Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 17 aprile 2012

Perché gli Scettici del Riscaldamento Globale sbagliano

Di William D. Nordhaus
Traduzione dall'originale sul New York Review of books a cura di Massimiliano Rupalti

William Nordhaus è uno dei più grandi economisti viventi; certamente non un catastrofista fanatico. Il fatto che qui prenda posizione con grande forza sulla questione del cambiamento climatico è una buona indicazione su come si stia prendendo coscienza del pericolo che corriamo in settori sempre più ampi della scienza e della politica.

Olaf Otto Becker

Iceberg nella laguna di Jökulsárlón in Islanda, laguna che si sta costantemente allargando mentre il ghiacciaio Vatnajökull – Il più grande d'Europa -  si scioglie. Fotografia di Olaf Otto Becker dal suo libro Sotto la Luce del Nord: un viaggio nel tempo, Islanda 1999-2011, che è appena stato pubblicato da  Hatje Cantz


La minaccia del cambiamento climatico è un problema sempre più importante per il globo. A causa del coinvolgimento di questioni economiche ha ricevuto un'attenzione relativamente scarsa. Avevo scritto un libro non tecnico per la gente che volesse vedere come gli approcci di mercato potevano essere usati per formulare politiche sul cambiamento climatico. Quando ho mostrato una prima bozza ai colleghi, la loro risposta è stata che avevo lasciato fuori gli argomenti degli scettici sul cambiamento climatico e di conseguenza li ho affrontati a lungo.
Ma una delle difficoltà che ho trovato esaminando le visioni degli scettici climatici è che essi sono sparpagliati ampiamente in blog, conferenze e pamphlet. Poi ho visto un articolo di opinione sul Wall Street Journal del 27 gennaio 2012, di un gruppo di sedici scienziati, intitolato “Non c'è alcun bisogno di allarmarsi per il riscaldamento globale”. Il che è molto utile, perché contiene molte delle critiche standard in una dichiarazione succinta. Il messaggio di base dell'articolo è che il globo non si sta scaldando, che le voci dissidenti vengono soppresse e che le politiche di ritardo per rallentare il cambiamento climatico per i prossimi cinquanta anni non avranno nessuna conseguenza seria sull'economia e sull'ambiente.

La mia risposta è progettata principalmente per correggere la loro descrizione fuorviante della mia ricerca, ma è anche diretta in modo più ampio al loro tentativo di discreditare gli scienziati e la ricerca scientifica [1]. Ho identificato sei problemi chiave che vengono sollevati nell'articolo e vi fornisco commenti sulla loro sostanza e precisione. Essi sono:

• Il pianeta si sta davvero scaldando?
• Le influenze umane contribuiscono al riscaldamento?
• l'anidride carbonica è un inquinante?
• Stiamo vedendo un regime di paura per gli scienziati scettici?
• Le visioni degli scienziati climatici mainstream sono guidate dal desiderio di guadagno economico?
• E' vero che maggior anidride carbonica e riscaldamento aggiuntivo saranno benefici?

Come indicherò sotto, su ognuna di queste questioni i sedici scienziati forniscono risposte non corrette o fuorvianti. In un tempo in cui abbiamo bisogno di chiarire le confusioni pubbliche sulla scienza e l'economia del cambiamento climatico, essi hanno intorbidito le acque. Descriverò i loro errori e spiegherò le scoperte dell'attuale scienza ed economia del clima.

1.

La prima affermazione è che il pianeta non si sta riscaldando. Più precisamente, “Forse il fatto più scomodo è la mancanza di riscaldamento globale per ben più di 10 anni”.

E' facile perdersi nei più piccoli dettagli qui. Molta gente trarrà beneficio a tornare sui propri passi e guardare le registrazioni delle reali misurazioni delle temperature. La figura sotto mostra i dati dal 1880 al 2011sulla temperatura media globale calcolata da tre fonti differenti [2]. Non abbiamo bisogno di nessuna complicata analisi statistica per vedere che le temperature stanno salendo e inoltre che sono più alte nell'ultimo decennio di quanto non fossero nei tre precedenti [3].



