Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


Wednesday, August 22, 2018

Ponte Morandi: un Commento a Caldo



Il ponte sullo Stretto di Messina? Perché no? Non crollerebbe mai. . . No di sicuro. . .  Come potrebbe mai succedere?



Due giorni dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, avevo pubblicato sul "Fatto Quotidiano" il commento che trovate più sotto. Era un tentativo di ragionare su quella che io consideravo e considero una tragedia causata da ragioni "sistemiche." In sostanza, il declino dell'EROEI della nostra società ci rende difficile, se non impossibile, manutenzionare strutture che in epoche di abbondanza potevamo costruire senza problemi. 

Come avrete notato, questo tipo di interpretazione non ha avuto molto successo e siamo arrivati alle conclusioni più o meno condivise da tutti, che:


1. E' colpa di quelli che dicono sempre di no a tutto. Ma anche di Benetton. E poi, dell'Europa che non ci da i soldi. In ogni caso c'entrano di mezzo le banche, i capitalisti, gli Gnomi di Zurigo, il Grande Vecchio di Montecatini, i Rettiliani e forse anche gli immigrati.

2. Bisogna punire i colpevoli anche prima di sapere esattamente cosa è successo e perché. Basta con il garantismo e chi non è d'accordo offende le vittime innocenti del crollo del ponte. 

3. Bisogna costruire di più e costruire opere sempre più grandi in modo tale da far ripartire la crescita. 

4. Più un politico urla, più riceve consensi.




Dal "Fatto Quotidiano" del 16 Agosto 2018
di Ugo Bardi

Siamo ancora tutti sotto l’impressione della tragedia di Genova ma, prima ancora di sapere esattamente cosa è successo e perché, è partita la caccia al colpevole. E’ normale: di fronte a un disastro immane e inaspettato, la prima reazione è sempre di cercare qualche responsabile da punire. Così, vediamo i ministri, assessori, opinionisti e notabili vari che si lanciano contro i tangentisti degli anni 60, la politica, la società autostrade, il capitalismo, il governo, i comitati per il no, e quant’altro.

E’ probabile che qualcuno abbia fatto degli errori, questo va accertato e quel qualcuno va punito. Ma il problema è più profondo e più difficile di quanto sembri, e non un problema che si possa risolvere dando la caccia agli untori di turno. Quello che è successo al ponte Morandi di Genova ci apre davanti un abisso, non solo quello creato della campata crollata, ma un abisso ben più preoccupante per il futuro. Tutta la stagione delle Grandi Opere degli anni 60 e 70 è a rischio. Era un epoca di grande innamoramento nel cemento armato, ma nessuno poteva sapere esattamente quanto a lungo le strutture che si costruivano sarebbero durate. Il ponte Morandi è durato poco più di 50 anni, sarà forse un esempio particolarmente disgraziato, ma se leggete i commenti degli ingegneri sul web vedete come sia forte la preoccupazione per tutta la nostra infrastruttura in cemento armato: viadotti, ponti, gallerie, edifici e tutto quanto.

Certo, tutte queste strutture possono resistere a lungo se sono oggetto di manutenzione appropriata. Ma il problema è che le grandi infrastrutture in cemento armato furono costruite in un periodo di rapida crescita economica. La crescita assicurava un surplus tale da potersi permettere queste e altre cose. Ma sono anni, ormai, che il paese decresce o, comunque, non cresce più in modo significativo. Allo stesso tempo, l’obsolescenza delle infrastrutture costruite nel passato costringe a investimenti sempre maggiori per la manutenzione.

E qui sta il grosso problema: si è detto che il ponte Morandi aveva raggiunto il punto in cui demolirlo e costruirne un altro sarebbe costato meno che continuare ad effettuare la manutenzione. Probabilmente questo non è ancora valido per tutto quello che è stato costruito negli anni 50 e 60, ma ci dobbiamo arrivare e probabilmente ci arriveremo prima di quanto non si pensi. E allora ci troveremo nella necessità per un’economia in declino di impegnarsi nella ricostruzione di quello che era stato costruito in un’economia in crescita. Forse non impossibile, ma non c’è più il surplus di una volta bisogna tirar fuori le risorse da qualche altro settore che ne avrebbe altrettanto bisogno: sanità, istruzione, previdenza, eccetera. Scelte dure, per non dire altro.

