Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 23 aprile 2016

Ci spiace annunciare l’apocalisse: ma meglio Cassandra che Pangloss

( tratto dal giornale l'erba Emergenze )


di Matteo Minelli

I profeti dell’Apocalisse non hanno mai avuto vita facile. Si sa: chi predice sventure e terrore finisce per non star simpatico alla gente. Eppure la storia, più o meno mitologica, è piena di oracoli, eretici, scienziati, vecchi saggi e matti che, inascoltati e ingiuriati, hanno previsto sciagure immani che si sono poi effettivamente verificate.
Aiace prende con la forza Cassandra in un dipinto di Solomon Joseph Solomon
Aiace prende con la forza Cassandra in un dipinto di Joseph Solomon
Per prima toccò a Cassandra, sacerdotessa di Apollo e principessa di Troia. Pregò il padre di uccidere il neonato Paride, futuro distruttore dell’amata patria, e non fu ascoltata. Urlò ai quattro venti che la spedizione dei suoi fratelli a Sparta, ove venne rapita Elena, sarebbe stato l’inizio della fine e nessuno le credette. Si strappò le vesti e imprecò per convincere i suoi concittadini che nel famigerato cavallo erano nascosti i soldati greci eppure, a parte il povero Laocoonte, non si alzò una voce a sostenere la sua tesi. Ebbene sappiamo tutti com’è finita la storia: la città in fiamme, i troiani sterminati, Cassandra stuprata dal barbaro Aiace.
Purtroppo la celebre sacerdotessa non è che la capostipite di una progenie di profeti senza seguaci. E non stiamo parlando soltanto di figure epiche o di isterici predicatori medievali, stiamo parlando di tutti quei piccoli uomini, le cui vicende spesso sono ignote alla grande storia, che avevano previsto eventi funesti di ogni sorta ma che dinnanzi alla cieca, stupida sicumera di qualcuno con troppe certezze non hanno potuto impedire che il disastro avvenisse. Nessuno si ricorda di loro e talvolta risulta perfino impossibile risalire ai loro nomi, fagocitati da quell’oblio in cui i medesimi colpevoli dei disastri li hanno relegati.
Ci riferiamo a persone come il telegrafista del mercantile California che alle ore 23.00 del 14 aprile 1912 avvisò il marconista del Titanic, un certo Philips, della presenza di pericolosi iceberg sulla rotta del transatlantico. Fu rimproverato dal suddetto Philips per il suo zelo.
tina merlinPensiamo a donne come Tina Merlin, staffetta partigiana e giornalista, che denunciò la pericolosità della diga del Vajont ripetutamente per ben dieci anni prima che si celebrasse la tragedia. Processata per turbamento dell’ordine pubblico fu censurata per un altro quarto di secolo. Ci vengono in mente uomini come l’ingegner Canovale di Genova, che già nel 1907, stimò la portata del Bisagno in piena intorno ai 1200 metri cubi al secondo. Se invece di deriderlo le autorità lo avessero ascoltato, il torrente cittadino non sarebbe stato rinchiuso in una gabbia di cemento incapace di trattenere le sue acque e probabilmente la tragedia dell’ottobre 2014 si sarebbe potuta evitare.
Potremmo continuare molto a lungo, citare decine di eroi (perché è questo l’appellativo che meritano) che si sono battuti nel corso dei secoli, nel silenzio e nella polvere, per raccontare all’umanità qualcosa che non voleva sentirsi dire. Ed è così che arriviamo ai giorni nostri e al tentativo, direi disperato, operato da pochi coraggiosi lungimiranti di far transitare il concetto che se la nostra specie non modificherà radicalmente il suo rapporto col pianeta Terra finirà per estinguersi in tempi relativamente brevi. Eppure nessuno li prende seriamente in considerazione. Perché tanto è più grave la denuncia, tanto più troverai persone che si volteranno dall’altra parte e alzeranno le spalle disinteressate. Per questo sono convinto che gli illustri uomini di scienza che portano prove su prove a sostegno della loro tesi sulla fine della specie umana debbano sentirsi un po’ come la povera Cassandra. Sai di aver ragione, sai di essere supportato da schiaccianti prove empiriche, sai di essere tremendamente nel giusto ma nonostante ciò assumi le sembianze di uno di quegli uccellacci del malaugurio che vanno zittiti, anche a colpi di fucile, se serve.
Purtroppo oggi come ieri i profeti dell’Apocalisse sono circondati da una infinità di Pangloss che, convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, finiranno sempre e comunque per negare l’imminenza del pericolo. Che i panglossisti moderni siano mossi più da interessi personali che dallo spirito ottimistico che caratterizzava il personaggio partorito da Voltaire è sicuramente un fatto, ma è altrettanto vero che una pericolosa superficialità serpeggia all’interno della nostra specie.
Chi altri se non un superficiale infatti non considererebbe mortale la bomba ecologica che abbiamo innescato e irriderebbe gli studi scientificamente tragici che ci sono forniti. Ogni anno 18 milioni di ettari di foreste se ne vanno in fumo ( Global Forest Watch), 250.000 km quadrati di oceani sono diventate aree senza vita (Global Ocean Commission), il 43% del globo è prossimo alla desertificazione (ONU), entro quindici anni la disponibilità di fonti idriche calerà di oltre il 40% (World Water Developement), i ghiacciai si sciolgono, la temperatura sale, l’erosione dilaga e gli ecosistemi collassano.  Tutto ciò mentre gli uomini da soli consumano metà della produttività netta primaria del pianeta, ovvero si appropriano della metà di tutti i composti organici presenti nell’atmosfera o nell’acqua da cui direttamente o indirettamente dipende tutta la vita sulla Terra.
Giunti a questo punto anche noi potremmo smetterla di parlare di estinzione della nostra specie, potremmo sederci su quel comodo divano che non conosce ancora la forma del nostro fondoschiena, potremmo prendere quel telecomando che non ricorda le nostre impronte e accendere quel televisore che non ci ha mai visto in faccia. Diventare, anche noi, tanti piccoli Pangloss che tra una foresta in fiamme, una contaminazione d’amianto e una discarica a cielo aperto, aspettano col sorriso dello stolto la dipartita degli uomini.
Ma noi non lo faremo, anzi continueremo a parlare di deforestazione, zone morte nei mari, desertificazione, impoverimento del suolo e soprattutto continueremo ad annunciare il collasso dell’umanità. Saremo ancora Profeti dell’Estinzione, non per emulare la povera Cassandra, ma semplicemente perché non vorremmo fare la sua stessa fine: morire in mezzo a coloro che non hanno mai voluto ascoltarci.



