Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 21 luglio 2016

Uguaglianza e sostenibilità: possiamo averle entrambe?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Di Diego Mantilla




Guest post di Diego Mantilla

Recentemente, in questo blog, Jacopo Simonetta ha sollevato una domanda molto importante: una più giusta distribuzione del reddito in tutto il mondo diminuirebbe il danno che gli esseri umani stanno facendo alla terra? La sua risposta, che non lo farebbe e in realtà renderebbe le cose molto peggiori, mi ha intrigato. Quindi ho deciso di guardare i dati migliori disponibili.

Simonetta ha guardato nello specifico alla questione del se una distribuzione piì giusta del reddito ridurrebbe le emissioni globali di CO2. Nel 2015, Lucas Chancel e Thomas Piketty (da ora in avanti C-P) hanno scritto un saggio ed hanno messo online una serie di dati relativi che hanno affrontato la distribuzione globale del consumo delle famiglie e le emissioni di CO2e (biossido di carbonio equivalente = CO2 ed altri gas serra) nel 2013. I dati non sono perfetti, ma sono i migliori che esistono. La serie di dati di C-P coglie i valori delle Household Final Consumption Expenditures – HFCE (spese finali delle famiglie per il consumo) forniti dalla Banca Mondiale, usando la distribuzione del reddito della serie di dati di Branko Milanovic (che riguardano il 99% di quelli bassi) e quella del World Wealth and Income Database (che riguardano l'1% di quelli alti). (Il reddito non equivale al consumo e C-P ipotizzano che la distribuzione del reddito sia la stessa di quella del consumo. Inoltre, ipotizzano che la stessa distribuzione del reddito che c'era nel 2008 esistesse anche nel 2013. Come ho detto, la serie di dati non è perfetta).


La serie di dati di C-P comprende 94 paesi, che coprono l'87,2% della popolazione della terra, circa 6,2 miliardi di persone che sono responsabili dell'88,1% delle emissioni globali di CO2e. In generale, C-P dividono ogni paese in “11 osservazioni individuali sintetiche (una per ognuno dei 9 decili inferiori, una per il frattale P90-99 ed uno per l'1% superiore)”.

Il grafico seguente mostra il consumo pro capite e le emissioni di CO2e pro capite risultante dalla serie di dati di C-P.


Figura 1. Consumo ed emissioni di CO2e pro capite se condo le percentuali di consumo mondiale nel 2013. )Alcune percentuali mancano a causa del fatto che i quantili del paese varia in dimensione ed a volte si estende oltre una percentuale globale data). (Fonte: mi elaborazione dai dati di C-P (2015)). 

L'1% superiore spende sulla scala del consumo una media di 135.000 dollari (dollari PPP del 2014) ed emette una media di 72 tCO2e per persona all'anno. La soglia per appartenere alla percentuale superiore è di 54.000 dollari. Il loro consumo è pari al 18% di tutti i soldi psesi dalle famiglie in tutto il mondo. Ipotizziamo, per amor di discussione, che il consumo si pari al reddito. Se si dovesse prendere tutto il reddito dell'1% superiore e distribuirlo fra il 99% inferiore, ogni persona che si trova nel 99% avrebbe circa 1.400 dollari.

C-P ipotizzano una elasticità di spesa delle emissioni di CO2e rispetto al consumo di 0,9. Un aumento del 10% del consumo significa un 9% di aumento delle emissioni di CO2e. Si tratta di una generalizzazione ampia e C-P hanno una gamma di elasticità, ma hanno scelto quella perché si tratta del valore medio delle stime. Usando quell'elasticità nella serie di dati di C-P, se ogni persona del 99% inferiore ricevesse 1.400 dollari e a coloro che sono nell'1% superiore rimanessero senza niente, le emissioni globali di CO2e aumenterebbero del 9%.

Ma, naturalmente, l'1% superiore è solo parte del problema. Circa il 22% della popolazione mondiale vive con un livello di consumo al di sopra della media globale di circa 8.000 dollari all'anno. Ipotizziamo che tutti avessero un livello di consumo pari alla media. Tornando alla serie di dati di C-P, se si facesse la media delle emissioni di CO2e di tutti coloro che si trovano in un intervallo di consumo che va da 7.700 a 8.300 dollari, si ottiene un'emissione media di 6,15 tCO2e per persona all'anno. Se tutti avessero quel tipo di emissione, le emissioni globali di CO2e sarebbero praticamente le stesse di oggi ma, inutile dirlo, ciò migliorerebbe la quota di più di tre quarti della popolazione mondiale.