A questo punto, qualcuno dirà, “bisogna far ripartire la crescita” – slogan ormai assai logoro ma ancora popolare. Il problema è che siamo di fronte a una crisi strutturale di cui ci aveva allertati già nel 1972 lo studio “I Limiti dello Sviluppo.” Ve ne ricordate? Eh, si, si parlava appunto di allerte inascoltate!

E allora, che facciamo? Cerchiamo di tenere in piedi quello che abbiamo e evitiamo di impegnarci in imprese folli che ci metterebbero in guai ancora peggiori: vi rendete conto che solo pochi anni fa si parlava ancora del ponte sullo stretto di Messina come una cosa da farsi? E speriamo bene, perché la questione della manutenzione si pone in modo ancora più critico per certe strutture che sono altrettanto instabili e che richiedono una manutenzione prolungata, costante e costosa: mi riferisco alle centrali nucleari. Per fortuna, in Italia non ne abbiamo, ma fa impressione ricordare come fino a non tanti anni fa se ne parlava come di un obbiettivo importante e utile. Perlomeno su quelle, non abbiamo creato un debito che sarebbe spettato alle future generazioni pagare.


40 comments:

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  2. In Italia abbiamo,si dice,sessantamila fra ponti e viadotti.
    E azzardo un'ipotesi, la metà saranno da rifare daccapo entro cinquant'anni.E l'altra metà entro la fine del secolo.
    C'è qualche esponente di Governo e del Parlamento che sia capace di
    argomentare a proposito su quello che sarebbe il meglio da farsi, per tutti,in modo da non doversi affidare ai santini appesi al retrovisore,
    quando passiamo da una sponda ad un'altra, da un costone di dirupo all'altro?.
    Sia chiaro, se qualcuno intravvede dell'ironia in questo commento, sappia che è stata involontaria.

    Marco Sclarandis.

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    1. il futuro può essere solo Soylent o, peggio, Mad Max. Ma, senza appunto fare ironia, la parusia non sarebbe da scartare.

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    2. Mad max è molto meno peggio di soylent: se ti ricordi in soylent green l'effetto serra fuori controllo impedisce l'agricoltura

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    3. mi riferivo alla violenza.

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  3. Giusto ma incompleto:
    Attorno alle grandi opere del passato abbiamo costruito un sistema economico privo di resilienza per cui il danno provocato dalla chiusura di un viadotto per il tempo necessario alla sua ricostruzione risulta insostenibile.
    E' una cosa che vediamo a Genova ma anche in tutta Italia ogni volta che nevica.

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    1. è quello che il prof ci sta dicendo da anni riguardo ai sistemi troppo complessi. Prima o poi crollano e lasciano dei cimiteri alle loro spalle. Lo shale ha allontanato il cimitero di qualche anno, forse un decennio o due, ma se non trovano o non riescono a sfruttare altri Permiani nei prossimi anni, e per ora le ricerche sono state dei fallimenti, già agli inizi del prossimo decennio vedremo o vedrete le conseguenze.

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    2. Non sempre i sistemi complessi collassano. World3 ne è un esempio; se gli imput sono gestiti in maniera adeguata (ma forse è troppo tardi) conducono ad uno stato stazionario di relativo (dipende dai punti di vista) benessere!

      giovanni

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    3. @Anonimo
      Un sistema complesso composto di tante piccole strade e tanti piccoli ponti è più resiliente di un sistema più semplice dove tutto il traffico passa da un unica grande struttura (in questo caso un ponte)

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    4. stai parlando dell'economia di sussistenza tipica delle società agricole del passato, che però oggi non esistono più, sostitute da quelle consumistiche, che sono complesse per natura. Unica possibilità: tornare a quelle agricole, ma non mi sembra granchè possibile. BAU ad oltranza fino alla morte.

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  4. Eccellente osservazione. Grazie Prof.

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  5. Imputare le responsabilità civili e penali del crollo del ponte Morandi in Genova, non dovrebbe essere troppo difficile: c'è un unico soggetto giuridico titolare della concessione pubblica; Autostrade (alias famiglia Benetton) è il solo ed unico responsabile civile e penale!.

    Non occorre attendere tre gradi di giudizio, trent'anni di processi, per inferirne una valutazione civile, penale, politica.

