venerdì 28 gennaio 2022

La Moralità della Scienza: in cosa dobbiamo credere?




Le disputationes medievali erano un metodo epistemologico ben superiore a quello dei moderni dibattiti televisivi urlati. 



Dopo una carriera decennale nella scienza, non avrei mai pensato di dovermi domandare certe cose che non mi ero mai domandato. Avevo sempre pensato che la conoscenza fosse "neutrale" -- i dati provano qualcosa? Allora quella cosa è vera.

In realtà, la faccenda è molto più complessa di così. Nessuno di noi ha in mano "i dati" -- tutto quello che abbiamo sono resoconti di persone che li hanno ottenuti, o li hanno avuti da qualcuno che li ha ottenuti, oppure da qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcuno che li ha ottenuti, eccetera.
Si pone il problema: a chi credere? E su che basi? Qui, mi sono imbattuto in un articolo di Don Stefano Carusi (vedi più sotto), che parla di "Moralità nella Scienza". Suona strano, lo so. Parlare di "moralità" è passato di moda. Suona come una roba ottocentesca di gente impaludata. Un imbroglio per fregarti. 

Si, ma su tutto si può essere fregati, su tutto si può equivocare, tutto si può capire al contrario. Ma, alla fine dei conti, la moralità si identifica con l'onestà. Ti fidi di qualcuno perché sai che non ti ha fregato nel passato e ti puoi aspettare che non ti freghi nel futuro. Chiamalo come vuoi, ma nella vita ci si basa molto su quello.  

Una disputatio medioevale non avrebbe mai accettato come partecipanti certi virologi televisivi che vanno per la maggiore oggi e che candidamente confessano di essere pagati dalle industrie farmaceutiche. La disputatio seguiva certe regole, e i disputanti dovevano essere persone non soltanto competenti, ma di riconosciuto valore morale. I maestri di teologia del Medioevo avrebbero visto con orrore i nostri dibattiti televisivi urlati e beceri. 

Cose che agli scienziati sembrano ridicole. Ma lo sono veramente? I nostri antenati non erano dei fessi e avevano sviluppato metodi epistemologici che per molti versi erano assai più evoluti dell'ingenua "fede nella scienza" che ci viene propinata giornalmente in TV. E i paladini della scienza in TV sono spesso persone per le quali si può ragionevolmente sospettare che abbiano interessi economici o di carriera per raccontarci una certa cosa invece di un altra. 

Dice Carusi.

"Si tratta quindi spesso, anche in ambito “scientifico”, di opinione del tale o tal’altro studioso, che - se è onesto - deve ammettere di aver fatto lui stesso per primo una scelta volontaria in favore di un’opinione, foss’anche la più probabile; opinione dello studioso che poi viene proposta a colui che, non avendo studiato direttamente l’ipotesi, potrà a sua volta (non essendo un dogma di fede infusa necessario all’eterna salvezza) scegliere se credere o meno, in base a criteri che riposano sulla competenza dello scopritore, sull’onestà intellettuale mostrata durante la sua vita ed anche sul suo disinteresse economico, sulla sua immunità da logiche di carriera, di prestigio o di ricatto, fattori tutti che ne accrescono la credibilità."

Su questa faccenda, pensateci sopra un attimo. Noterete che è l'esatto opposto di quello che ci hanno raccontato negli ultimi tempi e che continuano a raccontarci. Per intenderci, l'opposto della tesi tipica di un Roberto Burioni che ha affermato più di una volta un concetto che posso riassumere con "io ho un dottorato e tu no, dunque ho ragione io." Purtroppo, però, il dottorato ci da qualche informazione sulla competenza di chi sostiene una certa tesi ma non sulla sua affidabilità. 

Qui di seguito, il testo di Carusi. Da un punto di vista puramente scientifico, è ingenuo e  molto criticabile. Ma quello che deve dire sulla faccenda di "credere nella scienza" lo dice, e molto chiaramente. Perché non aver tenuto conto della moralità di chi propone una certa tesi è alla base di tutto il disastro in cui ci siamo trovati immersi e ci troviamo ancora.




« Credo nella Scienza » …o nel consenso emotivo?

 Moralità del “credere” ai dati scientifici

Di Don Stefano Carusi, 17 Gennaio 2022

« Io credo nella scienza », « bisogna credere nella scienza », ecco la frasi che risuonano oggi ad ogni piè sospinto per richiedere o giustificare il proprio aprioristico assenso ad un insieme di dati “scientifici”, compresi quelli che talvolta non possono essere conosciuti se non da pochissimi esperti e forse con certezza nemmeno da loro. Di fatto oggi si assiste, su uno sfondo di interessi stratosferici, alla fusione di una supposta “Fede nella Scienza” con l’emotività sapientemente condotta dalle briglie dei Media, cui si tributa a sua volta un cieco assenso. Ed è proprio quello stesso consenso mediatico, che non risparmia il ricorso all’irrazionalità isterica, ad invocare incessantemente la copertura della “scienza” in cui « si deve credere ». Gli stessi che sofisticamente ci avevano insegnato fino a poco tempo fa che la “Scienza” (quella con la maiuscola) esclude ogni credo, men che meno in Dio, ci dicono oggi che bisogna « credere nella scienza » ed alcuni ecclesiastici sono persino giunti, nell’asservimento imperante ai poteri mondani, a dire che è grave peccato non obbedire alle tesi correnti “della scienza”.

Come è possibile che lo scientismo di matrice razionalista si stia sposando così bene con l’emotività d’ispirazione immanentista e quindi assai poco “razionale”? La ragione profonda di questo matrimonio sta nella morte della filosofia del reale, quella del buon senso su cui si fonda la metafisica classica e nello scientismo che, in fondo fin dalla sua nascita, ha bisogno per sopravvivere dell’immanentismo, ovvero di una fervida attività dell’io, creatore di realtà, che si sostituisce alla metafisica reinventando il reale, magari ricorrendo alla matematica laddove la matematica non ha molto da dire. E’ così che i connotati dello scientismo diventano quelli di una vera e propria religione, religione rivelata in più, non certo da Dio, ma dagli organi che “rivelano” il pensiero corretto, esigendo l’assenso e creando il consenso. Questo processo, che a rigor di logica è antiscientifico, merita un lungo approfondimento, in quest’articolo concentriamo per il momento l’attenzione sull’asserzione ormai quasi dogmatica « io credo nella scienza » e sui suoi risvolti morali.

« Io credo

Prima di tutto « io credo ». Cosa significa “credere”? Restando a livello naturale e senza voler entrare nel discorso sulla fede infusa che non è il nostro oggetto, si può affermare che “credere” vuol dire sottomettere l’intelligenza ad un oggetto non evidente in sé oppure evidente in sé, ma non a colui che crede.

