Medio Evo Elettrico

Ritorniamo al Medio Evo? Per forza: è quello che succede quando le civiltà crollano. Ma manteniamo qualche comodità, tipo l'energia elettrica!

martedì 22 dicembre 2020

Sulla democraticità o meno della scienza.


di Fabio Vomiero

In un'epoca come quella attuale in cui cominciano ad evidenziarsi chiaramente tutti i limiti e le conseguenze sistemiche anche di un'impostazione intellettuale per certi versi inadeguata, l'eterna frattura cognitiva che purtroppo divide ancora la scienza dagli altri contesti sociologici, non accenna minimamente a saldarsi.

Sembra quasi si stia assistendo a un fenomeno sociologico di tipo bipolare in cui anche il cittadino considerato secondo i criteri attuali di media-elevata "cultura", è spesso portato per mancanza di strumenti concettuali adeguati a disinteressarsi completamente della scienza da una parte, o al contrario ad assimilare acriticamente qualsiasi cosa uno "scienziato" gli dica dall'altra.

Proprio di recente, peraltro, alcune dichiarazioni da parte di due noti esponenti del "mondo scientifico", Piero Angela e il prof. Burioni, hanno contribuito a rilanciare un dibattito, in realtà mai assopitosi, che oltre a riguardare in generale il difficile rapporto tra scienza e società, si è concentrato specificatamente sul concetto di quanto la scienza possa essere o meno considerata una forma di cultura democratica.

Per farla breve, il primo (Angela), afferma che «La velocità della luce non si decide per alzata di mano», mentre il secondo (Burioni), sostiene invece con fermezza che «La scienza non può essere democratica», riprendendo peraltro questa specifica locuzione anche nel sottotitolo di un suo interessante libro dal titolo "La congiura dei somari", il quale non lascia spazio a dubbi riguardo il suo esplicito pensiero.

Ma se è vero che tali affermazioni possano sembrare ad una prima e sommaria analisi certamente un po' brutali e provocatorie, l'importante sarebbe però riuscire a cogliere, al di là della forma e delle parole, il messaggio nella sua generalità, onde evitare poi il crearsi dei soliti fraintendimenti.

D'altra parte l'interpretazione corretta di queste affermazioni da parte di chi invece la scienza la studia e la conosce non ha incontrato particolari problemi, a dimostrazione del fatto che, quando si parla lo stesso linguaggio, solitamente è molto più facile capirsi.

Come non dovrebbe nemmeno essere molto difficile cogliere nelle parole dei nostri due personaggi un retrogusto di evidente risentimento, del tutto legittimo, nei confronti di un diffuso modo di pensare che in realtà ha molto poco a che fare con il ragionamento scientifico e molto di più, invece, con tutta una serie di percezioni, quantomeno opinabili, dei concetti stessi di produzione di conoscenza, cultura e ignoranza.

A parte quindi l’utilizzo, proprio o improprio che sia, del concetto di democrazia, che non stiamo qui ad analizzare nella sua sottile ambiguità semantica, Angela e Burioni con le loro affermazioni e probabilmente in accordo con la maggior parte degli scienziati, vogliono semplicemente riferirsi al fatto di come, in una società evidentemente ancora poco alfabetizzata dal punto di vista scientifico, manchino troppo spesso sia un'adeguata comprensione del sistema scienza nel suo complesso e sia, di conseguenza, il dovuto rispetto verso certi “valori” che la scienza e il metodo scientifico invece praticano, promuovono e insegnano. Valori come quelli dell’evidenza scientifica, della prova, dell’esperimento, della fonte autorevole, del ragionamento logico e inferenziale, della verifica, della competenza, dello studio approfondito, della ricerca specialistica, della produzione di una conoscenza cumulativa e condivisa, per esempio.

Valori che nella scienza (che non va confusa con la tecnica), diventano anche dei veri e propri principi epistemici su cui la scienza stessa costruisce orgogliosamente il suo particolare approccio mentale che la conduce, ben consapevole dei propri limiti, verso la migliore comprensione possibile dei fenomeni naturali.

Ora, è chiaro che di fronte ad un impianto cognitivo talmente consolidato, collaudato e soprattutto potente e raffinato ai fini di una produzione di conoscenza affidabile (del resto i risultati di quattrocento anni di scienza moderna sono sotto gli occhi di tutti) rimanere ai margini di questa grande impresa intellettuale significa anche correre il rischio concreto di un pericoloso isolamento culturale del singolo soggetto o della società stessa, con tutti i danni collaterali che questo atteggiamento può comportare, per esempio in termini di scelte e decisioni che riguardino i grandi problemi energetici, ecologici ed ecosistemici che affliggono il nostro pianeta.

