Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


giovedì 24 agosto 2017

Uccidere l'orso, uccidere se stessi

Wild Brown Bear in the Carparthian Mountains


Un fantasma si aggira per il mondo: l'incapacità degli esseri umani di capire cosa stanno facendo all'ecosistema e, di conseguenza, a se stessi. E' un concetto che si sta facendo strada sotto il nome di "Ecosystem Services." (servizi ecosistemici) E' un termine che va preso con attenzione; l'ecosistema non è e non è mai stato al servizio degli esseri umani. Piuttosto, sono gli esseri umani che dipendono dall'ecosistema. Si sta facendo strada l'idea che stiamo sovrasfruttando l'ecosistema, prelevando nel breve termine molto di più di quanto l'ecosistema può fornire a lungo termine. Il che vuol dire, a lungo andare, suicidarsi in un modo particolarmente doloroso. Così, ammazzare un orso, come è stato fatto in Trentino, è una dimostrazione dell'ignoranza spaventosa che regna su questo concetto fondamentale: anche l'orso è parte dell'ecosistema, anche l'orso è una delle cose che fanno vivere l'ecosistema di cui facciamo parte anche noi. E' un classico esempio di "segare il ramo dell'albero che ti sostiene".

Qui, molti se la sono presa con Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento. Ma Rossi non ha fatto niente altro che il suo mestiere di politico: ha fatto i suoi conti e ha visto che ammazzare l'orso gli porta più voti che lasciare l'orso vivo. Ed ha agito di conseguenza. A giudicare dai commenti che si vedono in qualsiasi discussione sui social media su questo argomento non gli si può dare torto. Sono commenti che dimostrano un'ignoranza profonda, incancrenita, aggressiva, contro la quale lottare è impossibile.

E allora? E allora andremo a finire dove dobbiamo andare a finire: c'è un dirupo di Seneca in attesa per chi distrugge l'ecosistema di cui è parte.

Di seguito, un bell'articolo di Natan Feltrin su questo argomento. (UB)

Strangolando ogni cuore selvaggio: il caso dell’orsa KJ2 (demografie aspeciste)

