Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 13 luglio 2013

Un futuro incerto (III): la nuova energia

Di Antonio Turiel

Da “The Oil Crash”. Traduzione di MR


[Le persone e le situazioni che appaiono in questa storia sono del tutto inventate. Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali sarà sempre un pura coincidenza].

Dopo un giorno intero di viaggio, Gianni Palermo e Davide Rosi arrivarono alla loro destinazione. Non avevano tempo da perdere: in soli sei mesi l'impianto dimostrativo della “energia di Tesla” doveva essere in funzione.

Gianni si impegnò nell'impresa fin dai primi giorni, con un piano di lavoro al quale aveva pensato mentre viaggiavano in camion. Sfruttando il fatto che Davide aveva una formazione in ingegneria, gli affidò la direzione delle opere di perforazione. Nelle installazioni c'erano soldati sufficienti ad azionare le trivelle (il combustibile scarseggiava e il capitano gli disse che era preferibile usare la forza umana per perforare la terre e se fosse necessario avrebbero portato dei lavoratori forzati – Davide rabbrividì sentendo questo). Gianni chiese che gli portassero le quote geologiche della zona per studiare quali aree risultassero più favorevoli per l'installazione dei marchingegni che, a quanto sosteneva, avrebbero fornito grandi quantità di energia “proveniente dalle viscere della Terra e di tipo rinnovabile, infinito”. I dispositivi che Gianni Palermo voleva costruire, furono da lui stesso battezzati “Tremogeneratori di Tesla”. Nel giro di pochi giorni i lavori di perforazione nelle zone che Gianni designò poterono cominciare, i pozzi venivano perforati ad una profondità massima di 100 metri, fino a giungere alla roccia madre. L'acqua delle falde veniva opportunamente pompata a mano, in estenuanti turni di giorno e di notte, la qual cosa alla fine comportò la chiamata di lavoratori forzati, il terrore di Davide.

Davide non capiva molto bene cosa stessero facendo lì, immaginava che il professor Palermo volesse sviare l'attenzione mentre preparava un piano di fuga. La cosa certa era che Palermo passava giorno e notte in una fucina che aveva improvvisato nelle officine meccaniche di quell'accampamento (perché, alla fine, l'installazione di massima sicurezza era risultata essere questo, un accampamento e niente di più), aiutato da vari fabbri della regione. Fece anche vari viaggi per la capitale e ad alcune vecchie fabbriche in cerca dei metalli giusti per le leghe “ipersensibili” che secondo lui avrebbero permesso di sfruttare i microsismi della corteccia terrestre. Davide seguiva senza decidere se il suo professore era un pazzo o un genio, ma i giorni passavano e le loro possibilità di fuggire non sembravano migliorare.

C'era, inoltre, un'altra cosa che preoccupava Davide. Nell'accampamento aveva conosciuto una ragazza, Colette. Ingegnere come lui, francese di origine, era da molto tempo disoccupata, vagando qua e là per mezza Europa in cerca di lavoro e aveva avuto la fortuna di essere stata assegnata alla squadra che dirigeva le perforazioni e l'installazione degli alloggiamenti d'acciaio che uscivano dall'officina del professor Palermo. Quando Davide vide Colette la prima volta, rimase sorpreso dalla sua bellezza. Era una giovane più o meno della sua età (più tardi seppe che era di un paio di anni più giovane) e le prime istruzioni che le diede furono goffe, in parte per la vergogna e in parte per la mancanza di scorrevolezza della lingua. La ragazza si arrabbiò con lui, ma la sua goffaggine nello scusarsi fu tanto evidente, che fece sì che lei ne ridesse. Con Colette, Davide si sentiva a suo agio, visto che parlavano un linguaggio comune, quello dell'ingegneria e della tecnica. Nemmeno lei capiva cosa volessero fare lì se non dei semplici pozzi e Davide neanche era in grado di risponderle su perché mai il professore avesse lasciato completamente al margine delle parti centrali che dovevano essere infilate in quei plinti che stavano montando. Davide supponeva che il professore non volesse coinvolgerlo più del dovuto, se alla fine non potevano scappare, e si vedeva che il progetto era un grande bluff. Quando non fu più possibile mascherare i sentimenti che sentiva l'uno per l'altra Davide e Colette, Davide cominciò a soffrire non tanto per il possibile fallimento della sua fuga, ma per la stessa possibilità di scappare. Si ritrovò a desiderare che quella pantomima ideata da Gianni Palermo servisse realmente a qualcosa, di modo da poter continuare con  Colette, anche se la sua testa gli diceva che era impossibile.  Quando mancava un mese alla consegna dei tremogeneratori, Davide non vedeva ancora il modo di scappare di lì: i suoi passi erano sempre seguiti da almeno due soldati vicini, anche quando passeggiava con Colette (la qual cosa diede un nuovo senso all'espressione “andar per carabine”). Il lavoro, questo sì, andava avanti bene ed erano già stato installato il primo degli apparati disegnati da Palermo, ma niente di tutto ciò consolava Davide, sapendo che tutto questo era un mero oggetto di scena: ne tanto meno avevano fatto prove col primo dispositivo, visto che Palermo assicurava che tutto avrebbe sarebbe andato liscio come l'olio e che era meglio non stressare troppo presto i moduli, visto che avevano bisogno di un tempo per “sintonizzare meglio la vibrazione tellurica” - tutte sciocchezze.

