Quando l'ipotesi peggiore si rivela quella giusta


mercoledì 21 febbraio 2018

La rivoluzione elettrica





Ugo Bardi (giacca grigia) e Gianni Girotto (camicia blu scura) sul palco del dibattito sul trasporto elettrico a Montebelluna il 18 Febbraio 2018. Quello che segue è una sintesi di quello che ho detto e che cerca di mantenere il tono discorsivo del mio intervento.



Cari amici, per prima cosa è un piacere essere qui a Montebelluna. Mi sono fatto un po' di chilometri per venire da Firenze, ma ci tenevo a venire e il fatto che io sia qui oggi lo potete considerare come una personale forma di protesta contro la pochezza e lo squallore del dibattito politico per le prossime elezioni. Veramente, fa paura pensare che le decisioni sul futuro del paese possano essere prese sulla base di argomentazioni così di basso livello. E così, ho visto che qui da voi c'è un dibattito serio su argomenti seri e mi è parso il caso di intervenire. Ringrazio per questo il senatore Gianni Girotto che mi ha invitato.

Siamo oggi a discutere sui veicoli elettrici ma anche di argomenti più vasti e complessi come l'energia, il cambiamento climatico, e le materie prime. Il trasporto elettrico è soltanto una parte della grande trasformazione che stiamo vedendo ma, come vi racconterò in questo intervento, è un elemento cruciale di quello che sta succedendo. Su questo, ci lavoro ormai da più di un decennio e recentemente ho scritto un libro che si intitola "viaggiare elettrico" che vi faccio vedere qui.

Cominciamo col raccontare un po' la storia dei veicoli elettrici. Come probabilmente sapete, non è una nuova idea - sono veicoli che sono esistiti in parallelo a quelli a motore termico per molti anni, fin dall'inizio del ventesimo secolo. Avevano un loro mercato perché erano pratici e silenziosi - c'era chi li apprezzava. Poi, dopo la fine della guerra mondiale c'è stato il grande boom petrolifero: il petrolio non costava quasi nulla e non aveva senso continuare ad usare i vecchi veicoli a batteria che erano lenti e avevano scarsa autonomia. Per cui, i veicoli elettrici sono quasi completamente scomparsi.

Poi, è successo un gran rivolgimento con il nuovo secolo. Il prezzo del petrolio ha cominciato ad aumentare rapidamente fino ad arrivare alla famosa soglia dei 100 dollari al barile del 2007. Poi è andato ancora più su, poi è sceso, poi è risalito. Negli ultimi tempi è sceso, ma ora sta risalendo ed è di nuovo su valori che avrebbero fatto gridare al "si salvi chi può" un paio di decenni fa. Insomma, i prezzi vanno su e giù, ma il tempo del petrolio a  meno di 20 dollari al barile - come era negli anni 1990 - non ritornerà mai più.

Poi, ovviamente, è venuto fuori il problema del cambiamento climatico, rapidamente diventato il fulcro di tutti i problemi, quello che ci può semplicemente distruggere tutti quanti se non facciamo niente per evitarlo. Ma non è da trascurare anche l'inquinamento locale dei motori a scoppio. Si, le marmitte catalitiche fanno qualcosa di buono, ma non risolvono niente. C'è stato lo "scandalo Volkswagen" a rendere pubblica una cosa che tutti sapevano: i vari filtri alla marmitta hanno raggiunto i loro limiti pratici. Se vogliamo eliminare l'inquinamento, dobbiamo eliminare il petrolio. Non c'è altra soluzione. 

In parallelo al petrolio che è diventato caro e comunque da eliminare, è venuta fuori una nuova generazione di batterie, quelle al litio. Sono nate più che altro dalle necessità dell'elettronica, telefonini e cose del genere. Ma già dai primi anni del secolo cominciavano ad essere disponibili per i veicoli stradali. E con queste batterie si risolveva il problema principale dei veicoli elettrici: quello delle vecchie batterie al piombo, pesanti e di bassa autonomia. Le batterie al litio sono rapidamente scese di prezzo - è vero che rimangono un po' costose ma, insomma, sono batterie pratiche che permettono di fare qualche centinaio di chilometri di autonomia. Questo rende il veicolo utilizzabile in pratica, anche se fare lunghi viaggi richiede ancora un po' di organizzazione.

