Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


sabato 3 marzo 2018

Il limite dei “Limiti”.


di Jacopo Simonetta

Ad oggi, purtroppo, il modello World3, cuore dello studio dei “Limiti della Crescita”, si è dimostrato di gran lunga il migliore fra i tanti modelli proposti nel tentativo di capire quello che ci sta accadendo.  La sua capacità previsionale si è infatti dimostrata ampiamente maggiore di quanto i suoi stessi autori non si aspettassero. Eppure contiene almeno un errore strutturale consistente: la teoria della “Transizione Demografica”.   Un errore trascurabile nella fasce ascendente delle curve, ma critico nella fase di declino e, forse,di  collasso del sistema socio-politico globale.

La teoria

L’idea alla base di questa teoria è che, aumentando il benessere, dapprima diminuiscano prima la mortalità e, successivamente, la natalità; così da ritrovare un relativo equilibrio ad un livello molto più alto di quello di partenza. Il corollario, è che non bisogna quindi preoccuparsi di controllare i parametri demografici (natalità, mortalità e saldo migratorio), bensì aumentare e diffondere il benessere economico,  “condizione necessaria e sufficiente” per la definitiva soluzione dei problemi umani.

La teoria, nata alla fine del XIX secolo, ha alcuni pregi e parecchi difetti.  
Il merito principale è di individuare una serie di fattori sociali e culturali che effettivamente danno un contributo importante alla dinamica di una popolazione umana.   Ad esempio, il livello di istruzione femminile, l’accesso ai contraccettivi moderni, l’accesso al mercato del lavoro per le donne, l’innalzamento dell’età matrimoniale, eccetera sono certamente elementi importanti; cruciali in determinati contesti.  E sono tutti fattori quasi sempre associati ad un aumento del reddito, almeno in età moderna.
Un primo importante difetto è invece quello di pretendere che una stessa dinamica debba necessariamente verificarsi dovunque e comunque.

Un secondo ed ancor maggiore difetto non è proprio della teoria in se, ma dei modelli da essa derivati ed ampiamente utilizzati dalle principali istituzioni mondiali (ma non da World3). Cioè dare per scontato che gli ecosistemi, di cui le popolazioni fanno parte, siano comunque in grado di sostenere la maggiore popolazione post-transizione.  Di conseguenza, sembra che le popolazioni umane possano solo crescere o stabilizzarsi, senza mai diminuire se non, eventualmente, in conseguenza di proprie dinamiche interne. Politicamente molto corretto, ma scientificamente del tutto irrealistico.

Il terzo e principale difetto è che il modello è reversibile nel tempo.  In pratica, la teoria prevede che, quando una popolazione viene colpita da una crisi economica, aumentino sia la mortalità, sia la natalità. Considerando il solo livello globale, i flussi migratori sono considerati indifferenti. Per quanto riguarda la mortalità, la previsione è corretta, ma gli effetti sulla natalità sono molto più complessi.  Vediamo quindi una serie di casi reali (ovviamente, visti i limiti di spazio, si farà cenno solo a quei dettagli che sono utili in questa sede).

Casi reali.

Senza pretesa di condurre un’analisi sistematica, ci limiteremo qui ad una carrellata di casi emblematici, con attenzione agli indizi utili per delineare scenari demografici sia pur minimamente realistici.  Fermo restando che la realtà sarà sempre diversa da come la abbiamo immaginata. 

Cina


Il doppio picco, negativo delle nascite e positivo delle morti, seguito da un brusco rimbalzo della natalità è un fenomeno molto frequente che ritroveremo anche in altri esempi.  Si verifica quasi sempre quando una popolazione viene colpita da una improvvisa calamità, molto violenta, ma di breve durata come una guerra ad alta intensità o una grave epidemia.  Molto più interessante è quello che è accaduto dopo.  Infatti, malgrado le politiche decisamente nataliste di Mao, le nascite sono calate con estrema rapidità ben prima del “miracolo cinese”. Da notare anche che la legge sul figlio unico è stata introdotta quando la natalità era già poco al di sopra dell’1,5% e, dall'andamento successivo della curba, si direbbe che abbia svolto un ruolo determinante nel prevenire un picco riproduttivo analogo a quello avvenuto in Italia negli anni ’60 (v. seguito).   Viceversa, il successivo livellamento, fra l’1 e lo 0,5 %, è probabilmente dovuto ad altri fattori, tanto è vero che la modifica della legge (adesso sono consentiti due figli per coppia) non ha per adesso modificato sensibilmente la curva.

Per quanto riguarda la correlazione con la crescita economica, è da notare che il “miracolo cinese” è avvenuto dopo che la natalità era già sostanzialmente scesa.  Oggi, in una fase di brusco rallentamento, se non di stagnazione, dell’economia cinese, i provvedimenti per rilanciare la natalità stanno avendo risultati deludenti.   La natalità è tuttora in calo.

Un fattore che sicuramente sta giocando un ruolo è la prospettiva di un futuro senza crescita economica in un paese in cui è stato fatto un massiccio sforzo per l’istruzione di base alle bambine, l’industrializzazione e il lavoro femminile. Tutti fattori che hanno contribuito molto a scardinare la famiglia confuciana tradizionale, a tutto detrimento della natalità. Cioè esattamente il contrario di quanto all'epoca si riprometteva il governo maoista che pure avviò questi provvedimenti.