Davide era particolarmente dispiaciuto per gli eventi che vedeva già troppo vicini: il Ministero aveva fissato per la settimana seguente l'attivazione. Era un adesso o mai più e vide chiaramente che sarebbe stato mai più. Davide guardava le stelle nella notte, quando arrivò il camion carico di materiali, di ritorno da un altro viaggio fatto da Gianni (il comandante di quel dipartimento non era troppo contento di quello spreco di gasolio, ma dal Governo gli avevano detto chiaramente che doveva collaborare). Gianni scese di buon umore dal camion e si trovò faccia a faccia con un Davide nebuloso.

- Professore, - Gli disse Davide nella sua lingua madre ed abbassando la voce – non capisco perché sia così di buon umore. Ci resta solo una settimana.

- E' vero – disse Gianni e la sua voce tradiva un'allegria contenuta – ho già trovato tutti i materiali che mi mancavano. Queste ceramiche funzioneranno senza problemi per almeno un paio d'anni.

Gianni Palermo era diventato definitivamente pazzo.

- Professore, - insistette senza molta convinzione Davide – sa perfettamente che qui non abbiamo fatto nulla. Nulla! Solo quattro buchi enormi in terra, per costruire i quali, di sicuro, erano morte quattro persone: una per buco. Quattro buchi, vari ciminiere e gallerie ausiliari, tutto qua. Non abbiamo fatto nulla e non siamo nemmeno scappati. Ed io... ed io... ed io voglio vivere, professore. Yo... vorrei essere felice un giorno... farmi una famiglia... tornare ad una vita più o meno normale.

- E sposarti con Colette? - Gianni lo guardava fisso negli occhi, sorridendo ancora. In un gesto di familiarità insolito per lui, con affetto gli diede una pacca su entrambe le spalle – Non ti preoccupare, ragazzo: ti sposerai con questa francesina. Di sicuro è una ragazza preziosa, diavoletto.

Se non aveva bevuto, era definitivamente pazzo, concluse Davide, e la cosa lo sprofondò nelle riflessioni più nere. Ma Palermo intuì i suoi pensieri e gli disse:

- Tranquillo, Davide, tranquillo. So quello che pensi, ma non sono stupido. I tremogeneratori funzioneranno, ma non col meccanismo idiota a tutti e che sai essere impossibile. Col trucco che ho ideato potremo vivere senza che ci disturbino il resto delle nostre vite, anche se di sicuro questo non risolverà il grave problema energetico della Repubblica in modo duraturo. Però, ragazzo, quello che vogliamo ora è vivere, giusto?

Davide lo fissava, con le pupille dilatate per l'oscurità gli davano un'aria ancora più indifesa, e annuiva lievemente con la testa.

- Questo è tutto, ragazzo. Non preoccuparti, vivrai per far felice questa ragazza. Fai bene il tuo lavoro e lasciami fare il mio. E adesso a dormire, che domani ci aspetta una dura giornata di lavoro – e Gianni allungò le braccia da ambe le parti.

Mentre osservava Davide che se ne andava alla sua tenda, accompagnato come sempre dai suoi due guardiani, Gianni pensò che sarebbe stato meglio se lo avesse abbandonato nella capitale del suo paese natale. Ora non avrebbe dovuto soffrire questa angoscia, quest'incertezza per il risultato di quello che sarebbe avvenuto la settimana seguente.

E la settimana impiegò a passare esattamente sette giorni, sette giorni quasi senza riposo, nei quali nell'officina di Gianni Palermo si lavorò giorno e notte, costruendo e provando i dispositivi. La sera della vigilia del ricevimento ufficiale, l'ultimo dei quattro tremogeneratori era al suo posto. Parallelamente e senza molta convinzione, il comandante, istruito da Palermo, aveva preparato focali e alternatori che avrebbero collegato ai tremogeneratori per illuminare la notte di gala nella quale si celebrava la nuova era dell'energia.

La mattina sorse calda e soleggiata. Gianni era raggiante e sorridente, Davide lo assecondava, anche se a tratti dubitava e stringeva con forza la mano di Colette, che gli dedicava la maggior parte dei suoi sorrisi, un po' forzata. Senza dubbio, la formazione tecnica di Colette le faceva intuire che lì c'era qualcosa che non andava. Il corteo ufficiale era guidata dal Ministro dell'Economia e dell'Industria, seguito da vicino dall'imponente figure del Procuratore Generale, che procedeva affiancato al Ministro della Giustizia. Né il Presidente della Repubblica né il Primo Ministro avevano voluto celebrare l'opera per timore che fosse un altro fiasco di uno scienziato.

Gianni era loquace e funse da maestro delle cerimonie. Fece un discorso tecnico appesantito da termini inventati e da concetti impossibili, sulla genialità di Nikola Tesla di intuire la capacità umana di sfruttare i microsismi e la necessità di usare leghe ipersensibili che Tesla non aveva potuto costruire, ma che adesso erano accessibili. Assicurò che l'installazione di quei quattro tremogeneratori avrebbe fornito inizialmente non meno di 100 kilowatt di potenza stabile, salvo per fermi di manutenzione sporadici, e che col tempo quella stessa installazione avrebbe potuto arrivare a mezzo Gigawatt. Di fronte all'impazienza del corteo ufficiale, il professor Palermo invitò il Ministro dell'Economia  ad azionare la leva che avrebbe messo in moto il dispositivo. Il Ministro abbassò la leva e non accadde nulla. Assolutamente nulla. Nel giro di un paio di minuti, gli astanti si guardavano nervosi e Davide abbassava la testa pensando che effettivamente si era fidato di un pazzo al quale aveva creduto, accecato dal fatto di non voler perdere Colette. Gianni palermo rimase tranquillo e fiducioso nello stesso posto, dicendo che si dovevano aspettare alcuni minuti perché i tremogeneratori accumulassero sufficiente vibrazione tellurica per caricarsi. Il Comandante stava per dire qualcosa di sicuramente non gradevole, quando qualcuno disse: “Guardate!”. Una nuvola di vapore, inizialmente molto tenue ma che in seguito diventò vigorosa, usciva dalla ciminiera centrale. Praticamente in contemporanea, i perni dei tremogeneratori cominciarono a girare, sempre più rapidamente e in pochi minuti le luci e i macchinari elettrici di tutta la base, spenti da anni, cominciarono a funzionare. Alcuno soldati si spaventarono nel vedere all'improvviso le luci delle loro baracche accendersi, visto che avevano perso memori di ciò che era la luce elettrica. Gianni era esultante. Davide euforico e persino il Ministro e il Procuratore Generale si scambiavano le felicitazioni, si felicitavano con Gianni e con un Davide che non riusciva a contenere in sé così tanta felicità.