32 commenti:

  1. eppure tutti i blog finanziari come questo http://www.zerohedge.com/news/2016-04-22/weather-channel-founder-slams-global-warming-theory-has-failed vivono in una realta parallela dove l'ambiente non cambia qualunque cosa faccia l'uomo mentre lo scorrere dei grafici finanziari sui monitor denuncia "realtà" preoccupanti.. boh!

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    1. perché la finanza è un mondo parallelo generato artificialmente, dove soldi vengono spostati per generare altri soldi dal nulle

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  2. Come citare tutti gli effetti dell'allevamento intensivo senza fare alcun riferimento alla vera causa.
    http://www.nature.com/ncomms/2016/160419/ncomms11382/full/ncomms11382.html
    Le Cassandre del passato parlavano chiaro.
    Angelo

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  3. apocalisse = disvelamento. Ma che ci vuole sempre qualcuno che ci disveli le cose? Quel somaro di Paride non ci arrivava a capire da solo che se non teneva quel coso nei pantaloni, avrebbe causato un disastro? Quanto aveva ragione Dante a invitare i bruti a cambiare e seguire virtute e canoscenza. Ma nessuno vuole cambiare, perchè i bruti sono sempre gli altri. In fondo anche Dante era una cassandra.

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  4. Mago, condivido il tuo intervento, ma Dante la famosa frase la mette in bocca ad un dannato.
    A Beatrice fa dire:

    "Matto è chi spera che nostra ragione
    possa trascorrer la infinita via
    che tiene una sustanza in tre persone.

    State contenti, umana gente, al quia;
    ché, se potuto aveste veder tutto,
    mestier non era parturir Maria;"

    Purgatorio, canto III

    Non che il "ghibellin fuggiasco" incitasse all'ignoranza, ma metteva in guarda contro la superbia di chi crede di poter capire e conoscere tutto. Un monito che forse avremo fatto bene a rispettare, visto l'uso nefasto che abbiamo fatto delle nostre straordinarie conoscenze.

