Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 25 gennaio 2018

La Mente di fronte alle catastrofi (2) Quanto siamo resilienti?

(Pubblicato anche sul blog Appello per la Resilienza)

Di Daniele Migliorino

In questo post propongo un'esercizio mentale volto ad anticipare un evento negativo, qualcosa di simile a quegli esercizi spirituali che facevano alcuni medievali, come la "meditatio mortis". Prendiamo l'ipotesi dell'arrivo di una meteora sulla terra, ipotesi che è stata cavalcata dalla filmografia catastrofista (basti pensare ad Armageddon).  Risultati immagini per meteorite

Per quanto ne so - basandomi ad esempio sulla "Storia della Terra" di McDougall - un'evento del genere è qualcosa che prima o poi riaccadrà, per via delle leggi della probabilità. Qui non mi interessa quando e se accadrà qualcosa del genere, quanto piuttosto prendere questo esempio come la "madre" di tutte le catastrofi annunciate.

Supponiamo che... un'organizzazione spaziale tipo la NASA avverta la popolazione che fra 6 mesi si abbatterà sulla Terra un'asteroide di dimensioni sufficientemente grandi da spazzare via metà della popolazione mondiale e che farebbe collassare l'intero network finanziario-commerciale su cui si basa la vita umana. Qualcosa come migliaia e migliaia di volte la potenza della più potente bomba atomica che sia capace di produrre, per esempio, il bravo Kim Jong-un.

Supponiamo che tutti gli enti governativi decidano che l'allerta è reale e avvertano la popolazione. Che cosa accadrebbe?

Nel film citato sopra gli esperti di turno valutano che l'unica chance per l'umanità è spaccare in due la meteora in modo da deviarla. La responsabilità nel film finisce per ricadere su quel gruppetto di astronauti che si incaricherà della missione.

Supponiamo che però non si possa far esplodere la meteora perchè è già troppo tardi... La popolazione viene avvisata che l'impatto è certo. La mente delle persone subito capisce e anticipa (la mente ha funzione di "anticipare"; si veda il post) che "sarà la catastrofe". A una parte dell'umanità toccherebbe la sorte peggiore, senza che si possa sapere a chi... Ci troveremmo ad affrontare tutti insieme, senza distinzioni di razze e privilegi sociali, lo stesso pericolo.

Le persone come reagiranno? Panico totale o collaborazione? La mente come si comporterà? Come un cavallo imbizzarrito o sarà sufficientemente calma per affrontare la situazione? In questi momenti sarebbe meglio aver coltivato la "consapevolezza" come un buddista o la frenesia come un'occidentale?
Risultati immagini per panico collettivo

Può essere che dopo un periodo iniziale di panico si cominci a cercare insieme delle soluzioni. Non sarebbe la più grande ricerca collettiva di una soluzione volta al bene comune?

La soluzione migliore che viene trovata prima di tutto è di calcolare il momento esatto in cui vi sarà l'impatto così da capire in che luogo avverrà e dunque... evacuare l'intera popolazione mondiale nel punto opposto della Terra! In tal modo forse sarà possibile salvarsi quasi tutti (ribadisco che questa "ipotesi" non ha valore reale; è solo a titolo di esperimento mentale)

La gente si arrende all'evidenza e comincia a entrare nell'ordine delle idee che non c'è alternativa. Ecco il punto che mi interessa: avviene un'immenso cambiamento per tutti e bisogna metterlo in atto. Bisogna trasferirsi dall'altra parte del globo e abbandonare tutto ciò che si aveva e faceva.

Improvvisamente non esiste più nessuna vita quotidiana con le sue piccole gioie e timori, con i suoi ritmi e regolarità, aspettative, responsabilità, progetti, ecc. Cambia l'intero campo dei valori individuali e collettivi. La mente viene invasa da immagini e pensieri nuovi che cacciano sullo sfondo la maggior parte di quelli che era solita rappresentarsi. Ora c'è un solo obiettivo: salvarsi e aiutare anche i propri familiari e tutto diviene funzionale a questo scopo. Paradossalmente per qualcuno la vita potrebbe anche riacquistare un "senso" poichè ne risperimenta il valore (la mente anticipa che si potrebbe perdere la vita).