Il resto del giorno lo passarono rivedendo gli aspetti tecnici dell'installazione: potenza e stabilità di uscita, tempi di carica e di detenzione, caratteristiche dei metalli usati nella lega – una miscela astuta di acciaio al carbonio, rame, alluminio e magnesio, preparata esclusivamente nell'officina adattata da Gianni, la che mostrò con gran dettaglio... Tutto aveva un aspetto tecnico impeccabile e i dispositivi funzionavano a meraviglia, con una potenza stabile di 100Kw regolabile fra 50 e 150 Kw. I quattro tremogeneratori occupavano un'area modesta, di alcune centinaia di metri quadrati e Gianni spiegò che quando sarebbero passati a impianti su grande scala, in un ettaro si sarebbe potuto generare sufficiente energia per alimentare  tutta l'industria e gli usi domestici della capitale. La chiave era cercare le localizzazioni più favorevoli e usare i materiali più idonei, spiegò. Davide seguiva le spiegazioni del professore con il corteo e anche se sapeva che quello che diceva non aveva troppo senso, voleva credere in lui. Palermo era riuscito a far funzionare i tremogeneratori contro ogni logica, forse dopotutto era davvero un genio, forse sarebbe riuscito davvero a creare quella fonte di energia magica di cui tutti avevano bisogno, anche lui stesso, per poter avere una vita con Colette. Si ricordò, tuttavia, della sua conversazione della settimana precedente: qui c'era un trucco, gli aveva detto il professore, ma un trucco che avrebbe loro permesso di vivere il resto delle loro vite. A Davide questo bastava ed avanzava.

La cena fu modesta, data la posizione e la poca fede del Comandante nel successo della dimostrazione. La luce che proveniva dai quattro generatori si manteneva stabile, pulita, intensa. I rappresentanti del Governo brindarono felici per il successo dell'impresa e Gianni ricevette in suo onore la maggior parte dei brindisi.

Quella notte, Gianni e Davide rimasero a lungo sveglio, finalmente soli – salvo le loro scorte – guardando le stelle, in un'oscurità perfetta rotta soltanto dal chiarore delle luci alimentate dai tremogeneratori. Giacevano sull'erba, in una notte temperata che invitava a godersela.

- Professore – disse Davide alla fine – per quanto pensi a questa cosa, non la capisco. Come ha fatto? Come ci è riuscito? E' semplicemente sorprendente.

- It's a kind of magic – disse Gianni Palermo col suo sorriso impertinente, facendo l'occhiolino e intonando una vecchia canzone pop.

Davide seguiva perplesso. Gianni Palermo si sedette, le mani incrociate sulle ginocchia, e guardò il suo giovane aiutante.

- Non è magia, tranquillo. E' MAGIC; be, non esattamente uguale a quel dispositivo inventato dai giapponesi all'inizio di questo secolo, ma simile – prese uno schema dalla tasca della sua giacca e continuò la sua spiegazione – E' un dispositivo che combina l'acqua che arriva dalle falde col magnesio contenuto nei tubi di rotazione, che sono vuoti. I tubi sono a forma di vite e, grazie ad alcuni buchi collocati in modo appropriato e che si aprono semplicemente girando una leva posta nella parte superiore, si libera magnesio in polvere.  In realtà il magnesio si trova in blocchi compatti e si polverizza a causa dell'azione della rotazione dei tremogeneratori: internamente hanno delle lame come quelle delle grattugie di formaggio. Il magnesio reagisce con l'acqua, si genera idrogeno che in seguito viene bruciato ed il vapore fa girare i tremogeneratori. L'idrossido di magnesio che ne risulta viene recuperato da questi assaggi a diverse profondità e il vapore acqueo esce dalla ciminiera, dove gran parte si condensa per tornare in falda. La verità è che sono abbastanza orgoglioso del progetto, funziona molto bene.

- E perché a suo tempo non si sfruttò su grande scala un sistema tanto vantaggioso? Il magnesio è un metallo molto abbondante sulla crosta terrestre, se ben ricordo – forse era il vino della cena, ma Davide continuava ad essere perplesso.

-E' l'ottavo elemento chimico più presente nella crosta terrestre, effettivamente, E se non è mai stato sfruttato un motore del genere è perché questi dispositivi non sono redditizi. Né economicamente né energeticamente. Ma è perfetto per ingannare i nostri carcerieri. Il magnesio non si presenta in forma metallica pura nella Natura, appare sempre in forma di ossido o di sale. Per estrarre il magnesio si deve elettrolizzare i sali o ridurre gli ossidi, cosa che consuma più energia di quanta se ne possa poi recuperare. Lo sai già, sono le conseguenze della Seconda legge della Termodinamica, anche se a questi zucconi gli suona come sanscrito.