    Certo, si potrà eccepire che:

    Punto 1: Autostrade fu una privatizzazione fatta a #@**
    A pag.1 di ogni manuale di Scienza delle Finanze, si dice che non si dovrebbe MAI sostituire un MONOPOLIO PUBBLICO con un MONOPOLIO PRIVATO, perchè un monopolista privato s'appropria di tutta la rendita del consumatore; mentre un monopolista pubblico con tariffe pubbliche e politiche, riduce il suo prelievo sul consumatore. Autostrade era una mucca, dare via una mucca (per uno stato pesantemente indebitato) non era una buona cosa!. A distanza di vari decenni, stiamo ancora attendendo che il prof. Prodi boffonchiando, c'illustri quali meravigliose sinergie c'erano tra una rete Autostradale ed una Magleria!.

    Punto n°2: Il ponte Morandi era una *#@%$ di ponte.
    Ingegnerizzato male e costruito anche peggio (dato che le case c'erano prima del ponte) nel 1967 il ponte Morandi è miseramete crollato nel 2018 facendo circa 50 vittime!. Il ponte di Brooklyin è del 1883, il Golden Gate del 1933, la mitica Tower Bridge del 1886 è persino mobile e nessuno di questi ponti e viadotti ha mai avuto problemi!. Tutti, hanno subito molta più erosione (umidità, salmastro, vento, traffico, freddo) rispetto a quanto subito sopportato dalla #%*@ di ponte Morandi. La cumulata delle spese di manutenzione straordinaria del ponte Morandi (spesso fatte con società infragruppo), avevano già superato il fabbisogno di un ponte nuovo in acciaio, ma Autostrade ha continuato a spremere ogni centesimo in tariffe dal fatiscente ponte (così come ogni buon monopolista privato farebbe, da una struttura in suo possesso)

    Punto n°3: Gli interventi sugli stralli erano stati posticipati e rinviati nel tempo da Autostrade.
    Gli stralli ad Ovest erano stati sostituiti, gli altri ad Est non sono mai stati sostituiti con cavi d'acciaio.

    Punto n°4: sono stati danarosi i fantastiliardi dividendi pagati da Autostrade negli anni trascorsi.

    Punto n°5: il crollo di un ponte con circa 50 morti e dispersi, è INADEMPIENZA di Autostrade nei confronti dello Stato, poi c'è la responsabilità contrattuale di Autostrade per i viaggiatori, poi la responsabilità aquiliana di Autostrade per gli sfollati, oltre a flagranza di reato per varie fattispecie penali.

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    1. R "c'è un unico soggetto giuridico titolare della concessione pubblica; Autostrade (alias famiglia Benetton) è il solo ed unico responsabile civile e penale!" ...Dai media risulta che i dipendenti del ministero delle infrastrutture che dovevano vigilare hanno responsabilità simili...Pardon scusa: sono dipendenti pubblici.

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    2. Diluire la responsabilità civile e penale è interesse del concessionario, e della propaganda a lui vicina, per nascondere il fatto che è il concessionario l'unico responsabile della manutenzione e della gestione dell'infrastruttura affidatagli.

      Poi si è parlato di penali (inserite in contratti segretati) tali che lo stato dovrebbe pagare al concessionario in caso di revoca; se esistono tali clausole scellerate, è evidente che sono MALVERSAZIONI introdotte nei contratti, dato che non ha senso economico e giuridico pagare un rimborso ad un soggetto inadempiente.

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    3. Punto 6: fino a quando l'Italia è uno stato di diritto e non di veloci e facili vendette per sfamare la voglia di giustizia dei commentatori social, le responsabilità dei fatti le stabilisce la magistratura.

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    4. Punto 7: a cosa servono allora i responsabili??
      Risposta: sono quelli che vengono denunciati per primi e spetterà loro dimostrare ulteriori responsabilità o la loro incapacità di intendere e di volere...

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  6. Bell'articolo. Nel mio piccolo ho notato, sui social come Youtube, una certa resistenza ad ammettere che materiali come il calcestruzzo armato NON sono eterni, lasciamo stare i paragoni allucinanti con la durata dei tombini costruiti da "LVI"...
    Ho il sospetto che accettare l'entropia come parte integrante della realtà sia uno sforzo sovrumano per molte persone.

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  7. Analisi eccellente ma allora in un sistema dove le risorse saranno insufficienti per tutti e' accettabile l'accumulo delle stesse da parte di pochi?

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  8. Se qualsiasi forma di anche lieve "decrescita" risulta cosi difficile da gestire non si capisce perche'si continua ad invocare la CRESCITA da parte dei soliti economisti NATALISTI .