Ecco perchè oggi, se vogliamo mirare ad una società veramente più saggia e consapevole non possiamo più tollerare l'ignoranza pressochè completa nei confronti di un modo di pensare, di ragionare e di ottenere conoscenza utile e concreta tipico della scienza, anche perchè questo non vuol dire assolutamente sminuire o dover rinunciare a qualsiasi altra forma del sapere che ognuno (compreso lo scienziato), a seconda dei propri gusti e delle proprie inclinazioni, può benissimo continuare a coltivare.

Quindi, tornando al dibattuto dilemma della democraticità o meno della scienza, potremmo concludere che la scienza è certamente democratica in quanto essendo un'impresa intellettuale collettiva, benchè impegnativa, è teoricamente aperta all'accesso e al contributo di tutti, ma non può essere democratica per niente nei confronti di chi invece, per sua negligenza e ottusità, pretende, spesso addirittura con arroganza, di poter comunque dire la sua ignorando completamente il funzionamento preciso e l'essenza stessa del fare scientifico.

Uno non può svegliarsi la mattina e in base alle sue elucubrazioni filosofiche o religiose derivanti dalla sua misera esperienza personale pretendere di affermare, magari cavalcando l'immagine evocativa di un novello Galileo incompreso, che le attività umane non c'entrino niente con il riscaldamento globale, che i vaccini non si debbano fare, che l'evoluzione biologica sia mancante di prove sufficienti, che esistano i complotti X e Y contro l'umanità e così via, in barba a tutte le evidenze scientifiche e ai decenni di ricerca sul campo da parte di persone preparate che hanno studiato per tutta una vita.

A meno che non sia in grado di supportare le proprie argomentazioni in modo assolutamente coerente, pertinente e soprattutto scientificamente rilevante.

Pertanto, questa apparentemente severa prospettiva che a qualcuno potrà anche sembrare vagamente scientista, in realtà non vuole assolutamente stigmatizzare a priori il dissenso o la discussione, ma soltanto chiarire come, al di là di un concetto abbastanza elusivo come quello di democrazia, le opinioni abbiano invece sempre un loro peso specifico e di conseguenza il grado di fiducia che concediamo a una persona o a un gruppo di persone dovrebbe sempre essere pesato sulle reali competenze che quella persona o quel gruppo hanno relativamente alla materia o agli argomenti in questione.

Tutto qui... Altro che scientismo.


27 commenti:

  1. Il simpatico Piero Angela è arrivato alla veneranda età di 90 anni osannato dalle folle e l'antipatico Burioni si è fatto detestare per le sue affermazioni sulla pandemia. Chi dei due è onesto, scientifico? Sono entrambi ipocriti con un'unica differenza: il primo per fare i soldi ha dovuto cercare il consenso, l'altro ha potuto dire quello che doveva dire liberamente. Io preferisco il secondo, perchè ha dato la possibilità di difesa a tutti, mentre dal primo è difficile difendersi.

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  2. https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_vaccini/2020/12/22/covidzampase-piano-funziona-a-ottobre-italia-al-sicuro_aa768bee-8b37-49c9-bb69-5a7d40049fac.html
    Questa affermazione della Zampa me la sono messa in memoria. Vedremo di che pasta è anche lei tra 10 mesi. Almeno lo spero.

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  3. Bell'articolo, che condivido completamente. Ma questa è la diagnosi! E la cura?
    Con sorpresa sento i Prof. dei miei figli (scuole medie e superiori) "disquisire" di argomenti che non conoscono, distribuendo pareri e richieste improbabili del tipo "mah, non sono poi convinta che il GW sia un problema" o "devono darci le mascherine ffp2 ma poi il vaccino non sarà mica obbligatorio!"
    Proposte per formare una nazione di persone normali? Grazie

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    1. Grazie Stefano, innanzitutto sarebbe già qualcosa riuscire a chiarire che quello di cui abbiamo parlato costituisca effettivamente un problema, sono sicuro infatti che per la maggior parte delle persone non lo sia affatto, o almeno non lo sia in questi termini. Come fare... Non lo so, ma credo che, come minimo, sarebbe da mettere senz'altro in discussione almeno tutto il programma didattico e formativo, oramai per certi versi vetusto, nonchè il personale, ancora presenti nelle nostre scuole.