Davide stava cominciando e capire il trucco. Gli pareva che Palermo fosse davvero un genio: aveva ideato tutto questo solo in un paio di giorni, forse meno, dal momento in cui arrivò all'accordo col Procuratore Generale.

- Ma, professore – disse infine, anche se era sicuro che Palermo avesse già pensato a quello che gli stava per dire – da dove prenderemo il magnesio per far in modo che i “tremogeneratori” continuino a funzionare? Alla fine dei conti il magnesio è solo un vettore nel quale immagazzinare energia, ma non è una vera fonte della stessa perché, come dice lei, si spende più energia nella sintesi del magnesio di quella che torna indietro.

- Il Magnesio ha una grande densità di energia in volume e in peso. Con le centinaia di chili che ho in magazzino potremo continuare a ricaricare questi tremogeneratori per anni. Ho messo un indicatore di livello per sapere in che momento è necessario ricaricare. La prima ricarica non si dovrà fare al massimo in un mese. Ciò che è importante è tagliare i pezzi di magnesio della misura dei tubi, in modo da evitare ostruzioni, il che implica un'ulteriore diminuzione del tasso di ritorno energetico.

- Sì riferisce all'EROEI, professore? - Davide parlava ormai tranquillamente in un tono di voce normale, anche se qualcuno dei suoi vigilanti parlasse la sua lingua, il gergo tecnico gli sarebbe risultato inintelligibile, oltre che noioso.

- Infatti. Anche se si avesse una fornitura di magnesio in forma metallica e non lo si dovesse sintetizzare, perché tornino i conti per sfruttarlo è necessario che i dispositivi che lo usano come combustibile producano più energia sfruttabile di quella che è stata usata per la sua fabbricazione, installazione, lavoro e mantenimento. Il rapporto fra energia prodotta da una determinata fonte e l'energia consumata dai dispositivi per il suo sfruttamento è ciò che viene definito tasso di ritorno energetico o EROEI. Perché te ne faccia un'idea, nel 1900 il petrolio aveva un EROEI di 100, cioè, produceva 100 volte più energia di quella che veniva usata per estrarlo e raffinarlo. Alla fine del secolo scorso, vari studiosi dimostrarono che una società per mantenersi strutturata deve avere un EROEI medio, tenendo conto di tutte le fonti energetiche, sull'ordine di 10. Tuttavia, il petrolio oggi ha un EROEI molto basso, nell'ordine di 5 o più basso, perché restano solo risorse petrolifere sporche e di difficile estrazione e trasformazione, come le sabbie bituminose, il petrolio di alto mare o il petrolio di roccia compatta estratto col fracking, che qui in Europa non si estrae ma del quale rimane qualche pozzo residuo negli Stati Uniti. E proprio la caduta del EROEI delle fonti che alimentavano la nostra società che ha fatto sì che questa si sia progressivamente degradata, perché ormai non poteva permettersi più scuole pubbliche, assistenza sanitaria, pensioni e gran parte dei privilegi della defunta società del benessere che conoscevamo quando eravamo giovani. Be', che conoscevo – disse Gianni nel rendersi conto che per Davide tutto questo doveva essere un vago ricordo d'infanzia.

- E qual è l'EROEI del magnesio? - disse Davide, che poi si corresse – Voglio dire, so già che se dovessimo produrre magnesio metallico l'EROEI di tutto il processo sarebbe inferiore a 1. Ma la mia domanda è: se sfruttiamo tutti i blocchi di magnesio metallico che sono abbondanti nelle acciaierie della Repubblica, che EROEI avrebbero i nostri tremogeneratori?

- Buona domanda, Stimo che usandolo con questi tremogeneratori deve essere fra 7 e 10 e, sicuramente, si può aumentare con migliorie al progetto – sei mesi non sono suffcienti per fare la miglior realizzazione possibile, sai? In ogni caso, il suo EROEI è maggiore a quello delle fonti che abbiamo oggigiorno a nostra disposizione, eccezion fatta per le centrali idroelettriche che sono ancora operative. Finché possiamo continuare ad alimentare i tremogeneratori con magnesio metallico, tutti crederanno di essere tornati ai giorni gloriosi della società industriale della metà del XX secolo.

- Potremo mettere in moto i nuovi tremogeneratori proprio come vogliono loro?

Davide stava cominciando a sentire come suo il piano del professor Palermo.

Gianni Palermo rimase silenzioso per qualche secondo, riflettendo, e alla fine disse:

- C'è molto magnesio metallico nelle acciaierie abbandonate, veniva usato per fare leghe di alluminio magnesio, che sono molto leggere e resistenti. Il magnesio metallico è un materiale abbastanza stabile: anche se reagisce con l'aria e con l'acqua (di fatto, stiamo sfruttando la sua reazione con l'acqua nei tremogeneratori), esposto all'acqua si forma uno strato sottile di ossido superficiale che lo isola ed evita che il resto del materiale reagisca. Nonostante gli anni trascorsi potremo trovare abbastanza magnesio sparso qua e là. Qualche settimana fa ho trovato un inventario di vecchie acciaierie della Repubblica e aggiungendo questa lista a ciò che abbiamo già trovato credo che potremmo ottenere magnesio sufficiente a produrre 5 Gigawatt di potenza media per 20 anni. Se importiamo magnesio da altri paesi sicuramente potremmo aumentare tanto la potenza quanto la durata. E' vitale, questo sì, che gli altri paesi non conoscano la chiave della “tremogenerazione”, altrimenti essi stessi consumeranno magnesio. Alla fine dei conti, stiamo bruciando i resti della società industriale, un'energia incorporata che è stata immagazzinata in un determinato materiale quando il petrolio era a buon mercato e l'energia abbondante. Non è un'energia abbondante e potrà essere sfruttata una sola volta, quindi dobbiamo essere discreti.

