Dettaglio della profetessa di Delfi di John Miller (1891


martedì 23 giugno 2020

Siccità: galoppa nella nebbia parolaia e cementizia


                                                Fichi sofferenti per la siccità
 Post di Silvano Molfese

Nel dibattito pubblico sulla pandemia da Coronavirus una figura nuova per il grande pubblico è salita, suo malgrado, alla ribalta televisiva: quella dell’epidemiologo. Questi professionisti ci hanno spiegato come e perché si diffondono le epidemie e le misure preventive da adottare in attesa di un vaccino e di cure efficaci.

Al momento si dibatte sulla ripresa delle attività produttive, stiamo ascoltando anche giornalisti, politici e imprenditori: questi ultimi hanno parlato delle loro proposte imperniate come al solito sulla ripresa della crescita; il tutto è condito dalle polemiche governo-regioni, tra regioni e via dicendo.

Nonostante da diversi mesi si dia tanto spazio televisivo alla pandemia, sono quasi assenti dalla discussione quotidiana gli aspetti ecologici che ci hanno portato al blocco mondiale. Eppure in Italia non mancano gli ecologi che lavorano da tanti anni, tuttavia questi esperti non hanno spazio nei dibattiti in TV: perché? Secondo me forse interrogati su questo argomento potrebbero rispondere che il virus SARS-CoV 2 è "agente causale" di questa pandemia secondo la definizione di Lewontin (1).



Le cause che hanno favorito lo sviluppo del Covid 19, come di altre patologie animali e vegetali, sono legate all’intromissione sempre più massiccia dell’uomo negli ambienti naturali, alla concentrazione sempre più elevata di persone nei centri urbani, ai fitti scambi commerciali su scala globale, alla concentrazione sempre più spinta di animali domestici; all’inquinamento di tutto l’ambiente che ci circonda, con numerosissime sostanze di sintesi.

Il saccheggio metodico delle risorse naturali è praticato pure in Italia anche se spennellato di verde: per alimentare le centrali termoelettriche nostrane, che vanno a legna, adesso chiamata biomassa, annualmente si bruciano circa 5 milioni di tonnellate di pellet; di queste ne importiamo oltre 4 milioni dall’estero. Bruciare tali quantitativi di legna significa immettere nel giro di un solo anno milioni di tonnellate di CO2, biossido di carbonio, che saranno riassorbiti dalle piante in diversi decenni.

A livello globale in quasi due decenni, fino al 2018, sono stati rasi al suolo o incendiati qualcosa come 230 milioni di ettari di foreste primigenie, in pratica una superficie estesa quasi otto volte l’Italia! (2)

Le cause che ci hanno condotto a questo punto andrebbero ricercate nel sistema economico imposto in tutto il mondo e che favorisce la distruzione delle foreste, per trarre profitto e impossessarsi di vasti territori: non sia mai far parlare un ecologo tutti giorni in televisione!

Luca Mercalli, sul Fatto Quotidiano, segnala le preoccupanti anomalie termiche: ben 25 °C sopra la media in Siberia, a Khatanga, il 22 maggio (3); a Bologna il 14 aprile, nel giro di mezzora, la temperatura si è abbassata di ben 12 °C! (4)

Sono dati che dovrebbero destare una forte preoccupazione collettiva ed una quotidiana discussione pubblica a tutti i livelli perché è in discussione la sicurezza alimentare di quasi tutta la popolazione italiana. Le piante, come tutti gli esseri viventi, soffrono per queste elevate e rapide escursioni termiche e, se non deperiscono, certamente produrranno molto poco.

Dieci anni addietro la Russia bloccò le esportazioni di cereali per una intensa e prolungata ondata di calore ed il prezzo del grano si impennò: qualche mese più tardi quasi tutti i paesi del Nord Africa erano in rivolta.

Da ben due secoli si bruciano ingenti quantità di combustibili fossili e la distruzione delle foreste avviene proprio mentre aumenta la concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera: per questo parametro siamo già molto oltre la soglia di sicurezza e le conseguenze sono il caos climatico e la siccità che aumentano anno dopo anno.

