mercoledì 27 maggio 2020

Foreste: ancora una risposta al ministero


Lo sfruttamento delle foreste da parte di Zio Paperone in una classica storia di Carl Barks. (immagine cortesia di Elena Corna)



Qui di seguito, le osservazioni che Jacopo Simonetta a inviato al MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) riguardo alla "predisposione della Strategia Forestale Nazionale". Se avete voglia di scrivere anche voi qualcosa, potete farlo a questo link. Non costa niente ed è una piccola soddisfazione che ci possiamo prendere. Attenzione che la data di scadenza per presentare osservazioni è il 28 Maggio!


OSSERVAZIONI AL DOCUMENTO DI STRATEGIA FORESTALE NAZIONALE.

di Jacopo Simonetta


1 - Osservazioni di carattere generale. 

Il documento di Strategia Forestale pubblicato presenta aspetti interessanti, ma anche difetti di forma e di contenuti.

Per quanto attiene alla forma, si osserva che i documenti pubblicati non sono di facile lettura perché non offrono una visione generale per contestualizzare le azioni previste. Il susseguirsi di elenchi, schemi e sigle, schede tutte uguali disorienta e distrae.

Nei contenuti si osserva che, nonostante siano citati grandi temi come la Biodiversità ed i Servizi Ecosistemici, ciò che emerge come priorità assoluta è l’incremento delle attività commerciali legate al legno, lasciando sullo sfondo la tutela del capitale naturale e degli ecosistemi. Ci si concentra infatti sulle filiere economicamente più promettenti nell’immediato, tralasciando invece quelle filiere che offrono benessere ambientale e sociale, mentre il “valore” degli alberi viene confuso con il “prezzo” del legname.

Si pianifica di soddisfare la domanda crescente di legname, senza porsi il problema della sostenibilità di questa, se non con l’enunciazione di principi validissimi, ma che non trovano poi applicazione in molte delle azioni previste. Sono forniti numeri che indicano quantità senza alcun giudizio di qualità, come il 27 % dei boschi delle aree protette, senza considerare le condizioni di tali foreste, fra l’altro in parte già attualmente sfruttate ben oltre i limiti di sostenibilità.

Il tema del Cambiamento Climatico con le controindicazioni che comporta (siccità e ondate di calore, danni fisiologici a molte specie ed ecosistemi forestali, defoliazione precoce e riduzione dei tassi di crescita, aumento della respirazione e riduzione della fotosintesi in estate, maggiore vulnerabilità ai parassiti e diffusione di patogeni anche esotici, maggiore ossidazione dei suoli, perdita di biodiversità, maggiore frequenza e violenza degli incendi) viene citato come uno dei fattori, anziché costituire l’asse portante della strategia, come invece dovrebbe essere. Termini tipici del gergo commerciale come “competitività”, “sviluppo sostenibile” ed “efficienza” sono parole chiave, mentre scarseggiano termini come “limite” e “sufficienza” che, come sappiamo fin dai tempi di Jevons, è necessario accompagni l’”efficienza” affinché questa sia funzionale a ridurre consumi ed impatti, anziché ad aumentarli come accadrà sicuramente con l’applicazione di questa strategia.

Si chiede quindi che l’impostazione venga rovesciata, dando la priorità al ruolo ecologico e climatico delle foreste, mentre la produzione di legname dovrebbe essere considerato un sotto-prodotto da valorizzare commercialmente nella misura in cui ciò non lede le funzioni prioritarie del bosco.


2 - Osservazioni specifiche.

2-1 – Obbiettivi.

La relazione dichiara di perseguire i medesimi obiettivi indicati dall’UE:

A. Gestione forestale sostenibile e ruolo multifunzionale delle foreste, per offrire molteplici prodotti e servizi in maniera equilibrata e garantire la protezione delle foreste;

B. Efficienza nell’impiego delle risorse, con l’ottimizzazione del contributo delle foreste e del settore forestale allo sviluppo rurale, alla crescita e alla creazione di posti di lavoro;

C. Responsabilità globale delle foreste, con la promozione della produzione e del consumo sostenibile dei prodotti forestali.