Davide valutò le implicazioni di quanto diceva Palermo, soprattutto le implicazioni morali. Una sola volta, per poi lasciare un futuro con ancor meno speranza.

- Sono morte delle persone per fare questi buchi, che alla fine sono solo degli specchietti per le allodole. Avremmo potuto montare tutto questo imbroglio usando semplicemente un corso d'acqua, un fiume, persino un torrente. Sarebbe stato meno costoso in termini economici, energetici e di vite umane – disse alla fine e non poté evitare un certo tono di rimprovero nella sua voce.

- E' vero – disse Gianni stringendo le spalle – ma abbiamo fatto ciò che ci si aspettava che facessimo. Anzi, abbiamo fatto quello che volevano che facessimo. Sai da dove ho preso l'idea e il nome dei “tremogeneratori capaci di captare l'energia microsismica”? Da un racconto che lessi molti anni fa e che descrive una situazione molto simile a quella che viviamo oggi. Ho solo aggiunto “di Tesla”, perché è ciò che vogliono sentire questi barbari. Dovevo creare un armamentario convincente di “energie libere che hanno bisogno di essere liberate” - disse imitando il tono di voce del Procuratore Generale – per dissimulare il fatto che in realtà stiamo facendo ciò che ha sempre fatto l'Umanità: bruciare qualcosa, in questo caso il magnesio. Non mi è venuta in mente nessun'altra messa in scena.

Nonostante il suo discorso, un certo senso di colpa pesava su Gianni Palermo, che aveva fissato lo sguardo a terra, un palmo oltre la punta dei suoi piedi. Nessuno dei due disse nulla per un momento. Alla fine fu Gianni Palermo che ruppe questo silenzio:

- Sono loro che hanno scelto questa stupida strada della speranza infondata anziché della nuda verità – disse Gianni stringendo di nuovo le spalle – Questo paese ha incarcerato o ucciso i suoi scienziati ed ora è preda di ciarlatani.

- Noi siamo ciarlatani? - chiese Davide.

Un momento di riflessione.

- Sì – disse infine Gianni.

Dopo quel giorno tanto straordinario e quella notte tanto chiarificatrice, le cose evolvettero rapidamente negli anni seguenti. Le installazioni di tremogeneratori di Tesla ebbero un successo folgorante e si estesero rapidamente per il paese. Davide, con l'aiuto di Colette, diventò in breve tempo capo delle operazioni di tutte le installazioni Tesla della Repubblica ed introdusse nuovi modelli “capaci di estrarre l'energia plasmatica dell'acqua”, cioè, facendo discretamente reagire il magnesio con corsi d'acqua superficiali, riducendo così enormemente il costo di installazione e manutenzione, migliorando efficienza e potenza. Nel frattempo, stava introducendo altri reagenti provenienti dai resti industriali del paese. Durante quegli anni, Davide Rosi mostrò finalmente il suo piglio e il suo ingegno ed i suoi impianti furono sempre più versatili e produttivi, per il beneficio della Repubblica, dove l'attività industriale tornò a recuperare parte della sua forza passata. Davide e Colette si sposarono in quegli anni di rose e fiori e prima che passassero cinque anni, avevano già due bei bambini.

Per parte sua, Gianni fu nominato direttore del Centro di ricerca sull'Energia di Tesla e consigliere permanente del Ministro dell'Industria e dell'Economia. La sua vita era abbastanza comoda, frequentava i migliori ristoranti al fianco dei Ministri del Governo ed era una persona di grande prestigio in tutto il paese. Dopo molti sforzi, riuscì a riprendere gli studi sulle vere energie rinnovabili che aveva abbandonato nel suo paese di origine, anche se i suoi sforzi venivano visti con commiserazione dal Segretario di Stato e dai Ministri ai quali spiegava i propri risultati, visto che gli impianti di Tesla di diversi tipi avevano rendimenti e potenze molto superiori e molte meno limitazioni. Con sua grande sorpresa, questo non rendeva felice Gianni Palermo ed i pochi amici che ebbe a quell'epoca  spiegavano che lo si vedeva sempre più preoccupato, mentre la Repubblica prosperava a ritmo esponenziale.

