lunedì 24 febbraio 2014

Il nostro futuro energetico

Da “Our Finite World”. Traduzione di Mr

Di Gail Tverberg

Per capire quali soluzioni al nostro dilemma energetico funzioneranno o non funzioneranno, è necessario capire la vera natura del nostro dilemma energetico. Gran parte delle soluzioni falliscono perché gli analisti pensano che la natura del nostro problema energetico sia molto diversa da quello che è in realtà. Gli analisti pensano che il nostro problema sia un problema a lungo termine che si sta dipanando lentamente, quando nei fatti si tratta di un problema che bussa già ora alle nostre porte.

Il punto che molti analisti non vedono è che il problema energetico si comporta in modo molto simile a un problema finanziario a breve termine. Parleremo del perché questo accade. Questo problema finanziario a breve termine è destinato a lavorare su sé stesso in un modo che porta ad enormi perdite di posti di lavoro e cambiamenti di governance a breve termine. Le nostre strategie di mitigazione devono essere considerate in questo contesto. Le strategie indirizzate alla sola mitigazione delle carenze energetiche con combustibili costosi ed equipaggiamenti high-tech sono destinate ad essere soluzioni dalla vita breve, sempre che siano affatto delle soluzioni.

Il nostro dilemma energetico

1. Il nostro problema energetico numero uno è un bisogno rapidamente in crescita di capitale di investimento solo per mantenere un livello di estrazione di risorse costante. Questo capitale di investimento è costituito da “cose” fisiche come petrolio, carbone, gas e metalli. Prima abbiamo tirato fuori il petrolio, gas e carbone “facili da estrarre”. Mentre passiamo alle risorse difficili da estrarre, scopriamo che la necessità di capitale di investimento cresce rapidamente. Secondo quello che scrive Mark Lewis sul Financial Times, “le spese di capitale a monte” per petrolio e gas ammontano a circa 700 miliardi di dollari nel 2012, in confronto ai 350 miliardi di dollari nel 2005. Ciò corrisponde ad un aumento annuo al netto dell'inflazione del 10% per un periodo di 7 anni.

Figura 1. Il modo in cui si prevede che l'estrazione del fabbisogno energetico aumenti  mentre le risorse finite si esauriscono.

In teoria, ci si aspettava che i costi di estrazione aumentassero all'avvicinarsi ai limiti della quantità da estrarre. Di fatto, l'aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio negli ultimi anni è come ce lo aspettavamo se succede questo. Siamo stati capaci di aggirare il problema negli anni 70, aumentando l'estrazione petrolifera, sostituendo altri prodotti energetici al petrolio ed aumentando l'efficienza. Stavolta, le nostre opzioni per risolvere la situazione sono molte di meno, visto che i frutti più in basso sono già stati raccolti e ora stiamo raggiungendo i limiti finali.

Figura 2. Prezzi storici del petrolio in dollari del 2012, sulla base dei dati della Revisione Statistica dell'Energia Mondiale della BP del 2013. (2013 compreso, da dati EIA)

A rendere peggiori le cose, il bisogno di capitale di investimento rapidamente in crescita si manifesta in altre industrie come per i combustibili fossili. L'estrazione dei metalli in qualche modo si trova nello stesso schema. Abbiamo estratto prima i minerali di maggiore densità e posizionati nella aree più accessibili. Questo significa che dobbiamo rimuovere più prodotti di scarto indesiderati usando più risorse, risorse energetiche comprese. 

Figura 3. Prodotto di scarto per produrre 100 unita di metallo. 

C'è un aumento enorme della quantità di prodotti di scarto che devo essere estratti e smaltiti man mano che passiamo a minerali di minore densità (Figura 3). L'aumento dei prodotti di scarto è solo del 3% se passiamo a minerali con una concentrazione di 0,200 a minerali con una concentrazione di 0,195. Se passiamo da una concentrazione di 0,010 ad una di 0,005, la quantità di prodotto di scarto è più che doppia. Se guardiamo il costo al netto dell'inflazione dei metalli di base (Figura 4 sotto), vediamo che l'indice è generalmente sceso per un lungo periodo fra gli anni 60 e gli anni 90, mentre i miglioramenti di di produttività sono stati maggiori della diminuzione della qualità dei minerali. 

Figura 4. Indice al netto dell'inflazione dei metalli di base della Banca Mondiale (ferro escluso). 

Dal 2002, l'indice è più alto, come potremmo aspettarci se stessimo cominciando a raggiungere i limiti rispetto ad alcuni dei metalli dell'indice. Ci sono molte altre situazioni in combattiamo una battaglia persa con la natura e che di conseguenza hanno bisogno di maggiori investimenti di risorse. Abbiamo malamente sfruttato oltre misura la pesca negli oceani, quindi ora i pescatori devono usare più risorse per pescare i pesci più piccoli che rimangono. L'inquinamento (compreso quello da CO2) sta diventanto sempre più un problema, quindi investiamo risorse in dispositivi per catturare le emissioni di mercurio e in turbine eoliche nella speranza che possano risolvere i nostri problemi di inquinamento. Dobbiamo anche investire sempre di più in strade, ponti, linee di trasmissione elettriche e condutture per compensare il ritardo di manutenzione e l'invecchiamento delle strutture. 

Alcuni dicono che il problema sia di diminuzione dell'EROEI, infatti la diminuzione dell'EROEI è parte del problema. La ripidità della curva deriva dal rapido aumento dei prodotti energetici usati per l'estrazione e per molti altri scopi, mentre ci avviciniamo ai limiti. Il limite del capitale di investimento è stato scoperto dai modellatori originali de I Limiti dello Sviluppo nel 1972. Parlo di questo nel mio post Perché le previsioni di EIA, IEA e di 2052 di Randers sono sbagliate.

2. Quando la quantità di petrolio estratta ogni anno diventa piatta (come ha fatto dal 2004), emerge un conflitto: come può esserci sufficiente petrolio per (a) il crescente investimento necessario per mantenere lo status quo e (b) per i nuovi investimenti per promuovere la crescita?

Nella sezione precedente abbiamo parlato del crescente bisogno di capitale di investimento solo per mantenere lo status quo. Almeno parte di questo capitale di investimento deve essere sotto forma di petrolio. Un altro uso del petrolio sarebbe quello per far crescere l'economia – costruendo nuove fabbriche, o piantando altre colture o trasportando più beni. Mentre in teoria c'è una possibilità di sostituire il petrolio, in ogni momento, la capacità di sostituirlo è molto limitata. Gran parte delle opzioni di trasporto richiedono petrolio e gran parte dell'agricoltura richiede petrolio. La costruzione e l'equipaggiamento delle strade richiedono petrolio, così come le pompe diesel per l'irrigazione. A causa della mancanza di sostituibilità a breve termine, il fabbisogno di petrolio per reinvestire tende a tagliare fuori la possibilità della crescita. Questa è perlomeno parte della ragione del rallentamento della crescita economica negli ultimi anni. 

3. Tagliando fuori la crescita, i paesi che hanno un handicap maggiore sono quelli col costo medio della propria fornitura di energia più alto.

Per gli importatori di petrolio, il petrolio un prodotto a costo molto alto che fa aumentare il costo medio dei prodotti energetici. Questo costo medio dell'energia è più alto in paesi che usano la più alta percentuale di petrolio nel proprio mix energetico. Se guardiamo i numeri dei paesi importatori di petrolio, vediamo che la crescita economica tende ad essere molto più lenta nei paesi che usano molto petrolio nel loro mix energetico. Questo tende ad accadere perché gli alti costi energetici rendono i prodotti meno accessibili. Per esempio, gli alti costi del petrolio rendono le vacanza in Grecia inaccessibili, portando a tagli nella loro industria turistica. E' impressionante, quando si guarda ai paesi disposti sulla base del petrolio del proprio mix energetico, vedere in che misura il grande uso di petrolio, e quindi l'uso di energia ad alto costo, sia associato ad una lenta crescita economica (Figure 5, 6 e 7). Sembra quasi che ci sia una reazione al dosaggio – maggiore l'uso di petrolio, minore la crescita economica. Mentre i PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) vengono mostrati come un gruppo, ognuno dei paesi nel gruppo mostra lo stesso modello per quanto riguarda l'alto consumo di petrolio come percentuale della propria produzione energetica nel 2004. Senza dubbio la globalizzazione ha agito accelerando questo passaggio verso paesi che usavano meno petrolio. Questi paesi tendevano ad usare molto più carbone nel loro mix energetico – un combustibile molto più conveniente. 

Figura 5. Consumo percentuale di energia da petrolio nel 2004 di paesi selezionati e di gruppi di paesi, basato sulla Revisione Statistica dell'Energia Mondiale della BP del 2013. (EU – PIIGS significa “EU 27 meno i PIIGS”)

Figura 6. Percentuale di crescita media in PIL reale fra il 2005 e il 2011 basata su dati del PIL del USDA in dollari americani del 2005. 

Figura 7. Crescita del consumo medio percentuale fra il 2004 e il 2011, basata sui dati della Revisione Statistica dell'Energia Mondiale della BP del 2013.

4.I sistemi finanziari dei paesi con crescita rallentata sono particolarmente colpiti, come lo sono i governi. Il debito diventa più difficile da ripagare con gli interessi, mentre la crescita economica rallenta. 

Con una crescita lenta, il debito diventa più difficile da ripagare con gli interessi. I governi vengono incitati ad aggiungere programmi di aiuto ai propri cittadini, perché l'occupazione tende ad essere bassa. I governi scoprono che gli introiti delle tasse tardano a causa del ritardo degli stipendi di gran parte dei cittadini, portando a deficit di governo. (Questo è esattamente il problema che hanno notato Turchin e Nefedov, prima del collasso, quando hanno analizzato otto collassi storici nel loro libro “Cicli Secolari”). I governi hanno recentemente tentato di sistemare sia i loro problemi finanziari sia quelli dei loro cittadini abbassando i tassi di interesse a livelli molto bassi e usando il Quantitative Easing (Alleggerimento Quantitativo). Il secondo permette ai governi di mantenere bassi anche i tassi di interesse a lungo termine. Col Quantitative Easing i governi sono in grado di continuare a prendere in prestito senza avere un mercato di acquirenti pronti. L'uso del Quantitative Easing tende anche a gonfiare la bolla dei prezzi delle azioni e degli immobili, aiutando i cittadini a sentirsi più ricchi. 

5. Gli stipendi dei cittadini dei paesi importatori di petrolio tendono a rimanere fermi, mentre i prezzo del petrolio rimane alto. 

Almeno una parte del problema degli stipendi è collegata alla crescita economica lenta indicata sopra. Inoltre, i cittadini del paese taglieranno i beni voluttuari all'aumentare del prezzo del petrolio, perché il costo del loro pendolarismo e del loro cibo aumenta (perché il petrolio viene usato per coltivare cibo). Il taglio della spesa voluttuaria porta a licenziamenti nei settori voluttuari. Se i beni esportati sono a loro volta costosi, i compratori degli altri paesi tenderanno a loro volta a tagliarli, portando ad ulteriori licenziamenti e ad una bassa crescita degli stipendi. 

6. I produttori di petrolio scoprono che i prezzi del petrolio non salgono abbastanza e tagliano i loro fondi per il reinvestimento.

