domenica 14 febbraio 2010

Avatar: il potere del sogno

 

Comunque la vogliate mettere, Avatar lo dovreste definire una scemenza.Personaggi creati con l'accetta, dialoghi di legno impiallacciato, buoni e cattivi da manuale di catechismo, alieni blu che fanno la ola davanti all'albero sacro. Per non parlare dell'assurdità di certi concetti, tipo la spina USB incorporata in tutte le creature viventi del pianeta (ce l'hanno anche le zanzare?).

Eppure, Avatar funziona.

Non so come è stato per voi, ma per me sono state due ore e mezzo di immersione totale in cui facevo il tifo per i buoni (gli alieni blu) contro i cattivi (i terrestri bianchi). Non mi capitava una cosa così da quando andavo a vedere i film western al cinema parrocchiale vicino a casa mia. 

Per capire come mai Avatar funziona bisogna considerare che un film, come tutte le opere letterarie, esiste in uno spazio onirico; il "dreamtime" degli aborigeni australiani, uno spazio in cui le leggi della fisica sono sospese o ignorate. Nella storia di Cenerentola una zucca si può trasformare in una carrozza e sul pianeta Pandora le montagne possono stare sospese in aria. Ma le leggi dell'etica sono conservate anche nel dreamtime - anzi, sono rinforzate. Non accetteremmo mai una storia in cui Cenerentola uccide a colpi d'ascia le sue sorellastre per accaparrarsi il principe azzurro, anche se cose del genere ogni tanto le leggiamo sui giornali. In Avatar, non accetteremmo che gli alieni fossero sterminati col napalm o con il fosforo bianco, come sarebbe il loro destino nel mondo reale.

Lo spazio narrativo funziona finché le regole dell'etica sono rispettate.  Avatar sarà ingenuo quanto volete, ma queste regole le rispetta e quindi funziona.

In effetti, Avatar va a esaminare un problema etico che troviamo anche in un gran numero di altri film e opere narrative recenti. Fra i tanti, viene in mente "La Principessa Mononoke", di Miyazaki; ben superiore a Avatar sul piano narrativo ma che affronta sostanzialmente lo stesso tema: il conflitto fra foresta e città. Oppure il romanzo di Sabina Morandi, "Petrolio in Paradiso" che ci parla del conflitto fra gli indigeni dell'Amazzonia e le compagnie petrolifere.

Avatar ci parla dello stesso conflitto. Il punto chiave del film vediamo quando i bulldozer distruggono la foresta per farne una miniera. Siamo un popolo di minatori; ci sembra che sia nostro diritto scavare e tirar fuori quello che ci serve dalla terra. Ma  questo che ci pare un diritto si scontra con altri diritti. Non solo quello di chi occupa i boschi e le foreste ma anche, e forse soprattutto, il diritto di quelli che verranno che di quello che abbiamo scavato via non troveranno più niente, salvo i nostri rifiuti: quello che abbiamo buttato via quando non ci serviva più.

 E' un problema etico nella sua forma più difficile: un conflitto contro noi stessi. Non lo abbiamo ancora risolto e probabilmente non lo risolveremo mai finchè ci sarà qualcosa da scavare nel sottosuolo. Ma il problema c'è e Avatar ce lo pone correttamente.


Fate caso a quello che si dice quando si parla di esaurimento delle risorse; il petrolio per esempio. E' un coro immediato: scavare più in fondo! Se lo guardate come un problema pratico a breve termine, scavare più in fondo può essere una soluzione; qualcosa ancora forse la trovi. Ma se lo guardate come un problema etico, le cose cambiano enormemente. L'etica prescinde dalla scala temporale. Ed è giusto distruggere le risorse senza lasciare niente per i nostri discendenti? E' giusto spargere in giro i nostri rifiuti lasciando il probelma a chi verà dopo di noi?

