lunedì 6 settembre 2021

La trappola della conoscenza



Un Post di Fabio Vomiero

Nonostante certa filosofia ingenua e una spiccata propensione umana alla retorica mitologica amino da sempre confezionare ed etichettare idee e concetti, dovrebbe invece essere chiaro come, in realtà, tutto il nostro armamentario lessicale, sintattico e cognitivo, si dimostri il più delle volte evidentemente insufficiente nell'esprimere l'estrema complessità intrinseca di molti fenomeni complessi.

Problema peraltro già noto da tempo presso le menti più perspicaci. Basti pensare per esempio, senza scomodare la solita fisica quantistica di Heisemberg o Schrӧdinger, alle frequenti riflessioni di Darwin sui possibili fraintendimenti che avrebbe potuto generare la difficile esplicazione della sua teoria, cosa che poi si è effettivamente verificata. Si pensi inoltre a concetti comunemente abusati come quelli di realtà, vita, mente, coscienza, scienza o conoscenza stessa, appunto: nonostante in letteratura si possa trovare certamente di tutto e di più, di fatto, non esistono mai delle definizioni univoche e universalmente accettate.

Del resto, anche l'osservazione attenta della nostra piccola esperienza quotidiana ci può dire molto in merito alla questione. Provate a mettere d'accordo uno scienziato e un sacerdote sulle prove dell'esistenza di Dio, o un filosofo "cartesiano" e un neuroscienziato sull'essenza del presunto dualismo mente-corpo, oppure ancora un certo politico di destra e uno di sinistra sulla convenienza socio-economica o meno del cosiddetto "liberismo". Ma provate anche soltanto a capire, tra la sterminata letteratura spesso discordante, se il caffè, le uova, i latticini o il cioccolato facciano bene o male, se sia meglio operare la vostra poliposi nasale o la vostra calcolosi oppure no, se la caccia nel ventunesimo secolo abbia ancora un senso, se la politica di Biden possa essere o meno corretta, o soltanto conoscere come siano andate veramente le cose in Libia e in Iraq prima, e adesso in Afghanistan.

Ebbene, il punto è che allora, nonostante molte menti dogmatiche continuino ancora a pensare ingenuamente il contrario, tutto questo ci dovrebbe invece suggerire quantomeno una certa prudenza nel considerare la valenza stessa di concetti assoluti come quelli di realtà, verità e conoscenza.

In effetti, se ci spostiamo provvidenzialmente dalle sfere appunto più dogmatiche e mitopoietiche, come quelle per esempio delle ottomila religioni e delle infinite filosofie diffuse nel mondo, all'unica vera possibilità di avvicinamento a forme di conoscenza perlomeno affidabili e condivise, rappresentate dalla scienza contemporanea (che non è più soltanto quella di Galileo e Newton), possiamo ritrovare moltissimi elementi teorici e sperimentali che supportano l'evidenza di come non si possa in alcun modo attribuire al concetto di conoscenza un significato completamente oggettivo e definitivo.

Primo fra tutti il fatto che ogni dato (scientifico) grezzo è generalmente muto se non viene integrato e contestualizzato all'interno di un costrutto teorico (teoria o modello) che, com'è noto, non è mai fisso e definitivo, ma cambia o si modifica costantemente nel tempo. Il problema è che ad essere in gioco non è soltanto l'estrema complessità dei fenomeni osservati che producono emergenza di nuova informazione e di nuovi comportamenti, ma anche la variabilità, i limiti e la complessità dell'osservatore che, a tutti gli effetti, diventa egli stesso elemento di ogni tipo di sistema indagato, condizionando, di fatto, la pluralità e la scelta delle descrizioni possibili.

E' chiaro che allora, a questo punto, la frontiera di ogni prospettiva di conoscenza non potrà che essere mobile e cambiare anche sensibilmente a seconda che l'elemento osservatore ragioni fondamentalmente da poeta, da sacerdote, da filosofo, da scienziato e ancora di più a seconda che questi osservatori siano più o meno bravi e preparati nell'analisi e nell'interpretazione sistemica.

