Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


sabato 13 ottobre 2018

La Linea d'Ombra della Memoria: Si Avvicina il Centenario della Fine della Grande Guerra



Si avvicina il centenario della fine della Guerra Mondiale, quel 4 Novembre, una ricorrenza che passerà probabilmente un po' in sordina, come sono passate tutte le ricorrenze di quell'antica guerra fratricida fra cittadini europei che oggi troviamo difficile comprendere. Di questa storia, ho scritto un libro che è stato pubblicato recentemente: la storia di un eroe di quel tempo, Armando Vacca di Grana di Monferrato, prima pacifista, poi guerriero, costretto a morire per la causa contro la quale aveva combattuto. Una storia di lotta a di sofferenza che alla fine si risolve in una sconfitta. Ma è la storia di un uomo onesto che ha fatto il suo dovere e in questo libro la racconto il meglio che posso. (UB)



Da "La Linea d'Ombra della Memoria" - di Ugo Bardi 2018



Hai scritto quello che ti abbiamo detto.
Questo è bene. 
Così il nostro nome sarà in un libro 
e non sarà perso per sempre.

Iisho, shamano Goajiro


Sono passati oltre cento anni dal tempo della Grande Guerra, che poi fu chiamata la “Prima Guerra Mondiale.” Una conflagrazione immensa che non si era mai vista prima. Nella storia, mai così tanti uomini avevano combattuto in una singola guerra, mai c'erano state tante vittime, mai il mondo si era trovato a vedere una rabbia e una follia tanto grandi.

Oggi ci troviamo nel secolo successivo a questi eventi, addirittura nel millennio successivo. Al momento in cui scrivo, il 2018, sta per passare il centenario della fine della guerra. Le ricorrenze dei vari eventi, battaglie, vittorie e sconfitte, sono passate un po’ in sordina: qualche celebrazione, qualche commento sui giornali, nulla che abbia lasciato davvero il segno.

La Grande Guerra è ormai un evento remoto, dimenticato, per molti versi incomprensibile, forse anche qualcosa di cui, silenziosamente, ci vergogniamo. Non riusciamo a comprendere come e perché fosse nato questo mostro assetato di sangue che aveva divorato venti milioni di europei, fra militari e civili, in appena quattro anni. Eppure, non è un evento lontano da noi; al contrario, ci è vicino sia nello spazio che nel tempo e, fino a non molti anni fa, veniva ricordato e celebrato. Quando ero un adolescente, parliamo degli anni tra il 1960 e il 1970, i veterani della Grande Guerra avevano settanta/ottant’anni e molti di loro erano in buona salute e ancora attivi, li potevi vedere nei bar che giocavano a carte o nei parchi a giocare a bocce, ti potevi far raccontare direttamente le loro storie di persona anche se, a quei tempi, ero troppo giovane perché l’argomento m’interessasse particolarmente.

In quegli anni la Grande Guerra era ancora sentita come qualcosa di glorioso e di importante: c’era la parata militare del “Giorno della Vittoria” il 4 Novembre, si celebrava il 24 Maggio il giorno della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, anche se non tutti si ricordavano esattamente cosa significava quella data. A scuola, alle elementari, ci facevano cantare la canzone del Piave.Oggi i veterani della Grande Guerra non ci sono più, neanche quelli che fecero parte del gruppo di reclute che vennero chiamati “i ragazzi del 99”. Da qualche parte, in qualche momento, l'ultimo dei combattenti di quell’antica guerra ci deve aver lasciato per raggiungere i suoi compagni, forse schierati tutti insieme ad aspettarlo in qualche grande campo di battaglia nel cielo. Il tempo è riuscito portare a compimento quello che cannoni e mitragliatrici si erano impegnati a fare con grande impegno, riuscendoci solo in parte: sterminare un'intera generazione di europei.

Ora la Grande Guerra si trova al limite della barriera della memoria umana: un limite che possiamo chiamare la “linea d’ombra” della storia. Gli eventi del passato svaniscono gradualmente via via che scivolano indietro nel tempo. Da un certo punto in poi li vediamo indistinti, remoti, nascosti da un’ombra oscura che li copre. È la storia del romanzo di Joseph Conrad intitolato “La Linea d’Ombra”, scritto nel 1917 e molto influenzato dalla Grande Guerra in corso: ci racconta di come l’oscura presenza del vecchio capitano della nave del protagonista ne influenzi ancora il destino. Lo stesso capita a noi con gli eventi del passato, seppur remoti ed oscuri, che ci influenzano ancora.

