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Sunday, May 17, 2020

Il punto di vista di UniCredit -- Megatrend di prima dell'era del virus


Questo post di Bruno Sebastiani è stato scritto prima dell' "Era del Virus" ma contiene elementi che rimangono interessanti. Anche dopo il grande scombussolamento che abbiamo vissuto, i "megatrend" di cui ci racconta Sebastiani rimangono in moto.

Guest post di Bruno Sebastiani


Il rischio che si corre parlando di futuri scenari politici mondiali, di cambiamento climatico, di nuovi assetti demografici e di altri argomenti relativi ai “massimi sistemi” è di interloquire con un ristretto numero di fedeli lettori, sempre gli stessi, i quali sono già ampiamente convinti di ciò che si racconta loro.
Se dunque talvolta capita di trovare conferme ai nostri convincimenti sul triste futuro che ci aspetta presso autorevoli istituzioni “terze”, estranee cioè alla nostra abituale cerchia di interlocutori, questo è un avvenimento degno di essere raccontato, ed è ciò che mi accingo a fare.
Giorni addietro mi trovavo in banca per una delle solite noiose operazioni burocratiche che la società “complessa” ci costringe a fare. Davanti a me altre persone erano alle prese con analoghe incombenze e la cosa andava per le lunghe.
Per ingannare il tempo presi in mano il primo opuscolo colorato che si trovava esposto su una mensola. Titolo altisonante: “Avere un punto di vista chiaro sui mercati finanziari”. Gli diedi un’occhiata e mi sembrò che contenesse argomenti di un certo interesse. Lo portai a casa e qui lo sfogliai con maggior calma.
L’opuscolo, “Outlook 2019”, è ancora in distribuzione nelle Filiali UniCredit, anche se a breve sarà sostituito da un “Outlook 2020”. Ma gli argomenti di cui tratta travalicano il breve arco di tempo di 12 mesi e pertanto le considerazioni che riporta sono da ritenersi valide sul lungo periodo.
La sezione dell’opuscolo che ha maggiormente attirato la mia attenzione è stata quella titolata “Megatrend”, definiti come “Forze potenti che, gradualmente ma inesorabilmente, ridefiniscono in modo irreversibile gli scenari economici, sociali e politici entro cui la civiltà evolve.”
Ottima definizione, mi son detto proseguendo nella lettura per capire quali fossero queste “forze potenti” secondo gli analisti di UniCredit, i quali subito dopo precisano: “Istituti di ricerca e organizzazioni internazionali sono sostanzialmente concordi nell’individuare almeno 5 megatrend che sono all’opera in questa fase storica.”
Dunque queste 5 “forze potenti” che ci accingiamo ad esaminare non rispecchiano solo il punto di vista di UniCredit, ma sarebbero condivise a livello mondiale dai portavoce dei cosiddetti “poteri forti”. Motivo in più per approfondire la questione.
1° megatrend - «Un ribilanciamento del potere economico e politico a favore di paesi emergenti, specialmente asiatici, il cui ruolo sta evolvendo da quello di produttori a quello di consumatori. Si stima che entro il 2030 il 59% dei consumi globali sarà riconducibile alla classe media dell’Asia. Se le attuali traiettorie di crescita economica verranno confermate, la Cina sostituirà gli USA nel ruolo di superpotenza nell’arco di un decennio e l’India rivaleggerà con Washington nel 2050
Nulla da eccepire. Ma questo “ribilanciamento” cosa comporterà quantitativamente a livello di consumi mondiali e di conseguente sfruttamento delle risorse? Su questo punto Uni Credit tace, ma l’aver sottolineato la questione ha la sua importanza: significa aver offerto ad altri la possibilità di quantificare le conseguenze dei cambiamenti previsti.
2° megatrend – «Il progresso tecnologico … è un megatrend di cui sono immediatamente percepibili gli effetti. Lo sviluppo di Intelligenze Artificiali sempre più sofisticate, la robotizzazione di un crescente numero di mansioni, la capacità di archiviazione ed elaborazione dei dati in crescita esponenziale, così come l’onnipresenza della rete con lo sviluppo dell’Internet of Things, stanno ridisegnando profondamente dinamiche produttive e assetti sociali. Sviluppi per molti aspetti entusiasmanti e forieri di grandi opportunità che pongono però anche sfide importanti … in tema di lavoro e occupazione …»
La mia opposizione all’ottimismo di UniCredit (gli “sviluppi entusiasmanti forieri di grandi opportunità”) ha già formato oggetto di un paio di articoli (“Verso una rete sinaptica mondiale” e “Verso le macchine pensanti”) che invito il lettore a consultare, per comprendere come i rischi della connettività globale vadano ben al di là dei problemi occupazionali che pur costituiranno grave intralcio al funzionamento della macchina sociale.