Processi complessi che studiano altri processi complessi, sostanzialmente, il che implica che ogni descrizione del mondo non potrà che essere necessariamente centrata sulle "scelte sistemiche" sempre parziali e limitate dell'osservatore, sgomberando così il campo da quelle residue, ma ancora diffuse illusioni, di una logica completamente oggettivistica della conoscenza. In altre parole è come se di un infinito paesaggio di informazione noi non riuscissimo che a cogliere di volta in volta soltanto alcuni aspetti e non altri, un po' come quando in meccanica quantistica si fissano le condizioni sperimentali per estrarre dai sistemi certa informazione anzichè altra, mediante il collasso della funzione d'onda.

Ecco perchè il filosofo e il neuroscienziato di prima non si metteranno mai d'accordo e in fondo, nonostante tutti i proclami, non riusciremo mai a prevedere nel dettaglio l'evoluzione di molti sistemi complessi quali il clima, la tettonica, il folding proteico, il decorso o l'esito di malattie ed epidemie, le relazioni sociali, l'andamento della borsa, le crisi economiche, o soltanto immaginare quale potrà essere il nostro pensiero tra cinque minuti.

Ma qual è allora il senso di questa breve riflessione epistemica... Probabilmente quello di una semplice lezione di umiltà e di consapevolezza della precarietà della nostra conoscenza così come lo è peraltro la nostra stessa esistenza. Perchè esiste sempre uno scarto tra le nostre rappresentazioni e descrizioni del mondo, siano esse modelli o teorie, e il mondo stesso che ci chiama, ed è proprio grazie a questo scarto, più o meno ampio, che trova spazio il gioco della pluralità degli approcci possibili e delle visioni prospettiche, le quali possono poi generare ipotesi e teorie anche sostanzialmente, o soltanto apparentemente, incommensurabili tra di loro.

Il nostro rapporto con il mondo, infatti, non è mai neutro, perchè anche le nostre osservazioni empiriche sono sempre inevitabilmente cariche di una certa dose di background, pregiudizio, teoria e aspettativa, purtroppo, che poi è anche il motivo per cui siamo così diversi da una semplice macchina di Touring.

Insomma, potremmo dire che, sulla base di quanto abbiamo detto, tenderebbe ad emergere l'immagine di una conoscenza condannata ad essere soltanto parziale e dalla vocazione più che altro "costruttivista", da intendersi quindi come un raffinato processo relazionale tra osservatore e osservato a metà strada tra un "realismo" banale e tautologico e un "relativismo" ingenuo, che trascura invece l'importanza, la straordinarietà e l'affidabilità della conoscenza scientifica rispetto a tutte le altre forme di sapere.

Purtroppo, il caos culturale tipico della nostra epoca rappresenta un ambiente pericoloso e poco favorevole alla produzione e alla trasmissione di una conoscenza seria e concreta: proliferazione continua di miti e di luoghi comuni, formazione scolastica probabilmente inadeguata, informazione mediatica scadente, ipertecnologia che paralizza le menti, e una scienza che continua ad essere poco compresa e male interpretata oltre che dai soliti umanisti naif, anche da alcuni suoi stessi rappresentanti.

Serve perciò molto impegno, studio e applicazione se si vuole ambire a diventare delle persone intellettualmente libere, sagge e razionali, e rendere un po' meno ingombrante e pesante il fardello non solo della propria ignoranza, ma anche della propria stupidità... Una fatica che, comunque sia, varrebbe la pena di sostenere.