Uno dei motivi per cui trarre conclusioni sulle tendenze di temperatura è difficile è che la serie storica delle temperature è molto volatile, come si può vedere nella figura. La presenza di volatilità a breve termine richiede di guardare le tendenze a lungo termine. Un'analogia utile è quella degli stock market. Supponete che un analista dica che a causa dei veri stock i prezzi sono diminuiti durante l'ultimo decennio (il che è vero), ne segue che non c'è alcuna tendenza alla crescita. Qui, ancora, un esame dei dati di lungo termine mostrerebbe rapidamente che questo non è corretto. L'ultimo decennio di temperature e stock market non è rappresentativo delle tendenze di lungo termine.

La scoperta che la temperatura globale sta aumentando durante l'ultimo secolo o più, è una delle scoperte più solide della scienza del clima e della statistica.

2.

Un secondo argomento è che il riscaldamento è inferiore da quanto predetto dai modelli: La mancanza di riscaldamento per più di un decennio – in effetti, il riscaldamento più piccolo del previsto durante 22 anni da quando l'IPCC ha iniziato a pubblicare le proiezioni – suggerisce che i modelli computerizzati hanno grandemente esagerato il riscaldamento che la CO2 può provocare.

Quali sono le prove sulle prestazioni dei modelli climatici? Prevedono le tendenze storiche accuratamente? Gli statistici affrontano d'abitudine questo tipo di domande. L'approccio standard è quello di fare un esperimento in cui (caso 1) i modellatori inseriscono i cambiamenti nella concentrazione di CO2 ed altre influenze climatiche in un modello climatico e valutano il corso delle temperature risultanti, poi (caso 2) i modellatori calcolano cosa accadrebbe nella situazione controfattuale dove i soli cambiamenti erano di origine naturale, per esempio il Sole o i vulcani, senza alcun cambiamento di origine umana. Poi confrontano i reali aumenti della temperatura del modello (caso 1) con le previsioni di origine solo naturale (caso 2). Questo esperimento è stato fatto molte volte usando i modelli climatici. Un buon esempio è l'analisi descritta nella Relazione sulla Quarta Valutazione dell'IPCC (per la figura, vedere il materiale di accompagnamento online [4]). Diversi modellatori hanno fatto funzionare entrambi i casi 1 e 2 descritti sopra – uno che includeva i cambiamenti indotti dall'azione umana ed uno con le sole origini naturali. Questo esperimento ha mostrato che le proiezioni dei modelli climatici sono coerenti con le temperature registrate durante gli ultimi decenni solo se sono inclusi gli impatti di origine umana. La divergenza nella tendenza è particolarmente pronunciata dopo il 1980. Dal 2005, i calcoli che tengono conto delle sole origini naturali non prevedono il reale aumento della temperatura di 0,7°, mentre i calcoli che includono le origini umane si accordano alla vera tendenza della temperatura molto bene. Revisionando i risultati, il report dell'IPCC concludeva: “nessun modello climatico che usa forze naturali (per esempio fattori di riscaldamento naturale) da sole, ha riprodotto la tendenza al riscaldamento globale osservato nella seconda metà del ventesimo secolo”. [5]

3.

I sedici scienziati in seguito attaccano l'idea che la CO2 sia un inquinante. Scrivono: “il fatto è che la CO” non è un inquinante”. Con questo, probabilmente essi intendono che la CO2 non è in sé tossica per gli umani o altri organismi in una gamma di concentrazioni che è probabile incontrare, e infatti concentrazioni più alte di CO” possono essere benefiche. Tuttavia, questo non è il significato di inquinamento sotto la legge degli Stati Uniti o nell'economia standard. Il Clean Air Act degli Stati uniti definiva un inquinante dell'aria come “ogni agente che inquina l'aria o combinazione di tali agenti, compresa ogni sostanza o materia 'fisica, chimica, biologica, radioattiva... che venga emessa nell'aria o che vi entri in qualche altro modo”. In una decisione del 2007 su questa questione, la Corte Suprema ha legiferato chiaramente su questo tema: “Anidride carbonica, metano, ossido di azoto e idrofluorocarburi sono senza dubbio [e] sostanze...chimiche che [vengono] emesse nell'aria'... I gas serra si adattano bene all'interno della ampia definizione del Clean Air Act di 'inquinante dell'aria' “. [6] In economia, un inquinante è una forma negativa di esternalità – cioè un sottoprodotto dell'attività economica che causa danni ad astanti innocenti. La questione qui è è se le emissioni di CO2 ed altri gas serra causeranno danni reali, ora ed in futuro. Questa questione è stata intensamente studiata. La più recente indagine approfondita da parte dello studioso leader nel settore, Richard Tol, trova una vasta gamma di danni, in particolare se il riscaldamento è maggiore di 2°. [7] La principali preoccupazioni sono l'innalzamento del livello dei mari, uragani più intensi, perdita di specie ed ecosistemi, acidificazione degli oceani, così come le minacce all'eredità naturale e culturale del pianeta. In breve, la contesa se la CO2 sia o no un inquinante è un artificio retorico e non è supportato dalle leggi americane, dalla teoria economica o dagli studi.