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    1. già un'altra volta me l'hai fatto notare, ma anche i dannati hanno un buon cervello. Ricordiamoci che le vie dell'inferno sono lastricate di buoni propositi. Meditare il giudizio universale in S.Matteo può aiutare, ma anche lì fermarsi alle apparenze porta molto fuori dalla strada del Paradiso.In fondo solo se Dio invia la 3° persona della "sustanza" ha senso la vita, la via e la verità, che sono la 2°.

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    2. R "visto l'uso nefasto che abbiamo fatto delle nostre straordinarie conoscenze."...Probabilmente le nostre conoscenze non sono così straordinarie, visto che le "scienze" economiche, ma anche e soprattutto le "scienze" morali non hanno ancora permeato anche il solo mean stream scientifico e siamo ancora questioni grossolane come credere in "dio" vel essere un uomo di scienza...Certo la teoria di Gaia sconquassa il tutto, ma chi 150 anni fa annunciò la morte di "Dio" è stato subito messo al bando come non utile alla guida delle greggi...Servirebbe ina demoizione morale delle democrazie, cosa che potrebbe non tardare ad arrivare con la frantumazione delle unità fiscali territoriali...

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    3. come disse un saggio: "se dai potere ad una persona cattiva, lo userà per fare cose cattive, se lo dai ad una buona, ci farà cose buone". Il problema è a livello spirituale, perchè, come dice Dante e Simonetta, un uomo meraviglioso come Ulisse, coraggioso, forte, furbo, intelligente finisce all'inferno. Così gli uomini del petrolio: hanno usato l'intelligenza per fare del male, aumentando l'avidità, l'egoismo, i vizi e la morte, distruggendo tutto quello che potevano per averne un guadagno.

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  5. Possiamo fare gli apocalittici, ma se poi non VIVIAMO in modo diverso non stiamo dicendo nulla.
    Per esempio un ecologista-apocalittico non può usare l'auto (o in misura radicalmente minore, di certo non tutti i giorni per andare al lavoro!)
    Quanti sono disposti a mollare l'auto? è qui che si gioca la partita. L'apocalittico deve creare il suo sistema PERMACULTURALE, ovvero ritornare ad avere autonomia di produzione di cibo ed energia altrimenti NON PUò DENUNCIARE NIENTE per quanto mi riguarda.
    Altrimenti è come dire "bisogna che VOI cambiate affinchè IO possa cambiare"

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    1. Ah, già, hai proprio ragione.... come quel marconista del Titanic, che scemo... poteva tornare a casa a nuoto invece di rompere i c....

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    2. Per come siamo strettamente interconnessi e legati alle reti, infrastrutture ed istituzioni esistenti o ci si deve mobilitare affinchè il passo si faccia con la maggioranza o non vai da nessuna parte senza essere almeno incoerenti. Come sopravvivi, anche solo economicamente con la sola permacultura ed in piena autonomia (senza ricorrere a sanità, scuole, strade ecc) ? Sfido ad immaginare a vivere con sole banche del tempo o col baratto senza usare, direttamente o indirettamente, fossili o attrezzi e servizi ricavati con energie fossili. Quindi il messaggio e la sfida devono essere cambiare in molti per cambiare in molti, ed il cambiamento o la transizione li dovrebbero poter richiedere tutti, compresi coloro che ancora adesso vanno in auto a fossili per lavorare magari anche nella azienda petrolchimica che ancora adesso ci contribuisce a darci almeno il 70% dell'energia che ci fa stare sul blog.
      Ma il cambiamento non è un'opzione, le risorse sono limitate, quindi prima o poi le aziende petrolchimiche dovranno "sparire", compresi i lavori ad esse legate nonchè le loro utenze. Facciamo che sia più prima e meno poi, per ridurre al minimo le emergenze legate all'economia fossile.