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  4. Il discorso è sicuramente sensato, però ci sono alcune omissioni secondo me invece essenziali. Dal testo sembra emergere che l''ignoranza'scientifica riguardi la casalinga di Voghera e il leone da tastiera da social, ma io idiozie sul global warming le ho sentite da Rubbia, Zichichi, Dyson... in quel caso non ho mai sentito i vari cani da guardia della scienza scattare in piedi e azzannare la preda come viene fatto normalmente con il qualunquista no vax.

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    1. mi pare ovvio visto che Rubbia, Zichichi e soci siano schierati dalla parte dei poteri forti e il qualunquista no vax invece no.

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  5. Scienza distinta dalla tecnica? Mi piacerebbe sapere se sia possibile.
    Anominox

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    1. Devono essere distinte a livello concettuale, secondo me, e precisamente dal punto di vista del gesto cognitivo che sorregge chi produce una ricerca scientifica a differenza di quello di chi trasforma invece il sapere scientifico in tecnologia utile per la società. Poi è vero che scienza e tecnica sono in realtà fortemente interconnesse in quel legame operativo spesso denominato "tecnoscienza", ma non è comunque corretto annullare completamente le differenze importanti che esistono tra i due concetti.

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  6. Mi spiace dissentire, ma il discorso sulla scienza è troppo importante perché non vi sia unanimità di giudizi da parte di chi sta dalla parte della Natura. Parlare della scienza significa parlare dell’intelligenza umana. Senza intelligenza niente scienza, niente supremazia sugli altri viventi e sul mondo della materia. Intelligenza e scienza sono le armi più potenti del genere Homo. Su questo non vi è dubbio. Ma come sono state sin qui utilizzate? Credo che il giudizio da darne debba basarsi sull’esito che nel corso della storia hanno prodotto. Non è corretto giudicarle in astratto. “I risultati di quattrocento anni di scienza moderna sono sotto gli occhi di tutti”. Sì Fabio, sono proprio sotto gli occhi di tutti e si chiamano sovrappopolazione, inquinamento, riscaldamento globale, deforestazione, desertificazione, allevamenti intensivi, estinzione di migliaia di specie viventi ecc. ecc. Non vi è dubbio che al punto in cui siamo non possiamo che rivolgerci all’intelligenza e alla scienza per cercare di porre rimedio ai guai sin qui prodotti (proprio perché sono le armi più potenti di cui disponiamo), ma ciò non deve portarci ad assolverle. Se la scienza fosse stata “ben consapevole dei propri limiti”, avrebbe dovuto rinunciare a squilibrare la biosfera. Non poteva farlo, perché il libero arbitrio non esiste (vedi https://ugobardi.blogspot.com/2020/06/cancrismo-e-libero-arbitrio.html ) e ora non ci resta che affidarci alla scienza e all’intelligenza per tentare di ritardare la catastrofe, ma asteniamoci dall’incensarle: sono le responsabili di tutti i nostri problemi collettivi. Questo credo che dovrebbe essere il giudizio univoco di chi “sta dalla parte della Natura”.

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    1. Eh no Bruno, è proprio questo il punto. La scienza non è solo intelligenza, ma è soprattutto una postura intellettuale e un metodo, anche se pluralista. Là fuori è pieno di persone intelligenti che non hanno la più pallida idea di che cosa sia e di come funzioni la scienza, ed è proprio questo il guaio. Non è la scienza ad aver prodotto tutti gli scempi che lei ha elencato, ma la stupidità dell'uomo stolto e illuso, privo di razionalità scientifica. Pensi infatti soltanto un attimo da quali fonti provengano, da sempre, tutti i moniti riguardo proprio quei grandi problemi ecologici che lei cita e che anch'io ho menzionato nel mio articolo. Dai politici? Dagli economisti? Dai filosofi? Dai musicisti? La scienza ha prodotto la teoria della relatività, la teoria quantistica, la teoria dell'evoluzione biologica, e un'enorme mole di conoscenze sulla struttura e sul funzionamento del mondo in cui viviamo, noi compresi. E' soltanto l'uomo stolto e privo della postura intellettuale di cui parlo anche nell'articolo, che spesso ha fatto un uso sbagliato delle conoscenze scientifiche.

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    2. Ok ma ci voleva tanto a prevederlo, per delle persone intelligenti, che l'uso sarebbe stato stolto? Il punto e' che il narcisismo prometeico, individuale e tribale, prevale su ogni altra considerazione.
      E continuiamo a fare sempre lo stesso errore, anche noi, anche qui, anche adesso.

      firmato winston

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  7. Quindi ammetti il libero arbitrio ...