4.

La quarta contestazione dei sedici scienziati è che gli scienziati del clima scettici vivano sotto un regime di terrore riguardo alla loro sopravvivenza professionale e personale. Scrivono:

“Malgrado il numero di scienziati che dissentono pubblicamente sia in crescita, molti giovani scienziati dicono che mentre nutrono seri dubbi sul messaggio del riscaldamento globale, essi temono di esporsi per la paura di non essere promossi – o peggio....

Questo non è il modo in cui dovrebbe funzionare la scienza, ma lo abbiamo visto in precedenza – per esempio nel periodo spaventoso quando Trofim Lysenko aveva sequestrato la biologia in Unione Sovietica. I biologi sovietici che avevano rivelato di credere nei geni, che Lysenko considerava una finzione borghese, sono stati licenziati dal loro lavoro. Molti sono stati spediti nei Gulag ed alcuni condannati a morte”. 

Mentre dobbiamo sempre fare attenzione all'istinto del gregge, questa storia lurida è fuorviante all'estremo. Qualche notizia su Lysenko sarà utile. Era il leader di un gruppo che rifiutava la genetica standard e sosteneva che le caratteristiche acquisite di un organismo potevano essere ereditate dai loro discendenti. Ha sfruttato l'ideologia sovietica sull'eredità, la necessità di produzione agricola ed il favore di un potente dittatore – Stalin – per attrarre accoliti alla sua teoria. Sotto la sua influenza, la genetica è stata ufficialmente considerata non scientifica. Una volta ottenuto il controllo della biologia russa, le ricerche genetiche sono state proibite e migliaia di genetisti sono stati licenziati. Molti importanti genetisti sono stati mandati in esilio nei campi di lavoro in Siberia, avvelenati o fucilati. La sua influenza è cominciata a svanire dopo la morte di Stalin, ma ci sono voluti molti anni alla biologia russa per superare l'affare Lysenko. [8] L'idea che gli scienziati del clima scettici siano stati trattati come i genetisti russi nel periodo stalinista di fatto non ha alcun fondamento. Non c'è alcun dittatore politico o scientifico negli Stati Uniti. Nessun scienziato climatico è stato espulso dall'Accademia Nazionale delle Scienze degli stati Uniti. Nessuno scettico è stato arrestato o rinchiuso in un gulag o equivalente moderni della Siberia. Infatti, gli autori dissenzienti sono nelle più grandi università del mondo, compresa Princeton, MIT, Università di Cambridge e Università di Parigi. Posso parlare personalmente del vivace dibattito sulla politica del cambiamento climatico. Ci sono controversie su molti dettagli della scienza e dell'economia del clima. Mentre alcuni affermano che non possono pubblicare i propri saggi, i documenti di lavoro ed Internet sono aperti a tutti. Penso il contrario di quanto i sedici scienziati affermano essere la verità: le voci dissidenti e le nuove teorie sono incoraggiate perché sono fondamentali per acuire la nostra analisi. L'idea che la scienza e l'economia del clima siano state soppresse da un moderno Lysenkismo è pura fantasia.

5.
Un quinto argomento è che gli scienziati del clima mainstream beneficiano del clamore sul cambiamento climatico:

Perché c'è così tanta passione sul riscaldamento globale...? Ci sono diverse ragioni, ma un buon punto di partenza è la vecchia domanda “cui bono” (a chi giova)? O l'aggiornamento moderno “Segui i soldi”.