Stiamo tirando fuori dalla terra risorse che hanno impiegato milioni di anni per formarsi. Non sappiamo fra quanto tempo ma, una volta che avremo estratto tutto il carbone, tutto il gas e tutto il petrolio, rimarremo senza niente in mano.Rimarremo con un mondo devastato; basta pensare al "mountaintop removal" dove intere montagne sono distrutte con la dinamite per accedere al carbone che contengono. E rimarremo con un mondo surriscaldato per via del biossido di carbonio che abbiamo scaricato nell'atmosfera che abbiamo preso per una pattumiera. Questo è il problema ed è, appunto, un problema etico

Diceva Martin Luther King "I have a dream"; ho un sogno. Il suo era un sogno di armonia sociale fra bianchi e neri e questo sogno era potentissimo. E' un sogno potente anche quello di Avatar: quello dell'armonia dell'uomo e la natura. Vale la pena di fare dei sogni così


venerdì 12 febbraio 2010

Ammazzare i climatologi

Vista l'intensità della campagna di odio in corso contro la scienza, mi stavo domandando quando avrebbero cominciato a dire che bisogna ammazzare i climatologi.

In effetti, ci siamo arrivati - diciamo non proprio a proporre di impiccarli agli alberi, ma quasi. Ecco qui Glenn Beck, di Fox News che ci spiega che i climatologi si sono così "disonorati" che dovrebbero "commettere suicidio" ma che "non ci sono abbastanza coltelli" per farlo.


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Da Thinkprogress


Glenn Beck: ‘There aren’t enough knives’ for ‘dishonored’ climate scientists to kill themselves.
Glenn BeckOn his radio show yesterday, Fox News host Glenn Beck argued that the world’s climate scientists should commit suicide because they “have so dishonored themselves.” After repeating exaggerated and false smears about the work of the United Nations Intergovernment Panel on Climate Change (IPCC), the international scientific and governmental body tasked with assessing the threat of global warming, Beck said “there’s not enough knives on planet Earth for hara-kiri that should have occured,” referring to the form of ritual suicide used by Japanese samurai:

There’s not enough knives. If this, if the IPCC had been done by Japanese scientists, there’s not enough knives on planet Earth for hara-kiri that should have occurred. I mean, these guys have so dishonored themselves, so dishonored scientists.

giovedì 11 febbraio 2010

Quelli dell'IPCC sono una banda di nerd!

 

Il film "La Vendetta dei Nerd" (1984) ha reso popolare il concetto di "nerd". Occhialuto e goffo, bravo nelle sue cose scientifiche, il nerd è un disastro comunicativo, specialmente con le ragazze. In questo post sostengo che la maggior parte degli esperti sul cambiamento climatico hanno trascurato fino ad oggi il problema della comunicazione; in altre parole che si sono comportati come dei nerd.


In epoche ormai piuttosto remote, mi ricordo che una ragazza mi disse che non ero proprio il tipo per lei. Cosa avevo che non andava? Beh, non ero abbastanza deciso nelle mie azioni. Aveva notato che, una volta, mentre tentavo un sorpasso, avevo esitato e poi rallentato, rientrando da dove ero partito. Secondo lei, un vero uomo non doveva avere dubbi. Una volta che ha preso una decisione, la segue fino in fondo, costi quello che costi.

Ripensandoci oggi, mi sembra proprio che la tipa non meritasse il rischio di un bel frontale contro il bus della Sita che spuntava da dietro la curva. Però. all'epoca, ci rimasi piuttosto male. Essere rifiutato per un sorpasso mancato non mi sembrava giusto. E poi, se avessi tenuto l'accelleratore premuto, cosa sarebbe successo? Mi avrebbe sussurrato "ti amo" in mezzo alle lamiere contorte?

Ma non era questione di un sorpasso. Era proprio una questione di attitudine. Il problema era che, all'epoca, ero quello che oggi chiameremmo un "nerd." In effetti, se riguardo le mie foto di quando avevo 18 anni, con i miei occhiali con la montatura di tartaruga somigliavo spaventosamente ai personaggi del film "la vendetta dei nerd". E da buon nerd, tipo riflessivo e un po' indeciso, difficilmente avrei tenuto schiacciato l'accelleratore di fronte al bus in arrivo solo per dimostrare che ero un vero uomo.

La figura del nerd - occhialuto e goffo - è una deformazione del ricercatore professionale. Esagerata, certo, ma ne coglie alcune caratteristiche tipiche. Il ricercatore è bravo a fare quello che fa. Si chiude nel suo laboratorio, pasticcia con le sue provette, sta al computer tutta la notte. Spesso, però, trascura la comunicazione e i rapporti sociali; specialmente da giovane.