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    3. aggiungo una citazione:LA PAURA è COMPRENSIBILE, MA GLI IMPRENDITORI DELLA PAURA SONO, INVECE ,PERICOLOSI.
      infatti se ne stanno a lato lasciando andare tutto in m... senza muovere nemmeno un neurone per cercare di mitigare quello che vedono arrivare.Mi ricordo di Roussoeau che si struggeva sulla vita miserabile dei poveri ma, belin, mai fece un programma concreto per alleviarne la povertà
      ps : pensare costa circa 20 watt continui
      piero zani

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    4. Avere autonomia totale come produttori di cibo ed energia è quasi impossibile. Però ci si può sforzare di coltivare un orto e magari piantare degli alberi da frutto.
      Di più si può fare tramite le scelte alimentari, il risparmio e il riciclo.
      Sono piccole strategie individuali che nessuno ci impedisce di attuare.
      Di fatto solo pochi le mettono in pratica.
      Si spera che tra questi ci siano anche i catastrofisti, altrimenti non avrebbero nessuna credibilità.
      Angelo



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    5. non è facile cercare di ridurre i consumi di qualche % almeno, quando tutti intorno a te desiderano solo decuplicarli, se possibile centuplicarli. In futuro, spero prossimo, la riduzione dovrà essere dell'80%, coatta per tutti, ma per ora impera solo il dio BAU.

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    6. Non bastera' d'aver la faccia trista
      Per essere un buon catastrofista
      Il primo requisito sta nel fare:
      Risparmio, riuso, riciclare.
      Poi ricordati prima d'esser morto
      Che c'e' bisogno di vangare l'orto
      E se questo ti costa gran fatica
      Puoi far crescere il rovo con l'ortica.
      La bistecca di mucca lascia stare
      E rinuncia alla carne di maiale.
      Se farai tutto questo con il cuore
      Potrai essere un bravo iettatore

      Chiedo scusa ai simpatici catastrofisti, e' solo una filastrocca.

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    7. Sono d'accordo... c'è un novello brvo cantore. Ma potrebbe anche dirci il nome... anche se Anonimo suona un pò come il celebre "Nessuno".

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    8. ieattatore? Non mi pare che i catastrofisti vogliano esserlo. Accettiamo le scuse.

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    9. Mago
      Sai che le filastrocche
      Sono parole sciocche
      E scritte un poco a caso.
      Prendono per il naso
      I critici e i sapienti,
      Ma i semplici bambini
      L'ascolteranno attenti.
      C'è nelle loro menti
      Un giardino segreto
      Pieno di strane genti
      E piante ed animali
      Che non c'è n'è di eguali
      Nella testa dei grandi.
      Anzi direi che in tanti
      Per sempre è andato via
      Si chiama "fantasia"
      Tra tutti i personaggi
      Che trovi nei paraggi
      C'è quello che io sono
      Lo jettatore buono.

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    10. Io non ho detto di non usare la macchina IN ASSOLUTO, ma che non è morale usarla. Bisogna avere un etica e muoversi solo quando è necessario. Seguite la storia di Devis Bonanni..
      Mi rivolgo a UGO: innanzitutto grazie per il tuo lavoro!
      Conosci i lavori di David Korowicz (gratis sul suo sito)? in particolare Trade-off? oppure Pablo Servigne, "Comment tout peut s'effondrer?" oppure "nurrir l'Europe en temp de cris"
      Chiedo: come si deve interpretare la frase di Dennis Meadows secondo cui "è troppo tardi per lo sviluppo sostenibile" (e che continua dicendo: "dobbiamo concentrarci sulla resilienza locale")?
      è troppo tardi per le rinnovabili!
      Come si può evitare il collasso economico?!
      Ma soprattutto: COME avverrà e COSA COMPORTERA'?
      Molti blog su effetto risorse si sono occupati di questi temi quindi rischio di essere ridondante ma affermo:
      -è evidente che non c'è speranza di evitare il collasso
      -seguendo D.Korowicz: si tratta solo di "attendere" il primo evento sufficientemente grande da scatenare un effetto domino a livello finanziario che creerà il primo (e ultimo) collasso GLOBALE economico.
      Fin'ora gli shock (Grecia, Argentina, ecc) sono stati assorbiti dalla rete ma essa cresce e si espande nella misura in cui tutto diventa intercollegato e assolutamente vulnerabile.
      Secondo Korowicz questo shock avverrà entro il 2020 (questo però potrebbe essere opinabile)
      Alla fine del suo ottimo libro Pablo Servigne dice "c'è la possibilità che torneremo a PRIMA del Medioevo". (Come fa a dirlo? è un folle? Bisognerebbe scrivere un blog solo sulle conseguenze che avrà il collasso tanto sono numerose...)
      Che cos'è l'economia? come sono legate tutte le cose? uno shock sistemico del tipo descritto da Korowicz agirà sui due basilari keystone-hub del sistema (sistema alimentare e sistema finanziario) provocando il contagio (esistono molteplici modelli di contagio) di tutto il restante sistema, per evidenti ragioni.
      Ciò dove ci porterà?
      Ad un mondo improvvisamente senza energia, dove nel giro di qualche tempo non avremo più risorse sufficienti per le attività di base e dunque per NESSUNA attività (come nutrirsi senza la catena di distribuzione?). In pratica venendo a mancare il petrolio, verranno a mancare i presupposti per TUTTO. E' straordinario rendersi conto di questo. Siamo legati ad un unico filo.
      Attendo che mi confutiate su questo scenario post-collasso (anche se andrebbe argomentato in un libro intero) o meglio: che confutiate David Korowicz (fisico) e Pablo Servigne (agronomo e biologo) e Dennis Meddows.