L'allarmismo sul clima è di grande beneficio per molti, fornisce finanziamenti per la ricerca accademica ed un motivo per crescere alle burocrazie dei governi. L'allarmismo offre anche una scusa ai governi per aumentare le tasse, i sussidi finanziati con le tasse per le aziende che capiscono come lavorarsi il sistema politico e un'esca per grandi donazioni a fondazioni caritatevoli che promettono di salvare il pianeta.

Questa argomentazione è inesatta come storia scientifica e non è sostenuta da alcuna prova. C'è l'insinuazione che le teorie standard sul riscaldamento globale siano state messe insieme dall'equivalente del Madison Avenue (forse in riferimento ad un famoso negozio di moda di Manhattan, ndT) per raccogliere fondi dalle agenzie governative come la National Science Foundation (NSF). Il fatto è che i primi calcoli accurati sull'impatto dell'aumento delle concentrazioni di CO2 sulle temperature di superficie della Terra sono stati fatti da Svante Arrhenius nel 1896, più di cinque decenni prima che venisse fondata la NSF. Il racconto degli scettici fraintende anche gli incentivi nella ricerca accademica. Gli autori dell'IPCC non sono pagati. Gli scienziati che prestano servizio nei gruppi dell'Accademia Nazionale della Scienza lo fanno senza compenso monetario per il loro tempo e sono soggetti ad attento esame per i conflitti di interesse. Gli avanzamenti accademici avvengono principalmente con le pubblicazioni di ricerche e contributi all'avanzamento della conoscenza, non dal sostenere la visione “popolare”. Infatti, gli accademici sono spesso oggetto di duri attacchi politici quando i loro punti di vista cozzano con gli attuali dettami politici o religiosi. E' il caso dell'economia di oggi, dove gli economisti keynesiani vengono attaccati per il loro appoggio allo “stimolo fiscale” per promuovere la ripresa da una profonda recessione. Ed in biologia, dove i biologi evoluzionisti vengono attaccati come atei perché perché sono fermi sulle loro scoperte che la Terra è vecchia di miliardi di anni, piuttosto che di migliaia.

Infatti, l'argomentazione sulla venalità dell'accademia è sostanzialmente un diversivo. I soldi grossi nel cambiamento climatico riguarda società, industrie e singoli individui che si preoccupano che i loro interessi economici possano essere minacciati dalle politiche per rallentare il cambiamento climatico. Gli attacchi alla scienza del riscaldamento globale sono una riminiscenza della resistenza ben documentata delle compagnie del tabacco alle scoperte scientifiche sui pericoli del fumo. A cominciare dal 1953, le più grandi compagnie del tabacco hanno lanciato una campagna di pubbliche relazioni per convincere il pubblico ed il governo che non c'era nessuna solida base scientifica per l'affermazione che fumare fosse pericoloso. La parte più ambigua della campagna è stata la sottoscrizione da parte di ricercatori che avrebbero sostenuto la rivendicazione dell'industria. L'approccio è stato descritto appropriatamente da uno dei dirigenti delle compagnie del tabacco: “il dubbio è il nostro prodotto perché è il mezzo migliore per competere col “corpo dei fatti” presente nelle menti del pubblico. E' anche il modo per introdurre una controversia”. [9] Uno degli aspetti più preoccupanti della distorsione della scienza del clima è che la posta in gioco è enorme qui – anche più grandi delle poste in gioco economiche per tenere in vita l'industria del tabacco. La vendita del tabaco oggi negli Stati Uniti sono al di sotto dei 100 miliardi di dollari. Per contro, le spese per tutti i beni energetici e per i servizi sono vicini ai 1000 miliardi di dollari. Le restrizioni sulle emissioni di CO2 abbastanza consistenti da far ridiscendere la curva delle temperature dalla sua attuale traiettoria ad un massimo di 2° o 3° avrebbero effetti economici grandi su molte aziende. Scienziati, cittadini ed i nostri leader avranno bisogno di essere estremamente vigili per prevenire l'inquinamento del processo scientifico propugnato dai mercanti di dubbio.

6.