Con gli anni, il ricercatore perde gradualmente le sue caratteristiche di nerd "duro e puro" (e vi posso dire che anche con le ragazze comincia ad andare molto, ma molto meglio). Però, se fai ricerca come professione, qualcosina del nerd occhialuto ti rimane attaccato per tutta la vita. Non che ci sia niente di male nel concentrarsi sul proprio lavoro. Però, non bisogna esagerare. Soprattutto a un certo punto della tua carriera ti accorgi che non basta essere bravo a fare il tuo mestiere. Devi comunicare le cose che fai; devi interagire con altri.

Qui, c'è un grosso problema. Se nelle aziende e in politica si insegna e si pratica la comunicazione, gli scienziati (ovvero i nerd) la trascurano. Nelle facoltà scientifiche, ai ragazzi si riempie la testa di scienza; questo va bene, ma nessuno insegna loro nemmeno i rudimenti più elementari di comunicazione. Quando poi sei lanciato nella ricerca professionale, non solo devi imparare tutto da solo, ma ti accorgi anche che l'accademia non premia affatto le capacità comunicative dello scienziato.

La carriera di un ricercatore dipende quasi esclusivamente dalla capacità di produrre articoli su riviste scientifiche internazionali. Questi articoli possono essere benissimo incomprensibili ai più; financo agli stessi tuoi colleghi nello stesso campo. L'oscurità espositiva non viene considerata un grave difetto; anzi, occasionalmente viene lodata come segno di profondità.

In Italia, la divulgazione scientifica viene considerata a livello accademico un'attività leggermente più apprezzabile della pedofilia, ma non poi così tanto. All'estero, la situazione è migliore, ma la "comunicazione", intesa come trasferire al pubblico e ai politici i risultati del lavoro di ricerca, conta comunque zero ai fini della carriera.  Anzi, il fatto di comunicare bene viene guardato con un certo sospetto.

Il risultato di questa situazione è che gli scienziati, nella maggior parte dei casi, sono degli eccellenti professionisti nel loro campo, ma dei dilettanti quando si tratta di comunicazione. Insomma, molti di loro rimangono dei nerd per tutta la vita.

Finchè si parla di campi molto specializzati, non c'è grave danno. Ma le cose sono ben diverse quando la scienza si trova a dover raccomandare politiche riguardo a cose come la gestione del pianeta e di noi stessi: l'esaurimento delle risorse, l'inquinamento, il riscaldamento globale, la prevenzione delle malattie e tante altre cose. Bisogna convincere politici e pubblico che è necessario fare certe cose; anche non necessariamente piacevoli. E qui, le cose vanno male; anzi, malissimo.

Comunicare con il pubblico su cose come il cambiamento climatico non è cosa da nerd. Ci sono delle tecniche che vanno imparate e assimilate - esiste una vera scienza della comunicazione pubblica che va sotto il nome di "public relations". Include quello che chiamiamo pubblicità ma è molto di più. E' l'arte di dire e presentare le proprie ragioni in un modo che sia comprensibile e accettabile. La verità non vince da sola - bisogna sapere come presentarla. Questo lo sa bene chiunque abbia avuto bisogno di un avvocato per far valere le proprie ragioni in tribunale.

Ma queste cose gli scienziati non le sanno; non ne hanno la minima idea. I limiti degli scienziati in questo campo si sono visti pesantemente con la questione del cambiamento climatico. Si sono trovati del tutto impreparati a fronteggiare un attacco mediatico condotto da professionisti del mestiere.

Guardate un qualsiasi dibattito sul clima sulle pagine dei commenti dei blog. Gli scienziati non capiscono con chi hanno a che fare. Quasi sempre, trattano il negazionista di turno come se fosse uno di loro; cercando di spiegare pazientemente come stanno le cose. Quando si accorgono di essere presi in giro, tipicamente, perdono le staffe e cominciano a dire "siamo noi gli esperti e sappiamo noi come stanno le cose." il che ha un effetto mediatico assolutamente disastroso.

Fra i tanti esempi di fallimento mediatico degli scienziati, forse il più clamoroso è stato il caso delle email rubate all'università di East Anglia. E' stato un esempio così brillante di cosa NON fare che lo si ricorderà per decenni e sarà studiato dagli strateghi mediatici come la sconfitta di Napoleone a Waterloo lo è da quelli militari. Per la verità, non è stato nemmeno un fallimento - è stato proprio non rendersi conto che c'era un problema. Immaginatevi Napoleone che arriva a Waterloo da solo, dimenticandosi l'esercito a Parigi. Ooops.....