 Di Natan Feltrin

Quando il pericolo sale sopra una certa soglia, si procede all’abbattimento anche per garantire la sicurezza delle persone” (presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi)[1].    Così sembra girare il mondo quando si nasce incarnati in un corpo selvaggio, in un corpo “sbagliato”. Basta poco, niente, una colluttazione accidentale e non desiderata, a scatenare il panico e a far brandire torce e forconi, e ad innescare una nuova spietata caccia al mostro.
Non conta affatto la razionalità in questo genere di episodi, non conta l’etologia, non conta l’ecologia, non conta la conoscenza del proprio territorio, non conta più il buon senso, siamo nell’ambito delle paure ancestrali del rimosso, di quel sonno della ragione che genera mostri “umani troppo-i umani”[2]. Così, ancora una volta, un animale colpevole solo della propria natura, talvolta “ingombrante”, è stato sentenziato a morte pochi giorni fa in provincia di Trento.
Per proteggere persone umane la via più facile non sembra mai essere quella di educarle, di responsabilizzarle e prepararle ad una convivenza, forse non sempre semplice, con l’alterità animale. Semmai quella gigantesca campana di vetro che brama di essere il “primo mondo”, l’occidentale, ogni voce di dissenso, ogni possibile scheggia impazzita vuole eradicarla senza se e senza ma. I soggetti non umani, se non sono oggetti di uso nel mondo antropocentrico o innocue presenze a scopo ornamentale devono essere automaticamente debellati per l’incolumità anche del più irresponsabile dei Sapiens. Una logica paradossale che porterebbe all’abbattimento di un esemplare di pachiderma se solo un folle di turno decidesse di suicidarsi con un sonnellino all’ombra della sua zampa.  Due pesi due misure, ovvio. La teriofobia, forse parente di qualche ancestrale esigenza adattativa, ora diviene strumento cognitivo di una spietata biopolitica ai danni di tutto ciò che il moderno Homo consumens non può fagocitare senza imprevisti. Senza tediare la riflessione portando innumerevoli dati, comunque facilmente reperibili in rete, ovunque nel mondo le interazioni non pacifiche tra umani e grandi predatori sono in aumento (orsi neri in Nord America, grandi felini in India, alligatori negli States…) portando vittime da entrambe le parti e lasciando trionfante solo l’ignoranza etologico-ecologica delle nostre moderne società.
In ultima istanza, ogni controversia tra ciò che rimane dei rappresentanti del wilderness e gli sfortunati e spesso ingenui Sapiens è frutto di due dinamiche che se perseguite renderanno questo splendido Pianeta e la sua biosfera un deserto:
  • L’aumento vertiginoso della popolazione umana oltre la soglia dei 7 miliardi e dei suoi, spesso futili ma sempre crescenti, desideri materiali legati ad una distorta nozione di ben-essere[3].
  • L’incapacità di pensare alla Natura come ad una entità né da demonizzare né da sottovalutare, ma come un grande contenitore di possibilità portato ad agire attraverso dinamiche, non negoziabili, al di là del bene e del male.
Questa mancanza di comprensione-accettazione di una prospettiva antroposcopica e aspecista (o biocentrica) è il frutto di quel dominio immanente e trascendentale, materiale e simbolico dell’intero spazio-mondo da parte di una sola vorace specie. L’animalità per re-esistere deve farsi sottile, deve essere compressa e schiacciata in lager funzionali ad alimentare sempre nuova biomassa umana. Altrimenti deve essere scacciata tout court dalla propria dimora, come accade a tutte le specie ancora selvatiche di animali, piante e non  solo, per far posto a quel comodo e privo di imprevisti giardino-mondo che esiste al solo scopo di entertainment. In altre parole, parcere subiectis et debellare superbos!
Queste sono solo brevi e amare considerazioni che necessiterebbero di ben più lunga stesura e ben più coraggioso dire, ma nascono da uno spontaneo senso di disgusto nel vedere messo in scena in uno squallido teatrino mediatico la violenza istituzionalizzata su di un altro essere senziente, mascherata come buon senso ed esempio di razionale gestione del wilderness. La vita selvaggia, oramai, sta scomparendo, il bosco non può più essere che interiore poiché i suoi abitanti non sono più ben accetti nella nuova ontologia dell’Antropocene. Perdendo il bosco, però, perdiamo noi stessi, perdiamo la nostra grande occasione di vedere nell’altro dell’altro rispetto ad un oggetto d’uso o ad un nemico da annichilire. Perdiamo la possibilità che il bosco ed i suoi legittimi abitanti ci rammentino la nostra fragilità e caducità ricordandoci come la natura ed il cosmo non siano fatti a misura dei nostri desideri e ci insegnino a portare rispetto verso ciò che non è solo nostro, poiché laddove manca il rispetto non vi è civiltà ma solo macerie a compiersi.
La violenza contro il diverso è cifra di tutta la parabola umana, ma non per questo siamo esenti dal doverci impegnare in un cammino di emendazione. In siffatta prospettiva dobbiamo comprendere la necessità di ripensare alla demografia in termini aspecisti, poiché se una regione verde come il Trentino-Alto Adige estesa per 13 606,87 km² ed avente più di un milione di abitanti non riesce ad accettare una popolazione di plantigradi composta da soli 48-54 elementi, qualcosa palesemente non funziona. Questi numeri sono un emblema dell’insaziabilità di Homo sapiens  in quanto a spazio e risorse. Se ha davvero un senso il concetto di eccesso di legittima difesa, esso dovrebbe essere applicato allo scopo di definire crimine ecologico ogni abbattimento a scopo preventivo, senza dimostrazioni incontrovertibili di non avere alcuna alternativa praticabile.               
L’orsa KJ2, figlia del prezioso progetto Life Ursus[4],  è l’ennesimo cuore selvaggio che si è spento per mano dell’uomo. Immemori di essere anche noi figli ancestrali della foresta, di essere stati anche noi un tempo in manifesta balia della necessità e di una natura soverchiante, abbiamo ricusato che il mondo non è né un supermercato né un parco giochi e che i pericoli esistono e sempre esisteranno. Diradata questa coltre di ignoranza, un sano realismo ci impone la conoscenza e la prudenza come  scelta primaria per affrontare la vita onde evitare un troppo comodo e sempre immorale spargimento di sangue.
Per concludere questo paper che ha per me il sapore di un epitaffio, voglio ricorrere alle parole di uno dei miei maestri lungo l’infinita via della comprensione: “La debolezza, la fragilità, la vita senza colpa ci inorridiscono: addio KJ2, sigla di un’esistenza senza nome, simbolo di una violenza senza ragione[5].

[2]“Ciò che fa paura è semplicemente l’oggetto di una rimozione, ciò che deve essere sacrificato, addomesticato, respinto o, al limite, eliminato perché lo spazio dell’esperienza umana possa chiudersi e compiersi senza resti, ostacoli, disturbi. La civiltà poggia su una contrapposizione tra umano e non-umano che struttura sia materialmente che simbolicamente ogni aspetto dell’esperienza umana”. Maurizi M. 2012, Teriofobia in Asinus Novus: https://asinusnovus.net/2012/05/02/teriofobia/ .
[3] Per avere un’idea della crescita demografica e di quella dei consumi: http://www.worldometers.info/world-population/ & http://www.footprintnetwork.org/our-work/ecological-footprint/ .


[5] Pubblicato da Caffo L. su FB il 13 agosto 2017.

31 commenti:

  1. Cumulo di fandonie.

    L'Italia in cui l'orso era "naturale" non esiste più da millenni. Immaginare che in Italia, l'Italia del 2017 dove a quanto pare il problema del vivere è la banda-ultra-larga con cui guardare PornHUB, si possa ripristinare l'ecosistema preistorico, cioè di prima che i nostri avi cominciassero ad abbattere le foreste per fare campi e pascoli, è sullo stesso piano di immaginare di costruire colonie su altri pianeti. Che poi dove arriva il limite all'indietro? Ripopoliamo coi rinoceronti e le tigri dai denti a sciabola?

