Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


domenica 21 gennaio 2018

I grandi perché della vita



E' ormai tradizione che su Internet ci si occupi di gatti. E così un post leggero dove Elena Corna dimostra la sua capacità di vedere il mondo attraverso occhi non umani. 


Un racconto di Elena Corna


Immobile, con gli occhi chiusi, Romeo si lascia scaldare dal sole. Uno scatto improvviso di Silvestro, sdraiato accanto a lui, interrompe bruscamente le sue meditazioni. -Ecco, mai che si possa godersi un tramonto in pace. Che c’è? -

-Niente, un granchio… -

Romeo apre un occhio:- Già, eccolo lì. Bello grosso. E acchiappalo, no?- Silvestro allunga una zampa senza molta convinzione. - …Si è allontanato. Non ci arrivo…-

Romeo sospira:-Eh, se tu avessi fame, ma fame veramente, a quest’ora ti saresti alzato. I nostri antenati, quelli sì che sudavano sette strati di pelo per guadagnarsi di che vivere. Vedi quella nave laggiù? Un tempo su ogni nave venivano imbarcati uno o due di noi. Lavoravano come guardiani delle cambuse e delle stive. Se volevano mangiare, dovevano acchiappare i topi. Per fortuna, al giorno d’oggi moltissimi di noi non hanno più il problema di trovare il cibo. -

Silvestro sbadiglia con aria soddisfatta:- Sì, trovo che abbiamo fatto benissimo ad addomesticare la specie umana. E’ stata una gran trovata. -

Malachia, l’intellettuale del gruppo, che sonnecchiava poco lontano, non può fare a meno di intervenire: -In realtà la domesticazione della specie umana è iniziata almeno quattro millenni fa. Gli Egiziani ci adoravano addirittura. E fin dall’antichità noi siamo ammessi in tutti i palazzi reali, mentre le altre specie quasi sempre restano fuori. “Un gatto può sostenere lo sguardo di qualunque re”, dice un proverbio. -

Una sonora soffiata lo interrompe. Gonfiando la coda, Malachia sibila indispettito: -Madame, un po’ di rispetto. So bene che non sopporta i miei discorsi culturali, ma non mi soffi così o dimenticherò di essere un gentilgatto. -

Trudy, da poco madre, si affretta a scusarsi:- Oh, non soffiavo a te o alla tua cultura, per la quale ho la massima considerazione, ma a mio figlio… Vieni qui, Isidoro, smettila di rotolarti nella Posidonia. Dopo ti devo leccare per un’ora per toglierti quell’odore.- 

Il cucciolo si avvicina traballando, trascinandosi dietro svariate foglie di Posidonia. Per farsi perdonare, drizza le orecchie con l’aria del giovane curioso e desideroso di apprendere, come si addice a un vero gatto:  -Mamma, cosa vuol dire “domesticazione”? -

Romeo si stira e si mette seduto:-Te lo spiego io, piccoletto. Vedi, la specie dominante del pianeta, che si ritiene anche la più evoluta…- 

-Che invece siamo noi- interloquisce Silvestro Romeo gli dà una zampatina sulla testa, giusto perché aveva voglia di farlo già da prima, poi prosegue compunto:- Insomma, la specie dei Sapiens ha asservito tutte le specie che ha potuto; usano i cavalli per correre, gli elefanti per trasportare pesi, i cani per la caccia, per il salvataggio in mare, per fare la guardia e per un sacco di altre cose come trovare i tartufi…

I sapiens hanno un olfatto da schifìo- aggiunge Silvestro, rotolandosi quel tanto che basta per non essere a portata di zampa dell’amico. -insomma- riprende Romeo – molte specie sono imprigionate negli zoo, schiavizzate nei circhi, addirittura allevate per essere mangiate…- 

Trudy smette di ripulire il cucciolo e pianta i suoi occhi gialli in quelli dell’amico:- Ehm, Romeo…Per favore…- Non è proprio il caso di turbare il piccolo con il racconto delle innumerevoli atrocità che sono la specialità dell’homo sapiens. - Romeo capisce al volo.

-Per farla breve, piccoletto, noi siamo l’unica specie a condividere lo spazio dell’uomo senza che lui ci chieda niente. Sa benissimo che noi non obbediamo a nessuno. Anzi. Lui si incarica di proteggere e di nutrire le nostre comunità. Inoltre, secondo le sue stesse leggi, noi siamo individui liberi. Per il cane non è così; il cane deve avere un “padrone”. E se un cane vive con un umano, finisce per fare quel che vuole l’umano; ma se un gatto vive con un umano, è l’umano che fa quello che vuole il gatto. Generalmente bastano tre giorni, a un gatto, per addestrare il suo umano.- 

Il micetto ascolta con gli occhi sgranati:- Perbacco, e come ci siamo riusciti?-

-E’ per via dei topi- risponde Malachia –I sapiens credono di essere onnipotenti ma sono terrorizzati dai topi. Si calcola che ci siano 8 topi per ogni umano. E loro sanno benissimo che noi siamo tuttora il loro migliore alleato in caso di attacco topesco. -

-Macchè!- interviene Silvestro – E’ solo perché siamo così incredibilmente belli. Lo vedete quanti vengono qui a fotografarci!-

-Già, e ogni volta tu ti metti in posa.- ironizza Romeo

-Non so…- obietta Trudy con tono pensoso -Tigri, pantere e leoni sono bellissimi, anche più di noi-