Per fare qualche esempio possiamo pensare alla nostra data di nascita, mia madre ha evidenza che essa sia avvenuta il 3 gennaio, io no. Credo alla sua parola perché ella sa con certezza e non mi inganna. Questa certezza viene detta “evidentia in attestante”. Ovvero mi fido di colui che attesta, il quale ha conoscenza diretta ed evidenza di quanto afferma. In ambito scientifico questo tipo di assenso è quello che viene da chi crede ad uno scienziato che ha fatto un esperimento il quale con certezza assoluta ha dato un risultato, risultato evidente e certo per lo scienziato, ma non per l’allievo che gli “crede”, perché “ha fede in lui”, in questo caso prudentemente. Diverso è il caso in cui non ci sia nessuna prova certa nemmeno da parte dello scienziato che studia, in tal caso la certezza diminuisce, perché manca l’ “evidentia in attestante”. E’ il caso, ad esempio, di cosa ci sia al centro della terra, un dato che non è evidente a nessuno e non lo sarà per qualche tempo. Se affermo che c’è un nucleo incandescente lo faccio per fede, fede naturale in un’ipotesi scientifica che, presente in tutti i libri di scuola, è diventata “consenso”, forse anche credibile, ma che resta ipotesi per lo studioso che se l’è inventata e che ci crede non per “scienza” in senso stretto, come vedremo. Affermazione che rimane ipotesi per lo scienziato e per l’allievo che ha deciso di credergli. In questo caso, rispetto al caso precedente, gli atti di fede sono almeno due, il primo è quello dello scienziato alla propria teoria - sia essa fondata - il secondo è quello dell’allievo che a sua volta crede allo scienziato. Se poi c’è una catena d’intermediari gli atti di fede si moltiplicano. Se poi tutta una “comunità scientifica” ha deciso di credere all’ipotesi non dimostrata da nessuno, ci sono tanti atti di fede almeno quanti sono gli scienziati “credenti” al nucleo incandescente che nessuno ha mai visto, né perforato con esperimenti di carotaggio, ma solo ipotizzato in ragione di alcuni “effetti”. Qui per completezza va ricordato anche un fenomeno che di scientifico ha ben poco, infatti la pretesa dello scientismo di dare risposte a tutto soffre di dover tacere su questioni fondamentali, quindi davanti ad alcuni misteri della natura non ancora chiariti preferisce aver fede in un’ipotesi e se necessario uniformare il consenso di fede. Un po’ come ammisero tempo fa alcuni scienziati: « Dobbiamo credere al darwinismo - anche se le prove sono scarse - perché altrimenti non resta che il creazionismo », ma siccome la Creazione è un’ “eresia” condannata dal loro dogma, non ci si può nemmeno riflettere…

Semplificando potremmo dire che quando non ho evidenza di un’ipotesi di studio, non ho visto, conosciuto, studiato e dimostrato personalmente la tal cosa, quando non ho quindi un accesso diretto alla veridicità del tal enunciato, posso scegliere di “crederci”. La cosa per me non è evidente, la mia intelligenza tuttavia, il più delle volte in ragione dell’autorevolezza e della veridicità conclamata di chi mi propone a credere la tal cosa, per un intervento della mia volontà, si sottomette e dice - senza averne evidenza o senza averlo dimostrato - « credo », « ti credo », « ci credo ». Si badi bene il credere di fede naturale, riponendo fede in quel tale teste che mi comunica una cosa a me non evidente è un processo non solo legittimo, ma necessario alla vita quotidiana e lodevole, se prudente, così come sarebbe assurdo verificare ogni volta con analisi chimiche ciò che compro dal panettiere: mi fido di lui che è degno di fiducia sia perché sa quel che ha messo nel pane, sia perché ha sempre agito bene e senza inganni. L’affidabilità del teste evidentemente è premessa fondamentale del credere in ogni ambito, compreso quello “scientifico”.

nella scienza »

Cosa si intende per “scienza” ? Per Aristotele, che parte dalla cosiddetta filosofia del senso comune” (cfr. “Per il rilancio della filosofia perenne), la scienza è la conoscenza certa per mezzo della causa necessaria. Scienza significa conoscere le cause proprie delle cose. In un giudizio di scienza quindi propriamente detta non « si crede ». Non si crede perché o si ha percezione immediata ed evidente della verità o si ha una dimostrazione razionale che esclude ogni dubbio. Conosco attraverso le cause necessarie, so che quella cosa necessariamente è causa della tal cosa e non di un’altra. In questo caso si parla di scienza propriamente detta, non di fede. So, non credo. Pur non escludendo diversi livelli nel rigore della dimostrazione a seconda dei diversi campi, nell’aristotelismo il procedimento propriamente scientifico si ha quando da una cosa nota giungo alla conoscenza di una cosa che prima non mi era nota e conosco il rapporto di causa-effetto necessario fra le due cose.

Per la visione di alcuni moderni, ma sarebbe meglio dire per il positivismo scientista ottocentesco, ampiamente superato, ma duro a morire nella sua retorica, la scienza è solo la descrizione di fenomeni attraverso il cosiddetto “metodo scientifico”. Ovvero, volendo raggiungere l’oggettività delle affermazioni, una volta osservato un fenomeno si cerca di creare un modello matematico che descriva il funzionamento del fenomeno in certe condizioni, si passa poi a verificare il suddetto modello con degli esperimenti per verificarne la validità. E’ evidente che tale “conoscenza scientifica” non è oggetto di fede. Non ci credo, la dimostro. Nessuno contesta che sia vera, si contesta solo che visti i “limiti matematici” che si impone, sottovaluta troppo le capacità astrattive dell’intelligenza umana davanti ad altri tipi di conoscenza e, essendo “scienza da laboratorio”, ci si passi l’espressione, vale solo quando determinate precisissime condizioni possono essere riprodotte.

Vero è tuttavia che non tutte le scienze, pur restando vere scienze secondo la loro graduazione e in rapporto all’oggetto e metodo proprio, sono riconducibili sic et simpliciter all’evidenza della verità o alla dimostrazione razionale necessaria, come direbbe Aristotele, o al metodo scientifico sperimentale con la sua reversibilità di verifica, riproduzione in laboratorio, linearità e chiarezza del ricorso alla matematica, come direbbe lo scientista. Non solo la stessa fisica sperimentale moderna ci ricorda oggi che non possiamo conoscere direttamente molti fenomeni, ma solo descriverne approssimativamente gli effetti (si pensi alla descrizione del comportamento dell’elettrone), ma vi sono scienze come la medicina e la biologia sperimentali, per esempio, le quali non possono maneggiarsi solo con criteri di necessarietà delle conclusioni. Esse infatti non sono in grado di risalire alle “cause” di tutti gli “effetti” e spesso possono solo ipotizzare, senza poter “riprodurre il fenomeno” anche perché esso presenta spesso troppe “varianti”. Vi sono più spiegazioni plausibili, quindi quando ci si trova nella necessità di scegliere o di costruire un sistema di studio, può anche legittimamente intervenire nel processo di studio l’affermazione « io credo ». Può intervenire proprio perché non vi è scienza assoluta nel senso sopra descritto, ed è necessario anche ipotizzare in casi specifici l’assenso dell’ « io credo ». Ciò non è affatto raro in questo tipo di studi, poiché per poter procedere può anche essere necessario supporre una verità. Si tratta in tal caso di « un atteggiamento attivo della mente che formula a se stessa l’adesione data ad un enunciato, ove manchi l’uno o l’altro degli elementi richiesti perché si abbia sapere scientifico », ovverosia manca proprio « la certezza perfetta, che esclude il rischio d’errore » e manca « l’evidenza, capace d’imporsi a tutte le menti »1.