3° megatrend – «Aumento e progressivo invecchiamento della popolazione costituiscono il terzo dei megatrend che sta sviluppando i suoi effetti. Oggi appena 4 paesi hanno una quota di popolazione di oltre 60 anni che supera il 30% del totale, ma nel 2050 questo valore salirà al 55%. Per quella data gli over60 nel mondo saranno 2,1 miliardi, oltre il doppio dei 962 milioni attuali. Nel 2042 i soli ultra 65enni dell’Asia supereranno la popolazione di Europa e USA messe assieme. Dinamiche che comportano sfide e opportunità per tutto ciò che riguarda l’assistenza sanitaria e le soluzioni previdenziali.»
Anche questa mega – tendenza è innegabile, come le precedenti, e attiene al delicato settore della “natalità”. Molti auspicano una riduzione della popolazione mondiale attraverso il controllo delle nascite. Ma questo tipo di politica, oltre ad essere di difficile attuazione (richiederebbe provvedimenti coercitivi ben poco liberali), implicherebbe – se attuata – difficoltà socio – organizzative di ampie dimensioni. Pochi giovani dovrebbero sostenere molti anziani, con il rischio che l’aumento dei consumi in certe aree geografiche (vedi 1° megatrend) vanifichi i risultati attesi dalla politica di contenimento della popolazione.
4° megatrend – «Popolazione più numerosa, più anziana ma anche sempre più concentrata nelle grandi città: l’urbanizzazione è il 4° megatrend. Si calcola che nel 2050 i due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle grandi città. Nuove dotazioni infrastrutturali, ripensamento della mobilità e nuove soluzioni abitative sono le questioni chiave da risolvere per gestire questi cambiamenti.»
L’estensore di UniCredit, pur indicando correttamente le criticità che ci aspettano, non può fare a meno di alimentare la speranza (è il suo lavoro). Cerca anzi di far intravvedere agli investitori la possibilità di lucrare sulle “nuove dotazioni infrastrutturali, sul ripensamento della mobilità e sulle nuove soluzioni abitative”. Non gli avrebbero certo passato un testo che avesse messo in risalto il dramma che dovranno affrontare i nostri pronipoti nell’inferno di megalopoli sempre più affollate, calde e maleodoranti. Ancora una volta la medesima realtà risulta osservabile da differenti angolature e lo sarà fino al momento in cui la Natura offesa presenterà ad Homo sapiens il conto delle sue malefatte. E, in parte, anche l’estensore di UniCredit è costretto ad accennare a tale problema nell’ultima “forza potente” che prende in esame.
5° megatrend – «Ultimo megatrend, non certo per importanza, è il cambiamento climatico globale, con i rischi di scarsità di risorse idriche e alimentari che implica. Gli anni più caldi delle serie storiche si concentrano al 90% nell’ultimo ventennio, e nel 2030 la domanda di acqua potabile supererà del 40% l’offerta. Saranno quindi indispensabili nuove e più efficienti tecnologie per il controllo delle emissioni così come produzioni idriche, agricole e alimentari meno sensibili agli effetti del clima
Anche in questo caso tutti i danni da noi inferti alla biosfera vengono proposti alla clientela della banca come altrettante occasioni per effettuare lucrosi investimenti in nuovi settori iper – tecnologici. Non viene specificato come si potrà produrre più acqua potabile o far viaggiare camion e aerei con motori non inquinanti ecc. ecc. E si può star certi che invenzioni e applicazioni scientifiche in tal senso varranno escogitate, prodotte e distribuite, così come è stato fatto sin da quando la rivoluzione industriale ha stravolto il nostro modo di vivere. Ma fino a quando?
I tempi dell’economia sono brevi, quelli della finanza brevissimi, quelli della Natura molto più lenti, ma inesorabili!
Al di là delle finalità che hanno mosso la banca a redigere l’opuscolo esaminato, i 5 “megatrend” individuati costituiscono effettivamente i punti nodali con cui l’umanità dovrà confrontarsi nell’immediato futuro. Conviene pertanto approfondirli e sviscerarli in un’ottica di sopravvivenza anziché in quella di profitto proposta da UniCredit. Così riusciremo forse a prolungare per un po’ l’agonia della biosfera e a rinviare la dipartita dell’organismo che ci ospita e che noi irresponsabilmente stiamo divorando dall’interno.

