Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


sabato 9 marzo 2019

Un Romanzo di Climate fiction: I Gemelli del Cosmo



di Stefano Ceccarelli

Pubblicato su Stop Fonti Fossili! con il titolo: Il Cosmo, i suoi Gemelli ed io.


Gli occhi sbarrati nel cuore di una notte settembrina. L'incipit stampato nella mente. Il buio cosmico della camera da letto ribolle della spiritualità che ha plasmato i miei anni giovanili, senza la quale non sarei quello che sono. Un Dio troppo umano, un po’ filosofo in erba e un po’ scienziato pasticcione, nella Notte dei Tempi imbastisce un esperimento, dubitando forse persino di sé stesso. Due pianeti allo specchio, uguali ma diversi, scaraventati dal destino, o dal caso, o da coscienti volontà, verso due esiti opposti.
Nasce così I Gemelli del Cosmo. Come un sogno che non vuole saperne di dileguarsi al mattino, ma anzi ti strattona e si impone subito come un libro non ancora scritto, un libro che doveva essere scritto. Da allora, per sei mesi, ha occupato i fine settimana e i dopocena sul divano, come ingombrante architettura della mia esistenza parallela, quella dove l'apparente calma dell'oggi si tuffa in un futuro tutto da decifrare eppure in qualche modo già pennellato dall'incontro fra letteratura e scienza.
Pian piano l'idea prende forma e cristallizza in narrazione. Quando nascono Yosh e Laylah, i due protagonisti, è un po’ come se rinascessero i miei due figli, trapiantati da una psiche inquieta in un pianeta 'altro' che possa custodirli dalle retroazioni negative degli insulti inflitti alla Terra dalla mia generazione.
Due cose mi sono state subito chiare: doveva esserci un passato e un futuro, il primo ricostruito come farebbe un archeologo che si riproponga di riesumare l'intera storia dell'universo, e il secondo segnato da un confondente sfasamento spazio-temporale. E poi la Terra, identica a sé stessa nella Storia già scritta, fotografata nell'attualità del presente mentre proietta le sue lugubri ombre sul di là da venire, verosimile nel futuro (prossimo o remoto, poco importa) marchiato a fuoco dal fuoco del cambiamento climatico.
Di contraltare al mondo come potrà essere, ecco la Serra, il mondo che avremmo voluto che fosse, regno delle beltà perdute, Eden preservato dalla polluzione per deliberata scelta dei suoi abitanti. C'è una casella vuota nella tavola periodica serrestre, ed è un vuoto pesante, perché priva le genti dell'opulenza criminalmente sottratta ai posteri. Ma lo splendore dell'oro che ammalia e stordisce, mai visto sulla Serra, è rimpiazzato, moltiplicato per infinito, dalla luce delle nobili virtù di cui rifulgono i suoi custodi.
È improprio definire I Gemelli del Cosmo una science fiction. Non è quello che volevo scrivere, non ne sarei stato capace. La fantascienza è stata poco più che uno strumento narrativo per far avvicinare due mondi che desideravano parlarsi, confidarsi, interrogarsi reciprocamente su ciò che è stato e ciò che poteva essere. Terra e Serra dovevano ciascuno immedesimarsi nell'ucronia dell'altro, questa estasiata, quella inorridita.