Gli antropologi che hanno studiato i popoli che non hanno letteratura scritta hanno scoperto che la memoria degli eventi del passato per loro non si estende oltre un secolo. Più in là la linea d’ombra della storia li oscura completamente. Sembra che questa estensione di tempo copra più o meno la relazione che c’è fra nonni e nipoti. Forse, più esattamente, fra nonna e nipotina. Nel passato la storia nota non andava oltre quello che il nonno o la nonna si ricordavano della loro gioventù.

Negli anni ’60 il giornalista Piero Angela andò a intervistare gli anziani dei villaggi vicino a Waterloo per vedere se c’era ancora traccia nella memoria dell’ultima battaglia di Napoleone combattuta nel 1815, circa un secolo e mezzo prima. Trovò solo una persona che si ricordava di qualcosa che gli aveva raccontato suo nonno che, da bambino, aveva visto seppellire centinaia e centinaia di cadaveri in grandi fosse comuni. Un residuo di ricordo che, da solo, ci poteva dire soltanto che in quel luogo era stata combattuta una grande battaglia. Ma questa battaglia era stata ormai oscurata dalla linea d’ombra della storia e, senza fonti scritte, non avremmo potuto sapere chi aveva combattuto e neppure perché.

Così, delle centinaia e migliaia di generazioni di esseri umani che sono nate e vissute prima della scrittura non rimangono che miti e leggende; di tutti gli eventi che si sono verificati, battaglie, amori, lotte, viaggi e scoperte, tutto è stato compresso nell’universo delle narrazioni che rimane oggi. Si dice che gli indigeni australiani usavano il termine “tempo dei sogni” (dreamtime) per il mondo al di là della linea d’ombra. Un universo fatto di eroi e di mostri, dei e demoni, draghi e chimere; il mondo del mito.

Allo stesso modo, con la morte dell'ultimo veterano, la Grande Guerra è oggi scivolata al di là della linea d’ombra, è entrata a far parte del dreamtime degli indigeni australiani, delle cose che si imparano sui libri. Rientra nella stessa categoria delle campagne di Giulio Cesare in Gallia o di Alessandro il Grande in Asia. Ma a differenza di questi lontani eventi, la Grande Guerra giace al limite della nostra memoria: è ancora un evento che ci possiamo far raccontare, se non da chi lo ha vissuto, perlomeno da chi ne ha sentito raccontare personalmente. Questo è un momento molto particolare: il limite temporale che consegna la realtà al mito, la storia alla leggenda.

È la linea d'ombra della storia che si fa sentire in molti casi e in molti modi. Si sa che i vangeli cristiani furono scritti da persone che non avevano mai conosciuto Gesù Cristo, ma soltanto ne avevano sentito raccontare da altri che lo conobbero. Si dice anche che Omero non compose l’Iliade dalla sua propria esperienza, ma da storie raccontate da coloro che avevano compiuto quelle gesta. In questo momento la Grande Guerra si trova più o meno alla stessa distanza temporale da noi nella quale si trovava la vita di Cristo per gli autori dei vangeli e, forse, era la stessa distanza tra la guerra di Troia e Omero. Al limite della barriera della memoria, al limite della linea d'ombra che si manifesta ad un centinaio d'anni dagli eventi che in parte oscura. Ma è possibile, in certi casi, oltrepassare la barriera della linea d’ombra.

Nelle sue “Memorie di Adriano” Marguerite Yourcenar ha tentato di ritrovare i pensieri e i sentimenti di un imperatore romano vissuto quasi duemila anni prima di lei: lo ha raccontato non come un mitico eroe ma come un uomo, un uomo come noi. Miracolosamente è riuscita a superare la linea d'ombra facendolo ritornare dal tempo dei sogni e facendolo rivivere nel nostro tempo grazie a dei documenti, ma anche e soprattutto sulla base di qualcosa che il poeta romano Publio Terenzio disse tanti anni fa: “nulla di umano mi è estraneo” (humani nihil a me alienum puto). È riuscita a ricostruire la figura di un Adriano imperatore facendocela sentire umana nonostante l'abisso di tempo che ci separa. La stessa Marguerite Yourcenar ha raccontato che, per farsi un’idea di quell’immenso periodo di tempo, cercava d’immaginare degli anziani che si tenevano per mano a simboleggiare le generazioni passate. Per raggiungere Adriano doveva immaginarsi una fila di circa 25 persone.