-Lo credo, sono cugini nostri. Sfortunatamente per loro, sono anche grossi. E con troppi denti. Certo, anche noi possiamo essere feroci- sottolinea Romeo con una certa fierezza –ma siamo anche capaci di recitare la parte dei peluche. Loro no. -

- Una volta- racconta Malachia - è stato qui uno studioso. Lui diceva che ogni scienziato dovrebbe vivere con un gatto, per ricordarsi che non tutto si può sapere e quindi non è il caso di essere presuntuosi. ... Vanno in visibilio se gli facciamo le fusa, e non sanno proprio come facciamo! Il meccanismo esatto delle fusa è tuttora ignoto agli uomini. Il gatto mette in scacco l’intelligenza umana.-

-Può essere. Quello che è certo è che noi tiriamo fuori il meglio degli umani. Soprattutto quando li guardiamo fissi. Per questo non possono fare a meno di noi. E poi, ci trovano così…impeccabili. Nobili, ci definiscono.-

-Visto? E’ come dicevo. E’ che siamo terribilmente belli- conclude Silvestro, stirandosi in tutta la sua lunghezza e anche un po’ oltre.-

-Boh…sarà anche vero che tiriamo fuori il meglio di loro, però sono ancora una specie dissennata: si fanno guerra, maltrattano le altre specie e i loro stessi simili, buttano spazzatura dovunque…Guardate in mare, sta passando un sacchetto di plastica…- mormora Trudy.

Tutti gli occhi guardano verso il mare.

-Beh- commenta Romeo – li abbiamo addomesticati ma per renderli civili mi sa che ci vuole ancora tempo…Comunque, è tempo di pensare alle cose serie: è ora di cena!-

A queste parole, cinque codini fremono. Come un sol gatto, la compagnia si mette in moto. Sulla spiaggia restano le orme di tante nobili e impeccabili zampe.




P.S. Avrei voluto usare i nomi dei gatti della colonia, ma sul sito non ho trovato dati aggiornati…Così ho ritenuto più prudente usare i soliti nomi dei gatti dei cartoni animati.



6 commenti:

  1. lo shale era noto da sempre ai geologi americani, ma non era redditizio sfruttarlo per gli altissimi costi. Ora l’economia non se li può permettere, ma dopo il picco del convenzionale hanno messo in campo il pezzo da novanta della finanza: la bolla speculativa. Grazie ad essa stanno trapanando il Permiano, in Texas, come un gruviera, ma è un’illusione che finirà; così come è arrivato il picco del convenzionale, arriverà anche quello del non convenzionale. Si spera che a quel punto comincino a fare qualcosa nel giusto verso. Fino allora BAU ad oltranza.

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    1. Ho letto che tramite nuove tecniche e materiali è successo il non prevedibile: negli ultimi 5 anni hanno abbassato i costi (immediati) di estrazione da circa 60 dollari a circa 30 dollari al barile, ( per fare un esempio i costi di estrazione medi del petrolio russo 3 anni fa erano circa 27 dollari al barile). Ma il giochino sta finendo: é grazie soprattutto a questo giochino e al carbone cinese che abbiamo potuto accumulare altri 350 miliardi di debito pubblico negli ultimi 5 anni.

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    2. Cosa non si inventano pur di ridurre un poco i costi di estrazione
      https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-01-18/eni-takes-on-total-and-bp-as-oil-majors-crank-up-computing-power
      È evidente che c'è un problema.

      Un pensierino anche per il gatto:

      Tutto il mondo che ci sembra vero
      Sta compreso tra l'uno e lo zero
      Ma quell'uno non è mai finito
      E lo zero non si è mai capito
      E chi scruta nel fondo più nero
      Non riesce a svelarne il mistero
      Perciò è inutile dare di matto
      E riposati come fa il gatto
      Sul muretto scaldato dal sole
      Che non pensa alle vane parole

      (Non è facile essere un gatto, ci si può provare, ma poi inevitabilmente, la natura umana riprende il sopravvento).
      Angelo

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    3. 80 anni fa, se non avevano altro, per festeggiare la Pasqua, usavano il gatto. Sembra un altro mondo, ma non era altro che quello prima dei fossili.

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    4. Ora le dirigenze vogliono convincerci che farebbe figo festeggiarla a suon di grilli, falene e scorpioni, la Pasqua. Così come continuano a impiegare tecniche per infilarci nella testa qualsiasi cosa faccia loro comodo a seconda delle circostanze. Per dire, l'avete già fatta la consueta doccia quotidiana? No? Eh, ma quanto siete zozzoni! (ormai questo messaggio ce l'han fatto digerire fino a indurci a forme di obesità igienica da paura, con buona pace dei consumi idrici e dell'inquinamento delle acque; ma rende, oh, se rende...).

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  2. Bel racconto :)

    A proposito di spazzatura: vivo a Stoccolma da otto anni e oggi, tornando a casa, pensavo a quanto l'ambiente sia sempre meno rispettato anche nella tanto citata Svezia.
    Trattasi di un'impressione ma vedo sempre più cartacce a terra, e non posso ignorare l'abuso di usa e getta da parte dell'industria della ristorazione. Ok il riciclo, ma perché sprecare una tale quantità di risorse per produrre posate e tovagliette con una vita media di 15 minuti?
    Non parliamo dello spreco di cibo... A volte penso non ci sia speranza per quanto ci si provi :(

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