Se la Terra è il pianeta che conosciamo, ci sarebbe molto da dire sulla Serra e sui serrestri. Regno dell'utopia certo, ma non solo. Una civiltà che mutua i nomi dei mesi dal calendario della Rivoluzione Francese è per sua natura dirompente, ma non verso il suo passato (ché non si avverte il bisogno di rivoluzioni se si cammina con passo cadenzato e si tiene alto il vessillo dell'altruismo), quanto rispetto al modo consueto con cui noi abbiamo imparato a interagire con i nostri simili, con il regno animale e con Madre Natura nella sua fragile interezza. I serrestri anelano i gemelli lontani, ma sono in qualche modo essi stessi gemelli nella condivisa esaltazione dell'armonia e nel ripudio delle divisioni. Ancora, la Serra è il paradiso delle “Y”, dell'alterità esotica e fascinosa, almeno per noi italiani che solo da poco abbiamo familiarizzato con questa stramba consonante aliena che suona come una vocale.
Ma soprattutto, come sottolineato dal Prof. Marcello Carlino nella sua pregevole Prefazione, la Serra è un pianeta-donna. Poteva forse essere altrimenti, in un mondo che rifugge la sopraffazione come la peste? Sicuramente no, specie dopo la venuta di Yesua, gemella del Cristo di questo angolo della Via Lattea, carismatica protagonista dell'evangelo sconosciuto ai terrestri.
Il Cosmo, fluido etereo in cui tutto scorre, assurge a vero palcoscenico delle vicende narrate, e si rivela essere l'impalpabile liquido amniotico che nutre i sogni dei due giovani eroi. La sua incommensurabilità sgomenta, estendendosi oltre i confini di tutto ciò che è nato dal Big Bang, fino a far intravedere altri universi retti da leggi fisiche sconosciute. Eppure, il prodigio dell'Amore incarnato nella vita intelligente spicca e primeggia anche in cotanta immensità, fino a che, sul momento di estinguersi in uno dei suoi due nidi perduti nello spazio, sprigiona il più inesprimibile, il più assoluto dei dolori.
Ma, come accade a ogni romanzo che voglia essere letto, non è il dolore a scrivere l'epilogo della storia; spetta dunque al lettore scoprire il doppio finale del libro, quello canonico, che si addice a una fiaba, o se preferite a un moderno feuilleton, e quello postumo, inopinatamente rivelato al narratore da un Ulisse viaggiante nel tempo.
Mi piaceva pensare, mentre il mio sogno settembrino coagulava e si faceva libro, che in fondo la storia dei Gemelli del Cosmo potrebbe persino essere vera, che una Serra come quella che ho descritto, che ci ama e ci cerca come il cieco cerca la luce, possa esistere davvero in qualche meandro del creato, o magari proprio a duecento anni luce dalla Terra. Quest'idea ha aleggiato per un po’ nella mia fantasia finendo con lo spegnersi pian piano, come accade con le suggestioni troppo fragili e incorporee. Finché, pochi mesi fa, quando il manoscritto era già pronto per essere impaginato, lo sguardo cade su un trafiletto che mi fa sobbalzare sulla sedia: “Ecco la stella gemella del Sole, si trova a 184 anni luce da noi”!
Lo stupore per quella incredibile coincidenza ha lasciato subito il posto ad una speranza inedita, dai contorni netti come una certezza: non possiamo non avere dei Gemelli nel Cosmo, perché non possiamo non avere diritto ad una seconda possibilità.