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    1. Quello del "libero arbitrio" è un tema che non ho mai sentito l'esigenza di approfondire e che lascio volentieri alla speculazione teologica e filosofica. Tuttavia credo che sì, l'uomo, qui e ora, ha tutte le carte in regola per poter scegliere cognitivamente da che parte andare e questo comporta delle grandi responsabilità, sia a livello del singolo e che delle società.

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    2. mi dispiace, Fabio, ma hai ragione, perchè il libero arbitrio a livello cognitivo ed intellettuale non esiste. Infatti il motore della cognizione e dell'intelligenza esula da intelligenza e capacità cognitiva, come diceva Freud, dall'io-conscio. Risiede nel super-io, che per noi credenti in Dio equivale allo Spirito. Solo lì è dato al misero omuncolo di opporsi alle forze oscure dell'inconscio. Tolto all'uomo lo spirito, o conquistatane l'anima da parte di queste forzanti oscure, ecco la distruzione negli ultimi secoli del creato, che Dio ha dato all'uomo per viverci. E' un processo che non può essere arrestato dalla sola intelligenza, perchè è proprio dall'intelligenza corrotta e asservita all'inconscio, che è stato generato. Sarebbe come chiedere ad un lussurioso incallito di tornare vergine, ad un grassone bulimico e goloso di nutrirsi di quasi niente, ad un ateo convinto di divenire un credente fervente. Dirai, tutte situazioni quasi impossibili e io ti dico che lo sono del tutto, se l'umanità non avrà l'umiltà di capire di aver perso le prerogative che sono proprie dello spirito, o super-io, se preferisci. Sì, è proprio impossibile e lo dimostra il fatto che ti appelli ancora alla cognizione, proprio come stanno facendo coll'idrogeno, sperando di riempire il serbatoio di un altro tipo di carburante e continuare a girare per sempre la manetta del gas.

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    3. la scienza, o intelligenza, può essere guidata da io-inconscio o super-io, esigenze corporali, carnali o spirito. Quella degli ultimi secoli è palesemente asservita alle prime e se ne vedono i risultati. Se l'umanità non avrà l'umiltà di capire l'errore e rinunciare a queste esigenze, continuerà nella superbia cognitiva ed intellettiva, che ha generato l'errore distruttivo. Non penso che i mld di prof e commissari tecnici, che sanno solo loro come portare il cappello e dirigere la squadra, avranno l'umiltà di riconoscere gli errori e mettersi a pregare per far entrare lo Spirito nelle loro vite. Quindi kaput.

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  8. Non vorrei ma sembra che la questione sia stata messa giù male volontariamente, la scienza è definita dal metodo con cui lavora e non dai risultati. Definiamo scienza l'insieme di conoscenze che hanno superato il processo di analisi con metodo scientifico, le conoscenze acquisite in alcuni ambiti sono però più solide di altre: le leggi fisiche sono immutanti, quelle sociologiche sono in perenne mutazione e in mezzo abbiamo mille sfumature.
    Se l'affermazione "scienza non democratica" è intesa in alcuni ambiti è in assoluto veritiera, non credo nessuno abbia il coraggio di negare Newton, ma alcuni volponi estendono questa caratteristica a deduzioni e modelli che di solido hannoben poco, l'esempio del SARS-COVIR-2 è emblematico: si è dato per scientifico tutto ciò che è stato publicato e recepito sull'onda del momento su un patogeno nuovo, si sono sbizzarriti studi con coorti improbabilmente piccole o metodi a dir poco spregiudicati e così via ovviamente rispettando il metodo nella tecnica ma..... non si è usato il "metodo scientifico"!
    Basterebbe ricordarsi che il metodo non è tecnico, non sono i mille apparecchi o misurazioni, non sono i titoli accademici o i conseguimenti passati, non sono le formule matematiche o le simulazioni elaborate, il "metodo scientifico" è definito dalla riproducibilità del fenomeno! Solo quando il fenomeno può essere riprodotto quindi una condizione poco avvezza alle opinioni, per nulla democratica ma decisamente pratica!
    Fossi in molti scienziati veri sarei verde di rabbia per le affermazioni di questi DIVULGATORI scientifici, parlano di ciò che non praticano usando trucchetti beceri da sofisti. Purtroppo per loro in questo caso l'abito non fà il monaco e un giorno potrebbero scoprire di aver divulgato una scientificissima teoria umorale (https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_umorale), comunque non mi lamento più di tanto perchè, in fondo, Galileo si manteneva facendo oroscopi e Newton ha scritto più di religione e alchimia che di fisica!