La mia ricerca è stata più semplice: per immaginare Armando Vacca davanti a me avevo bisogno di pensare soltanto a due generazioni, me stesso con mio nonno che mi tiene per mano. Mio nonno Raffaello era nato nello stesso anno di Vacca, il 1888, e così come ho conosciuto bene mio nonno, avrei potuto conoscere Armando Vacca in persona se lui non avesse trovato il suo destino sul Carso nel 1915.

Di mio nonno, ricordo che era un uomo buono e gentile, che non amava molto parlare della sua esperienza in guerra. Quando ne parlava, però, si commuoveva nel ricordare il disastro di Caporetto, quando era riuscito a salvarsi riparandosi in una trincea sulla linea del Piave. Gli avevano dato un fucile, ma niente munizioni. In quella trincea attese per alcuni giorni l'attacco degli Austriaci, domandandosi se avrebbe dovuto combattere usando quel fucile per prendere i nemici a bastonate. Per sua fortuna l'attacco non arrivò e lui riuscì poi a tornare a casa, vivo e tutto intero. Di quei giorni passati in trincea, mio nonno ricordava di aver sentito gli austriaci cantare le loro canzoni in tedesco dalla trincea opposta. Canticchiava una versione curiosamente deformata di Ach, du lieber Augustin, che i soldati italiani cantavano in risposta.

A parte il libretto che avevo trovato su una bancarella, quando ho cominciato la ricerca non avevo altri dati su Armando Vacca e, quasi certamente, non c'era più nessuno ancora vivente che l'avesse conosciuto di persona. Ma pensavo che era ancora possibile recuperare delle notizie e dei dati. Con gli anni, sono riuscito a sapere molto di più di questa storia e, perlomeno in parte, a far ritornare Armando Vacca da questa parte della linea d’ombra della storia

Non so se è una ricerca che posso definire conclusa: ci sono sempre nuove cose da imparare. Ho cominciato quasi subito a scriverla, inizialmente soltanto per me, in un momento in cui sembrava che la guerra fosse un’eccezione, uno stato particolare in via di sparizione nel movimento generale verso un mondo più pacifico. Ora invece pare che la cosa singolare sia stata il breve periodo di pace in un secolo, il XX, che fu forse il più sanguinoso della storia dell’umanità. Il XXI secolo non è cominciato bene e potrebbe diventare peggiore. Ma è una lunga storia quella che vi racconto in questo libro . . .


Link al sito del libro.

16 commenti:

  1. http://www.voltairenet.org/article203376.html
    http://www.voltairenet.org/article203395.html
    Guerra con insetti. E' questo che ci riserva il XXI secolo? E chi li ferma questi nuovi dottor Stranamore dediti alla creazione delle "bioarmi"?

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  2. a parte che Matteo e Giovanni erano insieme a Gesù nel gruppo degli apostoli, le trasmissioni a memoria della storia acquistano valori epici, anche se non lo sono. Ma pure la storia scritta lo fa, perchè normalmente la scrivono i vincitori. Mio nonno Omero, nato pure lui nel 1888, ha combattuto per 11 anni prima contro gli Ottomani, poi contro gli austro-ungarici, ma di lui, quando sarò morto io, non si ricorderà nessuno.

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  3. Annie's,quanti ricordi, mio padre (1894) ha fatto la prima guerra dalla parte austroungarica,pero'essendo trentino non gli hanno dato un fucile ma gli attrezzi per fare baracche .
    Anche questi ricordi spariranno.Tuttavia il perché di questa guerra mi è sfuggito sempre fino a che non ho compreso che le motivazioni erano finanziarie:
    L'Inghilterra era finanziariamente allo stremo e la Germania ne stava comprando gli asset più importanti.inoltre sempre la Germania possedeva gran parte delle industrie italiane ......

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  4. In effetti è interessante indagare le guerre mondiali sul profilo termodinamico: sulla prima guerra mondiale non ho informazioni al riguardo, ma quanto alla seconda l'asse ha avuto accesso stabilmente solo al 6% dei combustibili fossili: immagino che con proporzioni leggermente diverse l'esito della guerra sarebbe stato diverso.