12 commenti:

  1. https://www.resilience.org/stories/2019-03-07/bologna-the-city-with-a-civic-imagination-office/
    Magari basta andare a Bologna.
    Angelo

    RispondiElimina
  2. è quasi impossibile vedere come tante persone credano alle frottole sul GW. Nel post precedente ho scoperto che un tal Grosso spaccia il GW come causa scatenante della CO2, mentre è l'inverso e come sono ben felici di credergli. E tutto per la paura di dover cessare questo consumismo scellerato. Mi pare di sentire Hitler ordinare alla Wermacht accerchiata a Stalingrado di resistere fino all'ultimo uomo senza tentare la sortita consigliata dai suoi colonnelli a Von Paulus, che probabilmente preferi lasciar morire 200.000 dei suoi soldati piuttosto che rischiare la vita uscendo dal bunker. La paura paralizza, non c'è niente da fare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. https://scripps.ucsd.edu/programs/keelingcurve/wp-content/plugins/sio-bluemoon/graphs/mlo_one_year.png
      intanto la co2 immessa dalle locuste difese da Grosso accellera. Siamo a 3,5 ppm in un anno delle 2 fino a pochi anni fa. Ma per lui è un effetto del GW. Quindi tutto a posto.

      Elimina
  3. Forse qualcosa si muove a livello di consapevolezza, visto da dove inaspettamente, almeno per me, arriva il richiamo.
    L'impressione, però, è che siamo in colpevole ritardo e che i margini di manovra per salvare la civiltà umana su questo pianeta siano molto ristretti, ammesso che sia tecnicamente fattibile. Purtoppo la maggior parte della gente non ha la più pallida idea del proprio impatto ambientale e di quanto la civiltà dei consumi porti alla distruzione degli ecosistemi da cui dipende la sua stessa capacità di sopravvivenza, ma vuole prosperitá e crescita. Se appena appena si contrae l'economia, che intacca i presunti livelli di benessere raggiunti a scapito delle altre forme di vita, scattano rivolte (vedi i gilet gialli, che non vogliono certo tornare a un maggior equilibrio con le risorse disponibili, ma il BAU) o soluzioni come la Brexit o Trump o più temperate (per il momento), come in Italia col governo gialloverde col quale si è in qualche modo arginato il malessere (che promette comunque crescita essendo perfettamente incardinato nel Sistema economico imperante, senza esserne veramente alternativo pena il linciaggio e pur essendo apprezzabile quantomeno il tentativo di superare le ideologie). Tali pseudo soluzioni segnalano una volta per tutte l'incapacità delle classi dirigenti, ancora ferocemente legate alle logiche del progresso del Novecento basate sui fossili (progressisti o conservatori poco cambia), di comprendere la radice vera dei problemi, un totale rifiuto delle conoscenze scientifiche e una visione antropocentrica assolutista.
    Forse solo le piaghe bibbliche di avvertimento potrebbero scuotere le coscienze o forse più probabile innescare guerre alla ricerca del capro espiatorio o di Serre più illusoriamente vivibili.

    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2019/03/12/mattarella-siamo-sullorlo-della-crisi-climatica-globale_f5f8cace-9065-4a3b-bc54-7b1d09b0d59b.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certamente. Altissimo senso ambientale.

      Leggo il sottotitolo del Corriere:


      Il presidente della Repubblica in visita al cimitero delle vittime del Vajont in provincia di Belluno: «Pieno appoggio e sostegno alle Olimpiadi del 2026, hanno grande importanza»

      Elimina
    2. scusate la ridondaza, ma era più uno sfogo che altro .. mi sembra una sfida titanica con un forte senso di impotenza..

      Elimina
    3. Mattarella non ha mentalità ambientalista. Non si risolvono i problemi ambientali creati dall'uso più o meno indiscriminato dei FF, continuando a usarli nello stesso modo. Come detto sopra la co2 galoppa, proprio perchè questi capoccioni duri che ci comandano non sono capaci di sublimare il problema col poco QI a disposizione.

      Elimina
    4. Credo che il QI (Quoziente di Intelligenza) è focalizzato su scopi molto discutibili.
      ----------
      Alcuni anni fa, il capitano Paul Watson, fondatore e presidente di "Sea Shepherd Conservation Society", ebbe la seguente conversazione con Georg Blitchfield, leader della "High North Alliance", gruppo di pressione a favore della caccia alle balene.
      Blitchfield: "Ma Watson, lei sta dicendo che le balene sono più intelligenti delle persone. Come può dire una cosa così stupida e folle?
      Watson: “Georg, mi capita di misurare l'intelligenza in base alla capacità di vivere in armonia con il mondo naturale. Secondo questo criterio, le balene sono molto più intelligenti di noi”
      Blitchfield: “Questo è un criterio stupido. Secondo questo stupido criterio, si potrebbe dire che gli scarafaggi siano più intelligenti delle persone.”
      Watson: "Georg, sta iniziando a capire di cosa sto parlando."

