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domenica 12 luglio 2020

Gli Amish, il "popolo semplice" che rifiuta il progresso


Tutti abbiamo sentito parlare degli Amish, per lo più come di una comunità folcloristica che vive in America rispettando usi e tradizioni di alcuni secoli fa.
Sappiamo che rifiutano il progresso, che si spostano usando calessi trainati da cavalli e che si vestono in modo eccentrico.
In genere le nostre conoscenze di questo popolo non vanno molto più in là.
Credo invece che la loro stessa esistenza e resistenza in pieno XXI secolo meritino un doveroso approfondimento, non fosse altro come testimonianza del fatto che è possibile vivere consumando poco e rispettando la natura nel bel mezzo degli Stati Uniti d’America, e non in una remota landa della foresta pluviale brasiliana.
A chi volesse effettuare questo approfondimento consiglierei di leggere il libro di Jacques Légeret “Amish, una comunità fuori dal tempo” (Claudiana Editrice) e quello di Andrea Borella “Amish” (Xenia Edizioni). Nel web sono disponibili anche numerosi siti sull’argomento e qualche film (tra cui il famoso “Witness” del 1985).
Il quadro risultante è di estremo interesse.
Innanzitutto, i numeri. Stiamo parlando di una popolazione di oltre 300 mila individui, distribuita in decine di Stati USA. La gran parte in Indiana, Ohio e Pennsylvania (qui si trova uno dei nuclei più consistenti, nella contea di Lancaster, a soli 250 km. da New York).
Non sono numeri eclatanti, ma sufficienti a far ritenere gli Amish qualcosa di ben diverso da un semplice fenomeno di costume. Il loro tasso di crescita demografica, oltretutto, è assai elevato, uno dei maggiori in assoluto: ogni coppia Amish mette al mondo una media di 7 – 8 figli.
Ma che non si tratti di un semplice fenomeno di costume lo testimonia anche tutta la storia degli Amish che affonda le sue origini nell’Europa di fine XVII secolo e, ancor prima, nel movimento anabattista del XVI secolo.
Non è il caso qui di scendere nei dettagli di queste origini, basti dire che l’anabattismo nacque dal rifiuto di elargire il battesimo ai neonati, riservando la celebrazione di questo sacramento ai soli adulti consenzienti.
Al giorno d’oggi, nella nostra società secolarizzata, questa controversia può apparire banale, ma all’epoca fu sufficiente a scatenare una vera e propria persecuzione contro i sostenitori di questa tesi (e di altre, tra cui l’egualitarismo e il disconoscimento delle autorità ecclesiastiche) e contro i vari movimenti che nacquero dalle scissioni prodottesi in seno all’anabattismo.
Una di queste, promossa da un vescovo svizzero di nome Jacob Ammann, diede vita al movimento Amish.
I seguaci Ammann, come quelli di Menno Simons (i Mennoniti), per sfuggire alle persecuzioni emigrarono a partire dal 1720 nel Nuovo Mondo, quell’America che era ancora una colonia inglese, ma nella quale vi erano enormi spazi in cui insediarsi.
Negli anni successivi l’ondata migratoria proseguì, al punto che in Europa non rimase nessun Amish.
Nelle nuove terre, il movimento si mantenne coeso, conservando tutta una serie di tradizioni religiose e sociali, a partire da una particolare lingua, il Pennsyilvania Dutch, sviluppatasi nell’America del XVIII secolo a seguito dell’immigrazione di decine di migliaia di persone di lingua tedesca.
La fonte principale di sostentamento di questo popolo è sempre stata l’agricoltura, attività nella quale gli Amish eccellono; nel praticarla utilizzano attrezzi e tecniche di secoli addietro e questa particolarità mi consente di introdurre l’argomento che vorrei maggiormente approfondire nel limitato spazio di un articolo, e cioè il rifiuto della modernità e del consumismo da parte degli Amish.
Per dissodare i campi usano un aratro trainato da un cavallo. “Per gli Amish soltanto il lavoro con il cavallo permette all’uomo di “rispettare” la terra, perché il trattore “schiaccia” troppo il suolo e non rispetta l’equilibrio divino.” (Jacques Légeret, cit., p. 129) Anche l’uso di fertilizzanti e pesticidi è ridotto al minimo. Ovunque possibile sono privilegiati i rimedi naturali.
Analogo discorso vale per tutte le altre attività produttive, relativamente alle quali gli attrezzi e le procedure manuali sono preferiti a quelli automatici.
Ma il rifiuto della modernità e della mondanità è ben più radicale, giunge a rigettare l’uso dell’elettricità pubblica. Per illuminare le case usano candele o lampade a olio o altri combustibili, per riscaldarsi accendono camini e stufe.