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  9. La gestione di una centrale nucleare va ben oltre i circa 10 anni di costruzione e i circa 40-50 di esercizio. Allo scopo suggeriscono di dare un'occhiata al seguente linK: http://www.22passi.it/downloads/sertorio.pdf

    Giovanni

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  10. Concordo con l'articolo, ma aggiungo:

    In una società in cui la manutenzione delle opere (causa invecchiamento) richiederà sempre più risorse; è possibile immaginare l'utilizzo di fonti energetiche che in totale produrranno metà dell'energia che utilizziamo adesso?

    Ridurre l'energia a disposizione vuol dire semplicemente: accelerare il declino.

    In futuro avremo bisogno di molta più energia:
    - Per la manutenzione dell'esistente;
    - Per affrontare i cambiamenti climatici;
    - Per affrontare una popolazione ancora in crescita;

    La parola d'ordine sarà: RICERCA.

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    1. Anche Mussolini pensava che con le nuove tecnologie avrebbe ribaltato le sorti...
      Ma anche le le scoperte vale la legge dei ritorni decrescenti.

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    2. Se per questo Lovelock, non uno qualsiasi, detesta l'espressione sviluppo sostenibile e la sostituisce con "ritiro sostenibile"...Ergo un declino costante e programmato eè preferibile ad un collasso.

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    3. Non sono ingegnere ma il cemento resiste meglio ai carichi verticali, l'acciaio a quelli orizzontali; cose che sapevano benissimo anche negli anni 60 ma l'acciaio costa di più e comunque ha bisogno di manutenzione fin dal primo anno di costruzione se vicino al mare... Po prof c'è la questione ferrovie, almeno lato adriatico: l'anno scorso causa mareggiate il traffico ferroviario è stato fermato non ricordo se 24 o 36 ore. Il punto in cui il mare aveva esondato era a porto recanati, sotto il conero. Negli anni 50-60 si sono distrutti gli ecosistemi dunali per costruire davanti al mare, quando andava vietato di costruire oltre la ferrovia...Ad occhi e croce demolire qualche milione di case fra la ferrovia ed il mare o spostare la ferrovia di 100 metri nell'interno costerà di più del ponte di Genova, ma magari mi sbaglio...

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    4. dopo Plank ed Einstein c'è stato il vuoto. E ormai è passato più di un secolo.

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  11. http://mondoelettrico.blogspot.com/
    12 dei 13 anni più caldi dal 1800 in questo secolo. Fonte coldiretti.
    Forse il calcestruzzo non è prioritario.

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  12. Guardate che a queste cose esiste rimedio: basta smettere di eleggere rappresentanti che perpetuano questio errori e metterne di altri.

    Ma dato che noi continuiamo ad eleggere rappresentanti che fanno questi errori, vuol dire che ci sta bene cosi'

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  13. Qualche voce "clamans in deserto" ha acutamente sottolineato il fatto che dal 1967 ad oggi la mole del traffico sul Ponte Morandi sia aumentata di ben 6.5 volte: ciò qualcosa potrebbe/dovrebbe insegnare a chi tuttora predica la CRESCITA ad oltranza (a cominciare da quella demografica), anche se sono pienamente consapevole che l'attuale scenario economico-sociale internazionale assomiglia alla classica gabbia in cui il criceto deve continuare a muoversi sulla ruota per non venire sbalzato a terra...

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  14. Il muro a secco è la costruzione più stabile e duratura che si conosca, ha il grave limite però nella proporzione di un metro di altezza per tre metri di spessore; non è possibile dunque avere muri alti. Con l'invenzione dei leganti i muri poterono divenire più stretti e molto più alti, mentre sistemi che lavorano a compressione, come gli archi, le volte, le cupole, resero possibile le coperture e le luci. Il cemento armato è un'invenzione geniale, trasforma un movimento verticale in orizzontale, ovvero una trave, sopportando un peso, dovrebbe provocare l'incurvarsi del metallo e dunque il suo allungamento, cosa che non avviene proprio perchè il ferro incollato al cemento, costringe questo a resistere in compressione, trasferendo le forze in orizzontale. Ovviamente la ruggine separa la superficie del ferro dal cemento e il giochino non funziona più. Questo sistema è dunque poco duraturo e molto pericoloso. Nel dopoguerra si vedrà il definitivo ingresso del Capitale nell'edilizia e lo scatenarsi della lotta tra dirigenza e lavoratori, grazie al nuovo sistema, venne distrutta la potentissima corporazione dei muratori, sostituita da lavoratori non specializzati provenienti dalla provincia. Per lo stesso fine andò persa la lotta per la Casa Popolare ad opera di Fanfani, che affermò che gli italiani la casa l'avrebbero comprata. Questo fatto, divise il popolo e ancor oggi, molti exproletari credono di possedere un valore cristallizzato nel proprio appartamento, proseguendo così a schiavizzare il resto dei lavoratori attuali, stesi in "posto letto" e paganti la seconda e terza casa gratis, ai proprietari. Peccato che si associa la struttura in cemento armato alla "eterna" costruzione archivoltata, che resta solo un sentimento preconcetto, mentre il popolo non ha in questo modo acquisito un bene durevole, ma solo una truffa, che lo vide perdere la Casa Popolare e la ricchezza immediata che ne sarebbe derivata, la quale tornò indietro al capitalista, oltre al plusvalore, generato dall'opera del lavoratore stesso. Mentre all'Architetto a sua volta succube, non rimase che lo... Stile. Quindi si è trattata di un'operazione complessa che è servita alla Conservazione a superare un momento difficile per essa, in un divide ed impera, che ci ha portato fino all'attuale crisi economica. Quando ad oggi tutti ignorano di aver perso la Casa Popolare e soprattutto di non possedere un bene durevole, che non durerà più di 800 anni ma è già da abbattere al suolo.