India.

Contrariamente alla Cina, durante gli anni ’70 e primi anni ’80 l’India fu il paese che più di ogni altro si prodigò per contenere il “baby boom”, giungendo addirittura a praticare sterilizzazioni forzate in maniera massiccia. Con tutto ciò, la natalità che continuò comunque a crescere inesorabile fino alla metà degli anni ‘80, per poi cominciare a declinare autonomamente e lentamente; restando comunque ben addentro al territorio positivo.  Un fatto questo non privo di conseguenze.
Qualcuno ricorderà di quando si parlava di “Cindia”: in parecchi vagheggiavano un’alleanza strutturale fra questi due giganti che, uniti, avrebbero dominato il mondo.   Partiti praticamente insieme nel 1980, i due paesi più popolosi del mondo hanno invece seguito strade assai diverse e, ad oggi, la Cina ha vinto la corsa.   

Vari fattori vi hanno giocato, ma certamente la precoce riduzione della natalità ha consentito ai cinesi un sensibile aumento del reddito pro capite già prima del 2001 e, quando la Cina entrò nel WTO, la sua popolazione era già quasi stabilizzata, seppure complessivamente giovane.   Una condizione ottimale per approfittare della situazione con il più fantastico tasso di crescita economica mai visto nella storia umana.

Viceversa, la crescita demografica indiana continua tuttora ad assorbire parte della crescita economica, con un aumento del potere d’acquisto del cittadino medio che è meno della metà di quello dei cinesi. Di conseguenza, mentre milioni di famiglie cinesi hanno potuto investire e/o risparmiare, la maggior parte delle famiglie indiane si devono accontentare della sopravvivenza.

Nigeria.

La Nigeria è il paese che più di tutti si presta ad illustrare l’esplosione repentina delle “bomba demografica”.  In soli 50 anni la sua popolazione è triplicata e continua a crescere ad un vertiginoso tasso vicino al 3% annuo (tempo di raddoppio circa 25 anni).

Le conseguenze sono complesse.  Anche se molti acclamano il vertiginoso aumento del PIL del paese, la devastazione pressoché totale degli ecosistemi ha provocato la disintegrazione degli equilibri sociali e delle culture tradizionali, con un tasso di inurbamento fantastico sia per dimensione che per velocità. Guerre tribali e religiose, terrorismo, corruzione ad ogni livello, disoccupazione alle stelle e molto altro completano un quadro che sta già contribuendo a destabilizzare una bella fetta di mondo. Come se non bastasse, una situazione politico-sociale molto instabile all’interno di un paese ricco di risorse minerarie non può che essere un potente attrattore per speculatori privi di scrupoli di tutto il mondo.

Particolarmente interessante è che i oggi due terzi della popolazione vive in completa miseria, ma ciò non impedisce alla stragrande maggioranza delle persone di essere molto ottimiste.  Oggi, in Nigeria, quasi tutti hanno progetti per un futuro che immaginano molto migliore del presente. Questa è probabilmente una delle due principali ragioni per un calo così lento della natalità, malgrado un ambiente così ostile per la grande maggioranza dei cittadini.  L’altro motivo probabile è che la larghissima maggioranza dei nigeriani sono cattolici o mussulmani: molto convinti e credenti in entrambi i casi.

Impossibile dire come andrà, ma di sicuro la proiezione demografica ufficiale (circa 500 milioni di persone al 2050) è la meno probabile di tutte. Anche tenendo conto che l’impronta ecologica è un parametro parziale, non c’è dubbio che la popolazione attuale abbia già ampiamente superato la capacità di carico del Paese. Qualunque cosa fermerà un simile impulso sarà dunque qualcosa di “bilico” che coinvolgerà il mondo intero. 

Russia.

La Russia si trova in una condizione opposta quella della Nigeria. Raggiunse il massimo di crescita demografica alla fine del XIX secolo, per poi gradualmente declinare, anche a causa delle due guerre mondiali, parimenti disastrose sul piano demografico, ancorché di segno opposto su quello geopolitico.   La prima segnò infatti la fine dell’Impero Russo, la seconda la nascita di quello Sovietico.

Per quanto riguarda il secondo dopoguerra, è da notare che proprio nel periodo della massima potenza sovietica, il tasso di natalità calava rapidamente, a fronte di un tasso di mortalità in diminuzione fino alla metà degli anni ’60, per poi tornare a crescere leggermente. Dal nostro punto di vista, è però ancora più interessante ciò che è accaduto dopo.  Il collasso dello stato sovietico e la gravissima crisi economica che lo ha caratterizzato iniziò infatti alla metà degli anni ’80, puntualmente accompagnato non solo da un balzo della mortalità (come c’era da aspettarsi), ma soprattutto con un ulteriore sdrucciolone della natalità, che raggiunse il minimo storico durante il decennio 1995-2005.  Per poi riprendersi, ma solo in parte, a fronte di una migliorata situazione economica e di una maggiore stabilità politica.

Un fatto questo molto importante perché ulteriormente confermato negli ultimi anni, ma diametralmente opposto alle previsioni fatte in base alla teoria demografica dominante. 

Italia.