17 commenti:

  1. tutta la conoscenza che non può essere misurata matematicamente, non può avere molta credibilità. In questo senso Zichichi ha ragione, ma bisogna tener in conto che non tutto si può misurare. Le menti umane possono spaziare dal quasi infinitamente grande, ma rimanere talvolta limitate vergognosamente. Anche in questo caso il discorso è troppo lungo e complesso per poterlo approfondire. Ognuno ha le sue esperienze e se, grazie a queste, vive bene e fa vivere bene anche gli altri, tanto di cappello. Se c'è qualcosa che non torna, bisognerebbe che facesse tanta mea culpa, come una volta insegnavano le buone religioni, perchè, come dice la Madonna, Dio ce l'hanno tutte le ottomila e passa religioni citate, ma spesso urlare viva Dio o viva il Duce o Stalin o Mao è la stessa cosa. Figuriamoci che un mio amico urla addirittura viva Renzi. Alighieri si starà rivoltando nella tomba se vedesse la sua canoscenza ridotta a questo modo.

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  2. Rimango dell'idea che il punto finale della scienza sia la tecnica, una volta applicata a qualcosa una teoria diventa "fissa": Newton non soppianta Galileo ma lo espande con metodi e interpretazioni nuove ma di base deve confermarne il lavoro in quanto applicato, a sua volta Einstein con la relatività espande il lavoro newtoniano ma non lo soppianta (la NASA progetta le missioni con Newton) confermandolo.
    La scienza di base poi soffre dell'uso della maematica che fortunatamente è chiara nell'affermare di essere incompleta, Godel e Von Newman dimostrano che ogni teoria matematica o è coerente o è completa (https://it.wikipedia.org/wiki/Teoremi_di_incompletezza_di_G%C3%B6del )quindi di base, siccome una matematica incoerente è inutile, ogni teoria è incompleta! Che gli esseri umani non accettino l'ignoto è evidente, impegnano forze mentali immani per far rientrare tutto in complessi sistemidi credenze per evitare di affrontare questa realtà come evidentissimo nelle religioni che rispondono in primis alla necessità di superare l'ignoto supremo: la MORTE!
    Oggi la complessità si insinua nella vita comuna con il gigantesco mare delle informazioni che ognuno di noi tiene in tasca, le certezze evaporano e si trasformano alla velocità dell'elettronica in chimere ghignanti o forse in gorgoni in grado di pietrificare, uno sguardo alla creatura sbagliata e vedi il ghignante volto di Medusa che ti pietrifica demolendo una delle tue certezze lasciandoti cerbiatto abbagliato dai fari!
    La scienza prosegue a saltelli e spintoni come sempre, Galileo abiura ma viene rialzato, ignorata dai molti che ne vedono solo il punto finale nel nuovo giocattolo hitech, domani si scopriranno nudi davanti ad un profilatore digitale supportato da un processore quantico che li conosce meglio di loro stessi, alcuni urleranno e alzeranno i pungi a questo nuovo "dio" ignoto e onnipotente rivendcando i propri antichi dei, altri lo venereranno......
    In tutto questo il deserto dello spirito è immutato dall'inizio dei tempi, veneratori per convenienza gli umani solo in rari casi riescono ad elevarsi alla regione dello spirito con esempi diffusi in ogn strato ma sempre unici e brillanti come stelle nell'immensità della notte, santi e pensatori ma anche uomini ignoti alla storia le cui opere ne sagomano i flussi. Il mediocre non li vede, troppo impegnato a costruirsi la propria narrazione in cui è il "migliore dei migliori", ma sono i piccoli sassi donati da questi individui per quanto e per come gli riesce nei limiti dell'imperfezione umana a consentire una vita decente ormai a miliardi di individui.
    Caro prof, anche a lei penso, "i limiti dello sviluppo" è un lavoro magnifico a cui anche lei ha messo un sassolino, innegabile nelle sue verità analitiche. Ovviamente è un lavoro "incompleto" (mi passi la definizione precedente), non una profezia ma una previsione credibile, oggi vediamo mutare i prespposti e quindi le conseguenze mentre anche lei che lo ha scritto continua a riversare energia per annullare i risultati: energia nuova per superare i limiti di quella finita (rinnovabili), economa circolare per superare i limiti delle risorse materiali, coscienza e conoscenza aggiunta per superare la stasi del pensiero!