Quindi ripetiamo quel che avviene: « la mente formula a se stessa l’adesione a tale enunciato », in altre parole “ci crede”, il processo quindi è interno a noi, non è un’inappellabile costatazione di fatti certi totalmente esterni all’io. Quindi tanto più è necessario sostenere che « si crede alla scienza » per difendere la data opinione, tanto più stiamo affermando che la tesi non gode affatto della certezza scientifica propriamente detta, ovvero quella della conoscenza attraverso le cause necessarie se si è aristotelici o della verifica col metodo scientifico se ci si vuole limitare al vecchio modello positivista. In ambo i casi dover dire « credo nella scienza » significa affermare che manca la certezza che si ha in altri campi della scienza.

L’assenso che si dà quindi in tal caso « esprime una scelta tra l’affermazione e la negazione possibili, o fra più enunciati possibili ». Diventa quindi forzatamente la scelta volontaria di un’opinione. Sottolineiamo che volontaria non significa arbitraria, ma che la sola intelligenza in questa caso non sta semplicemente constatando una verità evidente, ma deve intervenire la volontà, che, valutato un insieme di fattori, fa la sua libera scelta in un senso. E questo perché siamo nel campo della credenza-opinione, la quale « comporta per se stessa il rischio d’errore, in quanto insufficientemente fondata dal punto di vista sperimentale o razionale, e tale rischio è necessariamente riconosciuto da chi opina »2. Bisogna quindi riconoscerlo, non mentire alla propria intelligenza e ammettere la natura non evidente dell’affermazione.

Moralità del “credere” ai dati scientifici

Si tratta quindi spesso, anche in ambito “scientifico”, di opinione del tale o tal’altro studioso, che - se è onesto - deve ammettere di aver fatto lui stesso per primo una scelta volontaria in favore di un’opinione, foss’anche la più probabile; opinione dello studioso che poi viene proposta a colui che, non avendo studiato direttamente l’ipotesi, potrà a sua volta (non essendo un dogma di fede infusa necessario all’eterna salvezza) scegliere se credere o meno, in base a criteri che riposano sulla competenza dello scopritore, sull’onestà intellettuale mostrata durante la sua vita ed anche sul suo disinteresse economico, sulla sua immunità da logiche di carriera, di prestigio o di ricatto, fattori tutti che ne accrescono la credibilità.

E ciò perché l’attendibilità del teste in questa materia è capitale. Quindi, non essendoci nessuna evidenza, per colui che, come Aristotele, sta con i piedi per terra e vuole fare una scelta moralmente buona è anche necessario - ed è veramente “scientifico” - chiedersi: il teste è interessato? Mi ha mostrato integralmente gli studi che lo hanno condotto a tali conclusioni? Se dovesse sostenere la tesi opposta verrebbe cacciato dall’università o dal suo lavoro? Sta proponendo come “certo” ciò che è in ancora “incerto”, quindi è intellettualmente disonesto? E’ possibile che alcuni scienziati, anche se numerosi, possano essere condizionabili, specie se sono in ballo interessi considerevoli, o succubi del potere? Ci sono mai state repressioni che possono aver condizionato la libertà dello scienziato? Il cosiddetto consenso della “comunità scientifica”, specie se lo studio è in fase embrionale, è reale a seguito di studi ineccepibili o è anche frutto di chi controlla il “consenso emotivo delle masse”?

Queste domande certo non possono entrare in un “modello matematico” o in un “indice di positività”, ma sono veramente scientifiche poiché la mia conoscenza attraverso le cause, se deve “credere” a un dato scientifico, deve anche interrogarsi sulla credibilità e quindi il disinteresse del teste. Solo in tal modo il mio atto di credere sarà prudente. Quanto detto - per chi è rimasto ancorato alla filosofia realista e non sogna un sapere scientifico che ha risposte a tutto e subito in forma d’algoritmo - è ancor più vero nei primi anni successivi ad una scoperta. Particolarmente nelle sperimentazioni in campo medico, ricordando che la nostra conoscenza del funzionamento del corpo umano ha dei limiti, non parliamo poi del sistema immunitario. Alcune scoperte acquistano se non scientificità assoluta, almeno maggiore credibilità quando sono state vagliate dal tempo. La mia “fede” non nella scienza - che non vuol dire niente - ma in quella specifica cura medica ormai assodata perché ha dato buoni frutti sul lungo termine, è diventata col tempo anche “fede ragionevole”. O anche “talmente ragionevole” che sarebbe addirittura imprudente non credervi in ragione delle tante conferme pervenute negli anni. Ma è vero anche il contrario : dal punto di vista morale potrebbe essere gravemente imprudente, e potrebbe anche essere peccato grave di credulità - se c’è piena avvertenza - dare il proprio assenso imprudentemente, ovvero senza le necessarie verifiche. Specie se abbiamo ruoli di scienziati, medici o governanti, con gravi responsabilità su chi ci ascolta o ci obbedisce.

Concludendo, posso credere a questo o a quello scienziato per ragioni fondate e non emotive o di comodo, ma affermare « credo nella Scienza » non vuol dire nulla. Non esiste un credo nella Scienza, esiste una possibilità di attribuire minore o maggiore credibilità a uno studioso o ad un altro in merito ad una specifica affermazione. Il resto è solo quell’emotività irrazionale intimamente connessa al suddetto scientismo positivista ottocentesco, che, avendo rinnegato la metafisica classica, quando manca di certezze cerca di imporle “a suon di maggioranze” reali o fittizie.





32 commenti:

  1. A che serve il di qui
    esser passato per un'ora
    o una vita od un momento
    e a chi giova questo transito
    a chi importa che quest'orma
    mia rest'impressa sulla Terra
    o sia travolta e come ombra
    come onda in oblio sprofondi
    qui tutto avviene una sola volta
    fingendo sempre di ripetersi
    che sia dritto o storto pare uguale
    vero o falso equivalente
    cattivo o buono indifferente
    no non può essere così
    ci dev'essere un errore
    una sottile differenza
    che costringe il bianco e il nero
    a sfumare prima in grigi
    e poi cedere alla folla dei colori
    dove sia questo dettaglio
    che da un niente tutto ha estratto
    e poi nel nulla sembra butti
    è in un luogo ben nascosto
    per un attimo l'ho scorto
    non potrò mai dimenticarlo
    al posto giusto un giorno
    che sia una foglia sia una nota
    sia una lacrima un bottone
    certamente torneranno.

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  2. nella città di Dio, la Gerusalemme celeste, la scienza e la morale non verranno certo mescolate, perchè la prima riguarda le forze naturali e la seconda quelle spirituali. Penso che mescolare il sacro col profano sia poco utile e dannoso da tutti i punti di vista. Le mescolanze cappuccine che sono state fatte secondo me avviliscono l'una e l'altra, un pò come è successo al cristianesimo quando la spiritualità ha lasciato entrare le commistioni umane per trarne vantaggi materiali. Lo spirito satanico del Dottor Faust non si stanca mai e Gesù lo ha detto che non si riposa, non dorme mai e le lucerne devono rimanere sempre accese. Per fortuna ci ha dato la possibilità di pentimento, che, se sincero, per il credente o no, ci aiuta a vivere una vita senza rimorsi.