Si osserva che già nella pratica attuale l’obbiettivo B è spesso in conflitto con gli obbiettivi A e C; per armonizzarli si dovrebbero elaborare dei sistemi di supporto alle decisioni di cui non si fa cenno nel documento.

Inoltre si pone in evidenza che sembra irrealistico poter soddisfare una domanda prevista in crescita esponenziale (da 3 miliardi di metri cubi annui nel 2020 a 8,5 miliardi nel 2030 e 13 miliardi nel 2050) in un contesto climatico in rapidissimo peggioramento, che già oggi pone le foreste italiane sotto forte stress. Previsioni di crescita di tale importanza dovrebbero essere giustificate anche sul piano economico, tenuto conto tanto delle crescenti difficoltà sia a livello locale che globale, quanto della complessa situazione energetica mondiale.

Riteniamo che gli obbiettivi principali della strategia forestale dovrebbero essere la conservazione ed il miglioramento delle foreste (aumento della biodiversità, aumento dell’età media e massima delle piante, tutela dei suoli e della vita biologica che contengono, protezione contro l’erosione, lotta anti-incendio, ecc.). Queste sono infatti uno dei principali ed di gran lunga il più economico fra gli strumenti che abbiamo a disposizione per contrastare la crisi climatica e l’estinzione di massa.

Chiediamo dunque che tra gli Obiettivi della Strategia Forestale Nazionale non vengano considerati la “valorizzazione” e l’ “impiego innovativo” delle biomasse per la produzione di energia, fatta eccezioni per casi particolarissimi e di nicchia come, ad esempio, l’autonomia energetica di piccole frazioni montane (anche in questo caso sub-condicione, viste le numerose esperienze negative in proposito). Altrettanto dicasi per le bioplastiche, i biocarburanti, i biomedicinali ed altri prodotti “innovativi” la cui validità sotto il profilo energetico è spesso molto discutibile, mentre concorrono ad aumentare la pressione antropica sulle zone boschive sia a livello locale che globale. Non si chiede di bandirli, ma di gestirne la produzione con le dovute regolamentazioni e prudenza.

Inoltre si chiede di sostituire l’elaborazione di “piani di sviluppo” con quella di “piani di resilienza”, con l’obbiettivo di organizzare una gestione delle risorse in linea con la riduzione dell’impronta ecologica nazionale ed un uso sostenibile (in senso proprio) delle risorse. Si ricorda che lo stato spesso scadente in cui si trova la grande maggioranza delle foreste italiane dipende proprio dalla “gestione attiva” che ne è stata fatta in passato.

Quanto al riconoscere e remunerare i servizi di interesse pubblico, si ritiene che la conservazione delle funzioni sociali, ecologiche, idrogeologiche ecc. del bosco debba essere la base per il rilascio dei permessi e non debba quindi essere remunerato. Incentivi possono invece essere previsti per operazioni di vero restauro ambientale che, necessariamente, non possono essere economicamente remunerativi.

A tale scopo si chiede che la contabilità delle esternalità venga inserita quale supporto alle scelte di Piani, Programmi, Interventi grandi e piccoli.



2-2 – Analisi SWOT.

Si rilevano le seguenti incongruità:

Fra i Punti di Forza sono annoverati:

· L’elevata presenza di aree forestali protette. Corretto, ma a condizione di verificare le effettive condizioni ecologiche di questi boschi che, nella realtà, sono assai spesso già sotto forte stress per diverse combinazioni di fattori fra cui, spesso, tagli boschivi eccessivi e/o mal fatti.

· Incremento annuale della provvigione molto superiore ai tassi di utilizzo. Da quello che si desume dal documento, questa valutazione riposa su stime ricavate da medie storiche e non tiene conto né delle conseguenze del brusco peggioramento climatico avvenuto nel corso specialmente degli ultimi 10 anni, né del ben più grave peggioramento che avverrà nel corso dei prossimi 30 anni, né dell’accresciuta pressione speculativa sugli ecosistemi forestali.

· La consolidata tradizione di gestione forestale su basi naturalistiche e la diffusa consapevolezza circa la necessità di gestire il territorio agro-silvo-pastorale in modo sostenibile, con un approccio multidisciplinare. Tutti fattori di cui si parla molto negli atenei, ma che al momento non trovano applicazione alcuna. Semmai, sul terreno, si nota la tendenza opposta.


