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giovedì 19 marzo 2015

Le oscillazioni climatiche e la falsa pausa del riscaldamento globale

Dahuffingtonpost”. Traduzione di MR


Di Michael Mann

No, il cambiamento climatico non sta attraversando uno iato. No, attualmente non c'è una “pausa” del riscaldamento globale.

Nonostante le diffuse dichiarazioni di questo genere nei circoli degli oppositori, il riscaldamento antropogenico del globo procede senza sosta. Infatti, come riportato qui su The Huffington Post proprio il mese scorso, l'ultimo anno (2014) è stato probabilmente l'anno più caldo mai registrato.

E' vero che la superficie della Terra si è riscaldata un po' meno di quanto abbiano previsto i modelli negli ultimi due decenni e mezzo circa. Ciò non significa che i modelli siano sbagliati. Piuttosto, ciò indica una discrepanza che è probabilmente emersa da una combinazione di tre fattori principali (vedete la discussione sul mio pezzo dello scorso anno su Scientific American). Questi fattori includono la probabile sottostima del reale riscaldamento che si è verificato, a causa di lacune nei dati osservati. In secondo luogo, gli scienziati non hanno incluso nelle simulazioni del modello alcuni fattori naturali (eruzioni vulcaniche di basso livello ma persistenti e una piccola diminuzione dell'attività solare) che avevano un'influenza leggermente raffreddante sul clima terrestre. Infine, c'è la possibilità che le oscillazioni naturali interne della temperatura potrebbero aver mascherato parte del riscaldamento di superficie negli ultimi decenni, proprio come un'infiltrazione di aria artica può mascherare il riscaldamento stagionale della primavera durante un tardo episodio freddo. Lo si potrebbe chiamare “dissuasore di velocità” del riscaldamento globale. In effetti l'ho fatto.

Alcuni hanno sostenuto che queste oscillazioni abbiano contribuito in modo sostanziale al riscaldamento del globo negli ultimi anni. In un articolo i miei colleghi Byron Steinman, Sonya Miller ed io, nell'ultimo numero della rivista Science, mostriamo che la variabilità interna del clima ha in vece parzialmente compensato il riscaldamento globale. Ci siamo concentrati sull'Emisfero Nord ed il ruolo giocato dalle due oscillazioni climatiche conosciute come l'Oscillazione Atlantica Multidecennale o “AOM” (un termine da me coniato nel 2000, come ho raccontato nel mio libro La mazza da hockey e le guerre del clima) e la cosiddetta Oscillazione Pacifica Decennale  o “OPD” (noi usiamo un termine leggermente diverso – Oscillazione Pacifica Multidecennale o “OPM” per chiamare le caratteristiche più a lungo termine di questa oscillazione apparente). L'oscillazione nell'Emisfero Nord in temperature medie (che chiamiamo Oscillazione Multidecennale dell'Emisfero Nord o “OMEN”) si è scoperto che risulta da una combinazione della AOM e della OPM.

In numerosi studi precedenti, queste oscillazioni sono state collegate a qualsiasi cosa, al riscaldamento globale, alla siccità nella regione di Sahel in Africa, all'aumento dell'attività degli uragani nell'Atlantico. Nel nostro articolo, mostriamo che i metodi usati in gran parte se non in tutti questi studi precedenti, sono stati errati. Non danno la risposta corretta se vengono applicati alla situazione (una simulazione di un modello climatico) in cui la vera risposta è conosciuta.

Proponiamo e testiamo un metodo alternativo per identificare queste oscillazioni, che fa uso delle simulazioni climatiche usate nel più recente rapporto dell'IPCC (la cosiddetta simulazione “CMIP5"). Queste simulazioni sono usate per stimare la componente dei cambiamenti di temperatura dovuta all'aumento delle concentrazioni di gas serra e di altri impatti umani più gli effetti delle eruzioni vulcaniche e dei cambiamenti osservati nell'attività solare. Quando vengono rimosse tutte queste influenze, la sola cosa che rimane devono essere le oscillazioni interne. Mostriamo che il nostro metodo dà la risposta corretta se viene testato con le simulazioni dei modelli climatici.