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    1. Salve. Sono convinto infatti che l'unico motivo x cui la germania ha rotto il patto Ribbentrop-Molotov che strategicamente era ottimo è che la campagna d'africa andava male e l'unica fonte di petrolio a portata era il Caucaso.. ma magari mi sbaglio

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  5. Chi disse "la storia che si dimentica è destinata a ripetersi"? Molto vero (anche se, occorre ammetterlo, a ripetersi è pure la storia che si ricorda). Che dire della storia che si mistifica? Perché è proprio nella sua forma mistificata che viene diffusa praticamente tutta la storia, ché chi è fuori dal giro deve credere quel che in ambito dirigenziale si decide di far loro credere. Si chiama manipolazione, ed è praticata "allegramente" dalla notte dei tempi, tanto da portarmi ad una considerazione che potrà sembrare bizzarra: nelle scuole, sarebbe bene insegnare con cura gli aspetti oggettivi dell'etologia profonda della nostra specie, magari comparandola freddamente con quella delle altre, e solo dopo, in età ben più matura, passare alla storia come comunemente l'intendiamo. A quel punto, il filtro del verosimile e dell'inverosimile potrebbe aiutare a stralciare almeno le falsità più stridenti. Ma... cosa resterebbe della storia, a quel punto svelata per quel che è?

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    1. il QI degli studenti italiani sta calando mediamente di 7 punti ad ogni generazione dagli anni '60. Mi pare che nelle scuole nazionali stiano preparando gente con una chiusura mentale enorme, altro che insegnare l'etologia. Come mi fu detto 40 anni fa da uno che aveva fatto solo le elementari e poi le medie alle serali per entrare alle Poste: " Se non tieni in basso (il QI) le persone, poi non le domini più". E allora giù ignoranza di massa, alienazioni, droghe, musica psichedelica a 130 db, aggregazione mirata e via così. L'importante è creare masse di cretini, da poter dirigere dove si desidera con un piffero, senza neanche che sia magico.

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    2. https://www.meteogiornale.it/notizia/53347-1-portogallo-tempesta-piu-forte-dal-1842-le-cause-del-meteo-avverso
      così gli puoi far credere facilmente, tanto sono cretini, che i venti a 180 km/h che hanno devastato il Portogallo, non hanno niente a che fare col GW.

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  6. https://www.meteogiornale.it/notizia/53360-1-caldo-anomalo-europa-anomalie-a-dir-poco-impressionanti
    corri corri, ciuchino, ma dove corri?

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  7. Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, ci sono delle ottime conferenze divulgative di A. Barbero su youtube, allo stato dell'arte della storiografia:
    https://www.youtube.com/watch?v=rkQRzX0sB_Y
    e
    https://www.youtube.com/watch?v=OIAeg_n0l8Q

    Un monumento del 1924 di un eroico fante che usa il fucile ormai scarico come una mazza per eroicamente massacrare il nemico ed eroicamente difendere la patria:
    http://www.pietredimemoria.it/gallery/monumenti/s5/9.jpg

    firmato winston diaz

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  8. https://www.meteogiornale.it/notizia/53466-1-piaga-meteo-climatica-ecatombe-del-mediterraneo-video
    comunque il centinaio di morti causate dal clima terribile mai visto prima nei paesi mediterranei in questi ultimi tempi sono ancora poche rispetto al mln della WW1, forse per questo siamo insensibili, ma se fossimo solo agli inizi?

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  9. Riflettevo sulla linea d'ombra della memoria anche individuale. Apparentemente sembra che ognuno di noi abbia coscienza netta dei propri ricordi in modo estremamente soggettivo. In fondo ci ricordiamo quello che vogliamo ricordare e quello che non riusciamo a dimenticare, anche volendo. C'è chi vive con una coscienza del passato estesa su decenni, altri di anni e altri di settimane.La linea d'ombra dei nostri politici è dietro di loro di pochi giorni. Per quelli piu bravi si parla di ore.

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  10. per Ugo:

    "Oggi i veterani della Grande Guerra non ci sono più, neanche quelli che fecero parte del gruppo di reclute che vennero chiamati “i ragazzi del 99”. Da qualche parte, in qualche momento, l'ultimo dei combattenti di quell’antica guerra ci deve aver lasciato per raggiungere i suoi compagni, forse schierati tutti insieme ad aspettarlo in qualche grande campo di battaglia nel cielo. "

    In realtà la scomparsa degli ultimi reduci della Grande Guerra non è così misteriosa, si sa chi sono stati e quando ci hanno lasciati.

    A partire da una ventina di anni fa (quando ci si era resi conto che erano rimasti in pochissimi, e quei pochi stavano celebrando i 100 anni), c'è stata una corsa folle per censirli tutti, da parte di governi, vertici delle forze armate, storici, giornalisti, statistici, demografi e romanzieri. Certo, è ipoteticamente possibile che qualcuno sia sfuggito alle statistiche (specialmente tra quelli provenienti da paesi in cui 120 anni fa non c'era un'anagrafe affidabile)... ma la vedo improbabile, vista l'attenzione maniacale che in quegli anni si dedicava alla caccia mediatica a quegli ultimissimi rappresentanti della categoria.