Allora, bisogna cominciare a pensare che la comunicazione è parte integrante del processo della scienza. Che se non riusciamo a comunicare quello che facciamo non possiamo aspettarci che la società continui a supportare la scienza, meno che mai che segua le raccomandazioni che arrivano dagli scienziati. Certo, non spetta agli scienziati fare il lavoro dello specialista di public relations ma, se vogliamo evitare ulteriori disastri mediatici, dobbiamo comunque imparare come si comunica e investirci delle risorse.

Insomma, bisogna smetterla di fare i nerd.

mercoledì 10 febbraio 2010

L'errore di Cassandra


Il nostro è un bel pianeta; pieno di vita, tempeste, correnti, vulcani, ghiacciai  e tutto il resto. Queste cose dobbiamo sentircele dentro, perlomeno un po', se vogliamo ragionare di cambiamento climatico senza cadere nell'incubo del complotto dei climatologi malvagi.


Ho ricevuto un commento molto particolare su un mio post recente sul clima. Ve lo passo qui di seguito. Leggetelo poi ne discutiamo.

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Anonimo ha detto...
A me sembra che le persone ci trovino gusto a sparare cavolate... protette da un flebile velo di cultura... e arroccatesi come sono sopra false e pseudo istituzioni che hanno ormai le gambe corte. Definire il 2009 come 2° o 5° anno piu' caldo di sempre... e' a mio avviso una tra le piu' grosse stronzate che si possano leggere oggi su internet (e non solo)... soprattutto pensando al fatto che in tantissimi cercano di far accettare un innalzamento della temperatura portando a proprio beneficio dati falsi e maldestramente utilizzati.    La realta' e' quella che gli Scienziati, quelli veri, possono "leggere" tra i dati rilevati direttamente in giro per il mondo. Il Sole, (quasi) unica sorgente termica dell'intero pianeta, e' in una situazione di minimo storico a dir poco innegabile. Affermare che il Sole non ha alcuna influenza sul clima terrestre equivale ad affermare che la propria laurea e' stata acquistata con i punti del Dixan. Non cambia molto il succo del discorso.    Per cui... bisognerebbe tornare a fare scienza, descrivendo e osservando il mondo che ci circonnda, senza voler per forza di cose metterci a capo di tutto e tutti. La temperatura globale, sul pianeta, ha smesso di crescere nel 1998... e dal 2007 circa ha iniziato scendere.  Questa e' la verita'.  Il perche' gli organi ufficiali si rifiutano di dirla in giro, e' presto detto: non hanno il coraggio di affrontare il vero problema che ci riguarda, ovvero la glaciazione prossima ventura.  Ugo Bardi e' molto bravo a scrivere, peccato che non sta usando piu' la propria testa... limitandosi a "portare l'acqua al mulino del miglior offerente"... che ancora una volta sono i "serristi"... ovvero coloro i quali per decenni sono stati PAGATI per dire falsita' e distorcere la realta' del mondo.    Dopo il 3° anno consecutivo che le temperature non seguono piu' il trend previsto dai serristi, si continua a sostenere apertamente che le temperature sono in aumento. Non vedo l'ora di assistere ai comunicati ufficiali per quanto riguarda l'inverno 2009-2010... che se viene giudicato tra gli inverni piu' caldi di sempre, allora significa che chi vi scrive e' gia' morto e sepolto da tempo e non appartiene piu' a questo mondo.

Bene, ora che siete arrivati in fondo fate un attimo di pausa per esaminare le vostre sensazioni. Che cosa ve ne è parso? Che cosa avete sentito dentro la pancia? Che impressione vi arriva da una cosa del genere? Se avete un attimo, mi darete le vostre impressioni nei commenti. Io, intanto, vi passo le mie.

La mia prima impressione è stata di incredulità. Come è possibile che un essere umano possa scrivere una cosa del genere? L'impressione è stata talmente forte che mi sono chiesto se non fosse uno scherzo; l'opera di qualcuno che si è divertito a fare il negazionista fuori delle righe. Ma, pensandoci sopra, credo che sia veramente stato scritto da qualcuno che crede a quello che scrive. Ci sono persone, là fuori, che la pensano veramente così.