Se devono utilizzare per motivi particolari e inderogabili una fonte di energia elettrica, fanno ricorso a piccoli generatori autonomi che installano a una certa distanza dalla casa.
La mancanza del collegamento alla rete elettrica comporta il non utilizzo di televisione, radio e computer.
Ma la rinuncia a questi strumenti non è una questione puramente tecnica. In una delle periodiche riunioni per valutare l’impatto delle nuove tecnologie sulla vita della comunità, i maggiorenti Amish con potere decisionale tanti anni fa stabilirono che portare nelle case dei fedeli i messaggi della radio (e poi quelli della televisione, e poi ancora quelli di internet) avrebbe costituito un grave pericolo per la saldezza dei principi religiosi e morali del popolo Amish.
Essi temono i contatti con il mondo esterno, vedono come la vita degli “inglesi” (così chiamano gli americani e tutti gli altri stranieri) sia stressante, piena di preoccupazioni, banale, e cercano il più possibile di restarne lontani.
Non usano tutti quegli elettrodomestici e strumenti che funzionano con la corrente elettrica, dalla lavatrice alla lavapiatti, dall’aspirapolvere al frullatore, né quelli che funzionano con motore a scoppio, a iniziare dall’automobile fino alla gran parte degli strumenti agricoli.
La rinuncia all’automobile ha tanti significati: il non volersi allontanare dalla propria comunità, il dispregio per il mito della velocità, il non voler competere con chicchessia relativamente al modello di veicolo posseduto e così via.
Laddove vi sia una grave necessità di raggiungere luoghi lontani, gli Amish possono prendere il treno, l’autobus o un’auto a noleggio con conducente.
Conoscono le tecnologie più moderne e non escludono, in casi eccezionali, di farvi ricorso, ma non intendono utilizzarle nella quotidianità, ritenendosi soddisfatti di ciò che hanno e della vita che conducono.
Potrei elencare tante altre particolarità interessanti del popolo Amish, ma lo scopo di questo articolo è un altro, rispondere alla seguente domanda: è possibile esportare il modello sociale e comportamentale degli Amish in altri contesti, in modo da rallentare la folle corsa verso il disastro che contraddistingue la nostra era?
Gli Amish sono l’esempio di come sia possibile vivere bene consumando poco (e avendo quindi un’impronta ecologica assai leggera) nel bel mezzo del Paese più consumista del mondo.
Da noi e in tanti altri Paesi esistono movimenti che predicano la cosiddetta decrescita, ma hanno scarso seguito nonostante propongano uno stile di vita ben meno rigoroso di quello degli Amish.
Perché questa illogicità? A mio avviso i motivi sono due.
1) Il fattore religioso. Tutta la vita degli Amish ruota intorno alla fede in Dio, al rispetto delle tradizioni religiose ereditate dagli antenati e alla lettura e interpretazione della Bibbia condivise dalla comunità;
2) Il fattore sociologico. La rinuncia alle comodità offerte dal progresso tecnologico affrontata all’interno di un gruppo omogeneo di persone che parlano la stessa lingua, vestono i medesimi abiti e condividono le stesse abitudini, è più facilmente sostenibile di altre rinunce, magari più blande, ma da affrontare individualmente all’interno di una società che non le condivide.
Come fare dunque per convincere l’uomo contemporaneo a consumare meno e ad assumere uno stile di vita analogo a quello del popolo Amish?
Riportare in auge il vecchio Dio è impresa impossibile. Una volta che la ragione ha scalzato la fede, a quest’ultima rimane ben poca voce in capitolo e viene ascoltata da un numero sempre più ristretto di persone. Per mantenersi in vita, la fede deve scendere a compromessi continui, accettando le novità tecnologiche imposta dalla società dei consumi (con la solita scusa che non è lo strumento in sé a essere cattivo, ma l’uso che se ne fa …).
Dunque la ragione ha prevalso e l’“isola” Amish può sopravvivere proprio in quanto “isola”.
Ma l’assunzione di stili di vita meno consumistici non è un “optional”. Se vogliamo che la nostra specie (insieme alle altre) viva un po' più a lungo su questo pianeta, volenti o nolenti dovremo rinunciare a tanti gingilli tecnologici che oggi ci appassionano.
E se la riflessione individuale non è sufficiente a portarci in questa direzione, allora forse una teoria come il Cancrismo può aiutarci nell’intento.
Avere la consapevolezza di rappresentare per la biosfera una sorta di malattia, di disfunzione, può essere la molla in grado di far scattare in noi il desiderio di devastare meno l’ambiente e di preservare un po' di più la natura.
Ma questo è un altro discorso, da sviluppare in altra sede.