Mentre i costi dell'estrazione di petrolio aumentano, diventa difficile che la domanda di petrolio rimanga alta, perché gli stipendi non aumentano. Questo è il problema che ho descritto nel mio post Cosa ci aspetta? Costi del petrolio inferiori nonostante i maggiori costi di estrazione. Stiamo vedendo questo problema oggi. Bloomberg scrive che I profitti petroliferi crollano mentre le maggiori spese non riescono ad aumentare la produzione. Business Week scrive che a sorpresa la Shell mostra una compressione del profitto anche col petrolio a 100 dollari. Statoil, la compagnia norvegese, sta considerando di andarsene dalla Groenlandia per cercare di coprire i costi di produzione.

7. Ci troviamo con un imperativo a lungo termine riguardo all'uso di combustibili fossili che emerge dagli effetti della globalizzazione e dall'aumento della popolazione mondiale. 

La globalizzazione ha aggiunto circa 4 miliardi di consumatori al mercato mondiale nel periodo 1997-2001. Queste persone prima avevano stili di vita tradizionali. Una volta diventati consapevoli di tutti i beni che hanno le persone nei paesi ricchi, hanno voluto unirsi, comprando moto, macchine, televisioni, telefono ed altri beni. Hanno anche voluto mangiare carne più spesso, La popolazione in quei paesi continua a crescere, aggiungendosi alla domanda di beni di ogni tipo. Questi beni possono essere prodotti solo usando combustibili fossili, o da tecnologie possibili grazie ai combustibili fossili (come l'idroelettrico, il nucleare, l'eolico e il solare FV). 

8. La combinazione di queste forze porta ad una situazione in cui le economie, una dopo l'altra, gireranno verso il basso in un futuro molto vicino – da pochi mesi a un anno o due. Alcuno sono già su questa strada (Egitto, Siria, Grecia, ecc.).  

Abbiamo due problemi che tendono a convergere: problemi finanziari che i paesi ora stanno nascondendo e un bisogno crescente di risorse in una vasta gamma di aree che stanno raggiungendo i limiti (petrolio, metalli, sfruttamento della pesca, manutenzione ritardata delle condutture). Sul lato finanziario, ci sono paesi che cercano di restare in piedi nonostante un grave divario fra spese e introiti, usando il Quantitative Easing e tassi di interesse ultra bassi. Se i paesi svolgono il Quantitative Easing, è probabile che i tassi di interesse crescano. Siccome il debito viene ampiamente usato, il costo di tutto, dall'estrazione del petrolio ad una nuova casa o comprare un'automobile, è possibile che cresca. Il costo del pagamento del debito governativo a sua volta aumenterà, ponendo i governi in condizioni finanziarie peggiori di quanto non lo siano oggi. Una grande preoccupazione è che questi problemi si sposteranno nei mercati del debito. L'aumento dei tassi di interesse porterà a default diffusi. La disponibilità di debito, comprso per la trivellazione di petrolio, si prosciugherà. Anche se il debito non si prosciuga, le compagnie petrolifere sono già state spremute dai fondi di investimento e stanno considerando di tagliare sulle perforazioni. Un congelamento del credito renderebbe sicuro che questo accada. Nel frattempo, sappiamo che i costi di investimento continuano a salire in molte diverse industrie simultaneamente, perché stiamo raggiungendo i limiti di un mondo finito. Ci sono altre risorse disponibili; sono solo più costose. Si verifica un divario, perché i nostri stipendi non crescono. La quantità fisica di petrolio necessaria per tutti questi investimenti continua a crescere, ma la produzione di petrolio continua nel suo plateau relativamente piatto, o forse comincia a scendere. Ciò porta a meno petrolio disponibile per investire sul resto dell'economia. Data la compressione, è probabile che sempre più paesi vadano incontro a un rallentamento della crescita o a una contrazione. 

9. Quello che mi aspetto è che la situazione finirà con una diminuzione piuttosto rapida della produzione di ogni tipo di prodotto energetico e il fallimento di un bel po' di governi. I governi che rimangono taglieranno drammaticamente i servizi. 

Col crollo della produzione di petrolio, i programmi promessi dal governo saranno ben oltre quello che i governi si possono permettere, perché i governi si finanziano fondamentalmente coi surplus di un'economia dei combustibili fossili – la differenza fra il costo di estrazione e il valore di questi combustibili fossili per la società. Mentre il costo di estrazione sale, i surplus tendono a prosciugarsi. 

Figura 8. Costo di estrazione di un barile di petrolio in relazione al valore per la società. La crescita economica è permessa dalla differenza. 

Mentre questi surplus si restringono, i governi avranno bisogno di restringersi drammaticamente. Il fallimento di un governo sarà più facile del suo ridimensionamento. Il commercio e la finanza mondiale saranno particolarmente impegnativi in questo contesto. Cercare di ricominciare sarà difficile, perché molti dei nuovi paesi saranno molto più piccoli dei loro predecessori e non avranno nessun “dato storico”. Quelli che hanno dati storici avranno dati storici dei default del debito e delle promesse mancata, cose che non daranno ai prestatori fiducia nella loro capacità di ripagare i nuovi prestiti. Mentre è chiaro che la produzione di petrolio diminuirà, con tutte le interruzioni e una mancanza di operatività dei mercati finanziari, mi aspetto che anche la produzione di gas e carbone diminuirà. I pezzi di ricambio per quasi tutto saranno difficili da avere, a causa della necessità da parte del commercio internazionale di sostenere la manifattura di questi pezzi. I beni high-tech come i computer e i telefoni saranno particolarmente difficili da comprare. Tutti questi cambiamenti risulteranno in una perdita di gran parte dell'economia dei combustibili fossili e delle rinnovabili high-tech che questi combustibili fossili sostengono. 

Una previsione per le future forniture energetiche e il loro impatto

Una stima approssimativa dell'ordine di grandezza della diminuzione della fornitura energetica è data nella Figura 9 sotto. 

Figura 9. Stima della produzione futura di energia dell'autrice. Dati storici basati su BP adattati ai raggruppamenti della IEA.

Il problema che incontreremo potrebbe essere descritto molto meglio come “Limiti della Crescita” che “Picco del Petrolio”. Ci saranno enormi perdite di lavoro, quando declinerà l'uso di combustibile. I governi troveranno che le loro finanze sono messe sotto pressione persino più di adesso, con richieste di nuovi programmi di assistenza nel momento in cui gli introiti diminuiscono drammaticamente. I default del debito saranno un problema enorme. Il commercio internazionale diminuirà, specialmente verso i paesi con i problemi finanziari peggiori. Un grande problema sarà la necessità di riorganizzare i governi in modo nuovo e molto meno costoso. In alcuni casi, la situazione tornerà a tribù locali con leader tribali. La sfida successiva sarà cercare di portare i governi ad agire in un modo coordinato. Potranno essere necessari più di una serie di cambiamenti governativi, nel momento in cui le forniture globali di energia declinano. Avremo anche bisogno di produrre i beni a livello locale, in un momento in cui il finanziamento del debito non funziona più molto bene e i governi non fanno più manutenzione alle strade. Dovremo inventare nuovi approcci, senza il beneficio di beni high-tech come i computer. Con tutti i disagi, la rete elettrica a sua volta non durerà a lungo. La domanda diventerà: cosa possiamo fare coi materiali locali per fare in modo che ci sia ancora un'economia?

Non-soluzioni e soluzioni parziali al nostro problema 

Ci sono molte soluzioni proposte per il nostro problema. Molte non funzioneranno perché la natura del problema è diversa da quello che gran parte delle persone si aspettava.
1. Sostituzione. Non abbiamo tempo. Inoltre, qualsiasi sostituzione facciamo dev'essere con materiali locali economici, se ci aspettiamo che durino a lungo. Non devono nemmeno usare troppo risorse come il legno, che è una fornitura limitata. E probabile che la disponibilità di elettricità declini rapidamente quanto il petrolio, a causa dell'incapacità di tenere aggiornata la rete elettrica ed altri disagi (come governi falliti, mancanza di petrolio per lubrificare i macchinari, mancanza di pezzi di ricambio, bancarotta di società coinvolte nella produzione di elettricità) quindi non è realmente una soluzione a lungo termine ai limiti del petrolio. 

2. Efficienza. Ancora una volta, non abbiamo tempo per fare molto. Le automobili che consumano meno tendono a costare di più, sostituendo un problema con un altro. Un grande problema in futuro sarà la mancanza di manutenzione delle strade. I guadagni in efficienza teorici potrebbero non valere nel mondo reale. Inoltre, mentre i governi riducono i servizi e spesso falliscono, i prestatori non saranno disposti a prestare fondi per nuovi progetti che in teoria migliorerebbero l'efficienza. In alcuni casi, semplici dispositivi potrebbe fornire efficienza. Per esempio, il solare termico può essere spesso una buona scelta per scaldare l'acqua. Questi dispositivi devono essere durevoli. 

3. Turbine eoliche. L'attuale tipologia di turbine eoliche industriali saranno difficili da mantenere, quindi è improbabile che siano durevoli. La necessità di capitale di investimento per le turbine eoliche sarà in competizione con altre necessità di capitale di investimento. Le emissioni di CO2 dai combustibili fossili diminuiranno drammaticamente, con o senza le turbine eoliche. Dall'altro lato, semplici generatori eolici fatti con materiali locali potrebbero funzionare a lungo termine. E' probabile che questi siano utili per l'energia meccanica, per pompare l'acqua o alimentare telai per i vestiti. 

4. Pannelli solari. Ci si può aspettare che i piani di incentivazione promessi per aiutare i possessori di case a pagare i pannelli solari in gran parte sfumeranno. Gli inverter e le batterie avranno bisogno di ricambi, ma probabilmente non saranno disponibili. I possessori di case abili capaci di ri-cablare i pannelli solari per un uso fuori rete potrebbero trovarli utili per dispositivi che possono andare a corrente continua. Come parte della rete elettrica, i pannelli solari non ne allungheranno la vita. Non sarà probabilmente possibile fare pannelli solari per molti anni, quando l'economia dei combustibili fossili raggiunge i suoi limiti. 

5. Petrolio di scisto. Il petrolio di scisto è un esempio di prodotto con costi di investimento molto alti e ritorni che sono dubbi nella migliore delle ipotesi. Le grandi compagnie che hanno cercato di estrarre petrolio di scisto hanno deciso che proprio non ci sono i margini. Le compagnie più piccole sono state in grado in qualche modo di mettere insieme bilanci che dichiarano profitti, basati sulla produzione sperata per il futuro e tassi di interesse molto bassi. I costi per estrarre il petrolio di scisto al di fuori degli Stati Uniti è probabile che siano persino più alti. Questo succede perché negli Stati Uniti hanno leggi che favoriscono la produzione (i proprietari delle terre hanno una percentuale sui profitti) ed altre situazioni favorevoli come oleodotti già installati, abbondanti disponibilità di acqua e una bassa popolazione nelle aree dove viene fatto il fracking. Se i paesi decidono di far decollare la produzione di petrolio di scisto, è probabile che si imbattano in situazioni di flusso di cassa estremamente negative. E' difficile dire che queste operazioni salveranno il mondo dai suoi problemi finanziari (ed energetici). 