Allora, la cosa che ti viene in mente è di cercare di spiegare. Dire a questo signore che quando parliamo di riscaldamento globale, stiamo parlando di decimi di grado (per ora) e che questa non è una cosa che si possa percepire a occhio a seconda che oggi è freddo o caldo in una particolare zona. Spiegare che ci sono cose che si chiamano "termometri" che servono apposta a misurare queste piccole variazioni di temperatura. E che da queste misure si possono fare delle medie e parlare di riscaldamento con cognizione di causa. Insomma, questo tipo di cose.

Ma lo sapete meglio di me che non servirebbe a niente. Questo signore ragiona con altri metri di ragionamento - è un altro mondo mentale il suo; completamente diverso da quello di coloro che usano termometri per misurare le temperature. Ci ho ragionato sopra non poco e sono arrivato a una conclusione: il nostro anonimo è l'intrusione nel nostro mondo, apparentemente così razionale e quantitativo, di quello che gli antropologi chiamano "Pensiero Magico". E' il credere che la parola o il pensiero possano determinare la realtà.

Questro anonimo commentatore (che, più tardi, si è identificato con il nome improbabile di "Piergiangiacomo", lo chiamerò PGG) ritiene evidentemente di poter influenzare la realtà con il suo pensiero. Che basti dire solennemente "Questa è la Verità" perchè il pianeta diventi più freddo invece che più caldo e al diavolo i termometri. E' puro pensiero magico.

Il pensiero magico non è una cosetta da scherzarci. E' parte della cultura umana fin da quando i nostri antenati cacciavano il mammut e ancora prima. E' una cosa profonda; una cosa che ci siamo illusi di aver ricacciato indietro con un velo di scienza e di razionalità. Ma, al minimo problema, questo sottile velo si strappa e il pensiero magico riappare. E la magia, in fondo, non è altro che sogno: gli esseri umani vivono di sogni e di magia. E di che altro sennò?

Certo questo del nostro PGG è un sogno ben brutto e misero. E' il sogno - piuttosto un incubo - di un bambino spaventato che ha paura del buio. Si capisce che ci si possa spaventare di fronte alle prospettive che apre il problema del riscaldamento globale. E allora ci si da a questo sogno rassicurante che sia colpa di qualcun altro. Che sia tutto un complotto, che non sia vero niente, che sia colpa dei "cattivi". Che sia un incubo se ne rende conto anche PGG quando dice - sincero - che "non appartiene più a questo mondo".

Certo, è rassicurante pensare che tutti i danni che abbiamo fatto e stiamo facendo a questo pianeta siano colpa di qualcun altro; in questo caso ai malvagi scienziati che falsificano i dati per imbrogliarci. E' anche questo uno degli antichi modi di funzionamento del pensiero umano: il sogno del capro espiatorio. Le nostre colpe ci sembra di poterle scaricare su qualcun altro o su qualche altra cosa e, alla fine dei conti, ne siamo assolti - non più coinvolti.

Eh, si, è sempre facile trovare un capro espiatorio ma le cose non sono così semplici. Comunque la si metta, è l'"Effetto Cassandra" che riappare. Neghiamo pure la realtà e diamo la colpa a qualcun altro per tutto quello che ci arriva addosso; ma il problema rimane: umiliata e vituperata, Cassandra aveva pur sempre ragione. 

E allora; come evitare di cadere un'altra volta vittima dell'effetto Cassandra? Aveva sbagliato qualcosa la profetessa Troiana? Poteva fare meglio di quello che ha fatto?

Beh, devo ringraziare PGG per avermi fatto ragionare su questa faccenda. Cassandra - pur avendo ragione - aveva fatto un errore; ma di quelli che non perdonano. Non aveva saputo dare un sogno a quelli a cui parlava; ai suoi concittadini che si erano dati a un sogno rassicurante, che la guerra era finita e che la città era salva. Il sogno è troppo potente - non lo si combatte soltanto con la ragione. Cassandra, detta nell'Iliade "la più bella figlia di Re Priamo", non si intendeva di "public relations" e non era apparsa ai suoi concittadini più sexy e desiderabile di quanto per noi non appaiano i seriosi scienziati dell'IPCC (e nemmeno loro si intendono di PR).

