Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 7 luglio 2013

Cambiamento climatico: perché la gente sceglie l'ignoranza



Di Ugo Bardi

Da “The frog that jumped out”. Traduzione di MR



Image above from Benvitalis' blog

Estratto da Yahoo news, grassetto della “Rana”


Perché la gente felice si nasconde dal cambiamento climatico
Takepart.com – mercoledì 22 maggio 2013

L'ignoranza può essere una benedizione, ma la benedizione porta anche all'ignoranza – perlomeno quando si tratta di cambiamento climatico.


Lo studio, pubblicato recentemente nella rivista Science Communication, ha esaminato 763 studenti universitari. Dopo aver chiesto loro come si sentivano rispetto al tema, lo studio ha poi cercato di vedere quanto fosse probabile che essi cercassero e raccogliessero più conoscenza su di esso, ha detto l'autrice dello studio Janet Yang, una ricercatrice dell'Università di Stato di New York a Buffalo. 

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Gran parte degli intervistati – 51% - dice anche di non pensare che il riscaldamento globale sia causato dagli esseri umani, secondo un sondaggio del Centro Ricerche Pew. In altre parole, non sanno che il biossido di carbonio prodotto dall'uomo sta aumentando le temperature in tutto il mondo, cioè la conclusione raggiunta dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

Il risultato più sorprendente per la Yang è stato quello di aver svelato una “norma” sociale per impegnarsi ad evitare le informazioni – se una persona pensa che sia più probabile che i suoi simili evitino le informazioni sul tema, allora è più probabile che questa stessa persona eviterà a sua volta le informazioni. In genere, come nel caso dei problemi ambientali, le norme sociali – quello che crediamo vogliano fare gli altri – portano le persone a cercare più informazioni, non di meno, dice la Yang. 

“Se credete che la gente pensi che dovreste fare di più, è più probabile che cerchiate più informazioni”, ha detto. 

In questo caso, se una persona passa del tempo con altre che evitano le informazioni sul cambiamento climatico, allora è molto probabile che questa faccia lo stesso, ha detto la Yang. 

La ricerca suggerisce che quando si tenta di informare la gente o di portarla ad occuparsi e fare qualcosa riguardo al riscaldamento globale, potrebbe essere utile stimolare un qualche tipo di risposta emotiva. 

“Stimolare le emozioni ed usare di più il racconto visivo, basandomi sullo studio, penso che sarebbe efficacie nel portare le persone a cercare più informazioni”, ha detto. “Dobbiamo diffondere un senso di urgenza che possa effettivamente stimolare risposte a questo problema nel pubblico”, continua l'autrice nel saggio. 

Potrebbe anche essere utile descrivere la ricerca di informazioni come responsabile e vantaggiosa. Inoltre, è importante che la gente capisca che può fare qualcosa per questo problema; coloro che pensavano che le loro azioni non avessero alcun effetto più facilmente evitavano di cercare informazioni, ha detto la Yang. 

“La comunicazione del rischio rispetto al cambiamento climatico potrebbe avere un beneficio dal far crescere un senso di curiosità e dallo sfatare false credenze circa l'attuale conoscenza, in modo che la gente non si fermi a ciò che già sa”, ha scritto l'autrice. 

La Yang ha detto che si preoccupa profondamente per il cambiamento climatico, perché avrà “un impatto enorme sulla nostra generazione e su quelle future”. Quando si confronta coi negazionisti climatici, lei cerca di convincerli che questo è un problema reale, se crede che sia il caso. Ma se si tratta di una conversazione casuale o di chiacchiere a cena, “non mi sempre mi ci imbarco, perché non voglio far sentire a disagio le persone”, ha detto. “Ma forse dovrei”.