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  3. Ottimo post, la cui fondatezza/ragionevolezza/validità e' confermata ad es. dalle polemiche di qs settimane sulla vaccinazione antipandemica...

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    1. ....che a me sembra solo casino creato apposta per confondere, di conoscenza non c'è una mazza.

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    2. Anche a me!
      Da più fonti ufficiali di diversi stati si dice che bisognerà fare una dose ogni ogni 6 mesi, a tutti, per tutta la vita.
      Facendo due conti, significa che una persona che nasca adesso e che muoia nel 2101, dovrebbe fare 160 dosi di vaccino.
      In Italia, stimando 60 milioni di abitanti, significa fare 228 punture al secondo, 24 ore su 24, 365 giorni l'anno, da qui al giorno del giudizio.
      Ecco, è come la crescita esponenziale, meglio iperbolica, infinita.

      Guido.

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    3. Errata corrige.

      Al minuto, non al secondo!

      Guido.

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    4. almeno un borg si vedeva dal congegno applicato sulla tempia. Se fosse vero che i vaccinati emettono un segnale alfanumerico, significa che ormai siamo nel futuro distopico di Matrix. Spero almeno che serva per fermare locuste e delinquenti.

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    5. si pensava che il PO sarebbe stato il fattore scatenante del dirupo di Seneca e del declino di questa società (in)civile e invece ecco una bella montatura pandemica. E vai.

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  4. Uno spunto di discussione potrebbe essere vedere se il relativismo è un fenomeno legato al benessere economico o no.
    I vari sofismi citati sono frutto di persone che possono permettersi di parlare senza dover produrre risultati, per secoli sono esistite classi sociali riparate dalla necessità di conseguire risultati misurabili in termini diversi dal "consenso" che hanno prodotto tonnellate di inutili discussioni mentre sotto il loro naso nascevano e si sviluppavano nuovi modi di vita e produzione : alla corte di Francia si discuteva in salotto di mille teorie e interpretazioni, purtroppo la borghesia era già nata e in forte sviluppo e divenuta indispensabile si presentò a richiedere il suo, la risposta furono gli Stati Generali dove nobili e clero pensavano di risolvere il problema con una umiliante sconfitta per dibattito degli avversari.... ne seguí la Bastiglia.
    In linea di massima oggi stiamo assistendo a una scienza che trova la propria essenza nel"consenso" o in altro? Relativismo scientifico è dichiarare che esistono degli elementi inconoscibili (che danno adito però a fenomeni certi) o che ogni fenomeno è dipendente del punto di vista di ognuno?
    Io opto per una realtà unica ma conoscibile solo "a posteriori", sono certo che ciò che collochiamo nel passato è uno ma non univoco (limite informativo) e che il limite informativo individuale è di fatto insuperabile : nessun singolo individuo può raccogliere e processare integralmente le informazioni, a prescindere dalla scala del fenomeno.