6. Tasse. Le tasse devono essere strutturate con molta attenzione per avere un qualsiasi beneficio di deterrenza sul carbonio. Se parte delle tasse che i consumatori pagherebbero normalmente al governo sono riscosse sul combustibile per i veicoli, la pratica può incoraggiare di più l'uso di veicoli efficienti. Dall'altro lato, se le tasse sul carbonio vengono riscosse sulle aziende, le tasse tendono ad incoraggiare le aziende a delocalizzare la produzione in altri paesi dove costa meno. Lo spostamento della produzione porta all'uso di più carbone per l'elettricità, piuttosto che meno. In teoria, le carbon tax abbinate a una tassa molto alta sui beni importati prodotti col carbone, ma questo non è stato fatto. Senza tale abbinamento, le carbon tax è probabile che aumentino le emissioni mondiali di CO2. 

7.  Economia di stato stazionario. Herman Daly è stato l'editore di un libro nel 1973 dal titolo Verso un'economia di stato stazionario, che proponeva che il mondo lavori verso un'economia di stato stazionario al posto di una in crescita. Nel 1973, quando le risorse erano ancora abbondanti, un approccio del genere avrebbe agito per tenere a bada i Limiti della Crescita per parecchi anni, specialmente se nell'approccio fosse stato inclusa la crescita zero della popolazione. Oggi, è troppo tardi perché un approccio del genere funzioni. Siamo già in una situazione con risorse molto esaurite. Non possiamo sostenere gli attuali livelli di produzione se vogliamo – fare questo richiederebbe una produzione di energia che cresca molto, a causa della crescente necessità di investimenti energetici per mantenere l'attuale produzione, di cui abbiamo parlato nella voce (1) de “Il nostro dilemma energetico”. Probabilmente è impossibile evitare il collasso. Non possiamo nemmeno sperare in un risultato buono come l'economia di stato stazionario. 
8. Basare la scelta di generazione di energia aggiuntiva sui calcoli dell'EROEI.  Dal mio punto di vista, basare i nuovi investimenti energetici sui calcoli del EROEI è nella migliore delle ipotesi una prospettiva incerta. I calcoli dell'EROEI misurano una parte teorica di un intero sistema - “energia alla testa di pozzo”. Quindi a questi mancano parti importanti del sistema, che condizionano sia l'EROEI sia i costi. Trascurano anche i tempi, quindi possono indicare che un investimento è buono anche se scava un enorme buco finanziario nelle organizzazioni che fanno l'investimento. I calcoli dell'EROEI non considerano neanche questioni di riparabilità che accorciano i tempi di vita nel mondo reale. A prescindere dalle indicazioni dell'EROEI, è importante considerare anche le probabili conseguenze finanziarie. Se i prodotti devono essere competitivi nel mercato mondiale, l'elettricità deve essere economica, a prescindere da quello che i calcoli dell'EROEI sembrano suggerire. Il nostro vero problema è la mancanza di capitale di investimento – una cosa che viene inghiottita a tassi prodigiosi dai dispositivi di generazione dell'energia i cui costi si verificano principalmente all'inizio delle loro vite. Dobbiamo fare attenzione ed usare il nostro capitale di investimento in modo saggio, non per mode costose e che non reggeranno sul lungo periodo. 

9. Riduzione della domanda. Questo deve realmente essere la maniera principale attraverso la quale ci allontaniamo dai combustibili fossili. Anche se non abbiamo altre opzioni, i combustibili fossili si allontaneranno da noi. Incoraggiare le coppie ad avere meno figli sembra essere una buona scelta. 

domenica 23 febbraio 2014

Il pericolo di un cambiamento climatico improvviso






Da “Counterpunch”. Traduzione di MR

Di Robert Hunziker

Il Consiglio Nazionale per le Ricerche delle Accademie Nazionali (National Research Council of the National Academies - NRCNA) ha pre-pubblicato (disponibile per il pubblico da dicembre 2013) un esteso studio di 200 pagine: “Impatti improvvisi del cambiamento climatico, prevedere le sorprese”. L'obbiettivo del rapporto è quello di preparare la società a prevedere “l'altrimenti imprevisto” prima che avvenga, compresi cambiamenti improvvisi nell'oceano, nell'atmosfera, negli ecosistemi e nelle regioni alle alte latitudini La scala temporale del NRCNA per il “cambiamento climatico improvviso” è definito in anni e decenni. “La storia del clima sul pianeta – letta in archivi come gli anelli degli alberi, i sedimenti oceanici e le carote di ghiaccio – è costellata di grandi cambiamenti avvenuti in modo rapido, nel corso di decenni e persino di pochi anni”[Impatti improvvisi del cambiamento climatico, prevedere le sorprese (versione pre-pubblicata) - Consiglio Nazionale per le Ricerche delle Accademie Nazionali, Edizioni delle Accademie Nazionali, Washington D.C., dicembre 2013]. Le agenzie di intelligence statunitensi, il NOAA, la Fondazione Nazionale per la Scienza e le Accademie Nazionali hanno sponsorizzato il rapporto. Le Accademie Nazionali comprendono: l'Accademia Nazionale delle Scienze, l'Accademia Nazionale di Ingegneria, l'Istituto di Medicina e il Consiglio Nazionale per le Ricerche. Il rapporto del NRCNA menziona tre aree principali di rischio di cambiamento climatico improvviso per questo secolo, che sono le seguenti:

Ghiaccio marino artico – Cambiamento climatico improvviso già in corso

Secondo l'analisi del NRCNA, è probabile che la rapida diminuzione della copertura di ghiaccio dell'Artico degli ultimi tre decenni abbia un impatto irreversibile sull'ecosistema dell'Artico. Questo evento di “cambiamento climatico improvviso” è già in movimento con la distruzione della rete alimentare marina e dell'habitat dei mammiferi, l'erosione le linee di costa e i cambiamenti nel clima e nei modelli meteorologici in tutto l'emisfero settentrionale. Ciò è già stato testimoniato attraverso 100 anni di alluvioni e gravi siccità integrate, così come periodi di condizioni meteo estreme in tutto l'emisfero. E' interessante notare che il rapporto non si concentra sul pericolo di un rilascio improvviso di metano nell'Artico sul breve termine. Piuttosto, il rapporto del NRCNA ridimensiona uno scoppio improvviso di rilascio di metano, credendo che questo si spalmerà su un lungo periodo di tempo, improbabile in questo secolo. Tuttavia, c'è un'ampia gamma di opinioni scientifiche sul problema del metano dell'Artico ed una posizione sinistra è descritta nel seguente articolo “Salvare il clima globale del rilascio di metano fuori controllo e dalla perdita di ghiaccio marino” di John B. Davies, su Arctic News del 19 dicembre 2013, come segue: “Il riscaldamento dell'Artico è probabile che porti alla fusione totale del ghiaccio marino dell'Artico a fine estate non più tardi del 2018 e ad un massiccio rilascio di metano degli idrati di metano che fondono al di sotto della Banchisa Artica della Siberia Orientale per la stessa data, portando ad un riscaldamento globale fuori controllo ed alla fine di gran parte della vita sulla Terra”. Questa aspra previsione di John B. Davies è sostenuta da alcune delle menti più riconosciute del mondo nel campo del ghiaccio marino dell'Artico, come Peter Wadhams, che ha un dottorato di ricerca (Capo del Gruppo di Fisica dell'Oceano Polare, Università di Cambridge) e che ha, sin dal 1976, accuratamente misurato lo spessore del ghiaccio dell'Artico tramite sottomarini (Scienza basata sui Sottomarini, Peter Wadhams, Incontro Scientifico “Oceani 2025”, 11-13 maggio 2010). Ovviamente, la dichiarazione di Davids  “la fine di gran parte della vita della Terra” è una previsione chiassosa e coraggiosa. E' anche molto difficile accettare l'idea della possibilità della fine di gran parte della vita. Situazioni del genere non accadono proprio... o accadono?

Sì, accadono.

Come spiegato nel film “Il giorno in cui la Terra è quasi morta” della BBC/Horizon, è accaduto 250 milioni di anni fa. Quasi ogni cosa vivente è morta improvvisamente. Studi geologici mostrano che il 95% delle forme di vita sono morte. Gli scienziati la chiamano Estinzione di Massa del Permiano, che è stata di gran lunga più terribile dell'ultima estinzione che ha spazzato via i dinosauri 65 milioni di anni fa, uccidendo il 60% di tutte le specie sul pianeta. Ci sono voluti 100.000 anni perché la Terra recuperasse.

Le estinzioni di sicuro avvengono.

Un nuovo film esamina quanto potremmo esserci vicini: Le ultime ore (settembre 2013), presentato da Thom Hartmann. I produttori sono George DiCaprio, Earl Katz e Mathew Schmid, la regia di Leila Conners. Il sottotitolo del film dice: “Sotto terra, sott'acqua e sotto il ghiaccio, una bomba ad orologeria sta ticchettando. Gli scienziati ne stanno vedendo le prove. Il cambiamento climatico fuori controllo potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo”.

E la Bibbia parla di estinzione in Isaia 24:4-6:

“La Terra si secca e sbianca... gli esaltati della terra languiscono... perché hanno trasgredito le leggi, violato gli statuti e rotto i patti eterni. Pertanto una maledizione consuma la Terra; la sua gente deve solo sopportare la propria colpa”. A prescindere dalla credenza di come, quando e se un'estinzione può avvenire, le prove che i livelli di biossido di carbonio (CO2) sono i più alti in oltre 400.000 anni sono incontrovertibile e sono avviati su una strada che è paurosamente simile agli eventi estintivi del passato. E' anche ampiamente accettato che bruciare combustibili fossili causa eccessive quantità di CO2. Ergo, sapendo questo, qual è il modo di procedere? Cosa fare? Non c'è un piano mondiale su come procedere per evitare un evento estintivo. Così, quando/se accade, sarà davvero il risultato di un imprevisto cambiamento climatico improvviso.

Vita marina e terrestre

Il rapporto del Consiglio Nazionale per le Ricerche delle Accademie Nazionali prevede anche una estinzione di massa finale di diverse specie, senza ulteriore cambiamento climatico, dovuta a distruzione dell'habitat, frammentazione e sovra-sfruttamento. Questa, dichiarano, equivarrebbe in dimensione alla scomparsa dei dinosauri, ma potrebbe essere probabilmente lontana di secoli. Tuttavia, il rapporto va avanti ad avvertire che, se le pressioni in corso da parte del cambiamento climatico continuano, potrebbero verificarsi livelli di estinzione comparabili prima del 2100, Quindi, in un inglese semplice, se l'umanità continua a bruciare combustibili fossili come una pazza nei prossimi decenni, si spengono le luci per molte specie del pianeta. Inoltre, secondo il rapporto del NRCNA, il cambiamento climatico da solo potrebbe causare un “collasso delle barriere coralline” entro il 2060. Attualmente, le barriere coralline sostengono 9 milioni di specie marine. Come tale, questa parte dell'analisi del NRCNA si incastra con una massiccia perdita di specie per il 2100. Infatti, come prova a supporto al di fuori del rapporto del NRCNA, diversi saggi peer-review pubblicati hanno già riportato il primo stadio dei segni distruttivi dell'acidificazione dell'oceano (causata da troppo CO2) che deteriorano la vita marina, per esempio “... quasi tutte le forme di vita marina che costruiscono conchiglie di carbonato di calcio e scheletri studiate dagli scienziati finora hanno dimostrato un deterioramento dovuto all'aumento dei livelli di biossido di carbonio nell'acqua di mare” (Dottor Richard Feely e Dott. Christopher Sabine, Oceanografi, Biossido di carbonio e la nostra eredità oceanica, Laboratorio Ambientale Marino del Pacifico del NOAA, aprile 2006). Ancora una volta, nell'oceano, così come sulla terraferma, il problema è l'eccessivo biossido di carbonio.