A prima vista l’Italia si presenta come un caso paradigmatico di “transizione demografica”; ma ad uno sguardo più attento forse non del tutto.  Dal 1900, la mortalità è andata diminuendo, mentre la natalità cresceva.  Poi ci fu il duplice disastro della “grande guerra” e, subito dopo, della “spagnola”.   Da notare che in questo, come in moltissimi altri casi, durante la fase acuta delle moria anche la natalità è crollata, per rimbalzare subito dopo ad un livello leggermente superiore a quello precedente.  Interessante è anche osservare che, analogamente a quanto visto per la Cina di Mao, le politiche demografiche di Mussolini non impedirono un calo sensibile della natalità durante il “ventennio”.

Quindi ci fu un picco di natalità a cavallo del nuovo disastro rappresentato dalla 2a Guerra Mondiale (che fece molte più distruzioni, ma meno morti della prima, malgrado i bombardamenti, l’olocausto, le rappresaglie, ecc.). Poi, e questo è molto interessante, una netta depressione durante gli anni ’50 e quindi un ripido picco in corrispondenza col il periodo più ottimista della nostra storia: quei mitici anni ’60 che ancora ci ossessionano.  Infine, il graduale calo fino a quota di mantenimento alla metà degli anni ’90 e poi sotto.  Infine, la crisi mai finita del 2008 si è finora accompagnata sia ad un lieve aumento della mortalità, sia una lieve diminuzione della natalità. Sicuramente è presto per dire se sarà una tendenza duratura e diversi fattori concorrono a questo risultato, ma è interessante perché analogo a quanto già visto in Russia ed in molti altri paesi.

Tirando le somme.

La carrellata di cui sopra è molto parziale, ma significativa. Direi che si possono trarre le seguenti conclusioni, certamente parziali, ma interessanti:

1 - La bomba demografica ci sta scoppiando sotto il naso proprio ora ed ha appena cominciato a farci male. Il “meglio” deve arrivare ed arriverà. Non possiamo sapere quanto tempo ci vorrà per tornare a densità umane compatibili con la sopravvivenza della Biosfera, ma sappiamo che, se non accadesse, l’estinzione della nostra specie diventerebbe una prospettiva molto realistica.  

2 - La “transizione demografica” descrive abbastanza bene quello che succede durante le fasi di rapida crescita, ma trascura completamente il ruolo complesso dei Ritorni Decrescenti  e dei limiti su tutti i fenomeni fisici di crescita, comprese la crescita economica e quella demografica.  Di conseguenza, risulta del tutto inadeguata per delineare scenari realistici per i prossimi decenni.  Questa tara rende assai poco affidabili gli scenari delineati da Word3 successivi al 2030-2040.

3 - Gli interventi governativi a favore della  natalità hanno di solito un impatto marginale, mentre quelli volti a ridurre la mortalità possono avere effetti spettacolari, a condizione di disporre dei mezzi economici necessari.  Anche gli interventi governativi di contrasto della natalità si sono dimostrati poco efficaci, tranne nel caso della Cina; cioè in un paese dove anche solo parlare di “diritti individuali” costituisce un reato grave

4 - Catastrofi improvvise come guerre ad elevata intensità o gravi epidemie hanno effetti molto brevi nel tempo perché, subito dopo, la società recupera la tendenza precedente.  Sono quindi del tutto inefficaci per controllare popolazioni in fase di rapida crescita, mentre possono avere effetti enormi su popolazioni che sono già in calo per altri fattori.  Ma simili shock potrebbero anche avere l’effetto di rilanciare la natalità.  Diciamo che le conseguenze a medio e lungo termine delle gravi calamità sono imprevedibili.

5 – Perlomeno nelle odierne  società reduci da periodi di “boom” economico, il peggioramento delle condizioni economiche, o anche il solo rallentamento della crescita, provoca una riduzione della natalità, a fronte di un incremento sia della mortalità che dell’emigrazione. Quindi riduzioni relativamente rapide della popolazione, anche in assenza di fatti particolarmente drammatici.

6 – In tutti i paesi del mondo il tasso di natalità sta diminuendo, ma l’inerzia intrinseca di popolazioni longeve come le nostre fa si che, in assenza di limiti, effettivamente la popolazione tenderebbe a crescere ancora per tutto il secolo in corso, secondo le proiezioni dell’ONU (circa 12 miliardi di persone per il 2100).   Il problema è che i limiti invece ci sono.

 Il limite dei “Limiti”.

Secondo World3, ben entro il 2050, la popolazione mondiale non tenderà a stabilizzarsi, bensì a diminuire.  La fine della crescita demografica globale per il 2030 è uno scenario reso molto credibile dalla dimostrata validità del modello.

Ma se questo si è dimostrato estremamente affidabile in fase di crescita, non lo sarà per la fase di decrescita.  Per i motivi visti, c’è infatti da aspettarsi che il decremento demografico sarà molto più rapido di quanto indicato dal modello, pur senza bisogno alcuno di immaginare scene raccapriccianti. Per fare solo un’ipotesi, un decremento del 3% annuo significherebbe dimezzamento della popolazione in circa 25 anni, pur senza bisogno di fosse comuni e monatti.

Un secondo punto, completamente assente dalle analisi di World3, sono le dinamiche regionali.  La flessione demografica, come tutti gli altri fattori in gioco, non sarà uniforme. Al contrario, ci saranno realtà molto diverse, ad esempio con aree in calo relativamente rapido, altre in relativo equilibrio ed altre ancora in rapida crescita.