Fra le Debolezze si ne elencano alcuni fattori che non è detto che lo siano:

· Scarsa gestione del territorio e del patrimonio forestale, anche per abbandono delle attività agro-silvo-pastorali in collina e in montagna, con conseguente allungamento dei turni di gestione. In molti casi, l’allungamento dei turni di gestione non è una debolezza, semmai il contrario; tanto da essere uno dei principali moventi dell’attuale interesse commerciale per i boschi. In altri casi si sono effettivamente create situazioni difficili che però richiedono numerosi interventi molto graduali perché diradamenti improvvisi provocano generalmente il collasso degli ecosistemi, forte erosione e mineralizzazione dei suoli, ecc.

· Insufficiente rete viaria e difficoltà di accesso alla proprietà. Questa è una debolezza solo dal punto di vista commerciale, mentre dal punto di vista dell’ecologia forestale è un punto di forza, dal momento che la viabilità rappresenta uno dei principali fattori di pericolo da molti punti di vista (erosione ed instabilità dei versanti, penetrazione di persone non autorizzate, rischio di incendio, tagli abusivi, ecc.).


Fra le Opportunità si annoverano voci che, nella realtà, spesso costituiscano delle minacce:

· Elevata richiesta di materia prima legnosa per l’industria del legno e della carta. Rappresenta un’opportunità sul piano commerciale, ma è anche una delle principali minacce per la stessa esistenza dei boschi.

· Ottima diffusione delle certificazioni di tracciabilità dei prodotti forestali (Italia: 2° Paese al mondo per numero di certificati). In teoria si, ma l’esperienza sul terreno dimostra che non sempre la tracciabilità è sinonimo di buona gestione forestale.

· Possibilità di miglioramento delle prestazioni energetiche degli impianti termici familiari e di consolidamento di una filiera foresta-legno-energia correttamente dimensionata alle reali capacità di approvvigionamento locale. Una legge economica che risale a Jevons e che non conosce eccezioni di rilievo è che l’aumento di efficienza riduce i consumi unitari, ma aumenta i consumi totali. La cosa costituisce dunque una minaccia, a meno che non si prevedano dei sistemi efficaci per calmierare l’offerta e/o razionare la domanda. Cose che il documento non prevede, semmai il contrario.

· Possibilità di ammodernamento delle dotazioni strutturali ed infrastrutturali nelle utilizzazioni forestali. In genere si traducono in cantieri e macchine operatrici di grandi dimensioni che impattano moltissimo sui suoli.

· Possibilità per sviluppare forme associative e consortili di gestione delle proprietà attraverso l’accorpamento di aree forestali per una gestione unitaria e lungimirante di ampie superfici. Anche questo punto è teoricamente un’opportunità, ma nella pratica attuale i consorzi forestali hanno l’unico scopo di “fare cassa” sfruttando la biomassa accumulata in passato. Inoltre, il nuovo Testo Unico Forestale introduce norme che potrebbero portare allo sfruttamento coatto dei boschi privati, con conseguenze potenzialmente deleterie sia sul piano ecologico-forestale, sia su quello della legalità e dell’ordine pubblico.


Fra le Minacce si annoverano :

· Spopolamento delle aree montane e rurali. Questo è stato esattamente il fattore che ha permesso il raddoppio della superficie boschiva del paese, cioè la creazione di quella risorsa che ora si vuole sfruttare. Annoverarla fra la Minacce appare assolutamente anacronistico.

· Progressiva riduzione di aree aperte con conseguente riduzione di biodiversità floristica e faunistica e di habitat di interesse europeo. Questo è vero in determinati contesti e non in altri. Per non sembrare un mero pretesto, questo punto dovrebbe essere ben circostanziato.



2-3 - Azioni


Si richiede di promuovere in particolar modo le azioni di seguito elencate:

· tutelare la Biodiversità degli ecosistemi forestali e i servizi socio-culturali che offrono (sotto azioni A41, A42, A43).

· Contrastare la produzione e il commercio di legno ed altri prodotti forestali d’origine illegale.

· Favorire la diffusione di Consumi e acquisti responsabili, tenendo presente che il legno è un materiale ecologico con dei limiti nella sua rinnovabilità che nel documento non vengono invece affrontati.