15 comments:

  1. gli impresari edili all'indomani del terremoto dell'Aquila si sfregavano le mani in previsione dei lucrosi affari della ricostruzione. Mors tua, vita mea. Unicredit non fa ovviamente eccezione. Sarebbe da dire: meno male che è arrivato il virus, che, causando purtroppo la dipartita più che altro di anziani già defedati, ha impedito a 400 mln di cinesi di andare a fare i turisti per il mondo in occasione del capodanno cinese e ha fermato decine di migliaia di voli aerei die, insieme a migliaia di crociere. La classe più interessata a quell'opuscolo, la classe media, è quella che ha maggiormente beneficiato del consumismo ed è anche quella che di più soffrirà nel vedersi togliere i privilegi acquisiti. Ma in fondo se l'è meritato: fare i propri interessi e guadagni sulla pelle altrui o del pianeta che ci ospita è vergognoso.

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  2. Shell Scenarios parte I
    https://mio-radar.blogspot.com/2017/11/shell-scenarios-parte-i.html

    Shell Scenarios parte II
    https://mio-radar.blogspot.com/2017/11/shell-scenarios-parte-ii.html

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  3. Dovendo analizzare una banca c'è di meglio
    https://bancaetica.it/report-impatto-2019/

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  4. Quello che dovrebbe essere il vero megatrend.

    La semplificazione forzata della quotidianità, imposta da un'elementare forma di vita, ha preso il sopravvento sulla complessità del vivere contemporaneo.

    La corsa verso l'inevitabile collasso determinato dall'esaurimento delle risorse fossili, sulle quali si fonda tutto il nostro sistema economico, ha subito un'importante battuta di arresto.

    In tutta la vicenda che stiamo vivendo, una cosa inizia a delinearsi con chiarezza: si vive bene e forse anche meglio di prima, riducendo drasticamente le abitudini consumistiche alle quali la maggior parte di noi era assuefatta.

    Le previsioni, sul piano economico, sono a tinte fosche; l'enorme e complesso meccanismo che avevamo creato dall'inizio dell'era del petrolio è stato inceppato da un granello di polvere come mai prima d'ora.

    La domanda che viene da porsi è: come vivevamo prima del virus?

    I rimpianti di alcuni per un passato opulento sono giustificati?

    Cambiare abitudini radicate non è mai semplice, se poi, cambiare abitudini significa dover ripensare uno stile di vita consolidato, lo è ancor meno; tuttavia c'è un aspetto del vivere contemporaneo che andrebbe messo a fuoco.

    I bisogni primari.

    Sono i bisogni che non dipendono dalla nostra volontà, sono imprescindibili e ci accomunano tutti, nessuno escluso: mangiare, bere, respirare.

    Affinchè questi bisogni siano adeguatamente soddisfatti, un fattore diventa determinante: la qualità.