In breve, una distribuzione perfetta del reddito avrebbe un effetto trascurabile sulle emissioni globali di CO2e.

Rimane la domanda: a quale livello di consumo le emissioni di CO2e verrebbero ridotte drammaticamente e questo livello sarebbe compatibile con un'esistenza decente?

Cuba offre un esempio interessante. Moran et al. (2008) hanno guardato il Human Development Index – HDI (Indice di Sviluppo Umano) dell'ONU e l'impronta ecologica di 93 paesi nel 2003 ed hanno lavorato sull'ipotesi “che un HDI di non meno di 0,8 ed un'impronta ecologica pro capite minore della biocapacità disponibile globalmente per persona [un pianeta terra] rappresentano i requisiti minimi per uno sviluppo sostenibile che sia replicabile globalmente”. La loro indagine ha mostrato che solo un paese soddisfa entrambi i requisiti: Cuba.

Cuba ha anche il secondo tasso di fertilità più basso delle Americhe, 1,61 nascite per donna. Solo il Canada ha un tasso inferiore. Ciò significa che una società a basso consumo non può essere compatibile con nessuna crescita della popolazione. Il cubano medio mangia 3.277 calorie al giorno. I cubani hanno un'aspettativa di vita alla nascita di 79,4 anni. E' superiore a quella degli Stati Uniti e solo di 1,5 anni al di sotto di quella della Germania. E la scolarizzazione media di Cuba è maggiore di quella della Finlandia. E solo il Principato di Monaco e il Qatar hanno più dottori pro capite di Cuba. Chiaramente, un livello di consumo compatibile con il pianeta finito che abbiamo non deve livellare miseria e indigenza per tutti. Non sto dicendo che la vita a Cuba sia facile per tutti. Non lo è ma, ad un certo punto nel prossimo futuro, coloro che vivono nel mondo sviluppato e nelle enclave ricche del mondo in via di sviluppo avranno di fronte una scelta fra uno stile di vita cubano e, per citare Noam Chomsky, la distruzione delle “prospettive di un'esistenza decente e gran parte della vita”.

Volevo scoprire se le scoperte di Moran e colleghi erano ancora valide oggi, ma ho fatto un cambiamento. Il HDI è costruito usando tre dimensioni: aspettativa di vita, educazione e reddito pro capite. Questo mi ha sempre disturbato. Una vita lunga e in salute ed una popolazione istruita sono senza dubbio caratteristiche di sviluppo umano. Ma guidare una Lexus è un segno di sviluppo umano? Penso di no. Pertanto ho usato i dati dell'ONU per costruire un indice che guarda solo all'aspettativa di vita e all'educazione, che chiamo HDI troncato (HDIT). (Il calcolo del HDI è spiegato qui. Il HDIT segue la stessa procedura usata dal 2010 in avanti, ma prende solo la media geometrica delle prime due variabili). Nel seguente grafico, confronto il HDIT rispetto all'impronta ecologica, misurata nel numero di pianeti terra che gli abitanti di un dato paese consumano, usando i dati più recenti.


Figura 2. HDIT ed impronta ecologica di 176 paesi. Il puntino rosso rappresenta Cuba. (Il HDIT corrisponde al 2014, l'impronta ecologica al 2012). (Fonte: mia elaborazione da dati dell'ONU e dal Global Footprint Network). 

Ci sono solo due paesi in prossimità di una terra che hanno un HDIT più alto di 0,8: la Georgia e Cuba, il puntino rosso. Uno dei due ha il HDIT più alto. E' interessante che Cuba abbia praticamente lo stesso HDIT del Cile, ma il Cile usa 2,5 terre. Ed ha praticamente lo stesso HDIT della Lituania, ma la Lituania usa 3,4 terre. Inoltre, Cuba usa tante terre quante la Papua Nuova Guinea, ma gli abitanti della Papua Nuova Guinea hanno una media di scolarizzazione di 4 anni, i cubani di 11,5. Questo solo per mostrare le possibilità che esistono riguardo ad una società egualitaria e sostenibile. Recentemente, la disuguaglianza a Cuba è andata aumentando. Tuttavia, secondo la Banca Mondiale, le emissioni di CO2e pro capite a Cuba non sono sostanzialmente diverse oggi da quanto non fossero nel 1986, quando il coefficiente Gini di Cuba era molto basso, 0,22 (Mesa-Lago 2005 , pagina 184). In ogni caso, non sto sostenendo di copiare completamente il modello cubano. Non sto difendendo il giro di vite di Cuba sulle libertà individuali, la libertà di parola fra queste. Tutto ciò che sto dicendo è che Cuba è un esempio interessante delle possibilità che offre una società egalitaria. A me per primo piacerebbe vivere in una società che sia anche più egalitaria di Cuba. Mi pare che non ci sia motivo in linea di principio perché gli esseri umani non possano costruire una società che sia più egalitaria di Cuba e ugualmente sostenibile, specialmente quando le alternative sono terribili.