    Poi mi tocca leggere cose come:
    "La violenza contro il diverso è cifra di tutta la parabola umana"
    Il "diverso", non il fatto di trovare qualcosa da mangiare e un riparo in un ambiente sub-artico, non il fatto che una carie era incurabile, figurarsi la polmonite, no no, il "diverso", la "violenza", la "parabola umana".

    Possiamo spegnere la luce e tirare giù la serranda.

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    1. Caro Lorenzo,

      esiste un vecchio detto che dice che uno raccoglie quello che semina. Non te lo auguro, perché non spetta a me augurare il bene o il male a chicchessia. Ma ho il dubbio che ti toccherà esattamente questo e non soltanto a te.

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    2. Lorenzo visto che esordisci "con un cumulo di fandonie" ti rispondo che il cumulo di fandonie è il tuo; diciamo che i pochi orsi in trentino sono stati reinseriti dall'est europa, ma l'orso marsicano è vivo e vegeto, ancora, per cui sbagli di brutto. Diciamo 2 cose: gli allevatori che subiscono predazioni devono essere compensati adeguatamente, e questo è in buona parte non realizzato per la solita auto-referenzialità del monte stipendi pubblico (basterebbe una trattenuta di pochissimi euro all'anno,visto che di risorse pubbliche si tratta; cmq la maggior parte delle predazioni sono ad opera di ibridi lupo cane ma che non esime lo stato da dover compensare gli allevatori: a casa mia, e spero anche la vostra , un allevatore che mantiene pecore o vacche all'aperto svolge un lavoro degno almeno quanto quello di un insegnante o di un medico di stato se non più, visti i tempi di sovrappopolazione.
      Il secondo punto è la questione delle pene per chi commette reati ambinetali, non esattamente il caso di questa orsa essendo cmq stata trapiantata, ma chi uccide un lupo od ancora di più un orso,od anche caus aun incendio, si scontra con i limiti dello stato liberale e del diritto individuale: scopo principale della pena dovrebbe essere l'impossibilità a vita di commettere il reato di nuovo in maniera assoluta e dissuasione per gli altri: quindi oltre ad un periodo in carcere e alla confisca di ogni bene servirebbe anche l'ostracizzazione su un isola senza boschi sua e dei suoi familiari diretti. I diritti individuali devono essere integrati con il diritto di comunità.

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    3. mio padre, accanito cacciatore, mi disse di aver ucciso l'ultima gallina prataiola delle sue parti e mi ricordo lo disse con mestizia, forse perchè non avrebbe avuto più la felicità di altre prede di quel tipo. Forse perchè si rendeva conto di non aver fatto la cosa migliore, perchè aveva superato un limite, quello di aver posto fine a un essere vivente, che era sempre stato presente e che doveva essere mantenuto, visto che non era neppure nocivo all'uomo. Ma lupi, orsi, cinghiali o sovrappolazione di umani sono dannosi e capisco che vengano incentivate solo per soddisfare interessi economici o passioni, giustificandoli con buonismo. E' ovvio che certi errori dovranno essere pagati da qualcuno e non è detto da quelli che li hanno provocati. Quelli che li hanno provocati, in quanto operatori di iniquità, di malaffare ed ingiustizia avranno senz'altro quello che si meritano, ma i tempi e i modi esulano le nostre possibilità. Non ci rimane altro che sederci sulla riva e stare a guardare, fintanto che potremo guardare, dopo, se è vero che basta la buona volontà, avremo la ricompensa.

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    4. Naturale, artificiale...

      Parte rilevante della popolazione trentina detesta gli orsi (e altri predatori apicali come il lupo). Per molto tempo essa è stata abituata a una natura-giardino senza alcun pericolo (eccetto qualche vipera e alcuni imenotteri).
      La popolazione del Trentino è raddoppiata dall'inizio del secolo scorso e l'ampia disponibilità di tempo , energia e infrastrutture ha portato i locali e i turisti a percorrere e frequentare ogni angolo di territorio. Una volta arrivati con la schiena spezzata dal lavoro manuale pesante l'ultima idea era quella di prendere l'autostrada prima e poi la strada e la funivia ed andare a fare downhill o scatare selfie ai lati di una malga che era raggiungibile solo con ore di duro cammino.
      A differenza dell'Appennino (e in misura minore dell'Alto Adige, ancora più meticolosamente popolato e turisticizzato) la gente è rimasta in montagna e vive di essa.
      Si raggiunge così il paradosso per cui gli artificializzati urbani diventano ancor più innaturali seguendo mode e bizze settarie, innaturali come il veganesimo, l'antispecismo etc. , i meno artificializzati rurali mantengono un certo spirito primigenio e non waltdisneyzzato e competono con altri predatori.
      Il principio di massima potenza al quale obbediscono anche gli homo e che produce il "teratoma umano" (efficace definizione di Fra) si dimostra una sorta di nichilismo, di malattia autoimmune, autofaga, della Natura ben testimoniato da Il Predatore Apicale.