18 commenti:

  1. Ho approfondito molto la questione Amish, in caso suggerisco un sito americano (https://amishamerica.com/category/amish-questions/).
    A parte alcuni aspetti specifici dimostrano come in larga parte sia possibile abbassare le richieste di vita senza problemi ma....
    La sanità amish è quella USA
    Utilizzano vari strumenti elettrici e motori a combustione (anche auto a nolo con autista)
    Commerciano con l'esterno per acquistare il necessario (https://www.popularmechanics.com/cars/car-technology/a24666/how-the-amish-build-a-buggy/) ma sono esenti da alcune tasse e altri aspetti legali USA.
    Per quanto approvi il loro stile di vita esso dipende fortemente da una serie di elementi "ad alta energia" a buon mercato (metalli, componenti, medicine etc)che richiedono una ccatena di approvvigionamento lunga e complessa, di contro ne usano probabilmente un ordine di grandezza in meno.

    La loro peggior debolezza è l'auodifesa, una comunità simile è possibile solo all'interno di un'entità che garantisca la difesa del territoro e della proprietà, al contrario del villaggio medioevale, al centro dei campi e fortificato, gli amish vivono in fattorie disperse. Hanno ottimizzato la loro vita per la resa agricola poichè non devono preoccuparsi della questione di mantenere la legge e difendersi, appaltata allo stato ospite (https://www.wfmj.com/story/16114272/fbi-arrests-7-in-amish-haircut-attacks-in-ohio?clienttype=printable).

    Dal punto di vista demografico sono inoltre un incubo viaggiante (https://medium.com/migration-issues/how-long-until-were-all-amish-268e3d0de87). Con 5 figli mantengono una popolazione stabile, limitata ovviamente dalle risorse disponibili, "esportando" l'eccesso sulle comunità circostanti, una comunità amish si comporta quindi come un generatore di manodopera a bassa specializzazione a carico dello stato ospite! Nulla di più lontano da un cancrista, lontano anche dalla mia idea.

    Ritengo che la loro sottocultura sia da studiare a fondo nei metodi individuati ed in molti aspetti del "modus vivendi" in quanto decisamente più avanzati dei nostri, rimango dubbioso sulle rese agricole reali senza piccoli trucchetti a bassa tecnologia ampiamente disponibili ma che non mi risulta applichino. Ovviamente comprendo il sentimento del nostro anfitrione, io per primo ammiro questi individui ma li ritengo un anomalia ispirante, un fantastico quadro in un museo, purtroppo la loro esistenza e continuazione, come il quadro, dipende da una struttura che investa per preservarli. Sono una biodiversità culturale e tecnica che meriterebbe un analisi al pari di quella amazonica, le loro peculiari scelte potrebbero contenere soluzioni mai viste a problemi che ancora non siamo arrivati a porci.

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    1. Ci sono aspetti inquietanti Athanasius...approfondisci ancora.

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    2. Sono aperto a suggerimenti, di mio ho cercato di capire la loro relazione con l'ambiente, per il resto ho grattato solo la superficie di questa cultura.
      Ho notato come molto del loro lavoro sia semplicemente "bloccato nel tempo" senza veri adattamenti, per questo ho approfondito la parte di esternalizzazione che hanno adottato. Sicuramente sono un buon esempio nel campo agricolo come tecniche, hanno rese discrete senza impiego di fertilizzanti di sintesi e fitofarmaci, dal punto di vista effettivo sostituiscono molto del lavoro meccanico con quello umano senza reali vantaggi in termini di risorse consumate e, in ambiti specifici, sono addirittura uno spreco di energia.
      Come vediho saltato a piè pari i motivi che li spingono alle loro scelte, quando si parla di credenze personali è certo un certo livello di "follia", nel caso di gruppi chiusi con regole rigide la cosa si esponenzializza: ognuno deve scendere a compromessi tra ciò che crede e la realtà per ciò che è, un gruppo chiuso che rifiuti aspetti così estesi della società in cui vive subisce questo effetto in maniera estrema, questo crea alcuni dogmi che devono essere difesi fino alla morte pena la distruzione dell'ego e del gruppo sociale.