· diffondere la conoscenza con azioni di formazione (sotto-azione B2), informazione e sensibilizzazione pubblica, in sinergia con le azioni mirate a prevenire gli incendi. Evitare invece di investire per la promozione di informazioni surreali sul ruolo svolto dalla selvicoltura nel mantenimento della stabilità delle foreste, quando la gestione forestale mira esattamente a mantenere la vegetazione in stato di disequilibrio per aumentarne la produttività.

· Sostenere la ricerca, la sperimentazione e il trasferimento della conoscenza non limitandola al trasferimento dell’innovazione tecnologica e soprattutto rinunciando alla, “produttività scientifica”. Specialmente in materia di alberi e boschi si applica l’adagio che dice “presto e bene non vanno mai insieme”

· Ridurre i danni di eventi estremi basandosi più sulla prevenzione che non sulla gestione dell’emergenza e della post emergenza, sviluppando meglio le sinergie tra le differenti azioni. Una cosa di cui il documento effettivamente parla, ma solo in modo marginale, mentre pone l’enfasi sull’incremento dello sfruttamento commerciale del patrimonio arboreo e sulla gestione emergenziale che richiede sempre consistenti investimenti. Si potrebbe avere perfino l’impressione che la gestione di fondi pubblici possa essere più interessante della razionale gestione delle foreste.

· Promuovere la prevenzione degli incendi modificando quanto riportato sulla pianificazione forestale di indirizzo territoriale e nei “Piani di gestione forestale” di cui all’Art.6 c.6, D.lgs..n. 34/2017 (sotto azione A.5.2.b ed e). Si tiene a sottolineare che gli incendi si contrastano soprattutto attraverso una responsabilizzazione dei cittadini e il loro coinvolgimento attivo nelle segnalazioni, tramite campagne di formazione e informazione (sotto azione A.5.2.d) ed incremento delle pene previste, così come della vigilanza. Altrettanto importante risulta l’adozione di misure che vietano pratiche agropastorali basate sulla bruciatura di potature e stoppie. Così come fondamentale è il potenziamento del servizio antincendio cui non si fa cenno nel documento.

· Tutelare Il patrimonio genetico forestale con l’individuazione, caratterizzazione e conservazione di popolamenti e singole piante importanti e la conservazione degli alberi monumentali, così come dei boschi vetusti. Le regole di gestione devono proteggere assolutamente sia la biodiversità che le piante di età maggiore rispetto al loro contesto, così come delle piante giovani destinate a sostituire quelle anziane, man mano che moriranno. Dovrebbero essere vietate tutte le operazioni di taglio invasive e distruttive, elaborando una normativa che garantisca una maggiore tutela rispetto la legge 10 del 2013

· Promuovere nuove tecniche silvicolturali basate sulla tutela del “Wood Wide Web”.

· Mirare alla cura degli alberi, e alla diffusione dei filari alberati e delle foreste urbane e periurbane con misure più incisive di quelle previste.

· Favorire lo Stato di conservazione degli ecosistemi insieme alla stesura della Lista Rossa degli ecosistemi provvedendo ad azioni più articolate per fermarne la distruzione

· Prevedere nella Azione Specifica 7 misure specifiche di tutela per Boschi ripariali e planiziali esistenti, oltre che al loro incremento.

· Restaurare situazioni di degrado (sotto-azione A.5.1) e prevenirne la cause (sotto-azione A.5.2), evitando di ricorrere a interventi invasivi come quelli prospettati al punto A.5.2.

· La conservazione/incremento dei Servizi Ecosistemici dovrebbe costituire la “contitio sine qua non” per la concessione dei permessi di taglio, anziché essere incentivata tramite varie forme di defiscalizzazione, come previsto nel documento (v. Sotto-Azione A.2.1).

· Tutelare e ampliare le aree protette come “stock” di Biodiversità, seguendo le nuove direttive ed indirizzi europei.

· Dare importanza e diffusione alle azioni di monitoraggio per verificare la giustezza delle scelte attuate.