Storia stimata della “AOM” (blu), del “OPM” (verde) e del “OMEN” (nero). Le incertezze sono indicate dalle ombreggiature. Notate come la AOM (blu) ha raggiunto un leggero picco di recente, mentre la OPM  sta scendendo molto drammaticamente. La seconda rappresenta la recente discesa precipitosa della OMEN. 

Applicando il nostro metodo alle osservazioni climatiche reali (vedi figura sopra), scopriamo che la OMEN ha attualmente una tendenza al ribasso. In altre parole, la componente oscillatoria interna sta attualmente compensando parte del riscaldamento dell'Emisfero Nord che altrimenti sperimenteremmo. Questa scoperta si espande sul nostro lavoro precedente giungendo a conclusioni analoghe, ma nello studio attuale localizziamo meglio la fonte della flessione. La tanto decantata AOM sembra avere dato un contributo relativamente piccolo ai cambiamenti di temperatura su vasta scala negli ultimi due decenni. La sua ampiezza è stata piccola e attualmente è relativamente piatta, avvicinandosi alla cresta di un piccolo picco verso l'alto. Ciò contrasta con la OPM, che tende nettamente verso il basso. E' quel declino della OPM (che è collegato alla predominanza di condizioni fredde di tipo La Niña nel Pacifico tropicale nell'ultimo decennio) che sembra responsabile del declino della OMEN, vedi il rallentamento del riscaldamento o la “falsa pausa” come l'ha definita qualcuno.

La nostra conclusione che il raffreddamento naturale nel pacifico è un contributo principale al recente rallentamento del riscaldamento su vasta scala è coerente con alcuni altri studi recenti, compreso uno studio sul quale ho commentato precedentemente mostrando che i venti più forti del normale nel pacifico tropicale durante il decennio scorso hanno condotto ad una maggiore risalita dell'acqua fredda di profondità nel Pacifico orientale equatoriale. Un altro lavoro Kevin Trenberth e John Fasullo del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (CNRA) mostra che c'è stato un aumento dello sprofondamento del calore al di sotto della superficie nell'Oceano Pacifico in questo lasso di tempo, mentre un altro studio ancora di James Risbey e dei suoi colleghi dimostra che le simulazioni del modello che seguono più da vicino la sequenza di eventi osservata di El Niño e La Niña nell'ultimo decennio tendono a riprodurre il rallentamento del riscaldamento.

E' possibile che la flessione della OPM stessa rifletta una “risposta drammatica” del clima al riscaldamento globale. Infatti, ho suggerito questa possibilità in precedenza. Ma le simulazioni del modello climatico allo stato dell'arte analizzate nel nostro studio attuale suggeriscono che questo fenomeno è una manifestazione di oscillazioni interne puramente casuali al sistema climatico.

Questa scoperta ha ramificazioni potenziali per i cambiamenti climatici che vedremo nei prossimi decenni. Come osserviamo nell'ultima frase del nostro articolo:

Dati gli schemi della variazione storica passata, questa tendenza probabilmente si invertirà con la variabilità interna, andandosi ad aggiungere al riscaldamento antropogenico nei prossimi decenni.

Questa forse è l'implicazione più preoccupante del nostro studio, perché implica che la “falsa pausa” potrebbe semplicemente essere stata una causa di falsa compiacenza, quando si tratta di evitare il cambiamento climatico pericoloso.

Michael Mann è Professore Emerito di Meteorologia all'Università di Stato della Pennsylvania ed autore de La mazza da hockey e le guerre del clima: dispacci dalla linea del fronte (ora disponibile in edizione economica con una prefazione speciale di Bill Nye "The Science Guy").