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    1. Sono sostanzialmente d'accordo con lei Athanasius, ho infatti fatto riferimento al metodo sia nell'articolo che nei commenti. Tuttavia, bisogna stare attenti, la scienza non è soltanto "un metodo" o "il metodo", e nemmeno soltanto riproducibilità, secondo me il concetto di scienza in realtà si è molto evoluto e complessificato alla luce delle nuove scoperte degli ultimi decenni, come è normale che sia. Attenzione quindi anche a non rimanere imprigionati nelle maglie di tutta un'epistemologia teorica prescrittiva ancora di stampo fisicalista che a questo punto, secondo me, dovrebbe essere quantomeno rivisitata.

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    2. Caro Fabio, capisco l'impulso ad allargare le maglie ma ritengo la questione almeno pericolosa.
      La scienza deve essere riproducibilità altrimenti si scade nell'opinione, non disdegno l'approccio statistico se ben compreso o il lavoro di una buona modellazione ma impongo il limite di dover essere utili: il miglior e più perfetto ragionamento che risulta in una probabilità di prevedere del 50% è l'equivalente di una monetina, ti affideresti a qualcosa che sbaglia una volta su due?
      Non ho citato a caso la teoria umorale, fino al 1700 era usata per curare a fianco di rimedi vari assortiti, ovviamente il volgo dava per assunto che "dal medico si và per morire". Il passo da gigante è proprio l'affidarsi alla realtà come metro di paragone invece che alle corti dei dotti ed ai loro giudizi, anche perchè esistono abbastanza bias cognitivi da rendere l'opinione più di moda "non ancora provata" spesso più n gioco di società che altro.

      Pongo molto l'accento sul fatto che si citano "divulgatori scientifici" molto più spesso che gli scienziati stessi, un divertente telefono senza fili nel quale chi non sà parla e chi sà viene relegato, il tutto in base a quanto si è "carini" e telegenici... contando che i migliori comunicatori non possono avere una conoscenza troppo distante dal pubblico a cui si rivolgono! Esperienza che puoi vivere di persona partecipando ad un congresso specialistico, se sei ddell'ambito spiccano alcune figure altrimenti altre.

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  9. Come la superfetazione "sociale" aggiunta dal sinistrismo allo ambientalismo che non ha NULLA a che fare coll'ecologia. Anzi, molto spesso antitetico a quest'ultima.
    Superfetazione ideologica, pseudo democratica, falsa.
    Idem con patate per il politicamente corretto che rende semplicemente tabù affrontare certi argomenti e certe soluzioni. Una rimozione fondamentalistica di parte della realtà.
    C'è qualcosa di più antiscientifico!?

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  10. https://www.fanpage.it/politica/lappello-di-conte-per-le-feste-sara-un-natale-diverso-dobbiamo-mantenere-alta-la-guardia/
    una volta chiamavano alle armi per difendere o conquistare le risorse, ora solo per difenderle. La causa non cambia. Sono sempre le risorse. Vedere grafico produzione mondiale liquidi da Dic 2018: non sale più da 2 anni. Non è successo nemmeno nel famoso plateau del 2005, che ha preceduto la crisi del 2008. https://peakoilbarrel.com/opec-momr-november-2020/#more-29720

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    1. "L'economia è come una scala mobile verso il basso su cui i cittadini del mondo stanno cercando di salire " :

      https://ourfiniteworld.com/2020/12/23/2020-the-year-things-started-going-badly-wrong/

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  11. La butto lì, fatene quel che vi pare...

    L'atteggiamento scientifico ha due potenti nemici.
    Dal basso, la superficialità/faciloneria unitamente al menefreghismo.
    Dall'alto, la spocchia/presunzione/elitarismo.

    Il primo insieme porta a essere convinti di sapere tutto anche quando non è vero, rifiutando gli indirizzi che possono venire da chi ne sa di più, così come lo sforzo di soffermarsi a riflettere anche solo con criteri qualitativi (alla portata pressoché di chiunque possa definirsi umano).

    Il secondo porta a disprezzare chi non sa, squalificando chi non fa parte di un certo gota per elevare se stesso e, per conseguenza, pure se stesso ricacciando il dovere pedagogico che chi sa dovrebbe sentire verso chi non sa.

    Si crea così l'ennesima frattura che non fa bene né all'una, né all'altra parte. E le responsabilità, benché dovute a cause diverse, risiedono su entrambe le sponde.

