione dei cinque o sei milioni di forestieri iniettati anche solo negli ultimi quindi anni, quei consumi sarebbero diminuiti un po' di più o un po' di meno?

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    4. se è vero che concorrono a 128 mld di PIL, di sicuro di più.

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