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  15. E' solo una canzonetta ma è molto pertinente. Che la ascoltino con attenzione un po' tutti, compresi scienziati e ingegneri (un minimo di delirio di onnipotenza anche da parte loro, magari? o anche solo vanagloria, voglia di primeggiare? mettersi in testa che il limite non è solo nelle risorse, ma anche nel cervello umano -- non c'è da vergognarsene).

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    1. tanti anni fa parlai con un missionario di questi problemi, sui quali era d'accordo e disse che sperava in un intervento del Papa(?). Lui tornava dal Ciad tutte le estati, poi non l'ho più visto. Spero di non aver fatto del casino. Certe volte è meglio che i cervelli non ragionino e capiscano più di tanto per il loro stesso bene. Probabilmente è per questo motivo che le masse devono restare decerebrate. Tra l'altro mi pare di aver letto da qualche parte che argomenti come GW e PO aumenterebbero gli squilibri mentali nelle persone con gravi patologie psichiche, cioè circa il 50% dell'umanità. Insomma il negazionismo si considera un'opera umanitaria. Siamo sempre lì: essere o non essere, bontà o buonismo, Dio o mammona. Ai posteri l'ardua sentenza.

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  16. Dove c’era l’impero
    E’ rimasto un sentiero
    Con la polvere e i sassi
    Ed il conto dei passi
    Nel tragitto più corto
    Tra la tavola e l’orto
    Nella notte che avanza
    Si riaccende la danza
    Della volta celeste.
    Si preparan le feste
    Delle antiche stagioni
    Si risenton quei suoni
    Quelle tre musichette
    Sopra il ritmo del sette.
    E davanti a un bicchiere
    Mi sorprendo a vedere
    Com’è bella e lontana
    La mia Bassa Padana.

    Anche i ponti sul Po, tra Ferrara e Parma non se la passano molto bene. Bisogna immaginarsi cosa significa passare sopra certi viadotti mentre il fiume è in piena. Succede spesso.

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  17. "E' colpa di quelli che dicono sempre di no a tutto."
    "Bisogna costruire di più e costruire opere sempre più grandi in modo tale da far ripartire la crescita. "

    se avete lo stomaco provate a leggere l'editoriale di giovedì del professore Panebianco sul Corriere.
    Tutti quelli che si oppongono alle grandi opere (tutti senza distinzione!) vengo paragonati ai vandali e agli ultrà che dopo le partite spaccano un po' di roba.
    Anzi, questi ultimi sarebbero perfino moralmente superiori ai perfidi no-global che adducono motivi ambientali "pretestuosi". (sic)

    mala e calda tempora ecc ecc

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    1. Il commento di panebianco sta qui. https://www.corriere.it/opinioni/18_agosto_23/grandi-opere-ostaggio-a64e199e-a636-11e8-91e4-21266181578b.shtml?refresh_ce-cp

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    2. grazie integrazione opportuna. Io avevo letto il cartaceo.
      il prossimo passo sarà la proposta di campi di rieducazione per i riluttanti indisciplinati che si ostineranno a non riconoscere l'infinità (si dice così?) del mondo e delle sue risorse

      L.

