Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 23 gennaio 2018

Gli errori di comunicazione sul cambiamento climatico






Un post di WM



Recentemente molti interventi su questo blog riguardavano la mancanza di attenzione su un tema così importante come il cambiamento climatico. Oggettivamente guardandomi intorno non posso che constatare che gli interessi sono altrove, alcuni certamente importanti come le pensioni, la mancanza di prospettiva di lavoro e la disoccupazione, altri molto meno che non sto a dire.

L'argomento è totalmente assente nel dibattito elettorale (non mi meraviglia) e nelle conversazioni pubbliche le questioni sono altre. Che fare? Penso che il principale errore sia nel proporre previsioni a lunga scadenza, dicendo che entro il 2100 il mare si innalzerà di 2/3 m, se non si vive in Bangladesh o alle Maldive (forse chi vive a Venezia apre le orecchie ma non ne sono sicuro) la prospettiva è troppo lontana, anche dire che nel 2040 la T potrebbe salire di 2 C°, fa venire in mente che mancano ancora più di 20 anni e poi a dicembre faceva più freddo del solito e via discorrendo .

Una strategia sarebbe invece quella di provare a raccontare che il cambiamento è in atto, che tra pochi anni il caldo e la siccità impediranno la coltivazione della vite, del frumento (e forse si passerà al sorgo più resistente alla siccità ma meno produttivo), che senza neve non si andrà a sciare, che le tempeste di metà gennaio in centro Europa sono un evidente segnale.

Sono esempi a caso per dare una prospettiva a breve ma far capire che se piove di meno non basta fare un buco in più per estrarre acqua sempre più profonda o dire che se lo scorso anno gli invasi alpini hanno prodotto meno energia idroelettrica la causa sono le minori precipitazioni adesso, non a lunga scadenza e che se la tendenza alla fusione dei ghiacciai procede a questo ritmo non bisogna attendere 20 anni perché scompaiano.

Far osservare che se sono caduti 2 m di neve sulle Alpi occidentali e 3 giorni dopo al sud c'erano 24 C° a gennaio non è solo una anomalia ma un chiaro effetto del cambiamento climatico.

Entrare nell'ottica dei sistemi caotici e il clima lo è per eccellenza, non è facile ma bisogna spiegare che l'evoluzione avviene a scatti, improvvisamente si riposiziona ad un livello diverso.

Quando trato questi argomenti è imbarazzante perché in genere l'interlocutore mi guarda dapprima curioso, poi nel momento in cui dico che il processo è in atto e non ci vuole molto tempo, cambia atteggiamento, infastidito o incredulo e cambia discorso.

Qualche tempo fa parlando con un un ingegnere, che mi ripeteva che il famoso “I limiti dello sviluppo” scritto nel '73 aveva sbagliato previsioni ho tentato di spiegare tra le altre cose che i sistemi complessi non sono lineari e per quanto i matematici abbiano inventato il caos deterministico e gli attrattori, non necessariamente i collassi sistemici portano a condizioni compatibili con le esigenze del genere umano.

Parole al vento, per lui o per quelli come lui, bisogna usare linguaggi più brutali e senza fronzoli.

I giornalisti vogliono sempre rassicurazioni, non bisogna mai creare il panico, i politici poveretti seguono sempre il cadreghino e la prospettiva non va oltre i 5 anni per cui inutile cercare sponda da quella parte.

L'unica strada è che tutti, ma dico tutti, gli scienziati, gli studiosi, non facciano sconti, dire come stanno le cose in modo chiaro e netto anche se ci sarà sempre qualcuno che dirà che non è vero; l'alternativa sarà non intervistarci più oppure cancellarci dai loro contatti ma siamo in tanti che si occupano di cambiamenti climatici, prima che esauriscano i nomi forse siamo in tempo.


wm




15 commenti:

  1. Vedi, il problema e' che il movimento ambientalista ha fallito clamorosamente e lo ha fatto per delle ragioni comportamentali e sociali molto serie, e buona parte di queste ragioni stanno sul groppone di chi cerca di far passare il concetto di cambiamento climatico.

    A farmi aprire gli occhi sulla questione e' stata una serie di articoli dell'Arcidruido, che sebbene sia chiaramente convinto della realta' dei cambiamenti climatici, non di meno ha visto con incredibile perspicacia, e poi analizzato ed elencato, quali siano stati i catastrofici errori strategici del movimento per i cambiamenti climatici e per la salvaguardia ambientale.