Cuba non si trova nella serie di dati di C-P. E' difficile stimare il livello di consumo dei cubani in dollari, perché le statistiche pubblicate dal governo cubano non sono confrontabili con quelle del resto del mondo, ma lo scorso anno l'ONU ha pubblicato un numero del Reddito Nazionale Lordo (RNL) pro capite di Cuba del 2014 che sembra essere solido e confrontabile a quello di altri paesi, 2011 PPP 7.301 dollari. Quel numero non è direttamente confrontabile coi dati di C-P, perché C-P hanno guardato il consumo delle famiglie. Ipotizzando che la quota di RNL del consumo delle famiglie pubblicata dall'Ufficio di Statistica nazionale di Cuba sia corretta, si può stimare che il consumo delle famiglie pro capite di Cuba sia intorno 2011 PPP 3.900 dollari. E' difficile tradurre questo in dollari del 2014, perché non mi fido del fattore di conversione PPP pubblicato dalla Banca Mondiale, ma ipotizziamo che il consumo di un cubano medio sia intorno a 2014 PPP 4.000 dollari.
Tornando ai dati C-P, si può trovare che l'emissione media di CO2 e per una gamma di consumo che va da 3.700 a 4.300 dollari è 3,14 tCO2e per persona all'anno. Se tutti nel mondo avessero quel livello di emissioni, le emissioni globali di CO2e verrebbero tagliate della metà. Ed in un sistema sociale simile, ma non identico, a quello di Cuba, nessuno morirebbe di fame o non andrebbe a scuola, e il 63% della popolazione mondiale migliorerebbe.

Per ricapitolare, un livello di consumo uguale per tutti nel mondo al livello della Cuba di oggi offre la possibilità di abbassare in modo sostanziale l'impatto umano sulla biosfera, mantenendo allo stesso tempo uno standard di vita piuttosto decente per tutti.

Secondo il Global Carbon Project, nel 2014 “i pozzi degli oceani e della terraferma hanno rispettivamente rimosso il 27 e il 37% del CO2 totale (combustibili fossili e cambiamento dell'uso della terra), lasciando il 36% delle emissioni nell'atmosfera”. Se le emissioni di CO2 venissero tagliate della metà, verrebbero tutte rimosse dai pozzi dell terra e non ci sarebbe aggiunta netta di CO2 in atmosfera.

Vale la pena evidenziare che il consumo medio globale raggiungerà il livello della Cuba odierna, alla fine. La domanda è se questo accadrà prima che gli esseri umani aumentano la temperatura globale a livelli pericolosi. I cubani oggi consumano 6 barili di petrolio equivalenti per persona all'anno di combustibili fossili, che è quello che Laherrère (2015, pagina 20)  prevede che gli esseri umani consumeranno intorno al 2075, dopo i picchi di produzione di petrolio, gas naturale e carbone. Ma, per quel momento, secondo le previsioni di Laherrère (2015, pagina 22), gli esseri umani avranno emesso circa 800 GtCO2 in più del limite massimo che Rogelj et al. (2016) stimano che possiamo emettere per avere una buona possibilità di evitare la soglia dei 2°C. (Laherrère è scettico sul cambiamento climatico antropogenico, ma io non approvo le sue conclusioni, guardo solo i suoi dati).

Diego Mantilla è un ricercatore indipendente interessato al collasso delle società complesse ed alla disuguaglianza sociale. Ha una laurea in computer networking all'Università di Strayer ed un master in giornalismo all'Università del Maryland. Attualmente vive a Guayaquil, in Ecuador.