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  3. https://oilprice.com/Energy/Oil-Prices/Is-100-Oil-On-The-Horizon.html
    tra poco ci potrebbero essere vietati molti sprechi inutili. A me non sembra una brutta notizia. Da agosto praticamente ho mangiato fuori poche volte e la salute ne ha giovato. Sarà perchè a detta di tutti sono un ottimo cuoco, nipote e figlio di grandi cuochi, come quelli che hanno fatto di ingredienti miseri la grande cucina toscana. In fondo basta un pò di fantasia: stasera ho fatto a mia moglie 2 pizze piadine con cipolla rossa, rucola e pomodorini. Spesa 2 o 3 euro, tempo 20 minuti. Penso anche in cucina di essere un mago.

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  4. IMHO manca l'oggetto della discussione: mi spiego meglio.

    Quando i ricercatori del CNR dicono di aver tanato onde gravitazionali (increspature di spaziotempo) causate da un urto cosmico tra buchi neri, avvenuto distanti milioni di anni luce... l'evento é talmente astratto e distante e difficilmente produrrà tecnologie per motori FTL-Faster Than Light.

    Quando gli scienziati si sono inventati la Meccanica Quantistica... la tecnologia e la tecnica ci hanno riempiti di home computer ed elettronica di consumo, quindi sicuramente la MQ funziona molto bene e non occorre credere, dato che ci sono miliardi di dispositivi elettronici che funzionano sopra le leggi della MQ.

    Quando Big Pharma a tempo di record ha prodotto vaccini Sars-cov2, quelli che si sono vaccinati si sono fidati dei medici e scienziati, perché il non fidarsi poteva avere come costo da pagare un'agonia ed una brutta morte.

    Quando si leggono i dati Covid su https://www.worldometers.info/coronavirus/
    Ci si fida che i dati siano ragionevolmente certi per i paesi del I°mondo.
    Ci si fida un po' meno per i paesi del II°mondo che hanno sistemi sanitari meno efficienti.
    Si prendono con molte riserve i dati Covid del III°mondo, dove non ci sono sistemi sanitari che tamponano e/o fanno diagnosi a sufficienza, per rendersi conto del reale trend epidemico.

    Quando si legge

    14/1/2022 AGI: Speranza scorpora (e non conteggia) dai ricoveri Covid, i malati con il Covid (con patologie diverse)
    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-01-14/covid-ministero-salute-positivi-asintomatici-fuori-da-conto-ricoveri-15229350/

    si pensa che i dati italiani siano correttamente valutati, infatti Speranza ha ritirato fuori il vecchio adagio del 2020 sui "morti per Covid VS morti con il Covid" e tenta palesemente di nascondere i decessi ed infetti Covid, occultandone i dati.

    Quando leggo di religiosi pontificano di Scienza, io sento subito l'eco dell'Indice, il Santo Uffizio, l'Inquisizione, l'anziano Galileo Galilei picchiato, il giovane Giordano Bruno bruciato, il Protestantesimo culla della Rivoluzione Industriale, la guerra mai terminata di Chiesa Cattolica agli alieni

    LA GUERRA DEI MONDI (MAI TERMINATA) DI CHIESA CATTOLICA AGLI ALIENI!
    https://paleocontatto.blogspot.com/2021/12/la-guerra-dei-mondi-mai-terminata-di.html

    In conclusione, dato i tantissimi danni fatti da Chiesa Cattolica, penso che tutti i membri di Chiesa Cattolica farebbero bene a tacere sul tema della Scienza, perché non hanno il diritto d'esprimere opinioni a riguardo.

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  5. "Concludo citando le parole del Primo Levi che continuano ad essere attuali ed un grande monito per l’Umanità.

    “Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Non iniziò con i 6 milioni di ebrei che persero la vita. E non iniziò nemmeno con gli altri 10 milioni di persone morte, tra Polacchi, Ucraini, Bielorussi, Russi, Jugoslavi, Rom, disabili, dissidenti politici, prigionieri di guerra, testimoni di Geova e omosessuali.
    Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione.
    Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”.
    Se la "normalità" è terrore di di morire di un virus innocuo, odio, ghettizzazione, divisione, estorsione di diritti, ricatto, violenza privata su chi non si vuole piegare, per me se la può tenere chi la vuole. Fino alla morte e oltre.

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  6. In effetti questo saggio di don Carusi è molto interessante e permette di riflettere in maniera profonda sia sul significato della scienza in generale, ma anche sulle modalità secondo cui questo significato viene poi percepito ed elaborato dalle persone "comuni", in particolar modo da quelle che nella loro vita (ed è la stragrande maggioranza) non hanno mai fatto scienza e non hanno mai frequentato per esempio un laboratorio di ricerca. Dico subito che per me questo è sempre stato ed è tuttora un curioso quesito concettuale; ma come può l'epistemologia essere fatta dai filosofi e in questo caso persino dai teologi? Sarebbe come dire che la parafrasi della Divina Commedia debba essere fatta da un fisico teorico. Naturalmente questo non significa che il filosofo o il teologo allora non debbano avere voce in capitolo, anzi ben vengano le critiche e le obiezioni, ma tutto dovrebbe essere sempre pesato per quello che è. Ora, tante osservazioni di questo saggio, secondo me, sono molto interessanti e anche condivisibili e possono rappresentare un ottimo spunto per gli scienziati per farsi un esame di coscienza (il che sarebbe molto auspicabile), ma poi ci si fermi lì, non si faccia poi tutta un'ulteriore confusione sui concetti, come se non ce ne fosse già abbastanza in giro. E' vero, non si dovrebbe mai usare la locuzione "credere nella scienza", si crede in Dio, non nella scienza, semmai la scienza la si dovrebbe condividere ed utilizzare. E poi don Carusi però dovrebbe fermarsi qua, perchè altrimenti poi subentrano le ovvie incomprensioni e le confusioni di chi non ha le competenze specifiche, come per esempio tra i concetti scientifici di ipotesi e teoria, oppure tra fede e fiducia, tra scientismo e scientificità, tra scienza e scienziati, tra opinione e ipotesi plausibile, tra consenso emotivo e consenso scientifico e via dicendo. Purtroppo è vero che la scienza a causa anche di scienziati poco degni ultimamente non sta facendo assolutamente delle belle figure, ma allora (riguardo la scienza) dobbiamo ripartire proprio dalla scienza stessa e da una comunicazione della scienza attenta, precisa, consapevole e aggiornata e non dalla filosofia, nè tantomeno dalla teologia.