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    1. Buongiorno Athanasius e grazie per i suoi commenti sempre interessanti. Io penso che la scienza, intesa principalmente come una particolare postura intellettuale volta alla ricerca, sia fatta in realtà di tante cose, certamente molto anche di consenso, di cose che si pensa possano essere conoscibili e di altre che si pensa non potranno mai esserlo, nonchè della consapevolezza (non sempre purtroppo) di una conoscenza che non potrà mai essere definitiva e di cui ho parlato nell'articolo. Il problema del "relativismo" che lei propone, secondo me, credo di averlo un po' affrontato, nel caso della scienza non si tratta mai di un relativismo ingenuo, come nel caso evidente degli ambiti extra scientifici, ma piuttosto di una sorta di "costruttivismo relativista" che è un po' diverso e che ha a che fare anche con l'altra questione che lei introduce e cioè il "realismo". Io credo che alla scienza interessi poco l'eterno dibattito ontologico su che cosa sia la realtà, anche se dei tentativi ci sono sempre stati a partire almeno dall'interpretazione di Copenaghen; noi sappiamo che esiste una realtà (ecco perchè ho definito il realismo ingenuo e tautologico) e questo ci basta. Il problema è piuttosto quello di riuscire a descriverla nel modo migliore possibile utilizzando procedure metodologiche coerenti, collaudate ed efficaci, con l'obiettivo di riuscire a costruire rappresentazioni affidabili e sempre migliori basate principalmente su modelli e teorie, e dove comunque rimane centrale, come riportavo nell'articolo, il ruolo dell'osservatore costruttore di tali modelli e teorie. Quindi un conto è la Realtà intesa come concetto filosofico che personalmente tra l'altro mi interessa anche poco perchè improduttivo, un conto è invece quello che possiamo dire di concreto sulla realtà e che invece riguarda più specificatamente il territorio della scienza.

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    2. Caro Fabio, capisco bene la tua posizione e apprezzo la praticità che dimostri, il mio pungolare alcuni aspetti di queste discussioni è legato alla necessità vitale per la conoscenza di rendersi conto che proprio l'ontologia umana si pone a vincolo del nostro modo di comprendere il mondo tramite la scienza o altro. Gli strumenti del pensiero sono necessari prima delle teorie, delle dimostrazioni e delle applicazioni, se qualcosa non è letteralmente pensabile non può entrare nel territorio della conoscenza umana, quì entra il relativismo ontologico: il fenomeno è reale ma non descrivibile quindi inconoscibile! Con questo passaggio spero di aver chiarito ciò che intendo come realtà "oggettiva" reale, spesso inoltre noi osserviamo il fenomeno solo a posteriori ed indirettamente cosa che pone il fenomeno stesso al di fuori della percezione diretta e lo trasforma in un evento interpretato (aggirando il problema della relatività dei fenomeni quantistici dove la realtà è basata proprio su interpretazioni, es. INTERPRETAZIONE di Copenaghen).
      La questione della scienza attuale è descrivere predittivamente i fenomeni, il modello vale se è in grado di formulare previsioni realistiche, ma si scontra alla sorgente con il limite informativo e di calcolo.... La "realtà" calcola se stessa a livello della scala di Plack (https://en.wikipedia.org/wiki/Planck_units#Planck_scale) in "step" minimi pari ad un "tampo di Planck", per ovvie ragioni la complessità anche solo di un "fenomeno isolato" con i parametri reali è abominevolmente fuori da ogni possibilità umana, noi vincoliamo il fenomeno per costringere le variabili ad annullarsi a vicenda fino a lasciarne un numero accettabile e su questo costruiamo i modelli, dimenticando spesso che abbiamo eseguito a priori la prima operazione. Se la scala di interesse si avvicina al mondo di Planck poi le cose si complicano, anche smplificando descrivere una reazione a catena (tipica delle bombe nucleari) richiede anni di lavoro si un supercalcolatore per descrivere un fenomeno di pochi millisecondi, il risultato poi è comunque granuloso ed incerto, è noto come nonostante tutto alcune testate fizzano: nonostante tutto l'esplosione è ben al di sotto (o a volte sopra)il previsto nonostante la catena di eventi fosse tecnicamente corretta.
      Ogni concetto filosofico è un elemento basilare del pensiero, montati insieme in quello che sembra una reazione chimica questi atomi di pensiero danno le strutture che noi usiamo per definire e descrivere il mondo quindi consentimi di dissentire con la tua affermazione che il territorio della scienza sia al di fuori ed altro dalla filosofia..... storicamente poi la scienza si fà risalire proprio ai filosofi greci classici!