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    11. http://www.resilience.org/stories/2016-04-22/exit-from-the-megamachine
      Siamo in una megamacchina che non si puo' fermare. Tutti, compreso chi comanda devono rispettare il dogma del profitto
      http://www.resilience.org/stories/2016-04-25/the-new-mind-manipulators
      La societa' dei consumi induce le masse a consumare usando tecniche per la manipolazione mentale. E finche' queste se lo possono permettere, consumano.
      Quindi e' molto probabile che andremo verso il collasso.
      Ci sara' un periodo di caos e poi non si sa.
      Qualcosa del genere e' gia' avvenuto a Cuba e alla fine tutto sommato se la sono cavata.
      Non e' tanto una questione di risorse ma piuttosto di coesione sociale.
      Angelo

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    12. Conosco sia Sevirgne (anche di persona) sia Korowicz (meno bene). Il concetto è che più ci lavoro sopra più mi sembra che il collasso sia inevitabile. E più ci lavoro sopra, più mi sembra che il collasso sia brutto. Ma proprio brutto, non come tornare alla campagna dei nostri nonni - qualcosa più tipo una combinazione di migrazioni forzate, pulizia etnica, polizia politica iperattiva, esecuzioni sommarie e cose del genere.... ooops.... forse non dovevo dirlo,ora mi danno di catastrofista......

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    13. E' per questo che sto spingendo al massimo sull'energia rinnovabile. L'unico modo per mitigare un po' il collasso. Forse....

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    14. Oggi ho passato un'oretta con un promotore finanziario. Per quanto possano essere 'competenti' e 'prudenti' nelle loro iniziative, l'impressione è che questi non abbiano la minima idea dello tsunami che ci sta arrivando addosso. E lo dico con rammarico, perché siamo tutti sulla stessa barca... e non trovo il salvagente...

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  6. In questo blog così interessante mi sembra manchi qualcosa... penso da tempo a qualcuna. Ad esempio non credo che i potenti siano del tutto inconsapevoli del rischio di catastrofe, sebbene dissimulino un atteggiamento scettico di fronte alle masse... ma non abbiamo notizie di come l'élite si stia organizzando per eventualmente sopravvivere, come élite, ovviamente, senza preoccuparsi del resto della gente.
    Un altra cosa riguarda la valutazione della resistenza delle comunità alle catastrofi, anche quelle molto dure (penso alla battaglia di Stalingrado, il simbolo della resistenza per antonomasia). L'argomento potrebbe essere interessante, e da non confondere con le vicende di quelle comunità (molto poche a dire il vero) che da tempo hanno scelto una condizione di pura sussistenza e di impatto minimo sull'ambiente. Interessante potrebbe essere l'analisi delle capacità di sovravvivenza di fronte ai gravi fenomeni ambientali, le modalità di riorganizzazione delle comunità, i valori prioritari messi in campo, la conservazione del sapere e delle tecnologie fondamentali. L'idea di una estinzione repentina (in termini di tempi evolutivi), senza reazioni, mi sembra poco realistica, oltre che poco interessante. Tra l'altro, da un pugno di sopravvissuti potrebbe nascere una nuova umanità.