Ancora una volta, non c'è nessuno piano mondiale su come andare avanti per evitare un evento estintivo. Di conseguenza, a parte pochi scienziati, la comunità mondiale sarà scioccata dalla carneficina perché nessuno prevede davvero che accada. Altrimenti, i governi del mondo starebbero furiosamente lavorando sulle soluzioni, ma non è così. Gli scienziati hanno pubblicato rapporti minacciosi per anni in vano, perché non sono stati presi sul serio a sufficienza da sollecitare un'azione correttiva, come per esempio un passaggio in blocco dai combustibili fossili alle rinnovabili come eolico, solare, geotermico, biomassa, onde e idroelettrico.

Destabilizzazione della Calotta Glaciale dell'Antartico Occidentale

L'Antartico contiene l'85% ndel ghiaccio mondiale. Il comitato del NRCNA riconosce grandi incertezze sullo stato della stabilità della Calotta Glaciale dell'Antartico Occidentale (CGAO) e “..il comitato giudica che un cambiamento improvviso nella CGAO entro questo secolo sia plausibile, con una probabilità sconosciuta anche se probabilmente bassa”. Il rapporto del NRCNA dichiara ulteriormente: “.. una larga parte della CGAO, che rappresenta 3-4 metri di aumento del livello del mare potenziale, è in grado di fluire rapidamente nei bacini dell'oceano profondo. Siccome l'intera gamma di processi fisici che avvengono dove il ghiaccio incontra l'oceano non è inclusa nei modelli generali della calotta glaciale, rimane possibile che i tassi futuri di aumento del livello del mare da parte della CGAO siano sottostimati, forse in maniera sostanziale”. A questo proposito, il ghiacciaio di Pine Islad, come parte della CGAO, è una lingua di ghiaccio lunga 37 miglia. E' di massimo interesse per gli scienziati del clima perché ha un contributo più alto di ghiaccio per il mare di qualsiasi altro bacino di drenaggio del mondo. Per decenni è stata considerata troppo pericolosa e troppo remota da esplorare. Solo di recente, nel 2012-2013, una squadra di scienziati climatici ha realizzato un'esplorazione dell'enorme ghiacciaio. Durante la spedizione, la fusione al di sotto del ghiacciaio di Pine Island è stata resa nei dettagli dal Naval Postgraduate School, Dipartimento di Oceanografia (Monterey, California) in tandem con l'Università Penn State, NASA, British Antarctic Survey e Università di New York. I loro risultati sono stati pubblicati nel Giornale della Scienza il 13 settembre 2013. Secondo Timothy Stanton, oceanografo della Naval Postgraduate School, “Questa è la prima osservazione della fusione reale al di sotto della colotta glaciale”, Ibid. Usando perforazioni ad acqua calda per penetrare la calotta glaciale di 1.460 piedi di spessore, hanno scoperto che l'acqua dell'oceano che si scalda sta mangiando la parte inferiore della calotta glaciale ad un tasso di 72 piedi all'anno nel mezzo dei canali. Inoltre, gli scienziati calcolano che la fusione sulla “linea di terra” sia di 144 piedi all'anno. Considerando il fatto che l'oceano ha assorbito il 90% del calore della Terra (fonte: Journal of Geophysical Research), la domanda del giorno è: per quanto tempo rimarrà stabile il ghiacciaio di Pine Island? Se si destabilizza, Miami è in pericolo, così come tutte le grandi città costiere. Ancora una volta, nell'oceano così come sulla terraferma, il problema è l'eccessivo biossido di carbonio. Ancora una volta, non c'è alcun piano mondiale su come andare avanti ed evitare un cambiamento climatico improvviso. Con una sola eccezione, la Scozia, che attualmente produce il 40% della sua elettricità con le rinnovabili, eolico, solare e onde. Il paese pianifica di diventare 100% verde per il 2020. Uhm, un intero paese alimentato al 100% ad energia rinnovabile!

Conclusione: sorprese inevitabili

“Mancando un'azione concertata delle nazioni del mondo, è chiaro che il clima futuro sarà più caldo, i livelli del mare saliranno, i modelli globali delle precipitazioni cambieranno e gli ecosistemi verranno alterati... L'attuale tasso di emissioni di carbonio sta cambiando il sistema climatico ad un ritmo accelerato, rendendo i cambiamenti che attraversano i punti di non ritorno sempre più probabili... di fatto le sorprese sono inevitabili” [Impatti improvvisi del cambiamento climatico, prevedere le sorprese (versione pre-pubblicata) - Consiglio Nazionale per le Ricerche delle Accademie Nazionali, Edizioni delle Accademie Nazionali, Washington D.C., dicembre 2013]. Tutti prima o poi si siedono ad un banchetto di conseguenze (Robert Louis Stevenson – Saggista scozzese, poeta e scrittore, 1850-1894)

P. S.: Buone notizie: l'impianto di stoccaggio solare di Gemasolar stabilisce un record di 36 giorni di produzione di 24/7, di Emma Fitzpatrick, Reneweconomy, 8 ottobre 2013:
Il Gemasolar, un impianto di solare a concentrazione, è il primo impianto al mondo su larga scala che usa il sale fuso per catturare il caldo durante il giorno di modo che possa produrre di notte. L'impianto può operare fino a 15 ore senza nessuna alimentazione solare. Per 36 giorni di fila l'impianto ha continuamente fornito alimentazione a 27.000 case vicino a Siviglia, in Spagna, evitando l'emissione di 30.000 tonnellate di CO2.

Robert Hunziker vive a Los Angeles e può essere contattato: roberthunziker@icloud.com 




sabato 22 febbraio 2014

Temperature globali nel 2013: continua il riscaldamento planetario

Da “Climate crocks”. Traduzione di MR


RealClimate:

I dati della temperatura globale del 2013 ora sono stati pubblicati. Il 2010 e il 2005 rimangono gli anni più caldi da quando sono iniziate le registrazioni nel 19° secolo. Il 1998 si trova al secondo posto in due registrazioni e nell'analisi di Cowtan e Way, che interpola le regioni povere di dati dell'Artico con un metodo migliore, il 2013 è più caldo del 1998 (anche se il 1998 è stato un anno record per El Niño e il 2013 è stato neutrale).

La fine di gennaio, quando arrivano le misurazioni delle temperature dell'anno precedente, è sempre il momento di dare uno sguardo alla tendenza della temperatura globale (e, come ha giustamente osservato il Guardian, anche il momento in cui “i negazionisti della scienza del clima urlano febbrilmente […] che il riscaldamento globale si è fermato nel 1998”). Ecco la classifica degli anni più caldi nei quattro gruppi di dati disponibili delle temperature globali prossime alla superficie (1):

Novità di quest'anno: per la prima volta c'è una analisi meticolosa dei vuoti geografici dei dati – specialmente nell'Artico c'è un buco – e la loro interpolazione dei dati HadCRUT4. Così ora ci sono due gruppi di dati della temperatura di superficie con copertura globale (i dati GISTEMP della NASA hanno sempre compensato questi vuoti tramite interpolazione) In queste due serie di dati il 2007 si è classificato terzo. Il confronto diretto si presenta così:

Figura 1 Temperatura globale (valori annuali) nei dati dal GISS della NASA (arancio) e da Cowtan e Way (blu) , per esempio HadCRUT4 con vuoti di dati interpolati. Per approfondire: http://www.realclimate.org/index.php/archives/2014/01/global-temperature-2013/#sthash.02esfhhG.dpuf

Si può chiaramente vedere l'anno estremo 1998 che (grazie a El Niño record) spicca sulla tendenza a lungo termine come nessun altro. Ma anche prendendo questo anno anomalo come punto di partenza, la tendenza lineare 1998-2013 in tutti e quattro i gruppi di dati è positiva. E anche chiaramente visibile che il 2010 è l'anno più caldo da quando sono cominciate le registrazioni e le minime nel 2008 e 2011/2012. Ma proprio come i picchi stanno aumentando, queste minime sono sempre meno basse.

In queste curva di dati non riesco a vedere nessuna “pausa del riscaldamento” in corso particolarmente appariscente o significativa, anche se la tendenza al riscaldamento dal 2008 è naturalmente inferiore della tendenza a lungo termine. Anche su Nature c'è stato un recente contributo (giornalistico) che nella sua introduzione sovrastima fortemente questo presunto “iato”. Racconta una storia alla quale forse qualcuno non può resistere (“La tendenza al riscaldamento si è in qualche modo ridotta, ma entro la normale gamma di variazione” semplicemente non costituisce un buon titolo).

Il ruolo de El Niño e de La Niña

Il recente riscaldamento più lento è spiegato principalmente dal fatto che in anni recenti lo stato del La Niña nel Pacifico tropicale ha prevalso, in questo il Pacifico orientale è freddo e l'oceano immagazzina più calore (2). Questo è dovuto all'aumento nei venti di scambio che spingono l'acqua verso occidente attraverso il Pacifico tropicale, mentre a oriente l'acqua fredda dalle profondità viene in superficie (vedi l'ultimo grafico qui). In aggiunta, la forzante radiativa recentemente è cresciuta più lentamente (altro su questo argomento nell'analisi di Hansen et al.  – che vale decisamente la pena di leggere). La NASA mostra il seguente grafico, dove si può vedere che gli anni più caldi tendono ad essere quelli con El Niño nel Pacifico tropicale (anni rossi), mentre gli anni particolarmente freddi sono quelli con La Niña (anni blu).

Figura 2 I dati del GISS, con evidenziate le condizioni di El Niño e de La Niña. Gli anni neutrali come il 2013 sono in grigio. Fonte: NASA. 

Qualità dell'interpolazione

Qual è la qualità dell'interpolazione nelle regioni non coperte regolarmente dalle stazioni meteorologiche? In ogni caso, naturalmente, meglio che ignorare semplicemente i vuoti, come hanno fatto finora i dati HadCRUT e NOAA. La vera media globale è importante, visto che solo questa è direttamente collegata al bilancio energetico del nostro pianeta e così la forzante radiativa ai gas serra. Una media di una solo parte del globo non lo è. L'Artico si è riscaldato in modo sproporzionato negli ultimi 10-15 anni.

Ma quanto funziona bene l'interpolazione lo sappiamo bene solo dall'importante lavoro di Cowtan e Way. Questi colleghi si sono presi il disturbo di validare accuratamente il loro metodo. Anche se non ci sono stazioni meteorologiche permanenti nell'Artico, ci sono dati intermittenti da boe e da rianalisi modelli meteorologici coi quali hanno potuto verificare il proprio metodo. Negli ultimi decenni Cowtan e Way hanno anche fatto uso dei dati satellitari (altro su questo nel nostro articolo sul riscaldamento sottostimato). Pertanto presumo che i dati di Cowtan e Way siano metodologicamente parlando la stima migliore della temperatura media globale che abbiamo al momento. Questa correzione naturalmente è piccola (meno di un decimo di grado) e non cambia la tendenza a lungo termine del riscaldamento globale – ma se si guarda più in profondità a periodi di tempo più brevi, può fare una notevole differenza. Il confronto coi dati non corretti di HadCRUT4 si mostra così:

Figura 3: Confronto di dati interpolati e non interpolati dei dati HadCRUT4, come medie in variabili su 12 mesi. Fonte: Kevin Cowtan, Università di York.

E qui uno sguardo in dettaglio allo scorso anno:

Figura 4: I dati HadCRUT4 interpolati (media annuale) dal 1970. Fonte: Kevin Cowtan, Università di York.