TORNIAMO ALLA "REALTA'"...

La nostra situazione attuale riguardo ai cambiamenti climatici, mi domando, è poi molto diversa? L'unica differenza è che i dati che abbiamo a riguardo non possono darci certezze su cosa accadrà. Continuando però a spalmare le conseguenze più gravi di questo "evento" nei decenni a venire - come se non fossimo mai realmente nell'occhio del ciclone, ma sempre "Demain", come il titolo del film francese - di fatto finiamo con non concretizzare mai alcun comportamento collettivo adeguato (ma nemmeno individuale).

Il problema è che adesso c'è una vita concreta che devo mandare avanti, con tutti i suoi doveri, ed è assai difficile pensare che il futuro è adesso. "Che cosa dovremmo fare?" si chiedono in molti, con senso di impotenza. L'immenso problema è che la nostra stessa quotidianità è implicata nel problema. Non è che il Global Worming sia una fatalità che giunge all'umanità da un'altro pianeta, come una meteora appunto: siamo tutti noi, chi più chi meno, a contribuire alla quotidiana immissione di gas serra con i nostri comportamenti.

 Risultati immagini per impronta ecologica italia

Il sistema, dicono alcuni, è lock-in: è bloccato. Operare dei cambiamenti nel sistema è incredibilmente arduo, poichè bisogna modificare le "regole del gioco", quelle strutture/feedback che lo mantengono in essere. Cosa fare? Come farlo?

Ciò che non è abbastanza chiaro ai più è che ognuno di noi ha la sua parte di responsabilità in questa storia. Additiamo la responsabilità maggiore alle multinazionali, ai politici e al "sistema". Non possiamo accettare di farne parte anche noi. Siamo tutti "costretti" a giocare a questo gioco perverso guidato dalle corporations?

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Ciò che intendevo evidenziare è come tutti gli equilibri e le dinamiche cambiano quando un pericolo è evidente. Non c'è più alcun "sistema lock-in" di fronte a mobilitazioni simili, di colpo tutta la forza coercitiva che sembrava imporci di partecipare, quasi dall'esterno, secondo le norme stabilite alla vita sociale - viene meno.

Il sistema è bloccato solo perchè noi lo vogliamo (di solito inconsapevolmente). E' ingenuo pensare che i politici faranno qualcosa, anche se onesti, perché il politico non può cambiare la struttura del sistema.

Non ci potrà essere nessun "cambiamento sistemico guidato dal risveglio morale" (R. Heinberg) fino a che continuiamo a fare le stesse cose e come le facciamo prima. Se non facciamo diventare il cambiamento climatico "il nostro lavoro" che cosa credete che cambierà? Qui sta il vero blocco e modificarlo significa diventare resilienti, cioè in grado di affrontare il cambiamento.

Dobbiamo proprio esagerare, non come i buontemponi qui sotto!
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11 commenti:

  1. un buon esempio di nazione alla catastrofe può essere Cuba nel 1990. Senza più energia il peso medio degli abitanti è calato di 10 Kg e Castro è morto di vecchiaia. Il salto da uno stato di libero mercato (BAU) ad uno di economia programmata e pianificata (non scomodiamo Marx, per favore, che qui non c'è nessuna dittatura del proletariato da affermare) non sarà facile, nè indolore, anche perchè non ci sarà turismo sessuale, nè emigrazioni di badanti ad addolcire la pillola. Ma sarà l'unica possibilità di resilienza, quando l'energia comincerà a scarseggiare per gli 8 o 9 mld di abitanti di questo sempre più cesso di pianeta. E pensare che quando sono nato il nord della Toscana era un giardino, trasformato da Etruschi, Romani, Ostrogoti, Longobardi, Toscani dei liberi Comuni e Signorie, Lorena, con le sue innumerevoli ville, palazzi, cascinali e tesori d'arte nel più bel luogo sulla Terra.