    Se mastichi inglese, ecco l'articolo. Va letto con profonda umilta', perche' se non si e' umili non si apprendono le grandi lezioni che solo i fallimenti sanno dare.

    "Potente maestro, il fallimento e'" (Yoda, Ep 8)

    http://worldnewstrust.com/climate-change-activism-a-post-mortem-john-michael-greer

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    1. http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2018/01/22/clima-lloyds-di-londra-disinvestiranno-dal-carbone_b79d4651-a2b9-44d0-8bf2-04f9a4911cd1.html
      "La corporazione londinese di società assicurative ha più volte ribadito la necessità di combattere il cambiamento climatico. Le assicurazioni sono fra i settori più colpiti dai disastri naturali provocati dal riscaldamento globale, perché devono rimborsare i danni di questi".
      Angelo

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  2. Recentemente ho parlato col mio ex prof di filosofia ed anche lui, pur non essendo ferrato in materia, (ad esempio non conosceva Lovelock e l'ipotesi, adesso evidenza scientifica di Gaia), mi confermava che aveva la percezione che i cambiamenti climatici stessero accelerando. Quanto alla solita domanda sul che fare, mi sembra stucchevole senza porci il problema di come anzitutto rottamare, anzi direi compostare i diritti individuali. Questo in un paese in cui i "paria" subiscono la non comprimibilità della spesa pubblica,e fatto ancora più grave, la sua non ripartibilità.( Perchè ad esempio non dovrei prendere risorse dal monte stipendi dei dirigenti e quadri di stato di ogni categoria per aumentare la spesa pubblica destinata a ricerca e famoso piano di Gialletti di 144 miliardi in 20 anni per le microdighe?)

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  3. Quella di smettere di parlare del futuro più o meno remoto mi sembra un'ottima idea. Il corollario di quell'idea è di parlare del presente, magari confrontandolo col passato: tutti conosciamo il presente, e per molti (anche tra chi un passato non ce l'ha ancora perché troppo giovane) è facile accedere a informazioni di prima mano sul passato. Molto bene.

    Con lo stesso piglio, vorrei che si cominciasse a porre un accento molto sonoro su quel che viviamo in termini di sovraffollamento e sovrappopolazione (non sono la stessa cosa) del territorio sul quale viviamo, di come sovraffollamento e sovrappopolazione incidono sulla nostra qualità della vita odierna, magari confrontando quel che possiamo e non possiamo fare oggi con quel che potevamo e non potevamo fare anche solo una manciata di anni fa. Ovviamente, fare questo significa anche non tacere del peso degli oltre cinque milioni di persone iniettati a forza sul nostro territorio (in massima parte al Nord) solo nell'ultima quindicina d'anni, né tacere del peso delle nonsoquante millemila persone iniettate non meno a forza travasandole dal Meridione d'Italia verso il Nord, di fatto trasformandolo in un calderone zuppo di umanità, con tutto quel che ne consegue. ORA, non chissà quando. Con effetti ben palpabili sulla pellaccia di ciascuno di noi, inclusi gli iniettati e i travasati in tempi più o meno recenti.

    Invece, silenzio. Anche qui.

    Ah, nessuno mi ha ancora spiegato in che modo diverse milionate di persone in più possono migliorare la resilienza di un territorio nei confronti degli effetti del cambiamento climatico, in che modo possono dare alle persone autoctone e a quelle travasate e iniettate migliori prospettive di qualità della vita. A me sembra che sia esattamente il contrario ma, si sa, io sono di parte.

    Ancora silenzio. Anche qui.