Ai tempi nostri, gli scienziati hanno fatto lo stesso errore di Cassandra. Non hanno saputo dare alla gente un sogno. Il messaggio che hanno cercato di passare è stato "dovete soffrire", "dovete fare dei sacrifici" ed è tutto per colpa vostra. Non è un messaggio piacevole; non è un bel sogno. Non c'è da stupirsi se la gente reagisca male e vada dietro agli imbroglioni che gli offrono un sogno che - a prima vista - sembra migliore. E' un sogno rassicurante del tipo "non è colpa vostra, è colpa loro."

Così, il nostro PGG è uno che ha bisogno di un sogno, come tutti noi. Ne ha trovato uno che non è nè bello nè simpatico, in effetti un incubo, ma si è dovuto contentare perché non ne ha trovati altri.

Eppure, non ci dovrebbe essere bisogno di cader preda di questi incubi orribili. Il pensiero magico, il sogno, non è necessariamente una cosa cattiva. E' parte di noi; del fatto di essere umani. E se non avessimo sogni, che cosa saremmo? E allora c'è un sogno molto più bello che tutti noi possiamo sognare. E' quello di un pianeta bello, rigoglioso, verde, pieno di vita e di creature. Così come lo è oggi - tuttora - e così come vorremmo che restasse. Ci possiamo anche riuscire se smettiamo di considerarlo una pattumiera dove possiamo buttare alla rinfusa tutto quello che non ci serve. Possiamo seguire i nostri sogni e lo dobbiamo fare. Guardate un po' più su della punta dei vostri piedi e potete sognare anche voi un pianeta in armonia.

Se sapremo sognare in questi termini, non faremo l'errore che hanno fatto i Troiani al tempo di Cassandra.

martedì 9 febbraio 2010

Effetto Cassandra

Sto ancora pasticciando con il titolo e il layout del blog. "Effetto Cassandra" mi è parso meglio di "La Maledizione di Cassandra" come titolo (anche da un suggerimento di Stefano Caserini). Un po' più leggero anche se, per la verità Cassandra fu davvero maledetta. Piccoli aggiustamenti, comunque è la sostanza che conta.

lunedì 8 febbraio 2010

Il blog di Cassandra

Avrete notato un cambiamento nel titolo del blog che ora si chiama "la maledizione di Cassandra". Prima l'avevo chiamato semplicemente "Il blog di Ugo Bardi", ma era un tantino troppo generico.

Ho visto che i vari post che facevo stavano evolvendo sempre di più verso il problema della comunicazione e della lotta contro la pseudo-scienza, soprattutto in campo climatico. Così mi è parso il caso di chiamare in causa Cassandra, profetessa e mia personale eroina. Il titolo "la maledizione di Cassandra", fra le altre cose, è quello di un libro che sto preparando.

Credo che siamo arrivati a un punto di rottura nel rapporto fra scienza e società. I prossimi anni decideranno se gli scienziati faranno la fine di Cassandra; ovvero saranno demonizzati e marginalizzati (e forse fisicamente eliminati). In questo caso, è probabile che la nostra civiltà faccia la fine di Troia al tempo di Cassandra; però non potremo dire di non essercela cercata.

Al momento, l'onda della disinformazione sulla questione del cambiamento climatico sta travolgendo tutto e tutti. Contro la stupidità, anche gli Dei lottano invano e Cassandra se ne è accorta ai suoi tempi. Comunque, non tutto è perduto se sapremo reagire. La lotta è appena cominciata e, come diceva Churchill, non sarà per Agosto, e nemmeno per Settembre, tuttavia......

venerdì 5 febbraio 2010

Un'arma di distruzione di massa lanciata contro la scienza


Questa vignetta ci mostra gli elementi principali della propaganda diretta a negare il ruolo umano e l'esistenza stessa del riscaldamento globale. Vedete la falsificazione dei dati: la linea delle temperature che scende. Vedete anche la demonizzazione del messaggero: Al Gore mostrato con fattezze da nano deforme. Ma la bugia che le temperature stanno diminuendo non regge più. Allora, non resta che prendersela con le persone; è la nuova tattica dei negazionisti. L'attacco mediatico contro i climatologi si sta rapidamente trasformando in un'arma di distruzione di massa diretta contro tutta la scienza. 