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    1. Caro Fabio, condivido molto delle tue osservazioni ma ritengo che la divisione tra Filosofia, Scienza e Tecnica sia abbastanza arbitraria e legata molto al dire comune, oggi sono scienziati anche gli ingegneri (in inglese EGINErs Engine, motore) che sono l'ultimo anello della mia visione del processo.
      Personalmente ritengo che sia il campo della Filosofia sviluppare nuovi modi di pensiero e visione del mondo, campo della Scienza individuare le leggi utilizzando tutta la toolbox del pensiero (quì il contributo dei filosofi) e di ingegneri,chimici e quant'altro convertire le leggi in strumenti reali. Ovviamente le figure sono spesso sovrapposte, individui che incarnano molteplici aspetti del processo, ma sicuramente la catena degli eventi è e deve essere di questo tipo: se non si sviluppa un nuovo modo di vedere e pensare non si possono fare nuove ipotesi, senza un ipotesi è impossibile creare un modello di legge e senza una nuova legge non si può inventare un nuovo strumento per dimostrarla e aprire nuove applicazioni.
      Per il resto accetto volentieri l'ispirazione di Caursi nel conservare come "ipotesi di lavoro" molto di quanto afferma la scienza attuale, lo stesso principio di incompletezza consente che algi stessi fenomeni si poss giungere con teorie diverse anche inconciliabili: in fondo è proprio la difficoltà di conciliare la meccanica newtoniana e l'elettrodinamica di Maxwel a portare alla relatività ed alla MQ a loro volta inconciliabili (al momento). Domani una strana teoria potrebbe tranquillamente descrivere i fenomeni di ambo i lati passando da tracciati mentali imprevisti.....
      per stuzzicarti ti ricordo che la prima e seconda legge della termodinamica sono "quasi sempre" inviolabili perchè il Big Bang è di base una violazione irriducibile di entrambe (anche ipotesi di rimbalzi o fattori esterni impongono un "primo evento" altrettanto violante).

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    2. L'importante, secondo me, è che la divisione concettuale e operativa tra scienza, filosofia e tecnica sia chiara, nonostante come anche lei sostiene, le sovrapposizioni e le contaminazioni reciproche siano evidenti. Personalmente poi quando parlo di scienza io intendo riferirmi alla scienza naturale sperimentale, ovviamente, e cioè a quella scienza fatta di discipline base e di campi di ricerca che intendono indagare, comprendere e spiegare i fenomeni naturali (il mondo), prima di tutto: chimica, fisica e biologia, sostanzialmente e le loro derivate prime, astronomia e geologia, per esempio. L'ingegnere, esattamente come il medico non ricercatore, secondo me non è uno scienziato in senso stretto, ma una figura di formazione scientifica e tecnica che basa la propria attività sull'applicazione dei principi, delle leggi e delle conoscenze che derivano dalla scienza naturale. Da questo punto di vista nemmeno la matematica è una vera e propria scienza, ma piuttosto una forma molto particolare di linguaggio di cui la scienza si serve per far parlare i propri principi. All'interno della scienza c'è poi da stabilire che cosa sia un'ipotesi, che cosa sia un modello e che cosa sia una teoria, tre passaggi chiave del processo scientifico e che quindi sono da ritenere essi stessi come parte della scienza. Inoltre c'è da collocare bene il concetto di sperimentabilità e di riproducibilità, tenendo anche conto delle nuove prospettive fornite dagli strumenti informatici (le simulazioni per esempio). Ora, il saggio di don Carusi, così come quelli di molti filosofi cosiddetti della scienza (vedi per esempio i soliti oramai inflazionati Khun e Popper), è certamente interessante e a tratti condivisibile, come dicevo, ma non rende affatto giustizia, secondo me, di quella che è oggi effettivamente la pratica scientifica. Io penso, infatti, che gli eventuali problemi di chi fa scienza e ricerca oggi, sinceramente, siano un tantino diversi dai soliti principi dei paradigmi e della falsicabilità, e dalla deriva intellettuale in cui versano la comunicazione e la divulgazione scientifica. Ecco perchè dicevo che una nuova epistemologia più pertinente e rilevante non possa alla fine che derivare dagli ambienti scientifici stessi, magari certo, anche con l'aiuto di qualche bravo filosofo della scienza aggiornato come per esempio il buon Telmo Pievani. Infine la tecnica, che anche se ugualmente importante, non è scienza, ma è invece l'applicazione pratica dei principi e delle conoscenze scientifiche; l'ingegnere che costruisce un ponte è un tecnico non uno scienziato così come il medico di corsia o di famiglia che fa le solite diagnosi e cura le solite malattie con i soliti farmaci è anch'egli un tecnico empirico, non uno scienziato. Sono queste, secondo me, soltanto alcune delle fuorvianze logiche e concettuali che, insieme per esempio a delle visioni di autorità e di autorevolezza tipiche di altre dimensioni del sapere, rilevo per esempio anche nel saggio di don Carusi, così come in quelli di molti altri filosofi e teologi nei quali si percepisce quasi sempre quel retrogusto di malcelata idiosincrasia nei confronti della scienza e di cui temo di averne fin troppo chiari i motivi. Ed è per questo che dico allora, attenzione, dare sempre il giusto peso alle cose, secondo me.

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    3. Non posso che concordare con quanto scrivi ovviamente, le divisioni esistono e sono evidenti. Il problema è separare la funzione svolta dal resto, diciamo che oggi a casa ho riordinato, pulito, cucinalto e sistemato il lavello che perde, ho quindi svolto le funzioni di colf, cuoco, idraulico e cliente rimanendo sempre me stesso.
      La realtà è che spesso nella vita e nella ricerca si passa da una funzione all'altra in continuazione, spesso è questa fluidità necessaria che origina abomini: personaggi che non svolgono le funzioni ma si destreggiano tra esse, non eseguendo la funzione si posizionano come "parassiti" del lavoro di altri di cui spesso direttamente o indirettamente si attribuiscono i meriti (e spesso neanche apertamente ma con sottili allusioni).
      Nella vita è facile individuare questi "saltellatori" di casacca in quanto, messi alle strette, usano poche semplici strategie:
      -"questo è un altro argomento/cosa" - si rintanano nel loro mondo precostituito escludendo ogni cosa non conforme alla loro teoria/idea
      -"cosa ne può sapere LEI" - nonostante il ragionamento sia logicamente insostenibile basta annullare l'interlocutore senza dover rispondere
      -"secondo X comunque è così" - meglio soprattutto se X è morto e la questione una citazione, siccome comunque X non è presente.... non è possibile il confronto
      -"esiste uno studio che dice che" - ovviamente lo "studio" può essere qualsiasi cosa magari mai soggetto a peer-review o con bias mostruosi, è una variante del colloquiale "quì c'è scritto che..."

      Ovviamente l'elnco è lunghissimo, nella mia esperienza sono solo i più comuni. Giochi sociali da bar davanti ad un tavernello scadente portati fuori luogo.
      Per rincuorarti hai avuto da me una standing ovation circa la tua affermazione sulla sperimentabilità e riproducibilità, la rivoluzione del metodo scientifico in fondo è lì con il suo cuore pulsante sempre forte!