Seguendo l'analisi, il 2013 è stato quindi anche più caldo dell'anno record de El Niño del 1998.

Conclusione


  • In tutte le quattro serie di dati della temperatura dell'aria vicino alla superficie, la tendenza lineare, persino dall'anno estremo de El Niño, il 1998, è positiva, per esempio, mostra un riscaldamento continuo, nonostante la scelta di un anno insolitamente caldo come anno iniziale. 
  • In tutte le quattro serie di dati della temperatura dell'aria, il 2010 è stato l'anno più caldo registrato, seguito dal 2005. 
  • L'anno 1998 è, al massimo, al terzo posto – negli attuali dati migliori di Cowtan e Way, il 1998 in realtà si classifica solo settimo. Anche il 2013 è – senza El Niño – più caldo del 1998.

Il nuovo sito tedesco di Der Spiegel presenta questi fatti sotto il titolo Il riscaldamento dell'aria si è fermato per 16 anni (traduzione mia). Il titolo della nuova pubblicazione della NASA, La NASA scopre la tendenza al riscaldamento del clima a lungo termine, è così completamente ribaltato. Questo non sorprenderà nessuno che abbia seguito i servizi sul clima di Der Spiegel negli ultimi anni. Al contrario – i colleghi esprimono la loro sorpresa pubblicamente quando su quel giornale appare un articolo sensibile su questo tema. Per anni, Der Spiegel ha agito come portale perle dichiarazioni dubbiose degli “scettici del clima” nei media tedeschi mentre cercava di discreditare i migliori scienziati del clima (abbiamo riportato almeno un esempio qui).

I lettori di Der Spiegel ne sanno di più (come recita la pubblicità) di NASA, NOAA, Hadley Centre e Organizzazione Meteorologica Mondiale messi insieme? O sono stati semplicemente presi per i fondelli per motivi politici?

Note a piè di pagina

(1) In aggiunta ai dati della temperatura dell'aria vicino alla superficie, che sono composti di misurazioni da stazioni meteorologiche e temperature della superficie del mare, ci sono anche i dati sulle microonde dai satelliti, che possono essere usati per stimare le temperature dell'aria nella troposfera entro alcuni chilometri di altitudine. Nella tendenza del clima a lungo termine dall'inizio delle misurazioni satellitari nel 1979, le temperature troposferiche mostrano un riscaldamento analogo a quello delle temperature di superficie, ma le fluttuazioni a breve termine nella troposfera sono significativamente diverse da quelle vicino alla superficie. Per esempio, il picco de El Niño nel 1998 è circa il doppio nella troposfera rispetto ai dati di superficie, vedi Foster e Rahmstorf 2011. Nel loro tendenza dal 1998, le due serie satellitari si contraddicono a vicenda: UAH mostra un +0.05 ° C a decennio (un po' più di HadCRUT4), RSS mostra un -0.05 ° C a decennio.

(2) Un altro grafico per illustrare il cambiamento fra El Niño e la Niña: l'Indice de El Niño Oceanico, l'indice standard del NOAA per descrivere l'altalena nel Pacifico tropicale.

Figura 5 L'Indice ONI. Le frecce aggiunte da me indicano alcuni anni globalmente caldi o freddiThe ONI index. (da confrontare con le Figure 1 o 4). Fonte: NOAA .

Link

L'altalena della temperatura globale (una panoramica del dibattito sulla “pausa”)
Cosa rivela il riscaldamento degli oceani sul riscaldamento globale

martedì 18 febbraio 2014

Una donazione per Cassandra


La profetessa Cassandra impegnata a bollire una zuppa di baffi di pipistrello australiano, peli di coda del lemure del Madagascar e occhi di macaco giapponese. (quadro di John William Waterhouse)



Il blog "Effetto Cassandra" è sul Web dal 2009 e ha avuto un discreto successo con una media che si avvicina ai 1000 contatti al giorno, mantenendosi consistentemente nei primi 20 blog di argomento scientifico - perlomeno secondo i dati di "ebuzzing".


Sotto molteplici aspetti, è un ottimo risultato considerando che "Effetto Cassandra" è un blog a costo zero tenuto da volontari che lavorano nel tempo libero.

D'altra parte, è anche vero che l'impatto del blog rimane molto limitato: siamo una piccola nicchia di persone che hanno una visione "sistemica" di quello che sta succedendo e che si rendono conto che abbiamo di fronte dei grossi problemi sistemici, principalmente l'esaurimento delle risorse e il cambiamento climatico. Questi problemi non si risolvono con soluzioni cosmetiche come ridurre gli stipendi dei parlamentari (molto difficile) o aumentare le tasse (molto facile). Bisognerebbe avere il coraggio di fare tutti dei sacrifici oggi per investire nel futuro del paese, ma questa visione non appare nella discussione generale sui media e sul Web.

Allora, senza farsi grosse illusioni, credo che potremmo perlomeno provare a fare di più per diffondere il nostro punto di vista in un momento critico per tutti quanti. Possiamo provare a potenziare un po' il blog e per questo abbiamo bisogno di un minimo di finanze, soprattutto per il lavoro di traduzione dall'inglese e dallo spagnolo che, negli ultimi tempi, è stato l'elemento portante del blog.  

Per cominciare, troverete nella barra a destra un pulsante per le "Donazioni". Non che ci aspettiamo di fare soldi con questo ma, se avete voglia di dare un piccolo contributo, è un incoraggiamento per chi fa il lavoro di traduzione che, fino ad ora, hanno lavorato strettamente gratis. 

Ci farebbe anche piacere avere dei suggerimenti dai lettori. Per esempio, nessuno di quelli che lavorano sul blog è un esperto di tecniche SEO, potrebbe qualcuno darci una mano per fare qualcosa in questo campo? Poi, ho avuto già diversi suggerimenti, uno dei quali è di cambiare il nome "Cassandra" con l'idea che è un nome catastrofista e che porta jella. Può anche essere, anche se devo dire che a questo nome ci sono affezionato. Ma voi che ne pensate?

Insomma, se ne avete voglia, possiamo discuterne un po' nei commenti. Saluti a tutti e grazie per la vostra attenzione e incoraggiamento per questo blog.

UB

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Nota del 19 Febbraio


Allora, grazie a tutti per le donazioni; in 24 ore abbiamo avuto una dozzina di donatori per un totale di quasi 300 Euro. Come dicevo, non è che diventiamo ricchi in questo modo (sarebbe stato bello avere fra i lettori, non so, qualche equivalente in positivo dei Koch brothers che spendono milioni di euro per fare PR anti-scienza), ma perlomeno si dimostra che c'è qualcuno la fuori che pensa che il blog di Cassandra sia una buona idea

Per le varie difficoltà, ovviamente bisogna mettere che la donazione viene dall'Italia. La maggioranza dei donatori non ha avuto problemi. Per quelli che preferiscono invece fare un bonifico, vi passo il mio IBAN alla cassa di risparmio di Fiesole IT55D0616037840100000000293. La cosa è molto informale, perché questo è il mio conto in banca personale. Fortunatamente non sono cifre tali che qualcuno può pensare che le userò per scappare in Brasile! (a meno che non venga fuori quell'equivalente positivo dei Koch brothers di cui dicevo, nel qual caso vi mando una cartolina da Rio). Se fate un bonifico, ditemelo via e-mail, (ugo.bardi(chiocciolina)unifi.it) così sono sicuro di ritrovarlo.

U







lunedì 17 febbraio 2014

La furia dei predatori apicali

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR



Tendo a pensare che gran parte di quello che sta avvenendo intorno a noi oggigiorno possa essere spiegato se vediamo il sistema sociale come un ecosistema. Sappiamo che gli ecosistemi hanno “catene alimentari” o “cascate trofiche”. In un post precedente ho detto che i governi si stanno comportando come predatori apicali nel sistema socio economico.

Un problema dei predatori apicali è che – per definizione – non hanno meccanismi per limitare il proprio numero se non la disponibilità di cibo. Visto che i predatori biologici (ed anche i governi) non sono normalmente in grado di pianificare per il futuro, tendono a distruggere la loro stessa fonte di cibo tramite un'eccessiva predazione: si chiama “overshoot” (superamento). Questo fenomeno è stato studiato già circa un secolo fa da Lotka e Volterra, che hanno creato un modello che, oggi, è conosciuto col loro nome (Modello LV o, a volte, come il “modello delle volpi e dei conigli”). Ecco una sequenza tipica del modello:


Si vedono oscillazioni dovute al fatto che i predatori vanno periodicamente in overshoot, uccidono troppe prede e finiscono per esaurire il cibo per loro stessi. E' una semplificazione spinta, naturalmente. Gli ecosistemi reali sono molto più complessi di un semplice sistema a due specie e di solito non mostrano delle oscillazioni così regolari. Ma tuttavia il modello ci da delle idee sulle forze in gioco e di come il comportamento dei predatori potrebbe andare fuori controllo.

Sotto, vedete una simulazione del modello LV (fatta usando Vensim) dove ho ipotizzato che le prede non si riproducono; un'ipotesi vicina alla realtà in un sistema economico basato su risorse non rinnovabili. Nel grafico mostro anche il tasso di predazione. Si vede che i predatori continuano nell'uccisione furiosa di un gran numero di prede senza rendersi conto che stanno distruggendo la loro stessa fonte di sussistenza.  


Ovviamente si tratta di un'interpretazione qualitativa, ma sembra che ci stia dicendo qualcosa quando ci rendiamo conto che il predatore apicale nel nostro sistema socio economico è il governo, sotto forma delle sue numerose agenzie (la polizia, la magistratura, l'agenzia delle entrate, ecc.). Date un'occhiata all'articolo sotto del New Yorker e ditemi se non avete l'impressione di un predatore andato su tutte le furie. 

Presi 

In un regime di confisca civile, dei cittadini americani che non sono stati accusati di atti illeciti possono venire spogliati del loro contante, delle loro automobili e persino delle loro case. E' tutto qui quello che perdiamo?

Di Sarah Stillman, 12 agosto 2013

In un luminoso giovedì pomeriggio del 2007, Jennifer Boatright, una cameriera al bar tavola calda di Houston, guidava coi suoi giovani figli ed il suo ragazzo, Ron Henderson, sulla statale 59 verso Linden, la città natale di Henderson, vicino al confine fra Texas e Louisiana. Facevano il viaggio ogni aprile, ai primi segni di primavera, per camminare sui sentieri locali pieni di fiori selvatici e passare un po' di tempo col padre di Henderson. Quest'anno, hanno deciso di comprare un'auto usata a Linden, che ne ha un sacco in vendita, e quindi hanno impacchettato i loro risparmi in contanti nel cruscotto della vettura. Appena dopo il crepuscolo, superano un segnale che diceva “Benvenuti a Tenaha: una piccola città con un grande potenziale!”

Si sono infilati in un piccolo negozio per uno spuntino. Tornati in autostrada, 10 minuti più tardi, la Boatright, una “contadina del Texas di Lubbock”, per sua stessa ammissione, ed Henderson, che è latino, hanno notato qualcosa di strano. La stessa auto della polizia che il loro figlio undicenne aveva ammirato nel parcheggio del piccolo negozio li stava inseguendo. Vicino ai confini della città, un poliziotto alto e dalle spalle da toro di nome Barry Washington li ha fatti accostare.

Ha chiesto se Henderson sapeva di aver guidato sulla corsia di sisnistra per oltre mezzo miglio senza superare.