Il punto finale concerne l'analisi economica. I sedici scienziati argomentano, citando la mia ricerca, che l'economia non sostiene le politiche per rallentare il cambiamento climatico nel prossimo mezzo secolo:

Uno studio recente di una vasta gamma di opzioni politiche dell'economista di Yale  William Nordhaus ha mostrato che è stato quasi raggiunto il più alto rapporto costo-beneficio per altri 50 anni di crescita liberi dal controllo dei gas serra. Questo beneficerebbe particolarmente per le zone meno sviluppate del mondo che vorrebbe condividere alcuni degli stessi vantaggi del benessere materiale, della salute e dell'aspettativa di vita delle quali le aree del mondo pienamente sviluppate godono. Molte altre risposte politiche avrebbero un ritorno negativo dell'investimento. Ed è probabile che più CO2 ed il modesto riscaldamento che potrebbe derivarne sarebbe complessivamente un beneficio per il pianeta.

Su questo punto, non ho bisogno di ricostruire come gli scienziati del clima hanno fatto le loro proiezioni, o rivedere le persecuzioni dei genetisti sovietici. Ho fatto la ricerca e scritto il libro su cui essi basano le loro dichiarazioni. La sintesi degli scettici è basata su una analisi povera e su un lettura non corretta dei risultati. 

Il primo problema è un errore elementare nell'analisi economica. Gli autori citano il “rapporto costi-benefici” per sostenere la loro argomentazione. Costi-benefici elementari ed economia aziendale insegnano che questo è un criterio non corretto per scegliere investimenti e politiche. Il criterio appropriato per le decisioni in questo contesto è quello dei benefici netti (cioè, la differenza fra e non il rapporto di costi e benefici). 

Questo punto può essere visto in un semplice esempio che si applicherebbe in caso di investimenti per rallentare il cambiamento climatico. Supponete che abbiamo0 pensato due politiche. La politica  A ha un investimento piccolo nell'abbattimento delle emissioni di CO2. Costa relativamente poco (diciamo 1 miliardo di dollari) ma ha benefici sostanziali (diciamo 10 miliardi di dollari), per un beneficio netto di 9 miliardi di dollari. Ora comparatela con un investimento molto efficace e più grande, la politica B. Questo secondo investimento costa di più (diciamo 10 miliardi di dollari) ma ha benefici sostanziali (diciamo 50 miliardi di dollari), per un beneficio netto di 40 miliardi di dollari. B è preferibile perché ha un beneficio netto maggiore (i 40 miliardi di dollari di B in confronto dei 9 di A), ma A ha un rapporto costi benefici maggiore (un rapporto di 10 per A e di 5 per B). Questo esempio mostra perché dovremmo, nel progettare le politiche più efficaci, guardare ai benefici sottraendo i costi, non ai benefici divisi per i costi.

Questo ci porta al secondo punto, cioè che gli autori sintetizzano in modo non corretto i miei risultati. La mia ricerca mostra che ci sono di fatto benefici netti sostanziali nell'agire ora piuttosto che aspettare 50 anni. Uno sguardo alla Tabella 5-1 nel mio studio Una Questione di Equilibrio (2008) mostra che il costo di aspettare 50 anni per cominciare a ridurre le emissioni di CO2 è di 2,3 trilioni di dollari in prezzi del 2005. Se aggiorniamo quella somma ai prezzi ed all'economia di oggi , la perdita sarebbe di 4,1 trilioni. Le guerre sono iniziate da somme più piccole. [10] Il mio studio è solo uno dei tanti studi economici che rilevano che l'efficienza economica dovrebbe puntare al bisogno di ridurre l'emissione di CO2 ed altri gas serra adesso e non aspettare per mezzo secolo. Aspettare non è solo costoso economicamente, me renderà anche la transizione molto più costosa quando alla fine avrà luogo. Gli attuali studi economici suggeriscono che la politica più efficiente è quella di aumentare il costo delle emissioni di CO2 in modo sostanziale, o attraverso il “cap-and-trade” (limitazione e scambio) o con tasse sul carbonio, per fornire incentivi appropriati per le imprese e le famiglie per potersi riconvertire ad attività a basso-emissive. Si potrebbe argomentare che qui abbiamo molte incertezze e che dovremmo aspettare finché queste non vengano risolte. Sì, ci sono molte incertezze. Ciò non significa che si dovrebbe ritardare l'azione. Infatti, la mia esperienza nello studiare questo soggetto per molti anni è che abbiamo scoperto ulteriori puzzles ed incertezze più grandi quando i ricercatori scavato più a fondo. Ci sono di continuo grandi domande sul futuro delle grandi piattaforme di ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartico Occidentale; lo scongelamento di vasti depositi di metano congelato; cambiamenti negli schemi di circolazione del Nord Atlantico; la potenziale perdita di controllo del riscaldamento e gli impatti della carbonizzazione ed acidificazione degli oceani. Inoltre, i nostri modelli economici hanno grandi difficoltà ad includere questi grandi cambiamenti geofisici ed i loro impatti in modo attendibile. Le politiche messe in atto oggi servono da argine contro inaspettati pericoli futuri che emergono improvvisamente a minacciare le nostre economie ed il nostro ambiente. Quindi, se non altro, le incertezze punterebbero a politiche più decise piuttosto che il contrario – e che cominci prima piuttosto che dopo – per rallentare il cambiamento climatico. 