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  7. https://www.capital.fr/economie-politique/bretagne-des-hypermarches-bloques-par-des-eleveurs-en-guerre-contre-des-prix-injustes-1426973
    intanto in Francia gli allevatori combattono la loro battaglia per la sopravvivenza non contro gli invasori, ma contro le dittature globaliste-tecno-finanziare-sanitarie del WEF, insieme alle decine di migliaia di camionisti e sostenitori a Ottawa. E così in tutto il mondo occidentale. Solo noi siamo ipnotizzati dal drago e quanti minus abens mi avranno palesato in questi giorni dell'elezione del Presidente della Repubblica. Il cervello agli italiani ormai se lo sono incartato e venduto in macelleria. Magari allenteranno qualcosa anche da noi, ma solo per effetto trainato (siamo ancora gli unici occidentali da 50 anni, insieme ai greci da 60 anni tanto per capire l'età degli obiettivi, altro paese visitato pesantemente dal drago e dalla troika in passato, ad avere un obbligo vaccinale e lo rimarremo, tanto per capire, se uno ha ancora qualche neurone funzionante a che livello di dignità siamo ormai), anche perchè per un pò tenteranno la carta della crisi energetica e climatica. Speriamo che le parole di Bill su una crisi sanitaria nel 2023 siano da folli. Ha pure fatto l'accenno a Marburg, un virus col 90% di decessi, che si trasmette per via corporea, ma con l'ingegneria dei virus possono ormai aprirli e mettere dentro un contagiosissimo coronavirus i geni necessari. Abbiamo visto quanto sono efficaci le terapie geniche sperimentali contro virus a mRNA. Già avevano accennato che Omicron si era sviluppato in malati di HIV sudafricani, quasi palesando una unione virale tra i due virus, che per fortuna non c'è stata per ora. Sarebbe una strage, ma le locuste obnubilate dall'avidità in qualche modo vanno fermate. Almeno stavolta non toccherà solo a qualche vecchio mezzo morto, a cui è stata negata la cura, ma anche a qualche colluso. Intanto tutti i baristi qui vicino sono fermamente convinti che i politici hanno bisogno di loro per le tasse. Inutile dir loro che chi gli prende i soldi delle tasse, è anche chi li stampa e glieli dà, come faceva il feudatario ai servi della gleba, per tenerli schiavi. E si credono pure furbi, più furbi di tutti, perchè hanno fatto il soldi. Almeno i servi della gleba potevano ribellarsi, anche se le rivolte medievali, da quella dei Ciompi a Firenze alle altre dei contadini in Francia, furono tutte soffocate nel sangue, fino alla rivoluzione francese. Da allora re e presidenti del consiglio delle democrazie farlocche sanno che possono essere decapitati dal popolo e agiscono di conseguenza. Certo che la demagogia è un'arte sopraffina e senza scrupoli. Se truffassi qualcuno, mi sentirei un verme, questi stanno per arrivare a bucare il 95% degli italiani con un prodotto tossico e ne sono pure orgogliosi. E' proprio vero che in Paradiso ci vanno in pochi, visti i molti imbroglioni e loro sodali. Anche oggi uno mi diceva che tanto muoiono solo vecchi di covid, come se la morte fosse una roba solo da vecchi e quindi chi se ne frega della morte altrui. Questi non si pentiranno mai della loro ottusità mentale egoistica e se anche vedessero morire la gente intorno a loro come le mosche, le considererebbero appunto solo mosche.

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  8. Prof. Burioni le starà antipatico ma come altri virologi, fauci in primis, sostengono che alcuna limitazione coatta contro un virus contagioso come omicron è possibile : ,cioè i veri esperti, cioè i virologi, vanno direttamente contro l'interesse degli epidemiologi. Che poi abbiamo i vaccini ed omicron ha assai meno mobilità di delta è un vantaggio. Io me la prenderei con gli epidemiologi ed i veri incompetenti a capo del ministero della Sanità, quelli che stanno lì con una laurea in scienze politiche e tante amicizie "importanti"..,Sia Bassetti che Sileri, che sono medici veri, hanno detto che entro poche settimane va abbandonata ogni restrizione, mascherine comprese...(Poi se uno le vuole portare è libero, mad eve portare fp2 almeno)...Insomma il male è la poca competenza non la troppa competenza dei virologi

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  9. Magrini (Aifa):Magrini sottolinea: "Ottimi studi mostrano l’assenza totale di benefici dell’azitromicina, l’antibiotico che è stato oggetto di accaparramento, sia nella cura sia nella prevenzione del Covid-19".

    continua su: https://www.fanpage.it/live/covid-italia-news-di-oggi-calano-contagi-e-ricoveri-verso-proroga-obbligo-mascherine-allaperto/
    https://www.fanpage.it/
    Se si parla di moralità della scienza ecco un esempio di totale amoralità, questo Magrini è una persona pericolosa, altro che i medici e persone no-vax: in casa mia su 4 contagiati dal covid, l'azitromicina ha guarito in 24 ore dal covid e, nonostante questo, il compagno di mia figlia medico, non ci crede, pur essendo guarito anche lui in 24 ore e aver pianto e maledetto di non essersi vaccinato la sera che aveva la febbre. Ovviamente il metodo empirico dell'esperienza non vale per tutti, ma che ci vogliamo fare, non tutti abbiamo un cervello funzionante.

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  10. @ Fabio Vomiero 29 gennaio 2022 12:15

    Ti sei scordato di qualche cosina importante: NON ESISTE il verbo "credere" nella Scienza.

    .NON ESISTE il verbo "credere" nella Scienza: infatti senza "dimostrazione" con risultati che confermino una previsione, precedentemente estratta da scienza empirica, scienza (matematica) teorica, scienza (simulativa) computazionale non esiste dimostrazione

    .NON ESISTE il verbo "credere" nella Scienza: ESISTE nella scienza il verbo "valutare" che é connesso ad un processo razionale di soppesamento di meccanismi causa/effetto e del livello d'informazioni note (dati raccolti e conoscenze acquisite) sino al momento della valutazione di un'ipotesi e/o di una teoria. Infatti. con il passare del tempo sia le ipotesi che le teorie sono aggiornate oppure riformulate (in modo più ampio, per tenere conto di nuovi dati e nuove conoscenze stratificatesi con il tempo) oppure trovano nuove conferme (che prima non si conoscevano).

    .NON ESISTE il verbo "CREDERE" nella scienza: esiste una cifra numerica, solitamente espressa in termini percentuali, che esprime l'errore di misurazione, tale errore deve essere minore del livello di tolleranza ritenuta accettabile per quel sistema di misurazione che é stato usato, per misurare quel tale fenomeno.