    Un po' di umiltà non guasterebbe, ché chi non sa senza chi sa non disporrebbe di tante risorse che dà per scontate; d'altro canto, chi sa senza chi non sa non avrebbe mai il tempo di affinare il proprio sapere dovendo provvedere da sè a tutti quegli adempimenti dai quali il lavoro degli "umili" li solleva, non avendo il tempo per coltivare i propri approfondimenti.

    Le conquiste degli scienziati più eminenti sono merito ANCHE dell'ultimo dei lavacessi che incontrate negli autogrill, essendo il mestiere del lavacessi condotto con scrupolosità e consapevolezza prezioso tanto quanto quello del ricercatore di maggior successo. Se la pensate diversamente, la prossima volta che vi fermerete per far pipì, dedicate quel bel quarto d'ora a nettare le vostre sozzure. Quante volte al giorno, considerando anche quel che accade anche al lavoro e in casa vostra? E non ci sono solo i gabinetti da pulire, c'è anche la cucina da portare avanti (gli acquisti, la preparazione degli ingredienti, il confezionamento dei pasti, il lavaggio delle stoviglie e il riordino degli ambienti), il lavoro nei campi per predisporre le materie prime (che include pure lo spargimento di abbondanti deiezioni, tipo quelle che avreste recuperato dagli autogrill di cui sopra), il lavoro tecnico per fabbricare le macchine agricole, quello di manovalanza in miniera per estrarre il necessario per predisporre le materie prime per quella fabbricazione, la manovalanza per l'estrazione di quanto serve per fornire l'energia per lavorare quelle materie prime... una catena infinita! Senza quella catena, non possono esistere le "teste pensanti", perché ogni testa ha dei denti, e quei denti devono avere almeno due volte al giorno qualcosa da masticare.

    Chi si incensa scenda dal piedistallo. Chi sta sotto al piedistallo prenda coscienza del fatto che è prezioso, ma senza chi ha quel quid in più arriverebbe fino a un certo punto, e non oltre.

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    1. Mi sembra una riedizione del Discorso di Menenio Agrippa, Testa Bocca Braccia e Visceri uniti nella Lotta, che fin dalla prima volta che l'ho sentito -verso il 1960- mi sembrava un chiappacitrulli, e a sessant'anni di distanza più ci penso e più chiappacitrulli mi sembra.

      Saluti.

      R

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    2. Non so quale sia il tuo livello di formazione, ma se è elevato evidentemente non coincide col tuo livello di realismo.

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  12. https://youtu.be/-Qn5r0wrVfE
    Damiano Anselmi.
    Recentemente ho letto un suo libro.
    Molto interessante.
    Buone feste a tutti. Io bevo Lambrusco.
    Anonimox

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  13. Vi allego una mia recentissima riflessione:
    https://mammiferobipede.wordpress.com/2020/12/24/sullorigine-delle-ideologie/
    Sintetizzando molto, il pensiero scientifico è in sé un'ideologia, che deve competere in un ecosistema popolato da altre ideologie. Il problema nasce dal fatto che le ideologie hanno funzioni sociali, ed il fatto di aderire alla realtà fattuale, proprio del pensiero scientifico, non rappresenta necessariamente un vantaggio. In molti casi rappresenta addirittura uno svantaggio, motivo per cui altre forme ideologiche, dalle religioni alle ideologie laiche a varie forme di complottismo, continuano a prosperare.

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    1. Trovo molto interessante e ben argomentato il suo scritto, Marcopie, che condivido certamente in larga parte. Mi verrebbe però da opinare soltanto su un paio di punti: sul concetto di "processo di sostituzione" che, nonostante una sua legittima identità, potrebbe essere un po' limitato da un più realistico "processo di rimaneggiamento e modifica", forse più attinente sia per quanto riguarda il processo scientifico, che per quello sociobiologico ed evolutivo, e sul concetto di "ideologia" applicato alla scienza.
      Ecco, io credo che la nuova scienza (intesa innanzitutto come processo cognitivo di conoscenza), che non corrisponde più a immagini oramai superate di positivismo e di scientismo, tranne qualche pericolosa deviazione localizzata, non possa essere in alcun modo definita "ideologia". Anzi, quando si riesce a sganciarla dalle sue interpretazioni naif più diffuse e mitopoietiche, la scienza in realtà è quanto di più lontano possa esistere dal concetto di ideologia. Ed è proprio per questo che le persone (e le società) fanno così fatica a capirla e ad accettarla.

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