Per la siccità a Città del Capo, Sud Africa, l’acqua è razionata e la popolazione giornalmente può consumarne solo cinquanta litri a testa! (5) Cosa succederebbe se in Italia fossimo costretti ad un consumo idrico limitato a cento litri pro capite al giorno? Non oso immaginarlo.

La preoccupazione è più che motivata: le temperature medie aumentano, le portate medie dei principali fiumi italiani e le precipitazioni nevose stanno diminuendo come anche l’infiltrazione dell’acqua che ricarica le falde.

Questi fenomeni si verificano a livello mondiale e quindi non possiamo fare affidamento su aiuti alimentari esterni. Mentre la siccità avanza al galoppo, vengono riproposte colate di cemento per le tasche delle imprese cementizie e per la gioia dei politicanti e di numerosi sindacalisti.



Bibliografia

(1) Lewontin R.C., 2010 – Biologia come ideologia. Bollati Boringhieri, 43 (Rimasi colpito dalla distinzione tra causa ed agente causale dell’Autore)
(2) Bertacchi A. 2019 - Relazione al convegno Resilienza o estinzione, Pisa 22 marzo 2019 http://mediaeventi.unipi.it/category/video/Resilienza-o-estinzione-parte-seconda/5eb581096cc392dfdbd8cd35cbec5bcf/206 al minuto 97.
(3) Mercalli L., 19 aprile 2020, - Il virus è poca cosa rispetto al disastro ambientale futuro. Il Fatto Quotidiano, 13
(4) Mercalli L., 24 maggio 2020, - In Italia arriveranno le notti “tropicali”, ai tropici tempeste. Il Fatto Quotidiano, 13

(5) Rai Tre – Acqua perduta - Presa Diretta di lunedì 3 settembre 2018

14 commenti:

  1. Sento i politicanti della sx liberal, di quella sovranista blaterare di "ripresa dei consumi".
    In un paese che ha un deficit ecologico di 3 - 5 volte il sostenibile.
    Pazzi, essi e la maggioranza delle persone che li votano e prendono a riferimento.

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    1. Il problema è che NESSUN partito propone alternative. Ci si poteva aspettare che, quantomeno, i 5 stelle bloccassero la TAV, come avevano promesso e secondo il calcolo costi-benefici risultato negativo. Lo hanno fatto?
      Conte sta simpatico a tutti, ma come crescista è insuperabile. Pil, consumi, grandi opere...
      Io ho saltato un paio di tornate elettorali, ma non è servito a molto, ovviamente. Da anni dico che servirebbe un partito della decrescita, ma nessuno ne ha il coraggio. E, con non solo i "poteri forti" ma anche tutti i media allineati, sarebbe una strada in salita. RAI compresa, ovviamente: paghiamo il canone per sentirci dire che se il Pil non cresce è un guaio e che devono ripartire i consumi.

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    2. Gaia, saremmo lo zero virgola per cento. Fosse per me tu saresti già Presidente del Consiglio! :)

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    3. Ad esempio sulla decrescita demografica perderemmo subito i verdognoli con le loro campagne no-border sì immigrazione di massa senza se e senza ma. Idem per i radicali alla Bonino che è nella dirigenza di OSF di Soros.
      I rossi, per tradizione e genesi, sono industrialisti, tecnoteisti e crescitisti. Il rimanente è puro BAU.
      La destra rurale, latifondista, reazionaria (un programma ecologico implicito) in Italia non esiste: i sovranisti sono sx progressista (v. Lega culo e camicia col PD, entrambi furiosamente pro grandi opere, a partire dal TAV in Val Susa) con connotata nazionalistiche invece che marxiste o liberal.