      Io sogno un'Italia con sei milioni di italiani, ampi spazi selvaggi (mezza pianura padana di boschi primigeni come quello residuale della Fontana) e mi tocca subire la nocenza quotidiana di milioni di invasori, quella diretta e attiva di storme di "gioiosi fratelli dell'islam religione di pace" incistati a forza dai vertici sìglobal, catto/comunisti, progressisti, sociorazzisti anti (vedere le inquietanti affermazioni di industrializzazione e ingegnerizzazione di Eugenio Scalfari, sacerdote della meticciamento ugualista globale).

      Beh, cosa può succedere, dal punto di vista ecologico, sociologico ed etologico quando in un territorio iperpopolato, la scatola di sardine italica (sovrappopolata cinque o sei volte sopra il sostenibile) vengono innestati a forza milioni (5+x) di alloctoni (spesso storicamente ostili come gli islamici) contro le genti europee, a loro spese e deridendole e insultandole per la loro giusta e naturale resistenza? contro la natura europea, gli ambienti europei?
      Che si arriva alla Siria, ai Balcani.
      Nella guerra dei Balcani perirono anche centinaia di orsi, fu una carneficina anche di fauna selvatica.

      La follia pare essete parte di questo paradosso della massima potenza.
      Naturale ed artificale.
      E i limiti?

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    5. http://www.eniscuola.net/wp-content/uploads/2013/11/migrazione/assets/6037/pdf_animali_4.pdf
      “La domanda di prodotti d’allevamento è in aumento, a causa della crescita demografica e dei cambiamenti nelle preferenze alimentari: le previsioni, infatti, parlano di una produzione di carne e latte raddoppiata dal 2000 al 2050”
      “la maggior parte delle specie minacciate vede i propri habitat ridursi per lasciare spazio alle attività legate all’allevamento, soprattutto alle coltivazioni di cereali per i mangimi. L’allevamento, in particolare quello intensivoindustriale,spinge,quindi,l’agricoltura ad incentivare la monocoltura, di mais, grano, girasole e pochi altri cereali, indispensabile per produrre grandi quantità di mangime. “
      “Oggi, invece, i campi vengono estesi il più possibile, vengono eliminati alberi e arbusti per consentire ai grandi macchinari di muoversi agevolmente, ma così facendo si toglie spazio ad ogni forma di vita animale e vegetale: siepi, ruscelli, piante e arbusti costituiscono infatti habitat fondamentali per moltissime varietà di uccelli e piccoli roditori, oggi nei campi di mais non trovano più la possibilità di vivere, o, anzi, vengono sostituite da specie alloctone che arrivano da altri climi, da altri continenti, ma che si adattano meglio alle nuove condizioni. Dunque la monocoltura, indispensabile a
      questo tipo di allevamento, ha come effetto la riduzione della biodiversità”
      “ in tutta la Pianura Padana, a partire dalle prime pendici delle Alpi fino all’Adriatico, il territorio è dominato dalle monocolture, in particolare mais, considerato il re dei cereali, e coltivato in pochissime varietà, le più redditizie.”
      Eh, no, uomo in cammino, i boschi in Pianura Padana scordateli, e non per colpa dei terribili vegani o dell’antispecismo.
      Angelo

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    6. I boschi in pianura padana c'erano anche nel medioevo periodo nel quale la popolazione era normalmente onnivora.

      L'artifizio retorico "non dobbiamo mangiare proteine animali perché siamo numerosi" non regge né logicamente né storicamente: l'Italia e il mondo devono diminuire di popolazione, non averla vegana e in 12 miliardi, poi 20 o 25.

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    7. Nel quarto secolo in Europa c’era una popolazione di 35 milioni di abitanti.
      Nel settimo abbiamo una caduta a 17 milioni. Poi una netta risalita fino ad arrivare progressivamente a 73 milioni nel quattordicesimo secolo.
      Quello che mangiavano lo trovi qui
      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Alimentazione_medievale
      Se avrai la pazienza di leggere, vedrai che un consumo regolare di carne se lo poteva permettere solo una piccolissima minoranza della già esigua popolazione, cioè i nobili.
      Adesso sembra normale che una popolazione dieci volte più numerosa possa permettersi un consumo giornaliero individuale di carne di circa 200 grammi a testa per tutti i santi giorni dell’anno (sì perché nel medioevo la chiesa prescriveva anche dei lunghi periodi di digiuno).
      Detto questo, cosa vogliamo fare? E’ più facile far sparire dalla terra nove persone su dieci, (mi auguro che tu non pensi alle soluzioni finali o roba del genere) oppure pensare l’impensabile, cioè ridurre il consumo di carne?
      Comunque stiamo parlando in astratto. Il consumo di carne diminuirà per forza quando diventerà semplicemente troppo costoso produrla. Hai idea di quanto costano i fertilizzanti? Costeranno sempre di più. In Francia già ora, un terzo dei contadini, al netto delle spese, ha un reddito inferiore ai 350 euro. Tra gli agricoltori c’è un tasso altissimo di suicidi. E’ una situazione che ricorda quello che sta già da tempo avvenendo in India.
      Angelo

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    8. Il veganesimo e il carnivorismo (consumo eccessivo di carne) sono due lati della stessa medaglia.
      Nel medioevo le persone mangiavano poca carne perché ce n'era poca e riservata ai nobili (che peraltro ne mangiavano troppa, da cui malattie come la gotta), non perché avevano in testa strane teorie da artificializzati urbani.