Quindi, sono almeno 10 anni che i nuovi veicoli elettrici si sono affacciati sul mercato. Andavano bene, ma soffrivano del fatto che erano un po' artigianali. Molti erano fatti in Cina e se ordinavi dei pezzi di ricambio non sapevi mai se ti arrivava la batteria che volevi oppure un piatto di involtini primavera. Poi, mancavano i punti di ricarica e se abitavi al terzo piano ti toccava tirare giù una prolunga fino alla strada e non era cosa molto pratica. Insomma erano trabiccoli destinati a un mercato di nicchia di persone un po' strampalate,

Poi, è arrivato Elon Musk con la sua Tesla e tutto è cambiato. Per prima cosa, niente più trabiccoli, ma una macchina che è un oggetto di desiderio: alla pari con le macchine più belle dei costruttori tradizionali - ma migliore e più evoluta. Poi, una rete di punti di ricarica che ha reso la macchina elettrica una cosa pratica anche per viaggi su medie e lunghe distanze. Ed è stata la rivoluzione.  Il veicolo elettrico è letteralmente esploso sul mercato. C'è ancora gente che borbotta che preferisce i vecchi motori a scoppio, ma ormai la transizione non si ferma più. Lo ha detto persino Marchionne, e questo vuol dire qualcosa!

Ora, in molti casi ci immaginiamo il veicolo elettrico soltanto come una versione più silenziosa e meno inquinante delle automobili tradizionali. A parte il ronzio invece del rombo, cosa cambierebbe? Ma in realtà non è così. Il veicolo elettrico è soltanto parte di un cambiamento in tutto quello che ha a che fare col trasporto. Un cambiamento epocale. Un cambiamento che influirà pesantemente su tutta la società.

Prendete un telefonino cellulare. Lo chiamate telefono? Certo, è vero che può anche telefonare. Ma vi rendete conto di quante altre cose può fare? E' tutta un'altra cosa. E' lo stesso per la Tesla - sembra un'automobile, e lo è. Ma è anche un computer su ruote che sta sempre connesso in rete, un sistema elettronico complesso e potente. Questo porta a una serie di cambiamenti importanti. Non pensate per il momento alla macchina che si guida da sola. Per questo ci vorrà ancora molto tempo, non tanto per ragioni tecniche ma per ragioni giuridiche e politiche. E' il fatto del veicoli connessi in rete che cambia le cose. E' la fine del veicolo privato - è l'arrivo del concetto di "Trasporto come servizio" (TCS, o TAAS in inglese). Cambiano le cose, cambia l'uso del veicolo, cambia il modo in cui lo vediamo. Avremo meno veicoli ma li useremo in modo più efficiente. Diminuiranno gli ingorghi e i parcheggi non saranno più un problema.

Fra le altre cose, si sta affacciando il concetto di "platooning" nel campo del trasporto di merci che trasforma i singoli veicoli in veri e propri "treni su strada" con grossi risparmi di materiali e soprattutto di manodopera. E' un risparmio ma anche un problema: si parla di centinaia di migliaia di posti di autista che vanno a sparire solo in Italia. Ma è anche un'opportunità se riusciamo a gestirla e non soltanto a subirla.

Ci sono tantissimi cambiamenti in arrivo, per ora mi limito a farvi notare come lo sviluppo dei veicoli elettrici stradali ci può aiutare enormemente nella transizione verso le energie rinnovabili. Quello che sta succedendo oggi è che stiamo investendo nella transizione, ma non abbastanza. Se non aumentiamo il livello degli investimenti non ce la faremo a sostituire i fossili prima che il cambiamento climatico ci spazzi via tutti quanti. Ma le leggi del mercato finanziario sono quelle che sono: al mercato non glie ne importa niente se la gente muore, vede solo i profitti immediati. Però, se riusciamo ad incrementare la domanda di energia elettrica con la diffusione dei veicoli elettrici, allora nasce un nuovo mercato: non ha senso continuare a estrarre fossili per fare energia elettrica-- le rinnovabili sono già competitive. Allo stesso tempo, la diffusione di veicoli elettrici va a diminuire drasticamente la domanda di combustibili liquidi. I due effetti si potrebbero combinare insieme per far crollare l'industria fondata da Sauron, l'industria del petrolio. E questo ci potrebbe salvare dal cambiamento climatico.