· Sviluppare funzioni di difesa del territorio e di tutela delle acque, sviluppando le sotto azioni A31 e A32

· Mitigare i Cambiamenti Climatici come indicato nelle sotto azioni A61 e A62 in particolare:
“Riconoscendo e incentivando l’adozione di pratiche selvicolturali volte a migliorare le capacità di resistenza e resilienza dei popolamenti forestali ai cambiamenti climatici” (disetaneizzazione dei popolamenti, diversificazione della composizione e della struttura, migrazione assistita, ecc.), “Promuovendo l’aumento della diversità forestale al fine di favorire dinamiche naturali in linea con il cambiamento climatico”.
Viceversa, è sicuramente pericoloso che “le molteplici funzioni svolte dal settore forestale siano legate ad una garanzia di redditività della gestione e delle filiere connesse”. Semplicemente, se tagliare in maniera ecologicamente corretta non risulta remunerativo in assenza di incentivi, non si dovrebbe procedere al taglio. La pratica di incentivare pratiche anti-economiche a carico del contribuente non ha senso. Fanno eccezione gli interventi di restauro ambientale da realizzare seguendo progetti specifici che non prevedono la vendita di legname. Questi devono essere necessariamente essere finanziati.

· Curare gli Imboschimenti e i rimboschimenti artificiali realizzati in Italia nel secolo scorso, evitando il ricorso al taglio a raso, per non esporre il sottobosco e il suolo alle alte temperature e ai livelli elevati d’insolazione che, insieme ai periodi prolungati di siccità, si registrano sempre più di frequente in tutta Italia

· Incrementare “la superficie forestale su superfici agricole abbandonate o nude, prioritariamente in aree di pianura, periurbane e degradate, preservando nei territori collinari e montani la diversificazione delle forme d’uso del suolo e valorizzando le specie autoctone di provenienza certificata dando rilievo alle sotto azioni A.” Concordiamo in pieno, salvo il riferimento a “valorizzare” che solitamente significa aprire a pratiche di tipo speculativo sempre molto impattanti sul territorio. Semplicemente, riteniamo che si dovrebbero applicare le sotto azioni A7 (soprattutto per quanto riguarda l’A.7.3.b).

· Proteggere le formazioni forestali artificiali storiche, di elevato valore conservazionistico, sociale, paesaggistico e culturale.

· Sviluppare mercati dei prodotti legnosi dagli scarti di produzione dell’industria del legno, ricercando e promuovendo standard qualitativi elevati per quanto riguarda gli impatti ambientali, ponendosi l’obiettivo non di rincorrere la domanda ma di perseguire la rinnovabilità delle risorse. Modificando in tal denso la Sotto-Azione B.3.1.

· Escludere dalle azioni operative la filiera dell’energia, soprattutto se industriale perché, fatta eccezione di casi particolari, questa filiera ha un bilancio energetico nettamente negativo, con costi esterni elevati in termini di inquinamento atmosferico che minano la salute dei cittadini e li rendono più vulnerabili alle pandemie (Covid 19 insegna). Assolutamente falso è quanto riportato nella nota 4: al contrario, esiste una letteratura scientifica che certifica che l’utilizzo delle biomasse legnose a fini energetici riduce la quantità di carbonio accumulato nella biomassa e nel suolo. Inoltre, generalmente aumenta lo stress climatico sugli ecosistemi, riducendone l’attività fotosintetica, mentre la combustione di pellet è una delle principali fonti di polveri sottili negli ambienti urbani. Sul piano meramente energetico, il legno è ancora meno efficiente del Carbone e gli alberi sono una risorsa rinnovabile, ma limitata ed esauribile. Sensibili riduzioni degli stock possono essere recuperati solo in tempi lunghi, non prevedibili vista la situazione climatica attuale e futura.
La filiera energetica del legno ha senso solo in un’ottica di autoconsumo per le frazioni montane, ma se sviluppata a livello industriale è causa di degrado socioeconomico e non merita alcun tipo di finanziamento. Non ultimo, è in netto contrasto con la sotto-azione B.5.2.b (promozione del “marchio comunitario “zero deforestation” - vd. Conclusioni del Consiglio del dicembre 2019 sulla comunicazione "Intensificare l'azione dell'UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta")”.