      Paradossalmente mangiare più carne significa sottrarre territorio all'alimentazione degli umani e quindi fornire meno cibo alla loro crescita numerica. Non sarà politicamente corretto ma è un fatto oggettivo aritmetico.
      Quando ci sono le carestie collassano anche tutti i vincoli morali (si passa al cannibalismo, ad esempio, altro che veganesimo).

      Tutto ciò che sottrae attenzione alla necessità di una riduzione drastica della popolazione (veganesimo incluso, che appunto, si autogiustifica come soluzione ai problemi alimentari della crescita della popolazione, contribuendo così ad alimentarla) è, di fatto, un problema grave, dal punto di vista ecologico.

      Il problema è che la fauna selvatica ha sempre meno territorio "almeno un poco selvatici" / meno antropizzati.
      Non è che riempire di vegani le zone degli orsi renda la convivenza più semplice.

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    9. “the people of the island by necessity adopted diets higher in fiber, fresh produce, and ultimately more vegan in character.”
      https://en.wikipedia.org/wiki/Special_Period
      Questo è il modo in cui i cubani hanno reagito alla crisi del 1990.
      Dire che il veganesimo e il carnivorismo sono due aspetti della stessa medaglia trascura un importante aspetto: quello pratico del riempirsi la pancia in assenza di cibo sufficiente. Ti pare che i cubani abbiano pensato “oddio, non mangiando la carne prolifereremo troppo, diventeremo una popolazione di 100 milioni di persone e avremo aggravato le nostre difficoltà” Ma dai, siamo realisti.
      “Rationality is not what has conscious verbalistic explanatory factors; it is only what aids survival, avoids ruin” Nassim Taleb
      https://medium.com/incerto/how-to-be-rational-about-rationality-432e96dd4d1a
      Angelo

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    10. Se i cubani fossero 500k o 1M potrebbero alimentarsi anche di carne bovina che essi BRAMANO e che era stata vietata emergenzialmente, dopo la Grande Crisi e che comunque cercavano in mille modi di procurarsi.
      Ancora una volta emerge il conflitto tra la natura predatrice ed onnivora degli homo e teorie artificializzanti come quella vegana che ci vorrebbe erbivorizzare.
      Il fatto che non ci sia carne nonostante la richiesta perché (a Cuba) la domanda è eccessiva rispetto alla offerta è un FATTO di OVVIA ARITMETICA ELEMENTARE.

      Essere realisti significa prendere atto che la specie è predatrice, onnivora e che deve avere dei limiti numerici compatibili con queste sue caratteristiche e non teorie strampalate che pensano di stravolgerne la natura per acconsentire un ulteriore aumento numerico.

      Ho già scritto, tornando a tema, che per l'orso sarebbe bene che ci fossero meno homo, non certo che essi desiderino, in mezzo alle zampe, più vegani.

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  2. ammazzare un orso per avere consenso elettorale è da farabutti, ma questa gentaglia non esita nemmeno a provocare la morte di esseri umani. Qui vicino i festeggiamenti hanno eliminato due anziane, che non sopportando i 130 decibel, si sono sentite male e poi sono decedute. Come non gliene importa nulla di quello che sta succedendo a Roma collo sgombero di 1000 eritrei e etiopi con lo status di rifugiati da un palazzo occupato abusivamente. E siamo solo all'inizio. Non so se il superamento dei limiti porterà guerre, ma di sicuro ci darà quelle civili.

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  3. L'enormità del fatto deve aver colpito anche soggetti "insospettabili" di ambientalismo.

    https://www.rischiocalcolato.it/2017/08/quel-dilemma-paradossale-ferragosto-perche-abbattere-lorsa-salvaguardare-gianluca-vacchi.html

    http://www.liberoquotidiano.it/news/opinioni/13217772/vittorio-feltri-orsa-trentino-igor-il-russo-vergogna-italiana-cretini.html


    La spiegazione del gesto del politico spinto da interessi elettorali, che certamente può essere vera, mi pare tuttavia troppo complessa. Più semplice è pensare che si tratti di totale inadeguatezza. Ormai l'ambito della politica è ridotto al quasi nulla. Quale autonomia decisionale ha ancora un politico di qualsiasi livello? Non è tutto un ce lo chiede l'Europa, ce lo chiedono i mercati. Ce lo chiede questo e quello. In una situazione del genere viene selezionato il più inadeguato. Ormai il politico che sia capace o incapace è comunque impotente. E dunque si ritaglia il suo piccolo spazio di potere vessando i più deboli, umani o non umani che siano.