Insomma, siamo in un bel momento. Se riusciremo ad accettare il cambiamento invece di cercare disperatamente di evitarlo (come avviene di solito), abbiamo la possibilità di un buon futuro per tutti. E per accettare il futuro, abbiamo bisogno di capirlo. Per capirlo, abbiamo bisogno di discuterne. Ed è quello che stiamo facendo stasera. Quindi, grazie ancora per la vostra attenzione, e andiamo avanti verso il futuro.












14 commenti:

  1. Grazie, un bell'intervento, semplice e comprensibile da tutti. Lo condivido.
    :-)

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  2. forse se ne parlerà, purtroppo, tra 20 anni. Fino ad allora i fossili saranno i padroni incontrastati dei desideri degli umani, in quanto dominati dalla loro ricerca della felicità nei piaceri che solo i fossili, potranno loro continuare a permettere. Non per caso Francia e Regno Unito hanno bandito le auto a combustione interna dal 2040. Di sicuro faranno di tutto, per farlo bastare il più a lungo possibile, efficienza, VE, rinnovabili, scisti, artici, andranno a prenderselo fino al centro della terra, ma se non si vuole tornare alle vecchie logiche guerresche predatorie, questa è l'unica strada percorribile. A meno che non salti fuori qualche pazzo, ma queste sono ormai opzioni da romanzo d'altri tempi. Oggi il mondo è dominato dai mediocri, come quel dentista che mi aveva fatto un preventivo di 10.000 euro, mentre con un Curasept da 5 Euro, comprato alla Coop, un buon dentifricio, più ogni tanto qualche igiene da poche decine di euro, sto andando avanti da 10 anni, ma il signorino aveva da mantenersi la barca, oggetto del piacere della sua felicità fasulla, per la quale ha distrutto matrimonio e figli, disinteressandosene quel tanto che basta per portarli al divorzio e alla droga. Non è certo da esseri umani così mediocri, che ci si può aspettare un'abbandono volontario dei fossili.

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    1. Le probabilità che si arrivi al 2040 continuando a vivere in questo modo sono scarsissime. Estrapolando gli andamenti attuali, già attorno al 2030 ci sono valori paradossali di molte grandezze. L'inizio del collasso della civiltà industriale è imminente, ma questa sarebbe una buona notizia (almeno per la Terra, e quindi, successivamente, anche per noi).

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  3. Mah... sono appena andato a prendere i miei bimbi a scuola e c'erano una dozzina di mamme e papà con macchinoni da almeno 2000 kg (naturalmente diesel, per risparmiare). Vivo in un paesino di 8000 anime che, ad attraversarlo a piedi ci metti 10 minuti. E oggi non piove. Io non la vedo tanto semplice, questa transizione. Bisogna costruire prima la cultura. (PS una mia collega ha preso la macchina aziendale elettrica per fare Dalmine-Milano, 40 Km, e per poco non restava per strada...nessuno le ha detto che riscaldre la macchina elettrica significa svuotare rapidamente le batterie).
    Mimmo.

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  4. è tutto inutile, qualsiasi invenzione (o miglioramento di efficienza o risparmio energetico o nuova tecnologia o nuova tecnica agricola) verrà immediatamente vanificata dall'aumento della popolazione, come è sempre successo. Le singole persone possono anche cercare di comportarsi in modo razionale, ma l'umanità nel suo complesso è come una gigantesca colonia di parassiti che sta devastando il pianeta. Tutto quello che non consumeremo noi, lo consumerà qualcun altro.

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  5. Segnalo questo:
    http://mondoelettrico.blogspot.it/2018/02/un-pratico-sistema-meccanico-flessibile.html

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  6. Ma non doveva piccare nel 2020?
    http://peakoil.com/consumption/robert-rapier-peak-oil-in-four-years

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    1. di sicuro stanno facendo il possibile e l'impossibile per farlo durare. Scisti, artici, grandi profondità, efficienza, VE, rinnovabili, tutto meno che il risparmio volontario, ma per quello bisogna rinunciare al BAU e cambiare paradigma. Se potessero anche MAI.