No, ha replicato Henderson, dicendo di essersi spostato sulla corsia di sinistra per favorire l'ingresso dell'auto della polizia in autostrada. 

C'erano droghe in macchina? Quando Henderson e la Boatright hanno detto di no, il poliziotto ha chiesto se lui e il suo collega potevano perquisire la macchina.

I poliziotti hanno trovato il contante della coppia e un tubo di vetro marmorizzato che, a dire della Boatright, era un regalo peri sua cognata, così li hanno scortati alla stazione di polizia. Lì, in un angolo, c'erano due tavoli colmi di gioielli, lettori DVD, cellulari e cose simili. Secondo il rapporto della polizia, la Boatright e Henderson corrispondevano al profilo di corrieri della droga: stavano andando da Houston, “un posto famoso per la distribuzione di narcotici illegali”, a Linden, “un posto conosciuto per lo spaccio di narcotici illegali”. 

Il rapporto descrive i loro bambini come possibili esche intese a distrarre la polizia mentre la coppia percorreva la strada con disinvoltura, fumando marijuana. (Non ne è stata trovata in macchina anche se Washington ha dichiarato di averne sentito l'odore).

L'avvocato del distretto della contea, una donna di 57 anni coi capelli cotonati alla Charlie’s Angels di nome Lynda K. Russell, è arrivata un'ora dopo. La Russel che faceva un secondo lavoro a livello locale come cantante country, ha detto a  Henderson e alla Boatright che avevano due opzioni. Potevano affrontare accuse penali per “riciclaggio di denaro sporco” e “messa in pericolo di minori”, nel qual caso sarebbero andati in prigione e i loro figli sarebbero stati dati in affidamento. O potevano firmare per lasciare il loro contante alla città di Tenaha e rimettersi in viaggio. “Non deve essere depositata nessuna accusa penale”, c'era scritto su una rinuncia che lei aveva redatto, “e i vostri bambini non devono essere affidati al CPS (Child Protective Services). “Dove siamo?” Ricorda di aver pensato la Boatright. “E' un qualche paese straniero in cui svendono i bambini delle persone”? Tenendo la sua bambina di 16 mesi sull'anca, è scoppiata in lacrime. Più tardi, ha appreso che gli accordi che prevedono contanti in cambio della libertà sono diventati un punto di orgoglio per Tenaha e che quelle versioni della tattica venivano usate in tutto il paese. “Essere sicuri e continuare il buon lavoro”, ha scritto lo sceriffo della città a Washington, in seguito ad una raffica di lamentele da parte di guidatori da fuori città che dichiaravano di essere stati fermati a Tenaha e derubati di contante, valori e, in almeno un caso, di un neonato, senza nessuna prova evidente di contrabbando.

Clicca qui per leggere l'articolo intero (in inglese) sul “New Yorker”

L'Italia esce dalla recessione





Dati aggiornati al 2013 secondo ISTAT. Titolo del post riprodotto da "Repubblica" del 14 Febbraio.

domenica 16 febbraio 2014

Picco della salute?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Dati Eurostat per l'aspettativa di vita sana in alcuni paesi europei, come riportato in un saggio caricato su arXiv da Ugo Bardi e Virginia Pierini. Misurare la “salute” comporta incertezze, ma questi dati difficilmente si conformano alla percezione comune di condizioni di salute sempre migliori in Europa.


Noi tutti sappiamo che viviamo vite lunghe, almeno nei paesi ricchi. Ma stiamo anche vivendo vite sane? Ciò non è evidente. Al contrario, a volte sembra che gli anziani stiano pagando per i loro anni in più di vita in termini di ogni sorta di malattie croniche e handicap. 

Tuttavia, questa è solo una percezione qualitativa che dovrebbe essere supportata da dati se dobbiamo considerarla degna di attenzione. Sfortunatamente, il concetto di “salute” è piuttosto difficile da definire; ciononostante ci sono dati che riportano un parametro chiamato “Aspettativa di Vita Sana” (Healthy Life Years Expectancy - HLYE) che misura il numero previsto di anni “senza disabilità” delle nostre vite. 

L'analisi di questi dati è il tema di un saggio che io e la mia collaboratrice Virginia Pierini abbiamo recentemente caricato su ArXiv. Abbiamo scoperto che secondo i dati EUROSTAT, diversi paesi europei (e l'Italia in particolare) hanno vissuto un declino nelle aspettative di vita sane a partire dal 2003. 

Circa questi risultati, è necessaria una premessa. Il solo modo per determinare la HYLE è chiedere alle persone come stanno riguardo alla propria salute. Le loro risposte dipendono dalla loro percezione ed anche dal modo in cui è posta la domanda. Quindi, quello che questi dati misurano potrebbe essere un declino del modo in cui le persone percepiscono la loro salute, piuttosto della loro salute reale. E qui c'è l'ulteriore complicazione che nel 2004 alcuni elementi sono cambiati nel modo in cui viene fatta la misurazione. In effetti, In un commento, Piergentili ha suggerito che il cambiamento osservato nella HYLE potrebbe essere un artefatto della misurazione.

Ma non possiamo nemmeno escludere che qualche cambiamento esterno reale abbia modificato la salute delle persone, o la percezione della propria salute. Nel saggio, abbiamo esplorato anche la possibilità che questo cambiamento potrebbe essere collegato all'ondata di calore che ha colpito l'Europa nel 2003 – un fenomeno che, infatti, ha avuto un effetto rilevabile sui dati dell'aspettativa di vita standard. 

Nel complesso, i dati sono troppo incerti per essere usati per arrivare a delle conclusioni sicure. Ma abbiamo pensato che valesse la pena di riportare questi dati, se non altro come punto interrogativo diretto alla comunità scientifica su cui commentare. Stiamo affrontando qui un punto fondamentale: la “salute” è spesso considerata come l'equivalente dell'aspettativa di vita ma dovrebbe essere vista più correttamente in termini di aspettativa di vita sana; anche in relazione ai cambiamenti che stiamo causando nell'ambiente. Speriamo che questo modesto tentativo da parte nostra possa essere di stimolo ad approfondire questo tema.


giovedì 13 febbraio 2014

Il collasso del predatore apicale

 


(immagine da legacysecurity.com) Il post che segue, di Dmitri Orlov, è il risultato di uno scambio di mail sulle somiglianze del collasso dell'Unione Sovietica (di trent'anni fa) e quello (in corso) dei paesi mediterranei, in particolare dell'Italia. Leggetelo per vedere l'interpretazione di Orlov su un fenomeno che io tendo a vedere come dovuto al comportamento dei cosiddetti "predatori apicali" ("top predator" in inglese). Se vi occupate di sistemi socioeconomici, potete notare come ci siano delle notevoli somiglianze con gli ecosistemi biologici. In particolare, in un sistema socioeconomico si può pensare che il "predatore apicale" sia il governo; ovvero quell'entità che controlla la polizia e le forze armate e che ha il potere di tassare i cittadini senza nessun limite prestabilito. Ora, in tutti questi sistemi c'è la tendenza ad andare in "overshoot" quando un predatore preleva più prede di quanto queste si possano riprodurre - oppure quando le prede hanno distrutto a loro volta le loro fonti di sostentamento. In questo caso, il predatore distrugge la popolazione delle prede, dopo di che non gli rimane che scomparire a sua volta. Tuttavia, i modelli mostrano che il predatore apicale è l'ultimo a sparire nell'ecosistema. Ovvero, il governo di uno stato tende a perdurare finché i cittadini posseggono qualcosa che può essere tassato. Ma, se la ricchezza dei cittadini dipende da risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili, a lungo andare non rimane più nulla da tassare. A questo punto il governo diventa un predatore senza più prede e non gli rimane che sparire. Questa potrebbe essere una buona interpretazione di quello che sta succedendo oggi in molti paesi. (UB) 



Come cronometrare il collasso

Da “Club Orlov”. Traduzione di MR
di Dmitri Orlov

Douglas Smith
Zeus
Durante gli ultimi 5 anni ho fatto diverse previsioni dettagliate sul collasso: Come è possibile che si sviluppi, quali le sue varie manifestazioni possibili e come colpirà i vari gruppi e categorie di persone. Ma sono rimasto di proposito vago sui tempi del collasso e dei suoi vari stadi. Non stavo trattenendo per me delle informazioni e non facevo il timido; non avevo realmente modo di calcolare quando avverrà il collasso – fino a cinque giorni fa, quando, dal nulla, ho ricevuto la seguente e-mail da Ugo Bardi:

Ciao Dmitry,

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A partire da questo, sto cercando di trovare un parallelo fra il collasso dell'Unione Sovietica e l'imminente collasso dell'Italia. Ci sono, come sempre, similitudini e differenze. In particolare, l'Unione Sovietica è collassata quasi immediatamente dopo che la produzione di petrolio si è appiattita ed ha iniziato a declinare. Al contrario, il governo italiano sopravvive nonostante una perdita del 36% del consumo di petrolio. 

La mia impressione è che sia tutto collegato ai diversi metodi di tassazione. Mi sembra di capire che il sistema fiscale dell'Unione Sovietica era basato principalmente su tasse sui beni e sulla produzione. Quando la produzione è entrata in stallo, le persone non avevano niente da comprare e il governo non aveva niente da tassare, perché la maggior parte delle persone non possedeva niente ed aveva pochi o nessun risparmio in banca. Quindi il governo non ha avuto scelta che salutare e scomparire. 

Invece, il sistema italiano è basato in gran parte sulla tassazione dei redditi e della proprietà. Il governo sta perdendo introiti sulle tasse dei beni (per esempio sulla benzina), ma può compensare con le tasse sulla proprietà. Gli italiani, in media, sono “ricchi”, nel senso che hanno risparmi in banca e sono in gran parte proprietari delle proprie case. Quindi, il governo può tassare le loro proprietà e i loro risparmi. Finché gli italiani avranno ancora qualcosa di tassabile, il governo sopravviverà. Scomparirà soltanto quando sarà riuscito a spogliare completamente i cittadini di tutto quello che hanno. 

Sei d'accordo con questa interpretazione? (A proposito, l'Italia come Stato potrebbe essere anche più culturalmente variegato rispetto a com'era la vecchia Unione Sovietica).

Ugo

Ho risposto:

Ciao Ugo,

articolo molto interessante. Sì, tutto l'arco meridionale dell'UE si trova in una qualche stadio iniziale di collasso, ma finora non mi era capitato di pensare a dei paralleli con l'ex URRS. Ora che ci penso sopra, il parallelo è ovvio: è un collasso finanziario innescato da qualcosa che ha a che fare col petrolio, ma con le polarità invertite e ritardato da un periodo di distruzione della ricchezza. 