Un giorno di un autunno torrido, estensione di un altra estate mancata, Davide Rosi andò nella capitale a far visita al suo vecchio mentore. Davide viveva in una città di provincia che si era reindustrializzata grazie ad un passato pieno di fabbriche, acciaierie e di reagenti chimici da riutilizzare fuori dalla vista di tutti. Era da tempo che non andava nella capitale se non per visite politiche o tecniche di breve durata. Davide amava la sua famiglia e faceva in modo che queste visite fossero più brevi possibile e, tenendo conto che il viaggio in treno non era molto rapido come quando era bambino, questo gli lasciava poco tempo libero per altre occupazioni che non fossero il motivo concreto che lo aveva portato nel centro politico della Repubblica. Mentre il vagone saltellava leggermente entrando nella Stazione Ovest, Davide cercava di ricordare quando avesse visto esattamente Gianni Palermo per l'ultima volta. Erano passati poco più di cinque anni dalla dimostrazione dei tremogeneratori di Tesla e Gianni si era trasferito nella capitale pochi mesi dopo, in quanto gli aveva già insegnato tutto sulla progettazione dei tremogeneratori. Prima di andarsene, Gianni si era dedicato con fatica a recuperare libri preziosi con tavole sui potenziali chimici, le reattività, le stechiometrie, le entalpie ed altre bazzecole tecniche. Conoscenze preziosissime sugli elementi chimici che formano il nostro mondo che da tempo marcivano in biblioteche ora abbandonate e coperte di muffa. Gianni fece una selezione eccellente dei libri fondamentali che avrebbero aiutato Davide a tenere in piedi la truffa dei tremogeneratori per una lunga stagione e poi se ne andò. Disse che non gli interessava alimentare quella buffonata, che voleva fare ricerca vera sulle fonti di energia che realmente avrebbero potuto dare una speranza all'Umanità e se ne andò nella capitale nel sul Centro di Ricerca sull'Energia di Tesla, il CRET, che in realtà era un centro di ricerca per le energie rinnovabili sotto false spoglie. Con molta pazienza ed abnegazione, Gianni aveva ottenuto che le autorità gli lasciassero reclutare, per il proprio centro, i migliori scienziati che poté far liberare dai campi di lavoro della Repubblica e di altri paesi che avevano ceduto il passo alla barbarie, compreso il paese di origine di Gianni Palermo. L'organico del CRET era il più disciplinato e riconoscente che Gianni avrebbe potuto sognare, lì tutti lavoravano con impegno per cercare di dare un'alternativa reale ai tremogeneratori, visto che lì dentro a nessuno sfuggiva che la fantasia avvolta nel cellophane a marca Tesla non sarebbe durata per sempre. Il Governo della Repubblica aveva distaccato nel CRET alcuni commissari politici che supervisionavano tutto il lavoro degli scienziati, il che rendeva un po' più difficile la comunicazione interna, soprattutto per la necessità di introdurre di tanto in tanto termini idioti per stupire i commissari ignoranti. Gianni aveva un accordo con Davide Rosi, secondo il quale ogni volta che quest'ultimo introducesse un miglioramento negli impianti di reagenti, i progetti passassero prima dal CRET per “vendere” alla Repubblica che questo fosse frutto dello sforzo di ricerca della nutrito organico di graziati dalla barbarie, così li avrebbero lasciati in pace. Questo “trasferimento di tecnologia al contrario” disturbava un po' Davide, perché gli toglieva il merito del suo lavoro, che era davvero molto buono, ma di tanto in tanto Gianni e gli altri ricercatori apportavano dei miglioramenti sensibili ai suoi progetti iniziali e alla fine l'accordo era molto conveniente per tutti: Davide era diventato un uomo molto ricco – era riuscito ad ottenere una percentuale per lo sfruttamento di ogni impianto che metteva in opera – mentre Gianni giocava alla ricerca dell'energia infinita richiedendo un compenso relativamente modesto e capitanando quella truppa di derelitti. Inoltre, pensava Davide scendendo dal treno, alla fine è Gianni che si assume il rischio nel momento in cui tutto dovesse crollare.

Quando tutto dovesse crollare, si ripeté mentalmente. Come adesso. Perché quella era la ragione vera per la quale andava a far visita a Gianni Palermo. Non per rimproverarlo di non aver onorato l'ultimo invito a far loro visita per celebrare l'inizio dell'estate ed il primo compleanno del suo figlio piccolo, né per discutere un nuovo piano. No, I problemi cominciavano ad essere seri, i reagenti cominciavano a scarseggiare nella Repubblica, mentre il Governo metteva sempre più sotto pressione Davide per mantenere la crescita incessante, veloce, esponenziale... La Repubblica aveva fretta di tornare al suo passato industriale, soprattutto ora che erano riusciti a mitigare le carestie provocate dal nuovo clima grazie ad una rimeccanizzazione di un settore che aveva bisogno di tutto. Di fatto, gli economisti erano tornati a calcolare il PIL ed il commercio estero aveva il vento in poppa. Ma la Repubblica aveva bisogno di più e più e più e in cinque anni era riuscita ad esaurire quello che inizialmente Gianni stimava dovesse durare venti.

Gianni ascoltava attento i guai del suo vecchio pupillo, anche se non c'era nulla fra questi che lo potesse realmente sorprendere. Si erano salutati cordialmente quando Davide arrivò all'ufficio di Gianni. Gianni era un po' invecchiato, era già entrato nei cinquanta, ma si manteneva vigoroso grazie alle sue lunghe passeggiate e al nuoto. Davide era maturato, era un uomo appena entrato nei trenta, aveva preso un po' di peso e molta padronanza da uomo importante, di quelli che ti fanno sentire piccoli col loro modo di parlare, anche stando seduti di fronte a te come stava Davide di fronte alla scrivania dell'ufficio di Gianni. “L'abitudine di comandare altri uomini”, pensò Gianni nel notare questa caratteristica del suo pupillo. Dopo pochi minuti Gianni si alzò e continuò ad ascoltare mentre guardava dalla grande vetrata dell'ufficio. No, non lo sorprendeva affatto. Alla fine si girò e disse:

- “Il più grande difetto della specie umana è la sua incapacità di capire la funzione esponenziale”.

Davide pronunciò un “Cosa?”, come risvegliandosi da un sogno profondo e sdolcinato.

- Nulla di importante – continuò Gianni – o forse sì, la cosa più importante in realtà. Ma non è questo di cui oggi mi sei venuto a parlare e so che sei un uomo occupato e importante. Dimmi che cosa vuoi chiedermi.

Davide ringraziò la franchezza e il pragmatismo del suo vecchio professore.

- Professore – da anni Davide non lo chiamava così, ma stavolta lo fece – abbiamo bisogno di qualcosa per sostituire il magnesio, il sodio e tutti i reagenti. Presto il Governo si renderà conto del fatto che non esiste energia libera, né Tesla, né nient'altro che un sogno effimero.