· Educare al concetto di limite, riconoscendo il legno come risorsa rinnovabile, ma limitata. Di conseguenza apprezziamo la sotto-azione B.6.3a sulla promozione della cultura del riciclo e del reimpiego. Meno sostenibile è promuovere l’acquisto di prodotti a base di legno vergine (edilizia, mobili, carta, packaging, ecc.), così come sono da evitare agevolazioni ed incentivi economici e fiscali per l’acquisto dei prodotti legnosi o a base di legno di origine nazionale (sotto-azione B.6.2.a)

· Elaborare nella Gestione della Strategia Forestale norme efficaci che non hanno bisogno di essere semplificate.

· Mirare ad applicare nella pioppicoltura tecniche agricole a basso impatto ambientale nella prima fase d’impianto, specie per quanto riguarda l’uso di prodotti fito-sanutari.


6 commenti:

  1. "La pratica di incentivare pratiche anti-economiche a carico del contribuente non ha senso."
    Gran parte degli incentivi - all'agricoltura, alle ristrutturazioni, io sospetto persino a gran parte dell'industria - consistono in questo. Se una cosa funziona, dovrebbe ripagarsi da sè. E invece vediamo continuamente erogare fondi pubblici, sottratti ad alcune attività economiche, a favore di altre che o sono sovradimensionate o non servono.

    Concordo con quanto scritto; sarebbe anche ora di finirla con la vecchia storia che il bosco "ha bisogno" di essere curato. Il bosco ha solo bisogno di essere lasciato in pace.

    Ci sono zone della Germania in cui l'esbosco non è consentito con mezzi pesanti, ma solo con cavalli, che lo danneggiano meno. Per quanto possa sembrare anacronistica, questa pratica andrebbe in realtà a vantaggio non solo dei boschi italiani, ma anche di molte zone del nostro paese dove non si fabbricano trattori, ma si allevano muli e cavalli...

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  2. Bello l'elenco delle buone intenzioni, sembra la letterina a Babbo Natale (io sapevo il Bambin Gesù ma è un0'altra storia...), come al solito il diavolo sarà nei dettagli. Con una buona gestione sarebbe bastato un "trovate un modo di conciliare rinselvimento e economia", il livello inferiore avrebbe adattato l'idea allo specifico campo e così via fino alle norme attuative al livello più basso, utopia? No, il meccanismo è quello usato dalla gerarchia cinese con effetti interessanti, le differenze stanno prevalentemente nella selezione dei quadri intermedi e nei sistemi di controllo: la selezione avviene attraverso un megaesame, il Gaokao (https://www.corriere.it/scuola/universita/17_febbraio_24/prova-gaokao-l-esame-che-fa-tremare-dieci-milioni-cinesi-39de852a-fa87-11e6-8a8e-992138e983bf.shtml)anche se ovviamente la nomenklatura riserva istituzionalmente i suoi posti (limitati), coloro che lo passano sono utilizzati ovviamente nei compiti più difficili e prestigiosi, dall'altra parte il controllo avviene selezionando i controllori,informatizzando il più possibile e attraverso sanzioni non esagerate ma ineluttabili.
    L'UE sembra sempre più l'URSS e il nostro paese una Cecenia, regolamenti minmuziosi fino al capello ma grandemente inapplicabili per la distanza tra il decisore e l'atuatore, terreno fertile per le camarille di ogni forma e razza.
    @Gaia Braccetti, come nella nostra discussione precedente non ritengo il bosco un ambiente così debole come si vuol credere, attraverso la sua complessità ha una resilienza sorprendente. Vedo molto l'idea che sia la norma, peraltro sempre aggirabile, il mezzo di controllo di ciò che avviene, io caldeggio il lato economico-antropologico: se la resa silvicola acquista valore i singoli diventano più interessati a conservare ed ampliare il bosco, alla lunga prevarranno i giardinieri perchè i tempi sono lunghi e la natura preferisce essere accompagnata all'essere forzata, ogni giardiniere individuerà il modo più efficace per i suoi poderi e la diminuzione già in atto dell'energia a basso costo farà il resto. Nei paesi scandinavi dove il legname è una delle esportazioni vitali e quindi un industria comleta hanno sviluppato sia i macchinari pesanti che le pratiche per massimizzare le rese, basta copiarne norme e mezzi, non a caso proprio lì la cultura ambientale è al suo massimo. Nota interessante, tutti i paesi scandinavi sono social-democrazie con un welfare ed uno stato molto pervasivi ma non intrusivi!