James Hrynyshyn ha riassunto molto bene la situazione nel suo blog "The Island of Doubt" (vedi il testo, più sotto). Il 2009 è stato un anno che poteva rappresentare il "punto di non ritorno" della questione climatica; ovvero in cui sia il riscaldamento come il ruolo dell'uomo nello stesso sarebbero apparsi evidenti a tutti. Dopo che il 2008 era stato un anno di pausa, il 2009 è ritornato in linea con le tendenze degli ultimi decenni: è stato il secondo anno più caldo della storia da quando si fanno misure di temperatura. Tutte le scemenze sul "raffreddamento globale" che si sono sentite dire ultimamente ne sono state seppellite. Allo stesso modo, la conferenza di Copenhagen avrebbe potuto dare una forma ufficiale alle azioni necessarie per contrastare il riscaldamento globale.

Non c'è da stupirsi allora se il negazionismo climatico, messo all'angolo dalla realtà dei fatti, ha reagito con un contrattacco durissimo. E' stata una vera e propria "escalation", per usare un termine militare. Se, fino ad oggi, la polemica era stata soprattutto sui dati e sulle teorie, adesso si è spostata sulle persone. Così è nato il furto delle email dell'università di East Anglia che sono state distorte al punto da interpretarle come un'ammissione dei climatologi di aver ordito un complotto mondiale per lucrare su un riscaldamento inesistente. Ora, l'offensiva si sta sviluppando con una serie di attacchi personali ai climatologi di maggior spicco, come Michael Mann. Siamo arrivati al punto che gli scienziati vengono insultati per aver fatto e fare quello che è il loro mestiere: ovvero utilizzare risorse pubbliche per fare ricerca nel loro campo.

E' l'attacco "ad hominen"; l'arma più potente dell'arsenale della propaganda. Se non puoi contestare i fatti, contesta la persona del tuo avversario. Già a Copenhagen, Cristopher Monckton, visconte di qualcosa e noto negazionista climatico, ha insultato i suoi opponenti definendoli "gioventù hitleriana". La "reductio ad Hitlerium" è la forma estrema di questo tipo di attacco. 


L'offensiva dei negazionisti climatici sta avendo un notevole successo nel disorientare il pubblico. Ma le armi più potenti sono anche quelle che sono più difficili da controllare. Scatenare questa campagna di odio si sta rivelando una vera arma di distruzione di massa che sta demolendo la fiducia del pubblico non solo nella scienza del clima, ma nella scienza e negli scienziati in generale. E' un danno immenso che la società tutta intera si sta auto-infliggendo. E questo proprio nel momento in cui avremmo bisogno di fiducia nella scienza per poter prendere le decisioni giuste di fronte alla grande crisi climatica e delle risorse.

Persino qualche scienziato di spicco, come Enrico Bellone in Italia,  non ha capito che l'attacco è diretto a tutta la scienza e non solo a quella del clima. Così, si diverte a sparare qualche sciocchezza alla moda solo per il gusto di un breve flash di popolarità. Non ha capito che la campana suona anche per lui.




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Why the denial camp is winning (and we're all losing) the climate wars



Posted on: February 4, 2010 10:44 AM, by James Hrynyshyn


It's not so much that the pseudoskeptics who dominate the climate change denial camp are particularly clever, but they have been rather fortunate, and the forces aligned on the side of science have turned out to be human after all. The result is the denial camp is winning, and those on the defensive have some thinking to do.

First, consider the timing of recent events.

As the year began, climatologists were able to launch what should have been a devastating counterattack to the nonsensical but appealing notion that global warming has been replacing by global cooling. The records show that the first decade of the century was the warmest on record. Not only that, but 2009 tied for the second warmest year on record. This despite the recent La Niña, the phase of the irregular ENSO cycle that temporarily cools the surface waters of the oceans and consequently the lower atmosphere, and an unusually long solar minimum, which has the same qualitative, though not quantitative, effect on the Sun's heating of the planet.

Then there was the nail in the coffin of the already moribund argument that the siting of U.S. weather stations lent a warming bias to temperature records. A new paper from the staff of the National Climatic Data Center in Asheville, N.C., concluded the net bias came in the form of a cooling trend. If anything, temperatures in the U.S. have been rising more than previously thought. (Although the real bias is tiny, the important point is the absence of a warming bias.)