    Cibo sano e di qualità, acqua pura, aria pura, dovrebbero essere la base condivisa che mette d'accordo tutti, ma è davvero così?

    Sembrerebbe proprio di no.

    Travolti dal superfluo, affannati nella rincorsa dei bisogni indotti, abbiamo relegato i bisogni primari al ruolo di fastidiosa necessità che non deve interferire, con pretenziose esigenze qualitative, sulle nostre vite iperconnesse proiettate verso un radioso futuro.

    Il superfluo, sempre più tecnologico, sempre più scintillante, ha preso il sopravvento sull'umile pezzo di pane; computer e smartphone sempre più belli e performanti, automobili con tutti i confort, case iperaccessoriate, guardaroba pieni di capi raffinati e firmati e....la dispensa? l'acqua che esce dai rubinetti? l'aria che respiriamo dentro e fuori delle nostre case?

    Possiamo dirci soddisfatti della qualità di cibo, acqua e aria?

    La domanda è retorica, tutti conosciamo la risposta, ed è un semplice no a questa domanda fondamentale che dovrebbe rappresentare la base per il cambiamento.

    La pandemia, imponendoci una forte battuta d'arresto, ci offre al contempo l'occasione per ripartire su basi completamente rinnovate, basi dove i bisogni primari tornano al posto che gli spetta: il primo.









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    1. se la pandemia non finisse più, allora forse negli anni...chissà?

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    2. Fauci e l'OMS hanno detto che questa pandemia può durare 5 anni. Non penso che in questo caso il mondo del 2025 sarebbe come quello che abbiamo conosciuto dagli anni 60-70 in poi. Se va bene, somiglierà a quello dei miei primi anni, dove il mezzo di locomozione principale era la bici a pedali, non elettrica. Ma forse sarà troppo presto. Comunque basterebbero alcune termonucleari a 400 km di altezza per bruciare la rete elettrica globale e tutto tornerebbe agli anni '30. Non lo faranno, perchè morirebbero in breve tempo molti mld di povere locuste umane. La radioattività nemmeno aumenterebbe come in una guerra nucleare. Le opzioni per fermare le locuste ci sono. Meno male che è arrivato il coronavirus che per qualche mese le ha fermate, ma stanno già fremendo di astinenza da mancanza di spreco e solo un pò di paura le tiene per ora calmine. Stamani alle 630 ho trovato un anziano al bar che non usciva di casa da più di 2 mesi dalla paura di morire che gli avevano messo addosso, ma tra qualche mese, a meno di un rinfocolamento virale, avranno tutti ripreso il coraggio di strafregarsene del rispetto degli altri e dell'ambiente.

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    3. Fra i bisogni promari vi e' la riproduzione. Forse questo e' il problema? saluti

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    4. Sulla pandemia, non possiamo dire adesso se e quando finirà. Sui combustibili fossili, invece, possiamo dire: finiranno. La pandemia è solo un antipastino, la mazzata, quella vera, deve ancora arrivare e arriverà.

      La pandemia è solo un'occasione per anticipare i tempi, i quali peraltro, forse sono già scaduti. "Bisogna abbandonare il petrolio, prima che il petrolio abbandoni noi", questa fu la raccomandazione inascoltata di alcuni esperti, e sono passati anni.

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    5. Rispetto all'idea che la fine del petrolio riporti indietro semplicemente l'orologio ad un prima non posso che dissentire.
      Ovviamente la perdita di una fonte comoda come il petrolio avrà effetti, la tecnica del trasporto dell'energia però rende accessibili fonti energetiche altrimenti indisponibili, anche la capacità di immagazzinamento dell'energia ha fatto passi enormi anche senza considerare le batterie!
      I processi produttivi stessi hanno fatto passi da gigante in termini di efficienza energetica, basta pensare al fatto che è oggi più economicamente appetibile un altoforno elettrico rispetto ad uno a carbone.

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    6. Non siamo nemmeno all'inizio della transizione. Il trasporto di merci, per mare, per terra (gomma e rotaia), per aria, dipende totalmente dal petrolio.