Questo accentuerà le pressioni già presenti in materia di grandi flussi migratori che sono ampiamente in grado di cambiare drasticamente il quadro . 
Per citare un solo esempio, abbiamo visto che l'Italia ha un saldo naturale negativo, ma ciò nondimeno vive da oltre 10 anni il periodo di massima crescita demografica della sua storia. 


Altri fattori, come il clima, le guerre, le carestie eccetera contribuiranno a delineare un quadro imprevedibile nei suoi dettagli.

Questo crea contemporaneamente rischi ed opportunità.  Da una parte, infatti, la possibilità di importare gente dall'estero sarà senz'altro un’opportunità, ma solo ed esclusivamente se i flussi saranno controllati in modo da rispettare almeno due parametri: 1- rallentare, ma non fermare il decremento demografico; 2 – rispettare un livello di integrazione tale da prevenire conflitti gravi con gli autoctoni.
In caso contrario, una crescente conflittualità sarà inevitabile, con conseguenze probabilmente devastanti su economie e società già fortemente fragilizzate da altri fattori.

33 commenti:

  1. penso che il limite dei limiti sia la disponibilità di petrolio. Questa ha causato la crescita rapida della popolazione mondiale dai primi decenni del XX secolo e sarà la causa della altrettanto rapida diminuzione. Che il fatto si verifichi dopo il 2050 non è sicuro; lo stesso principe ereditario Saud della petromonarchia saudita si sta già impegnando a trasformare il suo paese col progetto "Vision 2030", quasi che per allora i giochi saranno fatti, ossia il cambio di paradigma sarà già a buon punto. Dire che il futuro non è prevedibile in fase di collasso è un eufemismo, una pietosa bugia: sarà il contrario della crescita e sarà spiacevole, come piacevole è stato lo spreco consumistico.

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  2. Grandissimo Simonetta; hai evidenziato come anche i limiti dello sviluppo hanno pubblicato solo ciò che era politicamente corretto pubblicabile...Che altri scenari non siano stati resi pubblici? Ovviamente si possono fare critiche anche a qualche tua osservazione, ma sono minuzie rispetto a quanto prima. Mi limito a sottolineare chen il paragone fra russia ed italia nella transizione demografica non regge perchè da noi, specie negli ultimi anni, è avanzata l'età media delle primipare da un lato, ormai siamo quasi a 35 anni peraltro con media ponderata anche più alta, sia per i disequilibri nelle "possibilità di accesso" alla natalità in Italia, cioè quasi un quarto delle donne italiane non hanno figli, spesso per senso di responsabilità economica.( In italia c'è il welfare per caste, con gli autonomi a fare i "paria") per questo dico che da un punto di vista sociale l'italia non può che lacerarsi, dividersi per aree economiche non troppo disomogenee, nè tanto meno accogliere nessun altro, senza tirare in ballo le diversissime capacità di carico fra russia (1,5) ed italia (4,4). Detto questo non c'è che augurarsi per il biota un crollo della produzione cerealicola mondiale da effetto serra. Grazie del post e saluti. (Naturalmente sono contento se sviluppi la mia critica sul paragone fra russia ed italia.)

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    1. Certo ci sono differenze enormi fra Russia e Italia. Io volevo solo far rilevare che fra tante differenze ci sono anche alcune analogie. Per me interessante che i paesi che hanno una bassa natalità, la mantengano, o addirittura la riducano ulteriormente, anche quando le condizioni di vita e/o le prospettive peggiorano. Il fatto che accada in paesi anche molto diversi non fa che rendere la cosa più interessante (e incoraggiante) dal mio punto di vista.

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  3. "È difficile convincere un uomo a capire qualcosa, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non lo capisca."
    Upton Sinclair.
    Ma la locusta capisce qualcosa?

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  4. Ottimo post. Da somministrare alle masse italiane e non solo, direi,in modo che possano mandare a farsi fottere politici ed economisti che continuano a predicare il mantra della crescita infinita e del Pil, ma anche misure sociali irrealistiche per i tempi. Mi chiedo quando una forza politica comincerà a parlare di decrescita demografica invece che di politiche per il sostegno della natalità in Italia, ma anche in Europa. È comodo solo parlare di stop all'immigrazione selvaggia per ragioni elettorali. Vabbè, il tempo è quasi scaduto perché il 2030 è praticamente dietro l'angolo. Ci aspettano 12 anni molto interessanti.

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  5. Mi sembra un ottimo articolo.
    Aggiungo un collegamento a un blog fantastico, dove, tra l'altro, si parla di immigrazione e occupazione. Roba numerica.
    Angelo

    https://fardiconto.wordpress.com/2017/08/17/migranti-frontiere-barconi-poco-e-cambiato/

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  6. Non servono tutti questi numeri, basta farsi una passeggiata. E guardare.

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    1. Sarà che abito in provincia ma di solito quando vado a fare le passeggiate vedo soprattutto tante badanti. Siamo un popolo di vecchi. Se le rimandi in patria muore mezza Italia.
      Angelo

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    2. anch'io fino a qualche tempo fa vedevo di straniero più che altro badanti, ora sono un infima minoranza. E comunque lasciano morire soli i loro vecchi per accudire i nostri ben pasciuti da mamma INPS. Non mi sembra una bella cosa.