    Per concludere, l'unica osservazione che mi sentirei di fare sarebbe di ridurre al 10% il volume dello scritto, pratica che consiglio sempre insieme al ragionare come se l'argomento fosse da presentare ad una classe delle elementari, aiuta a focalizzarsi sulle parti importanti ed a rendere fruibile in pratica ciò che si vuole trasmettere.

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  3. tanto sono tutti Bolsonaro. Stamani sono venuti gli operai di una ditta di servizi a fare un lavoro inutile, perchè tutto funzionava alla perfezione. E' la seconda volta in tre anni. Della serie: se il lavoro non c'è bisogna inventarselo. Un pò come la vecchia IRI dove le perdite erano superiori agli stipendi pagati. Meno male che hanno inventato il reddito di cittadinanza, così risparmiano, perchè inventarsi il lavoro costa molto di più, sia come stipendi, sia come danni ambientali. Ma se non si mettono in testa di riportare la popolazione italiana ai livelli preindustriali, ossia 13,5 milioni, sarà tutto inutile. Altro che sussidi o immigrazione. Sono convinto che qualcosa si inventeranno. Il petrolio non è finito, anche se il mondo non tornerà a consumare 100 mln/b al giorno, ma per nutrire i quasi 8 mld abbiamo visto che ne bastano anche la metà e anche molti meno, basta togliere consumi inutili come il turismo, l'automotive di massa, gli sport inutili, le scuole inutili, dove si fabbricano vagabondi decerebrati e prepotenti, insomma tutto ciò che non è necessario per una società di sussistenza.

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  4. Premetto che non ho letto i due post sui boschi: saranno certamente condivisibili in toto, specie quello di Simonetta, che, da quello che ha sempre scritto, deve essere uno che sa il fatto suo ed anzi ho sempre pensato che sarebbe un ottimo docente. Ma i tempi sono cambiati. Non abbiamo più bisogno di parole.
    La materia forestale è (meglio dire era) di mia specifica competenza.
    Ora, lì a Firenze c'è il più antico corso di laurea in scienze forestali d'Italia, istituito quando la capitale è stata trasferita da Torino. Sempre a Firenze ha la sua sede l'Accademia Italiana di Scienze Forestali. Per anni sono stato abbonato alla relativa rivista l'Italia Forestale e Montana. Loro cosa dicono? Per decenni si sono sviluppate selvicolture naturalistiche, su basi naturali, ecc. Le differenze sinceramente non me le ricordo più. Orazio Ciancio ad esempio ne era un teorico. La locuzione "l'Italia è un paese ricco di boschi poveri" era il minimo che uno studente dovesse ripetere, al meno dal primo inventario forestale nazionale dell'85. Era ben chiaro che la selvicoltura italiana non potesse essere a finalità produttiva (come invece nei paesi dell'Europa germanica dove si è sviluppata la selvicoltura fisiocratica), se non in limitatissimi casi. Addirittura in molte situazioni anche boschi produttivi non trovavano una valorizzazione commerciale per molteplici motivi (mi vengono in mente ad esempio molti lariceti di proprietà comunale del piano montano medioalpico-endalpico che nelle vallate del Piemonte non riuscivano ad essere venduti). Solo 20 anni fa la "moda" era quella dell'avviamento a fustaia dei cedui, della selvicoltuta minimale dei boschi di protezione del piano alpino, ecc.
    Ora vedo che si è fatta una inversione a U nettissima.

    Guido

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  5. https://www.quotidiano.net/esteri/george-floyd-rivolta-1.5173322
    Minneapolis in fiamme, rivolte e tentativi di saccheggi. Trump minaccia di dar l'ordine di sparare se aumenta la violenza e il saccheggio. Ma lì non li hanno dati i buoni alimentari? Forse li hanno dati, ma possono esserci altri problemi che possono scatenare la violenza, come quel minorenne a Napoli ucciso dal carabiniere in borghese minacciato con una pistola giocattolo. I parenti e la gang distrussero il Cardarelli e volevano giustizia. Ma ci pensate: criminali che chiedono giustizia.

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  6. Puoi fare un riassuntino PERFAVORE!!!

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