    .NON ESISTE il verbo "CREDERE" nella scienza: infatti dove niente risolve e dove domina l'incertezza, ci si affida al RASOIO di Occam, in cui a parità d'ipotesi formulate, in genere é probabilisticamente più corretta l'ipotesi che é più semplice e meno complessa

    .NON ESISTE il verbo "CREDERE" nella scienza: ESISTE SOLO un paradigma di pensiero che potremmo stiracchiare ed assimilare impropriamente a quanto enunciato da San Tommaso:"se non vedo, non credo"

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  11. https://ilsimplicissimus2.com/2022/01/26/allarme-dallesercito-usa-dopo-i-vaccini-i-tumori-dilagano/?fbclid=IwAR2KeyDLo2JQLO7CZlw9HkuAkQ61-KU3Gqy8mbz-QQG4He7Q41-0mY7ACMQ
    le paure della Dottoressa Bolkan si stanno già materializzando nell'esercito USA e tra individui giovani e sani (prima). Spero che i criminali paghino per quello che hanno e stanno facendo alle popolazioni occidentali, ma che l'abbiano fatto solo per fermare le locuste, è incredibile.
    "“Posso dire che il numero di diagnosi di cancro nel sistema DMED militare è aumentato da una media di 38.700 all’anno nel periodo 2016-2020 a 114.645 nei primi 11 mesi del 2021. E questo in una popolazione prevalentemente giovane sottoposta a un’attenta sorveglianza sanitaria“. Se tutto questo dovesse trovare una conferma ufficiale sarebbe davvero una bomba atomica sui vaccini e sui loro produttori e proprio questo fatto impedisce che queste notizie circolino nell’informazione. Ma in effetti che l’indebolimento del sistema immunitario a seguito dei vaccini potesse anche portare a una maggiore incidenza di tumori era stato paventato più volte in questi mesi e ora cominciano ad apparire alcune ricerche che studiano il meccanismo attraverso cui questo può avvenire."
    Sta iniziando la moria di massa? Penso proprio che la 4° dose la faranno fare a pochi, almeno spero, e che questa follia finisca al più presto, ma il problema sarà come riusciranno a a salvarsi il sedere i nostri caponi. Hitler nella sua follia dittatoriale invece di arrendersi continuò a far morire il suo popolo fino a che i russi stavano per prendere lui. Speriamo non vi tocchi lo stesso destino, cari compatrioti vaccinati. La stessa Bolkan ha detto che il sistema immunitario ha limitate possibilità di recupero contro le porcherie vaccinali, ma che diminuiscono sempre più con le iniezioni, nonostante questo la grancassa mediatica e l'organizzazione messa su per indurre e costringere all'iniezione continua con la sua opera malefica.

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  12. Risposte
    1. https://ilsimplicissimus2.com/2022/01/26/allarme-dallesercito-usa-dopo-i-vaccini-i-timori-dilagano/?fbclid=IwAR2KeyDLo2JQLO7CZlw9HkuAkQ61-KU3Gqy8mbz-QQG4He7Q41-0mY7ACMQ

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  13. mi sto chiedendo cosa si inventeranno stavolta per fermare i consumi compulsivi delle locuste occidentali? Le opzioni sono 3: guerra, crisi economica e pandemia. Pare che l'ultima opzione sia quasi scaduta e siccome non c'è sufficiente energia per tornare alla "normalità" promessa, ora tocca alle altre 2 opzioni. Basterebbe anche qualche cannonata nel Donbass con qualche migliaio o spero solo centinaio di morti, seguita da una tregua che però chiuderebbe le forniture energetiche russe di gas e petrolio all'Europa, forse per sempre. Ovviamente l'alleato americano invierebbe quello che può in soccorso dei suoi alleati europei e così a tirare la cinghia non sarebbero solo 500 mln di europei, ma anche gli americani del nord, centro e sud. Beh, un bel risparmio. No? Ovviamente le economie emergenti del sud est asiatico non sarebbero più emergenti, ma sommergenti, visto che lavorano per rifornire il 1° mondo di schifezze poco utili. Una bella economia di guerra con poche cannonate e colla immensa paura nucleare, che terrorizzerebbe le locuste, rendendole docili docili ai padroni. Altro che covid. Ovviamente questa è fantapolitica, ma la realtà è che siamo a corto di energia e qualche cosa si dovranno inventare. Aspetto con trepidazione, interesse e curiosità le prossime sorprese.

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    1. https://energyskeptic.com/2022/failing-oil-and-gas-companies-a-sign-of-peak-oil/
      "L'IEA prevede una crisi dell'offerta entro il 2025 nel suo scenario roseo e molto irrealistico di Nuove Politiche, che presuppone maggiori efficienze e vengono adottati carburanti alternativi e auto elettriche (Figura 1). Entro il 2025, con l'81% del petrolio globale in calo fino all'8% per cento all'anno (Fustier 2016, IEA 2018), saranno necessari 34 mb/g di nuova produzione e 54 mb/g se le strutture non vengono mantenute".
      La nuova "normalità"!! Chissà quante novità da qui al 2025!

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    2. nel 2005 si ebbe il famoso plateau del petrolio convenzionale e nel 2008 la crisi dei subprime. Il risparmio fu solo di 1 mbg. Nel nov 2018 fu il picco di tutti i liquidi e poco dopo eccoti il covid. Stavolta è andata meglio, il risparmio è arrivato fino ad 8 mbd. I cali evidenziati da qui al 2025 sono previsti di decine di mbd. Dopo la crisi economica è toccato alla pandemia, ma il risparmio risolutivo è una guerra, che può essere anche farlocca, anzi lo sarà senz'altro, come i subprime ed il covid. Non c'è due senza tre.

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  14. Il testo di Don Carusi contiene indubbiamente una serie di validi elementi di riflessione, tuttavia vale la pena di ribadire quanto affermato da Vomiero e (in parte) anche da Athanasius.
    In altri termini: tra il moderno pensiero scientifico e l'ennesima riproposizione della teologia (neo)tomista e'opportuno scegliere senza indugio la prima... Saluti

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    1. "Secondo Tommaso: «sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i princìpi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità."
      Mi sembra chiaro che le verità fisiche, matematiche e chimiche della scienza, sebbene inferiori a quelle eterne dal punto di vista della giustezza, non possano essere in contrasto con quelle di Dio. E' ovvio che, se vengono manipolate per interessi materialistici, per non dire satanici, è necessario per imporle alle locuste decerebrate, separarle dalle eterne, che impongono un rigido dibattito scientifico, onesto e mirato al sommo bene, cosa che nel caso di questa pandemia non è stato fatto, visto che dopo 2 anni siamo sempre alla vigile attesa e tachipirina. Tutti gli scienziati e medici onesti sono stati messi da parte o esclusi dalla professione con la laida scusa della mancata inoculazione come se fosse garanzia di sanità, mentre è risultato essere il contrario, in quanto con una misura politica, hanno rilasciato il pass verde a tutti i bucati col permesso di infettare liberamente, quando solo un tampone poteva dare una qualche informazione in merito. Praticamente il controllo etico religioso filosofico sulla scienza è stato annullato, mentre doveva esserne il guardiano. Se poi sia stato fatto per fini che non riguardano il piano delle idee, ma quello del controllo materiale delle masse di locuste, può essere giustificabile solo per i decerebrati, ma siccome ormai sono quasi tutti gli 8 mld di umani presenti sul pianeta, vorrà dire che i pochi senzienti dovranno sopportare.

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    2. "Chi vuole essere logico, NON può essere teologico" (PG Odifreddi)

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    3. Oh signore. Odifreddi.
      Rendiamoci al meno conto di quanto sono pericolose certe idee.
      Ci hanno portato alla catastrofe al meno due volte nel 900. E di nuovo, e molto peggio, proprio adesso.
      E poi. Sempre lì. Che ignoranza supina.