Nel caso dell'ex URRS, la tassazione non era realmente una fonte di reddito per il governo. L'economia nazionale era basata sulla proprietà del governo di tutto, sulla pianificazione centralizzata e sui bilanci e un sistema di assegnazione ministeriale dei contratti alle imprese possedute dai ministri. L'economia esterna era una questione di esportazione di idrocarburi in cambio di moneta estera, che veniva usata per comprare grano – in prevalenza granaglie per alimentazione animale, senza la quale la popolazione sarebbe diventata povera di proteine e malnutrita. Durante il cosiddetto periodo di “stagnazione” degli anni 80, l'economia sovietica è stata svuotata a causa di diverse tendenze. L'eccessiva spesa nella difesa era una di queste. Un'altra era che l'investimento in beni cruciali (macchinari, impianti e attrezzature) ha raggiunto il punto dei ritorni decrescenti, che è molto difficile da caratterizzare ma non così difficile da vedere. Infine, Solzhenitsyn e il movimento dei dissidenti hanno fatto un danno irreparabile al prestigio sovietico, distruggendone il morale. Il colpo di grazia, quando è arrivato, consisteva in due parti. Una era l'incapacità di aumentare la produzione di petrolio dato lo stato della tecnologia di estrazione del petrolio sovietico dell'epoca. L'altro è stato il crollo dei prezzi del petrolio, fino a 10 dollari al barile a un certo punto, perché il Mare del Nord e l'Alaska sono entrate entrambe in produzione e i sauditi pompavano quanto più petrolio potevano sulla base di un tacito accordo con gli Stati Uniti per abbassare i prezzi del petrolio e far collassare così i sovietici. In questo hanno avuto un grande successo. L'URRS si è fortemente indebitata con l'occidente e, alla fine, ha avuto bisogno del credito occidentale per mantenere le luci accese al Cremlino. Una delle scene finali rappresentava Gorbaciov al telefono con Helmut Khol che chiedeva di chiedere agli americani di sbloccare un po' di fondi. 

Ora posso vedere dei paralleli a questo in quanto sta accadendo ora negli Stati Uniti e nell'Unione Europea, ma con tutte le polarità invertite: qui il petrolio entra e i soldi escono e il colpo di grazia sarà dovuto agli alti costi del petrolio piuttosto che quelli bassi. Al posto dei fallimenti nella pianificazione centralizzata, che non è riuscita a distribuire in modo efficace la produzione, abbiamo fallimenti del mercato globalizzato, dove la produzione è efficacemente globalizzata ma il consumo non è efficacemente localizzato fra i ricchi e gli ex ricchi e deve essere alimentato dal credito. Al posto dei ritorni decrescenti dalla distribuzione di beni capitali, abbiamo ritorni decrescenti dalla distribuzione del capitale stesso, dove un'unità di nuovo debito ora produce molto meno di un'unità di crescita economica. Il danno alla reputazione e al morale è in gran parte dal lato statunitense dell'Atlantico, dove al posto di Solzhenitsyn e il movimento dissidente abbiamo lo scandalo di Abu Ghraib,  Wikileaks di Julian Assange e Edward Snowden. Per quanto riguarda la UE, gran parte del danno ha a che fare con la sperimentazione di disparità economica fra il cuore ricco e la periferia sempre più impoverita. La recente mossa dell'Ucraina di andarsene dall'UE e il caos successivo finanziato dall'occidente a Kiev, spettacolo il cui fiorire è a sua volta al di fuori della UE. La spesa militare fuori controllo è ugualmente in gran parte un problema statunitense, anche se i fallimenti epocali in Afghanistan, Libia e Siria, nei quali la UE è complice, è probabile che abbiano a loro volta qualche effetto. 

Confrontare l'ex URRS con l'Italia è difficile a causa della differenza di scala: 1/5 della superficie terrestre contro una penisola piuttosto piccola; un'economia che è lentamente decaduta nell'isolamento contro una parte integrante dell'UE; un paese dove la scelta è fra bruciare idrocarburi o morire di freddo contro uno in cui la scelta è fra andare in scooter o prendere l'autobus; un paese con un settore agricolo devastato incapace di produrre sufficienti calorie proteiche contro un paese di buongustai dove i negozi di alimentari costituiscono dei buoni soggetti per dei quadri ad olio. Ma penso che quando si tratta del collasso reale, quando alla fine arriva, ci saranno sempre similitudini identificabili. Il collasso finanziario arriva sempre prima: ogni sorta di accordo finanziario collassa quando il centro diventa incapace di far galleggiare la periferia e in risposta la periferia comincia a rifiutare la cooperazione economica. Il risultato è un crollo delle catene di fornitura, chiusura della produzione e, subito dopo, chiusura del commercio. Nel caso dell'ex URRS, questo si è verificato nel 1989-1991 quando le varie repubbliche e regioni hanno rifiutato di cooperare con Mosca. Sospetto che questo accadrà anche nella UE, a un certo punto. Ma ma penso che tu abbia proprio ragione che mentre il cittadino medio sovietico non poteva essere spennato più di tanto, l'Italia, e gran parte della UE, ha ancora un sacco di pecore grasse che il governo può tosare per continuare a fa funzionare le cose. Così parliamo di qualche altro anno di declino costante prima che le luci si comincino a spegnere. Questa, quindi, è la distinzione chiave: l'ex URRS è collassata subito perché era già pelle e ossa, mentre gli Stati uniti e l'Unione Europea hanno ancora molto grasso sottocutaneo da bruciare. Ma di fatto lo stanno bruciando. E quindi la conclusione è che il collasso arriverà, ma qui ci vorrà un po' di più.

Dmitry

Ugo ha risposto:

Sono d'accordo con te, naturalmente. Ha perfettamente senso secondo me ed è il punto principale che stavo proponendo: il governo sovietico non poteva tassare troppo i cittadini sovietici perché questi avevano ben poco. 


Il governo italiano invece ha un po' più di fortuna, nel senso che gli italiani hanno qualche risparmio e gran parte di loro possiede la propria casa. Così, il governo sta progressivamente strangolando i suoi cittadini per spremere da loro tutto quello che hanno – finché hanno ancora qualcosa. 

L'ultimo giro di aumenti delle tasse in Italia ha colpito le case e sta facendo molto, molto male, specie ai poveri. Qui si può essere poveri e avere comunque una casa ereditata dai propri genitori. Ora il governo ti chiede di pagare come se quella casa fosse un reddito! Questo è realmente un male. Le persone che non hanno soldi per pagare questa tassa di proprietà si possono solo indebitare con le banche (o peggio). Alla fine, dovranno vendere le proprie case o darle alle banche (o alla Mafia) – il risultato è un disastro per tutti, banche comprese, e persino per il governo. Ma tutta questa cosa ha una logica perversa. Ha il vantaggio che genera qualche contante immediato, di cui il governo ha disperatamente bisogno, e chi se ne frega del futuro. La prossima fase sarà colpire i conti in banca. Alla fine, quando non resterà più nulla, il governo toglierà le tende e saluterà tutti. Accidenti, in che razza di pianeta sono atterrato...



Ugo

Quindi ecco il profilo per calcolare la tempistica dei collassi:

1. Scoprire quando parte il cronometro del collasso cercando un significativo crollo del consumo di energia

2. Calcolare quanto andrà avanti il cronometro dividendo la ricchezza totale della cittadinanza per il deficit dell'economia in contrazione

Per ogni economia industriale il cronometro del collasso parte quando il consumo di idrocarburi fossili comincia a calare in modo apprezzabile. A volte è difficile dire se questo è già avvenuto, se il paese in questione è ancora un grande produttore di idrocarburi. I numeri della produzione lorda possono ancora mantenersi costante, o anche apparire in leggero aumento, ma una volta sottratta tutta l'energia che viene spesa nella stessa produzione di energia, e nell'inutile mitigazione delle sue conseguenze indesiderate, siamo in grado di vedere un declino più prima che poi. Segnatamente, il rendimento energetico netto, o EROEI, è molto basso per tutte le nuove fonti non convenzionali che sono state strombazzate come la panacea negli ultimi anni, come quelle che richiedono la fratturazione idraulica, le trivellazioni in acqua profonde, le sabbie bituminose e così via. (Le cosiddette “rinnovabili” come eolico, solare e biocombustibili, sono uno scherzo ancora più grande, perché tutte, con l'eccezione degli impianti idroelettrici, hanno un'energia netta che è troppo bassa per sostenere un'economia industriale, in più dipendono da tecnologie che sono “non rinnovabili” a meno che il paese non mantenga una vasta base industriale che è alimentata dai combustibili fossili). Quindi il calo nel consumo dell'energia netta è chiaro per quanto riguarda l'Italia, che produce il 7% del petrolio che consuma e importa il resto, mentre il quadro è in qualche modo meno chiaro per gli Stati Uniti, che riescono ancora a produrre circa un terzo del proprio petrolio.

Visto che tutte le economie industriali sono letteralmente alimentate dai combustibili fossili, un minore consumo di energia si traduce immediatamente in un minore livello di attività economica e ad un'economia in contrazione. Il divario fra le aspettative di crescita economica che vengono composte in tutti gli accordi finanziari e la realtà del declino economico alimentato dalla minore disponibilità di energia, deve essere collegato ai risparmi della popolazione. Ci sono diversi modi per espropriare la ricchezza, che provengono genericamente da diversi tipi di misure di tassazione furtiva, a misure più evidenti, all'espropriazione diretta. Prendendo gli Stati Uniti come esempio (visto che ho più familiarità con loro) l'espropriazione a cascata procede come segue:

1. La politica della Banca Centrale di azzeramento dei tassi di interesse sui risparmi è combinata con una massiccia stampa di denaro. Questo spinge i soldi nei mercati speculativi (azioni, edilizia, ecc.) creando enormi bolle finanziarie; quando queste bolle scoppiano, si dice che i risparmi vengono distrutti, ma in realtà quei soldi sono già stati spesi dal governo o usati per riempire le casse private di coloro che sono strettamente legati al governo.

2. La politica di governo di annullare i pensionamenti o i pensionati a breve. Il governo federale ha lavorato duramente per prendere le sue misure ufficiali di inflazione del tutto senza senso, in modo da giustificare la propria politica di fare gli adattamenti al costo della vita ai pagamenti della sicurezza sociale che sono di gran lunga inferiori degli aumenti reali del costo della vita. Un altro schema di espropriazione federale è attraverso i prestiti garantiti agli studenti, che non possono essere scaricati attraverso la bancarotta e che hanno creato un'intera classe di servi a contratto. A livello locale, i governi dello stato e quelli municipali stanno tagliando o cancellando i programmi di pensionamento in virtù del fallimento.

3. Obblighi di segnalazione sempre più onerosi per le transazioni finanziarie, specialmente per coloro che cercano di lasciare il paese e di portare i propri risparmi all'estero. Tutti i conti bancari esteri ora devono essere segnalati e le persone che lavorano all'estero ora sono costrette a schedare voluminosi rapporti annuali che costano migliaia di dollari da preparare. Coloro che decidono di ripudiare la propria cittadinanza statunitense sono costretti a pagare una grossa tassa di espatrio. Ciononostante, numeri record di cittadini statunitensi hanno fatto proprio questo. Il solo fatto di avere un passaporto statunitense rende spesso impossibile creare conti presso istituzioni finanziarie straniere, che hanno poca voglia di soddisfare le richieste di informativa finanziaria degli Stati Uniti.

Sono queste le misure che ci sono già. Guardando quello che è stato tentato, qui e altrove, possiamo vedere quali altre misure sono in preparazione. Fra queste:

1. I cosiddetti “salvataggi” dove le istituzioni finanziarie insolventi vengono salvate confiscando i fondi dei correntisti. Possiamo aspettarci che la storia  sia simile a quanto avvenuto a Cipro: i correntisti politicamente ben connessi vengono avvertiti in anticipo e prelevano i loro soldi immediatamente; tutti gli altri vengono pelati.

2. Limiti ai prelievi in banca. Potremmo ancora “avere” soldi in banca, ma quello è l'unico posto in cui possiamo “averli”. La semantica del verbo “Avere” può essere molto ingannevole, capite...