      Elimina
    5. Ancora riguardo al QI :
      ---------
      Credo che il grande guaio della specie umana sia stato pensare mettendo al primo posto della frase la parola "IO" anzichè "NOI".
      - Tiziano -

      Elimina
    6. Tiziano, per sublimare intendevo proprio avere abbastanza intelligenza da poter cambiare piano di pensiero. E' un pò la differenza esistente tra un buon giocatore di scacchi, che per esserlo deve prevedere almeno 4 o 5 mosse dei suoi pezzi e dell'avversario in tutte le direzioni della scacchiera, quindi migliaia di mosse almeno in pochissimo tempo, e un buon giocatore di carte, che basta si ricordi che carte delle 40 del mazzo sono passate, per avere buone possibilità di vincere. Pensa 40 contro migliaia. La stessa cosa è per il QI: chi vuol cambiare il paradigma usando ancora le poche scelte finora adoperate(le 40 carte) non potrà far altro che continuare a peggiorare la situazione, mentre chi allarga il proprio pensiero alle migliaia o milioni di possibilità, può trovare la soluzione giusta o migliore. Ma questo è possibile solo con un QI adeguato. Siamo in un range tra il 5 ed il 15%. Non di più. Ciò vuol dire che quest'umanità è condannata. Mattarella è un politico, il che vuol dire che è furbo o peggio scaltro, ma non necessariamente intelligente. Anzi le due qualità della mente sono in netto contrasto, perchè se una persona è veramente intelligente, capisce che la furbizia o peggio la scaltrezza sono qualità negative e perciò le aborra. Se uno non capisce il perchè della condanna di questa umanità ora, lo capirà in futuro, neanche tanto lontano.

      Elimina
  4. https://www.lapresse.it/cronaca/termini_imerese_arresti_vertice_blutec-1229507/news/2019-03-12/
    se questi sono gli "investimenti" nel futuro delle EV, al confronto l'IRI erano noccioline. Purtroppo il futuro si vede solo dopo che sono passati almeno 10 anni. Mi ricordo sempre del cantiere navale di Trieste di quando ero ragazzo, sovvenzionato dall'IRI, che sarebbe costato meno se avessero dato lo stipendio ai lavoratori, tenendoli a casa. A 50 anni di distanza la solfa non è cambiata, così i ladri ringraziano i FF, così dai polli sono passati agli "investimenti". Penso proprio che tra 10 anni, se PO e GW progrediscono come dovrebbero, ne vedremo delle belle, ma non si sa mai.

    RispondiElimina
  5. Ferruccio, per accettare i limiti impostici dalla Natura, noi Homo Sapiens sapiens dobbiamo comportarci contrariamente alla nostra stessa natura, che ci porta con ogni mezzo ad oltrepassare ogni limite, sempre, comunque e dovunque.Costi quello che costi.
    Naturalmente, e non c'è avverbio più appropriato,in Natura, ovvero nel Cosmo, esistono limiti invalicabili proprio per consentire l'esistenza delle cose, dalle microscopiche fino a quelle immense.
    Forse, più che figli delle stelle lo siamo dei buchi neri.
    Ma anch'essi pare che sottostiano a limitazioni insuperabili.Incomprensibili, assurde.

    Ora, che cosa vogliamo fare?

    Può essere che siamo condannati comunque dal Cosmo stesso, che procede il suo corso incurante dei nostri calcoli ed intenzioni.

    O che stia attendendo il nostro piccolo ma determinante operato qui su questa Terra.
    Abbiamo delle prove irrefutabili che l'aritmetica stessa non può essere completa e coerente allo stesso tempo.
    Figuriamoci che cosa è la natura del Cosmo, allora.
    Potremmo anche provare ad annientarci con i mezzi di cui disponiamo ormai da parecchi decenni.
    E in questo modo sfidare il Cosmo e vedere se è in grado fermarci.
    O sfidarlo cercando d'impedirci l'annientamento mettendo in atto tutte le azioni adatte, che conosciamo per il momento.
    O rinunciare al minimo di conoscenza di cui possiamo disporre e goderci, si fa per dire, gli esiti dell'esperimento.

    Io stesso il mattino propendo per una di queste scelte, la sera per l'altra e nel pomeriggio quasi mi decidevo per l'altra ancora.

    Marco Sclarandis

    RispondiElimina