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    3. È una cosa bruttissima, sempre che sia vera. Infatti ti consiglio di lasciar detto ai tuoi famigliari che nel caso ti venga l'Alzheimer non prendano la badante per accudirti e ti mettano in una struttura da 2500 euro al mese.
      Comunque ti auguro di campare cent'anni e sempre in salute.
      Angelo.

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    4. e tu me la daresti buona di nulla, campare 100 anni!!!! Meno male che col testamento biologico posso decidere di morire senza che si accaniscano contro di me per farmi soffrire il più possibile, questi indemoniati. Mio padre negò la pistola a suo zio che moriva di tumore, io l'ho negata a lui e ho fatto bene, perchè è morto da uomo coraggioso come si addice a chi ha combattuto per la patria in mezza Europa nella II guerra mondiale con un sorriso beffardo in faccia alla morte che lo veniva a portare via, quasi di disprezzo. Se avessi anche un pò del suo coraggio eroico, mi basterebbe. Se morissi da vigliacco, farei veramente schifo a me stesso. Come vedi per me non importa quanto campi,ma come campi e come muori. Riguardo alla verità dela cosa bruttissima, non parlo per non essere censurato. Con la cultura buonista dominante odierna si viene tacciati da xenofobi con troppa facilità.

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    5. mi correggo: con la cultura buonista dominante e DELIRANTE odierna. Esempio: vicino a me avevo un bel gattone randagio che correva felice nei campi e dietro alle gatte, la responsabile della colonia felina, che vive con 20 gattie e 3 cani, ha chiamato l'accalappiacani, che ora so accalappia più che altro gatti, con 2 cani addestrati a scovare i gatti, lo hanno catturato, lo hanno castrato e ora è infelice, in una gabbia in attesa di qualcuno che lo adotti. Alla mia domanda del perchè di tutto questo, mi hanno risposto che voleva monatre le femmine!!!? Ma è mai possibile che uno stupratore dopo 2 giorni è di nuovo in libertà, mentre ad un micione innocente viene riservato un tale trattamento? E questa cultura buonista dominante odierna, non è forse delirante? Ma forse è bene così, perchè colla fine dei fossili, a certa gente non rimarranno altro che i loro deliri.

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    6. @ mago

      Capisco cosa vuole dire. E già tempo fa ho scritto un commento dove dicevo che mi pare di vedere un continuo e violento attacco a tutto ciò che è di naturale. Che sia buono o cattivo, bello o brutto, utile o dannoso, un oggetto fisico o un pensiero, un istinto, una pulsione, non importa. C'è un odio profondo verso il naturale che deve essere piegato e "inscatolato", in modo da corrispondere ai concetti umani contingenti (tra l'altro.). Quanto poi al buonismo, si, credo di capire cosa intende, ma lo chiamiamo buonismo per capirci, per modo di dire, perché in verità pare di più una maligna dittatura. Veda l'esempio del gatto. Se il gatto dava problemi, reali (per esempio, riempie tutto di gatti, che poi, per dire, sono dannosi agli uccelli selvatici, visto che se li mangiano), la soluzione era ucciderlo. Invece il buonismo maligno non ha quell'onestà. Meglio ridurre il gatto, mutilato, in cattività.
      Da cui il senso di un mio commento in un post precedente, sulla pericolosità di fare leggi, come se non ce ne fossero già abbastanza, che vietino questo o quello o che sanzionino una cosa o un'altra.
      Spero di essermi fatto capire.

      Guido.

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    7. il problema non è fare o non fare leggi, ma che col buonismo malefico imperante, permesso dalla disponibilità di energia fossile, si sono permessi di farle per la totale distruzione della biosfera in base poi a che cosa? Al delirio di menti folli che credono satanicamente di modellare il creato a loro immagine e somiglianza, sostituendosi al Dio creatore, che ha creato noi ed il creato a Sua Immagine e Somiglianza, mentre queste menti maledette vogliono prendere il posto di Dio per far trionfare il loro padrone satana sul creato. E' una battaglia non legislativa, o almeno non solo, ma spirituale. Sodoma e Gomorra finirono distrutte, quando solo Lot vi rimase come persona retta e giusta. Mi pare che ormai anche questo pianeta cominci a somigliare alle 2 città piene di deliranti pervertiti.

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    8. https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/19/lavoro-dopo-crisi-minatori-e-braccianti-sono-soprattutto-italiani-concorrenza-con-stranieri-anche-per-colf-e-badanti/2067563/
      Il punto non è essere buoni o cattivi. Ma come dice Simonetta nell'articolo:
      "rispettare un livello di integrazione tale da prevenire conflitti gravi con gli autoctoni".
      Le colonie feline (ma dove siamo andati a finire?)sono utili perché, credo, tengono a bada il proliferare dei ratti. Vanno gestite con un certo criterio. Se i gatti maschi devono essere sterilizzati penso ci sarà un motivo. Non so come la pensino gli antispecisti più estremi. Comunque si tratta di poche persone e non certamente di un pericoloso esercito di buonisti.
      Angelo

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    9. Se fossi cattolico, in cima alla gerarchia dei peccati metterei l'ipocrisia.
      Angelo

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    10. @ Angelo, forse faresti bene a guardarti "Qualcuno volò sul nido del cuculo", così ti faresti un'idea della reale pericolosità del piccolo (anche se a me non mi pare così sparuto) esercito dei buonisti. Ti auguro di non trovartene mai uno vicino e se ce l'avessi, cerca di fuggire, perchè l'altra via di scampo è molto più funesta e dolorosa. Ed è quella che cercano per generare sconforto e disperazione.

