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mercoledì 12 novembre 2014

Paul Krugman e la Tartaruga. Perché i Limiti della Crescita sono reali

DaCommmon Dreams”. Traduzione di MR


Nel mondo astratto della filosofia, Achille non può mai superare la tartaruga; nel mondo reale non è così. (Fermo immagine: OpenEdu video)

Di Ugo Bardi

Uno dei paradossi di Zenone più famosi dice che Achille non sarà mai in grado di superare la tartaruga che ha davanti, a prescindere da quanto corre velocemente. Perché. Perché Achille prima deve raggiungere il punto da cui la tartaruga è partita, il che significa che la tartaruga è sempre davanti. E' una buona illustrazione di quanto sia facile costruire teorie astratte che hanno poco a che fare con la realtà.

Paul Krugman sembra aver creato un paradosso simile in un recente articolo sul New York Times (“Rallentamento della velocità e Limiti della Crescita”) in cui lo espone per dimostrare che il prodotto interno lordo mondiale (PIL) può continuare a crescere anche mentre si riduce la produzione di energia. Lo fa per mezzo dell'esempio di “rallentamento della velocità”. Osservando che il consumo di energia delle navi cresce più che linearmente come funzione della velocità, Krugman sostiene che si può sempre risparmiare energia rallentando le navi ed aumentandone il numero. Se il rapporto fra velocità ed energia consumata è, diciamo, al quadrato, allora raddoppiando il numero di navi e dimezzando la loro velocità, si può ridurre l'energia consumata alla metà. Così, è possibile mantenere una costante produzione economica riducendo l'ingresso di energia nel sistema. Quod Erat Demonstrandum? Be', sfortunatamente le cose non sono così semplici.

La storia delle navi rallentate appare sospetta come uno dei paradossi di Zenone, nel senso che si potrebbe continuare all'infinito a raddoppiare le navi e all'infinito a ridurre l'energia consumata – proprio come Achille continua a correre all'infinito senza mai raggiungere la tartaruga. Semplicemente non suona giusto nel mondo reale e, infatti, se si guarda con attenzione nella tesi di Krugman, vediamo che c'è una cosa importante che ha trascurato. Il trucco funziona se – e solo se – il costo delle navi rimane costante mentre se ne aumenta il numero. Ciò è ben lontano dall'essere ovvio.

Una nave mercantile non è solo uno scafo vuoto che riempito di container; servono metalli, ceramica e semiconduttori per la sua elettronica, i suoi motori, il suo sistema di controllo ed altro. Fare più navi significa che devono essere prodotti  ed utilizzati più minerali. Ma i minerali sono risorse limitate, nel senso che i giacimenti a più alta densità dai quali li estraiamo esistono in quantità limitate. Un tentativo esteso di sostituire l'energia col capitale nell'economia mondiale risulterebbe in una grave sollecitazione sull'industria mineraria che sarebbe costretta a produrre a costi elevati da giacimenti a bassa densità. La conseguenza è che i prezzi dei beni minerali salirebbero (questo non è solo in teoria, è esattamente ciò che sta succedendo nel mondo reale, dovuto al graduale esaurimento dei giacimenti ad alta densità). Ma se i prezzi salgono, la domanda viene distrutta e, di conseguenza, il PIL scende, non sale, come sostiene Krugman.

Quindi la tesi di Krugman potrebbe di fatto essere un paradosso nel senso che il tentativo di aumentare il PIL risparmiando energia potrebbe ritorcesi contro, creando l'effetto opposto. Ma perché Krugman (e molti altri) è così preoccupato dell'energia e disinvolto rispetto alle risorse minerali? E' perché si sa che oggi l'energia è ottenuta principalmente da combustibili fossili ed è anche comunemente risaputo che i combustibili fossili esistono in quantità limitate e non sostituibili, che stiamo gradualmente consumando. Così, passare da una risorsa minerale limitata (combustibili fossili) ad altre risorse minerali limitate (metalli ed altre) equivale a spostare meramente il problema da un settore all'altro dell'economia. Il risparmio di energia è una cosa buona, ma non dobbiamo prenderlo come il miracolo che fa continuare la crescita del PIL per sempre. 

L'articolo di Krugman non tratta semplicemente di spostare le risorse da un posto all'altro, ma cerca di demolire il concetto stesso che esistono limiti alla crescita del PIL (vedete anche un suo articolo precedente), per esempio asserendo che Bill Nordhaus (il suo vecchio mentore) aveva efficacemente demolito, quaranta anni fa, il libro sui limiti di Jay Forrester che aveva preceduto il famoso studio del 1972 intitolato “I Limiti dello Sviluppo (Crescita)”. Ahimè, ho paura che non sia così.E' vero che nel 1973, William Nordhaus ha affermato di aver trovato errori fondamentali nel modello di Forrester. Tuttavia, Forrester è stato in grado di mostrare, nella sua replica che Nordhaus aveva semplicemente fatto un errore nell'interpretazione delle equazioni del modello. Nordhaus stesso è sembrato fare un passo indietro rispetto alla sua interpretazione precedente in un articolo sullo stesso tema che ha pubblicato nel 1992, visto che non ha più parlato di questi supposti errori. La storia di questo dibattito è raccontata con qualche dettaglio nel mio libro I Limiti della Crescita Rivisitati (Springer 2012). Tutto ciò non significa che i “Limiti della Crescita” non abbia dei limiti nel suo approccio, ma semplicemente che non può essere liquidato così facilmente, specialmente in considerazione del fatto che sta diventando sempre più chiaro che è stato capace di descrivere correttamente la realtà, fino ad ora. 

Nel regno astratto della filosofia, Achille non può mai superare la tartaruga. Nel mondo reale, non è così. Nel regno astratto dell'economia, il PIL può crescere senza risorse naturali. Nel mondo reale, non è così. Alla fine, dobbiamo diffidare delle teorie astratte e ricordare che il limiti alla crescita sono reali.


Ugo Bardi insegna all'Università di Firenze, Italia. E' un membro del Club di Roma e l'autore di “Extracted, come la ricerca della ricchezza minerale sta saccheggiando il pianeta” (Chelsea Green 2014)