3. Tasse sempre in aumento su proprietà che finiscono nella confisca della proprietà. Funziona così: il governo stampa soldi e li passa agli amici; gli amici li usano per far salire il valore della proprietà; le tasse catastali salgono al punto in cui i proprietari non possono pagarle; i proprietari perdono le loro proprietà. E' sconcertante che il 63% degli acquisti immobiliari in Florida lo scorso dicembre siano stati fatti in contanti.

4. Vari tipi di regolamenti improvvisi, nuovi, super complessi, la cui inosservanza porta a multe molto alte. A sua volta, il non pagamento di queste multe porta alla perdita del patrimonio. Gli Stati Uniti hanno alcune leggi molto curiose, secondo le quali oggetti inanimati come macchine, barche e case possono essere accusate di un crimine, sequestrate e vendute all'asta. Possiamo aspettarci molti più accaparramenti di proprietà in futuro.

5. Confisca dell'oro, che è già avvenuta una volta negli Stati uniti, quindi c'è anche un precedente. So che questo farà incavolare molta gente, ma devo ancora sentire un argomento convincente per la quale il governo statunitense non debba ricorrere alla confisca dell'oro quando questa risulta essere una delle poche carte rimastegli da giocare.

Quest'elenco non è in alcun modo completo. Se pensate che abbia tralasciato qualcosa di importante, per favore aggiungetelo con un commento e valuterò di aggiungerlo. Ora, sarebbe bello se tutte queste misure funzionassero come un orologio, producendo sempre la giusta quantità di confisca di ricchezza per far levitare il governo, e lo schema finanziario sul quale si basa, un po' più a lungo. Ahimè, come con la maggior parte delle cose, qualcosa è destinato ad andare storto ad un certo punto, molto probabilmente quando meno ce lo aspettiamo. E sembra certo come la morte che qualcosa andrà di fatto storto molto prima che l'ultimo cittadino americano venga privato di tutta la ricchezza accumulata e lasciato alla sua vita pacifica in un fosso lungo la strada, indossando un attraente perizoma ed un elegante impacco di fango come cappello, perfezionando in silenzio una nouvelle cuisine che ha come protagonista le lumache au jus (in brodo) insalata di tarassaco au chaume (alle stoppie). Forse potete immaginarlo, ma io no. Oltre un certo punto, posso solo immaginare notizie di “disordini pubblici” diffusi seguiti da “collasso di ordine e legge”.

Tuttavia, spero che questo contesto ci permetterà di impostare un limite massimo per quanto a lungo un collasso può essere differito in ogni paese specifico. Una volta che il consumo di idrocarburi diminuisce in modo apprezzabile, il cronometro parte. Quindi è possibile stimare quanto a lungo può teoricamente scorrere il cronometro dividendo il patrimonio netto rimanente della popolazione per la dimensione del buco nell'economia creato dal crollo nel consumo di energia.

Ma dopo che le cose si complicano. Alcuni paesi si svuoteranno molto pacificamente e entreranno dolcemente nella notte, mentre altri esploderanno e avanzeranno velocemente lungo la sequenza del collasso finanziario-commerciale-politico. Quindi forse la cosa più utile da sapere è se il cronometro del collasso è già partito per ogni singolo paese perché, se è già partito, diventa un gioco stupido aspettare l'inevitabile conseguenza.

Un approccio ragionevole è quello di avere un altro passaporto e di riposizionarsi silenziosamente in un altro paese. E' importante che questo paese sia uno per il quale il cronometro del collasso non sia già partito e non partirà ancora per molto. Idealmente questo sarebbe un paese sicuro, politicamente stabile, energeticamente indipendente, militarmente invincibile, sotto-popolato e che non prevede estradizione che sarà fra gli ultimi ad essere gravemente distrutti dal cambiamento climatico e dove potreste pranzare con Edward Snowden. Ma questo approccio non attrae tutti, e lo capisco.

Quindi un altro approccio è di adattarsi a ciò che sta arrivando rimanendo negli Stati uniti, o in qualsiasi altro paese per il quale il cronometro del collasso sia partito, rendendo se stessi e la propri ricchezza, se se ne ha una, illeggibile. Ecco un articolo molto carino di un leccapiedi intelligente di nome Venkatesh Rao sul concetto di illeggibilità. E qui c'è un un testo di base molto carino su come essere una persona illeggibile. Questo tipo di illeggibilità non ha niente a che vedere con lo scrivere a mano; si tratta di essere nascosti in piena vista. Leggetelo per favore come compito a casa, perché avrò molto da dire su questo argomento nel prossimo futuro. E mi piacerebbe vedere una lista di paesi per i quali il cronometro del collasso è già partito, insieme a stime di prim'ordine su quanto potrebbe durare per ciascuno, sulla base del patrimonio netto della popolazione e del deficit economico del paese. Ma siccome questo post ha appena superato le 3000 parole, lascio questo esercizio al lettore.




lunedì 10 febbraio 2014

Futuro Profondo: l'altro lato del picco del carbonio


Da “The frog that jumped out”. Traduzione di MR

Una recensione del libro di Curt Stager

Di Ugo Bardi



Avevo grandi aspettative per  questo libro, ma sono rimasto deluso. Non che sia un brutto libro, al contrario, è pieno di informazioni interessanti. Tuttavia, mi sono positivamente irritato leggendolo. Ma se qualcosa ti fa arrabbiare ci devono essere delle ragioni e, se si comprendono le ragioni, si ha una possibilità di imparare qualcosa. Così, una cosa che ho imparato da questo libro è una migliore comprensione della difficoltà di mantenere un atteggiamento puramente razionale sul cambiamento climatico, anche per coloro fra noi che sono formati all'approccio scientifico.


Finora, la questione del cambiamento climatico è stata dominata da un atteggiamento che dice – più o meno – che il clima è un grosso problema, certo, ma abbiamo le soluzioni e non succederà niente di terribile, basta che facciamo poche piccole cose come installare finestre a doppi vetri e andare di più in bici al lavoro. Sfortunatamente, ormai è chiaro che non sarà facile. Finora non è stato fatto nulla ed è probabile che nulla si farà prima che sia troppo tardi (sempre che non lo sia già). Quindi, siamo stati presi in una gigantesca tempesta planetaria provocata da noi stessi e ci stiamo tuffando dritti in un futuro in cui il clima gestirà noi, piuttosto che l'opposto. Cosa ci accadrà, quindi?

Un sacco di gente sembra essere convinta che il riscaldamento planetario non sarà poi così male – al contrario, porterà dei vantaggi, dall'idea ingenua di poter risparmiare sul riscaldamento di casa a quella che un oceano Artico senza ghiaccio sarà un a cuccagna per trivellare petrolio. Sul breve termine, entrambe queste aspettative potrebbero risultare soddisfatte – in parte. Ma quale sarà il destino dell'umanità dopo il grande impulso di carbonio? Non molti testi affrontano questo argomento. Uno è il libro di Curt Stager “Futuro Profondo” (Deep Future, 2011), che esamina il futuro fino a 100.000 anni da adesso. Un tentativo ardito di affrontare con un tema affascinante, purtroppo non completamente riuscito.

Un problema di questo libro è l'insistenza di Stager nel sostenere che i cambiamenti futuri saranno dolci e graduali, dando alla gente un sacco di tempo per adattarsi. Questo atteggiamento porta Stager ad alcune dichiarazioni che lasciano perplessi, come “... l'aumento dei livelli del mare saranno più una costosa seccatura che una catastrofe” (p. 132). Capisco che questa frase è stata scritta prima degli uragani Sandy e Haiyan, ma questo non la rende meno fastidiosa. Poi, riguardo al caldo estremo nelle regioni tropicali, Stager sembra pensare di poter dimostrare quanto sia facile adattarsi dichiarando (p. 186) “Non dimenticherò mai di essere rimasto a bocca aperta per lo stupore mentre colonne di muscolosi soldati francesi della Legione Straniera si urtavano e manovravano fra i miraggi ondeggianti di Gibuti, una sacca di depressioni e creste di lava come una fornace...” Coloro fra di noi che non sono dei “muscolosi legionari” potrebbero trovare questo leggermente indisponente, per non dire offensivo.

Di tanto in tanto, l'insistenza di Stager sui cambiamenti lenti e graduali condiziona negativamente anche il contenuto scientifico del libro. Per esempio, non ci troverete una parola sull'anossia dell'oceano – una delle conseguenze a lungo termine più pericolose del cambiamento climatico. E' un'omissione curiosa, perché Stager ci racconta (p. 45) che lui stesso ha navigato le acqua del lago Nyos, in Camerun, solo un anno prima che una gigantesca eruzione di CO2 emessa dal lago uccidesse quasi 2000 persone. Il lago Nyos è anossico, proprio come si ritiene siano stati gli oceani durante le fasi climatiche che hanno portato alle estinzioni di massa. Ma queste eruzioni killer di gas passate non vengono mai menzionate nel libro, probabilmente perché sono in contrasto con la tesi di Stager che i cambiamenti sono sempre lenti e graduali.

L'atteggiamento di Stager si palesa anche dai suoi punti di vista su ciò che gli scienziati del clima dovrebbero dire sul cambiamento climatico. E' chiaro che vede l'atteggiamento di molti dei suoi colleghi come eccessivamente catastrofista. Per esempio, a pagina 240 dice "So anche che almeno una figura ben nota della comunità climatica ha di proposito esagerato i pericoli del riscaldamento globale nelle presentazioni pubbliche, perché me lo ha detto a una conferenza. La sua giustificazione è stata questa: 'Se la gente non è spaventata, non presta attenzione'” Ora, questa dichiarazione è profondamente ingiusta – se non offensiva – rispetto alla comunità scientifica. Se Stager vuole accusare gli scienziati di “esagerare di proposito” i pericoli del riscaldamento globale (e lo fa diverse volte nel libro) deve fornire dati ed esempi. Limitarsi a citare una fonte anonima e non verificabile non è il modo di farlo. (Notate, per inciso, che nelle migliaia di messaggi rubati della controversia del “climategate”, la truppa anti-scienza non è riuscita a trovare una singola frase che indicasse che gli scienziati stessero esagerando alcunché di proposito).

Quindi, un libro interessante, guastato da un atteggiamento che porta spesso l'autore fuori strada nel suo tentativo di minimizzare i pericoli che abbiamo di fronte. Ma merita di essere letto per la sua ampia perlustrazione di un futuro remoto al quale la maggior parte di noi non si ferma mai a pensare. Ci sarà vita dopo il grande impulso di carbonio? La risposta di Stager forse è troppo ottimistica, ma è una possibilità concreta. L'umanità, intesa come specie, potrebbe sopravvivere al cambiamento, anche se la perdita di vite umane potrebbe essere enorme.

Ma la cosa interessante del libro è che evidenzia che ognuno di noi è prevenuto quando guarda ai risultati finali del cambiamento climatico. Di fronte alla catastrofe imminente, alcuni di noi tendono a negarla (li chiamiamo “negazionisti”). Altri, come Stager, non negano il cambiamento, ma cercano di fare del loro meglio per minimizzarlo. E molti di noi reagiscono con un frenetico attivismo climatico mentre, allo stesso tempo, cerchiamo di non guardare il vero volto del disastro imminente. Tuttavia, il grande picco del carbonio è in atto e siamo diretti verso una Terra così diversa che la possiamo considerare un altro pianeta. Prima di atterrarci, possiamo cercare di capire cosa ci troveremo.