      Se hai materiale sugli Amish mandamelo, sarei felice di approfondire.

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  2. Facendo tutti quei figli, stanno correndo verso il disastro anche loro. Addirittura, da questo punto di vista, penso che sia preferibile essere consumisti senza figli (morta io muore anche il mio consumo), che essere Amish e ogni generazione triplicare il proprio consumo, per poco che sia.
    E lo dice una che vive quasi come gli Amish, cavallo compreso...

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  3. i sistemi per eliminare un pò di cellule cancerose ci sono e li useranno alla bisogna. Non possono certo innescare la decrescita con le buone. Intanto credete pure nell'ecobonus e sisma bonus, nel decreto rilancio e altre menate. Dove sono le infinite risorse per trasformare il patrimonio edilizio anche solo nostrano?Nessuno ha mai fatto i conti, ma non escludo il consumo di almeno 1000 barili/casa. Per mln di casa, siamo a 5 mldb. Moltiplicatelo per 100 stati, siamo a 500 mldb. Il consumo di petrolio del pianeta di circa 14 anni. Addio bene mio, dicevano in casa mia da piccolo.

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  4. Sebastiani, le cose non stanno solo come lei ce le descrive.

    Qualora non trovasse nulla che la facesse ricredere sugli Amish, provvederò io a postare qualche link.

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    1. Sono comunque lieto di aver innescato la discussione, e credo che, dovendo inevitabilmente frenare la nostra corsa verso il baratro, la cultura di ogni popolo che vive con poco sia da approfondire adeguatamente.

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    2. Bene Sebastiani e allora approfondiamo:

      https://it.insideover.com/religioni/il-lato-oscuro-degli-amish.html

      https://www.esquire.com/it/news/attualita/a30610012/amish-scandalo/

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    3. Ho letto, cose orrende. Accadute anche in seno alla Chiesa Cattolica e ad un certo livello gerarchico. Temo che accadano anche in altre comunità. Io non intendevo santificare gli Amish, ma solo vedere se si può vivere consumando meno. Se poi violentano i minori è tutta un'altra faccenda (ma non credo che siano tutti colpevoli).

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    4. Lo spunto di riflessione da prendere in considerazione secondo me è il seguente: uno stile di vita semplice, fatto di pochi bisogni essenziali, spesso fa il paio con una certa arretratezza culturale.

      Popolazioni o comunità ammirevoli per lo stile di vita ecosostenibile, devono poi fare i conti con un retaggio culturale fatto di superstizioni, soprusi, abusi, ingiustizie, negazione dei più elementari diritti umani etc..

      Noi "inglesi" siamo i principali responsabili del disastro ambientale che oggi ci circonda, tuttavia non siamo solo il risultato di un progresso scientifico e tecnologico, siamo anche il prodotto di una continua evoluzione culturale che ci ha garantito l'affermarsi dello stato di diritto (sia pure con casi di soprusi, corruzione, ingiustizie) e, soprattutto, la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, in vista di un confronto continuo e costruttivo su basi egualitarie e questa è una prerogativa solo delle società più avanzate.

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  5. @ Tutti
    siccome non è più possibile aggiungere commenti al post
    https://ugobardi.blogspot.com/2020/07/energia-e-infrastrutture-chi-ha-diritto.html

    mi attracco quì :-)

    A qualcuno è venuto in mente, che SE una della VARIABILI CHIAVE degli scenari futuri, ossia il Melting degli idrati di Metano in Siberia iniziano a scongelarsi più rapidamente di quanto già oggi stiano facendo (finendo il CH4 dilavato in atmosfera), ALLORA anche ipotizzando un'improbabile cambio di paradigma energetico dell'umanità (di cui non vi è traccia), SAREBBE COMUNQUE PREFERIBILE per l'umanità continuare a bruciare Metano (nel mix energetico rinnovabile+metano), per usare il metano per produrre energia elettrica e/o locomozione e per convertirlo in CO2, perchè in ultima analisi, la CO2 sarebbe assorbibile dai sistemi vegetali (foreste, oceani) mentre il Metano (CH4) in atmosfera (30 volte più potente come effetto serra) non se lo fotosintetizzerebbe nessuno, ma andrebbe estratto con mega-macchinari ad hoc!.