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    4. Sono d'accordo con l'Uomo che Cammina, e dico PURTROPPO.
      Purtroppo, Gaia, siamo LO ZERO VIRGOLA PER CENTO.
      SOB !!!! (pianto)

      - Tiziano

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    5. Non lo so... io non sottovaluterei la capacità di adattamento e di cambiamento dell'essere umano. Per ora, una proposta alternativa di questo tipo non c'è, ma se si spiegasse alle persone che c'è un modo per vivere meglio, avere un ambiente più sano, una società più equa (mi dispiace, ma resto convinta che finché hai grosse diseguaglianze le masse NON accetteranno nessun 'sacrificio' e vorranno essere come i ricchi), e più tempo libero, certo, in cambio di una riduzione a partire dai salari più alti con cui comunque si comprano cose inutili... bè, a molti piacerebbe. Piuttosto, sarebbe difficile superare il fuoco incrociato di Confindustria, giornali di regime, economisti vari, interessi economici di ogni sorta che non rinuncerebbero a un centesimo... ma si potrebbe fare.
      Uno dei motivi per cui la gente non vuole rinunciare a cose che non servono è il conformismo sociale. Ho amici con ottimi stipendi e lavori prestigiosi che non sembrano per niente soddisfatti, e spesso mi sembra che vivo molto meglio io. Solo che, ovviamente, quando si tratta di fare cose insieme il mio minor reddito mi rende difficile stare al passo. Se avessimo tutti meno, ci vedremmo di più, cucineremmo l'uno per l'altro anziché andare fuori, e nessuno si sentirebbe escluso.

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  2. Le domande sono sempre quelle: in che misura giova alla resilienza del "sistema Italia" continuare a importare da qualsivoglia estero centinaia di migliaia di nuove persone all'anno? Agevola la riduzione degli inquinamenti? Conduce verso una riduzione dei consumi idrici? Giova alla "sicurezza alimentare"? Comporta una riduzione dei consumi di suolo? Aiuta a ridurre la volumetria degli edifici sottoposti a riscaldamento/raffreddamento? Porta a una maggiore indipendenza energetica? E via così, perché di quesiti dello stesso tipo ce n'è una sequenza ben più lunga.

    Mercalli, per un certo tempo, in Tv c'è stato con una cadenza piuttosto regolare. A parte gratificarci con dei bei sorrisi e quel garrulo farfallino, non è che abbia contribuito gran che ad accrescere la consapevolezza di noi del volgo. Anche perché non riesco a ricordare che si sia mai soffermato su quesiti tipo quelli che ho appena iniziato ad elencare.

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    1. Secondo la teoria economica di Marx è necessario importare manodopera per mantenere il tasso di disoccupazione abbastanza elevato, in questo modo si mantiene bassa la media salariale e, di riflesso, si premia la rendita.... Non l'industria attenzione, la rendita, l'industria reale teme i bassi salari, Ford per primo insegnò che la manifattura necessita di paghe adeguate per prosperare.
      Dal punto di vista ecologico ha senso imporre la direzione dell'immigrazione selvaggia per comprimere al massimo i consumi e condensare la ricchezza nelle mani di pochi, possibilmente con una forma di dittatura repressiva : pochi che hanno tutto comunque non consumano molto e sono motivati a sopprimere anche fisicamente chi mette in pericolo la loro posizione, questo porta a un 99% in condizione di sussistenza con consumi da Africa sahariana. Accompagnato dal prevedibile calo del l'aspettativa di vita questo dovrebbe bastare a riportare in negativo l'impatto ecologico.
      Ovviamente rivolte e spargimento di sangue sono prevedibili ma non hanno un influenza sull'impatto ecologico o ne hanno uno positivo.
      Ovviamente bisogna vedere se la cosa risulta accettabile per il 99%.

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    2. > pochi che hanno tutto comunque non consumano molto
      Eccoci, è quella che io indico come "ecologia antiegalitaria".