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    1. Secondo me il difetto delle argomentazioni contrarie all'immigrazione è che si semplifica troppo la questione, come se si trattasse di aprire o chiudere un rubinetto.
      E' in parte vero che gli immigrati creano problemi nei paesi in cui sono ospitati, sicuramente acuiscono le problematiche ambientali e di sostenibilità. Ma ci sono anche le esigenze dell'economia. "Ristoratori, imprese agricole, cooperative, artigiani, commercianti: in tanti vorrebbero assumere i ragazzi arrivati dall’Africa".

      http://www.lastampa.it/2017/01/03/italia/cronache/se-lo-stato-trasforma-i-migranti-lavoratori-in-clandestini-da-espellere-OzxuB7YBlzEpbDt6KozfyO/pagina.html

      D'altra parte, una volta arrivati sul nostro territorio, in un modo o nell'altro, ci restano. Non è che da un giorno all'altro, realisticamente, si possono espellere milioni di persone

      «A Roma, per esempio - precisa ancora il dirigente dell’immigrazione Mancini - lo scorso anno abbiamo registrato circa 4500 immigrati di cui è stato effettivamente espulso, rimpatriato, solo il 25%».

      http://www.lastampa.it/2015/05/22/italia/cronache/schedature-fughe-ed-espulsioni-ecco-cosa-succede-dopo-gli-sbarchi-c85AbuOMuSbZs1Ngt0l4yL/pagina.html

      Il maggiore ostacolo all’espulsione è la difficoltà a identificare i clandestini?

      "Proprio così. Con alcuni Paesi c’è collaborazione - Nigeria, Gabon, Tunisia, Egitto, Algeria - per ottenere la documentazione necessaria, ma se nessuno li riconosce i migranti non possono essere espulsi.

      Se vuoi sapere come funzionano le espulsioni puoi leggere qui

      http://www.repubblica.it/cronaca/2017/01/18/news/in_74_per_scortare_29_migranti_cosi_funzionano_le_espulsioni-156271202/

      Ecco. Queste sono le vie legali. Si possono migliorare? (Io non lo so, d'altra parte non me ne intendo, ritaglio articoli qua e là e li metto nei commenti). Se tu hai delle idee precise scrivile. Credo che quelle illegali interessino a pochi. Almeno finché resteremo un paese abbastanza civile.
      Saluti Angelo

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    2. Per Angelo,

      Il concetto di "legale" è solamente una convenzione umana. Che cambia da luogo a luogo e da tempo a tempo con una facilità estrema.
      Noi stessi viviamo in un periodo in cui cosa è "legale" e cosa no cambia velocemente e in certi casi radicalmente. Chiunque pensandoci un attimo può trovare diversi esempi di azioni ed oggetti che poco tempo fa erano assolutamente legali ed ora non lo sono più.
      Così pure è una convenzione l'idea di "identità". Un neonato non nasce con un documento di identità. Ma senza problemi gliene si appioppa uno.
      Il giorno in cui, per un motivo o per l'altro, l'immigrazione e gli immigrati, per esempio, dovessero diventare un problema per chi, in quel momento, detiene potere, si farà molto in fretta a rendere legale qualsiasi azione che verrà ritenuta utile alla sua soluzione. Indipendentemente che lo sia (utile) oppure no.
      Ancora una cosa. Si dice che gli imprenditori, l'economia, chicchessia ha bisogno degli immigrati o di questo o di quello. Ebbene, è un po' come dire che, per esempio, gli uccelli hanno le ali per volare. Il che non è. Ma gli uccelli volano perché hanno le ali. Non le avessero si arrangerebbero diversamente.

      Guido

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    3. Buon prossimo giorno della memoria anche a te.

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    4. Guido
      "La legalità è dunque un valore al quale il cittadino deve essere educato perché il suo rispetto è fattore di conservazione dell'ordine sociale, baluardo delle libertà democratiche, difesa contro l'arbitrarietà, scudo dell'eguaglianza di tutti, ricchi e poveri, forti e deboli, nei confronti dei poteri reali, o, com'è stato detto, «potere dei senza potere»"
      http://www.ristretti.it/areestudio/territorio/opera/documenti/esecuzione/borrelli2.htm
      Ecco, se vuoi hai un bel tomo da leggere. Io gli ho dato solo una occhiatina. Per me la parola "legale" significa intuitivamente "eticamente giusto".
      Comunque mi riferivo alla legalità attuale in Italia.

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    5. Angelo: "ci sono anche le esigenze dell'economia"

      Esattamente come per quel che riguarda il cambiamento del clima. Dunque, perchò affannarsi tanto? Anche in quel caso ci sono le esigenze dell'economia, no?

      Anche questo tirare subito in ballo termini "specificativi" non presenti nel mio intervento è una bella cartina al tornasole che fa capire come siamo troppo portati a "sragionare" per categorie preconfezionate iniettate a forza nelle nostre testoline: chi ha parlato di clandestini?