    Guido.

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    1. Per una volta, Vittorio Feltri riesce a dirne una giusta. Deve essere la storia della scimmia davanti alla macchina da scrivere.

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    2. intanto prof il caso dell'orsa, che ho personalmente contribuito a diffondere nei social medi verso chi conosco che aveva pianificato una vacanza in trentino, oggi è approdato in TV e ci sono alcune disdette di vacanzieri e la magistratura ha aperto una indagine su Rossi perchè sembrerebbe che non avesse chiesto i permessi all'ISPRA, l'ente preposto...Sui social media e d anche in tv sta facendo scalpore il caso dell'orsa marsicana "amarena", di contraltare al caso trentino, in cui il sindaco di un paese abruzzese ha disposto ordinanze su ordinanze per proteggerla ( e farsi pubblicità)

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  4. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211014413888871&set=a.1040040113833.2008274.1010435957&type=3&theater

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  5. Prof, il suo libro è disponibile solo in inglese?

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    1. No..... esce anche in tedesco :-)

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    2. Allora lo prendo in inglese :). Ho letto alcune pagine ed è molto comprensibile

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  6. Quanto mi fa soffrire leggere cose come quelle pubblicate in questo post. La questione non è così semplice e mi sembra tremendamente mal posta. Se posso permettermi, io ho scelto di vivere in montagna e allevare pecore. Per quanto mi riguarda l'orso ha diritto di esistere e dovremmo sicuramente lasciare più spazio sulla terra agli altri animali, ma:
    - non è giusto che delle persone che non vivono in montagna ma in luoghi antropizzati dove sono rimasti, come animali liberi, poco più che piccioni e pantegane (con tutto il rispetto) dicano a chi deve convivere con ben altri animali come gestire il proprio territorio. Le città e le campagne andrebbero “rinaturalizzate”; non si può scaricare tutta la rinaturalizzazione sulle comunità montane, solo perché ci vivono poche persone. Di tutti quelli che lamentano la morte dell'orso, quanti possono dire di viverci vicino? O di aver fatto qualcosa per ricostituire il suo habitat lì dove vivono? Troppo facile fare gli animalisti con la terra degli altri, e tenersi la propria casa comoda in città
    - qualunque risarcimento per un capo ucciso non può compensare la fatica, il lavoro, l'attaccamento e l'investimento di tempo, denaro e affetto che si ha per una pecora o un'altra vittima di un predatore. Almeno è qualcosa, ma non neutralizza l'impatto
    - l'orso non sta fermo ma va in giro. Non basta avere aree immense a sua disposizione (il che nell'immediato non è neanche possibile): bisogna anche trovare un modo di far sì che non si avvicini troppo ai centri abitati. In Friuli, dove vivo, avevano trovato l'orso fuori dall'Ikea di Villesse
    - l'orso non ha predatori se non l'uomo, per cui si riproduce finché può e infatti nei paesi in cui ce n'è tanti (tipo la Slovenia) lo si può cacciare, altrimenti gli orsi, che sono onnivori, forti e intelligenti, e che devono mangiare, finiscono per distruggere tutto il lavoro umano, arnie e greggi compresi. Non è che muoiono di fame per auto-controllarsi, né hanno anti-concezionali: piuttosto vengono a prendere il nostro cibo. Lasciare che questo diventi prassi significa, paradossalmente, sacrificare l'agricoltura più sostenibile a vantaggio di quella industriale meccanizzata, dove l'orso non va
    - l'orso non si fa scrupoli a uccidere un uomo: chi è antropocentrico - chi ragiona da uomo E da animale, o chi applica una morale umana agli animali?
    - esistono vie di mezzo tra lo sterminio totale e la protezione incondizionata
    - sarebbe ora di pensare non solo per animali simbolo ma per ecosistemi: un orso senza bosco non vive bene, ma il bosco è qualcosa che va oltre l'orso. Anche qui, stiamo soltanto cercando noi stessi: non sappiamo apprezzare la varietà delle piante, il fungo, il lichene, l'uccellino nascosto, la larva, i batteri nell'humus, la roccia, insomma l'ecosistema intero, ma vediamo solo un animale che ci somiglia e che ci parla di noi. Ci interessa solo quello. Pensiamo a proteggere le specie che ci piacciono e non la vita intera sulla terra
    - penso che chiunque o quasi, dovendo scegliere nell'immediato tra la vita di un umano e quella di un orso, sceglierebbe quella umana, anche se questo non significa che gli umani abbiano diritto di distruggere tutto il non umano
    - non tutti i problemi si possono risolvere con l'educazione, soprattutto quelli con gli animali. Se l'orso non ha paura dell'uomo lo attacca e può ucciderlo (una morte orrenda, tra l'altro). Se possiamo tenerlo lontano senza ucciderlo, meglio, ma non pensiamo che sia possibile abitare un territorio dove ci sono esemplari aggressivi semplicemente togliendoci dai loro piedi (i montanari non possono più allevare animali?? raccogliere funghi nei boschi??)
    - gli uomini non sono prede perché sono “ignoranti”. Sono prede perché sono commestibili
    L'unico modo per convivere con l'orso è allontanare o abbattere i capi aggressivi. Il resto sono tutte lagne da pseudo-ambientalisti di città