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    3. Concordo praticamente su tutto, quindi credo che alla fine abbiamo cercato di esprimere in modi diversi più o meno gli stessi concetti. Credo che l'unica necessaria puntualizzazione riguardi eventualmente il suo dissentire sulla mia ultima affermazione. Io credo che scienza e filosofia siano in realtà più legati di quanto si possa comunemente pensare. Uno scienziato per fare bene lo scienziato deve essere anche filosofo e apprezzo i filosofi che hanno capito il ruolo fondamentale della conoscenza scientifica per poter filosofare in modo aggiornato, appropriato e utile. L'unica filosofia che personalmente rigetto e che ritengo inutile o addirittura dannosa, è quindi la filosofia fine a sè stessa ancora avulsa da ogni tipo di prospettiva di conoscenza scientifica del mondo. Quindi certo che concordo ancora una volta con lei. La mia affermazione voleva semplicemente ribadire come, generalmente, non sia un obiettivo della conoscenza scientifica (il territorio dell'indagine scientifica) definire che cosa sia la Realtà Ultima o la Verità Assoluta, così come può essere intesa invece filosoficamente.

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    4. Ok, concordo pienamente con te.
      La distinzione antica della differenza da te posta è la distinzione tra Filosofo e Sofista, il primo è interessato alla conoscenza mentre il secondo usa le tecniche dei filosofi ma non è interessato alla conoscenza ma ai vantaggi che l'imitazione dei filosofi può dare : confondere le parole per rendere la propria posizione vera, anche a costo di adulterare la verità oggettiva.
      Realtà Ultima e Verità Assoluta come ho detto le considero entità reali ma inconoscibili, che simpatici sofisti si lanciano in tentativi di convincere di possederle è naturale ma ridicolo, se un Socrate afferma di essere in buona posizione per raggiungerle semplicemente "sapendo di non sapere" forse sarebbe consigliabile ribadire a molti questo punto. D'altra parte rende di più inventare una Verità che trovarne una, i grandi pensatori sono sempre morti più poveri di coloro che hanno le sparavano grosse!

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  5. "Quando diciamo che le radici della civiltà occidentale affondano nella cultura classica, in quella giudaica e nel cristianesimo esprimiamo un’indubbia verità, ma bisogna discernere in che senso l’apporto di questo molteplice universo culturale definisce l’identità dell’Occidente. In sintesi, dai greci abbiamo ereditato il pensiero logico nonché i concetti di libertà individuale e di democrazia politica quale strumento di convivenza del nucleo sociale,  mentre dai romani, oltre alla continuazione e all’affermazione dei principi di razionalità e di libertà dell’ethos ellenico, perfezionati e codificati nel Diritto romano, abbiamo acquisito  la cognizione della valenza d’una civiltà che, diffondendo la sua cultura in un ambito territoriale sempre più ampio, poteva inglobare nella condizione di cittadino romano individui e popoli d’ogni razza e provenienza culturale purché abbracciassero i principi e le leggi della romanità. Dall’ebraismo abbiamo ricevuto la cognizione del Dio unico e la rivelazione del carattere della creazione del mondo e dell’uomo, che è trascendente rispetto al mondo, generato dalla potenza di Dio, ma immanente rispetto all’uomo, forgiato da Dio con il Suo spirito. Ma l’elemento determinante della specificità dell’Occidente deriva proprio dall’avvento del cristianesimo, e si tratta d’un fattore capace di far compiere all’umanità un balzo decisivo sia rispetto all’ebraismo, da cui la rivelazione del Cristo germoglia, sia rispetto all’universo greco-romano, dove il messaggio cristiano trova il proprio terreno d’elezione.