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    11. se fossi al tuo posto, mi farei cattolico e proporrei l'idea al Papa. Non si sà mai.

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    12. Eh, ma quale idea, ho scoperto l'acqua calda.
      http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/10/14/papa-ipocrita-sembra-buono-pugnale-dietro_C4mhNRXbTDU590zey5AdfL.html
      Il fatto è che il cattolicesimo, volendo separare nettamente il bene dal male si fa carico di una impresa impossibile. Di conseguenza, il cattolico, per far quadrare la propria coscienza, deve alterare, un poco o tanto, la realtà dei fatti.
      Poi, a volte, le autorità religiose antepongono la dottrina all'umanità. Negando agli individui il diritto di disporre liberamente della propria vita.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Piergiorgio_Welby
      Angelo

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    13. allora si salva solo Arrigoni (diceva una pubblicità tanti anni fa, che "a scatola chiusa si compra solo Arrigoni"). Ah, i mitici anni dal '60 all'80, che tempi, che non ritorneranno più. Il più bel periodo della storia umana e io l'ho vissuto senza neanche accorgermene. Sono peggio di un'ipocrita. Un vero bischero totale, come si dice in Toscana.

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    14. http://www.indiscreto.org/non-esiste-la-morte-solo-serie-eterni-adesso/
      I mitici anni 60 70 e 80. Eterni adesso.
      I 2000 non sono da meno.
      Angelo

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    15. con la popolazione passata da 3,8 mld a 7,6 mld e le scoperte di petrolio al minimo storico parlare di eternità, invece di precarietà, potrebbe essere delirante. Forse faresti meglio a cambiare letture.

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  7. piccolo OT ( ma forse neanche tanto )
    Stavo dando un occhiata a qualche video sul tubo e per curiosità ne stavo vedendo uno con delle vecchie pubblicità del 1981...beh guardate :

    https://youtu.be/DmEjtRNmL88?t=3m17s

    penso che oggi sarebbe improponibile

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  8. Articolo indubbiamente interessante, ben documentato e ragionato, che assesta una solida "picconata" al classico e (troppo) riposante concetto di 'transizione demografica'; la parte più istruttiva è forse quella dedicata all'inquietante caso nigeriano...

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    1. Bell'esempio. Del resto, negli anni '70 tutti parlavano di sovrappopolazione e di controllo delle nascite; oggi di denatalità! Sembrano paradossi, ma forse non lo sono.

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    2. La questione poi è che, come evidenziato su questo blog a più riprese, ridurre i tassi di natalità è un atto responsabile ma assolutamente insufficiente oggi, quando invece poteva esserlo 40 anni fa...La questione diventa sempre più spinosa,e più si cerca di evitare il burrone con i rovi in fondo, da più in alto si cadrà noi e soprattutto il resto del biota...Vedremo se qualcuno nei prossimi tempi avrà il coraggio/ la forza di spingere il vicino giù di sotto prima di lui...

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  9. Il modello World3 presenta quattro caratteristiche fondamentali:
    1) L’esistenza di cicli di retroazione sia di guadagno che di perdita.
    2) La presenza di risorse, come il terreno coltivabile, la cui funzione (livello) può diminuire come conseguenza del funzionamento del sistema industriale. Le risorse modellate possono anche recuperare la loro funzione e il tasso di recupero rispetto ai tassi di degradazione influiscono al superamento di soglie o limiti, così da influire sull’entità di un potenziale collasso.
    3) La presenza di ritardi nei segnali da una parte del sistema ad un’altra.
    4) Il sistema metabolico mondiale viene trattato come un sistema completo di sottosistemi.

    Il modello è altamente aggregato e tratta le variabili sia come totali, ad es. la popolazione che è la popolazione mondiale totale, sia come medie su quantità totali, come la produzione industriale pro-capite. Non è stata usata direttamente alcuna disaggregazione spaziale o socio-economica nella struttura del modello, tuttavia i valori dei parametri sono stati scelti in modo da tener conto della disaggregazione, questo si può fare grazie alla calibrazione dello stesso con i dati storici. L'aggregazione è comunque l'approssimazione più delicata del modello che viene in parte aggiustata con la calibrazione che aiuta molto.
    Non so se lo studio "Limiti alla Crescita" sia stato influenzato da questa teoria della "Transizione demografica" so invece che si sono agganciati i servizi sanitari e di educazione forniti alla popolazione (variabile "servizi") ai tassi demografici. Si assume che l’aumento dei servizi pro capite migliori la aspettative di vita e abbassi la natalità. Comunque le discrepanze con i casi reali (non aggregati) che hai descritto oltre ad essere dovuti ai flussi migratori (eliminati dall'aggregazione) si deve a mio avviso a come è stato fatto il collegamento tra la variabile "servizi" alle variabili "natalità" e "mortalità". Ad un aumento dei "servizi" diminuiscono entrambe ad una diminuzione dei "servizi" aumentano entrambe non viene considerato che la natalità è influenzata dall'educazione e la mortalità dalla sanità quindi va inserito per lo meno un ritardo della risposta della natalità ai servizi in quanto l'educazione permane anche dopo che la qualità della stessa degrada, i metodi contraccettivi dati dall'educazione possono essere tramandati da madre in figlia, mentre l'assistenza sanitaria si riflette subito sull'aspettativa di vita. Una volta che un comportamento o una conoscenza utile vengono aquisiti questi permangono a lungo e hanno basse possibilità di essere abbandonati o persi. Natalità e mortalità nel modello sono anche agganciate a inquinamento e disponibilità alimentare oltre che ai servizi che da soli non ne determinano l'evoluzione. Il primo importante difetto menzionato è della "Transizione Demografica" e quindi non affligge World3 il secondo difetto menzionato è (come da te indicato) di modelli derivati da "T. D." il terzo invece è dovuto alle conoscenze di biofisica del tempo, nel 72 non si sapeva quasi niente della dinamica e dei meccanismi della biosfera campo che ha subito enormi passi avanti negli ultimi decenni. Con le conoscenze attuali questo errore può essere corretto e magari portare miglioramenti teorici ad altre parti del modello che praticamente non è stato migliorato in questi decenni.