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    1. R " l'orso non si fa scrupoli a uccidere un uomo: chi è antropocentrico - chi ragiona da uomo E da animale, o chi applica una morale umana agli animali?" Allora mi dispiace ma mi sa che di orsi ne sai poco...I nostri orsi non attaccano mai l'uomo se non hanno cuccioli al seguito, ed anzi essendo animale intelligente almeno quanto le grandi scimmie (gli etologi lo hanno posto sualmeno su questo livello negli ultimi 30 annI) i contatti con l'uomo lo educa: guarda il video dell'orsa amarena come deliberatamente si guarda bene anche dall'attaccare i cani. https://video.repubblica.it/natura/levatevi-la-corsa-dell-orsa-amarena-in-mezzo-alla-festa-di-paese/283117/283730

      R "- qualunque risarcimento per un capo ucciso non può compensare la fatica, il lavoro, l'attaccamento e l'investimento di tempo, denaro e affetto che si ha per una pecora o un'altra vittima di un predatore." Infatti i gisuti risarcimenti devono essere fra il 150% ed il 200% del valore di mercato...Non lo sapevi?

      R"- l'orso non si fa scrupoli a uccidere un uomo: chi è antropocentrico - chi ragiona da uomo E da animale, o chi applica una morale umana agli animali?" Qua ti sei espressa piuttosto male...Ad ogni modo anche la conferma dell'ipotesi Gaia ha stimolato la così detta filosofia postumana, il cui principale rappresentante è Marck Beckoff (Anche il nostro Marchesini Roberto ma non mi piace gran che)
      Tanto per informarti sto partecipando al concorso leggimontagna a Tolmezzo proprio con un mio saggio morale di filosofia postumana.

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    2. Cosa ne pensa Corona... http://www.lastampa.it/2017/08/14/societa/lazampa/animali/in-montagna-lintruso-luomo-imbraccia-le-armi-per-ignoranza-o2uKqU40bB42yfQr7lUbbM/pagina.html

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    3. Quoto Gaia.
      Nel mio paese di "pseudo" campagna la gente ricopre di cemento il cortile per non impolverare le scarpe e con esse i pavimenti...
      Però vorremmo che qualcunaltro convivesse con orsi e lupi.


      Dopo aver messo 60 milioni di persone in uno stivale non c'é più posto per la natura!

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    4. Ma non c'erano altri metodi prima di arrivare all'estremo di uccidere l'orso? Non si poteva narcotizzarlo e portarlo altrove? La mega fauna sulla terra sta scomparendo a ritmi pazzeschi assieme a moltre altre forme di vita, stiamo sterilizzando il pianeta e questo avrà gravi ripercussioni:
      http://scienze.fanpage.it/sterminio-biologico-accelerata-la-sesta-estinzione-di-massa-la-fine-del-mondo-animale/
      http://www.repubblica.it/ambiente/2017/07/10/news/sesta_estinzione_globale_lo_studio_popolazione_animale_decimata_in_100_anni_-170484864/

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  7. Fra, di solito è così, ma non sempre. Pare che questa orsa si fosse già resa responsabile di altre aggressioni senza provocazione: http://www.corriere.it/cronache/15_giugno_12/trentino-aggredito-mentre-fa-jogging-scatta-caccia-all-orso-cea2c664-10df-11e5-b09a-9f9a058e6057.shtml
    In Giappone l'anno scorso gli orsi hanno ucciso quattro persone (http://www.telegraph.co.uk/news/2017/05/29/woman-killed-bear-japanese-mountains-amid-concern-increase-attacks/). È una convivenza parecchio difficile; vale la pena provarci, ma senza idealizzare questo animale come gigante buono e inoffensivo.
    Inoltre è evidente che gli orsi non possono riprodursi all'infinito, senza qualche controllo sulla loro popolazione (lo stesso vale per gli esseri umani e per qualunque altra specie). Se non hanno predatori ci dev'essere qualche altro limite. Il limite non può essere la disponibilità di cibo finché possono cibarsi del cibo degli umani.
    Riguardo al risarcimento, come dicevo non si tratta solo di soldi. Veder vanificare il lavoro di anni e perdere animali a cui si è affezionati è davvero pesante; si può sopportare entro certi limiti, ma per l'appunto ci vogliono limiti.
    Non voglio insistere tanto, vorrei solo dire che tutte queste energie spese in difesa di un singolo orso mi sembrerebbero impiegate meglio a trovare il modo di ridurre (dolcemente) la popolazione italiana e a creare corridoi ecologici nelle aree più antropizzate, per tutte le specie e non solo una particolarmente famosa.