      Guido.

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    4. Meglio sapere di NON sapere che credere di sapere (e tendere a imporlo al "resto del mondo")...

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    5. Nei vangeli qualcuno di inossidabile autorevolezza afferma che la Legge è immutabile e non uno iota può variare, poi riscrive tutto.....
      La Legge è immutabile a priori di come viene espressa, basta vedere l'evolversi delle forme delle leggi fisiche e di come venivano espresse, di contro una minima attenzione potrebbe far notare l'assonanza tra il Logos e la Logica. Un discreto principio di non contraddizione sottende tutto il processo della conoscenza nell'occidente, le università erano istituti di diritto ecclesiastico, il sapere in ogni sua forma tesoro custodito gelosamente nelle alte mura dei monasteri e così via. Originariamente la scienza era vista come uno "studio della sublime opera del Creatore" e a tutt'oggi di fondo lo rimane per un credente: se uno crede in un Creatore la sua opera ne è emenazione diretta, conoscere la creazione è quindi tentare di conoscere il Creatore!
      Il conflitto ipotetico tra Scienza e Teologia non credo sia intrinseco (come non vedo un intrinseca contrapposizione tra Filosofia e Scienza) ma da un umanissimo utilizzo di queste dottrine al fine di ottenere ventaggi personali o di "clan". Quante volte si sono alzate le armi in nome di una o dell'altra religione, quante volte una o l'altra interpretazione di una teoria ha figliato in atteggiamenti distruttivi? Ovviamente la scienza o la religione (almeno per quelle recenti) spessissimo non hanno un vero collegamento diretto con questi atti, nessuna crociata prescritta nei vangeli o definizione di "razze umane" nella teoria dell'evoluzione.....
      Il nemico del sapere e della conoscenza è sempre il dogmatismo, una perversa abitudine di voler avere tutto già pronto e utilizzabile immutabilmente ovunque, strumento perfetto di potere spesso utilizzato proprio da chi non pratica la scienza o è animato da VERA fede ma che vuole parassitarne le Verità da usare per dare l'assalto ai suoi simili.

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    6. Correttissima la parentela tra Logos e Logica! E' sufficiente aggiungere che lo studio del Logos pertiene da sempre alla Filosofia (da cui non a caso nasce anche la Logica), NON alla Teologia che (almeno in Occidente) dai Padri della Chiesa in poi se n'e' furbescamente "impadronita" nel tentativo (saggiamente rigettato anche da autorevoli credenti come Kierkegaard) di fondare razionalmente una fede religiosa che in quanto tale NON dovrebbe avere alcun bisogno di basi logico-razionali...

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  15. Lc 6,43-45: "Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo".
    La fede NON significa essere stupidi da un punto di vista razionale, ma anzi è la sentinella di logos, logica, filosofia e scienza. Possiamo dire che Gesù aveva avvertito già 2000 anni fa di valutare i fedeli in base alla bontà delle loro azioni. Il fatto che la Santa (?) Sede si sia schierata per la vaccinazione coatta senza porre il minimo dubbio la dice lunga sul controllo della fede sulla logica contraddicendo il principio di massima precauzione, che deriva dall'auriga virtutis, la prudenza, in pratica non tenendo conto delle virtù cardinali, propugnate e fatte proprie dai Padri della Chiesa, prese dalla filosofia stoica e platonica, perchè riconosciute aderenti dagli stessi Padri al logos cristiano. Ovviamente l'agire dei loro successori non è stato alla loro altezza, ma Gesù stesso ci ha messi in guardia e ha lasciato che la Sua Parola continuasse ad agire per il tramite dello Spirito Santo. Ieri notte uno spirito buono mi ha spinto alle ore 5,30 verso la Messa di uno degli ultimi sacerdoti degni di questo nome. Ieri era San Biagio, protettore delle malattie dell'apparato respiratorio e lui, durante la Messa, ha benedetto i polmoni di tutti i fedeli che lo desideravano. Io non sapevo nulla di questa pratica, ma lo sapeva mia moglie essendo cresciuta nella parrocchia di San Biagio ai Casini, qui vicino. E' bello lasciarsi trasportare dallo Spirito Santo verso esperienze sconosciute. E' un pò come il nocchiero che volgeva il timone verso lidi mai visti. Dà un senso di libertà spirituale, che tutti dovrebbero provare.

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    1. Fede sentinella di logica, filosofia e scienza?
      Come annotato sopra da Chip, cio' chiaramente prepara il terreno a quel fondamentalismo/integralismo teologico-politico, che tanto (comprensibilmente) ci scandalizza nel mondo islamico e/o in quello indu' e dal quale mise in guardia ad es. il saggio Spinoza a fine Seicento...

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    2. e allora è come parlare ai sordi. Ma secondo te l'etica e la morale a cosa servono? La moralità della scienza non è nella scienza, ma nei cuori e nelle menti degli scienziati e se cuori e menti non obbediscono alle leggi morali, ecco che si può avere una scienza amorale. Questo non vuol dire che uno scienziato integerrimo e ligio alle leggi morali non sbagli mai, ma sarà meno amorale di uno che se ne frega di tali leggi, che, se uno avesse letto i libri sapiensali della Bibbia, sarebbe così ricolmo delle leggi morali, che sbaglierebbe sicuramente meno di chi non li ha letti. Però questi libri, e tutta la Bibbia, vanno letti con fede, sennò uno può leggersi le fantasie di Umberto Eco e credere a quelle.

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    3. Peccato che antropologia culturale, storia e altre scienze umane mostrino ad abundantiam che (per dirla con Weber) esista e in un certo senso sia sempre esistito de facto un 'politeismo dei valori' che razionalmente non può/non deve essere sottomesso ai desiderata monopolistici del Clero afferente ad UNA SOLA qualsivoglia (autoreferenziale) Rivelazione religioso-confessionale, pena quei disastri più volte emersi dall'Antichità ai gg nostri...

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  16. https://www.commondreams.org/views/2021/12/09/heres-fracking-truth-about-americas-last-fossil-fueled-hurrah
    torniamo sulla terra. E' bello svolazzare nell'iperuranio delle idee e dello spirituale. E' bello e necessario per non impazzire, ma i pozzi di scisto di gas e petrolio americani sono alla frutta. Come dicevo prima una cannonata nel Donbass può seppellire il consumismo nel cimitero della storia, insieme a molti di noi, locuste o meno, nel cimitero comunale.

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    1. https://energyskeptic.com/2022/peak-fossil-fuels-overview-of-peak-oil-coal-and-natural-gas/
      non c'è niente da poter fare, bisogna accettare il fato. Poi ormai sono troppo in là cogli anni per tentare nuove strade e l'unica cosa che posso fare è piantare vasi di prezzemolo e basilico per non perdere, insieme alla salvia e al rosmarino, gli odori che hanno accompagnato tutta la mia vita. Nella campagna toscana un proverbio dice che chi ha la salvia nell'orto, campa 100 anni. Ne uso 70 foglie ogni volta che faccio il pane. Non si sa mai.

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