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  7. La gente civilizzata è abituata ad una visione antropocentrica del mondo. Il loro interesse nei confronti dell’ambiente è utilitaristico: ha un valore poiché è utile agli esseri umani (o può potenzialmente essere usato da essi) — fosse anche solo come posto per campeggiare e svagarsi.
    Le genti primitive, al contrario, tendevano a considerare la natura come intrinsecamente significativa. In molte culture esistevano divieti per quanto riguarda la caccia o l’abbattimento degli alberi. Gli aborigeni australiani credevano che il loro fine primario nello schema cosmico delle cose fosse prendersi cura del territorio, il che significava compiere cerimonie per il rinnovamento periodico delle specie vegetali ed animali e del paesaggio stesso.
    La differenza tra la visione del mondo antropocentrica e quella ecocentrica, per quanto riguarda gli effetti, è incalcolabile.. Oggigiorno, gli umani — mentre si considerano la specie più intelligente sul pianeta — sono coinvolti nell’impresa meno intelligente che si possa immaginare: la distruzione del sistema naturale che sostiene la loro stessa vita. Basti qui menzionare questioni quali il trattamento standard riservato agli animali negli allevamenti intensivi per l’alimentazione umana, la distruzione del suolo, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e l’estinzione delle specie selvatiche, dal momento che questi orrori sono ben documentati. Sembra improbabile che tutto ciò possa essere derivato da altro che dalla linea di pensiero corazzata e sempre più profonda che separa l’umanità dal suo contesto e che nega ogni valore intrinseco alla natura non umana.

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    1. R "Oggigiorno, gli umani — mentre si considerano la specie più intelligente sul pianeta — sono coinvolti nell’impresa meno intelligente che si possa immaginare: la distruzione del sistema naturale che sostiene la loro stessa vita. Basti qui menzionare questioni quali il trattamento standard riservato agli animali negli allevamenti intensivi per l’alimentazione umana, la distruzione del suolo, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e l’estinzione delle specie selvatiche, dal momento che questi orrori sono ben documentati." Concordo ma poi si volesse per risolvere la questione, anzi no, per salvare il salvabile, occorrono degli "attributi" così per ridimensionare rapidissimamente il teratoma umano. Insomma non è così facile, e più che il pensiero, che ormai è chiaro a parecchi milioni di teste, occorre una morale ferrea per iniziare il lavoro.

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  8. L'energia rinnovabile "semplicemente non funzionerà": i migliori ingegneri di Google
    http://www.theregister.co.uk/2014/11/21/renewable_energy_simply_wont_work_google_renewables_engineers/
    non essendo un chimico, ma un ingegnere mancato con discreti interessi filosofici e teologici, ho sempre pensato che il futuro può essere solo nel passato: economia di sussistenza. L'energia elettrica può solamente alleviarla. Comunque qualità batte quantità 1 mld a 1. "Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguire virtute e canoscenza". Il guaio grosso è che per avere "virtute" bisogna avere una qualche fede sincera, non avvelenata da interessi materiali, e già basterebbe, ma se anche ci fosse un pò di "canoscenza" sostenuta da un buon QI non guasterebbe.

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  9. Articolo: "Se vogliamo eliminare l'inquinamento, dobbiamo eliminare il petrolio. Non c'è altra soluzione."

    In realtà, eliminare l'inquinamento è utopico. Quel che si può fare concretamente è ridurlo, cosa per ottenere la quale esistono molte "altre soluzioni". La più ragionevole è ridurre numericamente gli inquinatori, ma si tratta di un tabù, infatti non se ne fa cenno nell'articolo. Citarlo con la dovuta incisività porta scritto in etichetta: "Nuoce gravemente alla carriera".

    Il riferimento a Tesla (che, da una rapida consultazione del loro sito, pare produrre solo auto di lusso, con allestimenti, pesi, ingombri, potenze che evidenziano tante cose ma non certo un approccio "sobrio") sposta il taglio dell'intero articolo su una visione elitaria della questione, tanto da farlo sembrare uno spottone pubblicitario per arricchiti e nulla più. Più coerente con la pretesa ecologista sarebbe stato un richiamo alle opportunità offerte da un'organizzazione sociale e logistica tale da rendere il più possibile superflui i mezzi di trasporto tanto per le persone quanto per le merci.

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. Concordo con keysmasher quando dice "Il riferimento a Tesla (che, da una rapida consultazione del loro sito, pare produrre solo auto di lusso, con allestimenti, pesi, ingombri, potenze che evidenziano tante cose ma non certo un approccio "sobrio") sposta il taglio dell'intero articolo su una visione elitaria della questione, tanto da farlo sembrare uno spottone pubblicitario per arricchiti e nulla più" In realtà quello è qui adesso è lo scooter elettrico, ma anche le bici elettriche senza pedalata assistita: perchè il pubblico rende aancora illegali le biciclette elettriche senza pedalata assistita? Domandone delle cento pistole.

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