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sabato 5 settembre 2015

Come il cambiamento climatico si manifesta nei dettagli della vita degli oceani

Da “New York Times”. Traduzione di MR 

Di William J. Broad



Marcos Chin

Il piccolo pesce noto come Vinciguerria Poweria è parte di un romanzo poliziesco che influenza tutto, dall'alimentazione del pianeta al monitoraggio della salute dell'oceano per imparare come prevedere meglio il cambiamento climatico. Il caso si svolge nell'area oscura dell'oceano – una regione tenebrosa che si estende da appena sotto le acque illuminate dal sole alle profondità di 1.000 metri. La sua oscurità viene spezzata solo dai raggi che filtrano giù nei giorni limpidi. Questa luce debole, anche al suo massimo, è insufficiente a sostenere la fotosintesi e le piante microscopiche. Quindi la zona non può alimentare una catena alimentare oceanica dal nulla. 


Data questa conoscenza, per lungo tempo si è suggerito che questa regione – nota come zona mesopelagica, dalle parole greche “medio” e “mare” - fosse relativamente vuota. Invece pullula di vita. Gli scienziati hanno scoperto che le creature dell'area oscura hanno una massa complessiva fino a 10 volte maggiore di quanto fosse stato stimato. “La scoperta è importante”, ha detto Xabier Irigoien, un biologo marino che ha preso parte ad una spedizione che ha circumnavigato il globo per fare una mappa della vita delle profondità. L'enorme massa di creature inusuali, ha aggiunto, rappresenta “probabilmente il 90% della biomassa dei pesci del pianeta”, superando di gran lunga tonni, merluzzi, squali ed altri pesci più conosciuti. L'investigazione è iniziata sul serio quando gli scienziati hanno stimato per la prima volta la densità di vita della zona. La loro stima, pubblicata nel 1980 dalla FAO delle Nazioni Unite, è diventata un riferimento. Ha registrato centinaia di specie come vinciguerria, pesci lanterna e ingollatori neri, che possono mangiare creature molto più grandi di loro stessi a causa delle loro grandi fauci e dei loro stomaci elastici.  

Gli scienziati hanno sommato le cifre delle catture di tutto il mondo ed hanno stimato la massa complessiva di un miliardo di tonnellate. Tuttavia hanno avvertito che molti dei pesci sembrano aver sfuggito la cattura, quindi le letture “sottostimano ovviamente la biomassa”. Nel decennio scorso, gli investigatori hanno cercato di colmare il divario, aiutati da reti migliori e sensori. La spedizione del dottor Irigoien, che comprendeva oceanografi da Spagna, Australia e Norvegia, hanno navigato il globo nel 2010 e 2011 e lo scorso anno hanno prodotto un rapporto dettagliato che ha stimato la massa complessiva di pesci mesopelagici in 10 miliardi di tonnellate e forse persino di più. Questa cifra non è soltanto 10 volte la stima precedente, ma 100 volte la cattura annuale mondiale di frutti di mare e 200 volte la biomassa stimata dei 24 miliardi di galline del mondo, considerati i vertebrati più numerosi sulla terraferma. 

L'alta densità della vita delle profondità, ha detto il Dr. Irigoien said, solleva molte domande. “Che cosa fanno?” si è chiesto. “Quanto consumano? Chi li mangia? Come influenzano la catena alimentare?” Una risposta trapelata dalla zona oscura è che i suoi abitanti tendono a salire verso l'alto verso le ricche acque di superficie di notte per alimentarsi per poi ridiscendere verso le ombre in cerca di protezione dai predatori durante il giorno. I pescatori commerciali hanno fatto tentativi limitati di attingere dai densi sciami, ma l'interesse “sta crescendo”, hanno riportato gli scienziati in Europa e Stati Uniti a febbraio. La pesca a strascico del passato usava le creature delle profondità principalmente come farina, olio e silaggio, piuttosto che per alimentazione umana. La quantità di vita mesopelagica è abbastanza grande da giocare un ruolo significativo nel ciclo globale del carbonio, dicono gli scienziati. 

L'acqua di mare assorbe tonnellate di biossido di carbonio dall'atmosfera, compreso quello prodotto dalla combustione di combustibili fossili. Le creature, a loro volta, usano il carbonio per costituire i propri corpi, che alla fine si uniscono alla pioggia di detriti organici degli abissi. (I corpi degli esseri umani sono per circa il 18% di carbonio e quelli dei pesci mesopelagici per circa l'8%). Questo assorbimento di carbonio da parte della vita mesopelagica ha spinto Villy Christensen, Uno scienziato dei pesci dell'Università della Columbia Britannica, a chiamare le creature delle profondità “alleati non riconosciuti contro il cambiamento climatico” e di opporsi alla loro pesca. Peter C. Davison, Uno scienziato dell'Istituto Farallon per la Ricerca Avanzata sull'Ecosistema, ha detto che gli scienziati del clima devono ancora tenere in considerazione la massa della vita mesopelagica come modo per capire il ciclo planetario del carbonio e il cambiamento climatico. “Bisognerà farci i conti”, ha detto, “se si vogliono ottenere modelli più precisi”.