Il gruppo dei 16 scienziati sostiene che dovremmo evitare l'allarmismo sul cambiamento climatico. Io sono ugualmente preoccupato da coloro che affermano che incorreremo in una catastrofe economica se intraprendiamo passi per rallentare il cambiamento climatico. L'affermazione che la legislazione di limitazione e scambio o le tasse sul carbonio sarebbero rovinose o disastrose per le nostre società non si appoggiano su analisi economiche serie. Abbiamo bisogno di affrontare i problemi con mente fredda e cuore caldo. E col rispetto della logica e della scienza seria.

22 febbraio 2012

1. L'autore è Professore Sterling di Economia all'Università di Yale. Ha ricevuto sostegno per la ricerca sull'economia del cambiamento climatico durante l'ultimo decennio dalla National Science Foundation, dal Dipartimento dell'Energia e dalla Galser Foundation. Cosa diversa dalla ricerca associata a qualsiasi futuro sovvenzionamento, gli autori non dichiarano alcun conflitto di interesse.

2. Le tre serie sono state prodotte dallo UK Headly Center, dall'US Goddard Institute for Space Studies (GISS) e dallo US National Climate Data (NCDC). Per coloro che chiedono se le serie sulle temperature medie globali sono esse stesse i prodotto di una cospirazione scientifica, ecco un ulteriore controllo. Insieme al mio collega Xi Chien, ho costruito già un altro indice della temperatura media globale. Lo abbiamo fatto ottenendo i dati delle temperature dalla griglia di cellule ed aggregandole ad una media globale usando i pesi della superficie territoriale della nostra ricerca. Per essere anche più conservatori, abbiamo anche fatto una revisione della griglia di cellule intorno al mondo (come Dakar, Albuquerque, Casablanca, Llasa, Yunchuan e Yellowknife). La serie storica di temperature che abbiamo costruito si comportavano in modo molto simile a quelle costruite dagli scienziati del clima.

3. Per quelli a cui piacerebbe avere un campione di come gli statistici si approcciano al problema delle temperature crescenti, eccone un esempio. Molti scienziati del clima credono che il riscaldamento indotto dalla CO2 è diventato particolarmente rapido dal 1980. Quindi possiamo usare un'analisi statistica per testare se la tendenza della temperatura media globale è più accentuata nel periodo 1980-2011 che durante il periodo 1880-1980. Un'analisi di regressione determina che la risposta è sì, l'aumento della temperatura è di fatto più rapida. Una analisi del genere procede in questo modo: Le serie “TAVt” è la media fra le medie annuali di GISS, NDCD e Hadley. Stimiamo una regressione della forma TAVt = α + β Annot + γ (Anno dal 1980)t + εt. In questa formula “Annot” è semplicemente l'anno , mentre (Anno dal 1980)t è da 0 a 1980 e quindi (Anno-1980) per gli anni dopo il 1980. Le lettere greche ( (α, β, and γ) sono coefficienti, mentre εt è un errore residuale. L'equazione stimata ha un coefficiente sull'Anno di 0.0042 (t-statistico = 12,7) ed un coefficiente sull'(Anno dal 1980) di 0.00135 (t-statistico = 8,5). L'interpretazione è che le temperature nel periodo 1880-1980 sono cresciute di 0.0042 °C all'anno, mentre nel periodo successivo sono cresciute di 0.0135°C all'anno più rapidamente. La statistica-t nelle parentesi indica che il coefficiente sull'(Anno dal 1980) era 8,5 volte il suo errore standard. Usando gli standard per la significanza statistica, questo grande coefficiente-t potrebbe essere ottenuto con una possibilità su un milione. Possiamo usare altri anni come punti di rottura, dal 1930 al 200, e la risposta è la stessa: c'è stata una più rapida crescita della temperatura media globale nel periodo più recente che non in quelli precedenti.