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  18. Bravo prof. Bardi concordo in toto con Lei trovando veramente patetico lo slogan dei 2 tecnici al Governo che chiamerò Bibì e Bibò (ma sono solo i più noti) che parlano di sviluppo con spesa a deficit (=soldi di altri per sostenere le illusioni nostrane).

    Modificherei solo il Punto 4 dell'incipitdel post in questo modo:
    "4. Più un politico le spare grosse, più riceve consensi."

    E nel nuovo governo di tali politici ne abbiamo addirittura due.
    Il risveglio a breve dal sogno sarà amarissimo per questo Paese. Amarissimo e temo pure funestato da fatti truci.

    P.S. Lei fa benissimo a riprendere ad ogni buona occasione le predizioni del "Limiti dello Sviluppo", ma nessuno ascolta e nessuno lo ripropone alla pubblica opinione. Troppo scomodo il suo veritiero contenuto.
    Ma l'inganno che poi in realtà è Tradimento, verrà pagato caro.

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    1. in un paese, dove i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono soggetti al potere criminale, bibi e bibò e nessun altro possono fare meglio che spararle grosse. D'altra parte questo paese è nato da un Tradimento l'8 settembre di 75 anni fa, poi ci sono messi i FF col boom economico negli anni 60 a far alzare la cresta a tutti i cretini con niente cervello pensante e si è finito con i fatti di Falcone e Borsellino col ridurre questo paese in una nazione di zombi, visto che dopo le sostanze stupefacenti sono diventate tollerate e ampiamente permesse. Gli scenari per le nazioni del futuro saranno solo due: soylent e Mad Max, ma a questo paese toccherà quasi sicuramente il secondo.

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  19. I rettiliani sono sicuramente colpevoli. Per definizione.
    Altri innocenti.

    https://scenarieconomici.it/benetton-la-faccia-avida-della-moda-il-caso-patagonia/


    Questione vecchia di anni. Per questi nessuna maglietta rossa. Non migrano.

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  20. non ho ancora capito bene il perchè nessuno abbia mai dato la colpa o comunque abbia pensato potesse essere la concausa del crollo del ponte il fatto che....il ponte Morandi nasce con i guard rail a fianco e centro strada, mentre poi è stato sostituito con il new jersey in cemento armato....facendo due conti, dato che un pezzo da 4 metri pesa circa 25 quintali (quello centrale) e una ventina quello laterale, moltiplicato per la lunghezza del ponte e del fatto che il peso è fisso 24 ore su 24.......io non sono certo un tecnico, ma ripeto mi sembra strano che nessuno abbia mai pensato a questa semplice cosa....se obblighi uno con il mal di schiena a portare uno zaino pesante, sicuramente crolla a terra...spero qualcuno possa far notare questa cosa

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  21. E' evidente come questa societa' di psicopatici sia abituata a parlare a vanvera e non a far di conto. I 130 metri crollati della pila 9 erano sovraccaricati da un CARICO PERMANENTE NON STRUTTURALE di ben 240 Tonnellate costituito dai NEW JERSEY ( basta moltiplicare il peso a metro lineare dei NEW JERSEY di 600 Kg/m per le 3 file, otteniamo 1,8 Tonnellate a metro lineare che moltiplicato per i 130 metri ci dara' le 240 Tonnellate ). Morandi non aveva messo nel calcolo strutturale i NEW JERSEY e quindi non li si doveva portare su quel viadotto ( invece si e' sovraccaricato tutto il viadotto 1182 metri ) . In questo paese non si vede al di la' del proprio naso e ad incensare i cosiddetti esperti che maecherano la loro incompetenza con le semplici chiacchere. Questo e' un popolo che vale meno di ZERO non essendo in grado di fare i semplici conti della serva, in particolare la semplice divisione delle 240 Tonnellate diviso la capacita' di un autocarro di almeno 4 assi di 40 Tonnellate. Ebbene il risultato e' di 6 di questi Autocarri che sono virtualmente rimasti parcheggiati per 30 anni su quel ponte variandone l'elasticita' e quindi minandone la staticita'. Tutto il viadotto ha cosi' iniziato a oscillare in modo improprio ( come in un gigantesco pendolo ) iniziando a rosicchiare giunti e stralli provocando un'infinita' di microlesioni che hanno nel tempo trasformato il cemento armato in polvere. Questo e' quanto e' successo insieme alla trascuratezza ed alla noncuranza di addetti e consulenti che pensavano solo a come emettere le fatture per perizie inesistenti o semplicemente fatte per riempire qualche decina di fogli.

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