    L'ultimo essere umano in assoluto ad aver prestato servizio militare nella prima guerra mondiale ci ha lasciati nel 2012, all'età di 110 anni, ed era una donna: si chiamava Florence Patterson Green, e si era arruolata, all'età di 17 anni, nelle truppe ausiliarie femminili dell'aeronautica inglese. Ovviamente, viste le regole dell'epoca, non aveva mai combattuto in armi, ma aveva svolto solo compiti logistici (come vivandiera, magazziniera e segretaria) in una base militare... però, insieme ad altre sue colleghe, aveva ricevuto il riconoscimento dello stato come equiparata a tutti gli effetti a un veterano di guerra.

    Per fare una guerra mondiale ci vogliono milioni di uomini, ma per chiuderla definitivamente c'è stato bisogno di una donna.

    L'ultimo "vero" reduce che aveva prestato servizio come combattente effettivo era morto un anno prima: si chiamava Claude Choules, anche lui inglese (ma in seguito emigrato in Australia e morto come cittadino australiano); era un marinaio, e pare che sia stato l'ultimo testimone vivente dell'autoaffondamento della flotta tedesca a Scapa Flow, dopo l'armistizio.

    L'ultimo dei veterani italiani, il lombardo Delfino Borroni, si è spento nel 2008. Dopo la guerra era tornato a fare il tramviere a Milano, conquistandosi anche la palma, meno solenne ma più folcloristica, di ultimo guidatore dei tram a vapore, mandati in pensione negli anni Cinquanta, proprio in contemporanea con il pensionamento suo.

    Non fu tecnicamente "l'ultimo dei ragazzi del '99", perché in realtà era nato nel '98. Con la sua dipartita si è estinto l'ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto, che formalmente esiste ancora ma è del tutto spopolato, e non più popolabile.

    saluti
    Lisa

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    1. Grazie Lisa. Se avessi saputo queste cose, le avrei incluse nel libro. Ma non avrebbero cambiato molto alla faccenda

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    2. Aggiungo:

      l'ultimo dei reduci ad aver combattuto personalmente in una TRINCEA è stato un altro inglese, Harry Patch, nato nel 1898 e defunto nel 2009 all'età di 111 anni e 38 giorni (notevolissima dal punto di vista combinatorio, in quanto corrispondente a 111 anni, 1 mese, 1 settimana e 1 giorno, tutti "uni"... quasi quasi lo metto nelle esercitazioni per le Olimpiadi di Matematica dei miei alunni).

      Praticamente sconosciuto ai media fino all'età di 95 anni, fu ripescato appunto in quel periodo, in cui si dava una caccia forsennata agli ultimi rimasti.

      Nella vecchiaia estrema, ma ancora lucida, si distinse per un esplicito impegno pacifista, andava addirittura a fare conferenze nelle scuole, sostenendo con forza che la guerra fosse una porcheria... e che non bisognasse vantarsi di aver fatto le guerre del passato, ma essere felici di vivere in un mondo in cui ce ne siano sempre di meno.

      Una delle sue frasi più commoventi (anche se non ricordo la fonte della citazione esatta) fu qualcosa del genere:

      "Se avessi potuto immaginare che sarei rimasto uno degli ultimi, avrei studiato di più, e avrei fatto di più per testimoniare meglio a chi è arrivato dopo"

      saluti
      L.

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  11. Jan Assmann ha scritto uno studio straordinario sulla "memoria culturale".

    Il bello di Assmann, è che lui è un egittologo, quindi il suo punto di riferimento è molto lontano dalle tematiche che ci ossessionano oggi.

    Esistono due tipi di memoria.

    Una è quella umana, reale, di cui parla Ugo. Solo che secondo lui non dura cent'anni, ma appena una quarantina.

    Un'altra è la "memoria culturale".


    Quando un sistema decide di legittimarsi con un racconto storico: la "memoria storica" diventa un unico episodio, in cui buoni e cattivi sono delineati in modo inequivocabile.

    Per l'Italia oggi, è la Seconda guerra mondiale; ma mi ricordo in Egitto lo stesso fenomeno: i miei studenti che non sapevano nulla di Nasser, nulla del colonialismo, nulla dell'antico Egitto, ma sapevano a memoria i nomi di tutti i compagni e delle mogli del Profeta.

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