Given those facts, even a middle-school student can see the thesis that any warming trend was natural and short-lived is just plain false. And indeed, after a spate late last year of "there's been no warming since 1998" stories, largely in the UK but also to a surprising extent in the US, that particular fiction is no longer a favorite of the anti-intellectual pundits. But that hasn't silenced them.

Instead, they've switched from attacking the science to attacking the scientists. The advent of the publication of hundreds of private emails among leading climatologists made this as easy as shooting fish in a barrel. We've all written things in haste that we'd love to retract, but that's just not possible in the wired world. And everyone makes mistakes. Automobile manufacturers sell cars with faulty accelerators and brakes because they're staffed by humans, just as IPCC authors cut corners and disregard protocol because they're human.

Here's IPCC author Phil Duffy, whose thoughts on the subject inspired mine:

Things happen, but let's react appropriately. Medical doctors make mistakes every day. (In fact, medical errors in the US alone kill hundreds of people daily--the equivalent of a jumbo-jet crash.) And no doubt many of these errors happen because established procedures are ignored, sometimes knowingly. Does this mean the entire edifice of western medicine is wrong, or prejudiced, or the product of a conspiracy, and should be rejected? Of course not. Furthermore, the medical profession as a whole is still held in high regard, as it should be.

No one worth listening to is calling for a massive inquiry into the science underpinning modern medicine, or the engineering foundations of the car industry. But pseudoskeptics argue that the IPCC is systematically fraudulent simply because a couple of statements among thousands of pages of heavily edited and re-editing (and re-re-edited) documents cite gray literature instead of the peer-reviewed literature that supplied the science in the first place.

Is it controversial among those study such things that 40% of the Amazon is susceptible to drought? No. Is it controversial that Himalayan glaciers are receding? No. Only the way in which that science was presented and attributed was found faulty. To thrown out anthropogenic global warming because of such missteps is the climatological analog of dismissing an entire faculty of medicine because someone correctly diagnosed a patient because of a story they read in New Scientist instead of the medical journal article on which the story was based. Bad judgment? Yes. Fatal error? No.

Yet, that's not the impression we get from reading the likes of George Will, or James Delingpole or Ian Plimer or Anthony Watts or any of the other questionable sources that find their way into Climate Debate Daily's right-hand column. They would have you believe that climatologists are universally dishonest and/or stupid, more so than those of any other profession or trade. And after suffering years of insults to their intelligence and integrity, a few climatologists occasionally lose their cool in private correspondence, thus supplying the denial-mongers the fodder for this latest offensive in their war on reason and science.

There has been much gnashing of teeth among those who study the communication of science over the climate community's poor "messaging." But honest evaluation is there is no way scientists could have anticipated the challenges they face. The world has never before demanded so much of its scientists.They could not have been expected to self-censor their emails because there's never been a comparable revelation of once-private correspondence among scientists. With 20-20 hindsight, the errors are evident. But that's always the case with 20-20 hindsight, isn't it.

So where does that leave those who care about getting the science message out to the public?

I have only one suggestion at this time, though hopefully more will become evident in the near future. The mainstream media has got to stop giving time and space to those who have no expertise in the field. Journalists who consider themselves in the business of supplying something akin to the truth have got to stand up to editors who insist on upon false equivalency or stop calling themselves journalists. News outlet administrators who pretend to respect their readers, viewers and listeners should read the riot act to anyone who blogs or otherwise works under their banner and insist they start respecting science if they want to continue in that capacity.

This isn't about censorship. Thanks to the Internet, everyone can find a way to spread their point of view. It's about applying the same standards to coverage of climate change that "respectable" media apply to fields like sports, business and other fields. Sports bloggers and journalists for major news organizations couldn't get away with making up baseball statistics for long. They'd be laughed out of the office. Business reporters can't supply false stock market numbers because that would be a violation of very essence of what they're supposed to be doing. And yet climate science is somehow different. If you work for the Daily Mail or Telegraph in the UK, or Fox News (or the Washington Post's op-ed section) in the U.S., you can say or print anything you want about climatology, without regard for the facts. That should not be tolerated.

It's not much, but it's a start.