    saluti

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    1. La cosa stà già avvenendo, su questo stesso blog da parte mia è stato indicato molte volte, lo stesso Bladi se ricordo bene un po' sconfortato confermava la direzione intrapresa (il suo disappunto era per l'uso di metano fossile, nonostante l'EROEI positivo).
      La guerra dei gasdotti e il piano europeo ruotano proprio intorno a quanto tu affermi, nel caso del piano europeo curiosamente si propone di aggiungere al mix l'idrogeno: l'idea sembrerebbe di utilizzare l'infrastruttura metanifera addizionando idrogeno al metano senza modifiche infrastrutturali (provato dall'ENI con un 20% cirrca a memoria) in modo da utilizzare la rete e lo stoccaggio per livellare i problemi delle rinnovabili.

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  6. Ha già scritto tutto Athanasius, ma qui c'è davvero un cortocircuito di tutto rispetto: "è possibile esportare il modello sociale e comportamentale degli Amish in altri contesti, in modo da rallentare la folle corsa verso il disastro che contraddistingue la nostra era?" e "Il loro tasso di crescita demografica, oltretutto, è assai elevato, uno dei maggiori in assoluto: ogni coppia Amish mette al mondo una media di 7 – 8 figli.".

    7-8 figli... con una mortalità "naturale" o avvalendosi delle tecniche mediche moderne? Perché c'è una bella differenza: niente da ridire sui 7-8 figli, ma... quanti di quelli sopravvivono? E come? Non sono dettagli.

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    1. https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2019-07/crollo-demografico-italia.html

      1.Che c'azzecca la demografia con l'annuncio della buona novella, del Vangelo?!

      2.Come mai in Vaticano, non hanno studiato i quozienti?!

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  7. Ho trascorso alcuni giorni proprio nella contea di Lancaster, in Pennsylvania, una decina di anni fa. Quello che ricordo ancora molto bene era il piacevole clima sociale, molto più disteso e rilassato rispetto al resto della nazione. Per mantenersi producono originali manufatti artigianali in legno e cucinano per i visitatori ottimi piatti con cibo prodotto localmente, pietanze a base di molti vegetali e poca carne. Ma quello che mi è rimasto più impresso è stato il loro ottimo aspetto fisico: alti e snelli, anche le persone avanti negli anni. Gli uomini anziani, con le loro belle lunghe barbe bianche, trasmettono un senso di posata autorevolezza. Tutto il contrario rispetto agli stressati, obesi, bulimici e pesanti uomini del resto del "made in Usa"

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  8. Sottoscrivo i commenti di Athanasius, Gaia e MrKeySmasher.
    Sette figli nel 2020!?!? Gli antibiotici li usano? La pillola contraccettiva?
    Temo siamo dalle STESSE parti della funesta bomba demografica africana (e in parte asiatica).
    Follia!
    Applico la mia conigliata di figli agli altri, contro gli altri.
    Qui in Italia abbiamo già subito il noto e paradigmatico caso Kyenge.
    L"iperprolificità è una sciagura egalitaria. :(

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  9. Post molto interessante.... Se ho ben capito lo scopo del post era quello di invitare a imparare qualcosa di utile - non quello di proporre un modello perfetto e unico per tutti... E' molto interessante studiare i modelli del presente e del passato, per poi correggerli, diversificarli e iniziare a sperimentarli anche in prima persona.. Infine, i fattori di coesione culturale e religiosa non devono essere necessariamente quelli del passato.... Possono cioè essere riferimenti nuovi - ma anche radicati nella storia, che svolge un ruolo simile all' humus agricolo- e altrettanto importante, penso..... (Con nuovi riferimenti culturali si superebbe anche la questione della prolificità, che per gli Amish ha radici nei contesti demografici biblici... Anche se l'impronta di 8 bambini Amish probabilmente equivale a quella di 1 bambino US, detto spanne, senza pretesa di alcuna precisone ).

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