- E cosa ti aspettavi, Davide? - gli rispose Gianni – Avevamo un solo colpo, ma non sapevamo come dosarlo.

- I paesi che hanno riserve di metalli reagenti li vendono sempre più cari – continuò Davide, come se non lo avesse sentito – ed alcuni esigono che installiamo loro dei tremogeneratori, impianti al plasma, magnetovibratori, ...

- Prolissità vuota che usiamo per occultare che semplicemente sfruttiamo reazioni chimiche molto esoenergetiche, il combustibile delle quali sta cominciando a scarseggiare - rispose Gianni.

- Ci servono alternative – continuava Davide arroccato nel suo discorso – altri reagenti o altri mezzi per ottenerli.

- Ci dovranno pur essere altri mezzi per averli! - gli disse energicamente Gianni, esasperato dalla confusione del suo ex allievo – Svegliati, Davide! La partita è finita. Era tutto un bluff ed è già arrivata la sua fine. Prima di quanto sperassimo, è vero, ma non avevamo fatto i conti con l'unica cosa che è davvero illimitata in questo mondo: l'avidità umana. Be', quella e la sua stupidità.

Davide rimase in silenzio per alcuni secondi. Poi riprese a parlare, lentamente, con voce grave, profonda. Gelida, si potrebbe dire. Gianni pensò che quella dovesse essere la voce che usava per trasmettere ai suoi lavoratori il proprio scontento per un certo stato di cose. Ed incuter loro paura.

- Professore – disse Davide – dobbiamo trovare un'alternativa. Non possiamo fallire. Non ora. Ci sono troppe cose in gioco. Io ho molto in gioco: la mia famiglia, la mia posizione. Lei se vuole giocare a fare lo scienziato idealista, ma io ho un dover da compiere. E lo compirò – anche Gianni non poté evitare un brivido nel sentire la determinazione profonda delle parole di Davide.

- Ti capisco, Davide, o perlomeno credo. Ma sei sufficientemente intelligente per sapere che non posso aiutarti, in realtà. Dio sa che se potessi lo farei, ma sfortunatamente non posso. I nostri sistemi rinnovabili non sono riusciti ad andare oltre di quello che erano nell'era del petrolio e, senza petrolio a buon mercato ed abbondante, semplicemente non possono mantenere un contesto sociale tanto grande e complesso come quello della repubblica – si corresse – come quello che mi proponi.

Davide ammutolì per qualche secondo poi, senza parlare, si alzò in piedi ed aprì la porta dell'ufficio. Lì si fermò e senza girarsi disse:

- Sai una cosa Gianni? - tornò al tu e alla familiarità degli ultimi anni – in realtà mi hai detto quello che devo fare. Ora mi è chiaro. Molte grazie, Gianni.

E se ne andò senza che Gianni sapesse a cosa si riferiva. Dalla vetrata, Gianni lo vide allontanarsi a passo veloce. Cos'è che accecherebbe tanto un uomo intelligente e molto capace da far sì che si impegni in una cosa impossibile? La ragione doveva per forza dire a Davide Rosi che inseguiva una chimera, ma i suoi sentimenti affogavano la voce della ragione. Forse era per la sua famiglia che Davide si comportava così. Ciononostante, che senso aveva salire sempre di più sull'abisso? Per poi cadere da più in alto e più violentemente? Che futuro avrebbe lasciato Davide ai suoi figli con la sua sciocca fuga in avanti?

Gianni non si era mai spostato. Non che non gli piacessero le donne, ma il suo entusiasmo per il suo lavoro non era stato gradito dalle sue poche compagne. E, complessivamente, a cosa era servito essere uno schiavo del lavoro se alla fine non sarebbe servito a nulla? Forse era Gianni che si sbagliava e Davide aveva ragione. Ma Gianni non si immaginava a cercare una compagna alla sua età e con il muro di separazione che poneva la sua situazione. Formalmente continuava ad essere un prigioniero della Repubblica, pensò con sarcasmo, visto che nessuno aveva revocato gli arresti, anche se andava e veniva dove voleva e dove andava gli aprivano le porte, tale era allora il suo prestigio. Tuttavia, quest'aura di uomo santo, di benefattore, penalizzava qualsiasi approccio al sesso opposto e lui vedeva, in seguito all'eccessivo interesse, l'orpello che lo riguardava nel modo affettato col quale gli si avvicinavano alcune donne. E sebbene a volte anelasse ad un contatto intimo, forse quello che più gli pesava nell'anima era di non avere avuto figli, figli suoi ai quali trasmettere il suo amore per la Natura e la sua compassione per gli uomini.

Nel giro di un attimo, si mise a ridere fra sé e sé: pensare alle donne, dopo tanto tempo! E rise di gusto. Era così concentrato nei suoi pensieri che, osservatore com'era, non si era reso conto che Davide non era andato in direzione della stazione, come faceva di solito.

E' difficile sapere cosa pensasse Gianni due settimane dopo, quando un treno notturno lo lascio dall'altra parte della frontiera, nel piccolo paese montagnoso che avrebbe dovuto essere la sua nuova casa. Lo aveva scelto durante la sua nuova fuga perché sapeva che era una dei pochi luoghi in Europa dove non solo non erano stati perseguitati gli scienziati, ma che dove addirittura andavano orgogliosi di aver conervato una Università Tecnica di alto livello. Era andato a colpo sicuro; durante gli anni gli anni in cui aveva avuto una posizione più alta, era andato raccogliendo informazioni più veritiere sulla nuova Europa e in più di un'occasione aveva pensato a questo piccolo paese come ad un possibile luogo di ritiro, lontano da tante urla e stoltezza.