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    3. Concordo, la mia analisi è basata su un punto di vista comune nei maltausiani quindi molto in voga sul versante anglosassone. Ovviamente la questione è più complessa, chi pensa di applicare queste teorie si scontra inevitabilmente contro la realtà dei fatti, in un mondo con multipli attori esistono alte probabilità che un attore secondario provi a colonizzare la popolazione destabilizza (la Cina che entra in Afghanistan con le sue aziende e le infrastrutture della "road").
      Con questo non intendo che il progetto non sia quello da me esposto, spesso quando si pianifica in grande si tende a sottovalutare le influenze esterne o a immaginare che i modelli siano accurati anche in condizioni limite.

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  3. Mercalli non poteva sbilanciarsi, tant'è che appena ha accennato ad argomenti un tantino scomodi lo hanno subito bannato. E lo sapeva bene. Ora ci vogliono spacciare che gli immigrati fanno bene al PIL, ma oggi passando per l'Osmannoro, in pratica il centro industriale e commerciale fiorentino, ho visto che la ditta Cavalli abbigliamento ha chiuso con 170 dipendenti licenziati. Forse che gli immigrati arrivati non sono stati sufficienti? Sarà per questo che ne vogliono far arrivare sempre di più. Comunque il deficit idrico in Toscana va dal 40-50% delle provincie meridionali al 15-20% delle settentrionali. La stazione meteo qui vicino ha per ora registrato un deficit annuale di solo il 13%, ma con una miseria di 239 mm di piovuto, mentre Pistoia va sui 700-800 mm annui di media. Se non ci fossero gli appennini qui vicino di questo passo entro pochi decenni la situazione idrica potrebbe diventare preoccupante, ma tanto a nessuno gliene frega granchè, perchè sono tutti preoccupati che il valore degli immobili e dei risparmi non scemi e che ricominci la sarabanda goliardica e consumistica prima possibile.

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  4. Pistoia aveva oltre 1300 mm di pioggia 50 anni fa, ora ne ha circa 1100.
    Mago

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  5. Cento litri d'acqua al giorno non sono mica pochi!
    Bisognerebbe ridurre il prelievo dai corsi d'acqua e dalle falde, riducendo il consumo così:
    - educando le persone ai piccoli accorgimenti per risparmiare e riutilizzare l'acqua a livello domestico, e magari raccogliere quella piovana per le piante; evitando di sprecare acqua per prati all'inglese e fiori ornamentali (e spiegare che si può essere persone pulite anche senza farsi una doccia al giorno...)
    - ridurre il consumo d'acqua a livello di agricoltura e allevamento. Sarebbe estremamente impopolare, ma se contadini e allevatori pagassero come gli altri l'acqua che usano, comincerebbero già a stare attenti. Nella pianura friulana ho visto irrigare ancora il mais a pioggia, bagnando anche chi passa sulle stradine sterrate... per fare un solo esempio. Si prendono sempre di mira gli allevamenti di animali destinati alla macellazione, ma pensiamo anche a tutti gli animali da compagnia e a quanto beve in un giorno un cavallo...
    - riesaminare l'esportazione di prodotti contenenti molta acqua, come il vino, rispetto alle importazioni simili
    - smetterla di incentivare a tutti i costi l'industria, che usa tantissima acqua; le industrie che restano dovrebbero essere incoraggiate a riutilizzarne il più possibile e ad assumere part-time così da dare lavoro allo stesso numero di persone ma producendo meno. Certo, tanta gente non vuole lavorare part-time, ma anche perché non sa quanto si risparmia avendo il tempo per autoprodurre le cose e rinunciando a tanta roba inutile

    Bisogna riportare la memoria della gente a com'era l'Italia quando ancora i fiumi scorrevano con l'acqua (pulita) dentro. Adesso viviamo già in un deserto e non lo sappiamo neanche,

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  6. https://www.meteogiornale.it/notizia/clima-europa-caldo-esagerato-a-nord-estate-rovente
    38° a Verkoyansk . Mai successa una tale temperatura oltre il circolo polare artico. Ma non lamentiamoci. Entro fine mese vedremo di che pasta è fatta la nostra estate.

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