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    1. Penso che l'élite è tanto abituata al benessere, e occupata a conservarlo.
      Pochi sono come Siddharta Gautama, che abbandonò gli agi di principe indiano, millecinquecento anni fa, per ricercare la giustizia ed il senso della vita, l'illuminazione. Realizzò il suo desiderio, comprese il perchè di Tutto. Diventò Buddha.
      Li vedo quasi assenti, questi umani dell' élite moderna, sprofondati nella bambagia, incapaci di empatia, verso i propri simili, e il resto della natura.
      Uno dei pochi casi che conosco, che ha preso una strada responsabile, di difesa della natura, è Douglas Tompkins : il fondatore dei marchi North Face ed Esprite, nel 1989 ha venduto tutto e comperato decine di migliaia di ettari di terre quasi incontaminate nel sud del Cile e dell'Argentina, per preservarle dall'attacco dell'uomo civilizzato.
      (ho appena letto in internet che è morto pochi mesi fa, mi dispiace tanto !)
      Un altro, l'ex presidente dell'Uruguay Pepe Mujica, sostenitore ed esponente della sobrietà.
      Ancora, il re del Buthan, il cui padre introdusse il concetto del FIL (Felicità Interna Lorda), e che lui prosegue.
      Evo Morales, presidente della Bolivia, paese che ha introdotto nella propria costituzioni i diritti della Terra, e nel 2010 ha promulgato la “legge dei diritti di Madre Terra (Ley de derechos de la Madre Tierra)”.
      E i leader portavoce dei popoli nativi indiani nordamericani, che sono al servizio delle loro nazioni native, a difesa dell'ambiente in cui vivono.
      E il leder delle popolazioni non civilizzate, ricordo Davi Kopenawa, portavoce degli Yanomani.

      Gianni Tiziano

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    2. Tutti bellissimi esempi. Sappia che sono stato rappresentante dei popoli del Roraima a Firenze, ospitandone una delegazione. Ma sono convinto che i big del potere che nulla vuol cambiare si siano preparati una via di fuga o un rifugio da qualche parte. Godono di troppe informazioni per non aver già preso qualche precauzione, anche rispetto a un bel pò di gente che prima o poi si sentirà presa in giro.

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  7. @Joe Galanti

    >>non abbiamo notizie di come l'élite si stia organizzando per eventualmente sopravvivere

    A volte qualcosa emerge, tipo gli acquisti di tenute in Nuova Zelanda da parte di "operatori della finanza" & C. (letto sul Guardian, mi pare). Questi - e altri come loro, altrove - dovranno trovarsi 'servi della gleba' che gliela coltivino, sempre sperando che il climate change da quelle parti non infierisca troppo (la N.Z. è comunque una bella zona sismica, eh...).

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    1. Allora qualche informazione c'è... Grazie.

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    2. sono dei vigliacchi, a cui non bastava solo essere imbroglioni e bugiardi. Non meriterebbero nemmeno compassione, come disse Virgilio a Dante:"Non ti curar di lor, ma guarda e passa.", ma finchè non oltrepassano l'Acheronte non sono dei dannati.

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  8. Shape of things to come?

    Il governo venezuelano ha imposto una settimana lavorativa di due giorni nel settore pubblico come misura temporanea per far fronte alla grave crisi energetica che attraversa il Paese: lo riporta la Bbc.
    Il vice presidente Aristobulo Isturiz ha annunciato che i dipendenti pubblici - circa 2,8 milioni - lavoreranno solo il lunedì e il martedì finché la crisi energetica legata alla siccità non sarà superata. "Nel settore pubblico non si lavorerà i mercoledì, i giovedì e i venerdì eccetto per i compiti necessari e fondamentali", ha detto Isturiz.
    Lo scorso 6 aprile il presidente Nicolas Maduro aveva già annunciato che negli uffici e nelle aziende pubbliche del paese non si sarebbe lavorato il venerdì nei mesi di aprile e maggio, per ridurre il consumo di elettricità. Tra le altre misure già prese, lo scorso febbraio il governo ha ordinato ai centri commerciali di ridurre gli orari di apertura, mentre dal primo maggio entrerà in vigore una nuova ora legale con le lancette spostate avanti di mezz'ora.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/04/27/venezuela-settimana-lavorativa-2-giorni_bb7db343-5111-42f0-9ba8-a9b6b540a509.html

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