      Il trasporto di persone, se si escludono i mezzi a propulsione muscolare, dipende dal petrolio.

      La produzione agricola, dipende totalmente dal petrolio.

      Si stanno approntando macchine a trazione elettrica di ogni tipo, ma la produzione di energia elettrica, comunque, resta in gran parte legata ai combustibili fossili.

      Dovresti entrare nel merito a farci capire di cosa stai parlando:

      - quali sono le fonti energetiche garantite dalla tecnica del trasporto dell'energia?

      - quali sono le tecniche di immagazzinamento dell'energia senza batterie?

      - gli altoforni elettrici, oltre ad essere appetibili dal punto di vista economico, sono una necessità: c'è disponibilità di carbone per migliaia di anni, ma non è una strada percorribile, il carbone è il più inquinante dei combustibili fossili.

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    7. Per l'energia basta guardare all'idroelettrico, la centrale è a distanza di molti chilometri dal punto di consumo, si può quindi immaginare di avere la produzione di energia dove è più conveniente e i punti di lavorazione dove le condizioni di trasporto, risorse, manodopera sono altrettanto ottimali. Le dispersioni già nei primi del 1900 erano basse, oggi con gli alti voltaggi molto minori, paragonato a spostare i materiali e la manodopera è un risparmio energetico abissale. Ultimamente le reti elettriche si stanno adattando alle fonti rinnovabili che per loro natura sono disperse quindi già adeguate.
      Immagazzinare l'energia su scala industriale è fatto comunemente utilizzando i bacini idroelettrici, sia pompando l'acqua a monte che modulando il consumo di acqua in base alla disponibilità di altre risorse (si arriva a chiudere la produzione durante la notte). Altre strategie provate si basano sul sollevare pesi e sui depositi di aria compresa sommersi, a differenza delle batterie sono strategie che non necessitano di materiali o tecnologie avanzati. Anche le più esotiche batterie a flusso sono interessanti ma ancora in fase infantile.

      L'agricoltura è un campo dove la metanificazione delle macchine può portare ad un ciclo chiuso. Riutilizzare gli scarti e le deiezioni, immagazzinare il metano per poi alimentare i trattori è di uso comune nella Cina rurale.... Il vantaggio è che i consumi sono intermittenti, le lavorazioni dei campi non avvengono che a intervalli stagionali lasciando quindi il tempo per "ricaricare" le scorte.
      Vedo la perdita dei combustibili fossili come un evento insuperabile solo per i trasporti a lunga distanza ed in tempi brevi, il resto potrebbe essere superato con una buona organizzazione.

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    8. I trasporti a lunga distanza ed in tempi brevi, sono l'asse portante dell'attuale sistema economico globalizzato.

      Se si fermano i trasporti, si ferma quasi tutto il resto, a cascata.

      Lo scenario che si aprirebbe, ci riporterebbe inevitabilmente indietro.

      Rinunciare alle ciliege cilene sulla tavola natalizia imbandita, non sarebbe un grosso sacrificio e credo che pochi sentiranno la mancanza di mango, avocado, papaya...ma già con l'ananas la faccenda inizia a diventare seria, per non parlare delle banane, i bambini si chiederanno cosa stia mai succedendo.

      Questo solo per parlare di come muterebbe il reparto frutta di un supermercato.

      Il pesce fresco, già caro in tempi di opulenza, diventerebbe un vero lusso.

      La parsimonia, tanto cara per secoli nella mente di chi ci ha preceduto, riapparirà dal passato e la grande festa petrolifera, durata circa un secolo, sarà solo un ricordo.

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  5. Suggerirei d'espandere il tema, Collasso Italia:

    a)Default/Hair_cut di Debito Pubblico italiano dentro area Euro

    b)ITALExit e collasso finanziario in IPER_INFLAZIONE

    dato che l'Italia non potrà continuare a vivere di Debito Pubblico, come ha fatto dal 1980s.

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