    Tirando le somme il modello potrebbe rivelarsi efficace come lo è stato finora se aggiustato inserendo le conoscenze di biofisica attuali, se ciò venisse fatto l'impatto sulla popolazione aumenterebbe considerevolmente e la discesa diventerebbe più ripida e la popolazione finale diminuirebbe molto sotto i livelli preindustriali a causa della ridotta biocapacità.

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    1. Grazie per le precisazioni. Ricordo di aver letto che espressamente W3 incorpora la "transizione demografica", ma posso ricordare male. Del resto cambia poco, visto che la correlazione che hai descritto funziona secondo i principi di quella teoria. Su tutto il resto, sono completamente d'accordo.
      Un dettaglio: I sistemi contraccettivi possono purtroppo essere dimenticati a seguito di shock particolarmente violenti. E' accaduto ad esempio in Europa dove, forse per effetto della Peste Nera, i sistemi contraccettivi tradizionali furono del tutto abbandonati e quindi dimenticati. E' accaduto, credo, anche in diverse società primitive in seguito alla colonizzazione, ma su questo non ho sottomano dati.
      Comunque, mi pare una ragione in più per cercare di evitare catastrofi bibliche che potrebbero avere affetti controproducenti perfino dal punto di vista di un recupero di sostenibilità.

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  10. In questo articolo si dice che il picco lo si raggiungerà nel 2040, la BP lo indica in un conservativo 110mbg la ExxonMobil in un impressionante 117mbg, significano due Arabia Saudita in più rispetto ai 97mbg, prof. Bardi dall'alto della sua conoscenza ci può dire verosimilmente da dove può arrivare questo plus di 20mbg? come sarà l'output dello shale a quella data e con la naturale depletion dei pozzi tradizionali? esistono ancora territori "vergini" a parte Artide dove si può sperare di trovare ancora qualche milionata di barili ad un costo che il mercato può accettare?
    http://peakoil.com/consumption/the-end-of-the-oil-age-may-be-closer-but-more-uncertain

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    1. nell'articolo si parla dello scenario BP nel quale le auto convenzionali, e persino ibride, viene bandito dal 2040, come già annunciato da Francia e GB? Certo che se non salteranno fuori quei 20 mbg, sarà gioco forza bandire almeno le auto termiche dallo scenario globale, o che rimarranno almeno una prerogativa dell'1% di plurimilionari o miliardari. Non ci vorrebbe poi molto: basterebbe far vivere tutti con il reddito di inclusione sociale, che poi mi sembra sia quello che vogliono i 2/3 degli elettori italiani. Keynes è sempre lì, nei desideri di tutti, come se il mondo avesse ancora 2 mld di locuste da mantenere e le commodities quasi intatte come nel 1929. Come disse Upton Sinclair: "E' inutile cercare di far capire qualcosa a qualcuno, se da questo qualcosa dipende il suo stipendio". Come dire alla locusta:"Non divorare tutto il raccolto per riprodurti, perchè poi rischi di estinguerti". Ovviamente non lo capirà mai. Che senso avrebbe allora il detto che il medico pietoso fa la piaga puzzolente? Sarebbe un'idiozia e basta, anche se ad una signora qui vicino per asportarele una ciste nell'utero, le hanno tolto pure le ovaie ed ora ad ogni urto un pò violento le si rompe un osso; quindi anche curare le piaghe deve essere fatto in modo sapiente e coscienzioso, ma, anche se il paragone vale per tutti gli aspetti della vita umana, lasciamo la medicina a Fra che è iscritto all'ordine dei medici, come mia figlia, la quale ogni tanto però ha ancora bisogno di un consiglio paterno, perchè la medicina non insegna proprio tutto il buon senso.

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  11. L'Antartide. Fino al 2038 sussiste una moratoria internazionale che ne impedisce lo sfruttamento minerario, ma la corsa è già cominciata, anche perché le nazioni e le multinazionali petrolifere coinvolte si aspettano che quel qualcosa di caldo sotto la superficie del continente faccia sciogliere o quantomeno assottigliare la coltre glaciale. Si stimano riserve petrolifere fino a 40 miliardi di barili e altre risorse in gran quantità. Ma non credo che sia petrolio economico, pur se già oggi molte
    compagnie estraggono in perdita. Spero comunque che tra 20 anni il petrolio non sia più il carburante di questa società consumistica. Con tutte le implicazioni conseguenti a questa condizione.