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  2. "Se ipotizziamo che simili riduzioni siano possibili in altri settori, le famiglie tedesche considerate qui potrebbero fare circa 800 kgoe pro-capite all'anno, quattro volte al di sotto del consumo medio di energia pro capite in Europa. Ciò suggerisce che una vita moderna è compatibile con una domanda di energia molto più bassa, almeno quando riteniamo che una riduzione del 75% nell'uso di energia sarebbe sufficiente per rimanere all'interno della capacità di carico del pianeta".
    http://www.lowtechmagazine.com/2018/01/how-much-energy-do-we-need.html
    (traducibile)
    Angelo

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    1. fare lo stessa vita con 1/4 di energia? Significa avere 1/4 di auto, di docce, di vestiti, di vacanze, di ristoranti, di riscaldamento, di cibo, ecc. A me pare già ora di mangiare da schifo e di bere peggio. Certo, si può fare con meno, basta non morire quasi subito.

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    2. Dalle mie parti si dice: "O mangi la minestra, o salti dalla finestra"
      Ma poi non è detto che uno stile di vita più austero non sia migliore di quello convulso e caotico che caratterizza la nostra civiltà dell'iniquità e dello spreco.
      La chiave (sta scritto nell'articolo, non lo dico io) consiste nel combinare il risparmio con l'efficienza. (Non denigrarmi Cuba, che è il mio mito).
      Angelo

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    3. Sì, dai, adattiamoci a vivere con 1/4 di quel che è la consuetudine odierna. Nel frattempo, però, non dimentichiamo di iniettare qualche altra milionata di forestieri sul territorio, così poi potremo pensare a come vivere con 1/8 di quel che è la consuetudine odierna. E poi con 1/16. E così via. Tanto sono solo numeri.

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    4. "Non dimentichiamoci di iniettare qualche altra milionata di forestieri sul territorio (...)"

      E non dimentichiamoci di gridare allo scandalo & di stracciarci le vesti x il (a mio umile avviso: provvidenziale) declino del tasso di natalità della popolazione autoctona di quel medesimo territorio, e di invocare rumorosamente misure atte ad accrescerlo rapidamente, salvo poi (analogamente) gridare allo scandalo & stracciarci le vesti perché la fascia di emarginazione sociale/povertà "indigena" aumenta, le liste di disoccupazione (giovanile) si allungano e l'ecological footprint indiv.le e collettivo sul medesimo territorio si moltiplica :(

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    5. inutile... appena tu riduci il consumo, qualcun altro consumerà di più al posto tuo. Oppure farà più figli di te, che poi consumeranno più dei tuoi. Tu magari sei capace di essere razionale, ma l'umanità nel suo insieme, mai.

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    6. "ci vorrebbero 3 Italie per soddisfare i consumi italiani"
      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica
      Mr Key
      Non credo che quel 10 per cento della popolazione "foresta" residente in Italia sia responsabile di tanto consumo di risorse. Anche perché li vedo piuttosto "tirati".
      Fetente
      Il tuo commento mi fa pensare che il mio ottimismo cominci ad essere fuori luogo. Spero che col tempo, tra i popoli, emerga la consapevolezza che siamo tutti interdipendenti, in altre parole, sulla stessa barca. Fare i furbi non conviene più a nessuno.
      Saluti Angelo

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  3. Anche qui, spero possa essere utile, in fondo è una postilla anche al post.
    http://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/environment-index-paese-sostenibile-green/

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  4. Attenzione, ad un certo punto del testo dell'articolo compare "Global Worming"...

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  5. Scusate ma in un paese dove non si riesce neanche a ridurre di un centesimo i costi della burocrazia mangiarisorse compatibilmente col ricavo delle tasse peraltro gia' fuori di testa, e dove si e' sprecata un'altra immane quantita' di risorse per delle schifezze di impraticabili piste ciclabili che non usa nessuno o quasi neanche fra i piu' fervidi ecologisti a parole, voi vorreste pianificare il rispetto dell'impronta ecologica?
    Andate al bar a fare una partita a flipper che e' meglio.
    I consumi si ridurranno solo per invalicabili cause di forza maggiore, quando si ridurranno gli approvvigionamenti di roba da consumare.
    C'e' il picco del petrolio imminente o no? Confidate in quello che vi conviene.

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