      Ancora. Prima di arrivare alle espulsioni si può pensare alla non ammissione sul territorio. L'espulsione è un passo che ha senso quando ormai il danno è fatto, ma esiste anche la profilassi.

      La civiltà. Il concetto di "essere civili" è una convenzione, per cui si può dire e contraddire in merito quel che si vuole. Ad esempio, io considero incivili le dirigenze (indipendentemente dal colore della casacca che indossano e dallo specifico ruolo che ricoprono) che implementano la devastazione ambientale d'un territorio, devastazione ambientale che passa anche attraverso le continue iniezioni di centinaia di migliaia di nuove persone ogni anno. Si fa in fretta (come è accaduto) ad arrivare a diversi milioni, con la chiara intenzione di mettere di fronte al "fatto compiuto": "ormai sono qui". Tu stesso hai ripreso il concetto del "fatto compiuto".

      Sulla legalità ti ha già risposto Guido.

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    6. Angelo, qualora ti sia sfuggita, ti rammento la domanda che ho posto: "in che modo diverse milionate di persone in più possono migliorare la resilienza di un territorio nei confronti degli effetti del cambiamento climatico?"

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    7. "E' in parte vero che gli immigrati creano problemi nei paesi in cui sono ospitati, sicuramente acuiscono le problematiche ambientali e di sostenibilità" Ho già scritto. Basta leggere senza "sragionare" per categorie preconfezionate
      Angelo

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    8. Dunque, concordi che chi DAVVERO volesse incidere sulle problematiche ambientali (italiane in generale e del nord Italia più in particolare) non potrebbe esimersi da interventi sulle iniezioni di persone dall'esterno? Anche per chi non ha modo di realizzare niente di fattivo, com'è che si evita anche solo di parlarne pubblicamente ed a gran voce? Il fatto è che dalle nostre parti non esiste un ambientalismo organizzato che sia degno d'essere chiamato ambientalismo.

      "Categorie preconfezionate"... il bue che dà del cornuto all'asino.

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  4. dalla politica ho imparato una lezione sul dominio delle masse elettorale e non solo elettorali. Chi controlla il 10-15% dell'elettorato può imporsi come una dittatura in una democrazia (mi riferisco alle fedi comunista e cattolica, gli altri sono banderuole, che sfruttano la situazione, ammesso che ci riescano). Il movimento ambientalista non ha certo una base così consistente di fedelissimi e di contro non ha da offrire altro che sacrifici per dei benefici molto in là nel tempo. Quindi non c'è da meravigliarsi che il consenso delle masse non l'abbia mai avuto, nè lo avrà mai. Virtute e canoscenza sono troppo lontani dalla brutitudine, perchè le masse le facciano sue. Moralmente parlando, che differenza c'è tra uno spacciatore e un ingegnere? Nessuna, perchè entrambi perseguono i loro interessi materiali, uno colla tesa del cappellino rigirata sulla nuca e vestito da punk, l'altro in giacca e cravatta colla 24ore.

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  5. Due riflessioni e un'analisi (solo un pochino) politicamente scorretta.
    Innanzitutto osservo che il fallimento dell'ambientalismo va di pari passo con il declino dei partiti socialdemocratici in tutto il mondo.
    L'ambientalismo paga, e paga caro, il suo matrimonio con la sinistra, spesso la sinistra più estrema e ottusa, la quale, specialmente negli ultimi anni ha perso spesso il contatto con la realtà (vedi la tragica sottovalutazione degli effetti e delle dimensioni del fenomeno migratorio).
    La natura umana (e anche quella animale credo :)) è individualista ed egoista: dunque il messaggio ambientalista per "passare" deve trasmettere l'idea che un mondo pulito è utile a me e alla comunità che mi circonda e che, viceversa, danneggiare l'ambiente ed il clima danneggia innanzitutto noi stessi e i nostri cari.

    L.

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    1. A mio avviso il fenomeno migratorio non viene sottovalutato, viene invece intenzionalmente usato. E non solo dalla sinistra. Basti pensare alle sanatorie di massa messe in atto dai governi dell'era berlusconiana (peraltro, con la partecipazione attiva della Lega): oltre due milioni di persone in tre tornate, in tempi strettissimi. Non dimentichiamo.

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