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  12. Ma non e' piu' semplice rilevare che la popolazione di ogni specie si adatta al limite superiore consentito delle risorse disponibili, secondo l'uso di ogni popolazione nell'impiego di tali risorse?
    In fin dei conti mi sembra sia questo quello che fanno tutti gli esseri viventi sul pianeta, uomo compreso.
    Nessuna specie si pone il problema di "superare i limiti", dato che quando li supera sono i limiti stessi a farglielo notare.
    E' tautologico che i limiti delle risorse non possano essere superati, perlomeno per quanto riguarda le vere risorse, quelle _necessarie_.

    Noi di (forse) diverso dalle altre specie abbiamo solo la tendenza a condire tutto di moralismo, moralismo che pero', purtroppo o per fortuna, non e' intrinseco alla "natura", e' solo in noi, e se fossimo sinceri vedremmo trovare la sua ragione di essere solo nei rapporti reciproci fra noi esseri umani, col nostro imperativo del "dover essere": l'ambiente in cui si evolve e si seleziona l'uomo, con le sue idee e la sua morale, e dove trova i suoi primi limiti della crescita, e' la societa' umana, sono gli altri uomini: ben prima che le risorse finiscano, si scatenano lotte FRA UOMINI, non con le risorse: per procurarsele, per spartirsele e per gestirsele.

    Che poi forse senza rendercene conto e' quello che davvero facciamo qui dentro: si parla in fondo di morale e di politica, o di economia politica, cioe' di scontri di idee e di modi di essere e di vivere fra uomini: la necessita' dei limiti fisici e' solo un ennesimo travestimento del pretesto ideologico che serve a rivestire di necessita' oggettiva, in questo caso mascherata con grafici e formule matematiche, cio' che e' solo espressione di desiderio e di volonta' di uomini e fra uomini.

    Dei nostri limiti nel mondo naturale forse e' inutile preoccuparsi, li' a decidere dove fermarci saranno loro, non noi: e di sicuro saranno invalicabili, senno' che limiti sarebbero.

    Premesso questo, forse varrebbe la pena di chiederci: davvero eliminando la corsa alle risorse e la loro scarsita', eviteremo di ricominciare come al solito a scannarci per la competizione per le risorse?

    Ma le risorse, se non sono scarse, non sono nemmeno considerate risorse. Devono essere scarse per essere ambite e oggetto di corsa.

    Inoltre, ci si scanna anche solo discutendo sulla competizione per le risorse, e la guerra vera di solito parte dalla competizione nella discussione, ben prima che per le risorse. Noi uomini siamo fatti cosi', quasi sempre o sempre ci scanniamo per dei fantasmi, che non c'e' verso di farci riconoscere come tali. I nostri fantasmi sono reali. Piuttosto muoriamo, che ammetterlo.


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  13. Dunque, accontentarci di meno risorse? Certo, ma vorrebbe dire che al momento ne abbiamo in abbondanza e eccesso.

    Ulteriore sviluppo tecnologico con sacchetti di plastica biodegradabili, auto elettrica, fotovoltaico, mitigazione effetto serra? Certo, ma non e' quello che abbiamo sempre fatto, da quando esistiamo come specie, di svilupparci tecnologicamente inventando e rendendo tali "risorse" che prima nessuno si sognava di considerare tali?

    Sul lungo termine questi sembrano solo palliativi contingenti che non risolvono nulla, utili solo a tenere occupata, nel senso di non disoccupata, la gente, anzi rappresentano il vero "business as usual" della specie umana, decidere dove risparmiare da una parte per investire e sviluppare altrove, litigare, discutere, voler avere ragione, da sempre lo facciamo, e' la nostra natura di eterni insoddisfatti e incontentabili a priori.

    Quindi, forse dovrebbe essere argomento di discussione addirittura il fatto se valga la pena discuterne, oppure se la popolazione umana, in ogni caso, data l'impossibilita oggettiva di fermare la storia (naturale), sia soggetta al suo ciclo di crescita temporanea oltre i limiti e conseguente selezione-riequilibrio su un nuovo paradigma, come tutte le altre specie-popolazioni. Senza superamento (temporaneo) dei limiti, non c'e' vita, c'e' la stasi, il rigor mortis. Ma in tal caso che il nuovo paradigma sia uno o sia l'altro, e' tutto sommato indifferente, dato che comunque ce ne sara' uno di successivo, contrariamente alle frequenti previsioni di estinzione dell'uomo che francamente mi sembrano eccessivamente allarmistiche. Oltre che non essere necessariamente motivo di allarme, dato che muoiono (o si trasformano) gli individui, e le specie, ineluttabilmente.

    Oltretutto, il senso del limite, per non dire della sanita' mentale, imporrebbe di rendersi conto che cio' che decidiamo di fare qui in italietta fra mille patetiche baruffe e' del tutto ininfluente per i destini del mondo, l'unico effetto che puo' avere e' migliorare o peggiorare la NOSTRA qualita' della vita, con mille contrappassi per qualsiasi scelta si faccia (e tenendo conto che le baruffe comunque la peggiorano - o la migliorano? agli uomini piace litigare).

    Scusate il nichilismo, esso stesso con una sua intrinseca autocontraddittorieta'.

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