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  8. Mah. Io non so. Ce la si prende con l'orso. Pericoloso. Mangia qualcuno. Mangia le pecore. Fa danno. Piangiamo per le pecore. Si rischia l'intestazione da orsi. Bisogna porre un limite alla popolazione di orsi. Che ammonta alla ragguardevole cifra di un centinaio. Più o meno. Leggo su Wikipedia. Onestamente al di là dei termini usati dal professore a me sembra che, più semplicemente, sia tutto ridicolo. E che dimostri il livello ormai infimo raggiunto dell'umanità in generale e da questa disgraziata nazione in particolare.
    Ma di quali pericoli e danni si va cianciando? Come si fa a paragonare i danni fatti dagli orsi (mi vergogno a scrivere certe frasi) a quelli fatti, per prendere nel mucchio, dall'imu, per esempio. O dai morti fatti da una qualsiasi attività economica che possa venire in mente.
    Si dice che lo stato deve (si osservi il termine. Deve. Imperativo) risarcire il danno. Ma lo stato non deve niente. Lo stato impone. Piaccia o non piaccia. Diceva qualcuno. Impone ovviamente al cittadino inerme. Con altri soggetti dialoga. Si accorda. Si fanno firme. Ora lo stato dovrebbe proteggere il cittadino dal rischio di essere ucciso da un orso (di nuovo mi vergogno), ma se lo stato ha il potere di mandare a casa una cartolina e spedire milioni o magari tutti i cittadini al fronte a farsi ammazzare. Gli eventuali renitenti alla leva impiccati seduta stante.
    Il fatto che si possano solo pensare ragionamenti del genere indica che non c'è alcuna via per tentare una sostenibilità di lungo periodo, qualsiasi cosa si voglia intendere con queste parole. D'altra parte, forse, è meglio così. L'uomo è una specie giovane. Magari non ha le possibilità di evolvere adattandosi all'ambiente. Sarebbe poi solo uno degli innumerevoli "rami morti" dell'evoluzione.

    Guido.

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  9. http://www.parcoabruzzo.it/pdf/NaturaProtetta_RapportoOrso2016.pdf
    Anche la convivenza con l'orso marsicano non deve essere facile, a giudicare dalla percentuale di orsi morti per uccisione da arma da fuoco, per avvelenamento o per incidente stradale. Pag 11 del pdf.
    Però bisogna evitare che la fauna selvatica si estingua. Ogni territorio ha le sue croci. Chi abita in pianura muore a causa delle polveri sottili e dei veleni usati in agricoltura. Poi magari si scandalizza
    se l’erba del vicino è un po' lasciata andare e c’è il pericolo di trovare in giro una terribile “biscia”.
    Molti, per combattere le zanzare (che forse causano più morti dell’orso) fanno irrorare tutto il giardino con il piretro sterminando ogni residua forma di vita. Noi umani siamo fatti alla nostra maniera. Chissà cosa direbbero gli animali (e le piante) se potessero parlare.
    https://www.youtube.com/watch?v=XtfVexshRTo
    Angelo

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    1. direbbero che gli umani sono matti o indemoniati. Per gli psichiatri siamo al 50%, per il Gesù della Valtorta un pò di più, 80%.

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    2. http://www.ilcambiamento.it/articoli/addio-parchi-italiani
      Per la cronaca, in Italia succede anche questo.
      Angelo

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  10. Il dubbio amletico è se sarà prima l'homo idiotus a rendere un deserto il pianeta o saranno prima il muro del limite delle risorse e il clima a 'desertificare' (leggi azzerare o quasi demograficamente) il parassita umano. Io propendo per la seconda ipotesi. E comunque abbiamo tanti esempi sul pianeta di come la Natura si riappropri rigogliosamente degli spazi liberati dalla presenza umana.

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  11. La popolazione umana crescera' ancora un poco nel prossimo decennio, poi in maniera del tutto inaspettata iniziera' a stallare, e poi a declinare.
    I tassi di fertilita' maschile e femminile sono in declino da decenni, e continueranno su questa strada.
    Gia' un articolo scientifico abbastanza recente ha constatato come il numero di spermatozoi nei paesi occidentali e' crollato del 50% negli ultimi 40 anni, e sono quasi certo che un fatto simile, anche se difficilmente studiabile, sta accadendo con la generazione di ovuli femminili. Non c'e' ancora un impatto sul tasso di nascite, ma continuando cosi' inevitabilmente avremo piu' coppie infertili col passare del tempo. Vorrei inoltre far notare che anche nei paesi in via di sviluppo e quelli piu' arretrati, anche qui il tasso di crescita si e' piu' che dimezzato negli ultimi decenni.

    Non arriveremo mai ad una popoazione mondiale dopra i 12 miliardi.
    A quanto pare, inattesi e sconosciuti meccanismi di regolazione delle nascite si sono gia' innescati da tempo.

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