Aveva una piccola valigia, con alcuni oggetti di valore per permettergli di vivere comodamente per una lunga stagione, e sotto l'ascella aveva la rivista che lo aveva fatto fuggire precipitosamente. A caratteri cubitali e con frasi trionfanti, il quotidiano annunciava l'annessione del suo paese natale da parte della Repubblica. In mezzo a tante menzogne e fanfare di vittoria, Gianni poté leggere diverse volte il nome di Davide Rosi e giunse a capire il suo ruolo negli eventi. Apparentemente, aveva convinto direttamente il Presidente della Repubblica che il Ministro del Commercio era stato troppo debole e che la maggior parte delle nazioni volevano strappare alla Repubblica il segreto degli impianti di tesla, imponendo prezzi predatori alle materie prime di cui la Repubblica aveva tanto imperiosamente bisogno. E il Presidente (uno stolto matricolato che nella Repubblica di quaranta anni prima non sarebbe rimasto che una canaglia da osteria) non solo ascoltò Davide, ma lo nominò Ministro dei Materiali Strategici e dell'Energia di Tesla – povero Nikola Tesla, quante volte veniva pronunciato il suo nome invano – con un portafoglio che toglieva competenze essenziali a quello del Commercio che scompariva – e dell'Economia e, con grande spavento di Gianni, della Guerra. Tutto ciò era cominciato il giorno stesso in cui Davide era stato nel suo ufficio e si era sviluppato nei giorni seguenti, ma Gianni, assorto nelle sue ricerche, non ascoltò i pettegolezzi della capitale. Ora comprendeva a che frase si riferiva Davide: “Ottenerlo con altri mezzi”, Se non sono quelli del commercio, sono quelli della guerra.

La Repubblica, regime autoritario com'era, era ben armata militarmente e di fatto l'Esercito era un grande consumatore di energia e materie prime. La repubblica si era preparata alla guerra. Di fatto era da tempo che si preparava alla guerra. Davide sapeva molto bene che avrebbe messo in marcia il paese per appropriarsi delle risorse dei loro vicini se avesse semplicemente detto che era necessario. “Ancora una volta, sono stato un totale sciocco”, pensò Gianni. “Non l'ho previsto. Mi succederà la stessa cosa in questo nuovo esilio?

Siccome gli arresti non furono mai formalmente revocati, appresa la notizia della sua fuga venne considerato latitante e ricercato. Visto che la Repubblica stava soggiogando il suo paese, lo cercarono in ogni angolo, pensando che con l'inizio della guerra avesse cambiato bandiera per aiutare alla difesa della sua nazione di origine. Venuto a conoscenza dalla stampa estera di queste fantasticheria, pensando di non danneggiare il proprio compatriota Davide – o meglio, a non danneggiare Colette ed i figli – inviò una lettera dalla sua nuova residenza spiegando che era stanco e che voleva solo ritirarsi in un piccolo paese, neutrale e sperduto fra le montagne. Una settimana dopo, vide che il quotidiano più importante della Repubblica (che poteva comprare facilmente nel suo nuovo esilio) lo lasciava finalmente in pace, spiegando che era stato tutto un equivoco e che si era ritirato in quel piccolo paese. Sulla rapidità con la quale si smontò la campagna contro di lui, influirono probabilmente gli sforzi di Davide, che secondo il quotidiano diventò il nuovo direttore del CRET, oltre ad accumulare su di sé una decina di cariche diverse, compresa quella di Ministro. Girando la pagina dello stesso quotidiano vide una foto, una delle poche foto che i quotidiani pubblicavano. Era un'immagine di scarsa qualità della sua città natale, del piccolo paese dove visse la propria infanzia, dopo la guerra. L'immagine era presa da una delle vie principali. La città era rasa al suolo, le truppe degli invasori avevano tirato bombe incendiarie ed i precari mezzi di spegnimento di quell'epoca non erano stati in grado di contenere gli incendi tanto diffusi e sotto il fuoco dei nemici. Gianni Palermo rimase gelato. La sua città non esisteva semplicemente più. Sentì rabbia e allo stesso tempo una tristezza che non aveva mai sentito. Si sorprese nel rendersi conto che stava piangendo.

Dopo tutto, il vecchio professore aveva scrupoli e decenza. Sulla su coscienza irruppero di colpo tutte le persone morte perché lui potesse vivere: i quattro che morirono nei tremogeneratori iniziali, tutta la gente che morì dopo nelle opere delle altre installazioni, quelli che a causa della guerra erano morti nel suo paese natale e quelli che sarebbero morti in altri paesi che sarebbero stati attaccati in futuro... Era un peso terribile. Si era nascosto dietro la volontà di salvare Davide, ma in realtà voleva salvare sé stesso e di fatto aveva perduto Davide, diventato un mostro, riflesso grottesco di quello che avrebbe potuto essere. Fino a quel momento aveva lasciato che la paura, l'istinto di sopravvivenza, prendessero il sopravvento, forse per essere stato tante volte perseguitato e vicino alla morte. E per colpa sua molta gente era morta e molta ne sarebbe morta ancora. Ci sono persone per le quali non cambia cosa facciano nella vita, perché non influenzano i più, quindi possono permettersi il lusso di essere egoisti senza conseguenze. Ma ci sono altre persone che per il loro carisma e la loro capacità sono leader nati e Gianni era uno di questi. I suoi vizi ed i suoi errori avevano ripercussioni che si sarebbero protratte per anni, per decenni. Doveva fare molta più attenzione, aveva l'obbligo morale di far molta più attenzione. In quel momento si ripromise che non sarebbe mai più stato un codardo. Anche se forse era già troppo tardi.