4. Uso questo esempio per illustrare un esperimento che è stato condotto per determinare la consistenza dei modelli climatici e dell'osservazione delle temperature. L'esperimento è iniziato con 14 diversi modelli climatici. I modellatori climatici hanno calcolato la traiettoria delle temperature sul periodo 1900-2005 se con che senza la CO2 e gli altri fattori di origine umana. Nella figura in basso dal quarto rapporto di valutazione dell'IPCC, la parte bassa mostra i calcoli che contemplano solo le forze naturali come i le eruzioni vulcaniche ed i cambiamenti nell'attività solare. La linea marcata nera è la registrazione della reale temperatura, mentre la linea marcata blu è la media dei modelli di temperatura calcolata globale con le sole forze naturali (“senza GHG” - greenhouse gases; gas serra, ndT). Le diverse linee blu sottili sono il risultato dei singoli modelli, mentre le linee grigie verticali rappresentano i maggiori eventi di raffreddamento dovuti ad eruzioni vulcaniche.


La parte alta mostra i calcoli che includono sia le forze naturali sia le concentrazioni di gas serra stimati e le forzanti. Inoltre, la linea marcata nera è la reale registrazione della temperatura, mentre la linea marcata rossa è la media del modello della temperatura complessiva calcolata con la CO2 ed altri gas serra così come con le forze naturali (“Con GHG”). La nuvola di linee gialle sottili rappresenta i risultati dei modelli individuali.

Questo esperimento mostra che i modelli climatici sono coerenti con la tendenza della temperatura durante gli ultimi anni solo se vengono tenute in considerazione le stime indotte dall'accumulo di CO2 ed altri gas serra. La fonte è Cambiamento Climatico 2007:  Le Basi della Scienza Fisica. Contributo del Gruppo di Lavoro I al Quarto Rapporto di Valutazione dell'IPCC edito da S. Solomon ed altri (Cambridge University Press, 2007), p. 685f.

5. S. Solomon ed altri,Cambiamento Climatico 2007, p. 687.

6. Opinione della Corte in Massachusetts v. Environmental Protection Agency, 549 U.S. 497 (2007).

7. Richard S. J. Tol, “Gli Effetti Economici del Cambiamento Climatico”, rivista di Prospettive Economiche, Vol. 23, No. 2 (Spring 2009).

8. Un racconto agghiacciante della storia si trova in “Le conseguenze della Dittatura Politica per la Scienza Russa” di Valery N. Soyfer, Nature Reviews Genetics, Vol. 2 (settembre 2001).

9. Brown & Williamson Tobacco Corporation, “Proposta per il fumo e la salute” 1969, disponibile presso la Legacy Tobacco Documents Library (legacy.library.ucsf.edu). C'è una vasta letteratura sulla strategia dell'industria del tabacco per distorcere le prove scientifiche e promuovere opinioni favorevoli al fumo. Vedete “I saggi sulle sigarette” di Stanton Glantz (University of California Press, 1996) e Le Guerre del Cancro:come la Politica plasma ciò che sappiamo e non sappiamo sul Cancro (Basic Books, 1995). La storia è aggiornata all'era moderna e agli attacchi dell'industria alla scienza ambientale  in Mercanti di Dubbi di Naomi Oreskes e Eric Conway (Bloomsbury, 2010).

10. La stima proviene da Una Questione di Equilibrio: valutare le Opzioni delle  Politiche sul Riscaldamento Globale (Yale University Press, 2008), p. 82. Il numero aggiornato è calcolato come segue. Aggiorniamo i prezzi dal 2005 al 2012 usando l'indice dei prezzi PIL degli Stati Uniti, che è stimato come il 15,6% più alto nel 2012 che nel 2005. Poi il numero viene messo nell'economia del 2012 usando un reale tasso di sconto del 6% all'anno.