    Questo elemento è la nozione della superiorità dell’uomo sulla natura, dell’uomo come immagine di Dio che, tramite il Cristo, suo figlio fattosi uomo per il riscatto di tutti gli uomini, attesta la propria paternità sull’umanità intera. L’uomo non è una creatura come le altre perché viene concepito a immagine e somiglianza del suo Creatore. Dopo il patto di Alleanza con Abramo, nel quale Dio affida alle tribù d’Israele il compito d’intraprendere quel cammino di elevazione spirituale che liberi l’uomo dalle scorie tenebrose del suo passato di paganesimo e di idolatria e lo avvicini di più alla Divinità, è Dio stesso a farsi uomo nel suo figlio Gesù affinché l’umanità, stavolta tutta l’umanità, compia un passo ulteriore per accostarsi a Colui che l’ha creata. Ed è quindi solo col cristianesimo che la nozione dell’uomo come semplice particella del mondo viene del tutto superata, poiché, dall’altra parte, nella stessa cultura greco-romana dominata dal desiderio della conoscenza e dalla volontà di espansione dell’orizzonte umano, persisteva ancora la convinzione che la natura avesse dignità divina. La mentalità ellenica e latina accettava la natura come suo limite e perciò si sottometteva ancora ai suoi dettami. Ma, con l’avvento del cristianesimo, la mentalità occidentale, pur partendo da queste basi, compie un nuovo salto di qualità, ritenendo che la conoscenza possa andare oltre i limiti naturali e arrivando, nel corso del suo cammino, addirittura a concepire l’universo non più come quell’ordine immutabile e inaccessibile tramandato dalla stessa tradizione cristiana, ma come un’entità conoscibile e misurabile dall’intelligenza umana".
    https://iltalebano.com/2019/02/26/le-radici-della-civilta-occidentale/
    Il sito è dichiaratamente politicizzato, tuttavia, togliendo le conclusioni,
    potrebbe forse spiegare le origini dell'attuale civiltà comprese le ragioni del suo declino.
    Fuzzy

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    1. Fuzzy, l'uomo andrà oltre i limiti naturali solo in Paradiso.

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    2. Io il paradiso non l'ho mai visto.
      Ma neanche l'inferno.
      Ecco, forse il purgatorio....
      Ma sono d'accordo sui limiti umani.
      Magari con un po' di fortuna si potrebbe creare l'intelligenza artificiale, poi andrà avanti lei.

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  6. l'ambiguità del linguaggio è sia fonte di creatività che di incomprensione; fonte di lucro per gli avvocati, guadagno per i comici(tautologia).

    cmq ci sono discipline, persone che si sforzano di dissipare le nebbie. C'è questo breve testo simpatico sul argomento


    'Io penso che tu creda che lei sappia'
    di Bruno Codenotti Claudia Flandoli


    Consideriamo per esempio il seguente scenario. Un (maldestro) cameriere di un caffè elegante incappa in un'imbarazzante disavventura mentre cammina tra i tavoli sorreggendo un vassoio, inciampa e finisce per versare una bibita su una cliente m abito da sera. La signora lo fredda con lo sguardo e lui, rosso in volto, dichiara: «Mi scusi, è colpa mia!
    Perché il cameriere ha detto che è colpa sua? Sapeva che era colpa sua e, dall'espressione severa della cliente, sapeva anche che ella sapeva che era colpa sua. Tuttavia, il povero cameriere desiderava assicurarsi che la signora sapesse che lui sapeva che era colpa sua Solo dopo averlo affermato apertamente, il cameriere può essere certo che la signora sa ciò che lui desidera che lei sappia, ossia che lui sapeva che era colpa sua.
    Questa situazione ci permette di constatare immediatamente che nelle interazioni tra due o più persone ci sono più livelli di conoscenza sapere, sapere di sapere, sapere di sapere di sapere ecc… Ciascuno di questi livelli svolge un ruolo specifico nell'ambito delle relazioni sociali e comporta livelli diversi di consapevolezza.
    L'epistemologia interattiva è la disciplina che si occupa della conoscenza sulla conoscenza degli altri.

    ciao fabio

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