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sabato 16 luglio 2011

Un'altra tegola climatica che ci casca sulla testa


Dati sulle temperature globali dal NOAA. L'effetto cumulativo del riscaldamento è chiarissimo dalla perdita di ghiaccio in Groenlandia (a destra). La tendenza è chiara anche per le temperature atmosferiche (a sinistra), ma negli ultimi 10 anni, circa, l'aumento è stato meno rapido. Questo andamento è stato interpretato da parte di vari diversamente esperti di clima come "prova" che il riscaldamento globale non esiste. Adesso, un recente studio spiega le ragioni del rallentamento e ci fa vedere come siamo in guai ancora peggiori di come potevamo pensare di essere. 

Ormai, le tegole climatiche sulla testa ci arrivano tutti i giorni o quasi: dall'esplosione del numero delle meduse nei mari (che hanno anche bloccato delle centrali nucleari) agli eventi meteorologici estremi: incendi, alluvioni, tempeste di sabbia e varie.

L'ultima tegola che ci casca sulla testa è quella riportata in un lavoro recente  pubblicato sul PNAS che descrive come le emissioni di particolato di zolfo generate dalla combustione del carbone in Cina, abbiano parzialmente schermto la radiazione solare e quindi rallentato la crescita delle temperature terrestri negli ultimi 10 anni o giù di li.

Ora, lo so che ci sono persone diversamente encefalizzate, là fuori, che hanno preso questa cosa come una conferma che "il riscaldamento globale si è fermato" e quindi come occasione di gioire. Ahimè, cari diversamente dotati di tessuto neuronale, rendetevi conto che non è decisamente il caso di gioire. Questo studio conferma in pieno tutto quello che sappiamo del riscaldamento globale e ci dice che l'effetto del CO2 come gas serra potrebbe essere anche più forte di quanto non si pensi.

Ma il punto cruciale è che il pulviscolo di zolfo sta nell'atmosfera per pochi anni, poi sparisce. Invece, il CO2 ha un tempo di riassorbimento nel ciclo geologico che è dell'ordine del milione di anni. E non mi venite a obiettare che viene assorbito dagli oceani - è vero, ma è CO2 addizionale che fa ulteriori danni per acidificazione - questo è "il fratello bastardo del riscaldamento globale".

Ne consegue che quando smetteremo di bruciare carbone - il che dovrà succedere per forza, prima o poi - ci ritroveremo con tutto il CO2 rimasto nell'atmosfera e niente più pulviscolo di zolfo a rallentare i suoi effetti. Quindi, ci ritroveremo addosso tutto il riscaldamento globale che non abbiamo visto nell'ultimo decennio, con gli interessi.

Qualcuno della categoria dei neuronal-assenti potrà anche sostenere che dovremmo continuare a emettere zolfo il più a lungo possibile. Può darsi che serva per contrastare gli effetti riscaldanti del CO2, ma non ci proteggerà dal fratello bastardo che è l'acidificazione degli oceani. E, comunque, il CO2 di per se fa male a concentrazioni sufficientemente alte.

Insomma, una tegola dopo l'altra che ci arriva sulla testa e qualche imbecille racconta che ne dovremmo anche essere contenti!



Link al lavoro del PNAS. http://www.pnas.org/content/early/2011/06/27/1102467108